27 giugno 2012

Ronaldo, lo Sporting e le strade in salita

Una strada in salita. Cristiano Ronaldo ne aveva viste poche di strade così: Lisbona era curiosa, unica. Si stava preparando per accogliere l’Expo, una manifestazione che avrebbe dovuta aprirla finalmente all’Europa, dopo gli anni del salazarismo e le incomprensioni con il resto del Continente, durante gli Ottanta, quando il Portogallo rimaneva nella periferia di tutti gli orizzonti possibili.
Funchal era molto diversa da Lisbona. Piantata in mezzo all’Atlantico, l’isola di Madeira, dove CR7 è nato, era ed è un altro mondo. È solo 11enne quando il brufoloso Cristiano Ronaldo muove i primi passi nella magica Praça do Comercio. Lo Sporting, stufo di attendere il pagamento dei diritti di formazione di un certo Franco da parte del Nacional, si convince a effettuare un provino al ragazzino. L’ufficio finanziario del club meno potente di Lisbona prova a dissuadere qualche dirigente: le casse sono vuote. «Me lo deve mettere per iscritto che sto bambino arriverà in prima squadra...», Aurelio Pereira, apprezzato dirigente sportinguista, resiste all’affronto dei burocrati della società biancoverde, e cala il carico: «Questo diventerà un fuoriclasse».


All’Academia Sporting era passata gente come Futre e Luis Figo, ragazzini diventati fenomeni: gli osservatori e i tecnici meritavano credito. Cristiano era però difficile da gestire: veniva da un altro mondo, molti compagni lo sfottevano per le abitudini e per quel modo strano di parlare portoghese, con parole che nemmeno esistevano a Lisbona. Unico conforto, il telefono: la voce di mamma Dolores. Che è ancora oggi la più ascoltata dal giocatore, perché la parola di una donna che tira su tre figli con in casa un uomo alcolizzato e senza soldi vale sempre di più di quella di un procuratore affamato di soldi.
La strada è stata in salita, e Cristiano è arrivato davvero in cima: merito anche di una costanza, di una serietà negli allenamenti che difficilmente si riscontra in altri che non hanno nemmeno la metà del suo talento calcistico. Cristiano convince quasi subito tutti, pure i tipi dell’ufficio finanziario, che presto troveranno sul tavolo un cospicuo assegno di Sir Alex Ferguson: valeva la pena rinunciare ai 250.000 Euro del Nacional per questo ragazzo.


Porto e Benfica si dividono i titoli della SuperLiga portoghese, ma a livello giovanile, nessuno forma giocatori (anche grandissimi giocatori) come lo Sporting. Una delle sfornate migliori riguarda i nati nel 1986. Un gruppo di giovani che non hanno mai condiviso lo spogliatoio con Cristiano Ronaldo, nato nel 1985 e quasi sempre fatto giocare con le categorie superiori. Però all’Alvalade, João Moutinho, Nani e Miguel Veloso hanno incrociato migliaia di volte CR7. I tre sono gli uomini chiave del Portogallo a questo Europeo. Cristiano è certamente un fuoriclasse, che fagocita l’interesse di media e tifosi, ma la Selecção che oggi sfida la Spagna, anche con diverse chances, è arrivata fino alla semifinale anche per merito loro. Moutinho, l’uomo-assist per Cristiano nel quarto di finale contro la Repubblica Ceca, assicura dinamismo e qualità in mezzo, Veloso è il metronomo, Nani l’uomo che deve approfittare dei raddoppi che la maggior parte delle squadre è costretta a organizzare intorno a Ronaldo.


Insieme hanno vinto tanti tornei giovanili, e sfiorato diversi titoli tra i grandi. Uno però è andato, lui pure, alla corte di Ferguson al Manchester United (Nani), l’altro ha provato l’avventura italiana e ora sta per trasferirsi in ucraina (Veloso), l’ultimo ad andarsene dallo Sporting è stato l’ex capitano dei biancoverdi, Moutinho, che è andato a vincere al Porto.Tanti sportinguisti in campo, uno anche in panchina, visto che Paulo Bento, il commissario tecnico è diventato allenatore nelle giovanili dei Leoni, per poi salire di categoria e guidare i grandi, prima del salto in Nazionale. Tanti sportinguisti, sì, ma oggi nessuno di questi indossa il biancoverde. C’è sempre tanto orgoglio per avere formato la parte buona della nazionale, ma per lo Sporting le strade di Lisbona (e del Portogallo tutto) rimangono in perenne salita...

CARLO PIZZIGONI
Fonte: GDP

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