27 febbraio 2006

[figura] John Utaka

Ha appena affondato la corazzata Lione ( non il Lecce o il Treviso) con una tripletta, John Utaka. Qualche titolino ma niente più sui nostri giornali. Francamente non ho mai capito come un giocatore del genere non abbia ancora avuto l'opportunità di sfondare. Al di là di diverse voci, mai verificate e verificabili (qualcuno mi parlava addirittura dell'interessamento di Mourinho), pare che nessun grosso club se lo sia mai filato. Io lo scoprii da vicino nella Coppa d'Africa in Tunisia, nel 2004, dove palesò prestazioni di altissimo livello. Lo incontrai in hotel, gentile e disponibile, più della media dei calciatori africani, che è già altissima. Appena mi è stato possibile ho seguito le sue prestazioni al Lens e quest'anno al Rennes, non rimanendone mai deluso, anzi. Attaccanti esterni come lui ce ne sono pochi in giro e la sua carta d'identità dice ancora 1982. Durante un allenamento delle Super Eagles, nell'ultima coppa d'Africa, in Egitto, l'ho avvicinato di nuovo. Stesso sorriso innocente, stessa disponibilità: una cronista egiziana gli sottoponeva lunghissime domande in arabo (Utaka ha giocato la primissima parte della sua carriera in Egitto, prima di partire per la Francia), lui attendeva paziente la traduzione di un interprete e rispondeva, sempre con lo stesso sorriso genuino e equilibrato. Quattro chiacchiere con lui le ho fatte anch'io, passando immediatamente all'inglese dato che nonostante quasi un lustro in Francia era già in difficoltà al "ça va?".
L'incredibile numero di talenti della nazionale nigeriana l'ha escluso dalla partita più importante (l'estrema qualità della rosa ha prodotto e sta producendo ancora polemiche), quella persa in semifinale con la Costa d'Avorio. Nelle partite precedenti aveva sempre convinto, forse è stato un errore tenerlo fuori (impressione condivisa anche da Stefano Boldrini della Gazzetta, che era al mio fianco durante la partita). L'avrei chiesto al bravo CT Eguavoen ma la conferenza stampa post match è durata lo spazio di cinque domande, poi la sua federazione gli ha intimato il silenzio e ha rimandato tutto a un incontro successivo. L'incredibile assenza dei nigeriani dai Mondiali lo priverà di una vetrina importante, specialmente per la maggioranza dei nostri illuminati osservatori. Peccato.

23 febbraio 2006

[figura] Emmanuel Eboué

Nell'Arsenal che ridicolizza il Madrid al Bernabeu finalmente ottima la prestazione di Emmanuel Eboué. Eboué (nato nel 1983) è l'ennesimo prodotto dell'Accademie di Abidjan, fa parte della seconda nidiata insieme a Boka, Yaya Touré, Romaric, Baky e altri. Una università del calcio, quella di Sol Beni, che produce più talenti dei nostri celebratissimi vivai. Eboué arriva in Europa nell'enclave ivoriana di Beveren voluta da Jean Marc Guillou, l'intrattabile genio creatore dell'Accademie. Il contratto di partnership tra la squadra fiamminga e l'Arsenal permette al giovane terzino destro di mettersi in mostra in un tour estivo dove Wenger in persona sceglie lui e Marco Né, altro pallino del gestore del Bar delle Antille. Il carattere chiuso e complicato di Né limita le sue performances al training camp in Svizzera, mentre Eboué firma per quattro anni. Protagonista nella recente coppa d'Africa dove ha vinto il ballottaggio con Marc Zoro, che paga soprattutto il fatto di essere un centrale adattato a destra ( idea per Henri Michel: Zoro in mezzo al fianco di Kolo Touré), Eboué è un compagnone, esuberante in campo e fuori, come si può bene notare assistendo agli allenamenti, dove, durante le pause, assume sempre il centro dell'attenzione (nella foto è con la tuta numero 21 che palleggia con Romaric). Esterno "brasiliano" Eboué è giocatore di ottima tecnica anche in corsa, grande fisico, deve migliorare in fase difensiva dove si fida troppo del suo buon tempo sulla palla nel tackle. Da tenere d'occhio ai Mondiali.

20 febbraio 2006

[reading] Thomas Merton

Questa settimana al Bar si leggono le opere di uno dei più grandi uomini del nostro tempo.

La luna è più pallida di un'attrice, e ti piange, New York;
cercando di vederti attraverso i ponti a brandelli,
e si china per udire il timbro falso
della tua voce troppo raffinata
i cui canti non si odono più!
(...)
Come sono state distrutte, come sono crollate,
quelle grandi e possenti torri di ghiaccio e d'acciaio,
fuse da quale terrore e da quale miracolo?
Quali fuochi, quali luci hanno smembrato,
nella collera bianca della loro accusa,
quelle torri d'argento e d'acciaio?
...
Le ceneri delle torri distrutte si mescolano ancora alle volute del fumo,
velando le tue esequie nella loro bruma;
e scrivono il tuo epitaffio di braci:
Questa fu una città
che si vestiva di biglietti di banca...
...era senza cuore come un taxi,
aveva occhi altocoturnati talvolta blu come il gin,
e li inchiodava, ogni giorno della sua vita
sul cuore dei suoi sei milioni di poveri.
Ora è morta nel terrore d'una improvvisa contemplazione,
annegata nelle acque del proprio pozzo avvelenato.
(1947)


da Thomas Merton, Immagini per un'apocalisse: Nelle rovine di New York in Poesie, Garzanti, Milano 1962

*Sul comodino non può mancare "La montagna dalle sette balze" di Merton.

16 febbraio 2006

[salastampa] licenziato Stephen Keshi

Nonostante la notte dei lunghi coltelli sia ancora in corso nella Federazione Togolese, è ormai certo che Stephen Keshi non sarà più l'allenatore degli Sparvieri. Cosa ampiamente pronosticabile. Una decina di giorni addietro scrissi un pezzo sul quotidiano svizzero "Il Corriere del Ticino" per illustrare cosa stava e sta avvenendo.


Tre sconfitte su tre match, l’allenatore Stephen Keshi accusato dalla stampa locale di intascare denaro accomodando convocazioni e in rotta con il miglior giocatore degli “sparvieri”, l’attaccante Emmanuel Adebayor, parte della squadra infuriata con la federazione per la mancata disponibilità ad organizzare un preparazione consona all’evento. Fugge così, il Togo, dall’albergo egiziano che li ha ospitati in questa Coppa d’Africa e i cui muri hanno trattenuto solo musi lunghi e litigi. Nettamente messi sotto dal Congo nel match di apertura, dove Adebayor è partito in panchina per un litigio del giorno prima con il CT, i togolesi hanno fornito un match appena accettabile contro il Camerun, grazie soprattutto ai miracoli di Kossi Agassa, portiere sottoutilizzato dal Metz, in Francia, che però nulla ha potuto contro un gioiello di Eto’o. Due sconfitte in avvio e terza partita giocata con poca voglia e ancor meno onore: 3-2 dall’Angola. La Federazione ha già contattato altri tecnici, a partire da Noël Tosi, favorito su Bruno Metsu e Philippe Troussier. E’ praticamente già scaduto il credito di Stephen Keshi, un autentico totem per il continente, grazie ai successi da giocatore con la Nigeria: arrivato in Germania con il contributo del peggior Senegal degli ultimi anni e da un Mali ripiombato nella mediocrità, in Egitto la sua nazionale è stata davvero poca cosa: esclusiva attesa di tutti dietro la linea della palla, Adebayor isolato davanti alla ricerca di uno-contro-uno in attesa messianica di un accompagnamento da metacampo che raramente arrivava. Soprattutto, sembra essere venuta meno la forza del gruppo (i cui componenti navigano nei bassifondi del calcio europeo, con poche eccezioni), che fu l’unico vero atout, oltre agli undici gol del capocannoniere Adebayor, delle qualificazioni mondiali. Della comitiva anche due “svizzeri” Yao Aziawonou (Young Boys) e Yao Senapa, uno dei pochissimi a salvarsi nel naufragio d’Egitto, che però è protagonista solo in Challenge League, nella Juventus di Zurigo. Travolto sulle rive del Nilo anche la speranza del calcio togolese, Emmanuel Mathias, un 1986 dal sicuro talento che impreziosisce l’Esperance di Tunisi. Insomma, tutto, con o senza Keshi, dovrà girare attorno ad Adebayor. Alto (191 cm) ma coordinato e dai piedi educati, Manu Adebayor è nato e cresciuto a Lomé, nel quartiere Kodjoviakopé (a pochi chilometri dal confine con lo stato del Ghana) abitato prevalentemente da emigrati, come la famiglia della stella degli Sparvieri che è di origine nigeriana. Capriccioso, lunatico, ingenuo (una telefonata della madre l’avrebbe convinto a non lasciare il ritiro della nazionale dopo l’iniziale esclusione) è stato portato in Europa dal Metz che vantava una collaborazione con lo Sporting Club di Lomé. Arriva in Lorena a 15 anni, con troppa nostalgia e più di una volta è sul punto di tornare in Africa: resiste e a 17 anni già debutta nella massima serie. Orgoglio della cittadina del nordest, Adebayor attira già d’allora la curiosità di grandi club ma sceglie di rimanere in Francia e firma per il Monaco, dove continua l’ascesa. L’addio dalla Costa Azzurra di Deschamps, suo mentore nel Principato, convince il centravanti a cambiare aria, l’assegno di 10 milioni di euro dell’Arsenal ne indica la via. Il Mondiale registrerà la sua definitiva consacrazione?

14 febbraio 2006

[spillo finale CAN 2006] Egitto campione

Chiusi i battenti anche per quest'anno. Nonostante abbia ammirato la gentilezza degli egiziani (polizia esclusa, specie quella negli stadi, specie nei confronti dei giornalisti) la trasferta all'ombra delle piramidi mi lascia un po' perplesso, per motivi diversi : il calcio africano fa passi avanti, indubitabili, ma la Coppa, secondo tanti commentatori, quest'anno ha deluso. Francamente sono rimasto più deluso, dal punto di vista tecnico, ma non solo, dall'Europeo portoghese o dall'ultimo Mondiale. Anzi, proprio in queste ultime competizioni si è registrato un deciso passo indietro del gioco. Formazioni ultraspeculative che avanzavano e tutte le altre a proporre davvero poco, con piccole eccezioni (tra queste mi viene in mente il team USA di Bruce Arena - eliminato dalla Germania in un match dove gli Dei del Calcio erano decisamente altrove -, che però gode di benefici logistici ed economici che altri non si possono permettere).
In Africa, non mi pare sia andata così. Purtroppo, e qui vivo un'altra dose di desolazione, alla fine ha vinto una squadra che non rimarrà nella storia, però se si sbircia oltre la superficie qualcosa di interessante rimane, come ho scritto nel mio articolo da Alessandria che ho pubblicato giorni fa.
L'Egitto di Hassan Shehata, gloria nazionale ma mai su una panchina importante, nemmeno in patria, ha però approfittatto della dinamicità dei suoi centrocampisti per costruire azioni d'attacco ma ha alzato la coppa per la solidità della sua difesa, questa sì certamente da evidenziare e tramandare ai posteri. Signore incontrastato di questo regno Ibrahim Said, una testa matta che gli ha già fatto bruciare un contratto con l'Everton dopo alcuni mesi di prova, poi allontanato dalla corazzata Al Ahly e ora in rotta anche con i dirigenti della seconda squadra del Paese, lo Zamalek, ma capace di letture difensive superiori. Uno che potrebbe far benissimo anche da noi, ma, probabilmente, i pregiudizi sulla sua origine non glielo permetteranno mai. Ottimo pure Wael Gomaa, uno dei pochi a salvarsi anche nell'ultimo Campionato del Mondo per Club con l'Al Ahly. Meno perfetto nel trio difensivo Abdel el Saka, che gioca in Turchia, immenso, invece, nei rigori finali il portiere El Hadary, ma nelle prime partite protagonista di qualche incertezza, ovviamente oggi dimenticata. Il 3511 adottato nell'epilogo della manifestazione dagli egiziani, prevedeva Emad dietro alla punta principale, prima Mido, poi, dopo la sceneggiata, il generoso Amr Zaki (contatto da qualche clunb europeo non foss'altro per l'età: è un 1983) e con Mohamed Barakat, eletto miglior giocatore africano quest'anno, a destra e in costante spinta. Principio fondamentale, come detto, l'inserimento degli altri centrocampisti, tra questi il capitano Ahmed Hossan (Besiktas), proclamato miglior giocatore del torneo più per premiare il Gruppo-Egitto che per le sue prestazioni, mai sotto la sufficienza ma neanche da stropicciarsi gli occhi. Era sicuramente un altro calcio, ma l'Egitto del grande El Gohari, oggi esiliato in Giordania, era un'altra cosa.
Insomma, come per la vittoria di due anni fa per la Tunisia, niente stelle, niente grandi innovazioni, tanta strategia, specie difensiva, e tanta sostanza.
Spiace un po' per il movimento del continente, che con il successo della Costa d'Avorio avrebbe ostentato maggiore credibilità, dato che gli Elefanti hanno illuminato sia sotto il punto di vista individuale (Yaya Touré e Arouna Koné, solo per nominare i più positivi) che da quello di squadra con i continui e senza difficoltà eseguiti cambi di modulo voluto dalla coppia di tecnici Henri Michel - Gérard Gili ( ho assistito agli allenamenti e quelli di tattica erano condotti tutti dal secondo). Esattamente come sarebbe stato per la Nigeria, oltretutto incredibilmente fuori dai Mondiali.
Appuntamento a Ghana 2008.

07 febbraio 2006

[CAN 2006 Semifinale] Costa d'Avorio - Nigeria 1-0


Se mai ci sara' una finale tutta africana nella prossima Coppa del Mondo non potra' che essere tra Costa d'Avorio e Nigeria. Nell'attesa ( e nella speranza), mi godo l'anticipo.
Ha un po' piovuto stamattina ad Alessandria, "allora vincera' l'Egitto" dice il mio amico indigeno. Realizzo dopo, non colgo il legame, ma per ora mi basterebbe uscire vivo da questo taxi. " Ma no, bisogna abituarsi, i pedoni sanno cosa faranno le auto, le auto sanno riconoscere le finte di corpo dei pedoni e i sorpassi a destra dei colleghi." Infatti non succede niente: e' come in quel giochino in cui si dovevano ordinare delle pedine coi numeri sopra, c'e' sempre uno spazio vuoto e alla fine tutto si incastra alla perfezione. Alessandria ha un lungo mare che lascia intontiti, disegna la citta' dove tra i grandi palazzi si insinuano i minareti e in fondo si staglia la Biblioteca, la piu' grande e famosa del Mondo. Le passo affianco per andare a vedere altra arte africana. Le indicazioni che avevo tratte dagli allenamenti di ieri servono solo per le disposizioni in campo: gli Elefanti continuano col 442 che aveva dato ottimi risultati nella prima parte della gara con l'Egitto, pero' il CT Michel (poco sopportato dai media ivoriani) fa fuori Arouna Kone', uno dei piu' positivi, fin qui. Il collega nigeriano, mette da parte Utaka e non rischia dall'inizio JJ Okocha, intoccabile totem del calcio continentale che, ad ogni fine allenamento, rimane fino a che l'ultimo fan non ha scattatto la sua foto. Eguavoen sceglie ancora due esterni d'attacco: Osaze a destra e Obinna a sinistra. In mezzo non rinuncia a Obi Mikel, ormai celebratissima - giustamente - promessa. La prima parte acclara un certo equilibrio, anche se la Costa d'Avorio fa decisamente paura quando riparte: dietro Drogba si muove un Kalou in decisa ripresa e sugli esterni accompagnano Romaric e il suo fantastico sinistro e Yapi, anche se ci convince sempre meno. In mezzo giganteggia Yaya' Toure' (pero' non dite che non ve l'avevamo detto) alla fine eletto miglior giocatore della partita. L'equilibrio e' rotto da un gol che nasce da un'azione troppo semplice: lancio di settanta metri per Drogba, i due centrali che si sono appiattitti troppo e non possono concedere la chiusura diagonale a Taiwo e il centravanti del Chelsea che controlla e segna freddamente. La Nigeria entra in cortocircuito sugli esterni, Martins si danna ma non prende fuoco, Kanu non ha cambio di ritmo e non riesce piu' a leggere una parita che prima aveva ben retto, le Super Eagles perdono coraggio, anche perche' la squadra e' davvero giovanissima. Eguavoen prova la carta Okocha, che sara' alla fine il piu' pericoloso, ma non basta.
La fanfara nigeriana e' quasi sul pullman quando Henri Michel incornicia il match in conferenza stampa. Rivedo ancora il lungomare e mi piace pensare che alla fine della curva finalmente qualcuno si accorgera' anche della meravigliosa e inarrivabile semplicita' del calcio africano. Come i padri del deserto, che hanno visto sorgere questo sole e hanno illuminato il mondo, riconoscono nell'essenzialita', la gioia. Cosi', modestamente, tentiamo noi. A qualcosa servira'.

02 febbraio 2006

[ spillo - CAN 2006 ] day 12

Gruppo D

Nigeria - Senegal 2-1

Senza gli infortunati Oruma e Okocha in mezzo, con Obi Mikel all'esordio da titolare (significativo però che il Ct Eguavoen gli abbia imposto tutti i novanta minuti), boccheggia tremendamente la Nigeria, contro il miglior Senegal degli utlimi anni. Bene Odiah, risolve tutto una doppietta di Martins. Entrambe avanti.

Ghana - Zimbabwe 1-2

Un Ghana falcidiato da assenze, infortuni e squalifiche torna a casa dopo una partita più che bizzarra.

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