31 gennaio 2006

[spillo - CAN 2006] days 9 - 10 - 11

Gruppo A

Egitto - Costa d'Avorio 3-1

Michel sceglie le riserve, che sono di assoluta qualità ( vedi Romaric, da noi invocato in passato) e lo dimostrano, giocando un ottimo match ma con un po' di sfortuna e la solita "allegria" dietro. Grande prova di Arouna Kone. Avanzano entrambe.

Marocco - Libia 0-0

Una pena vedere le potenzialità del Marocco ridotte così. Evidenti le colpe della federazione. Un vero dolore che un principe come Naybet sia stato trascinato in questa infamia.

Gruppo B

Camerun - RD Congo 2-0

I Leoni Indomabili volevano la rivincita con la Costa d'Avorio: l'avranno, ai quarti. La sorpresa Congo va giustamente avanti, salvata dalla differenza reti.

Angola - Togo 3-2

Le due nazionali mondiali tornano a casa. Incommentabile la figura del Togo, dove Keshi rischia parecchio.


Gruppo C

Guinea - Tunisia 3-0

Robusto turn over di Lemerre, solo accennato per Neveu. Il risultato si spiega così. Entrambe erano già qualificate.

Zambia - Sudafrica 1-0

Bella vittoria per Kalusha Bwayla che il solito politico chiacchierone (esistono ovunque ) vorrebbe addirittura allontanare dalla nazionale. Giù le mani! Sudafrica allo sbando.

28 gennaio 2006

[ spillo - CAN 2006 ] day 8

Gruppo D

Nigeria - Zimbabwe 2-0

Un'altra passeggiata per la Nigeria,che con questa seconda vittoria si qualifica già per i quarti. Torna Utaka tra i titolari, però inizialmente viene dirottato a sinistra nel 442 che prevede ancora una volta Obodo sacrificato sull'esterno. Proprio Obodo sblocca il risultato seguito da Obi Mikel, impostosi agli ultimi Mondiali giovanili, un 1987 per il quale gli avvocati di Chelsea e Manchesterd United si sono scornati, pare con questi ultimi vincitori.

Ghana - Senegal 1-0

Bella vittoria del Ghana, di voglia e ordine, che schiera e due punte affiancando Frimpong all'autore del gol decisivo Amoah (fregato sul primo palo Sylva). Il Senegal deve e può giocare meglio.

[schedule ] Clausura - Argentina

E' cominciato il Clausura in Argentina. Subito un match sentito ma con tanti assenti, Velez -San Lorenzo (1-1), nervoso (tra i protagonisti, naturalmente, Paolo Montero e i due tecnici). A La Plata, domina il Pincha, 4-1 in scioltezza sopra l'Instituto. Favoloso come sempre Marcelo Carrusca (non facciamolo andare in Messico!)
Lo scorso Apertura aveva sorriso al Boca. Così ne ho scritto sul Guerin Sportivo:

Un vecchio classico non passa mai di moda. Parte da una considerazione del genere il riscatto di questo finale di stagione del Boca Juniors che chiamando in panchina il sessantaduenne Alfio Basile è tornato a vincere il campionato, il primo dell’era post- Bianchi. Interrogatisi sul tecnico da scegliere dopo le infelici parentesi di Brindisi e del Chino Benitez, boicottati in primis dai califfi dello spogliatoio, molti pensavano che alla Bombonera sarebbe arrivato un tecnico della nouvelle vague argentina per rinverdire i fasti dei bosteros. Due i nomi: Julio César Falcioni e Gustavo Alfaro. E’ stato l’intervento di Diego Maradona, almeno così vuole la leggenda, quello decisivo per convincere Mauricio Macri, ormai lanciatissimo anche in politica, a puntare sul Coco. Basile, ex tecnico della Nazionale ( due Coppe America in bacheca e una sfortunata apparizione al Mondiale, quello oscuro di USA ’94 con la squalifica di Maradona) stava per chiudere la carriera in provincia, al Colon di Santa Fé, prima dello squillo giunto dalla Casa Amarilla. Pochi arzigogoli e molta sostanza, è tornato il vecchio Boca anche se in più rispetto a quello di Bianchi possiede certamente la qualità nei singoli. Immobilizzato nel 4312 classico argentino ha fatto un figurone Fernando Gago in mezzo al campo, regista davanti alla difesa, un veterano nato per errore nel 1986. Straordinario, specie nella prima parte dell’Apertura anche lo scudiero di sinistra Daniel Bilos, alla fine scoperto, e convocato, pure da Pekerman. Solito giocate sopraffine del Pocho Insúa, odiato e rimpianto all’Independiente, che dalla sua posizione di enganche (dietro le punte) ha acceso partite dal ritmo compassato. La qualifica di “Figura" della Stagione spetta però a Rodrigo Palacio. Segnalato da noi già dai tempi del Banfield, il ragazzo (1982) è migliorato partita dopo partita. La confidenza con la porta non è la sua sola caratteristica, dato che del movimento perpetuo e razionale ha beneficiato l’immortale Martín Palermo, in declino rispetto al Loco cecchino del 1998-2000, ma ancora ad alta affidabilità in “azul y oro”. L’esperienza di altri scarti europei come Ibarra e Battaglia e di guerrieri storici come il portiere Abbondanzieri e il centrale Schiavi è certamente servita nello snervante testa a testa finale col sorprendente e interessantissimo Gimnasia y Esgrima di Pedro Troglio, sopravanzati alla fine di soli tre punti. Incolore campionato per il River Plate che visti i tempi di evergreen ha sondato il terreno per un ritorno del Burrito Ortega, basterà?
CARLO PIZZIGONI

[recap] Palmeiras - Deportivo Táchira 2 - 0

Debutto del Verdão, in un Parque Antártica stracolmo. Il Palmeiras che sta dominando il Paulistão sgrafigna due gol ( di Marcinho e Gamarra) poco regolari ma vince con merito contro i soliti venezuelani. Marcinho ormai un meia a tutti gli effetti (meglio così potrà riciclarsi seconda punta in Europa), con Washington e Edmundo punte. Solita eccellente partita di Marcinho Guerreiro, giocatore che non verrà mai celebrato dai brasiliani, rilanciato alla grandissima da Leão, e fatto dal sarto per qualsiasi centrocampo europeo. Naturalmente si sono interessati a lui solo in Germania. Gli italiani lo "scoveranno", poi, lì.

Palmeiras: Marcos, Paulo Baier, Carlos Gamarra, Daniel, Lucio, Correa (Reinaldo, 46), Marcinho Guerreiro, Ricardinho (Cristian, 68), Marcinho, Edmundo (Sergio Gioino, 46) Washington.

Deportivo Táchira: Leonardo Morales, Pedro Boada, Gregory Lancken (Darwin Valbuena, 35; Evelio Hernández, 63), Grenddy Perozo, Edixon Cuevas, Johnny González (Javier Campos, 87), Javier Villafraz, Jhon Ospina, Gerzon Chacón, Juan García, Alexander Rondón.

27 gennaio 2006

[spillo - CAN 2006] day 7

Girone C

Guinea - Zambia 2-1

Lo Zambia torna a casa, 2 sconfitte in 2 match. Ma, anche ieri, ha mostrato buone idee di calcio. Kalusha Bwayla sta costruendo e qualche frutto si vede. Anche ieri ha mostrato più organizzazione di fronte alla Guinea. Alcune giocate individuali di Feindouno e comunque un organico superiore ha alla fine premiato la Guinea.

Tunisia - Sudafrica 2-0

Sudafrica a casa subito, ancora una volta. Scatta l'allarme rosso, non ci si può presentare così ai Mondiali. Il fatto è che non si notano prospettive ( io punterei tutto su Philippe Troussier, che è libero da impegni e verrebbe di corsa).
Interessante mossa di Lemerre. La Tunisia schierava tre uomini dietro all'unica punta Dos Santos: Namouchi, Ben Achour e Ben Saada, quest'ultimo mi ha convinto maggiormente. Su Ben Achour ho sempre avuto dubbi ( e con me anche il PSG che l'ha sostanzialmente liquidato dopo averlo troppo aspettato) ma il talento, come dimostra il gol, è evidente.

26 gennaio 2006

[spillo - CAN 2006 ] day 6

Gruppo B

Camerun - Togo 2-0

Il Togo è la prima squadra eliminata dalla CAN. Ieri ha mostrato qualcosa in più rispetto alla prima uscita, ma viaggiamo sempre bassi. Davanti si regge solo sulle giocate di Adebayor (partito a sinistra nel primo tempo tornato al centro nel secondo). Gli uno-due centrali del Camerun hanno portato più volte davanti alla porta, a turno, uno dei Leoni Indomabili, con Kossi Agassa, il portiere degli Sparvieri, davvero in forma. Kossi lo incontrai una volta a Metz, dove ancora adesso gioca, lo vidi all'opera e mi fece un'ottima impressione. Ha un fisico pazzesco, è agile, ha buon occhio, avesse trovato un preparatore importante avrebbe fatto una carriera interessante.
Non totalmente persuasi dal Camerun, deve ancora salire di colpi. Intanto il gol di Eto'o dimostra, ancora una volta, che ci troviamo di fronte a un fuoriclasse.

Angola - RDCongo 0-0

Gli angolani non riescono a violare la rete del Congo, rimasto in dieci dopo 18 minuti. Partita bruttina, Akwà sottotono.

25 gennaio 2006

[spillo - CAN 2006] day 5

Gruppo A

Costa d'Avorio - Libia 2-1

Piccolo passo in avanti degli Elefanti. Michel sperimenta, parte con un centrocampo in linea con "Maestro" Zokora e Yaya Touré in mezzo, Yapi Yapo a destra e Akalé a sinistra. Davanti c'è Arouna Koné con Drogba. Bene sugli esterni, bella partecipazione dei terzini Zoro e Boka (all'Asec faceva l'attaccante), manca un po' di cattiveria, va in vantaggio ma viene raggiunta al primo tiro in porta dei libici. La Libia prende coraggio, la qualità dei figli di Gheddafi non è male. Nel secondo tempo Michel torna al 4231, con Yapi dietro a Drogba. Lasciare Kalou in panca mi pare un po' eccessivo, almeno che si provi Romaric... Henri Michel opta per la mezzapunta del PSG, arriva poi il gol di Yaya Touré su azione confusa di calcio d'angolo. Qualificazione raggiunta, non male però l'idea del centrocampo in linea anche se a destra manca un giocatore di ruolo, ci può piazzare qualche adattato (Tiene?).

Egitto - Marocco 0-0

Fantastica cornice di pubblico. Bel match, equilibrio e azioni significative da una parte e dall'altra.

24 gennaio 2006

[spillo - CAN 2006] day 4

Gruppo D

Ghana - Nigeria 0-1

Bel match, non demerita il Ghana anche senza Essien e Muntari. La Nigeria è una corazzata, anche senza Okocha, ha una panchina lunghissima che gli consente migliaia di soluzioni: Makinwa, Obi, Obinna, Utaka (per ora nemmeno lui disponibile). Interessante l'idea di far partire dall'esterno destro del 442 Osaze, miglioratissimo nella fase di conclusione. Un po' sprecato Obodo, troppo decentrato, benissimo, come al solito, Oruma.

Zimbabwe - Senegal 0-2

Secondo pronostico, ma con qualche patema di troppo

22 gennaio 2006

[spillo - CAN 2006] day 3

Gruppo C.

Sudafrica - Guinea 0-2

Tunisia - Zambia 4-1

Solita, solida Tunisia, pochi fronzoli e grande sostanza. Primo tempo buono dello Zambia di Kalusha Bwalya. Interessante articolo pre match su La Presse di Tunisi.

* Adebayor, escluso dall'11 titolare nel match d'apertura del Togo, perso malamente contro un bel Congo, pare voglia lasciare il ritiro e unirsi al suo nuovo club, l'Arsenal.

[schedule] CAN 2006

E' iniziata la Coppa d'Africa.
Cercheremo di seguirla anche sul blog con piccoli spilli quotidiani.

17 gennaio 2006

[figura] Hugo Rodallega

Insieme a Lionel Messi è stata la stella dell'ultimo campionato sudamericano under 20. Miglior marcatore e miglior giocatore per la vincitrice Colombia fu Hugo Rodallega, Hugol, per il quale giunsero una incredibile serie di offerte da tutto il mondo, Italia compresa. Solo che la sparata sentita dai dirigenti dell'Udinese fu davvero troppo grossa, così i friulani si accontentarono di portare a casa Zapata (ha già esordito in bianconero) e Aguilar (è appena tornato dal prestito di Ascoli). Rodallega rimase in Colombia. Quest'anno ha firmato per il Monterrey: giocherà in Messico al fianco della "Gata" Fernandez, ex River Plate. Appena terminato il "Juventud de America" scrissi sul Guerin Sportivo due pezzi: uno sull'impressionante Messi e l'altro sul torneo di cui Rodallega fu il dominatore. Presento di seguito quest'ultimo.


E’ facile cascarci. Molto facile. Sei circondato dai se, che alcune volte si cancellano per sempre, altre volte restano e il futuro lascia il posto all’imperfetto. Parliamo ancora di prospetti, di potenziali grandi giocatori.
Il campionato sudamericano under 20, vinto dalla formazione di casa della Colombia, rientra nella casistica più di ogni altra manifestazione: solo paillettes o anche sostanza? Accettiamo la sfida, anche con gli osservatori italiani presenti, e riempiamo il taccuino delle profezie e degli abbagli.
Due nomi su tutti. Hugo Rodallega, attaccante colombiano, e Lionel Messi, mezzapunta argentina, sono stati i protagonisti della kermesse. Il primo, da totale carneade, ha trascinato alla vittoria la sua nazionale infilando 11 palloni (record di sempre in questa competizione), il secondo, reduce da una storia complicata che analizziamo a fianco, ha fatto brillare l’Argentina, arrivando però con la lingua fuori nei momenti decisivi del torneo e macchiando in parte lo stratosferico inizio. L’immagine che passerà di questo “Juventud de America” sarà la rovesciata effettuata da Hugo Rodallega nella partita col Perù: cross dalla trequarti, schiena alla porta, tre passi indietro per aggiustare la misura e bicicletta clamorosa: roba da almanacco per un giocatore che fin lì l’aveva vista poco. Hugol è un po’ così, le sue treccine nere sembrano dileguarsi e invece sono sempre lì: ambidestrismo ottimo, calcio pulito, bene sulle punizioni anche dalla lunga, freddo nei penalty. Ecco, sulle pause in campo c’è ancora, e molto, da lavorare, ma vale la pena. Pensare che Hugo, attaccante del semisconosciuto Deportes Quindio, non doveva nemmeno esserci e solo l’indisciplina di Dayro Moreno dell’Once Caldas ha liberato un posto. Buon per tutti, soprattutto per Eduardo Lara, il CT cafetero: Rodagol, cresciuto nel Boca Juniors di Cali, ora ha un telefonino pieno di messaggi di invito, il primo è dell’América di Cali, anche se non sarà necessariamente la Colombia la sua prossima tappa. L’attendismo, in campo, di Lara, alla fine ha pagato grazie anche a due suoi pretoriani: uno, il centrocampista Toja (grande torneo il suo), voluto anche se ai margini della sua squadra, il Santa Fé. L’altro, il capitano Abel Aguilar non ci ha totalmente persuaso, così come nessun difensore puro del torneo ci ha lasciato a bocca spalancata: forse solo Ezequiel Garay, argentino del Newell’s già ribattezzato il nuovo Samuel; benino il cileno Gonzalo Jara ma difficile da giudicare nel claustrofobico 3322 della sua nazionale che arrivando quarta ha staccato il biglietto per i mondiali di categoria che si svolgeranno a giugno in Olanda. Tradizionale spinta da terzino (destro) del Brasile, Rafinha (Coritiba) è stato uno dei pochi a salvarsi del suo Paese anche se senza fatica è arrivata la seconda piazza nel girone finale. Altri nomi? L’Argentina (3a alla fine) è partita a razzo per poi sciogliersi ma aveva giocatori già rodati: Lavezzi, Zabaleta, Barrientos anche se al netto di Messi il migliore è stato in mezzo al campo, “el Chaco” Torres (Racing). Un po’ deludente ma dal talento certo e dall’avvenire luminoso il brasiliano Fernandinho (Atletico PR) anche se l’offerta dell’Ajax pare sia andata all’altro “meia” amarelo, Renato, uno dei pochi sorrisi del Galo. Altro bel talentuoso da tenere d’occhio, il cileno Matias Fernandez del Colo Colo. Prima delle escluse, l’Uruguay trascinato dal “Cebolla” Rodriguez, cornuto e mazziato dato che il suo Penarol è stato fatto subito fuori in Libertadores dalla Liga di Quito. Ultimo rilievo per i portieri, tutti di buon livello: l’argentino Ustari, il colombiano Libis Arenas, l’uruguayo Muslera e il brasiliano Renan.
CARLO PIZZIGONI

[schedule] Libertadores

Terminato il Torneo Interliga in Messico ("Rumbo a la Libertadores") è definito il quadro delle partecipanti alla prossima copa Libertadores. Il recento invito alla competizione delle squadre messicane ha ancor più colorito e reso interessante sotto il profilo tecnico la copa. Recentemente ho scoperto il campionato messicano, il grande interesse di pubblico che lo circonda e il buon livello dei match. Nella presentazione della Copa Libertadores dell'anno scorso fatta per il Guerin Sportivo io e Alessandro Penna abbiamo sottolineato il definitivo approdo all'élite del futbol mexicano. Ripropongo di seguito il pezzo, scritto a quattro mani in una località segretissima.


Scordatevi la Champions’. La Libertadores è una coppa brutta, sporca e cattiva, senza jingle introduttivi e strette di mano. Figlia legittima della Copa Rio de La Plata, che incrociava le scudettate di Argentina e Uruguay, spunta nel 1960 e intitola se stessa agli eroi che liberarono il Continente dai ceppi del Colonialismo. Il vernissage finisce nella bacheca del Peñarol, per la gioia dei dirigenti aurinegros che più di tutti si erano prodigati per la nascita della competizione. Nel 1962 comincia il “balletto bianco” del Santos di Pelé poi la leggenda si arresta e irrompe la cronaca, anche quella nera. Risse, minacce, imboscate, comida avvelenata, notti rese bianche da tifosi dediti a rumorose serenate sotto le finestre delle squadre ospiti: sono gli ingredienti e il contorno della coppa più indigesta del globo.
Quest’anno abbiamo appena attraversato il primo girone, e già si contano vittime illustri: è caduto il San Lorenzo, squadra zeppa di talenti con la testa già in Europa (il genoano Lavezzi, l’esterno Zabaleta, il centrale Garcia, i folletti Peirone e Barrientos); sono affondate le uruguagie Danubio, Penarol e Nacional, crollate tutte le peruviane. Sopravvissuti a fatica i campioni uscenti dell’Once Caldas, rimangono le sorprese “accademiche” dell’Universidad de Chile e della Liga Deportiva Universitaria di Quito, oltre al solito (e solido) Cerro Porteno. Poi, gli storici blocchi del Brasile (4 times), dell’Argentina ( 3 club) e il nuovo modello economico-futbolistico del Messico (3 compagini). Tra le brasiliane, a secco dal ’99, Santos e Sao Paulo sembrano attrezzate per festeggiare: il Peixe punta sull’infinita vena di Robinho e sull’istinto matador di Deivid; i tricolori guidati dal “Sergentao” Paulo Autuori, attesi negli ottavi dai cuginastri del Palmeiras, su meccanismi consolidati e sugli sprazzi di Grafite. L’Atletico Paranaense è in crisi nera: ha appena silurato il tecnico Edinho (ex idolo del Friuli), è penultimo nel Brasilerao (3 sconfitte in 3 jogos), ha affittato la panchina a Borba Filho, professione osservatore. L’Argentina rivede il luccichio della coppa solo dal Monumental. Il River, infatti, macina il calcio più fotogenico del Continente grazie soprattutto alla giocate del miglior Gallardo di sempre e a un organico di una profondità difficilmente rintracciabile altrove: Mascherano e Lucho Gonzalez vogliono congedarsi con la pancia piena, l’ex palermitano Farias, la Gata Fernandez e l’ultimo Salas assicurano tabellini movimentati. Miscela maldosata, invece, alla Bombonera, dove stentano a convivere la vecchia guardia di Bianchi (Guillermo Barros Schelotto, Cascini, Cagna, Palermo) e giovani virgulti come Palacio e la sensazione Fernando Gago. Le idee del tecnico Benitez non combaciano perfettamente con la tradizione dei bosteros che prevede la garra avanti a tutto. Il Banfield, con il portiere Barbosa troppo attratto dalle sirene europee (anche Arsenal e Inter nel gruppo), è la gradita sorpresa che ha messo alla porta, andando a vincere a domicilio, la storia dell’Alianza Lima. Infine, Arriba Mexico! Chivas Guadalajara, Tigres e i deb del Pachuca aggiungono chili alla coda della manifestazione. I felini di Monterrey giocano un calcio lineare di appoggi corti, davanti delegano i punteros argentini Walter Gaitan, Andres Silvera e Sixto Peralta (ex Inter e Toro). L’altro Messico spera più nei lampi individuali: l’immortale Borgetti per los Tuzos, Paco Palencia per il Chivas (occhio anche al compagno di reparto, Omar Bravo).
Vuoi vedere che alla fine la coppa si riempie di tequila?

ALESSANDRO PENNA
CARLO PIZZIGONI

09 gennaio 2006

[figura] Trond Sollied


Nell'estate del 2003 feci un tour per le diverse città ( e squadre di calcio) del Belgio. Rimasi favorevolmente colpito da Trond Sollied (foto a fianco) di cui mi avevano già parlato molto bene. Ora allena l'Olympiacos che domina il campionato greco, ha portato al Pireo Yaya Touré, talento ivoriano cristallino, fratello del difensore dell'Arsenal, e ha firmato per la prossima stagione anche un altro ivoriano, altrettanto talentuoso, Marco Né del Beveren, uno che se riesce a raggiungere un minimo di solidità mentale è destinato all'élite mondiale.
All'epoca Sollied allenava un Bruges che avrebbe espugnato San Siro in Champions'. Era il giorno di Ferragosto, c'erano 18 (diciotto) gradi e un piccolo seguito a vedere l'allenamento della squadra. A bordo campo incontrai un assonnato Van der Elst (foto sotto), indimenticato eroe di un Belgio che faceva la storia.
"Sono qui - mi disse - per assistere all'allenamento di Sollied, è sempre molto interessante quello che fa." Si fermò a parlare con me una decina di minuti, poi l'arrivo di una splendida bionda, capello lungo sciolto e visino nordico, lo trascinò via. Oh, ma non era interessante l'allenamento?
Questo l'articolo che scrissi per il Guerin Sportivo:

Forse è quel cielo terso che qui a Bruges copre le case coi tetti spioventi, accarezza l’erba verdissima e rende ogni cosa più nitida, come in un quadretto che ricorda tanto il Nord e rievoca la sua Norvegia. I top club europei,però, che l’anno prossimo, alla scadenza del contratto, se lo contenderanno si limitano a riconoscere che Trond Sollied è un professionista serio e capace e se l’insistenza della federazione norvegese non dovesse convincerlo appieno (quest’anno è giunta a proporgli il part-time) sicuramente lo vedremo su una panchina importante.
Sollied, cresciuto alla convincente scuola Rosenborg ha azzeccato tutte le mosse anche qui, in una città che spasima per il Cercle, l’altra squadra cittadina, e si lascia solo incuriosire dai successi dei Blauw en Zwart, che beneficiano quindi dell’arma della tranquillità, anche se il tecnico norvegese, che ha portato definitivamente la squadra nell’élite del calcio belga e di quello continentale, preferisce quella dell’organizzazione di gioco. Sollied è da sempre fedele al 433, ma questo tipo di presentazione non precisa la complessità delle variabili che, secondo un’esegesi spiccia, possono qualificarsi così: squadra corta e compatta, decisione nel ripartire e nell’accompagnare (la linea a 4 dietro grazie alle letture di un talento come Rozehnal non si stacca mai dagli altri reparti) e continuità di concentrazione: tutti, attaccanti compresi (quindi anche l’eccentrico bomber Mendoza), devono partecipare alla fase di non possesso. Il calcio, per Sollied, uno che non vende fumo, non sarà scienza ma non può e non deve essere esercizio di improvvisazione per 11 uomini. Il riscontro è nell’approccio mentale dei due giocatori simbolo del Club Brugge, Verheyen e da Van der Heyden, che solo una cultura superficialmente spettacolare del gioco, in voga nei circoli televisivi, non riesce ad esaltare.

05 gennaio 2006

[torcedoresvascaínos] fica Romário!

Resta al São Januário il Baixinho. E andiamo! Reduce dall'ennesimo titolo dei marcatori nel Brasilerão, alla soglia dei 40 anni Romário,nettamente il calciatore brasiliano più amato, dopo malsani abboccamenti con Fluminense e Corinthians ha scelto di rimanere a casa sua ancora un anno (quindi oltre al campionato Carioca dovrebbe rifare quello nazionale, anche se esiste la possibilità concreta che saluti tutti prima dei Mondiali). Solito trattamento, naturalmente: sollevato dal ritiro precampionato (come dice lui: quelli bravi non hanno bisogno di allenarsi) arriverà a Rio, dopo una lunga vacanza, solo per qualache sgambata prima dell'inizio del Carioca. Quest'anno con lui e Alex Dias davanti, si spacca!

Giunta post-Befana: Romário è già apparso al campo di allenamento del Vasco, in borghese naturalmente. Ieri presentazione di Ramon, formidabile talento dalla testa disabitata. Quest'anno ci si diverte sicuro.

04 gennaio 2006

[figura] Marcos Paquetá

L'Arabia Saudita, inserita nel girone con Spagna, Ucraina e Tunisia al prossimo Mondiale, ha un nuovo tecnico: Paquetá. Dopo aver sognato Luxemburgo (tornato al Santos) e contattato Abel Braga (firmato dall'Internacional dopo la partenza di Muricy -uno bravo - per Morumbi), i dirigenti sauditi hanno scelto l'allenatore dell'Al-Hilal, una delle formazioni più blasonate della penisola araba. Paquetá, già selezionatore del Brasile under 17 e under 20 con luminosissima bacheca, non gode però di ottima fama in patria. Ricordo che il suo celebrato passaggio nelle giovanili del Flamengo non è stato indimenticabile specie se raffrontato al periodo che ha seguito la sua partenza, quando con Laís, il padre di Ibson (centrocampista tuttofare del Porto), una serie di buoni giocatori sono venuti fuori. Paquetá, che deve il suo nome all'isola della baia Guanabara, l'ho incontrato a Florianopolis, un paio d'anni fa. Allenava l'Avaí, la squadra del cuore di Guga Kuerten, che io aspettavo di incontrare allo stadio dato che praticamente tutti i tifosi dei "Leoni dell'Isola" mi raccontavano della sua assiduità alla Ressacada, il nome dell'impianto. Quella sera, mi pare ci fosse il Santa Cruz, non si vide. La partita, serie B brasiliana, non fu granché ma la ricordo per un curioso episodio. Il pubblico, concentratissimo a infamare Joelson (a mio giudizio uno dei pochi interessanti della squadra di casa), cominciò a rivolgere le sue attenzioni al tecnico della squadra. Un gruppetto di persone, non tutte giovani, a dieci metri da Paquetá, appena dietro la panchina, gli gridavano di tutto. Al gol dell'Avaí, l'allenatore volle subito la rivincita e girandosi verso il pubblico cominciò a inveire a sua volta verso la poco allegra comitiva che stava dietro a lui, scatenando il finimondo nella tribuna centrale tra le fazioni pro (pochi) e contro Paquetá. Ricomposta la situazione, Paquetá si prodigò in un serie di baci allo stemma dell'Avaí che aveva sulla sua maglia. Una roba triste che forse voleva significare come lui ce l'avesse solo con quei contestatori. Morale, l'Avaí dopo altre penose prestazioni licenziò l'allenatore e con uno sprint finale contese al Brasiliense la promozione. Invano.

02 gennaio 2006

[reading] Charles Baudelaire

Albatros

Spesso per divertirsi, uomini d'equipaggio
catturano degli àlbatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, compagni indolenti di viaggio,
il solco della nave, sopra gli abissi amari.

Li hanno appena posati,
sopra i legni dei ponti. Ed ecco quei sovrani dell'azzurro, impacciati,
le bianche grandi ali,
ora penosamente come fossero remi, strascinare, affannati

L'alato viaggiatore, com'è maldestro e fiacco
lui, prima così bello, com'è ridicolo, ora.
c'è uno che gli afferra con una pipa il becco
c'è un altro che mima lo storpio che non vola.

Al Principe dei Nembi, il Poeta somiglia,
abita la tempesta e dell'arciere ride
esule sulla terra in mezzo a ostili grida
con l'ali da gigante nel cammino s'impiglia

(Traduzione, splendida, di Antonio Prete. C. Baudelaire, "I fiori del male", Universale Feltrinelli)

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