04 gennaio 2006

[figura] Marcos Paquetá

L'Arabia Saudita, inserita nel girone con Spagna, Ucraina e Tunisia al prossimo Mondiale, ha un nuovo tecnico: Paquetá. Dopo aver sognato Luxemburgo (tornato al Santos) e contattato Abel Braga (firmato dall'Internacional dopo la partenza di Muricy -uno bravo - per Morumbi), i dirigenti sauditi hanno scelto l'allenatore dell'Al-Hilal, una delle formazioni più blasonate della penisola araba. Paquetá, già selezionatore del Brasile under 17 e under 20 con luminosissima bacheca, non gode però di ottima fama in patria. Ricordo che il suo celebrato passaggio nelle giovanili del Flamengo non è stato indimenticabile specie se raffrontato al periodo che ha seguito la sua partenza, quando con Laís, il padre di Ibson (centrocampista tuttofare del Porto), una serie di buoni giocatori sono venuti fuori. Paquetá, che deve il suo nome all'isola della baia Guanabara, l'ho incontrato a Florianopolis, un paio d'anni fa. Allenava l'Avaí, la squadra del cuore di Guga Kuerten, che io aspettavo di incontrare allo stadio dato che praticamente tutti i tifosi dei "Leoni dell'Isola" mi raccontavano della sua assiduità alla Ressacada, il nome dell'impianto. Quella sera, mi pare ci fosse il Santa Cruz, non si vide. La partita, serie B brasiliana, non fu granché ma la ricordo per un curioso episodio. Il pubblico, concentratissimo a infamare Joelson (a mio giudizio uno dei pochi interessanti della squadra di casa), cominciò a rivolgere le sue attenzioni al tecnico della squadra. Un gruppetto di persone, non tutte giovani, a dieci metri da Paquetá, appena dietro la panchina, gli gridavano di tutto. Al gol dell'Avaí, l'allenatore volle subito la rivincita e girandosi verso il pubblico cominciò a inveire a sua volta verso la poco allegra comitiva che stava dietro a lui, scatenando il finimondo nella tribuna centrale tra le fazioni pro (pochi) e contro Paquetá. Ricomposta la situazione, Paquetá si prodigò in un serie di baci allo stemma dell'Avaí che aveva sulla sua maglia. Una roba triste che forse voleva significare come lui ce l'avesse solo con quei contestatori. Morale, l'Avaí dopo altre penose prestazioni licenziò l'allenatore e con uno sprint finale contese al Brasiliense la promozione. Invano.

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