30 agosto 2011

Mondiali under 20, Colombia 2011. Una rilettura

Cala il sipario sul Mondiale giovanile disputato in Colombia. Le ultime immagini hanno mostrato Bruno Uvini, capitano del Brasile, alzare al cielo di Bogotà la Coppa e Sepp Blatter concedersi un ballo sfrenato prima della consegna finale del trofeo, al fianco di un sorridente anche se austero Juan Manuel Santos, presidente della Colombia.

Al Campin, lo stadio della capitale colombiana, che prende il nome dal precedente uso dello spazio che occupa (era coperto dalle tende di un campeggio) c'era un'atmosfera allegra e festante.

In fondo, avevano vinto un po' tutti.

Ha vinto il Paese organizzatore, la Colombia. Ha mostrato infatti un volto diverso. Tutti i media e gli addetti ai lavori hanno potuto riconoscere, in questi giorni di coppa, un popolo cortese, educato e umile. La Colombia che fa paura ha dimostrato di non esistere più, il che non vuol dire che tutte le cose filino per il verso giusto, dopo gli anni segnati dalle lotte del narcotraffico, delle guerriglie e dei paramilitari, anche se è necessario sottolineare come all'orizzonte non esistono nuovi Pablo Escobar e pare esserci un piano per un pace su più tavoli con le FARC e l'ELN, i due movimenti di lotta terroristica, oggi relegati nella selva più profonda, al sud del Paese.

Ha vinto pure la FIFA, che ha scelto questo Paese in cerca di riscatto, desideroso di levarsi quella “mala fama” che accompagna il suo nome, e che ha organizzato una manifestazione filata via senza intoppi e con diversi spazi dedicati alla solidarietà. Blatter ha visto giusto, ed è stato ricompensato con il record di spettatori paganti, cancellando la vergogna di due anni fa, quando l'Egitto mandava in tribuna militari travestiti da civili per evitare buchi sulle tribune e vantarsi di stadi colmi.

Ha vinto ovviamente il Brasile. Dopo la finale beffa della passata edizione, persa contro la sorpresa Ghana, c'era necessità di riscatto immediato. Rispetto al Campionato Sudamericano di categoria (dominato), mancavano stelle ormai celebrate come Neymar, soprattutto, e Lucas, ormai nel giro della Seleçao, ma c'erano uomini di carisma e già abituati al calcio dei grandi come Casemiro, leader del centrocampo del San Paolo e Danilo, pezzo importante del Santos campione della Libertadores. Non sono mancate le sorprese positive, in maglia verdeoro, con il capocannoniere e miglior giocatore della FIFA Henrique (ottimo attaccante del San Paolo, però celebrato con troppa enfasi) e soprattutto con la mezzapunta Oscar, autore della tripletta nella finale vinta ai supplementari (3-2) sul Portogallo, e protagonista di un Mondiale in cui ha dimostrato di sapere interpretare a meraviglia diverse situazioni di gioco in mediana, dove in più di una occasione è stato schierato, meritando tutto quello di positivo si diceva su di lui ai tempi delle giovanili del San Paolo, da dove è fuggito per giocare nell'Internacional.

Con il Brasile ha vinto il CT Ney Franco, un tecnico che crede nel valore dei giovani e nelle loro capacità. Ha mostrato cambi di sistemi di gioco, tutti allenati nella fase di preparazione a questo mondiale, mutando spesso faccia al suo Brasile, schierato anche con una inedita difesa a tre con tanto di “libero” (Casemiro, per lui ruolo inedito), come lo ha catalogato il CT della Nazionale maggiore Mano Menezes, presente in tribuna sia durante la semifinale che nell'atto conclusivo. Ney Franco ha anche sottolineato a chiare lettere e poi nei fatti come è davvero un limite la nuova moda che passa oggi attraverso anche celebrati club e opinionisti in servizio permanente che vuole tutte le giovanili, club e nazionali, giocare con il medesimo sistema e i medesimi principi. Una follia tecnica che limita le potenzialità e l'apprendimento dei giovani, incanalati in un sistema huxleyano che prevederebbe movimenti e letture identiche e ripetitive.

Ha vinto, poi, come al solito, il calcio. Una manifestazione del genere celebra i talenti del prossimo futuro e diversi ragazzi hanno mostrato di potere essere già pronti per grandi palcoscenici. C'è una macchia, paradigmaticamente riscontrabile in Oriol Romeu, straordinario centrocampista della Spagna, che il Barcellona (pure loro...) ha lasciato partire per Londra, sponda Chelsea, dimostrando di credere relativamente alle potenzialità di questo ragazzo: negandogli quella fiducia che in questa manifestazione il ragazzo ha dimostrato di meritare.

Ecco, hanno vinto tutti in questo Mondiale, forse manca ancora la definitiva vittoria: far sì che tanti club europei (e il Vecchio Continente bene ha fatto in questo Mondiale, con due semifinaliste), concedano ai giovani la chance di giocare e di mostrare il proprio valore. Salvo rare eccezioni e con tutti i distinguo del caso, qui la sconfitta è totale: le battaglie culturali sono le più complicate da giocare, e le più ardue da vincere.

CARLO PIZZIGONI
fonte: GdP Lugano

22 agosto 2011

Mondiali under 20. Finale: Brasile - Portogallo 3-2 dts



Fonte: Tropico del Calcio

Il Brasile è per la quinta volte campione del mondo under 20, riscattando la beffa di due anni fa, quando in Egitto venne sconfitto in finale dalla sorpresa Ghana. Al Campin di Bogotà il capitano Bruno Uvini solleva la coppa, dopo 120 minuti di lotta contro il Portogallo: é penta!

GIOCATORI

Brasile

Oscar. Segna tre gol, anche se due non esattamente voluti, ma ha il merito, anche quando il Brasile si trova sotto di provarci sempre. Parte da dietro, quasi sulla linea dei centrocampisti, poi si sposta più avanti: quando tocca palla l'azione del Brasile ha una scossa positiva. Più di Henrique (che vincerà il titolo di capocannoniere e di miglior giocatore del torneo), è Oscar il vero protagonista della vittoria brasiliana

Danilo. Si perde l'uomo sul gol del pareggio portoghese, è spesso distratto in chiusura, soprattutto è poco concentrato. Quando nel secondo tempo si sposta in mezzo, la sua dinamicità si fa sentire: ormai il suo unico ruolo è questo.

Dudu. Idolo della folla colombiana, il giovane della Raposa, entra e ancora una volta una sua giocata cambia il corso della partita: suo infatti l'uno contro uno vincente su Pele che regala il cross da cui nasce la rete del 2-2, quando il Brasile pareva ormai in ginocchio. Bravo anche a difendere palla, curiosità nel vederlo contro i grandi: ottimo prospetto.

Allan. Utilizzato come terzino destro fornisce più attenzione dietro e davanti dà un contributo importante.

Casemiro. Inizia in mezzo, col suo passo, e termina sulla linea difensiva. Solito valore aggiunto, in fase di contenimento e di costruzione. Il suo sorriso è genuino però pare sempre rimanere ai margini della festa. Ho chiesto al CT Ney Franco, prima della finale, quale ruolo intravede per il futuro di questo giocatore: "è intelligente, gli piace inserirsi ma il meglio, secondo me lo dà da primo volante o da difensore centrale". Si vedrà, il giocatore c'è.

Portogallo

Nelson Oliveira. Gioca da punta unica, spesso isolatissima, e fa impazzire tutta la retroguardia brasiliana. Corpo importante, forza fisica, sa difendere palla e ha bella progressione palla al piede. Il gol che poteva dare la vittoria al Portogallo è un regalo del portiere avversario Gabriel, la forza e la caparbietà con cui l'ha trovato è tutta sua.

Pele. Parte da centrocampista e finisce da terzino il giocatore del Genoa. Sbaglia quasi niente, perde una sola volta Dudu ma è la volta che cambia direzione al match. Bel colpo di Preziosi.

Danilo. Davanti la difesa è un gigante. Se il Brasile non ha mai un appoggio facile e non riceve tra le linee molto del merito è di questo ragazzo nato in Guinea Bissau e presto trasferitosi con la madre infermiera a Lisbona. Il Parma ci ha visto bene, prendendolo. Esce infortunato.

Sergio Oliveira
. Super talento del Porto. Grande capacità tecnica, inventiva, dimostra di poter anche partire da lontano e di essere concreto. Potenziale immenso: non è un caso che la sua clausola di rescissione dal club dei Dragoni sia già di 30 milioni di euro.

GIOCO

Portogallo

4141 con ottima difesa degli spazi, tempo nei raddoppi ( in mezzo, soprattutto, ma anche sui lati) e nelle coperture. Ritmo basso, non ricerca frenetica della transizione veloce. O contropiede o manovra di passaggi in prevalenza corti con buon movimenti di uomini e palla anche se con limitato appoggio di giocatori. Il Portogallo di Ilidio Vale (una vita al Porto, per lui) ha evidente identità, e la partita si gioca secondo il ritmo che ha scelto. Si trova sotto, ma con due contropiedi pesca il vantaggio ed è ad un passo dalla vittoria. Onore agli sconfitti.

Brasile

Inizia con il solito modulo del rombo, ha la fortuna di trovarsi in vantaggio ma lo gestisce con poca attenzione e un pizzico di superficialità. Il ritmo è troppo lento così il Brasile vive solo di uno contro uno, provando anche ad allargare Coutinho, che non è in giornata.Non riesce mai a trovare la profondità, Willian José è un mezzo disastro, sbaglia movimenti e viene anticipato regolarmente, così che il Brasile non ha una sponda centrale credibile. Ney Franco cambia tutto a inizio secondo tempo, sull'1-1: 4231 con Bruno Uvini- Casemiro difensori centrali, Juan a sinistra e il neo entrato Allan a surrogare, nel ruolo di terzino destro, Danilo, che si sposta in mezzo al fianco del rubapalloni Fernando; dentro anche Negueba a destra. Il ritmo si alza un po' ma l'ennesima leggerezza sotterra il Brasile sull'1-2. La giocata dell'ultimo entrato Dudu mette tutto in pari, poi ci pensa il capolavoro di Oscar a chiudere i conti.

18 agosto 2011

Mondiali under 20. Semifinale: Brasile - Messico 2-0

Fonte: Tropico del Calcio

Parlerà portoghese la finale del Mondiale under 20 2011 che si giocherà il prossimo sabato. Nelle semifinali il Portogallo ha fatto fuori la Francia per 2-0; con lo stesso punteggio il Brasile, non senza fatica, guadagna la partita più prestigiosa eliminando il Messico . Analizziamo in breve il match a cui abbiamo assistito.




GIOCATORI

Brasile

Oscar Mostra capacità di giocare anche sulla linea di centrocampo. Grande duttilità e sacrificio mantenendo uno standard qualitativo elevato. Ogni giorno più completo.

Danilo Parte terzino destro chiude, com'è ormai abitudine, da centrocampista, ormai il ruolo più suo. Sempre straripante dinamismo, anima di tante ripartenze verdeoro, giocatore sempre più solido mentalmente.

Casemiro Parte a destra nel rombo di centrocampo voluto dal CT Ney Franco: mostra alcune difficoltà quando deve allargarsi troppo a destra, si adatta senza brillare eccessivamente. Riportato in mezzo alla difesa per renderla più coperta non sbaglia quasi mai: anticipo, colpo di testa, contrasto, non perde un uno contro uno. Una sicurezza.

Gabriel Prende un paio di calcioni, finisce con un occhio nero il portiere del Cruzeiro si fa sempre trovare ben piazzato sulle conclusioni dei messicani: attento anche nel leggere le situazioni in cui deve abbandonare la porta.

Henrique Sin da quando era piccino il suo lavoro era segnare. Dalle giovanili del San Paolo fin qui: non ha mai perso il vizio. Lotta e definisce; è l'attaccante prediletto del CT, ampiamente ripagato dal rendimento del centravanti. Ennesimo prodotto della scuola di Cotia.

Negueba. Confusionario ( anche con accezione positiva), si esalta il ripartenze e contropiedi. Sbaglia concettualmente diverse palle ma mette in mezzo quella decisiva sul vantaggio di Henrique.

Messico

Araujo E' il leader di una difesa super, Fisico, personalità e un buon piede. Perde un po' la testa nel finale. Mondiale davvero ottimo.

Pinon Aggiunge tanta qualità in mezzo senza perdere la capacità di recupero palla. Una scoperta.

Orrantia A destra spinge con tempi e modi sempre corretti. Prima opzione nella fase di spinta Orrantia gioca la solita partita generosa, onorando alla grande le due fasi di gioco.

Enriquez Solito martello in fase di recupero palla, posizione e buon tackle. Palla al piede non ha grandi tempi di gioco.

Torres Il Cubito inizia con una gomitata e un calcione (al portiere). Finisce ingloriosamente gettando al vento una clamorosa opportunità nel finale. Nuovo Chicharito? piano, piano: per ora siamo ben lontani.


GIOCO

Brasile

A fine match Ney Franco spiega che tutte le mosse tattiche sviluppate nell'incontro sono frutto di tante esercitazioni svolte in Brasile. In effetti c'è continuità e coerenza nelle scelte del CT verde-oro, anche rispetto ai match precedenti. Parte col rombo a centrocampo con Coutinho dietro le punte e Oscar a sinistra.Va in difficoltà dietro, modifica la squadra all'inizio del secondo tempo, ristruttrando la difesa a tre con Casemiro. A metà tempo cambia ancora, inserisce prima Negueba, poi Allan e Dudu. Prima abbozza un 4231 con Danilo in mezzo insieme a Fernando, Allan terzino destro e Juan a sinistra, poi finisce col 433 riportando Oscar a centrocampo: è la scelta vincente.

Messico

Solita grande organizzazione per Chavez. Difensivamente è poesia pura, con i tre centrali che non sbagliano un colpo, nell'attacco alla palla e in copertura e Enriquez è buonissimo nel contenimento. Il 3412 mostra qualche difficoltà quando deve attaccare la difesa schierata, ma gestisce in maniera super, per tempi e spaziature, la transizione, grazie al sapiente utilizzo degli esterni. Davanti manca tanta qualità, per questo il Messico giocherà solo per il terzo posto. Comunque, levarsi il sombrero di fronte a questa squadra.


Brasile: Gabriel, Danilo, Bruno Uvini, Juan e Gabriel Silva (Allan); Fernando, Casemiro, Oscar e Philippe Coutinho (Dudu); Henrique e Willian (Negueba)

Messico: Rodríguez, Acosta (Pulido), Araújo e Reyes; Orrantia, de Buen (Piñon), Enríquez e Ibáñez; Dávila; Guarch (Rivera) e Torres

16 agosto 2011

Mondiali under 20. Quarti di finale: Brasile batte la Spagna ai rigori

Si parlava di finale anticipata, e finale anticipata è stata: quella tra Spagna e Brasile può essere tranquillamente eletta miglior partita del torneo. Emozioni, grandi giocate, qualche errore di gioventù: il non plus ultra del Mondiale 2011. Ai rigori vincono i sudamericani, che incontreranno il Messico in semifinale.



GIOCATORI

Brasile

Casemiro. Fuori categoria: gioca in un torneo di cui palesemente non fa parte, appartiene ad altra galassia. Nel centrocampo a tre deve allargarsi troppo ma quando il Brasile va in difficoltà, Ney Franco lo mette in mezzo alla difesa ristrutturata a tre. Importante anche per la qualità di inizio azione: sempre più sicuro sul lancio lungo. Casemiro giganteggia, di testa, nell'anticipo, è nettamente il miglior difensore della squadra, oltre che il miglior centrocampista e il giocatore di maggior carisma.

Dudu Timido fuori dal campo, dentro diventa una furia, suggerimenti, uno contro uno: segna un gran gol nel supplementare. E' l'uomo di Ney per cambiare le partite. Suo il rigore che dà la certezza della vittoria.

Danilo Parte a destra come terzino, pasticcia un po' nelle chiusure ma esibisce il solito straordinario dinamismo. Nel Finale torna in mezzo al campo e ci prova in alcune transizioni e con un tiro da fuori.

Oscar Inizia quasi da terzo centrocampista a sinistra, ma strutturando una difesa a tre Ney lo utilizza da secondo volante al fianco di Fernando. Chiude, stremato, addirittura da laterale destro. Non rinuncia mai alla sua qualità. Prova di straordinaria maturità.

Coutinho Le sue giocate sono sempre ad alto rischio, quando riescono sono però decisive: suo l'assist per Henrique nel primo gol. Altre grandi intuizioni non vengono sfruttate a dovere. Sempre più fiducioso.

Gabriel Incolpevole sui due gol, Gabriel è bravo tra i pali e attento nelle uscite: anche quando abbandona i pali lo fa coi tempi giusti. Para due rigori nella lotteria finale.

Spagna

Oriol Romeu Stesso discorso che si è fatto per Casemiro. Hors categorie. A centrocampo ha il tonnellaggio giusto, il tempo del tackle e del recupero palla, sa impostare, è aggressivo. Bene ha fatto il Chelsea a soffiarlo al Barça.

Hugo Mallo Bella sorpresa questo terzino destro. Fisico non da ala grande NBA ma grande tempo per l'inserimento e tanta corsa intelligente: il cross del gol del pareggio è suo.

Isco Tra i tre dietro Rodri il più continuo nelle giocate e per questo il più convincente (anche più del reclamizzatissimo Canales). Grande qualità nell'uno contro uno e fantasia negli scambi stretti.

Bartra Fa a sportellate con tutti gli attaccanti brasiliani, uscendonone praticamente sempre vincente. Cuor di capitano, comanda alla grande la difesa e spinge i suoi fino al termine; personalità anche nel finale, dove calcia un rigore da veterano.

GIOCO

Brasile

Inizia con un po' di difficoltà il 4231 che diventa 433 subisce troppo il ritmo e gli uno contro uno degli spagnoli. Ney Franco discute spesso con Fernando, ma non trova i correttivi e decide giustamente di cambiare. Casemiro va in mezzo di una difesa a tre con Juan a sinistra e Bruno Uvini a destra. I due difensori devono anticipare o accorciare subito sui giocatori esterni, anche nelle prime fasi di apertura del gioco spagnolo, evitando di portarseli vicino all'area di rigore. Viene sacrificato Oscar che deve sostanzialmente giocare da volante. Però, la nuova struttura genera diverse ripartenze pericolose, e subisce quasi esclusivamente tiri da fuori. Bravo Ney nella gestione degli uomini, cambi nei momenti giusti.

Spagna

Lopetegui si fida del 4231, dall'inizio alla fine. In conferenza stampa si dice fiero di aver mostrato questo calcio. Contro la struttura del Brasile gli spagnoli si accontentano di diversi uno contro uno, ma con la qualità che possiedono vanno spesso al tiro. Bravi a rimanere concentrati e a rientrare due volte in partita, dopo gli svantaggi.

***


Brasil: Gabriel; Danilo, Juan, Bruno Uvini y Gabriel Silva; Casemiro, Fernando; Oscar (m.98, Allan); Philippe Coutinho (m.79, Dudu), Henrique y Willian (m.63, Negueba).

España: Fernando Pacheco; Hugo Mallo, Bartra, Amat, Planas; Oriol Romeu; Canales (m.91, Dani Pacheco), Koke, Isco, Tello (m.46, Sergi Roberto); y Rodrigo (m.83, Álvaro Vázquez).

Goles: 1-0, m.35: Willian. 1-1, m.57: Rodrigo. 2-1, m.100: Dudu. 2-2, m. 102: Álvaro Vázquez.

10 agosto 2011

Mondiali under 20. Ottavi di finale: Colombia vs Costarica 3-2

Fonte: Tropico del Calcio




I GIOCATORI

Colombia

Michael Ortega. E' un piccolo Xavi: grande visione di gioco, riconoscimento dei tempi, capacità di verticalizzare con facilità e velocità: tutte le azioni della Colombia partono da lui, che si abbassa molto per ricevere la prima palla dell'attacco a difesa schierata. Suo l'assist del primo gol, non possiede troppo dinamismo e alla distanza perde lucidità.

James Rodriguez. Sinistro e huevos. Il sinistro, anche da fermo, è una favola: dall'esterno trova una serie di cross che mettono in difficoltà la difesa costaricense. Ha la personalità di tirare il rigore a tempo scaduto che decide il match. Si perde in troppi uno contro uno lontano dalle zone pericolose quando riceve nella fascia centrale.

Pedro Franco. Il capitano mette di testa la rete del 2-2 che rasserena tutto il Paese, magicamente avvinto da questa competizione. Non è velocissimo ma ha buon senso della posizione. Qualche svarione del compagno di reparto Murillo (di proprietà dell'Udinese) lo mette in difficoltà.

Santiago Arias. Rientrava dall'infortunio ma la spinta consueta, con quella falcata ampia e bella da vedere, e la prontezza nelle chiusure difensive c'è stata. Bene anche l'altro laterale, il sinistro Quinones: tanta corsa anche se non sempre accompagnata da lucidità, il suo infortunio ha pesato nella partita dei cafeteros.

Luis Muriel. Mette il gol del vantaggio con uno scatto impressionante e un tocco preciso. Movenze alla Ronaldo quando parte palla al piede: potenziale elevatissimo. Spalle alla porta, male: impreciso e frettoloso, da questo fondamentale sarebbe dovuto passare tanto flusso di gioco colombiano, arenatosi invece sulla trequarti. Grandissima pesca dell'Udinese.

Costarica

Joel Campbell. Davanti tiene da solo, schierata da punta unica, anche se dà il meglio fronte alla porta. Coraggio, malizia nell'uno contro uno fisico Campbell ha intuizioni favolose per mandare in porta i compagni, che lo seguono il giusto. Sinistro da favola: colpisce il palo su punizione. Tira la carretta da tempo, merita riposo. E un contratto in Europa.

Juan Golobio. Capitano vero: sprona la squadra e non si arrende mai in mezzo al campo. Contrasta la manovra colombiana ed è pronto a ripartire. Un '92 del Saprissa, da seguire.

John Ruiz. Corsa, tanta corsa, ma anche bravo nel scegliere il tempo della percussione senza palla. Segna, proprio in una di queste incursioni, la rete del momentaneo pareggio. Lui pure del Saprissa, classe 1994 (non c'è refuso).

Mynor Escoe. Il talento c'è, vedasi il gol da favola del 2-1 costaricense. Meno, spesso molto meno la capacità di riconoscere la giocata adeguata alla situazione. Crescerà, nel Lorient, in Francia.

IL GIOCO

Colombia

Come gioco d'insieme, francamente poca roba. Situazioni che trovano impegnati più di tre giocatori si fa fatica a intravederle: equilibrio instabile in campo, cilecca in più di una copertura. La qualità individuale sopperisce però a tutto, ma che fatica! Sul Una volta in vantaggio Eduardo Lara sceglie di modificare il 4231 in un 4312 inserendo un centrocampista come Perez al posto dell'attaccante Valencia: la squadra non ha sensazioni positive, prende due reti e il CT cafetero è costretto a "mangiarsi" un cambio e a rimettere un punta (Zapata) per un volante (Moreno). Le partite si indirizzano, non si subiscono...


Costarica

Il 4231 dei Ticos si schiaccia parecchio, a centrocampo si forma un triangolo e gli esterni si abbassano: però hanno corsa per ripartire e lucidità, pragmatismo nella situazione di ripartenza. Subiscono il gol in transizione, grazie a una giocata individuale ma non spariscono mai mentalmente dalla partita, un paio di ingenuità individuali (uscita a vuoto del portiere, trattenuta sul rigore) regalano la partita ai padroni di casa. Tatticamente e concettualmente il tecnico Ronald Gonzalez esce vincitore sul pariruolo cafetero.


Colombia 3
Costa Rica 2

Colombia: Cristian Bonilla; Santiago Arias, Pedro Franco, Didier Moreno, Héctor Quiñones; Juan David Cabezas, Jeison Murillo, James Rodríguez, Michael Ortega, Adolfo Valencia; y Luis Muriel. Cambios: Javier Calle por Quiñones (1 ST) , Sebastián Pérez por Valencia (14 ST) y Duván Zapata por Moreno (21 ST). Director técnico: Eduardo Lara.

Costa Rica: Aaron Cruz; Jordan Smith, Ariel Contreras, Rafael Chávez, John Ruiz; Mynor Escoe Juan Golobio, Joseph Mora, Ariel Soto, Pablo Martínez; y Joel Campbell. Cambios: Deyver Vega por Chávez (14 ST), Keyner Brown por Martínez (40 ST). Director técnico: Ronald González.

Goles: Muriel (10 ST), Franco (33 ST) y Rodríguez (penalty, 47 ST); Ruiz (17 ST) y Escoe (19 ST).

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