Benfica - Porto 1-0. Jorge Jesus promosso all'esame Jesualdo. Risorge Saviola
Pubblicato da Carlo Pizzigoni a 10:57 AMLo scontro tra le big di Portogallo evidenzia un buon livello di gioco anche se non tantissime occasioni da rete. Entrambe sono squadre in contruzione, il Benfica dopo l'arrivo a Lisbona di Jorge Jesus, il Porto dopo le pesanti cessioni di Lucho Gonzalez e Lisandro Lopez. Le Aquile in questo match meritano e cercano maggiormente la vittoria. Il Benfica è privo, oltre che di Aimar e di Fabio Coentrao, di un uomo chiave come Angel Di Maria, eppure Jorge Jesus surroga l'argentino con Urretavizcaya (finalmente una chance per il giovane uruguagio!) mantenendo il 4132 e lo stile che ha cercato di mutuare qui a Lisbona dalla precedenza esperienza a Braga. E funziona: il pressing alto dà molto fastidio al Porto che non riesce mai a entrare coi tempi giusti nelle giocate, l'inizio dell'azione è sempre rallentato e le ripartenze biancorosse sono fulminanti, specie nella prima parte del match, quando il Benfica costruisce la vittoria. Perfetta anche la linea dietro nell'accompagnare centrocampo e attacco (buonissima partita, l'ennesima, di David Luiz da centrale, e aveva pure la febbre). Favolosa la prova del "Conejo" Saviola che con Jorge Jesus ha trovato una seconda giovinezza, anzi come rendimento generale e contributo alla squadra (attivissimo anche in fase di non possesso) è forse il miglior Saviola di sempre. Il Porto non riesce a trovare i ritmi giusti della gara e in mezzo al campo soffe terribilmente: Raul Meireles e Guarin non riescono a fare gioco, il pressing e la qualità di passaggio non eccelsa dei due contribuisce a rendere poco fluida la manovra (che migliora con l'ingresso di Varela nel secondo tempo). Cristian Rodriguez si accende a intermittenza nel secondo tempo e crea problemi alla difesa benfiquista, ma appena le Aquile recuperano le giuste distane in mezzo al campo il Porto ritorna inefficace. Male Hulk, giocatore che ha potenzialità enormi ma difetta di continuità di concentrazione, e quando si fa prendere da troppo istinto, va fuori giri.
BENFICA: Quim; Maxi Pereira, Luisão, David Luiz e César Peixoto; Javi Rodriguez, Ramires (72' Filipe Meneses), Carlos Martins (66' Luís Filipe) e Urretavizcaya (66' Weldon); Saviola e Cardozo.
Não utilizados: Júlio César, Roderick, Nuno Gomes e Miguel Vítor
Treinador: Jorge Jesus
PORTO: Helton; Fucile, Rolando, Bruno Alves e Alvaro Pereira; Fernando, Guarín (46' Varela) e Raul Meireles (79' Belluschi); Hulk (77' Farías) , Falcao e Rodriguez
Não utilizados: Beto, Mariano, Nuno André Coelho e Sapunaru
Treinador: Jesualdo Ferreira
Gol: Saviola (21')
Estádio da Luz, Lisbona.
Freddo, freddo, freddo. Difficile proporre calcio di alto livello a certe temperature, il match è stato senz'altro condizionato. Tuttavia la differenza di condizione psicologica è apparsa evidente, soprattutto col passare del tempo la Lazio si è quasi arresa, lasciando sostanzialmente trascorre il tempo nell'ultima mezz'ora, invece di aggredire la partita: non un bel segnale anche se la qualità della rosa dovrebbe tenerla fuori dalla lotta per la retrocessione in cui, per ora (la classifica parla chiaro), è impegnata.
INTER. La squadra di Mourinho ripropone il rombo con Stankovic vice Sneijder e la felice intuizione di Muntari terzino sinistro. Se non impegnato in compiti difensivi intensi ( e ieri Lichsteiner si è visto poco, specie nella prima parte) il ghanese ha corsa, calcio e intensità per giocare da quella parte: anzi, è molto più funzionale alla squadra di un esterno difensivo, fa gioco, accompagna la manovra, può essere una risorsa importante specie in questo genere di partite. Dopo 25 minuti è però out ed è surrogato da Zanetti che va a sinistra con l'ingresso di Vieira. L'Inter ha già segnato grazie a una bella transizione offensiva condotta da Stankovic e conclusa da Samuel Eto'o. Da quel momento l'imperativo della squadra diretta dall'allenatore portoghese è il controllo del ritmo della gara, cosa che riesce perfettamente. Accelerazioni e decelerazioni del ritmo gara vengono gestite da un centrocampo formato da elementi "posizionali" e con buon senso tattico: Cambiasso, Vieira e Thiago Motta (quest'ultimo elogiato a chiare lettere da Mourinho a fine partita proprio per la sua funzione di metronomo). Un po' di pressing alto contribuisce a recuperi in fase offensiva, non sempre seguiti da verticalizzazioni immediate per le punte, un po' perchè manca il principe di tale situazione, Sneijder, e un po' proprio perché non si voleva alzare il ritmo di un partita totalmente controllata (parate di routine di Julio Cesar, concentrate nella fase centrale della partita: chiusura prima frazione-inizio secondo tempo). Il ritmo non elevato limita il potenziale dei due attaccanti, sempre costretti a uno contro uno (con raddoppio) che partono in situazione da fermo e senza grande appoggi esterni, se non sporadicamente con Maicon, che però preferisce la palla al piede che la sovrapposizione (almeno ieri gli girava così...). Milito è pescato alcune volte in area ma non gli riescono le giocate e conclude poco e male verso la porta. Forse nella prima parte del secondo tempo l'Inter si abbassa troppo ma la densità difensiva non offre alla Lazio sbocchi interessanti e i nerazzurri non rischiano praticamente nulla. Mourinho sceglie di chiudere con tre centrali (ultimi minuti dentro Materazzi al fianco di Cordoba e Lucio, ieri perfetto e voglioso) per evitare di subire le palle buttate alte in area.
LAZIO. Ballardini ripropone Kolarov interno al fianco di Baronio e Del Nero esterno sinistro nel 3421. La squadra palleggia molto basso e cerca lo sbocco sulle due mezzepunte (più attivo Meghni di Mauri, inconcludente per 90 minuti) che appoggiano il primo passaggio in verticale dell'azione. Pochi i lanci diretti verso l'unica punta Rocchi, eppure in quelle poche occasioni (concentrate nel finale del primo tempo) la difesa interista va leggermente in apprensione. Preso il gol nel primo quarto d'ora (ingenuità di Del nero che prova a giocare il pallone, invece di concludere l'azione, con la squadra mal schierata) la Lazio fa un'immensa fatica negli ultimi 16 metri dell'Inter, complice anche l'assenza di un uomo chiave come Zarate, squalificato. Non concede molto lo schieramento con tre centrali (Radu, il migliore, insieme a Stendardo, centrale, e Siviglia) però la manovra, a cui questi difensori proprio non partecipano, ha pochi sbocchi laterali e non trova "uscite" credibili e pericolose. Poi, con il passare del tempo, nonostante i cambi (male Julio Cruz, poco incisivi Firmani e Makinwa) perde anche di convinzione, lasciando inoperoso Julio Cesar. Ballardini resta comunque vincolato al 3421 per tutta la gara, cambia le pedine ma non riesce a dare una sterzata alla gara. Kolarov ha corsa e piede per giocare in mezzo anche se deve ancora crescere in sicurezza in posizione di centrale di centrocampo (che in linea teorica gli dà anche più possibilità di arrivare al tiro, arma fenomenale del serbo), riportato sulla fascia con l'ingresso di Firmani, appoggia male a centro l'ultima mezza occasione biancoceleste.
P.S.: Interessante dichiarazione post partita di Ballardini, uomo che quando parla di calcio, se opportunamente solleticato, è spesso originale: "l'unica squadra che sta a livello fisico e tecnico dell'Inter, in questo campionato, è la Roma".
INTER: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Cordoba, J.Zanetti, Thiago Motta, Cambiasso, Muntari (26' Vieira), Stankovic, Eto'o (86' Balotelli), Milito (88' Materazzi). A disp.: Toldo, Donati, Khrin, Suazo. All.: Mourinho.
LAZIO: Muslera, Siviglia, Stendardo, Radu, Lichtsteiner, Baronio, Kolarov, Del Nero (80' Makinwa), Meghni (58' Cruz), Mauri, Rocchi (80' Firmani). A disp.: Berni, Diakite, Cribari, Scaloni. All.: Ballardini
Gol: 14' Eto'o

Era nell'aria, ma ora c'è anche l'ufficialità: Paul Le Guen ha prolungato il suo contratto con la federazione calcistica del Camerun e rimarrà sull panchina dei Leoni Indomabili almeno fino ai prossimi Mondiali sudafricani. Il tecnico francese, che dopo l'esperienza lionese non ha mai trovato un contesto adeguato e ha parecchio deluso, ha invece impresso la svolta giusta alla nazionale africana, che dopo il suo arrivo ha cominciato a macinare vittorie dopo un inizio stentato. Si dice che sia stato proprio il leader del team, Samuel Eto'o, a volere questa estensione. Primo banco di prova per il tecnico, la prossima Coppa d'Africa che inizia il prossimo 10 gennaio, in Angola: nel girone i Leoni Indomabili affrontano Gabon, Zambia e Tunisia.
Dopo l'incredibile rimonta dell'andata il Monterrey vince anche la finale di ritorno e si aggiudica il Campionato Apertura 2009. Protagonista anche di questo secondo incontro Humberto "Chupete" Suazo, autore del gol che ha dato la vittoria ai Rayados. Il giocatore cileno ha già segnalato la volontà di provare l'esperienza europea: Inghilterra e Spagna le mete più gradite, e i contatti già ci sono.
Cruz Azul - Monterrey 1-2
Cruz Azul.- José de Jesús Corona, Melvin Brown, Julio César Domínguez (Emilio Hernández, 58), Fausto Pinto, Rogelio Chávez, Gerardo Torrado, Cristian Riveros, Jaime Lozano, César Villaluz (Alejandro Castro, 65), Mario Ortiz (Javier Orozco, 56) e Emanuel Villa. DT Enrique Meza.
Monterrey.- Jonathan Orozco, José María Basanta, Duilio Davino, Severo Meza, William Paredes, Gerardo Galindo (Felipe Baloy, 83), Luis Ernesto Pérez, Walter Ayoví, Sergio Santana (Osvaldo Martínez, 59), Aldo de Nigris (Jesús Zavala, 85) e Humberto Suazo. DT Víctor Manuel Vucetich.
Gol: 54' Aldo de Nigris (M), 77' Alejandro Castro (CA), 90' Humberto Suazo (M)
Atlante: Vilar; Miguel Martínez, Fernando Navarro, Guillermo Rojas, Luis Velásquez (Pereyra, min.63); Daniel Arreola, José González, José Guerrero, Christian Bermúdez; Santiago Solari (Carevic, min.56) e Rafael Márquez.
Barça: Valdés; Alves, Puyol, Rafa Márquez (Gerard Piqué, min.54), Abidal; Xavi, Touré (Messi, min.53), Sergio Busquets; Pedro, Ibrahimovic e Iniesta (Bojan, min.76).
Gol: 0-1, min.5: Guillermo Rojas. 1-1, min.35: Busquets. 1-2, min.55: Messi. 1-3, min.67: Pedro.
Zayed Sports City, Abu Dhabi
Oggi si gioca la seconda semifinale del Mondiale per Club: entra in campo il favoritissimo Barça, contro l'Atlante.
ATLANTE: L'Atlante giunge a questa prestigiosa competizione dopo aver vinto la Champions della Concacaf, manifestazione dove squadre messicane (soprattutto) e statunitensi evidentemente dominano. L'Atlante batte in finale i più noti connazionali del Cruz Azul e corona il progetto del tecnico José Guadalupe Cruz, che guida il club dal 2007 (nel frattempo il club ha trasferito la propria casa da Città del Messico alla turistica Cancun, affaciata sul Caribe). Ha ceduto l'idolo e giocatore leader della difesa Javier Muñoz Mustafá al Pachuca in cambio dell'attaccante Rafael Márquez Lugo, affiancandolo al piccolo e scattante Christian Bermúdez (classe 1987). L'esperienza è assicurata dagli argentini Santiago Solari, ex Inter, e Federico Vilar, portiere carismatico e con più di 250 partite in questo club.
BARCELLONA: Leo Messi dovrebbe partire dalla panchina, Keita fuori per infortunio, il resto pare tutto confermato con Sergio Busquets davanti alla difesa e Pedrito sulla linea d'attacco in sostituzione del neo pallone d'oro.
Pohang Steelers: Hwa Yong; Hyo Jing, Hyunng Il, Jae Won, Jung Kyum; Hyung Min, Tae Su (Kazunari, m.58); Denilson, Jae Sung, Buyng Jun (Heel Chul, m.54); Do (Meung Chung, m.46)
Estudiantes de La Plata: Albil; Rodríguez, Re, Desabato (Cellay, m.68), Díaz; Pérez, Braña, Verón, Benítez (Salgueiro, m.83); Núñez e Boselli.
Gol: 0-1, m.45+2: Benítez. 0-2, m.53: Benítez. 1-2, m.71: Denilson
Semifinali Mondiale per Club: Estudiantes - Pohang Steelers
Pubblicato da Carlo Pizzigoni a 10:52 AMEntra nel vivo il Mondiale per Club: oggi si gioca la prima semifinale, Estudiantes - Pohang Steelers (che hanno sconfitto nei "quarti" i congolesi del TP Mazembe).
ESTUDIANTES: Dopo Papà Juan Ramon, ora Juan Sebastian. I Veron diventano un abitudine dell'Intercontinentale, oggi Mondiale per Club. Il vero miracolo, però, è del figlio, tornato in patria dopo un'ottima carriera europea è riuscito nell'impresa di vincere un campionato e addirittura di raggiungere il sogno della Libertadores, sconfiggendo in finale, al Minerao, il Cruzeiro. Merito di Veron, di diversi giocatori troppo sottovalutati (Boselli, Braña, Enzo Perez, Leandro Benitez), e del tecnico Alejandro Sabella, che ha preso una squadra ai minimi termini, quasi fuori dalla competizione continentale e l'ha portata al titolo, con sprazzi di calcio giocato che non è certo nel DNA del Pincha, più abituato a vivere con "garra" che con tecnica il proprio futbol. Il TAS ha vietato la partecipazione al Mondiale di José Sosa, figliol prodigo appena arrivato in prestito dal Bayern dopo gli anni non proprio sfolgoranti a Monaco.
POHANG STEELERS. Mente e braccia brasiliane per questo club sudcoreano: a dirigere le operazioni dalla panchina Sergio Farias, da cinque anni agli Steleers (la proprietà è del gruppo metallurgico Pohang Iron and Steel), idolo del club anche per il calcio piacevole proposto in K League con un 4123 efficace e esteticamente godibile. Il braccio, come anche dimostrato nel match contro il TP Mazembe, è il 33enne Denilson, lui pure brasileiro (qualche passaggio in Europa con pochi successi: Feyenoord e PSG senza lasciare traccia). Il macedone Ristikj Stevica (Ristic) e l'indigeno No Byung Jun, sono i nomi degli altri attaccanti da seguire. Anima del club il difensore e capitano Hwang Jae-won.
Nonostante la sconfitta alla Bombonera il Banfield di Julio Falcioni è per la prima volta campione d'Argentina. La mia analisi su Gazzetta.it








