30 aprile 2010

[Libertadores] Ottavi di andata

Grande e larga vittoria dei messicani delle Chivas sul Velez. Molto bene anche il Cruzeiro (dominio nel primo tempo grazie alla tripletta di Thiago Ribeiro) e il Banfield contro l'Internacional. Nel Maracana zuppo d'acqua e quasi ingiocabile vittoria col minimo scarto del Flamengo di Adriano. Preziose vitorie esterne per Estudiantes e per la U cilena.

Cruzeiro (BRA)- Nacional (URU) 3-1

Alianza Lima (PER) - Universidad de Chile (CIL) 0-1

Flamengo (BRA) - Corinthians (BRA) 1-0

Banfield (ARG) - Internacional (BRA) 3-1

Universitario (PER) - San Paolo (BRA) 0-0


Chivas (MEX) - Velez (ARG) 3-0

San Luis (MEX) - Estudiantes (ARG) 0-1

[Concacaf Champions] Gol beffa al 93': Pachuca campione

Un gol in pieno recupero del giovane paraguayano Edgar Benítez regala la Champions dell'area Concacaf (Centro e Nord America) al Pachuca: beffato il Cruz Azul.




Pachuca (4-4-2): Miguel Calero; David Muñoz Mustafá, Marco Iván Pérez,Juan Carlos Rojas (m.88, Fernando Cortés), Gerardo Rodríguez;Francisco Torres (m.81, Víctor Mañon), Damián Álvarez, RaúlMartínez, Damián Manso; Dario Cvitanich (m.55, Ulises Mendívil) e Edgar Benítez. Entrenador: Guillermo Rivarola.

Cruz Azul (4-4-2): Jesús Corona; Melvin Brown, Alejandro Castro (m.78,Rogelio Chávez), Fausto Pinto, Horacio Cervantes; Héctor Gutiérrez,Jaime Lozano, Christian Riveros, Maximiliano Bianchuchi (m.61,Gerardo Lugo); Javier Orozco (m.69, Alejandro Vela) e Emanuel Villa.Entrenador: Enrique Meza.

29 aprile 2010

[Champions] Finale Inter - Bayern



Intervista a fine match a José Mourinho



Su Van Gaal:

"In questa città (Barcellona) ha fatto un lavoro fantastico ed è uscito senza rispetto... poi ha fatto un passaggio spettacolare in Olanda con una squadra piccolina, arriva al Bayern ed è in finale di Champions, di Coppa ed è primo in campionato... E' un grande uomo e un grande allenatore"

La Chiave della partita:

"E' una partita in cui io non volevo la palla (perché ci sono partita in cui non vuoi la palla). Io non la volevo perché il Barcellona vuole pressare la palla e se noi non l'abbiamo come possono pressare? La palla doveva essere loro, anche col 95% di possesso e il loro "tiki taka". Però noi sembravamo giocare con undici perché gli spazi erano ben occupati. Quando si pensa a una partita in 10 si pensa a Julio Cesar migliore in campo: Julio ha fatto qualche parata ma niente di più: la squadra ha risolto i problemi e questo è possibile perché noi abbiamo giocato a zona con un blocco molto compatto. La squadra ha difso molto bene, con un carattere assolutmente incredibile."

27 aprile 2010

[Libertadores] Iniziano gli ottavi di finale

Cominciano questa notte gli ottavi di finale di Copa Libertadores.
Passiamo velocemente in rassegna i match:

# Estudiantes - San Luis (Messico)
Una delle pochissime squadre argentine presentabili contro una squadra messicana in piena crisi che può "salvare" la stagione solo con un buona figura in Libertadores. I compagni di Juan Sebastian Veron sono chiaramente favoriti ma occhio: il Pincha, campione sudamericano in carica, tornato a governare in Patria, non ha offerto sempre prestazioni convincenti a livello continentale, quest'anno. Gli uomini di Sabella devono riprendere la corsa...

# Vélez - Chivas Guadalajara
L'allenatore della squadra 100% messicana, José Luis Real, sostiene che non ha la profondità necessaria per disputare ad alti livelli sia la Libertadores che il Campionato Messico. Vero, però puzza un po' di "mani avanti". Il Fortin è la squadra argentina che in Libertadores si è finora comportata meglio, e ora, fuori dai giochi nel Clausura, punta tutto sulla Copa.

# San Paolo - Universitario
A San Paolo sanno che dovranno fare attenzione. In Perù vogliono proseguire il sogno Libertadores, anche senza Norberto Solano, giocatore simbolo spesato tempo fa e sostituito da “Cachito” Ramírez (lui pure deludente). Partita chiave quella dell'andata, l'Universitario è temibile soprattutto fuori casa.

# Libertad - Once Caldas
Ottavo di finale senza pronostico chiuso: i colombiani dell'Once Caldas giocano un calcio scriteriato, con parecchia partecipazione offensiva ma davvero poco equilibrio e organizzazione delle transizioni, almeno fin qui. Non ha brillato nemmeno il Libertad nella fae a gironi, ma spunti interessanti sono attesi dal giovane Rodolfo Gamarra, affiancato da una vecchia guardia tutta esperienza: Sergio Aquino, Omar Pouso e Pedro Sarabia.

# Internacional - Banfield
L'Inter del criticato Jorge Fossati sembra (sembra) avere trovato alcune certezze, a cominciare dall difesa che dovrebbe ora essere composta da una linea di 4 dopo l'esperimento dei tre centrali. Squadra con elevatissimo talento, a partire dai giovani con Giuliano e il rientrante attaccante Walter, ma che non ha incontrato la stabilità necessaria per esprimerlo a pieno regime. Partito il "Tanque" Silva, uomo simbolo della vittoria nello scorso Apertura, il Banfield non ha perso entusiasmo pescando le buone prestazioni del ricercatissimo James Rodríguez (classe 1991) e del bomber tascabile Sebastián Fernández, entrambi imbeccati da Walter Erviti.

# Nacional - Cruzeiro
Sfida fra le più interessanti di questi ottavi da finale. Il Nacional è tornato da un anno a essere una squadra interessante con giovani in teressanti e veterani che sentono la maglia, la Raposa non è mai da perdere: caldissimo Thiago Ribeiro (vedere il suo gol contro il Colo Colo nell'ultimo turno della fase a gironi).

# Universidad de Chile - Alianza Lima
Torna finalmente a giocar un calcio credibile, l'Alianza: addirittura giunge agli ottavi e trova una squadra non impossibile come la U di Walter Montillo. Il buon lavoro del tecnico argentino Gustavo Costas (ex, ahilui, del Racing Avellaneda) sta anche nell'aver rigenerato l'attaccante Wilmer Aguirre, partito con tante speranze anni fa proprio dall'Alianza per far sconquassi in Francia e rientrato con magra considerazione: quest'anno è tornato a segnare con continuità, sostituendo, nei cuori della gente dell'Alianza, il grande Johnnier "Ciro" Montaño (talento favoloso, passato da Parma e Verona, ma testa disabitata se ce n'è una).

# Corinthians - Flamengo
"Derby" fra le squadre più amate del Brasile. Mille spunti per questa sfida, e non manca l'ovvio Ronaldo contro Adriano. Le due squadre tuttavia, non stanno certo brillando, peggio sta il Flamengo che vive la (ciclica) crisi tecnico-societaria. Gara però di enorme fascino: noi siamo per il Timao.

26 aprile 2010

[Paulista] Finale d'Andata. Santo André - Santos 2-3

Paura santista nella finale d'andata del campionato Paulista contro il Santo André, poi il Peixe ristabilisce il vantaggio: domenica prossima il ritorno.



SANTO ANDRÉ: Júlio César; Cicinho, Toninho, Cesinha e Rômulo; Alê, Gil, Branquinho (Pio) e Bruno César; Rodriguinho e Nunes (Halisson). Técnico: Sérgio Soares

SANTOS: Felipe; Pará (Madson), Edu Dracena, Durval e Léo; Arouca, Wesley, Marquinhos e Paulo Henrique Ganso (Zé Eduardo); Robinho e Neymar (André). Técnico: Dorival Júnior

Gol: 1-0 Bruno César, 34'PT, 1-1 André, 13'ST, 1-2 Wesley, 16'ST, 1-3 Wesley, 24'ST, 2-3 Rodriguinho, 37'ST.

[San Siro] Inter - Atalanta 3-1. Spunti

Reduce dall'impresa di martedì scorso nella quale aveva messo sotto la squadra più forte del mondo, il Barça, l'Inter, in attesa del ritorno al "Camp", riesce a trovare i tre punti che le permettono di tornare in testa alla classifica di campionato. Vittima, stavolta, è l'Atalanta che non approfitta appieno di un avvio legittimamente non intenso degli uomini di Mourinho: trova il gol ma si fa rimontare con troppa facilità, e una volta sotto i bergamaschi non hanno nemmeno la forza per provarci.

SALITA E DISCESA INTERISTA. Pronti-via, l'Inter è già sotto: dopo cinque minuti un errore di Materazzi sulla linea difensiva permette a Tiribocchi di palesarsi davanti a Julio Cesar e a scuotere la rete alle spalle del brasiliano. Il Tir sfiora anche il secondo gol, pochi minuti dopo, di testa. Le tossine della partita di Champions fanno fatica a essere prontamente eliminate ma l'Inter non ha scelta, si deve rimettere in carreggiata, se non vuole finire fuori dalla corsa-Scudetto. La rete atalantina dà una scossa agli interisti che ritrovano le (residue) energie rimaste in corpo grazie al gol pescato su un contropiede lineare (Eto'o-Sneijder-Milito) epperò favorito da un errore di Bianco. Lì comincia una situazione più facile da gestire mentalmente per gli uomini di Mourinho (che deve rinunciare alla spinta di Maicon a destra, all'opzione Pandev davanti e vuole dare qualche minuto di riposo a Cambiasso e Thiago Motta) che riescono a pescare le residue energie nel serbatoio e ad organizzare un break dove trovano il gol del 2-1 con un'azione ben costruita e finalizzata da Mariga, anche se l'ultimo tocco è di Muntari (buona la prova del kenyano, almeno finché gioca davanti alla difesa: discreta gestione della palla e buoni tempi di pressing).

L'ATALANTA. Il cratere in cui si sono imbucati i bergamaschi è soprattutto mentale. L'Atalanta ha offerto una prova disarmante, specie se si considera l'iniziale vantaggio, che in linea teorica avrebbe dovuto raddoppiare le energie. Invece, gambe dure, paura generalizzata, difficoltà di organizzare una minima manovra. Poche luci: Tiribocchi che si batte in mezzo ai centrali interisti e qualche spunto di Valdes, che trova tuttavia la fascia ostruita dall'ennesima prova maiuscola di Javier Zanetti. Da fuori è facile suggerire soluzioni: perché Valdes mai nel centro del gioco, perché rilanciare oggi Doni, perché non da subito Amoruso? Ma è ovvio che se un allenatore sceglie un immutabile 442 di questo tipo (e un'esecuzione piatta e una lentezza disarmante in tutte le situazioni di gioco) ha problemi interni che riguardano più la mente dei giocatori e non trova e non cerca soluzioni tattiche per modificare il vento. Infatti, la società ha individuato in un tecnico "da spogliatoio" come l'indigeno Mutti l'ultima scialuppa di salvataggio per questa stagione, dopo il black out con Gregucci e Conte. In casa col Bologna, domenica prossima, la Dea si deve scuotere: Padoin, Guarente, Ferreira Pinto devono giocare un'altra partita, rispetto a quella proposta a San Siro.

GESTIONE INTER. Una volta ripreso il comando dell'inerzia del match, l'Inter ha cercato di gestirlo, provando magari a risparmiare qualche energia fisica. Mentalmente, in serie A, devi sempre esserci (rischio: prendere gol come quello di Tiribocchi), specie in queste ultime partite. All'inizio del secondo tempo Cambiasso surroga Sneijder (mezzo infortunato e a cui, forse, viene concessa l'opportunità di un break), con Mariga che va centro-destra e Stankovic dietro le punte. La gestione della palla è però insufficiente, anche se l'Atalanta non crea molto, più che altro per demeriti propri. Mourinho non è soddisfatto, si lamenta più volte con Stankovic, che poi sostituisce con Thiago Motta: il brasiliano ex Barça è la chiave per l'immediato miglioramento della circolazione di palla, il terzo gol (sberla da fuori di Chivu) per il definitivo rilassamento: gli ultimi minuti sono per un voglioso Arnautovic che gioca con intensità e voglia e sfiora più volte la soddisfazione del gol.




Inter (4-3-1-2): Julio Cesar; Zanetti, Cordoba, Materazzi, Chivu; Mariga, Stankovic (24' st Thiago Motta), Muntari; Sneijder (1' st Cambiasso); Milito (35' st Arnautovic), Eto'o. A disp. Orlandoni, Lucio, Quaresma, Samuel. All. Mourinho.

Atalanta (4-4-1-1): Coppola; Capelli, Bianco, Manfredini, Peluso; Ferreira Pinto (12' st Ceravolo), Guarente, Padoin, Valdes (11' st Amoruso); Doni (26' st Radovanovic), Tiribocchi. A disp. Rossi, Bellini, De Ascentis, Chevanton. All. Mutti.

Gol: 1-0 5' pt Tiribocchi, 1-1 24' pt Milito, 2-1 35' pt Mariga, 3-1 33' st Chivu.

23 aprile 2010

[Africa News] Alain Giresse nuovo allenatore del Mali





Alain Giresse, indimenticato centrocampista della Francia più godibile di sempre ed ex C.T. del Gabon, è il nuovo tecnico del Mali. Giresse (Langoiran, 1952) è reduce da una buona stagione al comando delle "Pantere" dove ha accarezzato anche il sogno di andare ai Mondiali (il girone l'ha poi vinto il più quotato Camerun) e ha disputato una buona coppa d'Africa in Angola. Minimi dettagli separano il francese dalla firma: "Après un examen minutieux des dossiers des différentes candidatures et de discussions franches sur des critères professionnels pour l'intérêt de la sélection nationale, le Comité exécutif de la Fédération a porté son choix sur M. Alain Giresse comme nouveau sélectionneur du Mali." Il Mali, dopo l'ottima Coppa d'Africa del 2004 ha aumentato, negli anni, significativamente il potenziale (è la squadra di Seydou Keita, di Momo Sissoko, di Mahamadou "Djilla" Diarra, di Kanouté, anche se quest'ultimo dovrebbe lasciare) ma ha ottenuto solo cocenti delusioni.

22 aprile 2010

Concacaf Champions: Cruz Azul - Pachuca 2-1

I Cementeros vincono la partita di andata della finale di Champions del Centro-Nord America contro il Pachuca. Tra una settimana il ritorno.

21 aprile 2010

[San Siro] Inter - Barcellona 3-1. Spunti

Il Barça è la migliore squadra del Mondo. Lo rimane anche se l'Inter vince meritatamente la semifinale di andata di Champions e acquisisce un vantaggio in vista del ritorno del Camp Nou. Lo rimane perché non rinuncia mai al suo stile di gioco (che non è solo il possesso palla), anche in una serata difficile, una delle più difficili dell'éra Guardiola, e dove l'avversario strategicamente gli è superiore. Gli uomini di Mourinho vogliono la finale ma anche solo con questa prima tranche di semi dovrebbero essere orgogliosi per aver fatto qualcosa di veramente speciale: battere meritatamente i più forti.

LA SCELTA DEL MODULO NERAZZURRO. Si capisce subito che l'Inter è disposta bene in campo e senza complessi mentali (scoglio, quest'ultimo, non da sottostimare quando si incontra il Barça, vedi tre-quarti dei match della Liga). La scelta di Mourinho è prima logica che vincente: l'obiettivo principe dei nerazzurri deve essere la ricerca della profondità e contro il Barça è obbligatorio avere più di un centravanti che sappia battersi centralmente e spalle alla porta. E' necessario trovarla sugli esterni, con esterni che però sappiano trovare adeguati tempi e modalità di pressione e di scivolamento all'indietro: Eto'o e Pandev sono ottimi per questo lavoro, Balotelli, per mentalità e per evidenti limiti di lettura del gioco, no. Ergo, scelta obbligata davanti. Mourinho ci aggiunge una fase di pressing alta ma non altissima, lasciando la circolazione sulla linea dei difensori e attaccando la palla appena più avanti. Nella fase di possesso se la riconquista è a centrocampo l'ordine è la verticalizzazione immediata, la ricerca diretta (provata con insistenza da Thiago Motta, soprattutto), meglio se con palle alle spalle dei difensori, centrali o laterali: si deve sfruttare la fase più delicata, anche a costo di qualche errore di misura, perché in quella frazione di tempo il Barça, avendo la mentalità che ha, è in evidente disequilibrio. C'è il contropiede, bene; non c'è, si gestisce, provando il cambio di gioco veloce evitando di farsi intrappolare su un lato dal pressing furioso dei catalani. A dirlo si impiegano poche righe, realizzarlo e, più, convincere i giocatori della bontà del piano, all'attenzione (unico errore: il difetto di comunicazione Cambiasso-Maicon-Lucio sulla percussione di Maxwell in occasione della rete blaugrana) e al sacrificio necessario, anche quando la squadra va sotto di un gol, anche quando il Barça ti umilia con il suo possesso palla favoloso: ecco il vero miracolo del portoghese in panchina.

SPONDA CATALANA. Pep Guardiola sceglie Messi dietro Ibrahimovic, Sergio davanti la difesa alta a 4 e Pedro a destra Keita a sinistra e l'immenso Xavi nel vivo del gioco. La circolazione è buona ma non a livello-Barça (Guardiola si lamenterà anche del fatto che il terreno non è stato bagnato, ma Pep è un signore: "nessuna polemica, giocavano in casa loro e scelgono loro"), i due centrocampisti in mezzo più la posizione di Sneijder (un "triangolo" fastidioso che si forma continuamente) e i due attaccanti abbassatosi sui lati danno fastidio. Il miglior Barça è quello dell'ultima parte del primo tempo, quando guadagna campo, ma non è mai incisivo e Messi è costretto a uno contro tutti che, stavolta, non gli riescono. In fase di non possesso i catalani sono spaventosi: spendono le prime frazioni di secondo del momento in cui perdono la sfera alla ricerca immediata del pallone, con organizzazione e straordinaria determinazione, uno spettacolo ( e la vera arma in più del Barça di Guardiola). Dopo l'1-1 della prima frazione, il Barça parte addirittura con un 442, ma viene subito infilzata da un grande contropiede (bravissimo Pandev)e perdendo palla dopo un'uscita sbagliata (altre fase delicatissima: attento e deciso Thiago Motta) lascia il gol del pesante 3-1 all'Inter. L'ultima frazione del match il Pep la gioca senza un centravanti fisso (negli ultimi minuti sposta Piqué là davanti), con Pedro e Maxwell esterni d'attacco e un giro palla furibondo che provoca mischie e paura diffusa in casa nerazzurra.

IBRAHIMOVIC. L'Idea che ha perseguito Guardiola, nel formulare la richiesta alla sua dirigenza al fine di trovare un attaccante forte fisicamente e con qualità, era certamente quella di aggiungere un'opzione offensiva all'arsenale blaugrana. L'appoggio alla manovra di Ibra è lineare: Lucio e Samuel lo hanno raramente anticipato. Però Ibra non ha prodotto nemmeno uno spunto dei suoi, sostanzialmente non ha mai tirato in porta, limitando la sua azione in una zona intermedia e quasi sempre spalle alla porta. Ovviamente, poi, lo svedese non ha la predisposizione al pressing ultra offensivo della squadra. E' un Ibra annacquato, sicuramente in parte debilità dalla convalescenza appena superata, che subisce, lui re di San Siro per anni, addirittura l'onta della sostituzione dopo una partita in cui ha combinato pochino.

ALTRO SPETTACOLO.
Finisce 3-1 la gara di andata, ma c'è ancora una partita da giocare e tutto è ancora aperto. Al di là di tifo, antipatie e simpatie, preferenze e analisi: avercene di spettacoli del genere nel calcio, è questa la differenza tra a Champions League e tutte le altre manifestazioni per club. E tra una settimana è già pronto un altro show, imprevedibile e imperdibile.





INTER (4-2-3-1): Julio Cesar, Maicon (28' st Chivu), Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta, Eto'o, Sneijder, Pandev, D. Milito (30' st Balotelli). (21 Orlandoni, 2 Cordoba, 23 Materazzi, 11 Muntari). All.: Mourinho.

BARCELLONA (4-1-3-2): Valdes, Dani Alves, Piqué, Puyol, Maxwell, Sergi Busquets, Pedro, Xavi, Keita, Messi, Ibrahimovic (17' st Abidal). (13 Pinto, 4 Marquez, 18 G.Milito, 24 Touré, 11 Bojan, 14 Henry). All.: Guardiola.

Gol: 0-1 19' Pedro, 1-1 30' Sneijder, 2-1 48' Maicon, 3-1 61' D.Milito.

20 aprile 2010

Campionato Carioca: Botafogo Campione

Dopo la Taça Guanabara, il Botafogo ha vinto domenica, in finale sul Flamengo, anche la Taça Rio e si è laureato così Campione Carioca 2010. Grande rivincita in primis per Joel Santana, spesato dalla federazione sudafricana l'anno scorso e tornato in patria a testa bassa (non si dimentichi lo 0-6 che il Glorioso ha subito nella Taça Guanabara col Vasco, salvo riprendersi in finale). Pazientemente, Joel Santana ha rimesso insieme i cocci e raggiunto un titolo insperato (le altre grandi di Rio erano tutte meglio attrezzate) e che mancava al Fogão da quattro anni.

Botafogo - Flamengo 2-1


BOTAFOGO: Jéfferson; Antônio Carlos, Fábio Ferreira e Fahel; Alessandro, Leandro Guerreiro, Túlio Souza (Caio), Renato Cajá (Edno) e Somália (Marcelo Cordeiro); Herrera e Loco Abreu. Técnico: Joel Santana

FLAMENGO: Bruno; Leonardo Moura(Petkovic), David, Ronaldo Angelim, Willians e Rodrigo Alvim; Toró(Vinicius Pacheco), Willians, Maldonado e Michael(Fierro); Vágner Love e Adriano. Técnico: Andrade

Gol: 1-0 Herrera 23' (R), 1-1 Vagner Love 44', 2-1 "Loco" Abreu 71'(R)

17 aprile 2010

[San Siro] Inter - Juventus 2-0. Spunti

Bella e importante vittoria per l'Inter in una partita che per quello che è accaduto in questi anni è più di una partita, e l'equilibrio del risultato fino a un quarto d'ora dalla fine ha acceso ancora di più la tensione in campo e sugli spalti di San Siro, denutrito del pienone per ragioni di sicurezza.

IL PRIMO TEMPO. L'approccio alla partita è tutto juventino, giro-palla convinto con Diego come punto di riferimento degli appoggi e ricerca di conclusione da fuori area. Zac sceglie il rombo e le due punte e chiede a Diego di abbassarsi sul lato debole a palla persa per mantenere una copertura in ampiezza del campo. Nessun grande pericolo ma buon avvio per la squadra di Zaccheroni, che però si scioglie troppo presto: al 20' l'Inter ha già preso possesso dell'inerzia della partita e ha concluso verso la porta di Buffon con Sneijder (punizione), Thiago Motta da fuori e Lucio (deviazione del braccio di Zebina, ritenuta forse involontaria). I nerazzurri conducono il gioco ma non riescono a trovare con continuità la profondità e non hanno mai transizioni importanti, né primarie né secondarie. Sneijder non entra mai in partita, zoppica di tanto in tanto e, nonostante le diverse opzioni previste e messe in atto che il modulo dei tre attacanti (movimento di palla e uomini), l'ultimo passaggio è sempre impreciso e il controllo della tre-quarti non produce però pericolosità nei 16 metri finali.

L'ESPULSIONE DI MOMO E LE SCELTE DI ZAC. Il rosso per doppio giallo a Sissoko non muta l'inerzia del match epperò pone una scelta rilevante a Zaccheroni: mantenere un assetto offensivo chiedendo il sacrificio ai tre giocatori d'attacco o inserire un centrocampista di copertura e fare densità in mezzo al campo? Zac non osa, forse le condizioni fisiche e emotive della sua squadra gli fanno sembrare la permanenza di Diego-Iaquinta-Del Piero con la squadra in inferiorità numerica un azzardo troppo grande. Inserisce Polusen che va centro-sinistra con Marchisio che surroga a destra la posizione del maliano: rombo con Iaquinta unica punta. Così si condanna a una difesa ad ad oltranza, anche perché, specie nella ripresa la Juve accompagna la fase offensiva con un solo centrocampista, mantenendo bassa la linea difensiva (anche forse per non concedere transizioni prepotenti ai nerazzurri: le pochissime che lasciano sono pericolosissime: Eto'o calcia alto su un uscita di Buffon). Cannavaro e Chiellini fanno una buona partita in mezzo, anche perché la copertura in mezzo al campo funziona: rimane il fatto che non producendo nulla offensivamente e non lavorando per guadagnare campo non manda mai in apprensione l'avversario, e in questa stuazione all'Inter devi concedere palle gol. I nerazzurri non sono precisi sotto porta (In specie Milito) e mancano il gol del vantaggio. Che trovano però a un quarto d'ora dal 90' con una magia di Maicon, molto presente nella gara fin dal principio anche perché raramente costretto sulla difensiva dagli avversari.

GLI ERRORI E GLI ALIBI DELL'INTER. Giocare sempre, essere impegnati continuamente, in ogni competizione, con un calendario folle che non presenta sconti, fisici e soprattutto mentali, è un alibi certamente per la scarsa brillantezza degli uomini di Mourinho, che pur controllando la partita non riescono a cambiargli il passo. In più, le occasioni che creano sono sprecate malamente. Paradigmatica la prova di Milito, che sbaglia gol che metteva nel sonno a inizio stagione: stanchezza fisica o mentale, o entrambe? L'accoppiata Thiago Motta regista nella prima fase dell'azione e Sneijder assist-man al limite dell'area non funziona proprio per una generale mancanza di spunto: i movimenti ci sono, le combinazioni anche ( bravissimo come sempre Eto'o nelle letture delle situazioni, seppur non agevolato dalla posizione di esterno) ma manca il passaggio importante pre-finalizzazione. In più il muro della Juventus è impressionante fisicamente: Felipe Melo - Sissoko - Marchisio e poi Puolsen hanno solidità e gamba, e ci aggiungono una grande concentrazione in fase di non possesso. Dura per tutti. L'ingresso di Balotelli non produce il cambio emotivo del match che Mourinho spesso trova nelle sue sostituzioni: Mario gioca un discreto match, andandosi a prendere botte e palloni sulla destra ma non produce molto(da fermo invece regala una punizione favolosa, e quasi perfetta: la traversa gli nega l'ennesimo gol alla Juve). E' abbastanza comunque pe ri tre punti per il nuovo sorpasso alla Roma, in attesa del derby capitolino la pressione ora è tutta giallorossa.




INTER (4-2-3-1): Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Thiago Motta (1' st Stankovic), Cambiasso, Eto'o, Snejder (44' st MuntarI), Pandev (10' st Balotelli), Milito (21 Orlandoni, 2 Cordoba, 23 Materazzi 89 Arnautovic). All.Mourinho

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso, Sissoko, Felipe Melo, Marchisio (32' st Salihamidzic), Diego, Del Piero (42' Pt Poulsen), Iaquinta (27' st Amauri) (13 Manninger, 29 De Ceglie, 33 Legrottaglie, 16 Camoranesi). All.Zaccheroni

Gol: 75' Maicon, 91' Eto'o

15 aprile 2010

[Argentina] La rissa verbale tra Caruso Lombardi e Asad

Non bastava il livello tecnico sempre più modesto del campionato argentino. Siamo scesi a un livello più infimo, molto più infimo con due tecnici che si insultano a vicenda a bordocampo: grassone, drogato, accuse varie di maneggiare denaro (anzi: di prendere soldi dai giocatori...). Succede durante il match tra la nuova capolista Godoy Cruz e il Tigre: protagonisti Ricardo Caruso Lombardi e il "Turco" Asad, tecnico dei primi in classifica e poi larghi vincitori della partita (nonostante un gol fantasma concesso ai rivali).

Tutto comincia con il tentativo di Caruso Lombardi di tirare una pallonata al collega. Seguono queste prelibatezze:

Asad: "Le pedis plata a los jugadores vos, Puto, Chanta!”

Caruso Lombardi: "No te agrandés eh, Negro Vigilante, no te agrandés, Hijo de Puta, ándate a la Conchadetumadre! ... Gordo Puto, Falopero! ... Gordo Falopero, andá Drogón! Drogón"

13 aprile 2010

[San Siro] Milan -Catania 2-2. Spunti

Ennesima occasione persa dal Milan per avvicinare la vetta. Il pari in rimonta dei rossoneri sul Catania è condito da diversi ingredienti: una non giustificabile apatia iniziale e il successivo desiderio di riprendere in mano la partita. Anche se montano i segnali negativi nell'ambiente rossonero, dai fischi del pubblico al inguaggio del corpo di alcuni giocatori che non giocano esattamente con la bava alla bocca...

PRIMO TEMPO
. Dopo un paio di combinazioni rossonere a inizio gara il Catania guadagna l'inerzia del match e la mantiene per tutto il primo tempo. Il 433 di Mihajlovic abbassa tantissimo gli esterni d'attacco Izco e Mascara, a formare praticamente un centrocampo foltissimo, pronto a ripartire (ma i terzini rimangono bloccatissimi) utilizzando i tagli di Maxi Lopez in profondità. Biagianti e soprattutto Ricchiuti sono pieni di iniziative e hanno la gamba e la qualità per fare male alla transizione difensiva del Milan che è poca cosa per modalità e tempi di rientro. Il Milan gioca a un ritmo bassissimo, fatica a trovare sbocchi: l'attacco è una serie infinita di uno contro uno da fermo con il Catania che non fatica a portare i raddoppi necessari anche sul lato (bravo comunque Alvarez), segnatamente quello di Ronaldinho, poco incisivo e stranamente approssimativo nel ricamo. Seedorf è in giornata negativa, Pirlo è spesso impreciso e forse stanco, Borriello non vince un duello individuale contro Spolli e Terlizzi e Huntelaar offre qualche giocata di sponda, prova a dialogare ma non trova la posizione e minuto dopo minuto scompare letteralmente dal campo.

ADRIAN RICCHIUTI
. La maggiore sorpresa del primo tempo, che eleva la qualità delle ripartenze del Catania è certamente quella rappresentata dalla posizione di Ricchiuti. Sulla qualità, palla al piede, del ragazzo di Lanus nessuno ha mai avuto dubbi, qualcuno in più sulla continuità della sua concentrazione durante il match e la volontà di sacrificarsi. Invece Ricchiuti gioca un'ora da favola da centrocampista: è motivatissimo, vuole palla, va nello spazio e segna un gran gol, di testa, in rimorchio dopo una buona transizione offensiva rosso-azzurra e un buon assist di Maxi Lopez. Ma non ha difficoltà nel rientrare sotto la linea della palla una volta persa, e ci aggiunge tackle cattivi, da argentino vero. MVP a San Siro, dopo l'esordio in A a trent'anni.

LEO E IL MILAN. Leonardo prova a rimanere in partita: è forse uno dei pochi a crederci ancora. La sua squadra parte bene nel secondo tempo e ha il merito e la fortuna di trovare immediatamente il gol che rimette in gioco il pubblico. Prova a giocarsi le sue carte, inserendo anche il dinamismo di Flamini senza perdere Ambrosini (retrocesso a difensore centrale) e le quattro punte con Mancini e Dinho sulle fasce e Inzaghi e Borriello centrali. Il centravanti campano trova due bei gol che salvano almeno la faccia al Diavolo.

SINISA E LA RIMONTA. Mihajlovic gioca un esimio primo tempo: controlla la gara senza difficoltà e raggiunge addirittura due gol di vantaggio, meritatamente. Nel secondo non riesce però a trovare una linea di condotta chiara per la sua squadra. Il suo Catania entra troppo scarico e disattento nella seconda parte, nei primi minuti, decisivi poi per definire le sorti del match. Surroga Carboni con Biagianti davanti alla difesa con l'inserimento di Ledesma (che si divora il gol del 3-2) ma in generale finisce per venire aggredito dalla partita, che non resce più a ribaltare. La sua squadra arretra troppo e, levato Ricchiuti, rinuncia praticamente a ripartire. Il tecnico serbo è sempre un passo indietro nel match rispetto al Leonardo del secondo tempo e sceglie di chiudere con la difesa a tre centrali solo dopo la rete del pareggio di Borriello, che subisce con in area quasi la parità numerica. In generale nel secondo tempo il Catania perde di identità e vanifica il gran lavoro della prima frazione.





MILAN (4-2-1-3): Dida; Abate, Thiago Silva, Favalli (18' st Flamini), Antonini; Pirlo, Ambrosini; Seedorf (30' st Mancini); Ronaldinho, Borriello, Huntelaar (30' st Inzaghi). A disp. Roma, Zambrotta, Kaladze, Gattuso. All. Leonardo.

CATANIA (4-3-3): Andujar; Alvarez, Spolli, Terlizzi, Capuano; Ricchiuti (27' st Delvecchio), Carboni (16' st Ledesma), Biagianti; Izco (38' st Potenza), Maxi Lopez, Mascara. A disp. Campagnolo, Bellusci, Morimoto, Russo. All. Mihajlovic.

Gol: pt 12' Maxi Lopez, 43' Ricchiuti; st 2' Borriello, 35' Borriello

10 aprile 2010

Sbagliare un gol...

L'Alianza Lima, il cuore del Perù, non riesce a tornare ai vertici. Non va tutto nel verso giusto, eh. Se non si segnano certi gol...

09 aprile 2010

[Africa News] Hervé Renard lascia lo Zambia per l'Angola




Dopo aver abbandonato la panchina dello Zambia, Hervé Renard (Aix les Bains, 1968) ha firmato, è ufficiale, per sedersi su quella dell'Angola. Arrivato in Africa per svolgere il ruolo di assistente di un santone come Claude Le Roy, all'epoca CT del Ghana, Renard ha poi trovato il modo di mettersi in mostra con l'ottimo lavoro svolto in Zambia. Un lavoro che ha mostrato i suoi frutti nell'ultima Coppa d'Africa, dove i Chipolopolo hanno mostrato un calcio veloce, propositivo, piacevole e sono giunti fino ai quarti di finale, eliminati solo ai rigori dalla Nigeria. E proprio l'Angola, sede della CAN di quest'anno, ha deciso di sottoporgli un contratto biennale. I primi contatti sono avvenuti al termine della Coppa d'Africa ma il giovane tecnico francese era attirato anche dalle sirene dela Costa d'Avorio, dove era in lotta per ottenere un posto da CT del dopo Mondiale. Meglio fare un passo alla volta, ha poi pensato giustamente Renard: inoltre l'Angola, proprio grazie all'organizzazione della Coppa d'Africa di quest'anno, ha grandi ambizioni e potenzialità (anche strutturali). Renard (accompagnato dal collaboratore Patrice Baumelle, già vice dello Zambia) ci metterà l'entusiasmo e le capacità, dovrebbe bastare per fare bene.

08 aprile 2010

[Africa News] Costa d'Avorio: Le ultime verità di Vahid Halilhodzic




"La Nazionale della Costa d'Avorio è piena di buoni giocatori ma non è, ancora, un gruppo coeso". Questa critica, pesante ma alla luce degli scarsi risultati recenti sicuramente condivisibile, rimbalzata su giornali ivoriani (Le Patriote) e radio (RMC), per la squadra che ha il maggior potenziale tra tutte le rappresentative dell'Africa giunge da uno che se ne intende. Sì, è l'oggi rancoroso Vahid Halilhodzic a parlare, l'appena giubilato CT della Selephanto, sostituito pochi giorni fa da Sven Goran Eriksson. Tutto vero e tutto giusto, probabilmente. Solo che il motivo per cui questa nazionale zeppa di talento, da Didier Drogba in giù, non ha avuto ancora una stabilità interna ce lo dovrebbe spiegare con qualche inciso in più anche il buon Vahid, invece di denunciarne la portata, dato che sulla panchina degli Elefanti c'è stato lui dal 2008 fino all'altroieri. L'idea che la situazione sfuggita di mano a tecnici e federazione e che ora sia gestita secondo la volontà dei giocatori più carismatici, che insieme stanno cercando di trovare una soluzione accettabile, è sempre più accreditata. Eriksson dovrà quindi sapere recitare il ruolo di psicologo per il gruppo: non un compito facile, a meno di settanta giorni dal Mondiale in uno spogliatoio che tra l'altro non conosce (anche se questo potrebbe essere, da un certo punto di vista, un vantaggio), però se c'è la disponibilità dei big qualcosa di buono si può certamente raggiungere... Ecco, la disponibilità di tutti, ma, oggi, c'è? In Costa d'Avorio si bisbiglia di più di un episodio controverso all'interno del gruppo, anche se Drogba ha pronunciato forse la frase decisiva, dopo l'ultima amichevole con la Sud Corea: "On n’est pas obligé de s’aimer, mais on se doit d’être sincère…"

06 aprile 2010

Torneo Under 19 di Bellinzona: vince il Team Ticino

Dallo Stadio Comunale di Bellinzona

Il Team Ticino, la squadra che raccoglie i migliori giovani del Cantone Svizzero che parla italiano si è aggiudicato, battendo lo Sporting Lisbona rigori, dopo lo 0-0 dei regolamentari, il Torneo Internazionale di Bellinzona riservato agli under 19. Partita non certo zeppa di emozioni e con i portoghesi che conservano per buona parte del match l'inerzia delle operazioni. I ticinesi difendono con ordine, rimangono attenti nella marcatura e quando riescono ripartono velocemente: a lanciare lungo prova il capitano Marchesano, un motorino di centrocampo con un buon calcio, ad illuminare la fase offensiva è delegato Pajtim Kasami, "Mondiale" under 17, transitato dalle giovanili della Lazio, ma che ha abbandonato i biancoazzurri di Lotito rivolgendosi addirittura alla Fifa. Poche le conclusioni svizzere, qualcuna in più quelle dei portoghesi, compresa una traversa colpita dal brasiliano, cresciuto nella Ponte Preta, Matheus Silva (nostro MVP della finale) su punizione, con un tiro secco di mezzo esterno destro. Interessante il modo di stare in campo dello Sporting con una punta alta e forte fisicamente (Baldé: abile anche nello stretto) a fare da perno delle azioni, due esterni potenzialmente di qualità (nel match meglio Renato Santos di Henrique Gomes), due mediani potenti (Neto e Carvalho) ma con buone capacità di calcio, anche lungo, e un centrocampista che integrava i due cercando anche l'incursione centrale, Almeida. Dietro buona spinta e autorità dei terzini, Soares e Garza, e personalità, colpo di testa del centrale Matheus Silva, bravissimo anche nelle punizioni, come detto, che calcia di potenza (nel secondo tempo ha chiamato ancora in causa l'ottimo portiere ticinese Mitrovic). Lo Sporting, che ha prodotto maggiori combinazioni e qualche pericolo in più, non ha però fatto abbastanza per trovare il vantaggio e ai rigori i giovani guidati da Morandi sono stati più abili.




Sporting Lisbona (4231): Ruben Luis; Cedric Soares, Matheus Silva, Nuno Reis (Afonso Taira), Gregg Garza; Renato Neto, William Carvalho; Renato Santos (Alex Zahavi), Luis Almeida (José Lopes), Henrique Gomes (Alexis Quintulen); Amido Baldé. Allenatore: Telmo Costa

Team Ticino (4411): Mitrovic; Maffi, Pusterla, Cinquini, Monighetti; Milosevic, Matovic, Marchesano, Bottani; Kasami; Bankovic. Allenatore: Davide Morandi


Nella finale per il terzo posto vittoria, 4-2, dello Sparta Praga sul Gremio. Partita inizialmente condotta dai brasiliani, in gol dopo pochi minuti con Gabriel Orlandini Spessato, che ha cambiato di inerzia dopo che i ceki hanno fatto sentire un po' i tacchetti. Qualche calcione di troppo ma anche buone individualità, su tutte quelle della mezzapunta dello Sparta Pavel Kaderabek, un '92 da seguire.

01 aprile 2010

[San Siro] Inter - CSKA Mosca 1-0. Spunti

L'Inter vince la gara d'andata dei quarti di Champions' coi russi del CSKA: rimane il rimpianto per non aver gonfiato il tabellino con altre reti, situazione ampiamente alla portata dei nerazzurri che nel secondo tempo martellano la porta degli avversari con una serie di conclusioni pericolose, senza tuttavia giungere al meritato raddoppio.

IL PRIMO TEMPO. L'approccio alla gara non è semplice, l'Inter deve fare la partita senza accendere le ripartenze russe, l'arma che sostanzialmente ha condotto fin qui il CSKA. I nerazzurri controllano la partita, hanno una predominanza netta del possesso palla, inibiscono i contropiedi russi ma non alzano mai il ritmo, che rimane compassato. La mancanza di un uomo come Thiago Motta sulla linea centrale rallenta la circolazione, che manca di tempi adeguati, con la palla che fa fatica ad arrivare pulita ai tre attaccanti e con uno Sneijder acciaccato (problemi e caviglia e interno coscia) raramente trova la giocata giusta. I russi pur difendendo basso riescono così a portare raddoppi nella zona della palla senza problemi, mantenendo le due linee di 4 compatte: soprattutto non soffrono i cambi di gioco che sono troppo lenti e prevedibili. Fisicamente sono dominanti, specie negli uomini di difesa, e levano tanti appoggi centrali della manovra della squadra di Mourinho.

PRESSING OFFENSIVO. La partita cambia poco dopo l'ora di gioco con il gol di Milito ma aveva già preso una piega definita nel secondo tempo quando l'Inter alza la linea e l'intensità del pressing, che da offensivo diventa ultra offensivo. Merito degli attaccanti, del sacrificio di Eto'o e Pandev sui lati, ma merito soprattutto della gara di Cambiasso e Stankovic: monumentali. I due centrocampisti recuperano un numero impressionante di palle oltre la metacampo, soprattutto la loro vigoria inibisce le ripartenze russe, prima nella testa che nei piedi: il CSKA perde convinzione e, dopo il gol, prende paura e si limita esclusivamente a difendere. L'Inter apre in due la partita con i due mediani del 4231 voluto da Mourinho che giocano quindici metri più avanti senza necessità di arretrare, Materazzi e Samuel tengono la linea alta senza rischiare e i nerazzurri producono trenta minuti che sono un susseguirsi di palle gol.

MILITO. Controllo e rapidissima conclusione dal limite dell'area di rigore rubando il tempo al portiere: così l'ex attaccante del Racing svergina il tabellino del match. Un gran gol, da vero centravanti. Diego Milito non sarà la punta più forte del mondo ma ha grande istinto da goleador e una grande coscienza dei suoi mezzi, anche dei suoi limiti: non tenta mai nessuna giocata ad effetto, resta concreto e, come ha dimostrato in questo quarto di finale, lui che la Champions l'ha sempre e solo vista in tv, non abbandona mentalmente la partita nemmeno dopo un primo tempo in cui la fisicità della linea difensiva russa lo tiene a bada. Dopo il gol, gioca mezz'ora di qualità elevatissima, entra praticamente in ogni azione pericolosa, diventa quel perno centrale che mancava nel primo tempo, quel riferimento sicuro di tutte le mezze transizioni che fanno malissimo ai russi obbligati anche a coprire tutta l'ampiezza del campo (specie a sinistra con Eto'o largo che mette palle interessanti, come quando manda Sneijder davanti ad Akinfeev). E lo fa alla maniera di Milito, con linearità, determinazione e concretezza, senza fronzoli.

IL CSKA. Fisicamente i russi sono impressionanti e pur difendendo con linee basse riescono di norma ad innescare ripartenze veloci che fanno male agli avversari (esaltando le caratteristiche ad esempio del sero Krasic). L'Inter riesce però benissimo a coprire la prima fase di questi ribaltamenti: pressando alto nega o rallenta sempre il passaggio di apertura, limitando così la caratteristica più devastante del CSKA. Che si limita al lancio lungo per Necid, perso nella morsa di Samuel e Materazzi: proprio il tecnico Slutsky chiama dalla panchina il gioco diretto verso l'attaccante ceco e chiede ai centrocampisti di accomapagnare la seconda palla. Ma la negazione quasi totale dell'appoggio offensivo mina anche il morale dei russi che piano piano si limitano alla sola fase difensiva. L'allenatore russo non cambia mai sistema di gioco: i sostituti surrogano ruoli e competenze dei titolari, senza incidere granché. Nota di merito per il portiere Akinfeev, personalità e grandissimo senso della posizione: non è necessario volare plasticamente da un palo all'altro per essere un vero numero uno.



INTER (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Materazzi, Samuel, J.Zanetti; Stankovic, Cambiasso; Pandev (93’ Mariga), Sneijder, Eto'o; Milito. A disposizione: Toldo, Cordoba, Chivu, Muntari, Quaresma, Arnautovic. All.: Mourinho.

CSKA MOSCA (4-4-1-1): Akinfeev; V.Berezutski, A.Berezutski, Ignashevich, Schennikov; Krasic, Aldonin (75’ Rahimic), Semberas, Mamaev (71’ Gonzalez); Honda (62’ Dzagoev); Necid. A disposizione: Chepchugov, Nababkin, Odiah, Guilherme,. All.: Slutsky.

Gol: 65’ Milito

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