30 novembre 2009

Il Flamengo a un passo dal titolo

Il Flamengo, dopo la vittoria di ieri a Campinas contro il Corinthians e la contemporanea sconfitta del San Paolo, è vicino al suo sesto titolo nazionale.

Su Gazzetta.it la mia analisi.

Incredibile gol di Diego Souza

Il Palmeiras vince ma il titolo si allontana. Diego Souza realizza un gran gol da metacampo, a testimonianza della sua immensa classe, peccato che la testa non sempre risponda. Un pensierino, però, qualche big europea, potrebbe pure farcelo..

[San Siro] Inter - Fiorentina 1-0 - Spunti

Alla fine vince la squadra che maggiormente cerca la vittoria, anche se a dieci minuti dal termine della partita, una grande giocata di Gilardino, che controlla spalle alla porta, supera in pallonetto i due marcatori Lucio e Samuel, e si presenta davanti a Julio Cesar centrando il palo, poteva stravolgere tutto lo spartito orecchiato fin lì e portare i tre punti alla Fiorentina.

FIORENTINA. Eppure fin lì la squadra di Prandelli aveva fatto poco. Vero che, senza Mutu e con Jovetic in panchina (il tecnico alla fine dirà che nemmeno con un'iniezione di antidolorifico potente il montenegrino era in grado di scendere in campo), con Santana a supporto dell'unica punta, e Marchionni out dopo un quarto d'ora (dentro Jorgensen) la potenzialità offensiva della squadra viola non poteva che essere limitata. Limitata, non nulla: la Fiorentina non riesce ad appoggiarsi sulla punta: Gila è ricercato direttamente ma dietro ma è spesso anticipato, Vargas, l'unica arma d'attacco credibile è disinnescata dall'attenzione di Zanetti e mai servita coi tempi giusti. Il peruviano si limita a qualche conclusione velleitaria da fuori, Montolivo lo imita nei risultati. In generale la squadra di Prandelli si rende un minimo pericolosa, senza tuttavia trovare giocate realmente pericolose, con qualche contropiede estemporaneo. In mezzo né Zanetti né Montolivo hanno i giusti tempi di pressione e nei raddoppi sono spesso in ritardo, l'Inter riesce a trovare l'appoggio alla punta o all'esterno con relativa facilità, la Viola è quasi sempre troppo bassa e lascia troppo campo. Prandelli alla fine accetta questa inerzia e prova comprensibilmente a strappare un punto. L'uscita di Dainelli, non al meglio, surrogato da De Silvestri, con lo spostamento di Comotto in mezzo (in panchina non ci sono altri centrali) toglie ulteriore sicurezza al centro della difesa: l'irruenza dell'ex terzino del Torino fa il resto: cerca ingenuamente la palla su Milito e trova solo le gambe.

INTER. Il rilancio di Quaresma (grande gara del portoghese, finalmente) permette all'Inter di avere un ulteriore sbocco offensivo che allarga le già non strettissime maglie della difesa viola. Il non sempre puntuale raddoppio dei centrocampisti fiorentina lascia lo spazio per il dribbling all'ex Porto che indovina giocate in serie producendo continua pericolosità. Mourinho parte con un 4231 piuttosto spurio con Eto'o che inizia a sinistra, Stankovic in impostazione e Muntari in grande e proficua pressione centrale in fase di non possesso e continuo inserimento dal lato debole quando la palla è dell'Inter. Sia in fase di transizione controllata che a difesa schierata (l'ampiezza di Quaresma è ricercata con giocate lunghe dirette, e potrebbe essere cercata maggiormente) l'Inter trova sempre la profondità e la conclusione. Gli attaccanti sbagliano qualche controllo, qualche uno-due non finisce come dovrebbe e quasi mai la conclusione è precisa ma l'Inter è padrone del campo, ritrova la sicurezza dopo la magra del Camp Nou, e arriva ai 16 metri con facilità (Kroldup e Dainelli non anticipano quasi mai). Dietro, salvo l'occasione di Gilardino, non va mai in sofferenza, a metacampo la pressione di Muntari in zona alta e di Cambiasso e Stankovic più dietro rallentano tutti i ribaltamenti viola, che non arrivano mai a uno sbocco offensivo credibile, né sull'ex centravanti milanista, né su Vargas. Con la Viola sempre più arroccata e sempre più disordinata nel pressing, continuano le giocate in profondità dell'Inter, Thiago Motta, entrato per Muntari, pesca Milito in area e l'ex attaccante genoano è abile nella ricerca del rigore, che c'è tutto, e nella successiva realizzazione. Eto'o, decisamente non in palla e con qualche blocco psicologico forse dovuto a un problema fisico che si trascina da mesi, si divora il gol del 2-0 a tu per tu con Frey. Nel dopo partita la curiosità dei media è stimolata dall'assenza di Balotelli, confinato in tribuna da Mourinho.




INTER: Julio Cesar; J. Zanetti, Lucio, Samuel, Chivu; Stankovic, Cambiasso, Muntari (dal 28' s.t. T. Motta); Quaresma (dal 28' s.t. Mancini), Milito (dal 41' s.t. Vieira), Eto'o. (Toldo, Cordoba, Materazzi, Krhin). All. Mourinho.

FIORENTINA: Frey; Comotto, Dainelli (dal 31' s.t. De Silvestri), Kroldrup, Gobbi; Montolivo, C. Zanetti; Marchionni (dal 18' p.t. Jorgensen), Santana (dal 40' s.t. Castillo), Vargas; Gilardino. (Avramov, Pasqual, Babacar, Jovetic). All. Prandelli.

Gol: Milito su rigore al 40' s.t.

27 novembre 2009

Barça - Inter 2-0. Filosofia e applicazione

Le ultime uscite dell'Inter avevano illuso che si fossero consolidate certezze all'interno del progetto nerazzurro. E in effetti in campionato l'ultima prova di Bologna è stata molto buona: sicurezza e organizzazione. Il problema è che il Barça è una squadra unica e giocare nell'ampio Nou Camp le regala anche notevoli vantaggi, psicologici e tecnici. C'è ampio dibattito su come si debba cercare di fermare i Blau-Grana in casa propria. L'Inter di Mourinho sceglie di giocarsela uscendo palla al piede, evitando il lancio lungo e il gioco diretto sulle punte, seguendo la nuova mentalità suggerita dalla società allo Special One: più palla a terra, e in quest'ottica si legge anche la rinuncia a un attaccante come Ibrahimovic. La scelta dei centrocampisti è tutta discutibile, ma è ovvio che in nerazzurro si sta assistendo a una rivoluzione che non ha ancora visto la fine, anzi: il percorso è appena iniziato. Tornando alla gara del Nou Camp, le assenze di Ibra e Messi hanno forse illuso molti ma, quantunque giocatori di altissima levatura, non sono il Barça. Il Barça ha una filosofia di squadra che non può mutare, specie se in campo ci sono fenomeni come Xavi e Iniesta, giocatori-chiave ancor di più degli attaccanti assenti. Il Barcellona ha dominato la partita, non tanto per le occasioni da gol (in fin dei conti non così tante) quanto per come ha disposto dell'avversario, a piacimento, tanto per testimoniare come il Barça sia, anche da questo punto di vista, "più di un club", appartiene a un'altra galassia ( e questo, i Moratti di questa terra dovrebbero riconoscerlo a mente fredda, non si costruisce in un anno). Cercare di battere il Barça sul proprio campo, quello del palleggio, mi pare davvero impossibile, almeno oggi. Vero che nella partita di andata l'Inter aveva giocato un buon venti minuti di possesso palla ordinato e efficace, mettendo sotto il Barça. Ma la differenza l'ha fatta il pressing ultra-offensivo dell'altra sera, facilitato (bestemmia) dalla non presenza in campo soprattutto di un giocatore come Ibra: Pedrito e Henry (anche questo Henry) sono più funzionali per una situazione di pressing rispetto allo svedese. Inoltre, proprio non disponendo di un appoggio sicuro come Ibra davanti devi riconquistare palla il più alto possibile e Guardiola ha esasperato il suo pressing offensivo, già di norma abbastanza alto (secondo me la vera arma in più targata Pep, nel Barça che possiede una filosofia definita almeno dopo l'era Cruijff). La pressione del Barça non è solo esercitata nei confronti dei giocatori più vicini alla palla ma è necessario che la linea difensiva (davvero ottimo Piqué) sia altissima nei momenti giusti, per ridurre lo spazio tra le linee. I giocatori riconoscono quando devono salire per pressare o scivolare per riequilibrare. Una volta riconquistata palla il Barça, grazie alla qualità che possiede, la gira come vuole, allarga il campo, trova spazio ovunque, sa dove e quando entrare, con giocatori che, tranne rarissime eccezioni, hanno capacità di calcio, anche lungo, molto preciso e buone doti di corsa.
C'è di più: subire questo tipo di gioco, essere al centro del "torello" è altamente frustrante, specie per una squadra che si considera legittimamente di alto livello, e l'autostima si autodistrugge quando si prende il gol dopo aver continuamente barcollato.

Il 2-0 di Pedrito: la filosofia del Barça

26 novembre 2009

[Cile] La fantasia di Pizzi: inserisce un portiere a fare il centravanti e lo ripaga col gol qualificazione!

Juan Antonio Pizzi, ex attaccante di Barcellona, River Plate e Central, allena ora in Cile, al Santiago Morning. Ieri notte ha giocato il ritorno dei quarti di finale del campionato Clausura cileno contro l'Audax Italiano, regolato 4-2 all'andata. L'Audax però ha rimontato nella prima parte del match i due gol di svantaggio. A quel punto Pizzi decide di inserire il portiere di riserva Victor Loyola, ma non in sostituzione del numero, no: solo per avere un uomo alto in area. Bene: al terzo minuto di recupero Loyola trova una gran girata di testa che si infila in rete: 2-1 finale e Santiago Morning che si qualifica per le semifinali...

24 novembre 2009

Angel Cappa si dimette dall'Huracan

Dopo aver sfiorato il titolo, giocando un ottimo calcio (con Pastore e Defederico sugli scudi), il suo Huracan non ha ripetuto il miracolo in questo Apertura. Anzi. La sorte di Angel Cappa era segnata, però la nuova, ennesima sconfitta, stavolta in casa col San Lorenzo ha fatto precipitare la situazione. Cappa lascia la panchina del Globo, non certo l'Huracan nel suo cuore. E per annunciare tale decisione utilizza il suo blog. Questo il messaggio per i tifosi:
No puedo decirle adiós a Huracán. Tampoco a ustedes. Por eso hoy lunes, quiero despedirme de todos con la esperanza de volver algún día. Dije y repito que a este club llegué como director técnico y me voy como un quemero más, porque ustedes me hicieron sentir así. Y es un orgullo para mí. Vivimos cosas inolvidables. Tuvimos el privilegio de asistir al nacimiento y breve desarrollo de un equipo que seguramente pasará a la historia de este club y posiblemente ocupará también un lugar importante en el fútbol argentino que encontró en él una esperanza. Y sufrimos juntos la desintegración de esa ilusión, antes inclusive de que alcanzara su pleno rendimiento. El final fue el peor de los posibles, pero estoy seguro de que pasado un tiempo quedará para siempre en el recuerdo el equipo del clausura. Seguramente esta decisión que hoy tomo tendría que haberla tomado mucho antes, pero el cariño de toda la gente y el compromiso con los jugadores, hizo que la retrasara. El lìmite fue excedido y hoy es el punto final. Muchas gracias por el respeto y el cariño que me dispensaron siempre y hasta el último momento. Seguiré en Buenos Aires y me verán en la cancha como un hincha más. Un abrazo y otra vez hasta pronto. El blog seguirá abierto mientras ustedes tengan interés. Nuevamente muchas gracias.

Brasile dei giovani - Luci e ombre

Il Brasile è la terra del calcio. Lo è stato o lo è? Ronaldo e Ronaldinho, quelli veri, quindi non quelli che oggi ci regalano solo sprazzi della loro classe, sono stati i migliori giocatori del Mondo. Oggi, vista anche la fase non felicissima di Kaká, sono Messi e Cristiano Ronaldo a contendersi lo scettro di re. Se consideriamo le competizioni internazionali abbiamo ancora negli occhi il fallimento di Germania 2006, e a livello giovanile i verde-oro non vincono un Mondiale dal lontano 2003, anno in cui si aggiudicarono le rassegne under 20 e under 17. La nazionale di Dunga, dopo un inizio molto stentato ha recuperato quota, si è qualificato per Sudafrica 2010, giocando anche un calcio intelligente e produttivo. Ed è proprio la nazionale dell'ex centrocampista che ha prodotto un'idea di futebol di squadra se non del tutto nuova, certamente maggiormante più strutturata rispetto al passato. Il Brasile che stradominava in campo come nel Mondiale del 1970 è morto al Sarrià per merito di Paolo Rossi e Bearzot. Dopo una fase di ricerca e sperimentazione maldigerita (il “libero” di Lazaroni, episodio paradigmatico) il Brasile è tornato a vincere con CT pragmatici, Carlos Alberto Parreira e Felipão Scolari, che hanno cercato un equilibrio tattico senza limitare totalemnte il talento individuale e hanno battagliato parecchio per costruire un “gruppo” coeso. Il leggero passo indietro voluto sempre da Parreira agli ultimi Mondiali, con una squadra zeppa di superstar, quasi tornando a stilemi che parevano dimenticati per il calcio brasiliano, ma che in realtà rimangono vividi nell'idea di calcio si tanti appassionati nati a Rio De Janeiro e dintorni, è stato un completo fallimento. Dunga ha proceduto a una nuova svolta, che cercherà ancora di smuovere quell'idea di calcio antico a cui però tanti brasiliani pare non vogliano rinunciare. Ma l'ex centrocampista di Pisa e Fiorentina è ancora una mosca bianca nel settore tecnico brasiliano. Guardiamo al futuro, guardiamo ai giovani. I risultati non sono brillanti. Vero che il Brasile comanda a livello continentale ma non può certo accontentarsi di dettare legge in Sudamerica: ai recenti Mondiali under 20 ha raggiunto le finale, perdendola poi ai rigori col Ghana ma giocandola per almeno un'ora con un uomo in più, mostrando molte soffrenze con una rimaneggiatissima Germania e, in semifinale, col Costarica. L'Under 17, nei Mondiali svoltisi in Nigeria è riuscita nell'impresa di non superare nemmeno la prima fase a gironi. Mala tempora currunt, altro che “Ordem e Progresso”, come si legge sulla bandiera verde-oro...

Abbiamo assistito (sconfortati) a una conferenza stampa di Rogerio Lourenço, tecnico della selezione under 20, all'ultimo Mondiale, in Egitto, dove il CT insisteva su come l'avversario che ha avuto di fronte, la Germania, “nonostante il talento a disposizione ha giocato una partita difensiva.” Caricando l'intervento di totale disgusto. Il fatto reale è però che la Germania, pur perdendo, ha messo in estrema difficoltà il Brasile perché ha giocato sì una partita difensiva, ma soprattutto una partita organizzata, ha giocato una gara con intelligenza e con un piano partita definito in cui tutti gli uomini sapevano cosa fare. Ha perso perché il talento medio era almeno di una paio di spanne inferiore e per qualche errore di troppo a livello individuale. Altro punto deprimente: la tipologia di allenamenti del time sudamericano, quasi sempre poco intensi, con la partitella come evento principe oltre a una serie di situazioni su palle inattive. Rogerio Lourenço è un classico allenatore che si incontra nella federazione brasiliana, e che si sposa appieno con l'idea di calcio maggioritaria nel Paese. Possiede certo una cultura tattica superiore a un allenatore brasiliano di qualche lustro fa ma, in generale, la gestione della squadra rimane sempre affidata a comportamenti e modi di pensare e agire datati. Non si chiede a un brasiliano di fare l'europeo, solo di elaborare una metodologia che si sposi col calcio moderno fatto di elevata intensità: Dunga potrà fallire ma in questo senso ha già prodotto qualcosa di nuovo. Molti tecnici federali, invece, no. Forse anche perché non c'è un segnale forte da parte dei vertici, impegnati più a far di conto che pronti a elaborare progettualità.

Sgombriamo il campo da ogni dubbio: il talento giovanile brasiliano è sempre di prim'ordine: è vero che l'Argentina recentemente ha avuto una fase incredibile in cui aveva a disposizione una serie di prospetti favolosi, la “Generazione Messi”, ma ora vive una fase di riflusso e il Brasile è tornato ad avere la migliore argenteria. All'ultimo Mondiale under 20, la migliore cartina al tornasole per giudicare un movimento calcistico, il Brasile ha messo in mostra giocatori come Giuliano (per tanti osservatori il miglior giocatore del torneo), Alex Teixeira, Alan Kardec, Paulo Henrique “Ganso”, Souza, Douglas, Maylson, Diogo, Rafael Toloi, Dalton, Rafael, solo per citare quelli che hanno fatto meglio,e che certamente hanno di fronte un grandissimo futuro. Non basta. Per volontà dei club (e una mancanza di polso della FIFA) non hanno risposto alla convocazione una serie incredibile di talenti, teoricamente in età per disputare la competizione: a cominciare da Pato, passando per Dentinho (Corinthians), Sandro (Internacional), Rafael Carioca (Spartak Mosca), Sidnei (Benfica), Breno (Bayern Monaco), Rafael e Fabio (Manchester United), Renan Oliveira (Atletico Mineiro) e terminando con Neymar, stellina del Santos impegnato con l'under 17. En passant: anche l'under 17 ha fatto una figura pessima al Mondiale di categoria in Nigeria, dove era uno dei favoriti, e anche qui il talento certo non mancava, vedi pure la presenza di Philippe Coutinho, grande speranza del Vasco da Gama già bloccato dell'Inter per una cifra vicina ai 4 milioni di euro, senza dimenticare prospetti interessanti come Gerson (Gremio), Wellington Silva (Fluminense) e Felipinho (Internacional). L'esperimento under 17 pur se esemplificativo e, nei risultati, vergognoso per una squadra come il Brasile, non è del tutto probante proprio per la giovanissima età dei ragazzi, però anche a questo livello, al di là delle considerazioni tattiche, che qui pesano meno, esiste il problema della gestione dei giocatori. Il Brasile è una terra di procuratori, ormai. Grandi società totalmente estranee dal mondo del calcio, stanno investendo pesantemente sul mercato del futebol, finanziando o costituendo agenzie sportive ad hoc con procuratori che non sempre sanno gestire il ragazzo. Togliendogli serenità e rendendolo uno pseudo professionista prima del tempo. Un attimo: non è certamente facile la gestione di un ragazzo che molto spesso, almeno in Brasile, giunge alla notorietà dopo un'infanzia non sempre facile. Non esistono formule sicure e vincenti, quindi nessuno si erge a giudice, moralizzatore o altro: sicuro però è che non sempre il talento diventa quel che può e deve diventare, e oggi è più difficile di ieri gestirsi e gestire un calciatore. Il Brasile, terra di calcio, vive più a fondo queste problematiche. Il talento c'è, è però necessario coltivarlo, bene, con metodo e con un po' di fortuna. La terra rimane florida, quasi magica. Il calcio cambia, il Brasile resta, tocca però adeguarsi.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Guerin Sportivo n.46/09

23 novembre 2009

[San Siro] Milan - Cagliari 4-3 - Spunti

GENERALE: A metà primo tempo, dopo una serie di azioni che certificavano un dominio piuttosto netto del Cagliari, in molti si sono chiesti se davvero poteva funzionare il modulo di Leonardo con tre attaccanti piuttosto statici, molto celebrato nel fin esettimana. In due minuti, in chiusura di primo tempo, un corner e una verticalizzazione conclusa da un gran destro di Pato, il Milan ha ritrovato il definitivo vantaggio. La domanda rimane la stessa: questa struttura che porta a un forte disequilibrio in campo, a una squadra spesso spaccata in due, lunga e che vive sostanzialmente di tanti uno contro uno, può funzionare? Intanto, funziona, se si dà retta ai risultati. Poi c'è la considerazione che affiora dalle dichiarazione dei protagonisti milanisti: "non ci sono alternative a questo modulo". Non è esattamente una dichiarazione di fede cieca e di assoluta convinzione in quello che si sta facendo ma finché si mettono punti in classifica...

MILAN: I rossoneri iniziano pianissimo però trovano il gol al primo affondo: palla in area per Borriello, spalle alla porta, con Marchetti che esce per coprire chissà cosa e si trova fuori posizione quando Seedorf riceve la palla-assist dell'attaccante e smuove la rete. Il vantaggio non indirizza il match, dato che il Cagliari alza i ritmi di gioco, cercando sempre la ripartenza veloce e organizzata. Il Milan ha una transizione difensiva deficitaria, anche perché gli attaccanti se ne disinteressano completamente: in questa fase del match i sardi sono padroni del campo, realizzano due gol e ne sfiorano altri. Il Milan barcolla ma non abbandona il modulo: si cerca di cambiare il lato con un solo passaggio per provare l'uno contro uno di Pato o Ronaldinho ( su cui Allegri spende un difensore di ruolo come Canini), c'è l'appoggio centrale di Borriello, applauditissimo. Pirlo pesca i tre davanti con relativa facilità, e con Ambrosini prova a mantenere un minimo di equilibrio. Rientrato nel secondo tempo, con il vantaggio sul tabellone, il Milan gioca buoni venti minuti, mantenendo una linea difensiva alta (Kaladze - male sulla prima rete - gioca al posto di Nesta, con Thiago Silva che va sul centro-destra) e una squadra un po' più compatta: si riprende l'inerzia del match più psicologicamente che per un reale vantaggio tattico-strategico. E anche se rischia in qualche ripartenza di troppo (ma non con la continuità del primo tempo), alla fine porta a casa i tre punti senza troppa sofferenza, anche risistemandosi nel finale con un abbozzato 442 che prevede il giovane Strasser in mezzo e Inzaghi davanti.

CAGLIARI: La squadra di Allegri ha avuto un grande match point nel primo tempo: padrona del campo, poteva segnare almeno un'altra rete, minando così la fiducia del Milan. Invece Matri, che fa sì un grande movimento, protegge palla e aiuta la squadra, non è esattamente un cecchino davanti alla porta e Jeda non è ispiratissimo (ma Nené, 5 gol in pochissimi minuti, anche ieri a segno, proprio non può giocare dall'inizio per Allegri?) e il terzo gol non arriva. Nel secondo tempo il Cagliari non ha la stessa convinzione dei primi 45 minuti, e il risultato non arriva anche se in qualche ripartenza addirittura gioca situazioni di parità numerica al limite dell'area rossonera: pure qui, però, Matri non riesce a trovare lo spunto giusto né letture interessanti.
4312 per Allegri con Canini a destra in marcatura su Ronaldinho e Agostini a sinistra che prova a spingere per portare qualche metro indietro Pato. A centrocampo Conti sotto controllo, Biondini solità quantità e Dessena gioca un primo tempo pieno di iniziative, esattamente come un ottimo Lazzari: segna il secondo gol (sul lato debole il Milan, con questa disposizione, concede sempre tantissimo, dato che non ha un esterno di chiusura) e alimenta diverse ripartenze. Ha un sinistro educatissimo e buonissime capacità di lettura, anche fantasia nella giocata, proprio non si riesce a trovargli un posto in modo che possa giocare con più continuità?





MILAN (4-2-1-3): Dida; Oddo, Thiago Silva, Kaladze, Zambrotta; Pirlo, Ambrosini; Seedorf (25' st Abate); Pato (38' st Strasser), Borriello (31' st Inzaghi), Ronaldinho. (Storari, Favalli, Antonini, Huntelaar). All.: Leonardo.

CAGLIARI (4-3-1-2): Marchetti; Canini (25' st Pisano), Lopez, Astori, Agostini; Dessena, Conti, Biondini (17' Nenè); Lazzari; Jeda, Matri (36' st Larrivey). (Lupatelli, Brkljca, Parola, Barone). All.: Allegri.

Gol: Seedorf (M) al 5', Matri (C) al 9', Lazzari (C) al 30', Borriello (M) al 38', Pato (M) al 40' p.t.; Ronaldinho (M) su rigore al 16', Nenè (C) al 24' s.t.

20 novembre 2009

Palmeiras, il peggio: ring per Obina e Mauricio!

Sembrava essere l'anno giusto per il Palmeiras, e invece niente. A meno di miracoli il Verdao, che ha comandato per lungo tempo il Brasilerao, abbandona la lotta per il titolo (anche se matematicamente se la può ancora giocare: Flamengo e San Paolo, le due rivali che precedono il Palmeiras in classifica, saranno in campo domenica). E lo fa nel modo peggiore: al termine del primo tempo della partita contro il Gremio (poi persa 2-0) Obina e Maurício, entrambi del Verdao, ingaggiano un match di pugilato e vengono espulsi!

Vasco da Gama leader tra i giovani

Si sta giocando in Bolivia il Campionato Sudamericano under 15. Dopo una fase a gironi, quattro squadre si sono qualificate per il raggruppamento finale: Brasile (che nella prima parte ha segnato 18 gol in 4 partite), Paraguay, Ecuador e Uruguay.
Parliamo proprio di bamibini, però... ancora un super talento del Vasco si è messo in mostra: Guilherme (Rio de Janeiro, 1994), mezzapunta con notevoli numeri, e ieri autore del gol nel parggio fra il Brasile e il Paraguay nell'esordio della seconda fase. Dopo Alex Teixeira e Phillipe Coutinho (ieri importanti parole spese per lui da José Mourinho), ecco un nuovo ragazzo, anche lui mezzapunta (meia, nella definizione brasileira), su cui in tanti scommettono. Goduria superiore il fatto che il giovane Guilherme è stato scartato dal Flamengo... Il recupero di un giocatore ammirato nell'under 20 come Souza, le buone prove di Allan (oltre a nomi di sottobosco, però dietro Lanyan c'è il Chelsea...) in prima squadra segnalano come il Vasco sia sempre attivissimo a livello giovanile. Quest'anno, è ormai chiaro, si ritorna in serie A, si veda di gestirlo bene questo talento...

19 novembre 2009

Qualificazioni: Portogallo, Uruguay e Francia sì, Russia ed Egitto no

Il gol palesemente irregolare che porta la Francia ai Mondiali non può cancellare cosa la Nazionale di Domenech ha offerto in questa Qualificazione: sostanzialmente nulla, un vuoto alimentato da scelte bizzarre, partite gestite in modo quantomeno discutibile e una polemica infinita con parte dei tifosi e della stampa. Va in Sudafrica e non ci va l'Irlanda del Trap (QUI alla tv irlandese), che meritava molto di più, anche perché è riuscito, a 70 anni, a tirare fuori tutto, e qualcosa di più, da una rosa irlandese non certo ricca. L'opposto di Guus Hiddink, forse alla più grande delusione della carriera: il talento della Russia era notevole, la Slovenia probabilmente la squadra meno attrezzata di tutti questi spareggi. Eppure il gruppo di Matjaž Kek gioca una partita attenta e l'ex Frosinone Zlatko Dedic segna il gol che mortifica tutto il progetto milionario russo, che aveva investito non poco in un tecnico vincente come l'olandese. Dedic gioca ora al Bochum, come Anter Yahia (ex Primavera Inter): l'algerino ha spezzato, con un gran gol, l'equilibrio tra la sua nazionale e l'Egitto nella tensione di Khartoum, luogo dove si è svolto lo spareggio che porta l'Algeria ai Mondiali. Tanta la delusione dell'Egitto, ma anche quella della Bosnia, che poteva finalmente mettere in campo una squadra competitiva (Dzeko, Ibisevic, Misimovic) e incontrava un Portogallo senza Cristiano Ronaldo: Bruno Alves, tanti pali e tanta sfortuna a Lisbona e, invece, una gara insipida a Zenica la lasciano a casa. Senza troppi spunti di classe, ma finalmente con lo spirito giusto, la squadra dell'ottimo Carlos Queiroz, grazie a un giocatore tutto sostanza come Raul Meireles, trova il gol che accompagna il Portogallo alla fase finale del Mondiale. Fuori Sheva e dentro la Grecia dell'inossidabile Rehhagel. L'Uruguay ha giusto qualche brivido col Costarica, ma in Sudafrica ci va meritatamente.

Il gol-furto di Gallas, dopo il mani di Henry


ALGERIA - Egitto 1-0
SLOVENIA - Russia 1-0
Ucraina - GRECIA 0-1
Bosnia - PORTOGALLO 0-1
URUGUAY - Costarica 1-1
FRANCIA - Irlanda 1-1

18 novembre 2009

Ricardo La Volpe lascia l'Atlas Guadalajara


Altro brutto colpo per il Lavolpismo, corrente in cui militiamo. E' finito male il ritorno di La Volpe negli Zorros: il Bigoton lascia l'Atlas, dopo un stagione davvero deludente. La vittoria a Tuxla contro i malandati Jaguares trattavasi di match inutile poiché entrambe sono già fuori dalla Liguilla, come in Messico chiamano i playoffs per il titolo (che cominciano proprio questo week end). Questa la griglia (a casa anche il Pachuca e las Chivas, sconfitti all'ultimo match dal Cruz Azul con un gol al 90' del "Tito" Villa...):

Morélia x Santos Laguna
Toluca x San Luis
Cruz Azul x Puebla
América x Monterrey

17 novembre 2009

Intervista a Dominic Adiyiah




Settimana scorsa la Gazzetta mi ha pubblicato l'intervista che ho realizzato con Dominic Adiyiah, miglior giocatore del Mondiale under 20, che ha vinto con il suo Ghana, e recentemente acquistato dal Milan.

Per leggerla, vai al link

16 novembre 2009

Kanouté: A veces me avergüenzo de todo lo que tenemos

Da "El Pais" del 16 novembre.

Intervista a Frederic Kanouté:

Frédéric Kanouté (Lyon, Francia; 1977) achina los ojos para mirar la portada del libro Un arco iris en la noche, el relato de Dominique Lapierre sobre la historia de Suráfrica desde la llegada colonizadora de unos campesinos holandeses a Ciudad del Cabo hasta el horror del apartheid. Su madre, profesora de filosofía en Lyon, le inculcó el amor por las letras. Su padre, un obrero de Malí, el trabajo duro. Y ambos, el respeto por la diversidad de culturas, razas y religiones. Así se forjó la personalidad de este singular futbolista que vive con los pies en Europa y la cabeza en África. CONTINUA

15 novembre 2009

Svizzera Campione del Mondo under 17

Un gol al 18' della ripresa di Haris Seferovic nella finalissima contro la Nigeria, regala alla Svizzera il sogno del Mondiale under 17. Non bastano i 25 tiri verso la porta dei giovani africani, non dotati di un relizzatore efficace che potesse finalizzare l'ottimo lavoro di squadra. Vince la Svizzera del talentuoso Ben Khalifa, vince con merito il torneo, anche senza esprimere un gioco esteticamente godibile: durante il Mondiale ha fatto fuori nazionali di maggiore talento, a cominciare dall'Italia nei quarti. Terzo posto per la Spagna, che batte 1-0 la Colombia (gol di Isco) nella finalina.



Nei prossimi giorni altri approfondimenti sul torneo

14 novembre 2009

Oba Martins porta ai Mondiali la Nigeria! Spareggio Egitto - Algeria



Una vera grande sorpresa. La Nigeria trascinata dalla doppietta di Obafemi Martins (altro gol di Yakubu nella vittoria decisiva in Kenya per 3-2) si qualifica per i Mondiali poiché la capoclassifica Tunisia si "suicida" perdendo in Mozambico e gettando così il vantaggio di due punti che possedeva prima dell'inizio dei match. Grande sospiro di sollievo per le SuperAquile anche perché la rete decisiva dell'ex giovane promessa dell'Inter ora al Wolfsburg è stata siglata all'82' mentre il gol che ha regalato il terzo posto nel girone al Mozambico ( e quindi la qualificazione per la prossima Coppa d'Africa) e negato i Mondiali alle Aquile di Cartagine l'ha segnato Dario Monteiro all'83'!

Con questo gol nel recupero (festeggia in tribuna anche il figlio di Mubarak) di Emad Moteab l'Egitto raggiunge l'Algeria al primo posto e mercoledì sarà spareggio fra le due squadre nordafricane per decidere chi dovrà andare al Mondiale Sudafricano:

13 novembre 2009

[Mondiale u17] Sarà Nigeria - Svizzera la finale

Autoritarie in semifinale, la Nigeria padrona di casa e la sorprendente Svizzera di Ben Khalifa e Seferovic si giocano domenica la semifinale del Mondiale under 17.

Nigeria - Spagna 3-1


Svizzera - Colombia 4-0

12 novembre 2009

André Villas Boas allo Sporting ? Alla fine è Carlos Carvalhal il prescelto




L'ex assistente di José Mourinho secondo diverse fonti è stato molto vicino alla panchina dello Sporting, abbandonato da Paulo Bento dopo un inizio di stagione disastroso. Villas Boas gode di molta considerazione: ha preso da un mese la Académica di Coimbra e ha in soli pochi giorni ribaltato la struttura di gioco, costruendo una squadra con principi e obiettivi chiari. Una vera rivoluzione. Da qui la chiamata di Bettencourt, che certamente cerca un tecnico non affermato, anche perché all'Alvalade di soldi ne girano pochi (era girato anche il nome di Co Adriaanse ma è difficile che si convinca l'allenatore olandese con un tozzo di pane, stesso discorso, ovvio, per Felipao Scolari). Così la scelta è parsa cadere su Villas Boas (gradito anche dalla maggior parte del tifo leonino), come titola a tutta pagina "A Bola" ed è ripreso in prima da "Record" e "O Jogo", confermando le indiscrezioni dei giorni scorsi. Esistono anche lati oscuri: Villas Boas è certo tecnico con idee ma non ha mai allenato veramente e, poi, è giusto rischiare subito con una squadra che ha una struttura societaria non chiara (ieri è stato nominato Sa Pinto direttore della sezione calcio, avrà ampi poteri?)? Certo Lisbona, dopo Jorge Jesus, allenatore molto preparato che sta facendo benissimo con le Aquile, con un gioco aggressivo, produttivo e esteticamente piacevole (un 4132 vero, con un solo pivot difensivo, Javi Garcia, per di più con Fabio Coentrao trasformato in terzino), un altro innovatore non farebbe male alla capitale (più Jesualdo Ferreira a Porto, mica male sto calcio portoghese).

UPDATE: Dopo una serie di annunci, contro-annunci e misunderstanding, l'annuncio ufficiale dello Sporting segnala il 43enne Carlos Carvalhal, quanto a metodologia e competenza uno dei miglior tecnici portoghesi, come nuovo allenatore dei biancoverdi. Con lui si spera ritorni il calcio all'Alvalade...

10 novembre 2009

Tre gol del week end

1 - I chili in più ci sono sempre, la classe pure. Davvero Fenomeno. Ronaldo contro il Santo André.

2 - Il Banfield ci crede davvero. Corsari al Boedo: decide Sebastián Fernández

3 - Non male per un ragazzo nato e cresciuto, anche calcisticamente, a Reunion, nell'Oceano Indiano: Dimitri Payet poco più che ventenne attaccante del Saint Etienne: i Verdi finalmente vincono una partita...

PLUS: l'incredibile 5-5 (sic) tra Lione e Olympique Marsiglia

09 novembre 2009

[San Siro] Inter - Roma 1-1

Da San Siro.

GENERALE: Partita molto povera di contenuti, quasi trascinata fino al 90'. L'Inter reduce dalla trasferta di Kiev e da un comodo vantaggio in campionato piazza solo una serie di accelerazioni di intensità in tutta la partita, la Roma si limita a controllare e, come nel match a San Siro contro il Milan, riparte poco e male. Entrambe le squadre perdono un'opportunità ghiottissima: l'Inter non può ancora gestire, visto che siamo solo a Novembre e i periodi bui arriveranno anche per gli uomini di Mourinho in campionato, la Roma ha una classifica altamente deficitaria e dovrebbe puntare a raccimolare più punti possibili, approfittando, come ieri sera, di avversari molli e poco motivati.

INTER: L'idea di Mourinho di cambiare qualche uomo rispetto a Kiev ci sta. Vieira davanti alla difesa fa il suo, Muntari (parte a destra e termina il primo tempo a sinistra invertendosi con Motta) è il più propositivo della linea mediana (Stankovic trequartista non in vena) utilizzando il suo sinistro per diversi cambi gioco e per qualche verticalizzazione (una, favolosa, mette Milito davanti alla porta ma stasera il centravanti argentino proprio non c'è). C'è un generale stato di poca intensità in campo, la palla si muove, gira anche ai venti metri, cambia lato ma la manovra è troppo lenta, forse un po' di stanchezza mentale. Anche una serie di appoggi malamente errati (Motta poco presente: è lui a non temporeggiare e a far partire il primo contropiede di Vucinic, chiuso poi da Lucio) e giocate ritardate accreditano l'ipotesi della stanchezza: Eto'o gioca spesso largo e se la palla lo raggiungesse coi tempi giusti il camerunense (uno dei pochi presenti mentalmente anche se non al 100% fisicamente: per il resto bene solo Javier Zanetti, schierato terzino sinistro) potrebbe scardinare l'attenta linea giallorossa, specie a sinistra, dove Riise fu letteralmente seppellito da Pato nel match con il Milan. Il gol è l'ennesima, piccola imperfezione che vive Julio Cesar in questa stagione. Il 4231 (Thiago Motta, poi Cambiasso, e Stankovic davanti alla difesa) del secondo tempo è subito produttivo (1-1 e gran gol di Eto'o) ma si spegne presto e nonostante alcune buone situazioni create in zona centrale, merito di iniziative di Sneijder, le conclsuioni verso la porta non arrivano. Balotelli è pochissimo ispirato, lo testimonia la ciabattata volgare, non da lui (con quei piedi, in più era sul destro), su una delle azioni meglio costruire dai nerazzurri. Il dopo partita è piuttosto tranquillo per José Mourinho: una brutta prestazione, per il tecnico portoghese, un breve inciampo che tutto sommato ci può stare in una lunga maratona come il campionato.

ROMA: Vero che le assenze, specie quella di Totti e, dietro Juan e Burdisso, pesano molto. Ma il 4411 di Claudio Ranieri (con Brighi che parte esterno destro, prima di tornare in centro copo l'infortunio di De Rossi) convince solo a metà. Il bicchiere mezzo pieno è dato dall'attenzione e dalla cura della fase difensiva: soprattutto l'attenzione, Mexes non ha passaggi a vuoto, anche perché ben protetto, e il raddoppio sui lati è sempre eseguito coi tempi giusti, favorito anche dalla lentezza del giro-palla dell'Inter. Le ripartenze, invece, proprio non funzionano. Non c'è velocità, non ci sono aperture credibili, non c'è supporto: la Roma preferisce non scoprirsi e all'azione offensiva mancano sempre i rimorchi. Menez dietro la punta Vucinic gioca un ottimo match, quando riceve è il vero pericolo per l'Inter, anche perché crea dal niente, saltando l'uomo, mettendo palle in profondità, calciando verso la porta: non si comprende appieno il motivo della sua sostituzione, in un momento di stanca poi del match e, soprattutto, non con un giocatore che ha opzioni offensive come Guberti o Julio Baptista, ma con Tonetto, reduce da un fastidioso infortunio. Molto positivo invece l'ingresso di Okaka, che accomoda l''azione della Roma, e il gioco diretto verso la giovane punta, che ha fisico per reggere l'anticipo dei due centrali dell'Inter, è produttivo: il baby arriva anche vicino al gol con una bella conclusione. Certo, Ranieri non è mai stato un tecnico intraprendente, ma più un cultore dell'equilibrio: sempre e dovunque; probabile che in un momento come questo sia il primo obiettivo per una squadra allo sbando come la Roma del Dopo Spalletti, ieri però avesse cercato con più determinazione la vittoria forse forse avrebbe dato una scossa importante alla stagione della sua squadra.



INTER (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti; Muntari (dal 1’ s.t. Sneijder), Vieira (dal 1’ s.t. Balotelli), Thiago Motta (dal 19’ s.t. Cambiasso); Stankovic; Milito, Eto’o. (Toldo, Cordoba, Chivu, Mancini). All. Mourinho.

ROMA (4-4-1-1): Julio Sergio; Motta, Andreolli, Mexes, Riise; Brighi, De Rossi (dal 33’ p.t. Faty), Pizarro, Perrotta; ; Menez (dal 30’ s.t Tonetto); Vucinic (dal 23’ s.t. Okaka). (Lobont, Cassetti, Baptista, Guberti). All. Ranieri.

MARCATORI: Vucinic (R) al 13’ p.t.; Eto’o (I) al 3’ s.t.

07 novembre 2009

I sudcoreani Pohang Steelers campioni d'Asia



Pohang Steelers (Corea del Sud) - Al Ittihad (Arabia Saudita) 2-1

1-0 57' Byung Joon Noh
2-0 66' Stevica Ristic
2-1 74' Mohammed Noor

05 novembre 2009

[Mondiale u17] Italia - USA 2-1

Con la solita gara a strappi, senza continuità, con cali di concentrazione ma la voglia di vincere e la netta superiorità tecnica gli azzurrini battono gli Stati Uniti e si qualificano per i quarti di finale, dove incontreranno la sorpresa del torneo, la Svizzera, che ha fatto fuori i favoriti tedeschi ai supplementari.
Il CT italiano Salerno ha ormai definito le gerarchie, nel suo 4312 Carraro gioca dietro l'intoccabile Beretta e Iemmello: El Shaarawy e Dell'Agnello partono dalla panchina. Gli USA sono una squadra ordinata, con poche individualità rilevanti, buona forza fisica ma letture del gioco piuttosto modeste. Non approfittano del regalo dell'arbitro, che fischia un fallo in area a Mannini con l'avversario più vicino a più di cinque metri, errato controllo e palla che finisce sul braccio: è questo lo spirito del gioco della FIFA? Comunque, Bardi, sostituto dell'inforunato Perin, para il penalty di Jack McInerney, forse il giocatore più interessante del team USA, anche se in questo ottavo di finale sbaglia un po' troppo. L'Italia comanda però la partita, la qualità del centrocampo è la forza di questa squadra: Fossati e De Vitis sono ispirati, Crisetig schermo difensivo fa il suo mentre Carraro è la scintilla che accende tante azioni pericolose. Il gol del vantaggio è, finalmente, di Beretta (al primo centro nel torneo), che ne segna pure un altro ingiustamente annullato. Il solito calo mentale permette agli USA di rientrare in partita, a inizio seconda frazione, con Palodichuk, che salta incontrastato in mezzo all'area e insacca la palla che proveniva dal corner. Ci pensa Iemmello, pescato da Carraro, a ridare il vantaggio agli azzurrini, prima di un nuovo calo che rischia di far di nuovo pareggiare gli statunitensi, che danno tutto e sbagliano tanto sottoporta. Salerno leva Iemmello per Scialpi, prova a coprirsi inserendo anche Benedetti a giocare da terzo centrale ma è la condizione mentale a mancare: la paura assale i ragazzi e si rischia non poco. Alla fine, però, pur con sofferenza, arriva la vittoria.




Altri Ottavi di finale:

Colombia - Argentina 3-2
1-0 17' Pirez
2-0 57' Sergio Araujo
2-1 64' J. Murillo
2-2 88' J. Blanco
2-3 90' H. Quinones


Turchia - Emirati Arabi 2-0
1-0 17' Seker
2-0 90' Ufuk

Uruguay - Iran 2-1
1-0 104' Sebastian Gallegos
2-0 117' Sebastian Gallegos
2-1 119' Afshin Esmaeil

Corea del Sud - Messico 1-1
1-0 44' G. Madrigal
1-1 90' D.J. Kim
Passa la Corea del Sud ai rigori

Spagna - Burkina Faso 4-1
19' 1-0 Sergi Roberto [Spa]
26' 1-1 Abdoulaye Ibrango [Burkina Faso]
56' 2-1 Sergi Roberto [Spa]
67' 3-1 Sergi Roberto [Spa]
83' 4-1 Adria Carmona [Spa] R

Nigeria - Nuova Zelanda 5-0
14' 1-0 Edafe Egbedi
24' 2-0 Stanley Okoro
28' 3-0 Edafe Egbedi
75' 4-0 Sani Emmanuel
79' 5-0 Sani Emmanuel

04 novembre 2009

[San Siro] Milan - Real Madrid 1-1 - Spunti

- GENERALE. Un punto per uno: più recriminazioni che soddisfazioni, ma alla fine pareggio sostanzialmente equo, il Madrid tira molto di più in porta (oltre venti conclusioni), il Milan ha le occasioni migliori e gli viene annullato un gol che pare valido (più spalla che braccio il controllo di Pato prima del tiro vincente all'angolo destro di Casillas che avrebbe dato il 2-1 ai rossoneri).

- MILAN. Può piacere o non piacere. Persuadere o meno (a me, ad esempio, non convince del tutto), ma il Milan ha trovato una struttura di squadra in cui sembra credere. Questo 4213 piace ai giocatori, a Leonardo e, almeno finora, ha funzionato. Da quando è stato utilizzato i rossoneri hanno sempre festeggiato un risultato positivo. Nel primo tempo soffre tantissimo, e gli unici flussi di gioco sono quelli diretti agli attaccanti: lancio lungo di Pirlo, che si abbassa sulla linea della difesa, o lancio lungo di Dida. Tante le palle perse, però quando si riesce a innescare Pato, soprattutto, o Ronaldinho, il Milan è molto pericoloso. Vero è che gioca contro una squadra in costruzione e non con un grande equilibrio, però i fatti sono questi: palla a Pato, uno contro uno (o contro due) e l'azione pericolosa arriva, senza soffrire più di tanto dietro. Difesa con blocco medio-basso, squadra lunga e contropiede, mantenendo tre uomini sopra la linea della palla. Nel secondo tempo il Milan guadagna più campo, riesce a sviluppare un abbozzo di manovra, in cui comunque la soluzione privilegiata resta il gioco diretto sulle punte, con la variante Seedorf (non troppo esplorata) dietro la linea dei tre, dove anche Borriello vince qualche duello.

- REAL MADRID. Pellegrini sceglie la panca per Raul e un 4222 che dà qualche frutto nel primo tempo. Non esattamente razionale ma almeno c'è un abbozzo di manovra, un'idea, con la partecipazione dei terzini. Quando sale Sergio Ramos il Milan soffre, solo che non trova sempre il tempo né il movimento e gli assoli dei compagni lo favoriscono. Nella prima mezz'ora si sceglie anche come passaggio d'apertura l'appoggio ad Arbeloa, a sinistra che, come suo solito, tende più a pasticciare che a produrre: la manovra rimane però di una squadra "larga", che utilizza le fasce, come dovrebbe. Dopo il gol potrebbe controllare la partita e invece, sorpreso da un inserimento di Zambrotta, il Madrid subisce l'azione del rigore e smette quel briciolo di razionalità che possedeva. Comincia ad attaccare centralmente, sempre palla al piede con uno-due velleitari che Nesta e Thiago Silva controllano agevolmente: in tutto il secondo tempo la squadra di Pellegrini lascia perplessi: solo tentativi di percussione in mezzo, abbandono totale delle fasce: Arbeloa rimane dietro, attaccato a Pato, ma non riesce mai ad anticiparlo e si arrangia con una serie di calcioni a palla lontana, Sergio Ramos rimane ai margini del match. Marcelo si accentra ancora di più, Kakà non è mai decisivo e vuole solo palla sui piedi per avanzare a testa bassa. In tutto ciò brilla l'assenza di leadership in mezzo di Xabi Alonso, pure insolitamente impreciso con i piedi. Ma non è una questione di uomini: il calcio del Real è solo frenesia, non c'è un minimo di cervello e sinceramente anche Pellegrini non possiede, almeno ora, l'autorità per cambiare le cose. L'allenatore cileno "subisce" la partita, non riesce a modificarla con i cambi (Higuain pascola per il campo per più di un'ora non vincendo nessun duello individuale), non cambia mai l'assetto nemmeno quando nel secondo tempo il Milan guadagna campo. Nella prima parte (quella migliore dei Blancos), invece, si alza in piedi più volte cercando di richiamare un pressing alto che si rivela anche efficace (recupero palla alto) ma che il Madrid non ha assimilato e non ha nella testa dei giocatori che, come detto, pian piano ritornano a muoversi istintivamente e senza costrutto. Albiol e Pepe, in mezzo alla difesa, non sono sempre perfetti e, insieme a Lassana Diarra, coltivano una continua pressione sul portatore di palla e la ricerca spasmodica e non sempre intelligente della conquista della sfera con la pressione individuale: la tecnica dei giocatori del Milan non dovrebbe sempre incoraggiare tale pratica, invece per gli uomini del Madrid pare essere il primo comandamento: l'idea di coprire, rallentare l'azione, attendere raddoppi (non previsti) non rientra nella logica dei madridisti... Il lavoro per l'ex tecnico del Villareal è ancora lungo ma cominciamo a chiederci se ha davvero le caratteristiche giuste per allenare questa squadra. Pur stimando molto il cileno, dopo ieri sera ho diversi dubbi lo sia: in considerazione anche della struttura societaria del Real che, Valdano in primis, non mi pare criticamente costruttiva.

- ARBITRO. Ok lasciar giocare, non fischiare troppo, ma il tedesco Brych esagera. Al di là dell'abbaglio sul gol di Pato, che ci potrebbe anche stare dato che la palla sbatte vicino al braccio, ma la tolleranza su certe entrate e certi spintoni proprio non ci sta. Non sarà un gioco per signorine, ma non è nemmeno il rugby. Poi: preparazione atletica? l'arbitro tedesco è sempre lontano dall'azione...





MILAN (4-2-1-3): Dida; Oddo, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta; Ambrosini, Pirlo; Pato, Seedorf, Ronaldinho; Borriello (34' st Inzaghi). (Roma, Kaladze, Abate, Flamini, Gattuso, Huntelaar). All. Leonardo.

REAL MADRID (4-2-2-2): Casillas; Sergio Ramos, Albiol, Pepe, Arbeloa; L. Diarra, Xabi Alonso; Kakà, Marcelo; Higuain (30' st Raul), Benzema (37' st Van Nistelrooy). (Dudek, M.Diarra, Gago, Granero, Van der Vaart) All.: Pellegrini.

MARCATORI: nel pt 29 Benzema, 35' Ronaldinho su rigore.

03 novembre 2009

[reportage] Avaí



Quando giocava in Europa Gustavo Kuerten, splendido tennista vincitore di tre Roland Garros a cavallo del 2000 e senza nessun dubbio massima icona brasiliana vivente nel post Ayrton Senna, aveva sempre le occhiaie. Alcuni giorni andava a letto tardi, ma non si perdeva dietro donne e bacco, no: Guga si chiudeva nella camera d'albergo e si attaccava a internet o telefono per ascoltare le cronache dell'Avaì, la squadra di Florianopolis di cui è da sempre accesissimo torceador. Se visitate la Ressacada, il non enorme stadio dei biancoblu a Florianopolis, potete chiedere a chiunque dove si trova la “cadeira”, il seggiolino di Kuerten. Sarà quindi contento Guga, soprannome con cui tutti lo conoscono in città, la semplicità è la miglior dote del personaggio, dato che oggi, è l'Avaì la bandiera calcistica di Florianopolis, splendida località del sud del Brasile, tranquilla e con benessere piuttosto diffuso, e con (dicono loro) cento spiagge diverse per godersi il mare. Abissatosi nella serie B il Figueirense, che per anni è stata la sola squadra di Floripa nella massima serie, ora è il turno dei “Leoni dell'Isola”. Promossi quest'anno in Serie A, vittoriosi nel Campionato Catarinense, il torneo statale che si disputa prima del Brasilerao, l'Avaì ha iniziato la stagione giocando un discreto calcio ma non raccogliendo troppi punti. Era necessario cambiare. Il tecnico protagonista di questa stagione di rinascita dei biancoblu è Paulo Silas, favoloso centrocampista ammirato anche in Italia, dove ha vestito le maglie del Cesena e della Sampdoria. Silas, dopo un'ottima carriera da giocatore, con quasi quaranta presenze in nazionale, ha iniziato da pochissimo ad allenare e finora ha sempre convinto. Per dare la scossa alla squadra ha seguito un'iniziativa decisamente particolare: ha convocato i leader dello spogliatoio, quasi tutti legati alle chiese evangeliche ora molto di moda in Brasile, e mescolando dialogo, spiritualità, elementi motivazionali è riuscito a venire a capo della situazione: certamente ha ripreso controllo del suo “time” che ha infilato una serie impressionanti di risultati utili (11 consecutivi, e per lo più vittorie), issandosi fino alle parti nobili della classifica: guadagnandosi senz'altro il titolo di sorpresa positiva e inaspettata di questo Brasilerao. La metamorfosi è iniziata nella testa ma è proseguita in campo, l'abbandono del 442 e la difesa con tre centrali, di norma Augusto (passato dallo Young Boys ma mai ambientatosi in Svizzera), Rafael e Êmerson, ha dato maggiore sicurezza alla squadra e soprattutto ha concesso agli esterni di viaggiare molto sulla fascia e di dare costante appoggio alla fase offensiva: il giovane e promettente Eltinho a sinistra e Luis Ricardo, un attaccante di ruolo che Silas ha reimpostato sul lato destro, sono le prime armi della squadra e la più sicura fonte di gioco. La manovra aveva quindi più sbocchi invece di cristallizzarsi, come avveniva in passato, sulla rifinitura di Marquinhos, capitano e leader della squadra, giocatore di enorme talento, classe 1981, da giovanissimo il Bayer Leverkusen aveva scommesso forte su di lui senza mai raccogliere dividendi interessanti. Marquinhos, di più, si è trasformato in giocatore a tutto campo, e ha lasciato le zone nei pressi dell'area ai due attaccanti: William è delegato a lottare con i difensori centrali e a creare spazi per il veloce Muriqui, piccolo e tecnico, mortifero nell'uno contro uno e con ottime capacità di inquadrare la porta. Una rivoluzione psicologica, tecnica e tattica quella di Paulo Silas, che porterà, a meno di suicidi oggi non pronosticabili, alla salvezza: obiettivo primario del presidente, João Nilson Zunino, che durante la sua gestione ha privilegiato inizialmente la ristrutturazione dei bilanci, puntando poi su uno sviluppo tecnico che ha portato l'Avaì nell'élite del calcio brasiliano. Molto importante, in questo senso, i buoni rapporti che la società di Florianopolis ha mantenuto con le maggiori imprese di calcio del Brasile. Breve esegesi: Le società che gestiscono calciatori in Brasile sono diventate potentissime, la celeberrima Traffic, ad esempio, controlla quote praticamente della metà dei calciatori brasiliani di prospettiva. Avere un rapporto privilegiato con queste società è sempre un buon affare: mostrare che la gestione, finanziaria e tecnica, del club è seria, può portarti in dote un giocatore interessante dato che l'agenzia di calciatori di turno sa che lì la carriera del suo protetto può svilupparsi e decollare. Non a caso il catarinense è spesso terreno di caccia di tanti procuratori (il terzino destro dell'Inter, Maicon, viene da qui). Chiaro che la Traffic non indirizza talenti tipo Diego Souza, oggi al Palmeiras e prossimamente in Europa, all'Avaì. Però concede giocatori di seconda fascia, di buona qualità (e in Brasile pullulano ovunque, come testimonia anche la marea di giocatori in giro per il mondo: sono presenti praticamente in tutti i campionati del globo!), a quelle società che sanno valorizzarle. Qui interviene la capacità di gestione. E poi non esiste solo la Traffic, ci sono società più piccole, ad esempio la società biancoblu di Florianopolis lavora molto con Luiz Alberto della LA Esportes, che possiede diverse giocatori del club del sud del Paese. La riunione degli evangelici, la difesa a tre, la benedizione di Guga, la buona parola dell'agente: per sopravvivere e ottenere risultati nel calcio di oggi tocca muoversi in tutte le direzioni. A Florianopolis l'hanno capito.

CARLO PIZZIGONI

Fonte: GUERIN SPORTIVO

Il sito ufficiale dell'Avai ha ripreso il mio pezzo: QUI

01 novembre 2009

[San Siro] Milan - Parma 2-0 - Spunti

1- GENERALE. Molto importante la vittoria del Milan: in una partita molto povera di conclusioni pericolose verso la porta, era necessario capitalizzare sulle poche occasioni capitate. I rossoneri l'hanno fatto e portano a casa ancora tre punti.

2- MILAN - Leonardo ripropone il tridente. Pato a destra, Ronaldinho a sinistra e Borriello in mezzo. Seedorf a supporto dei tre e in mediana Pirlo, in buonissima forma fisica, e Gattuso. La squadra va raramente in affanno, anche senza l'aiuto del rientro degli attaccanti che, quando lo eseguono, pare più estemporaneo che preparato. Le situazioni più pericolose sono frutto di contropiedi ben gestiti, con la palla scaricata immediatamente verso le punte: Ronaldinho e Pato possono permettersi anche l'uno contro due (o tre) sugli avversari, specie nei sedici metri, uscendo vincenti dalla contesa. Proprio in campo aperto il Milan trova il gol decisivo: palla scaricata a sinistra su Ronaldinho (con Zaccardo insolitamente fuori posizione) con Della Fiore che evita di farsi puntare e attende un raddoppio che giunge però tardi, da Panucci, in zona pericolosa, al limite dell'area: raddoppio che arriva frontale, leggibile, Dinho non ha difficoltà a "tagliarlo" con una palla che mette Borriello davanti alla porta. L'"interesse" a sinistra di Lucarelli su Pato lascia molta libertà a Oddo, che ha buona corsa e buon senso dell'inserimento ma sballa tanti cross, e il pubblico lo becca non poco.

3- PARMA - Guidolin riscopre la linea a 4 dietro con i terzini bloccatissimi (Zaccardo a destra e Lucarelli a sinistra) e il rombo in mezzo al campo con Dzemaili incursore dietro il movimento di Paloschi e Bojinov. Un rombo senza grandi sbocchi dato che praticamente non ha sostegno esterno e fa fatica ad appoggiarsi sulle punte: Paloschi non vince un duello individuale in mezzo e Bojinov è poco (e male) servito quando va sull'esterno sinistro, dove c'è Antonini, un terzino adattato e quindi molto più attaccabile. Il risultato della manovra gialloblu si spegne su una serie di tiri dai venti metri quasi sempre presi male: solo Dzemaili, centrocampista di grande potenza ma limitato nella lettura di gioco offensivo e non grande passatore, azzecca la conclusione sotto la traversa ma un grandissimo Dida (ancora sicurissimo) evita il gol che sarebbe stato quello del vantaggio per gli uomini di Guidolin. Di interessante (sulla carta) il Parma mostra un pressing offensivo ma i recuperi della palla sono pochissimi: è molto efficace Pirlo quando si abbassa per aiutare i centrali a "pulire" la palla e a servire gli avanti. L'uscita di Bojinov e Dzemaili (poi di uno spento Galloppa) e l'inserimento di Amoruso e Lanzafame (più Budel) costruisce un 442 razionale e che mette un pochino in difficoltà il Milan, specie a sinistra con la mezzapunta controllata dalla Juve: poca roba, anche per raccattare un punticino.

4- RONALDINHO e IL RITMO - Se il Milan controlla il ritmo partita e può permettersi di tenere in partita Ronaldinho, qualche occasione la trova sempre. Ieri due assist per il brasiliano: in conto ci sono anche tante palle perse ma se la difesa è attenta e piazzata (e non subisce ribaltamento immediato e veloce) non fanno certo male alla squadra. Ronaldinho riceve ormai sempre sui piedi, è un "bersaglio " piuttosto semplice da identificare per chi deve anticiparlo, però il Gaucho è efficace anche nella difesa della palla. Poi, palla al piede, rimane sublime: o lo si anticipa o anche il raddoppio, specie se male eseguito, come nel match in questione, può essere più deleterio che vantaggioso.



MILAN (4-2-3-1): Dida; Oddo, Thiago Silva, Kaladze, Antonini (7' s.t. Zambrotta); Gattuso (29' s.t. Ambrosini), Pirlo; Pato, Seedorf (37' s.t. Flamini), Ronaldinho; Borriello. (Roma, Favalli, Inzaghi, Huntelaar). Allenatore: Leonardo.

PARMA (4-3-1-2): Mirante; Zaccardo, Dellafiore, Panucci, A. Lucarelli; Morrone, Lunardini, Galloppa (31' s.t. Budel); Dzemaili (16' s.t. Amoruso); Bojinov (25' s.t. Lanzafame), Paloschi. (Pavarini, Castellini, Paci, Zenoni). Allenatore: Guidolin.

RETI: 12' p.t. Borriello; 48' s.t. Borriello

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