Da "El País" del 4 maggio 2008
di Ramon Besa.
Pep Guardiola no paró el viernes, 1 de mayo, día no lectivo, festividad del trabajo, vigilia del clásico. Partió de casa a las nueve de la mañana y no regresó hasta las nueve de la noche. Escocido todavía por determinados comentarios técnicos sobre el desarrollo del partido del martes contra el Chelsea, y especialmente alrededor del planteamiento de Guus Hiddink, al entrenador del Barcelona le preocupaba especialmente dar con la fórmula para ganar el sábado en el Bernabéu.
A partir de imágenes grabadas por sus colaboradores, Guardiola analizó con sus ayudantes el juego del Madrid hasta dar con una propuesta respetuosa con su atrevido ideario futbolístico y al mismo tiempo desestabilizadora con el equipo de Juande Ramos. La clave estaba en mover a Messi de su demarcación habitual de extremo derecho hasta la línea media como falso 9 o cuarto centrocampista. La Pulga se movió entre líneas para asociarse con Xavi e Iniesta, hasta conseguir situaciones de superioridad de tres contra dos ante Gago y Lass -marcadores individuales de los dos volantes azulgrana- y provocar la salida de los centrales madridistas, más adelantados que nunca, desbordados por la profundidad de Henry y Eto'o, siempre verticales. Querían los técnicos evitar que el rival dispusiera un antiMessi y convencieron al argentino de que jugara igual que como lo había hecho un rato en Sevilla y ante el Valencia en el Camp Nou. Los azulgrana ganaron el partido por dentro con Xavi-Messi e Iniesta y por fuera con Henry y Eto'o, sacrificado en la banda, aparentemente desconectado y, sin embargo, resolutivo en acciones como la del sexto gol.
CONTINUA
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04 maggio 2009
11 gennaio 2009
ANALISI LIVE: Inter - Cagliari (da San Siro)
Bloccata in casa la capolista Inter, e il pareggio del Cagliari a San Siro è più che meritato, soprattutto per la condizione mentale con cui ha approcciato alla partita, cercando di non abbassarsi troppo (grandissimo lavoro di un ritrovato Canini a comandare la linea difensiva e sempre prodigo di consigli per il quasi esordiente Astori) e non rinunciando a ripartire, talvolta anche con l'appoggio dei terzini. Vero che trova il gol al 65' sostanzialmente alla prima vera occasione grazie l'ottimo Acquafresca, vivo per tutto il match e prontissimo, dopo lo scivolone di Samuel, a mettere la palla in rete con stop e tiro da vero attaccante, ma il Cagliari non si sfalda nemmeno quando Mourinho prova a disequilibrare la partita piantando una formazione super offensiva ("pure troppo", dirà poi in conferenza stampa) con una linea a 3 dietro costruita su Zanetti Chivu in mezzo e Maxwell: tutto ma non il vostro ordinario allenatore... Anche subìto il gol da mezza transizione, quasi inevitabile da vedersi con le squadre così allungate e con equilibri precarissimi, il Cagliari non abbassa la linea, rifugge il panico, viaggiando in controtendenza rispetto a tante squadre della sua categorie passate da San Siro. Continua a giocare in mezzo con Conti davanti alla difesa, un solo vero interditore come Biondini più Fini al fianco che però è decisamente più offensivo: Cossu è un motorino e il pallone lo sa toccare, Jeda si abbassa a cercare di dare una mano ma non disdegna la sfera tra i piedi e la giocata di classe. Così i sardi hanno almeno un paio di occasioni anche per portare a casa i tre punti. Occasioni che Mourinho non può non concedere visto quella sorta di 3232 che ha in campo con due centrocampisti di copertura Cambiasso e Muntari che hanno il compito di recapitare la palla, due esterni come Mancini e Quaresma, Cruz (pessimo) dietro Crespo (volenteroso e protagonista del pari, niente a che vedere con il fenomeno di qualche anno fa) e Ibra, ieri pochissimo incisivo. Soluzione radicale, questa, dovuta proprio per un primo tempo giocato piuttosto sottoritmo e che genera una serie di punti interrogativi. Il più grosso riguarda il sistema di gioco: senza Stankovic dietro le punte l'Inter perde molto, e paradossalmente di più in fase di non possesso: recupera alto molto meno, fa più respirare gli avversari e in generale il ritmo rimane compassato, la difesa avversaria rimane poco sotto pressione (bravo anche Marchetti a dare sicurezza a tutti i compagni uscendo appena può). Mou all'inizio schiera Figo per il serbo, ma lo piazza più sulla destra, con Muntari più avanzato a dare fastidio alla giocata d'entrata del Cagliari, Cambiasso davanti alla difesa e al suo fianco Chivu: gli ultimi tre tutti giocatori col sinistro come piede forte. Vale sempre la pena giocare con questo modulo, senza il serbo e nell'occascione in cui manca qualla continua spinta sulla destra dello squalificato Maicon? Ovvio, l'Inter crea qualche occasione ma non c'è continuità d'azione, e il Cagliari respira e riparte, mentalmente senza soffrire più di tanto: così strappa il punto. Dopo il pessimo pre-campionato e le sconfitte a iniio torneo chi selo sarebbe aspettato un Cagliari così?
CARLO PIZZIGONI
CARLO PIZZIGONI
15 dicembre 2008
ANALISI LIVE. Inter - Chievo (da San Siro)
Vince netto la squadra di Mourinho, ma per un'ora buona è forse una delle peggiori di quest'anno. Forse è vero che l'Inter aspetta le difficoltà per esaltarsi: andata in vantaggio al primo affondo convincente (gol di Maxwell, dopo un ottimo movimento di giocatori e palla), tende a sedersi. Il primo tempo è quasi totalmente del Chievo. Bella l'idea di Di Carlo di giocare con due playmaker, Italiano e Marcolini davanti alla difesa, e con l'ispirato Bentivoglio dietro l'unica punta Pellissier. Non solo non vanno in difficoltà per il pressing offensivo dell'Inter, invero condotto con troppa superficialità, quasi senza voglia (una mancata apertura a Maicon, fa andare in escandescenza il brasiliano che si disinteressa totalmente del rientro), ma il doppio costruttore di gioco aiuta anche la rotazione della palla quando l'Inter si abbassa (con Mourinho che per l'unica volta si arrabbia in panchina urlando a Cordoba e a Samuel di alzare la linea). Bene anche l'appoggio degli esterni, Langella e Luciano, non di elevatissima qualità ma bella corsa e continua opportunità di appoggio. Dietro difesa a 4 davanti a Sorrentino, oggi come oggi, a mio parere il miglior portiere italiano dopo Buffon. L'Inter è indolente e gioca praticamente tutte le palle direttamente per Ibra, ma non c'è un appoggio continuo della squadra.
Nel secondo tempo l'Inter entra in campo con voglia di aggredire e costruisce un gol favoloso per partecipazione e movimento. Conclude magnificamente Stankovic di sinistro (volendo c'era pure l'extra passaggio per l'accorrente Cambiasso), ma i meriti vanno condivisi con tutta la squadra, finalmente tale.
Poi ritorna il rilassamento: non c'è nessuna pressione sul tiro da fuori di Pellissier che sorprende Julio Cesar e riapre al partita. Il Chievo non gioca ordinato come nel primo tempo ma è molto più convinto. Obinna ha fatto il suo e lascia il posto a Balotelli, che meglio protegge il pallone e può gestire meglio il possesso-palla (il giovane però non lascia segni sulla partita e non sempre ha ragione della marcatura di Frey). Ma un minuto dopo, il Chievo pareggia, sfondando a sinistra con Mantovani, dalla mischia esce vincente Bentivoglio, perso da Cambiasso nell'inserimento centrale. Il forcing finale è seguito con appoggio crescente da parte del pubblico, molto partecipe dopo una partita sonnecchiante.
Mourinho inserisce Crespo, che ci mette tanta voglia e sacrificio ma i risultati sono poco convincenti e Valdanito sbaglia non solo controlli ma anche gol... alla Crespo. E' la mossa di inserire Figo però che dà il la ai due favolosi gol di Ibra, le sovvrapposizioni di Maicon e l'appoggio di Stankovic (rimesso in mediana al fianco di Cambiasso con Zanetti terzino sinistro) fanno il resto. Giocate di squadra davvero importanti che mostrano le potenzialità di una squadra in formazione ma che regala già situazioni di gioco interessanti, con partecipazione di più elementi alla manovra. La classifica favorevole aiuta la crescita.
Nel secondo tempo l'Inter entra in campo con voglia di aggredire e costruisce un gol favoloso per partecipazione e movimento. Conclude magnificamente Stankovic di sinistro (volendo c'era pure l'extra passaggio per l'accorrente Cambiasso), ma i meriti vanno condivisi con tutta la squadra, finalmente tale.
Poi ritorna il rilassamento: non c'è nessuna pressione sul tiro da fuori di Pellissier che sorprende Julio Cesar e riapre al partita. Il Chievo non gioca ordinato come nel primo tempo ma è molto più convinto. Obinna ha fatto il suo e lascia il posto a Balotelli, che meglio protegge il pallone e può gestire meglio il possesso-palla (il giovane però non lascia segni sulla partita e non sempre ha ragione della marcatura di Frey). Ma un minuto dopo, il Chievo pareggia, sfondando a sinistra con Mantovani, dalla mischia esce vincente Bentivoglio, perso da Cambiasso nell'inserimento centrale. Il forcing finale è seguito con appoggio crescente da parte del pubblico, molto partecipe dopo una partita sonnecchiante.
Mourinho inserisce Crespo, che ci mette tanta voglia e sacrificio ma i risultati sono poco convincenti e Valdanito sbaglia non solo controlli ma anche gol... alla Crespo. E' la mossa di inserire Figo però che dà il la ai due favolosi gol di Ibra, le sovvrapposizioni di Maicon e l'appoggio di Stankovic (rimesso in mediana al fianco di Cambiasso con Zanetti terzino sinistro) fanno il resto. Giocate di squadra davvero importanti che mostrano le potenzialità di una squadra in formazione ma che regala già situazioni di gioco interessanti, con partecipazione di più elementi alla manovra. La classifica favorevole aiuta la crescita.
01 dicembre 2008
ANALISI LIVE - Inter - Napoli 2-1 (da San Siro)
LA PARTITA. Reja non cambia sistema di gioco ma interpreti. Conferma la difesa a tre ma inserisce Rinaudo in mezzo, sposta Paolo Cannavaro a destra e sceglie Aronica come vice Contini (a casa con la febbre). Teme le palle alte e lascia in panchina Santacroce. In mezzo al campo Pazienza è schermo davanti alla difesa mentre Gargano (anche ieri ottimo) è spostato sul centro destra. Hamsik, all'ennesima partita da fantasma, dovrebbe accompagnare la transizione offensiva, ma non si vede mai. Gli esterni, Maggio a destra e Mannini a sinistra, si dannano ma con pochi risultati. Davanti arrivano poche palle, e spesso sporche alla coppia Zalayeta - Lavezzi, col Pocho al solito costretto anche lontano dalla porta. L'Inter, riproposta con Stankovic davanti a tre centrocampisti (ha anche compiti di contenimento su Gargano, dirà poi Mourinho in conferenza stampa), inizia bene anche in fase offensiva, Cruz si muove bene e si fa trovare, Ibrahimovic alterna buone giocate a errori ma rimane "perno" indispensabile per la manovra. La squadra di Mourinho trova due gol, il primo dopo un calcio d'angolo battuto corto e dietro (il Napoli difende a uomo) con Cordoba, il secondo con una ottima e partecipata combinazione Maicon-Cruz(tacco)-Maicon- Muntari(tacco), dopo una buona pressione degli attaccanti con Iezzo costretto al rinvio di piede e sempre il difensore colombiano in anticipo. L'Inter anche con un buon pressing ultra offensivo (bene Zanetti, Cambiasso, Muntari) possiede una notevole transizione difensiva (sicuramente il fondamentale meglio digerito della nuova gestione tecnica): ferma la palla, ha coperture, non va mai in parità numerica attorno alla palla. Anche nel gol del Napoli che riapre il match, quando Lavezzi salta il primo avversario, Samuel (succederà raramente durante la partita), c'è copertura e la squadra è in sovrannumero, solo che uno splendido tacco di Zalayeta taglia fuori la linea e il Pocho davanti alla porta la mette.
Nel secondo tempo, il Napoli che non riesce praticamente mai a ribaltare bene l'azione (eccezioni notevoli il gol e un'azione di Lavezzi) in costruzione di manovra è piuttosto lenta. L'Inter smette il pressing ultra offensivo, fa densità dieci-quindici metri più indietro e fa fatica a trovare gli attaccanti e il passaggio di apertura è sempre ben letto dalla difesa del Napoli (bene Rinaudo). Al Napoli non rimane che l'opzione del tiro da fuori, esperita poco e male. Mourinho prova con il fisico a tenere su, più e meglio, la palla: Adriano per Cruz, ma la partita cambia poco e nel finale si adegua all'inerzia del match con Burdisso al posto di Stankovic e le linee difesa-centrocampo strettissime. Il Napoli ci prova con il terzo attaccante, Denis(difesa a 4 dietro con Mannini che si sposta a destra e Aronica a fare il terzino sinistro), ma Julio Cesar di palle difficili non ne vede.
PIU'
1. L'Inter ha sempre buone spaziature e la transizione difensiva è notevole, merito di tutti, specie dei centrocampisti, bravi a scalare rallentando il pallone.
2. Lavezzi rimane super giocatore da uno contro uno, sbaglia qualcosa ma lotta sempre e davanti alla porta conclude una bella azione che lui stesso ha messo in moto.
MENO
1. Nel secondo tempo non c'è l'accompagnamento dei centrocampisti alla manovra: vero che gli attaccanti non riescono a tenere su la palla e dare il tempo di salita, ma vero anche che non c'è la forza di ripartire palla al piede, di iniziare la manovra, coinvolgendo gli esterni. Qualche errore di troppo di Ibrahimovic.
2. Praticamente assente la transizione offensiva e malissimo Hamsik, con Reja costretto a toglierlo anche in un momento in cui, più che mai, ha bisogno di gente che vede la porta. Ma la giornata dello slovacco è nerissima.
Nel secondo tempo, il Napoli che non riesce praticamente mai a ribaltare bene l'azione (eccezioni notevoli il gol e un'azione di Lavezzi) in costruzione di manovra è piuttosto lenta. L'Inter smette il pressing ultra offensivo, fa densità dieci-quindici metri più indietro e fa fatica a trovare gli attaccanti e il passaggio di apertura è sempre ben letto dalla difesa del Napoli (bene Rinaudo). Al Napoli non rimane che l'opzione del tiro da fuori, esperita poco e male. Mourinho prova con il fisico a tenere su, più e meglio, la palla: Adriano per Cruz, ma la partita cambia poco e nel finale si adegua all'inerzia del match con Burdisso al posto di Stankovic e le linee difesa-centrocampo strettissime. Il Napoli ci prova con il terzo attaccante, Denis(difesa a 4 dietro con Mannini che si sposta a destra e Aronica a fare il terzino sinistro), ma Julio Cesar di palle difficili non ne vede.
PIU'
1. L'Inter ha sempre buone spaziature e la transizione difensiva è notevole, merito di tutti, specie dei centrocampisti, bravi a scalare rallentando il pallone.
2. Lavezzi rimane super giocatore da uno contro uno, sbaglia qualcosa ma lotta sempre e davanti alla porta conclude una bella azione che lui stesso ha messo in moto.
MENO
1. Nel secondo tempo non c'è l'accompagnamento dei centrocampisti alla manovra: vero che gli attaccanti non riescono a tenere su la palla e dare il tempo di salita, ma vero anche che non c'è la forza di ripartire palla al piede, di iniziare la manovra, coinvolgendo gli esterni. Qualche errore di troppo di Ibrahimovic.
2. Praticamente assente la transizione offensiva e malissimo Hamsik, con Reja costretto a toglierlo anche in un momento in cui, più che mai, ha bisogno di gente che vede la porta. Ma la giornata dello slovacco è nerissima.
10 novembre 2008
ANALISI LIVE: Inter - Udinese (da San Siro)
PIU'
1- L'Udinese sa gestire ottimamente palla. Quando comincia l'azione i tre centrocampisti si stringono e si cerca l'appoggio laterale fino al cambio gioco o la verticalizzazione per la punta. Che viene effettuato spesso da Gaetano D'Agostino, ieri senza paura contro il pressing ultraoffensivo dell'Inter. Onore al merito di Alberto Malesani che, come ha correttamente ricordato anche mister Marino, ha posto l'ex Roma in quella posizione al centro del campo.
2- Buona la partita di tutta la linea dietro dell'Udinese, bravi Coda e Domizzi in mezzo, bene anche Ferronetti e Lukovic, specie in fase di contenimento anche per i raddoppi dei centrocampisti e, qualche volta (con Pepe), pure delle punte, reggono bene pure l'uno contro uno; il serbo prova anche a ribaltare l'azione con buoni anticipi e proposizione, specie nella prima parte del secondo tempo.
3- L'inter dietro non rischia nulla, i difensori giocano alto, Samuel e Cordoba vanno per l'anticipo quando possono, di testa non sbagliano un intervento.
4- Funziona in fase di contenimento il pressing ultra offensivo dei tre centrocampisti (ottima prova di Javier Zanetti) non sempre supportati dalle punte. Non hanno però la stessa facilità nel ribaltare l'azione e nel trovare le punte: un po' di lentezza e una spaziatura non sempre ottimale.

MENO
1- Ribadisco, male la fase di transizione dell'Inter per tempi e spazi. Poca partecipazione e poca collaborazione.
2- Addirittura peggio l'Udinese. Non riesce a costruire le sue solite ripartenze. Solo Quagliarella ci prova da fuori, ma non è la solita squadra di Marino. Stuzzicato da un giornalista friulano in conferenza stampa sulla posizione, inedita, di Floro Flores a sinistra, Marino ha spiegato la scelta (Di Natale out, Sanchez affaticato) e ha poi elogiato la prova del suo attaccante che doveva anche infastidire Maicon.
3- Ibrahimovic ha sbagliato davvero tanto, spesso perdendosi in giocate effimere e concettualmente errate. Probabilmente poco supportati dai centrocampisti (scarsissimi gli inserimenti senza palla), gli attaccanti ci mettono pure del loro nel complicarsi la vita. Male Balotelli, Male Cruz (gol escluso, ovviamente), qualche spunto per Obinna, entrato con voglia di fare e determinazione: sua l'azione individuale da cui nasce il calcio d'angolo e sua la battuta.
4- Fuori Muntari, in mezzo al campo l'Inter non ha grandi passatori, soprattutto nei cambi di gioco. Quando le squadre raddoppiano a centrocampo fa fatica a cambiare lato.
1- L'Udinese sa gestire ottimamente palla. Quando comincia l'azione i tre centrocampisti si stringono e si cerca l'appoggio laterale fino al cambio gioco o la verticalizzazione per la punta. Che viene effettuato spesso da Gaetano D'Agostino, ieri senza paura contro il pressing ultraoffensivo dell'Inter. Onore al merito di Alberto Malesani che, come ha correttamente ricordato anche mister Marino, ha posto l'ex Roma in quella posizione al centro del campo.
2- Buona la partita di tutta la linea dietro dell'Udinese, bravi Coda e Domizzi in mezzo, bene anche Ferronetti e Lukovic, specie in fase di contenimento anche per i raddoppi dei centrocampisti e, qualche volta (con Pepe), pure delle punte, reggono bene pure l'uno contro uno; il serbo prova anche a ribaltare l'azione con buoni anticipi e proposizione, specie nella prima parte del secondo tempo.
3- L'inter dietro non rischia nulla, i difensori giocano alto, Samuel e Cordoba vanno per l'anticipo quando possono, di testa non sbagliano un intervento.
4- Funziona in fase di contenimento il pressing ultra offensivo dei tre centrocampisti (ottima prova di Javier Zanetti) non sempre supportati dalle punte. Non hanno però la stessa facilità nel ribaltare l'azione e nel trovare le punte: un po' di lentezza e una spaziatura non sempre ottimale.

MENO
1- Ribadisco, male la fase di transizione dell'Inter per tempi e spazi. Poca partecipazione e poca collaborazione.
2- Addirittura peggio l'Udinese. Non riesce a costruire le sue solite ripartenze. Solo Quagliarella ci prova da fuori, ma non è la solita squadra di Marino. Stuzzicato da un giornalista friulano in conferenza stampa sulla posizione, inedita, di Floro Flores a sinistra, Marino ha spiegato la scelta (Di Natale out, Sanchez affaticato) e ha poi elogiato la prova del suo attaccante che doveva anche infastidire Maicon.
3- Ibrahimovic ha sbagliato davvero tanto, spesso perdendosi in giocate effimere e concettualmente errate. Probabilmente poco supportati dai centrocampisti (scarsissimi gli inserimenti senza palla), gli attaccanti ci mettono pure del loro nel complicarsi la vita. Male Balotelli, Male Cruz (gol escluso, ovviamente), qualche spunto per Obinna, entrato con voglia di fare e determinazione: sua l'azione individuale da cui nasce il calcio d'angolo e sua la battuta.
4- Fuori Muntari, in mezzo al campo l'Inter non ha grandi passatori, soprattutto nei cambi di gioco. Quando le squadre raddoppiano a centrocampo fa fatica a cambiare lato.
03 novembre 2008
ANALISI LIVE: Milan-Napoli (da San Siro)
PIU'
1- Il Napoli difende molto basso, crea densità ai sedici metri ed è molto aggressivo in quell'area. La difesa è ben protetta, Iezzo si fa sempre trovare pronto.
2- Walter Gargano è davvero un bel giocatore. Aggredisce, tampona e non ha difficoltà a impostare anche nel traffico. Non riesce trovare la via della porta, ma calcia talmente bene, destro e sinistro, che i gol arriveranno a completare il repertorio. Lavezzi continua a proporsi ma non sempre è bene innescato.
3- Il Milan interpreta bene il secondo tempo con l'uomo in più. Buone le letture dei due difensori centrali (Favalli e Bonera), discreto l'appoggio dei terzini. Davanti Kakà e Ronaldinho, non sempre brillantissimi, giocano a ridosso dell'unica punta, nel secondo Dinho va esterno a sinistra.
4- Marco Borriello non ripete per intero le buone prestazioni delle partite precedenti (qualche anticipo di troppo subito) ma offre sempre quel contributo di fisicità di cui difficilmente, almeno ora, il Milan può fare a meno.

MENO
1- Il Napoli non riparte mai in velocità, non accende in maniera consona l'arma letale Lavezzi. Difende basso e la transizione è lentissima, pressa solo sotto i venti metri.
2- Reja prova a strappare un punto ma anche il DG Pierpaolo Marino, coi soliti toni moderati, avanza perplessità sull'atteggiamento. Il Napoli poteva fare molto meglio, è mancato qualcosa a livello mentale. La gestione in 10 contro 11 ha convinto ancora meno. Espulso Maggio, Reja va a 4 dietro con Aronica terzino sinistro al posto di uno spento Hamsik (anche limitato da un problema fisico): e ci sta perché Santacroce a destra non sa spingere ma annulla Ronaldinho e chiude a chiave quella zona di campo, da dove non arrivano pericoli. Una volta infortunato il neo-azzurro però Reja sceglie di inserire Pazienza e spostare Mannini terzino destro: cambia la partita in termini di pericolosità: i pericoli arrivano tutti da lì. Compresa la punizione da cui scaturisce l'autorete di Denis.
3- Il Milan sceglie di ripartire molto lentamente, nel primo tempo fatica a trovare appoggi credibili, si limita a tiri da fuori. Kakà non spinge la transizione come al solito e il Milan si affida ai soli uno contro uno, ma funziona poco.
1- Il Napoli difende molto basso, crea densità ai sedici metri ed è molto aggressivo in quell'area. La difesa è ben protetta, Iezzo si fa sempre trovare pronto.
2- Walter Gargano è davvero un bel giocatore. Aggredisce, tampona e non ha difficoltà a impostare anche nel traffico. Non riesce trovare la via della porta, ma calcia talmente bene, destro e sinistro, che i gol arriveranno a completare il repertorio. Lavezzi continua a proporsi ma non sempre è bene innescato.
3- Il Milan interpreta bene il secondo tempo con l'uomo in più. Buone le letture dei due difensori centrali (Favalli e Bonera), discreto l'appoggio dei terzini. Davanti Kakà e Ronaldinho, non sempre brillantissimi, giocano a ridosso dell'unica punta, nel secondo Dinho va esterno a sinistra.
4- Marco Borriello non ripete per intero le buone prestazioni delle partite precedenti (qualche anticipo di troppo subito) ma offre sempre quel contributo di fisicità di cui difficilmente, almeno ora, il Milan può fare a meno.

MENO
1- Il Napoli non riparte mai in velocità, non accende in maniera consona l'arma letale Lavezzi. Difende basso e la transizione è lentissima, pressa solo sotto i venti metri.
2- Reja prova a strappare un punto ma anche il DG Pierpaolo Marino, coi soliti toni moderati, avanza perplessità sull'atteggiamento. Il Napoli poteva fare molto meglio, è mancato qualcosa a livello mentale. La gestione in 10 contro 11 ha convinto ancora meno. Espulso Maggio, Reja va a 4 dietro con Aronica terzino sinistro al posto di uno spento Hamsik (anche limitato da un problema fisico): e ci sta perché Santacroce a destra non sa spingere ma annulla Ronaldinho e chiude a chiave quella zona di campo, da dove non arrivano pericoli. Una volta infortunato il neo-azzurro però Reja sceglie di inserire Pazienza e spostare Mannini terzino destro: cambia la partita in termini di pericolosità: i pericoli arrivano tutti da lì. Compresa la punizione da cui scaturisce l'autorete di Denis.
3- Il Milan sceglie di ripartire molto lentamente, nel primo tempo fatica a trovare appoggi credibili, si limita a tiri da fuori. Kakà non spinge la transizione come al solito e il Milan si affida ai soli uno contro uno, ma funziona poco.
28 ottobre 2008
ANALISI LIVE: Inter - Genoa (da San Siro)
PIU'
1- L'Inter comincia con buona spaziatura, si creano alcune situazioni di uno contro uno in zone pericolose ma c'è poca capacità di sfruttarle.
2- Il Genoa ha molto dal pressing in mezzo al campo, Thiago Motta, Juric e Rossi , soprattutto. I due esterni, Sculli e Mesto, rientrano molto: c'è coordinazione, raddoppio e copertura in ogni uscita sulla palla.
3- Biava, Ferrari, Papastathopoulos sanno aggredire sul passaggio d'apertura, non permettono la giocata, reggono l'uno contro uno e spesso riescono a portare l'uomo sul raddoppio ( bene anche quando il greco si allarga a destra contro Quaresma).

4- Milito è bravo nella difesa della palla, sa spendersi anche lontano dalla porta, dove però produce solo giocate lineari. Ai sedici metri, fronte alla porta è comunque un pericolo: grande facilità nel calciare, anche da fermo.
MENO
1- Il secondo tempo dell'Inter è il contrario del primo: spazi sovraffolati, poco movimento, troppi giocatori d'attacco passivi e stagnanti sulla linea della difesa.
2- La scarsa capacità di appoggiare del centrocampo nerazzurro, spinge la squadra di Mourinho alla ricerca diretta degli attaccanti, ma il Genoa è pronto e non va mai in parità numerica. Poco pressing ultraoffensivo dell'Inter (primo tempo solo 5 recuperi nell'altrui metacampo, e quasi tutti dei difensori), quindi manovra che fa fatica a ripartire.
3- Il Genoa vuole controllare la propria transizione offensiva ( chi attacca in maniera ordinata è sempre pronto a difendere equilibrato), arriva ai sedici metri anche con un certa facilità, almeno fino a quando rimane in 11, ma trova pochi spazio per imbucare il pallone in area e spesso è costretto a tirare da fuori. Non sfruttatissimo il lavoro degli esterni, dove invero si erano buttati bene i difensori
1- L'Inter comincia con buona spaziatura, si creano alcune situazioni di uno contro uno in zone pericolose ma c'è poca capacità di sfruttarle.
2- Il Genoa ha molto dal pressing in mezzo al campo, Thiago Motta, Juric e Rossi , soprattutto. I due esterni, Sculli e Mesto, rientrano molto: c'è coordinazione, raddoppio e copertura in ogni uscita sulla palla.
3- Biava, Ferrari, Papastathopoulos sanno aggredire sul passaggio d'apertura, non permettono la giocata, reggono l'uno contro uno e spesso riescono a portare l'uomo sul raddoppio ( bene anche quando il greco si allarga a destra contro Quaresma).
4- Milito è bravo nella difesa della palla, sa spendersi anche lontano dalla porta, dove però produce solo giocate lineari. Ai sedici metri, fronte alla porta è comunque un pericolo: grande facilità nel calciare, anche da fermo.
MENO
1- Il secondo tempo dell'Inter è il contrario del primo: spazi sovraffolati, poco movimento, troppi giocatori d'attacco passivi e stagnanti sulla linea della difesa.
2- La scarsa capacità di appoggiare del centrocampo nerazzurro, spinge la squadra di Mourinho alla ricerca diretta degli attaccanti, ma il Genoa è pronto e non va mai in parità numerica. Poco pressing ultraoffensivo dell'Inter (primo tempo solo 5 recuperi nell'altrui metacampo, e quasi tutti dei difensori), quindi manovra che fa fatica a ripartire.
3- Il Genoa vuole controllare la propria transizione offensiva ( chi attacca in maniera ordinata è sempre pronto a difendere equilibrato), arriva ai sedici metri anche con un certa facilità, almeno fino a quando rimane in 11, ma trova pochi spazio per imbucare il pallone in area e spesso è costretto a tirare da fuori. Non sfruttatissimo il lavoro degli esterni, dove invero si erano buttati bene i difensori
20 ottobre 2008
ANALISI LIVE: Milan - Samp (da San Siro)
La partita di calcio è come una linea retta modificata da tanti episodio, può cambiare direzione ed è necessario che le squadre, e quindi i tecnici tentino di addattarsi alle modifiche che la partita propone.
Al di là di gol e occasioni ho annotato quanto segue:
PIU'
* Mi è piaciuto il primo tempo della Samp, almeno fino ai 16 metri. Attenzione e partecipazione, data anche le difficoltà in classifica. Nel video che ho montato ho evidenziato alcuni aspetti chiave:
*Il Milan di Kakà, quello del secondo tempo, gestisce le transizioni in maniera formidabile. Il brasiliano è fondamentale, anche perché il Milan nn pressa mai alto e il recupero della avviene sempre in zona difensiva: il ribaltamento è assicurato dalla forza del brasiliano cresciuto a Morumbi.
MENO
* La Samp crolla letteralmente nel secondo tempo, dopo il rigore dell' 1-0 e regala un tempo. Cassano che ha giocato nella zona di Jankulovsky in fase di mezza transizione nella prima parte, prova l'area di Antonini ma il supporto non è lo stesso. Franceschini come vice Palombo non funziona in pieno: l'ex Chievo è dinamico, dà continuamente appoggio ma non ha il calcio immediato che cambia lato o ribalta l'azione subito. Bravo Sammarco a inserirsi (vedi video), male Zickler dall'altra parte, i due esterni Padalino e Pieri fanno il loro ma più che corsa non possono offrire, almeno oggi. Gli ultimi trenta minuti praticamente la Samp non li gioca, bassa, incapace di ripartire.
* I 45 minuti iniziali del Milan sono brutti, non solo per l'atteggiamento: le caratteristiche dei giocatori sono quelle: una squadra di transizione non può rielaborarsi di colpo. Ronaldinho dietro le punte si muove pochissimo, nell'uno-due rimane geniale, quando può essere aggredito dal centrocampo compatto della Samp non è più quello 5 stelle lusso del 2006. il gioco tenta di aprirsi subito sugli attaccanti che però fanno fatica. Pato a sinistra prova uno contro uno (o contro due) contro logica ma alcune volte vanno a buon fine (prima ammonizione di Lucchini). Il centrocampo, specie in Seedorf, non è sempre nella posizone corretta per proteggere della difesa e lo spazio Maldini Jankulovsky (il lato dell'olandese) è oltremodo in difficoltà.
Al di là di gol e occasioni ho annotato quanto segue:
PIU'
* Mi è piaciuto il primo tempo della Samp, almeno fino ai 16 metri. Attenzione e partecipazione, data anche le difficoltà in classifica. Nel video che ho montato ho evidenziato alcuni aspetti chiave:
*Il Milan di Kakà, quello del secondo tempo, gestisce le transizioni in maniera formidabile. Il brasiliano è fondamentale, anche perché il Milan nn pressa mai alto e il recupero della avviene sempre in zona difensiva: il ribaltamento è assicurato dalla forza del brasiliano cresciuto a Morumbi.
MENO
* La Samp crolla letteralmente nel secondo tempo, dopo il rigore dell' 1-0 e regala un tempo. Cassano che ha giocato nella zona di Jankulovsky in fase di mezza transizione nella prima parte, prova l'area di Antonini ma il supporto non è lo stesso. Franceschini come vice Palombo non funziona in pieno: l'ex Chievo è dinamico, dà continuamente appoggio ma non ha il calcio immediato che cambia lato o ribalta l'azione subito. Bravo Sammarco a inserirsi (vedi video), male Zickler dall'altra parte, i due esterni Padalino e Pieri fanno il loro ma più che corsa non possono offrire, almeno oggi. Gli ultimi trenta minuti praticamente la Samp non li gioca, bassa, incapace di ripartire.
* I 45 minuti iniziali del Milan sono brutti, non solo per l'atteggiamento: le caratteristiche dei giocatori sono quelle: una squadra di transizione non può rielaborarsi di colpo. Ronaldinho dietro le punte si muove pochissimo, nell'uno-due rimane geniale, quando può essere aggredito dal centrocampo compatto della Samp non è più quello 5 stelle lusso del 2006. il gioco tenta di aprirsi subito sugli attaccanti che però fanno fatica. Pato a sinistra prova uno contro uno (o contro due) contro logica ma alcune volte vanno a buon fine (prima ammonizione di Lucchini). Il centrocampo, specie in Seedorf, non è sempre nella posizone corretta per proteggere della difesa e lo spazio Maldini Jankulovsky (il lato dell'olandese) è oltremodo in difficoltà.
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