29 maggio 2008

«Special One» con due anime

Aggiungo un bellissimo pezzo di Sandro Modeo, uomo di cultura e appassionato di calcio vero, apparso sul Corriere della Sera di ieri.


«Special One» con due anime. Narciso, ma anche timido

di SANDRO MODEO

L' uomo non sempre riesce a essere «un passo avanti», come nello spot dell' American Express. Non sempre, cioè, gli riesce di aprire l' ombrello un attimo prima del temporale. Qualche anno fa, per esempio, aveva tentato una goffa censura preventiva cercando di stoppare - con 40 minuti di telefonata all' autore - l' uscita della biografia poco ortodossa di Joel Neto (pubblicata in Portogallo dalle edizioni Dom Quixote), dovendo poi accontentarsi - a libro uscito - di una querela per diffamazione. Eppure, coi suoi chiaroscuri, è un libro più utile per illuminare il suo approdo all' Inter che non quello - apologetico - del suo amico d' infanzia Luis Lourenço. Da una parte, Neto conferma l' immagine da copertina di Capital che ha già eletto Mourinho a nuovo Avversario della visione calcistica poetico-nostalgica. La ricchezza che gli proviene dal patrimonio del nonno materno, magnate nell' establishment nel Portogallo di Salazar; l' infanzia dorata nella villa a quindici stanze di Setubal; l' appartenenza al mondo-Logo, in cui scorrono, oltre all' American Express, le conferenze per la Microsoft portoghese; tutto questo - con le esplicite simpatie di destra e una concezione in apparenza freddamente efficientistica del gruppo - sembra rinsaldare un' icona da calcio-Playstation opposto - secondo schema assurdo quanto diffuso - a quello da Album Panini. Sembra. Perché scavando, Neto trova un Mourinho-ombra sorprendente: un bambino difficile e problematico che a cinque anni rischia di morire di peritonite; un giovane che dopo una severa educazione cattolica rigetta la «business school» e si diploma all' Isef, insegnando a lungo a ragazzi gravemente disabili in un rapporto di profonda empatia; un uomo che dopo una lunga gavetta da secondo (soprattutto al Barcellona con Robson e Van Gaal) accetta di fare non uno, ma venti passi indietro, allenando un piccolo club come l' União de Leiria. Se si aggiungono altri episodi insospettabili (il tentativo di aiutare un «Primavera» del Benfica, da poco orfano di padre, facendolo allenare con la prima squadra) o il sodalizio di una vita con una moglie - Matilde detta Tami, nata in Angola - a capo di un' associazione per bambini disadattati, sentiamo quanto l' immagine univoca di Mourinho sia almeno pregiudiziale. Del resto, che l' uomo sia complesso e contraddittorio lo si vede su tutti i versanti. Mourinho sa di essere carismatico e a volte sprezzante (vedi i gratuiti insulti a Grant); ma non c' è bisogno di uno psichiatra come Carlos Dia per scorgere dietro l' arroganza narcisistica una timidezza patologica. La sua concezione del calcio è ossessivamente razionale, perché nessuno come lui cura le «transition» da una metà campo a un' altra, il possesso-palla in «stand by» per rifiatare o le variazioni su palla inattiva (insomma, il respiro tattico della squadra); eppure, nel prepartita, bacia la foto dei tre figli e un crocifisso comprato a Braga. E la sua predilezione va spesso a giocatori sottopagati e semisconosciuti (più facili da motivare); ma non c' è campione - da Deco a Drogba - che non sottolinei la sua disponibilità al dialogo. Fra i traumi della sua parabola, Mourinho ricorda - con parole ai limiti della reticenza - la morte, nel ' 97, della sorella trentenne Teresa, dopo l' abuso di droga e un diabete che l' ha resa cieca. Forse non c' è un diretto rapporto di causa-effetto: ma ogni volta che Mourinho (come a Oporto dopo la stagione trionfale del 2003) sembra un alieno o uno spettatore disorientato nelle feste dei suoi successi, è difficile non pensare anche a quell' amputazione affettiva. Forse, l' uomo che è (quasi) sempre un passo avanti agli altri, è sempre (nello stesso momento) un passo dentro se stesso, sull' orlo dei propri abissi.

23 maggio 2008

Dagli Emirati a Curitiba

Fonte: Gazzetta.it

Che il Mondo del calcio ormai proceda un po’ a rovescio si era capito. Certo non finisce mai di stupire. Che il Paese del Futebol, il Brasile, importi buoni giocatori sudamericani, non è frequente, ma ci sta. Uno di questi, Marcelo Moreno, boliviano del Cruzeiro di 18 anni pieno di talento, è ora ricercato dalle migliori squadre del Vecchio Continente: in Italia ci stanno provando anche la Roma e il Napoli. Ma l’idea che una squadra brasiliana, e nemmeno di secondo piano, l’Atletico Paranaense , firmi un giocatore degli Emirati, beh, un po’ scuote.
KAMALI - Ma è tutto vero. Ad annunciarlo, da Dubai, Mario Celso Petraglia, il presidente del Consiglio direttivo del Furacão (il nomignolo della squadra di Curitiba): “Abbiamo sottoscritto un contratto di tre mesi con Abdullah Al Kamali, il giovane talento del calcio arabo". Diciotto anni, attaccante delle giovanili dell’Al Wasl (23 gol per lui quest’anno), Kamali è naturalmente la felicità fatta persona: “ Sono grato a tutti per l’opportunità che mi è stata data. Ringrazio il mio club, i dirigenti dell’Atletico Paranaense che hanno avuto fiducia in me e spero di essere anche ambasciatore dello sport del mio popolo in Brasile" ha detto alla conferenza stampa di presentazione nel celebre e lussuosissimo Burj Arab Hotel (l’albergo a forma di vela alto più di 300 metri, divenuto in questi anni simbolo del piccolo stato), in cui indossava la maglia numero dieci dell’Atletico. Il giovane giocatore è la stella della nazionale under 20 del suo Paese, ed è allenato nel suo club dal brasiliano Marco Aurélio Silva Businhani. Questa situazione è molto più usuale: si ricordi che il tecnico Carlos Alberto Parreira, campione del mondo coi verdeoro, è passato anche per la panchina di un’altra squadra del Golfo, Il Kuwait.
BUSINESS IS BUSINESS - E i viaggi dal Brasile al Golfo Persico hanno una motivazione che spesso si chiama petrodollari. Stiamo ancora parlando di questo, sebbene con un’altra modalità? Insomma, Kamali sarà anche bravino (potrà essere tesserato da agosto, quando il regolamento permette la possibilità di acquisti internazionali,e ci sono ancora problemi burocratici da superare), ma più di un osservatore sente puzza di business. E infatti, a giorni, ci saranno nuovi annunci da Dubai che prevedono collaborazioni importanti tra imprese degli Emirati e il Brasile. A cominciare dalla celebre linea aerea Emirates, che probabilmente sponsorizzerà lo stadio dell’Atletico, acquisendone il nome. Che impatto potrà avere Kamali nel calcio brasiliano, chiedevano i giornalisti arabi: il presidente del Furacão ha smozzicato qualche frase di circostanza, ma pensava certamente all’introito economico per il suo club. Al giovane l’arduo compito di smontare la teoria, piuttosto radicata in Brasile, che in fondo, si tratti esclusivamente di affari…

CARLO PIZZIGONI
Dal sito della Gazzetta

19 maggio 2008

Dinamo Zagabria

Il solito dominio. La Dinamo Zagabria mette in bacheca il terzo titolo consecutivo (il decimo dall’indipendenza del Paese, che si aggiunge ai quattro nella Jugoslavia unita) comandando la classifica sostanzialmente dalla prima giornata e, a fine aprile, a sei giornate dal termine del torneo, già con buoni venti punti di distacco dalle inseguitrici Rijeka, Hajduk e Slaven Koprivnica. L’ennesimo titolo, vinto sbadigliando, ha però fatto seguito a un avvio turbolento di stagione tra i Blu della capitale croata. Eliminata nel preliminare di Champions dal Werder Brema, la Dinamo è stata poi fatta fuori anche nella prima fase di Coppa Uefa, quella a gironi, racimolando pochi punti (due pareggi) e continue brutte figure (sconfitta col Brann Bergen in Norvegia, su tutte). Il brusco stop europeo ha, di fatto, sentenziato l’esonero del tecnico Branko Ivankovic: in sostituzione dell’ex CT dell’Iran, Zoran Mamić, direttore sportivo e cervello della società di Zagabria (suo il grande colpo di Eduardo Silva, pescato nel sommerso brasiliano e impostosi a suon di gol anche con la nazionale croata), ha scelto Zvonimir Soldo, 40 anni, una vita allo Stoccarda da giocatore ma al debutto su una panchina. Ambiente ricementato e titolo giunto senza difficoltà. La Dinamo di Soldo varia il 442 al 4231, ha buona partecipazione dei giocatori alla manovra (bravi anche gli attaccanti, l’esperto Balaban, sceso da Bruges dove il suo l’ha sempre fatto, e il giovane Mandžukić, un ’86 da visionare con attenzione), quasi sempre impone il suo gioco (gli avversari nazionali inevitabilmente ne subiscono l’ascendente e il prestigio), c’è grande accompagnamento dei terzini, due brasiliani, Etto (ex Atletico Paranaense) e Carlos (cresciuto nelle giovanili del San Paolo), ed è da seguire l’ivoriano Guela, passato dalla Grecia dopo essersi formato all’Académie di Abidjan, la miglior scuola calcio del continente africano. Ma il firmamento si accende, ed è veramente un’illuminazione, per le giocate della stella, Luka Modrić, che il Tottenham si è già assicurato per la prossima stagione grazie a un esborso economico che scollina ben oltre i venti milioni di euro. Modrić, 22 anni, è giocatore di qualità assoluta, grande personalità, destro che incanta, rapido, fantasioso, vede gioco anche partendo dal lato sinistro, dove spesso è confinato nei Blu: ha una grande capacità di pescare il compagno libero, anche a distanza, sempre in posizione di vantaggio, facile pronosticargli una carriera nell’élite del calcio europeo e mondiale. Il mondo è suo, la Croazia, intesa come campionato nazionale, non più, visto la sua dipartita per Londra, ma difficilmente la Dinamo perderà il suo ruolo di faro del calcio di casa. Ma è vera gloria? Viene da chiederselo. Non è che questa situazione non rappresenti in realtà un limite di crescita per il calcio del Paese e addirittura per la Dinamo stessa, che in Europa non riesce a rendersi competitiva anche per il limitato valore delle squadre che incontra nel week end? L’Hajduk di Spalato, guidata in panchina dall’ex Juve, Torino e Bari Robert Jarni e in campo da Igor Tudor, chiamata al proscenio per rappresentare la rivale credibile dei Blu, è in una fase di ristrutturazione societaria che la porterà a diventare un club che potrà avere una partecipazione azionaria dei soci: una sorta di modello spagnolo in salsa croata. Basterà per rivitalizzare la squadra che una volta formava fenomeni come Alen Boksic?


Intervista a Zvonimir Boban:


Zvonimir Boban, simbolo della Dinamo Zagabria e idolo di tutta la Croazia (con lui arrivata a un passo dalla finale Mondiale, nel 1998 in Francia),è oggi analista di calcio molto apprezzato da una parte e dall’altra dell’Adriatico. Commentatore di Sky Italia e editorialista della Gazzetta, è anche direttore centrale di “Sportske Novosti”, apprezzato giornale croato: “ma ascolto tutti e lascio spazio anche a chi la pensa in maniera totalmente differente da me, ci mancherebbe…” ci dice quando lo raggiungiamo al telefono per parlare della sua terra. Anche quest’anno passeggiata per la Dinamo Zagabria? “Sì –racconta Zvone -, anche perché il divario economico- tecnico con le altre squadre non accenna a diminuire, mi auguro però che la ricostruzione dell’organizzazione-calcio del mio Paese possa generare più concorrenza. Spero che l’Hajduk termini di avere problemi societari e rilanci la sfida al vertice con la Dinamo. Dal punto di vista tecnico però noto che il livello di organizzazione tattica è migliorato moltissimo, e questo fa ben sperare per il futuro di tutto il movimento.”
Concentriamoci sui giocatori di maggiore visibilità. Due parole su Luka Modrić? “E’ sicuramente il miglior prospetto del calcio croato. E’ un grande talento ed molto forte anche mentalmente. Ha qualità e dinamismo, a me piacerebbe vederlo più in mezzo al campo, è una mezzala classica, non proprio goleador. E’ significativo e importante che un tecnico come Juande Ramos abbia scommesso così tanto su di lui: ci crede davvero, avrà fiducia. Credo sia molto importante, alla sua prima esperienza all’estero.”
All’Hajduk si è fatto notare il giovanissimo Nikola Kalinić, classe ’88. A noi piace, lei ci scommetterebbe? “ E’ bravo, ma ancora giovane. Vede la porta con grande regolarità, e questo non è mai un caso. Ha grande forza, convinzione, deve imparare a muoversi meglio, riconoscere le zone di campo dove è meglio ricevere, come mettere il corpo, però è sicuramente da seguire.”
Chi è proprio migliorato anche fuori dalla Croazia è Niko Kranjčar (Portsmouth), oggi appetito dai miglior club d’Europa, se l’aspettava? “Fosse bravo si sapeva, ma quest’anno ha davvero sorpreso tutti. Ha classe, sa muoversi bene anche se non è dinamicissimo, ma oltre alle sue indubbie qualità sul terreno di gioco mi ha convinto la crescita mentale, la grande serietà che dimostra.”
Un bel tris per la Croazia, che per l’Europeo lei pronostica… “ L’infortunio di Eduardo ci limita tantissimo. Non abbiamo un giocatore come lui. Però il gruppo è molto interessante, è unito, c’è un bello spirito, sono fiducioso.”

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Guerin Sportivo

16 maggio 2008

[Libertadores] San Paolo- Fluminense 1-0



Da: www.gazzetta.it


L’Imperatore è tornato tale, e ci trova sempre più gusto. Adriano decide per il suo San Paolo la sfida di andata dei quarti di Libertadores con un gol al 19’ del primo tempo contro il Fluminense. Proprio il redivivo Adriano (presentatosi nel match con una sberla da fuori area che ha impegnato il portiere avversario) e il suo compagno di reparto Dagoberto hanno infiammato la partita e il tecnico san paolino Muricy nel dopo match ha riconosciuto di aver assistito alla miglior partita dell’anno dei suoi. I due partner d’attacco hanno confezionato anche il gol partita: Adriano riceve palla ai venticinque metri, la difende e poi apre splendidamente per l’accorrente Dagoberto, sinistro rasoterra, respinta del portiere Fernando Henrique e “tap in” vincente (di destro) del centravanti di proprietà dell’Inter.
ORA IL MARACANA - Adriano ha chiuso un fantastico primo tempo fatto di giocate, assist e colpi vincenti costringendo il “goleiro” avversario al miracolo su colpo di testa a seguito di un angolo calciato ancora da Dagoberto. Il Flu di Renato rimane sulle sue, le accelerazioni di Thiago Neves latitano, anzi: l’ex Re delle Notti romane accentua la strategia difensiva levando il piccolo gioiello di Laranjeiras (surrogato dall’argentino Dario Conca) e tutto sommato riesce nel suo intento. Abbassato il ritmo, il Tricolore Carioca riesce a gestire meglio l’incontro e, vista la mareggiata del primo tempo, va di lusso a Renato che giovedì prossimo al Maracanã sarà costretto a rimontare un solo gol. Fine partita tutta per l’Imperatore, celebrato da stampa, tifosi e… avversari: per il difensore del Flu, Luiz Alberto, il San Paolo è "Adriano e altri dieci: ha una forza fisica che non ho mai visto in un attaccante e in più è tecnico e calcia in maniera impressionante da ogni posizione". Quello di stanotte è il quinto gol in Libertadores dell’attaccante di proprietà dell’Inter, che si aggiunge ai sedici del campionato paulista.
BOCA PASSO FALSO - Nell’altro quarto di finale, il Boca Juniors ha subito un brutto stop in casa, bloccato dai messicani dell’Atlas a Liniers (la Bombonera è squalificata). Il gol del 2-2 finale è giunto all’88’ grazie a una zuccata del giovane Torres ma soprattutto per un’uscita a vuoto di Caranta. Il Boca aveva rimontato la rete iniziale degli “Zorros” grazie al trascinatore Palermo e ha sprecato diverse occasioni, mantenendo il controllo del gioco per buona parte del match, ma evidenziando pure errori in disimpegno e brutta spaziatura sul campo, leit motiv di questa stagione. Altri due quarti: San Lorenzo–Liga di Quito 1-1 e America-Santos 2-0.

Carlo Pizzigoni

Fonte: Gazzetta.it

12 maggio 2008

Libertadores - quarti di finale

La chiamano “Champions del Sud America”, ma il paragone non regge. La Libertadores offre sì il miglior calcio del continente, come succede da noi con il torneo di metà settimana, però rispetto alla giostra dell’Uefa ci sono meno lustrini e più sostanza. Ecco, solo le trasferte basterebbero per distinguere le due competizioni, e non solo per le distanze, che sono abbissali (dal Messico alla Terra del Fuoco è lunga…). Giocare in altura, poi passare al livello del mare, e soprattutto sfidare in stadi mitici e capienti squadroni che ti accolgono senza scopiazzare Haendel, ma con cori non proprio da educande.
IL CONTINENTE - La Libertadores è affare per duri veri, e arrivare in fondo non significa solo produrre il miglior calcio, ma tenere testa a tutti i fattori extra-calcistici che abbiamo elencato. Oggi ne sono rimaste 8, con le potenze del “Continente” (Brasile, Argentina e Messico) che la fanno un po’ troppo da padrone con 7 rappresentanti. Unica intrusa, la Liga di Quito. Rispetto al’anno scorso, spriscono quindi le cilene (via Borghi, terminerà il ciclo del colo Colo?), le colombiane, la paraguayane e le uruguagie (il Nacional Montevideo meritava però l’accesso).
LE FAVORITE - Otto squadre sopravvissute ai destini ineffabili della Libertadores, quest’anno più ballerini che mai. Le rimonte di America e San Lorenzo su Flamengo e River Plate bastano per un romanzo corposo, e illustrano bene cos’è la Copa. Il pronostico rimane apertissimo, anche se finora le due pauliste Santos e San Paolo hanno offerto sensazione di solidità, pur non offrendo un calcio esteticamente troppo presentabile, specie la squadra di Adriano, che a queste latitudini è giunto proprio per offrire prestazioni degne di nota in copa Libertadores. A queste “favorite” si deve aggiungere il Boca Juniors, che questa competizione l’ha vinta per ben sei volte, l’ultima proprio l’anno scorso grazie a un super Riquelme.
Carlo Pizzigoni
Fonte: Gazzetta.it

Quarti: America - Santos

AMERICA - Per l’America di Città del Messico è una delle stagioni più deludenti della storia: solo il regolamento del campionato messicano, che manda in seconda divisione chi ha la media punti peggiore degli ultimi tre anni, la mantiene nell’élite del calcio del Paese. Poi, il guizzo. Che si legge Maracanazo. Ecco, la portata dell’impresa dell’America non avrà lo stesso peso specifico del Mondiale del ’50 con la sconfitta subita dalla Seleção per mano dell’Uruguay, però i tifosi del Flamengo si ricorderanno a lungo di questi ottavi di finale. Vittoria Rubronegra in terra azteca per 4-2, ritorno a Rio nello stadio dei sogni: 3-0 per i messicani! Il segreto del successo? Guidati da un allenatore ad interim (dimesso Ruben Romano e panchina affidata a Juan Antonio Luna), la differenza l’ha fatta ancora una volta Salvador Cabañas, eletto miglior giocatore del Sudamerica nel 2007, attaccante multifunzionale di straordinaria efficacia: un vero peccato che il Torino, che si era interessato al giocatore nella scorsa estate, non abbia proseguito il corteggiamento.

SANTOS - Emerson Leão è tornato a Vila Belmiro per rinnovare i fasti degli anni d'oro del Santos di Diego e Robinho, che proprio l’ex portiere ha visto crescere. Missione compiuta, almeno per ora, in Libertadores. Nonostante giovani di buona prospettiva Leão va con l’usato sicuro: giocatori di sostanza in mezzo al campo (Rodrigo Souto e Marcinho Guerreiro), il carisma di Fabio Costa in porta, le invenzioni di Mauricio Molina e una macchina da gol come Kleber Pereira davanti: riscoprirlo a più di 32 anni è ingeneroso, avrebbe meritato una carriera più celebrata, e l’ultimo lustro passato a gonfiare reti in Messico lo dimostra. Tutta gente non di primo pelo, che sa barcamenarsi tra le insidie di questo torneo.

San Paolo - Fluminense

SAN PAOLO - Eliminato dal Palmeiras dello stregone Luxemburgo nel campionato Paulista, il San Paolo continua la sua marcia in Libertadores. L’estetica dei suoi match non è mai apprezzatissima ma i passi avanti ci sono, altrimenti non avrebbe eliminato una squadra come il Nacional Montevideo di quest’anno, una delle migliori sorprese del torneo. Più vulnerabile dietro e comunque meno incisiva in fase difensiva (nonostante Alex Silva), la squadra di Muricy ha un potenziale offensivo enorme che ha in Adriano un elemento chiave. La brillantezza va e viene, l’istinto rimane e cresce la voglia di tornare ai vecchi fasti: intanto, piazza gol decisivi. Chiaro che un bell’aiuto giunge da Jorge Wagner, giocatore sopra la media che l’Europa non ha capito e valorizzato per quanto meritava; e dal redivivo Hernanes, giovane di belle speranze che pareva perso e che in questa stagione ha ritrovato una titolarità stabile oltre agli spunti dei bei giorni, quando in molti lo paragonavano a Kakà. Il “derby” brasiliano con il Fluminense ci consegnerà la reale consistenza del Tricolor, che ha sempre nel suo portiere goleador, Rogerio Ceni, il simbolo e l’anima di tutta la squadra.

FLUMINENSE - Ci scommettevano in pochi e invece il Fluminense è ancora vivo. Anzi, la squadra di Renato Portaluppi (lontane le notti romane) ha offerto un buon calcio, almeno nella prima parte della manifestazione. Negli ottavi, è subentrato un futebol un po’ più speculativo: soprattutto, è mancata la stellina Thiago Neves, numero 10 classe 1985 avvicinato da tanti club europei, sonoramente fischiato nell’ultima uscita al Maracanã contro il Nacional di Medellin, eliminato non senza patemi. Iniziato il torneo con il fu fiorentino Leandro Amaral (chi se lo ricorda nella stagione della Viola targata Terim poi Mancini?), poi finito al Vasco, ora l’attacco è sulle spalle di Dodo e Washington (visto anche in Giappone negli Urawa Red Diamonds che sfidarono il Milan nel Campionato del Mondo per Club), ma Renato ha scoperto anche il valore di Cicero in mezzo al campo che regala parecchio equilibrio alla squadra.

Boca Juniors - Atlas


BOCA JUNIORS - Barcolla ma non molla, il Boca Juniors. Criticato continuamente, e spesso a ragione, ritrova più nella celeberrima garra che negli esercizi tattici dell’allenatore Carlos Ischia l’arma per non affondare, in campionato e soprattutto in Libertadores. Nonostante i de profundis il Boca è ancora vivo, e va a vincere al Minerão dopo aver bastonato il Cruzeiro del capocannoniere boliviano (e molto ricercato al di qua dell’Atlantico) Marcelo Moreno alla Bombonera (squalificata nell’occasione per il ferimento di un guardalinee: sarà di nuovo disponibile forse solo in caso di finale). Le firme? Le solite. Il Pa-Pa funziona ancora: Palermo e Palacio. Il cervello rimane Juan Roman Riquelme che, se fisicamente integro, a queste latitudini e in questo sistema fa ampiamente la differenza. Ischia, tecnico cresciuto all’ombra di Carlitos Bianchi (e, pare, proprio da lui consigliato), sperimenta un po’ troppo e con difensori giovani come Maidana e Paletta (di grande prospettiva ma ancora troppo acerbi). Forse non sarebbe il caso: meglio, molto meglio la squadra è andata con Morel (imprescindibile) e Caceres.

ATLAS - Pronosticata fuori già dalla fase a gironi, l'Atlas Guadalajara si è lasciato alle spalle il quotatissimo Colo Colo di (all’epoca) Claudio Borghi e il Boca Juniors. Poi, giunto agli ottavi, gli Zorros han fatto fuori il Lanus del celebrato Diego Valeri oltre che di Lautaro Acosta e Sebastián Blanco. Anima argentina, anzi proprio xeneize: a capo della truppa c’è l’ex giocatore e tecnico azul y oro Miguel Brindisi, davanti Bruno Marioni, sedotto e abbandonato due stagioni fa dalla Bombonera e riscopertosi bomber a Guadalajara, lui che proprio a sud degli Stati Uniti si è costruito la fama di cecchino, tra Pumas e Toluca. Vendetta, tremenda vendetta è l’occasione che ora si presenta ai due ex avvelenati: nei quarti incontreranno proprio il Boca Juniors. Brindisi propone il suo calcio fatto di densità difensiva a oltranza e contropiede. Una mano gliela danno i precisi e potenti lanci del portiere uruguagio Jorge Bava, che rilancia sempre e subito per le punte, adattissime a questa modalità di gioco: a dare una mano a Marioni troviamo Jorge Achucarro e Ulises Mendevil.

San Lorenzo - Liga di Quito


SAN LORENZO - Un autentico miracolo tiene in corsa il San Lorenzo di Ramon Diaz. Sotto di due gol e in nove per le espulsioni di Bottinelli e Rivero negli ottavi al Monumental contro il River Plate di Simeone, trova una doppietta di Gonzalo Bergessio ed è di nuovo in vita. Bergessio fa parte di una colonia di “rimpatriati”, delusi dall’esperienza all’estero e tornati a casa, che comprende anche Daniel Bilos (Saint Etienne e America di Città del Messico) e Andres D’Alessandro (Wolfsburg e Saragozza, più il pesante fardello di Nuovo Diego). Se questi ultimi stanno facendo fatica, lo stesso non si può dire di Bergessio, e il miracolo del Monumental è una fotografia paradigmatica dell’assunto. Dopo un buon passaggio nel disastrato (allora come oggi) Racing Avellneda, di lui si innamorano i portoghesi del Benfica che lo bloccano per cinque anni. Ma in Europa il suo passaggio è etereo (tre presenze) , e l’inversione a U lo riporta in patria, ma al Boedo. Ramon Diaz, che non ha certo fatto della manovra elaborata il suo marchio di fabbrica, ringrazia.

LIGA DI QUITO - Partita come sempre a fari spenti, la Liga di Quito ha piazzato un 6-1 contro l’Arsenal di Sarandi (pessima la campagna della squadra creata da Grondona), che ha messo le cose in chiaro. Giocare ai 2850 metri della capitale ecuadoriana certo aiuta, ma l’organizzazione della Liga fa il resto, anche se l’eliminazione dell’Estudiantes passa pure per il mezzo errore dell’ex Palermo Mariano Andujar nella partita di ritorno, dopo che in cima alle Ande i padroni di casa avevano accumulato due reti di vantaggio. La Liga, che comanda il torneo del suo Paese, ha una mente e un braccio argentino: alla guida della squadra c’è Edgardo Bauza, la fantasia è assicurata da Damian Manso, un passaggio anche in Corsica (Bastia) e in Tracia (Xanthi).

Carlo Pizzigoni

fonte: gazzetta.it

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