30 luglio 2010

Il calcio visto dal Guatemala

Luca Laffranchi è un giornalista freelance in giro per il Centroamerica da qualche tempo. Ha scritto un pezzo sul calcio del Guatemala dopo aver visitato il Centro Federale Proyecto Goal ed aver intervistato un paio di giornalisti locali, oltre al tecnico della nazionale, Ever Almeida.

E´ripartito il 68° Campionato di Calcio Guatemalteco dell´era professionistica, una tra le pochissime nazioni del Centroamerica (insieme a Nicaragua e Panama) a non aver mai partecipato ad una Coppa del Mondo. I favoriti sono ancora i campioni in carica del Municipal di Citta´del Guatemala, che oltre ad aver vinto le due precedenti edizioni sono anche la squadra piu´ titolata con 28 successi nazionali. (continua su Tropico del Calcio - Futbol guatemalteco)

29 luglio 2010

Champions. Preliminari terzo turno. Andata

Young Boys - Fenerbahce 2-2. Un rigore (discutibile) di Costanzo tiene ancora vivo lo Young Boys. Partita con qualche errore di troppo (gli uomini di Petkovic hanno sprecato tanto davanti alla porta) ma certamente divertente. Bello il pirmo gol del match, dell'ex Inter Emre.

Sporting Braga - Celtic 3-0
Figuraccia del Celtic in Portogallo contro una squadra di grande organizzazione ma non di eccelso talento: bracaerensi padroni del campo e vicinissimi al passaggio del turno.

Ajax - Paok 1-1. Incredibile pareggio per il Paok, che ha appena licenziato Mario Beretta e si è reso protagonista di una pessima pre stagione. All'Amsterdam Arena subisce di tutto, con l'Ajax che arriva davanti alla porta un incredibile numero di volte, ma il gol valido è solo quello di Luis Suarez. Vlado Ivic segna il gol del pareggio.

Debreceni - Basilea 0-2 Il bel gol dell'interessantissimo Xhaka al 91' fissa il match sul 2-0 e assegna sostanzialmente la qualificazione agli svizzeri.

Sheriff - Dinamo Zagabria 1-1

Partizan Belgrado - HJK Helsinki 3-0

Bate Borisov - FC Copenaghen 0-0

Aktobe Lento - Hapoel Tel Aviv 1-0

New Saints - Anderlecht 1-3


Dinamo Kiev - Gent 3-0 In gol anche Shevchenko

Sparta Praga - Lech 1-0

Unirea Urziceni - Zenit San Pietroburgo 0-0

Lovech - Zilina 1-1

Omonia Nicosia - Red Bull Salisburgo 1-1

Libertadores, semifinali: vantaggio minimo per U e Internacional

Chivas Guadalajara - Universidad de Chile 1-1




Internacional - San Paolo 1-0

27 luglio 2010

La nuova lista di Mano: Rivoluzione annunciata

C'era molta curiosità attorno ai nomi della prima lista dei convocati di Mano Menezes, e qualche mezza verità, visto che il giorno prima della diffusione si erano sparse voci secondo le quali il neo CT avrebbe chiamato solo giocatori impegnati nel Brasilerao. E invece l'elenco diramato in vista dell'amichevole da giocare contro gli Stati Uniti il prossimo 10 agosto è "vero", completo, e profuma di rivoluzione, anche se annunciata ... (continua su Tropico del Calcio - Mano's List)

26 luglio 2010

Brasilerao: 11a giornata. Mano dà l'addio da capoclassifica





L'ultima partita del neo CT Mano Menezes nel Corinthians è un successo, anzi due: torna alla vittoria e riguadagna la testa della classifica. Un bel finale della sua avventura al Corinthians. Tutto sulla gioranta su: Tropico del Calcio - Brasilerao 11a giornata

23 luglio 2010

Muricy nuovo CT del Brasile? Dietrofront: Il Flu si oppone e arriva Mano Menezes




Alla fine la scelta della federazione brasiliana è andata su Muricy Ramalho, attuale tecnico del capoclassifica Fluminense: è lui il successore di Dunga sulla panchina verde-oro. E' la stessa scelta che avrei fatto io, tenendo conto di tutto (Mano Menezes troppo poco esperto, Felipao non convintissimo e cavallo di ritorno e Leonardo non proponibile). Curiosissimo di vederlo all'opera, ma è certo che in panchina ci va una persona davvero competente. Non era giusto cancellare, dopo un'annata no, nel tritacarne del Palmeiras, per giunta, tutta la credibilità che il tecnico ex San Paolo si era meritatamente costruito.

Il Fluminense si oppone ( o forse lo sponsor del Flu...) e la CBF vira su Mano Menezes.


(Mano Menezes con Rivellino)

Brasilerao. Comanda il Fluminense

Vittoria sofferta del Flu e testa della classifica per gli uomini di Muricy, che comandano ora solitari davanti al Corinthians. Analisi e gol su Tropico del Calcio - Comanda il Flu.

22 luglio 2010

Brasilerao. Decima Giornata: cade il Timao. Leao aggredisce un giornalista

Sul Blog del calcio sudamericano analisi e gol della decima giornata, con la capolista Corinthians che cade con la lanterna Atletico Goianiense, mentre si avvicina l'Inter (vittoria in rimonta sul Galo). Tropico del Calcio - la decima del Brasilerao

Protagonista della giornata, suo malgrado, Emerson Leao, protagonista di una rissa scatenata a fine match (Vitoria - Goias), dove ha aggredito un reporter.

21 luglio 2010

Dario Bonetti sulla panchina dello Zambia

Sarà quasi certamente Dario Bonetti il nuovo Commissario Tecnico dello Zambia. Sostituirà il francese Hervé Renard (che ha firmato per l'Angola), protagonista di un favoloso lavoro con i Chipolopolos. La scelta del Presidente della Federazione, il grande Kalusha Bwalya, sorprende non poco, anche per la limitata esperienza da allenatore dell'ex difensore di Roma, Juve e Milan. Si parla di un contratto biennale con Bonetti che inizierà il proprio lavoro a Settembre, con le Qualificazioni alla prossima Coppa d'Africa, quella del 2002 in Guinea Equatoriale-Gabon (il debutto sarà con le Isole Comore e il gruppo comprende Mozambico e Libia).

20 luglio 2010

L'Altro Sudamerica

Sul blog della Gazzetta dedicato al calcio sudamericano abbiamo allargato gli orizzonti. Si tratta anche di temi e gol che riguardano un Sudamerica che non sia Argentina e Brasile.

Ho scritto un post di introduzione, inserendo gol e aggiornamenti sui campionati in corso (Cile, Colombia, Ecuador e Perù): Tropico del Calcio - l'Altro Sudamerica

12 luglio 2010

Spunti Mondiali: Spagna Campione

SPAGNA - OLANDA 1-2 (Iniesta 116')




Vince la Spagna, come da pronostico. Vince la finale, soffrendo non poco l'Olanda che gioca forse qui la sua migliore partita: sicuramente la più ordinata. Van Marwijk abbozza una strategia iniziale perfetta non concedendo mai il gioco tra le linee agli spagnoli. Certo, a mio parere, avvantaggiato dall'assenza di una punta centrale (Torres o Llorente) forte fisicamente, occupando maggiormente i due centrali Heitinga e Mathijsen, due onesti mestieranti che invece hanno fatto un figurone. Bravo van Marwijk, inferiore certamente per qualità e mezzi, a cercare di muovere la partita proponendo idee vere come l'entrata in campo di Elia a sinistra e soprattutto van Der Vaart per de Jong e la riproposizione di una specie di 4141 che aveva funzionato in semifinale contro l'Uruguay. Le occasioni per andare i vantaggio gli arancioni l'hanno avuta, anche evidente, con Robben. E solo essere arrivato a giocarsi una partita che poteva essere decisa da un episodio certifica della bontà del lavoro del CT olandese, fin qui soprattutto agevolato da un tabellone non impossibile. La Spagna vince proponendo una novità calcistica come nessuno, a livello di nazionale, nel football moderno. Una diretta conseguenza del lavoro svolto in questi anni dal Barcellona, a partire dall'era Cruijff in poi. Tuttavia se l'atteggiamento del Barça è volto alla ricerca di un'alternativa credibile pur nella continuità della situazione chiave di possesso palla, la Spagna si è molto avvitata su se stessa, per l'insistenza di del Bosque su tre-centrali-tre (Xavi -immenso, l'uomo chiave di questo tiki-taka-, Xabi Alonso e Busquets) schierati in mezzo al campo. Tante, troppe palle giocate sui piedi e non nello spazio e tentativi di verticalizzazioni elementari, facilmente leggibili. Il coraggio di giocare con tre punte vere (quindi con Villa e Pedrito o Jesus Navas sui lati e un centravanti "fisico" in mezzo) Del Bosque non l'ha mai avuto, piegandosi alla certezza del possesso palla: il piede di Casillas lo ha salvato da una delle sconfitte più imbarazzanti di sempre (da non scordare il lusso di Fabregas in panchina). Epperò ha vinto e osservando la traiettoria di tutto il torneo è sicuramente giusto così.

08 luglio 2010

Spunti Mondiali: Day 22 & 23


SPAGNA - GERMANIA 1-0
(Puyol 28' st)

Nessuna sorpresa: ha vinto la squadra migliore. Tra campo e panchina difficile non notare una sostanziale differenza fra le due contendenti alla finale Mondiale. La sconfitta non leva nulla allo straordinario torneo di Joachim Loew, che ha dovuto giocare la sfida più delicata anche senza Mueller (assenza pesantissima). Il tecnico tedesco ha allenato proponendo idee fino alla fine, inserendo Trochowski poi la classe di Toni Kroos,partendo con Boateng per poi surrogarlo con Jansen, ma nemmeno la solita ottima partita di Schweinsteiger (che stagione favolosa!) è bastata per avere ragione di una squadra le cui individualità sono di altro livello. Epperò Del Bosque (che ancora non mi persuade con quella formazione con troppi centrocampisti centrali e senza le tre punte vere davanti con Villa e Pedro ai lati) ci aggiunge stavolta qualcosa che risulta alla fine essere decisivo: una pressione medio alta che dà molto fastidio a una squadra che sulla linea difensiva ha trattatori di palla modesti come Friedrich, Lahm e Boateng. L'azione non parte mai fluida e le giocate a uno-due tocchi di Schweinsteiger (quando viene innescato nel giro-palla) non possiedono gli automatismi di un impianto di squadra di club (inevitabilmente). La Germania riesce a difendersi bene con il 4411, Ozil si però accende troppo poco spesso e offensivamente i tedeschi creano quasi nulla (Puyol e Piqué due giganti, altra enorme differenza individuale tra le due squadre). Curioso poi che la partita venga decisa da un calcio piazzato... ma a favore della Spagna, con i "cristoni" teutonici smarriti nella difesa a zona sul calcio d'angolo che si perde Carles Puyol. Del Bosque, dopo il disastro turco (al Besiktas) e l'inattività forzata, dimostra di essere un grande gestore di campioni, anche se la radice del calcio delle Furie Rosse è marcatamente Blau-Grana...

OLANDA - URUGUAY 3-2 ( 1-0 Van Bronckhorst 18', 1-1 Forlan 41', 2-1 Sneijder 70', 3-1 Robben 73', 3-2 Maxi Pereira 92')

Una partita piena di emozioni, fino alla fine, anche se dai contenuti tecnici e tattici modesti, come previsto. Certo ha vinto la squadra coi miglior giocatori. E loro hanno fatto decisamente la differenza, nonostante il fenomenale Forlan (che ha giocato pure da infortunato), mio personale MVP di questo Mondiale. L'Uruguay ha trovato un pertugio nel tabellone e si è inserito, con merito, anche se ha rischiato diverse volte di uscire (clamorosa la partita col Ghana): arrivare fin qui è davvero grasso che cola, vista la modesta proposta di calcio della squadra di Tabarez. L'Olanda ha un potenziale offensivo forse superiore anche a quello degli spagnoli, tuttavia non mi trovano d'accordo le analisi che leggo in giro sul mutamento di atteggiamento rispetto ai Tulipani degli anni '70. La squadra di van Marwijk non è una squadra cinica, pragmatica che mira solo al risultato: se così fosse avrebbe una struttura difensiva che invece non ha nemmeno per sogno. Sicuro, difende con molti uomini che tengono bene la posizione, ma l'analisi tattica della fase difensiva si ferma qui, dato che nemmeno la transizione mi pare risponda a principi chiari. Levato il Brasile, ha avuto un calendario comodo che ha sfruttato benissimo, e quasi mai brillando. Ma i Robben e gli Sneijder non ce li ha nessuno...

05 luglio 2010

Spunti Mondiali: Day 20 & 21

GERMANIA - ARGENTINA 4-0 (Muller 3', Klose 23' st, Friedrich 29', Klose 44' st)

Il massacro di Città del Capo (4-0 finale) che porta la Germania in semifinale ai danni dell'Argentina dice più di una verità. La prima, la più grande riguarda proprio lo spirito del gioco: vince la squadra che interpreta un calcio moderno e organizzato che esalta soprattutto il collettivo. Esce sconfitta, invece, probabilmente l'11 di maggiore talento e qualità, ma che produce un calcio vecchio, sotto ritmo e fatto solo di giocate individuali. Messi, Di Maria, Tevez, Higuain sono tutti grandi giocatori (così come Milito e Aguero seduti in panchina) e tutti in grado di indirizzare, in una situazione, una gara: ma non possono mai, a questo livello, deciderla da soli. Un'altra verità riguarda l'emotività della gara. E' vero che la Germania patisce la personalità dell'Argentina per tutta la fase centrale della partita però, pur non avendo tanti giocatori abituati a queste platee e una età media bassissima (nemmeno 25 anni), rimane concentrata e cosciente su tutto quello che il piano partita prevede. Un'ultima verità dice di un talento, grande, grandissimo pescato da un super tecnico come Louis van Gaal nelle formazioni giovanili del Bayern e buttato nella mischia senza paura: Thomas Muller è stato il protagonista di questo quarto di finale, segnando la rete che ha sbloccato l'incontro e regalando l'assist hockeystico del secondo gol che ha tagliato le gambe all'Argentina. Muller è un grande giocatore perché mette le proprie qualità al servizio della squadra, senza attaccare a testa bassa e bava alla bocca la porta avversaria, come hanno fatto tanti suoi “pari grado” in maglia bianco-azzurra: non è solo una caratteristica, è tutto, è il calcio, almeno quello del 2010.
Joachim Loew ripropone il 4-2-3-1e inizia bene il match trovando immediatamente la rete del l'1-0: punizione da destra, narcolessia diffusa dell'Albiceleste e rete di testa di Muller che anticipa Otamendi. Il vantaggio permette agli uomini in bianco di valorizzare la miglior cosa proposta a questo mondiale, la transizione offensiva, con la squadra che sale con la spaziatura e i tempi corretti arrivando con semplicità al tiro. Il passaggio chiave è sempre un giocata semplice a inizio azione di Schweinsteiger, reinventato centrale di centrocampo sempre dal solito Louis van Gaal in questa stagione al Bayern.
L'Argentina gioca il solito calcio fatto di possesso palla quasi inconcludente poiché non muove la difesa avversaria e si accende quando c'è il passaggio verso Messi che vuole sempre palla nei piedi per provare un uno contro uno (e poi due, tre...) o una verticalizzazione. La Pulce però riceve palla molto distante dall'area di rigore e nemmeno il suo spropositato talento gli permette però di trovare sempre la lettura adeguata. La Germania si difende sempre optando per una densità folta davanti all'area di rigore, con la linea medio alta vicinissima ai due mediani: l'obiettivo è non permettere il gioco tra le linee agli avanti sudamericani, che hanno tutti ottimo uno contro uno e il piede per trovare la porta anche dai 25 metri. Subiscono, soffrono, specie a cavallo della pausa ma rimangono concentrati e non concedono mai una giocata facile.
L'Argentina parte piano nel primo tempo, crea qualcosa e resta a galla più che con l'ordine tattico con la volontà, la celebre “garra”: è certamente questa unione d'intenti il lato più apprezzabile del lavoro di Maradona. Ma da sola non può bastare per una semifinale mondiale, tanto che poi si spegne, di colpo, dopo il secondo gol, l'ennesimo di Klose, che nasce da sinistra sull'asse Muller-Podolski. Diego inserisce Pastore per l'adattato terzino destro Otamendi, spostando Maxi Rodriguez sull'ultima linea: cambia davvero poco. Anzi, liberata dalla paura figlia dell'inesperienza (pecca molto Ozil nei momenti cruciali, a dirla tutta) i tedeschi prendono coraggio e trovano la terza segnatura (grande slalom di Schewinstiger sulla linea di fondo e passaggio-gol per Friedrich) e poi la quarta (ancora Klose). Sono gli ultimi chiodi nella bara di un'idea di calcio morta e sepolta. Va avanti la Germania, con pieno merito. E insieme.

URUGUAY - GHANA 5-3 dcr 1-1 dopo 120'(0-1 Muntari 45', 1-1 Forlan 10'st)
Una partita piena di errori e di difetti tecnici e tattici ma tante, tantissime emozioni. Tutte paradigmaticamente riassunte nell'ultimo minuto di gioco: nell'ultimo match disputato, contro il Ghana. Esterno notte, Soccer City Stadium, Johannesburg. 120' minuto di una partita tiratissima, punizione da destra in un'area ultra
affollata. Carambole continue, poi Stephen Appiah a colpo sicuro: tibia di Luis Suarez che salva sulla linea. Colpo di testa del giovane attaccante del Milan Dominic Adiyiah: doppio avambraccio del Suarez di cui sopra. Rigore e espulsione. Poi, la solita sceneggiatura che non regala nulla all'Africa e il rigore di Asamoah Gyan che scheggia la traversa e si abbandona tra le stelle. Ma mica è finita. Fischio finale dell'arbitro e lotteria dagli undici metri. Fernando Muslera, uno che non un secolo fa mezza Roma, quella bianco-azzurra, voleva incenerire dopo una serata da incubo con 5 gol incassati dal Milan, cancella due rigori ghaneani. La chiusura è da fuochi d'artificio. Il Loco Abreu si presenta in area con il solito capello lunghissimo e regala un cucchiaio leggendario. Liberi tutti: l'Uruguay è in semifinale. La qualità di calcio offerta non è proprio di prim'ordine, ma l'estetica, almeno in tema di futbol, non è mai stata prerogativa dell'Uruguay. Contano i risultati, e a queste altezze la Celeste non
arrivava da quarant'anni (sic). La squadra dispone di un autentico fuoriclasse, Diego Forlan, peccato che nonostante glielo abbiano detto in molti che la sua categoria è quella (a cominciare da sir Alex Ferguson, che lo pescò in Argentina, nell'Independiente, nel lontano 2002) lui ci ha sempre creduto poco. Segna e vede
gioco, ma a 31 anni, anche se fai vincere una Europa League alla squadra più scalcagnata del Continente, l'Atletico Madrid, i riflettori, su di lui, non li accendono più di tanto. Onore al Ghana, ci ha creduto fino alla fine, con una squadra ultra rimaneggiata da infortuni e squalifiche: tutto ciò dimostra che si può, un'africana in cima al mondo, nell'élite, diciamo, ci può benissimo stare...

SPAGNA - PARAGUAY 0-1 (Villa 85')
Spagna avanti come da pronostico e status (pochi dubbi che abbia la miglior rosa del Mondiale), tuttavia non ci si aspettavano tutte queste sofferenze. Il Paraguay difende bene ma la squadra di del Bosque continua a complicarsi la vita non riuscendo a trovare un piano chiaro per entrare nel bunker disegnato da Martino. Non solo, la Spagna ha lasciato anche tante occasioni da rete alla squadra guarani e se Oscar Cardozo non avesse calciato male il rigore del possibile vantaggio non so proprio come gli iberici avrebbero potuto rimontare. Il possesso palla non è mai efficace negli ultimi sedici metri, la Spagna tira pericolosamente in porta troppo poco: gli unici sbocchi credibili rimangono gli spunti di Villa, che parte da sinistra quasi sempre ormai, e le intuizioni di un fenomeno come Iniesta. Un po' poco, specie se si hanno a disposizione tantissime opzioni (a cominciare da un attacco a tre punte, modello Barça, che non si è ancora visto). Però, fin qui, è sufficiente.

BRASILE - OLANDA 1-2 (1-0 Robinho 10', 1-1 Sneijder 8' st, 1-2 Sneijder 23' st)
Più una gara buttata via, nella peggiore delle maniere, dal Brasile che un vittoria netta dell'Olanda. Gli uomini di van Marwijk propongono gli stessi difetti dei primi turni (una qualità individuale modesta in fase difensiva, anche accentuata da rischi presi senza avere le potenzialità di limare i pericoli), però tra i pregi, oltre alle capacità tecniche degli Sneijder e dei Robben, ci aggiungono un equilibrio anche mentale che gli permette di non abbandonare mai la partita. Nemmeno quando il Brasile era padrone del campo: miglior copertura degl spazi, buona transizione offensiva e mancata capacità degli olandesi di levare i punti di riferimento dell'azione verde-oro. Gli olandesi, alla tedesca, non mollano: merito di van Bommel, di suo suocero in panchina, degli elementi che giocano a buoni livelli in Europa, merito di tutti: nel momento in cui il Brasile, dopo aver dominato la partita senza chiuderla, perde la testa, l'Olanda rimane concentrata e attenta, sfrutta le palle da fermo e arriva in semifinale.

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