05 luglio 2010

Spunti Mondiali: Day 20 & 21

GERMANIA - ARGENTINA 4-0 (Muller 3', Klose 23' st, Friedrich 29', Klose 44' st)

Il massacro di Città del Capo (4-0 finale) che porta la Germania in semifinale ai danni dell'Argentina dice più di una verità. La prima, la più grande riguarda proprio lo spirito del gioco: vince la squadra che interpreta un calcio moderno e organizzato che esalta soprattutto il collettivo. Esce sconfitta, invece, probabilmente l'11 di maggiore talento e qualità, ma che produce un calcio vecchio, sotto ritmo e fatto solo di giocate individuali. Messi, Di Maria, Tevez, Higuain sono tutti grandi giocatori (così come Milito e Aguero seduti in panchina) e tutti in grado di indirizzare, in una situazione, una gara: ma non possono mai, a questo livello, deciderla da soli. Un'altra verità riguarda l'emotività della gara. E' vero che la Germania patisce la personalità dell'Argentina per tutta la fase centrale della partita però, pur non avendo tanti giocatori abituati a queste platee e una età media bassissima (nemmeno 25 anni), rimane concentrata e cosciente su tutto quello che il piano partita prevede. Un'ultima verità dice di un talento, grande, grandissimo pescato da un super tecnico come Louis van Gaal nelle formazioni giovanili del Bayern e buttato nella mischia senza paura: Thomas Muller è stato il protagonista di questo quarto di finale, segnando la rete che ha sbloccato l'incontro e regalando l'assist hockeystico del secondo gol che ha tagliato le gambe all'Argentina. Muller è un grande giocatore perché mette le proprie qualità al servizio della squadra, senza attaccare a testa bassa e bava alla bocca la porta avversaria, come hanno fatto tanti suoi “pari grado” in maglia bianco-azzurra: non è solo una caratteristica, è tutto, è il calcio, almeno quello del 2010.
Joachim Loew ripropone il 4-2-3-1e inizia bene il match trovando immediatamente la rete del l'1-0: punizione da destra, narcolessia diffusa dell'Albiceleste e rete di testa di Muller che anticipa Otamendi. Il vantaggio permette agli uomini in bianco di valorizzare la miglior cosa proposta a questo mondiale, la transizione offensiva, con la squadra che sale con la spaziatura e i tempi corretti arrivando con semplicità al tiro. Il passaggio chiave è sempre un giocata semplice a inizio azione di Schweinsteiger, reinventato centrale di centrocampo sempre dal solito Louis van Gaal in questa stagione al Bayern.
L'Argentina gioca il solito calcio fatto di possesso palla quasi inconcludente poiché non muove la difesa avversaria e si accende quando c'è il passaggio verso Messi che vuole sempre palla nei piedi per provare un uno contro uno (e poi due, tre...) o una verticalizzazione. La Pulce però riceve palla molto distante dall'area di rigore e nemmeno il suo spropositato talento gli permette però di trovare sempre la lettura adeguata. La Germania si difende sempre optando per una densità folta davanti all'area di rigore, con la linea medio alta vicinissima ai due mediani: l'obiettivo è non permettere il gioco tra le linee agli avanti sudamericani, che hanno tutti ottimo uno contro uno e il piede per trovare la porta anche dai 25 metri. Subiscono, soffrono, specie a cavallo della pausa ma rimangono concentrati e non concedono mai una giocata facile.
L'Argentina parte piano nel primo tempo, crea qualcosa e resta a galla più che con l'ordine tattico con la volontà, la celebre “garra”: è certamente questa unione d'intenti il lato più apprezzabile del lavoro di Maradona. Ma da sola non può bastare per una semifinale mondiale, tanto che poi si spegne, di colpo, dopo il secondo gol, l'ennesimo di Klose, che nasce da sinistra sull'asse Muller-Podolski. Diego inserisce Pastore per l'adattato terzino destro Otamendi, spostando Maxi Rodriguez sull'ultima linea: cambia davvero poco. Anzi, liberata dalla paura figlia dell'inesperienza (pecca molto Ozil nei momenti cruciali, a dirla tutta) i tedeschi prendono coraggio e trovano la terza segnatura (grande slalom di Schewinstiger sulla linea di fondo e passaggio-gol per Friedrich) e poi la quarta (ancora Klose). Sono gli ultimi chiodi nella bara di un'idea di calcio morta e sepolta. Va avanti la Germania, con pieno merito. E insieme.

URUGUAY - GHANA 5-3 dcr 1-1 dopo 120'(0-1 Muntari 45', 1-1 Forlan 10'st)
Una partita piena di errori e di difetti tecnici e tattici ma tante, tantissime emozioni. Tutte paradigmaticamente riassunte nell'ultimo minuto di gioco: nell'ultimo match disputato, contro il Ghana. Esterno notte, Soccer City Stadium, Johannesburg. 120' minuto di una partita tiratissima, punizione da destra in un'area ultra
affollata. Carambole continue, poi Stephen Appiah a colpo sicuro: tibia di Luis Suarez che salva sulla linea. Colpo di testa del giovane attaccante del Milan Dominic Adiyiah: doppio avambraccio del Suarez di cui sopra. Rigore e espulsione. Poi, la solita sceneggiatura che non regala nulla all'Africa e il rigore di Asamoah Gyan che scheggia la traversa e si abbandona tra le stelle. Ma mica è finita. Fischio finale dell'arbitro e lotteria dagli undici metri. Fernando Muslera, uno che non un secolo fa mezza Roma, quella bianco-azzurra, voleva incenerire dopo una serata da incubo con 5 gol incassati dal Milan, cancella due rigori ghaneani. La chiusura è da fuochi d'artificio. Il Loco Abreu si presenta in area con il solito capello lunghissimo e regala un cucchiaio leggendario. Liberi tutti: l'Uruguay è in semifinale. La qualità di calcio offerta non è proprio di prim'ordine, ma l'estetica, almeno in tema di futbol, non è mai stata prerogativa dell'Uruguay. Contano i risultati, e a queste altezze la Celeste non
arrivava da quarant'anni (sic). La squadra dispone di un autentico fuoriclasse, Diego Forlan, peccato che nonostante glielo abbiano detto in molti che la sua categoria è quella (a cominciare da sir Alex Ferguson, che lo pescò in Argentina, nell'Independiente, nel lontano 2002) lui ci ha sempre creduto poco. Segna e vede
gioco, ma a 31 anni, anche se fai vincere una Europa League alla squadra più scalcagnata del Continente, l'Atletico Madrid, i riflettori, su di lui, non li accendono più di tanto. Onore al Ghana, ci ha creduto fino alla fine, con una squadra ultra rimaneggiata da infortuni e squalifiche: tutto ciò dimostra che si può, un'africana in cima al mondo, nell'élite, diciamo, ci può benissimo stare...

SPAGNA - PARAGUAY 0-1 (Villa 85')
Spagna avanti come da pronostico e status (pochi dubbi che abbia la miglior rosa del Mondiale), tuttavia non ci si aspettavano tutte queste sofferenze. Il Paraguay difende bene ma la squadra di del Bosque continua a complicarsi la vita non riuscendo a trovare un piano chiaro per entrare nel bunker disegnato da Martino. Non solo, la Spagna ha lasciato anche tante occasioni da rete alla squadra guarani e se Oscar Cardozo non avesse calciato male il rigore del possibile vantaggio non so proprio come gli iberici avrebbero potuto rimontare. Il possesso palla non è mai efficace negli ultimi sedici metri, la Spagna tira pericolosamente in porta troppo poco: gli unici sbocchi credibili rimangono gli spunti di Villa, che parte da sinistra quasi sempre ormai, e le intuizioni di un fenomeno come Iniesta. Un po' poco, specie se si hanno a disposizione tantissime opzioni (a cominciare da un attacco a tre punte, modello Barça, che non si è ancora visto). Però, fin qui, è sufficiente.

BRASILE - OLANDA 1-2 (1-0 Robinho 10', 1-1 Sneijder 8' st, 1-2 Sneijder 23' st)
Più una gara buttata via, nella peggiore delle maniere, dal Brasile che un vittoria netta dell'Olanda. Gli uomini di van Marwijk propongono gli stessi difetti dei primi turni (una qualità individuale modesta in fase difensiva, anche accentuata da rischi presi senza avere le potenzialità di limare i pericoli), però tra i pregi, oltre alle capacità tecniche degli Sneijder e dei Robben, ci aggiungono un equilibrio anche mentale che gli permette di non abbandonare mai la partita. Nemmeno quando il Brasile era padrone del campo: miglior copertura degl spazi, buona transizione offensiva e mancata capacità degli olandesi di levare i punti di riferimento dell'azione verde-oro. Gli olandesi, alla tedesca, non mollano: merito di van Bommel, di suo suocero in panchina, degli elementi che giocano a buoni livelli in Europa, merito di tutti: nel momento in cui il Brasile, dopo aver dominato la partita senza chiuderla, perde la testa, l'Olanda rimane concentrata e attenta, sfrutta le palle da fermo e arriva in semifinale.

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