(Da FoxSports:)
Fonte: Gazzetta.it
La Liga di Quito è, per la prima volta nella sua storia, la squadra campione del Sudamerica. La rimonta del Fluminense, dopo il pesante 4-2 dell’andata, si ferma solo davanti ai rigori finali, dove il portiere ecuadoriano Cevallos, veterano e istrione, neutralizza tre penalty su quattro e consegna il trofeo continentale alla sua squadra.
GOL IN AVVIO - Il punteggio dell’andata sembrava lasciare solo poche speranze alla squadra di Renato, e a questo si è sommato il gol a inizio partita della Liga confezionato dai due gioielli della società della capitale dell’Ecuador, azione insistita di Guerron sulla destra, assist e gol di Bolaños: dopo cinque minuti i gol da recupeare per i brasiliani sono tre (qui non esiste la regola del maggior peso dato al gol in trasferta).
GRINTA FLUMINENSE - Gli oltre ottantamila del Maracanã non si arrendono, però. E il Flu gli fa vivere un’esperienza davvero incredibile, un sogno che solo Cevallos riesce a rovinare, proprio sul più bello. I brasiliani, schierati dal tecnico ex Roma sempre con Washington unica punta e Cicero in appoggio, ci mette grinta ma anche coscienza e applicazione, riesce a non esporsi troppo al favoloso contropiede della Liga e rimette in piedi la partita in meno di un’ora. Protagonista principe, il talento di Thiago Neves, autore di una tripletta, e, siamo sicuri, già da stasera primo attore di parecchie trattative di mercato, al di qua dell’Oceano Atlantico. Il numero 10 dei brasiliani pareggia quasi subito la partita con un tiro da fuori, la disequilibria appoggiando in rete un assist di Washington e fa esplodere lo stadio più famoso del mondo con una punizione calciata dal suo magico sinistro: siamo al 52’, il Flu ha inserito a inizio ripresa una punta, Dodô, che ha immediatamente colto il palo alla prima occasione buona e ha pareggiato tutto lo svantaggio.
(Da Rede Globo:)
LIGA ORGANIZZATA - La Liga del tecnico argentino Edgardo Bauza, sicuramente la squadra più organizzata del Sudamerica, almeno per quello che ha mostrato in tutta la Libertadores, prova a riprendersi il mal tolto, ma incoccia anch’essa, al massimo, in un palo del fantasista Manso, pure lui protagonista della stupenda cavalcata degli andini. Quando Thiago Neves, nel recupero del tempo regolamentare, incoccia pericolosamente di testa ma senza trovare la rete, dopo un bel assist di Junior Cesar, terzino dal futuro europeo, si capisce che la Dea del calcio ha modificato le sue simpatie.
RIGORI - I tempi supplementari aumentano la tensione in campo e sugli spalti, ma non modificano il tabellone: si va ai rigori. Tra inginocchiamenti, preghiere, movimenti sulla linea, manfrine antisportive, il numero uno della Liga riesce a ribattere i non precisissimi penalty di Conca, Thiago Neves (proprio lui!) e Washington. La Liga Deportiva Universitaria è sul tetto del Sudamerica.
CARLO PIZZIGONI
Dal sito della Gazzetta
Fluminense - Fernando Henrique; Gabriel (Maurício), Thiago Silva Luiz Alberto e Júnior César; Ygor (Dodô), Arouca (Roger), Thiago Neves e Conca; Cícero e Washington. Técnico: Renato Gaúcho
LDU - Cevallos; Campos, Calle e Araujo; Guerron, Vera, Urrutia, Bolaños (Salas) e Ambrossi; Manso (Willian Araujo) e Bieler. Técnico: Edgardo Bauza
GOL: Guerrón, 5'/1ºT (0-1); Thiago Neves, 11'/1ºT (1-1); Thiago Neves, 28'/1ºT (2-1); Thiago Neves, 12'/2ºT (3-1
Estádio do Maracanã, no Rio de Janeiro (RJ)
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04 luglio 2008
27 giugno 2008
Finale Libertadores. Andata. LDU - Fluminense 4-2
Fonte: Gazzetta.it
I primi 45 minuti della finale di andata di Copa Libertadores risulteranno probabilmente decisivi nel designare l’esito della competizione. Un ottimo avvio della Liga di Quito, ma soprattutto una serie di disattenzioni del Fluminense, potrebbero già aver dirottato verso l’Ecuador il mastodontico trofeo, che entrambe le squadre arrivano a contendersi per la prima volta nella storia dei rispettivi club.
La Liga va in vantaggio sostanzialmente alla prima giocata, cross dalla destra dell’interessante Guerron (già bloccato dagli spagnoli del Getafe per 4 milioni di euro) e bella girata di testa dell’ottimo Bieler, che anticipa di testa un colpevole Thiago Silva e una difesa Tricolor non ancora pronta. Il Flu, forse anche condizionato dall'altura (si è giocato a 2.800 metri sul livello del mare) va nel completo pallone e chiuderà il primo tempo sotto 4-1. Una favolosa punizione di Conca illude i brasiliani - schierati con un 4-2-2-2 di attesa e il solo Cicero a supporto della punta centrale Washington - che pareggiano dopo una decina di minuti. Ma non è proprio aria.
La LDU, davvero una grande sorpresa per la qualità di gioco messa in mostra in questa edizione della Libertadores, domina il match e allarga il vantaggio sul Mense grazie a tre calci da fermi nei quali i pasticci della difesa verde-oro sono evidenti. Il nuovo vantaggio lo trova il solito Guerron, in mischia, gli ultimi due gol degli ecuadoriani sono conseguenza di due calci d’angolo. Il vantaggio della squadra del tecnico argentino Edgardo Bauza è ampiamente meritato, anche perché potrebbe addirittura essere più largo: la sua squadra, che gioca un calcio quasi rigidamente europeo per organizzazione, distanza e equilibrio tra i reparti (ottima la prestazione dei due mediani Urrutia, suo il quarto gol, e del paraguyano Vera), ordine nelle situazioni di gioco, domina la prima parte del match, nel delirio dei 43mila dello stadio Casa Blanca.
Tiene in vita le speranza di recupero degli uomini del tecnico Renato solo un bel gol di testa del talentuoso Thiago Neves a inizio secondo tempo, frazione nella quale però il Flu cerca almeno di giocarsela maggiormente, perde un giocatore chiave in mezzo al campo come Arouca, infortunato, inserisce l’attaccante Dodô per uno spento Washington, e sfiora anche la terza marcatura anche se al 90’ Fernando Henrique, portiere dei brasiliani, potrebbe ancora capitolare su tiro di Urrutia.
L’ex ala destra della Roma intravede qualche speranza per il ritorno, tra una settimana, al Maracanã : "Potevano chiudere il discorso della finale in questa partita dove noi, specie nel primo tempo, non eravamo in campo con la testa. Però il nostro gol nel secondo tempo ci tiene ancora in gioco. Sono fiducioso, anche perché una prima parte come oggi non dovremmo mai più giocarla…"
CARLO PIZZIGONI
LDU: Cevallos; Calle, Norberto Araújo e Campos; Guerrón, Vera, Urrutia, Bolaños, Ambrossi; Manso (Willian Araújo,28 min ST) e Bieler (Delgado,36 min ST).
Técnico: Edgardo Bauza
FLUMINENSE: Fernando Henrique; Gabriel, Luiz Alberto, Thiago Silva e Junior César; Ygor, Arouca (Maurício,21 min ST), Cícero e Conca; Thiago Neves (Roger, 44 min ST) e Washington (Dodô, 26 min ST). Técnico: Renato Gaúcho.
Gol: Bieler aos 2'/1T, Guerrón 28'/1T, Campos 33'/1T e Urrutia 45'/1T (LDU); Conca 11'/1T e Thiago Neves 6'/2T (Fluminense)
Estádio Casa Blanca, Quito (Ecuador)
I primi 45 minuti della finale di andata di Copa Libertadores risulteranno probabilmente decisivi nel designare l’esito della competizione. Un ottimo avvio della Liga di Quito, ma soprattutto una serie di disattenzioni del Fluminense, potrebbero già aver dirottato verso l’Ecuador il mastodontico trofeo, che entrambe le squadre arrivano a contendersi per la prima volta nella storia dei rispettivi club.
La Liga va in vantaggio sostanzialmente alla prima giocata, cross dalla destra dell’interessante Guerron (già bloccato dagli spagnoli del Getafe per 4 milioni di euro) e bella girata di testa dell’ottimo Bieler, che anticipa di testa un colpevole Thiago Silva e una difesa Tricolor non ancora pronta. Il Flu, forse anche condizionato dall'altura (si è giocato a 2.800 metri sul livello del mare) va nel completo pallone e chiuderà il primo tempo sotto 4-1. Una favolosa punizione di Conca illude i brasiliani - schierati con un 4-2-2-2 di attesa e il solo Cicero a supporto della punta centrale Washington - che pareggiano dopo una decina di minuti. Ma non è proprio aria.
La LDU, davvero una grande sorpresa per la qualità di gioco messa in mostra in questa edizione della Libertadores, domina il match e allarga il vantaggio sul Mense grazie a tre calci da fermi nei quali i pasticci della difesa verde-oro sono evidenti. Il nuovo vantaggio lo trova il solito Guerron, in mischia, gli ultimi due gol degli ecuadoriani sono conseguenza di due calci d’angolo. Il vantaggio della squadra del tecnico argentino Edgardo Bauza è ampiamente meritato, anche perché potrebbe addirittura essere più largo: la sua squadra, che gioca un calcio quasi rigidamente europeo per organizzazione, distanza e equilibrio tra i reparti (ottima la prestazione dei due mediani Urrutia, suo il quarto gol, e del paraguyano Vera), ordine nelle situazioni di gioco, domina la prima parte del match, nel delirio dei 43mila dello stadio Casa Blanca.
Tiene in vita le speranza di recupero degli uomini del tecnico Renato solo un bel gol di testa del talentuoso Thiago Neves a inizio secondo tempo, frazione nella quale però il Flu cerca almeno di giocarsela maggiormente, perde un giocatore chiave in mezzo al campo come Arouca, infortunato, inserisce l’attaccante Dodô per uno spento Washington, e sfiora anche la terza marcatura anche se al 90’ Fernando Henrique, portiere dei brasiliani, potrebbe ancora capitolare su tiro di Urrutia.
L’ex ala destra della Roma intravede qualche speranza per il ritorno, tra una settimana, al Maracanã : "Potevano chiudere il discorso della finale in questa partita dove noi, specie nel primo tempo, non eravamo in campo con la testa. Però il nostro gol nel secondo tempo ci tiene ancora in gioco. Sono fiducioso, anche perché una prima parte come oggi non dovremmo mai più giocarla…"
CARLO PIZZIGONI
LDU: Cevallos; Calle, Norberto Araújo e Campos; Guerrón, Vera, Urrutia, Bolaños, Ambrossi; Manso (Willian Araújo,28 min ST) e Bieler (Delgado,36 min ST).
Técnico: Edgardo Bauza
FLUMINENSE: Fernando Henrique; Gabriel, Luiz Alberto, Thiago Silva e Junior César; Ygor, Arouca (Maurício,21 min ST), Cícero e Conca; Thiago Neves (Roger, 44 min ST) e Washington (Dodô, 26 min ST). Técnico: Renato Gaúcho.
Gol: Bieler aos 2'/1T, Guerrón 28'/1T, Campos 33'/1T e Urrutia 45'/1T (LDU); Conca 11'/1T e Thiago Neves 6'/2T (Fluminense)
Estádio Casa Blanca, Quito (Ecuador)
06 giugno 2008
[Libertadores] Fluminense in finale
Fonte: Gazzetta.it
I capricci degli dei del calcio spingono il Fluminense alla finale di Libertadores, voltando le spalle al Boca Juniors che invece avevano supportato per tutta la stagione. Strano davvero il futbol: gli argentini abbandonano la manifestazione più prestigiosa del Continente probabilmente giocando la partita più convincente, dopo una stagione di (pochi) alti e (molti) bassi che li vede soccombere anche nel torneo nazionale. Saranno quindi i brasiliani della Rio nobile (almeno secondo la tradizione), finalmente tornati competitivi in Patria e fuori, a cercare di portare la Copa Libertadores nella bacheca di Laranjeiras nella finale con la sorpresa del torneo, la Liga di Quito, vincitrice dei messicani dell’America dopo due match molto equilibrati. A guidare la squadra che un tempo vedeva fra le proprie fila campioni come Tele Santana, Rivelino e l’ex Udinese Edinho c’è quel Renato Gaucho che ballò (più nei locali che all’Olimpico) per una sola estate nella Roma di Dino Viola. Dopo il 2-2 in Argentina con una conduzione alternata del gioco, nel primo tempo della partita del Maracanã il dominio è azul y oro: il Boca spreca occasioni in serie (ottimo in più di un’occasione il “goleiro” Tricolor Fernando Henrique e sempre sui suoi altissimi standard il centrale Thiago Silva), qualche spunto ce l’ha anche il Flu ma è davvero poca roba: in avanti il solito Cicero canta e porta la croce col genietto Thiago Neves assolutamente non pervenuto. Il tabellino segnala un fasullo 0-0 al fischio del 45’. La ripresa si apre col botto: gol del solito Palermo al 12’ e risposta dell’altro bomber, Washington (su punizione), dopo che il tecnico Renato aveva abbandonato gli indugi inserendo l’attaccante Dodo per il centrocampista Ygor, che all’andata era in marcatura fissa su Riquelme, e qui si è alternato, con Arouca, sul numero 10 xeneizes, debilitato invero dall’infortunio più che dalla ragnatela del Flu. Al 25’, la fortuna si mette una sciarpa Tricolor, Dodo lancia Conca, tiro e deviazione di Ibarra che mette fuori gioco il portiere Pablo Migliore. Gli argentini si rovesciano in avanti ma il muro brasiliano è salvo. Anzi, nei minuti di recupero, Palacio perde palla e Dodo, decisivo, chiude il match e fa esplodere il Maracanã. Abdica la detentrice, nonché plurivincitrice (il Boca ha vinto sei volte la Copa): mercoledì 25 per una finale inedita saranno in campo a Quito, Liga e Fluminense. Bis il 2 luglio, con il cielo di Rio che accoglierà la “prima volta” di una delle due, mai prima d’ora nemmeno giunte in finale.
CARLO PIZZIGONI
Dal sito della Gazzetta
I capricci degli dei del calcio spingono il Fluminense alla finale di Libertadores, voltando le spalle al Boca Juniors che invece avevano supportato per tutta la stagione. Strano davvero il futbol: gli argentini abbandonano la manifestazione più prestigiosa del Continente probabilmente giocando la partita più convincente, dopo una stagione di (pochi) alti e (molti) bassi che li vede soccombere anche nel torneo nazionale. Saranno quindi i brasiliani della Rio nobile (almeno secondo la tradizione), finalmente tornati competitivi in Patria e fuori, a cercare di portare la Copa Libertadores nella bacheca di Laranjeiras nella finale con la sorpresa del torneo, la Liga di Quito, vincitrice dei messicani dell’America dopo due match molto equilibrati. A guidare la squadra che un tempo vedeva fra le proprie fila campioni come Tele Santana, Rivelino e l’ex Udinese Edinho c’è quel Renato Gaucho che ballò (più nei locali che all’Olimpico) per una sola estate nella Roma di Dino Viola. Dopo il 2-2 in Argentina con una conduzione alternata del gioco, nel primo tempo della partita del Maracanã il dominio è azul y oro: il Boca spreca occasioni in serie (ottimo in più di un’occasione il “goleiro” Tricolor Fernando Henrique e sempre sui suoi altissimi standard il centrale Thiago Silva), qualche spunto ce l’ha anche il Flu ma è davvero poca roba: in avanti il solito Cicero canta e porta la croce col genietto Thiago Neves assolutamente non pervenuto. Il tabellino segnala un fasullo 0-0 al fischio del 45’. La ripresa si apre col botto: gol del solito Palermo al 12’ e risposta dell’altro bomber, Washington (su punizione), dopo che il tecnico Renato aveva abbandonato gli indugi inserendo l’attaccante Dodo per il centrocampista Ygor, che all’andata era in marcatura fissa su Riquelme, e qui si è alternato, con Arouca, sul numero 10 xeneizes, debilitato invero dall’infortunio più che dalla ragnatela del Flu. Al 25’, la fortuna si mette una sciarpa Tricolor, Dodo lancia Conca, tiro e deviazione di Ibarra che mette fuori gioco il portiere Pablo Migliore. Gli argentini si rovesciano in avanti ma il muro brasiliano è salvo. Anzi, nei minuti di recupero, Palacio perde palla e Dodo, decisivo, chiude il match e fa esplodere il Maracanã. Abdica la detentrice, nonché plurivincitrice (il Boca ha vinto sei volte la Copa): mercoledì 25 per una finale inedita saranno in campo a Quito, Liga e Fluminense. Bis il 2 luglio, con il cielo di Rio che accoglierà la “prima volta” di una delle due, mai prima d’ora nemmeno giunte in finale.
CARLO PIZZIGONI
Dal sito della Gazzetta
16 maggio 2008
[Libertadores] San Paolo- Fluminense 1-0
Da: www.gazzetta.it
L’Imperatore è tornato tale, e ci trova sempre più gusto. Adriano decide per il suo San Paolo la sfida di andata dei quarti di Libertadores con un gol al 19’ del primo tempo contro il Fluminense. Proprio il redivivo Adriano (presentatosi nel match con una sberla da fuori area che ha impegnato il portiere avversario) e il suo compagno di reparto Dagoberto hanno infiammato la partita e il tecnico san paolino Muricy nel dopo match ha riconosciuto di aver assistito alla miglior partita dell’anno dei suoi. I due partner d’attacco hanno confezionato anche il gol partita: Adriano riceve palla ai venticinque metri, la difende e poi apre splendidamente per l’accorrente Dagoberto, sinistro rasoterra, respinta del portiere Fernando Henrique e “tap in” vincente (di destro) del centravanti di proprietà dell’Inter.
ORA IL MARACANA - Adriano ha chiuso un fantastico primo tempo fatto di giocate, assist e colpi vincenti costringendo il “goleiro” avversario al miracolo su colpo di testa a seguito di un angolo calciato ancora da Dagoberto. Il Flu di Renato rimane sulle sue, le accelerazioni di Thiago Neves latitano, anzi: l’ex Re delle Notti romane accentua la strategia difensiva levando il piccolo gioiello di Laranjeiras (surrogato dall’argentino Dario Conca) e tutto sommato riesce nel suo intento. Abbassato il ritmo, il Tricolore Carioca riesce a gestire meglio l’incontro e, vista la mareggiata del primo tempo, va di lusso a Renato che giovedì prossimo al Maracanã sarà costretto a rimontare un solo gol. Fine partita tutta per l’Imperatore, celebrato da stampa, tifosi e… avversari: per il difensore del Flu, Luiz Alberto, il San Paolo è "Adriano e altri dieci: ha una forza fisica che non ho mai visto in un attaccante e in più è tecnico e calcia in maniera impressionante da ogni posizione". Quello di stanotte è il quinto gol in Libertadores dell’attaccante di proprietà dell’Inter, che si aggiunge ai sedici del campionato paulista.
BOCA PASSO FALSO - Nell’altro quarto di finale, il Boca Juniors ha subito un brutto stop in casa, bloccato dai messicani dell’Atlas a Liniers (la Bombonera è squalificata). Il gol del 2-2 finale è giunto all’88’ grazie a una zuccata del giovane Torres ma soprattutto per un’uscita a vuoto di Caranta. Il Boca aveva rimontato la rete iniziale degli “Zorros” grazie al trascinatore Palermo e ha sprecato diverse occasioni, mantenendo il controllo del gioco per buona parte del match, ma evidenziando pure errori in disimpegno e brutta spaziatura sul campo, leit motiv di questa stagione. Altri due quarti: San Lorenzo–Liga di Quito 1-1 e America-Santos 2-0.
Carlo Pizzigoni
Fonte: Gazzetta.it
12 maggio 2008
Libertadores - quarti di finale
La chiamano “Champions del Sud America”, ma il paragone non regge. La Libertadores offre sì il miglior calcio del continente, come succede da noi con il torneo di metà settimana, però rispetto alla giostra dell’Uefa ci sono meno lustrini e più sostanza. Ecco, solo le trasferte basterebbero per distinguere le due competizioni, e non solo per le distanze, che sono abbissali (dal Messico alla Terra del Fuoco è lunga…). Giocare in altura, poi passare al livello del mare, e soprattutto sfidare in stadi mitici e capienti squadroni che ti accolgono senza scopiazzare Haendel, ma con cori non proprio da educande.
IL CONTINENTE - La Libertadores è affare per duri veri, e arrivare in fondo non significa solo produrre il miglior calcio, ma tenere testa a tutti i fattori extra-calcistici che abbiamo elencato. Oggi ne sono rimaste 8, con le potenze del “Continente” (Brasile, Argentina e Messico) che la fanno un po’ troppo da padrone con 7 rappresentanti. Unica intrusa, la Liga di Quito. Rispetto al’anno scorso, spriscono quindi le cilene (via Borghi, terminerà il ciclo del colo Colo?), le colombiane, la paraguayane e le uruguagie (il Nacional Montevideo meritava però l’accesso).
LE FAVORITE - Otto squadre sopravvissute ai destini ineffabili della Libertadores, quest’anno più ballerini che mai. Le rimonte di America e San Lorenzo su Flamengo e River Plate bastano per un romanzo corposo, e illustrano bene cos’è la Copa. Il pronostico rimane apertissimo, anche se finora le due pauliste Santos e San Paolo hanno offerto sensazione di solidità, pur non offrendo un calcio esteticamente troppo presentabile, specie la squadra di Adriano, che a queste latitudini è giunto proprio per offrire prestazioni degne di nota in copa Libertadores. A queste “favorite” si deve aggiungere il Boca Juniors, che questa competizione l’ha vinta per ben sei volte, l’ultima proprio l’anno scorso grazie a un super Riquelme.
Carlo Pizzigoni
Fonte: Gazzetta.it
Quarti: America - Santos
AMERICA - Per l’America di Città del Messico è una delle stagioni più deludenti della storia: solo il regolamento del campionato messicano, che manda in seconda divisione chi ha la media punti peggiore degli ultimi tre anni, la mantiene nell’élite del calcio del Paese. Poi, il guizzo. Che si legge Maracanazo. Ecco, la portata dell’impresa dell’America non avrà lo stesso peso specifico del Mondiale del ’50 con la sconfitta subita dalla Seleção per mano dell’Uruguay, però i tifosi del Flamengo si ricorderanno a lungo di questi ottavi di finale. Vittoria Rubronegra in terra azteca per 4-2, ritorno a Rio nello stadio dei sogni: 3-0 per i messicani! Il segreto del successo? Guidati da un allenatore ad interim (dimesso Ruben Romano e panchina affidata a Juan Antonio Luna), la differenza l’ha fatta ancora una volta Salvador Cabañas, eletto miglior giocatore del Sudamerica nel 2007, attaccante multifunzionale di straordinaria efficacia: un vero peccato che il Torino, che si era interessato al giocatore nella scorsa estate, non abbia proseguito il corteggiamento.
SANTOS - Emerson Leão è tornato a Vila Belmiro per rinnovare i fasti degli anni d'oro del Santos di Diego e Robinho, che proprio l’ex portiere ha visto crescere. Missione compiuta, almeno per ora, in Libertadores. Nonostante giovani di buona prospettiva Leão va con l’usato sicuro: giocatori di sostanza in mezzo al campo (Rodrigo Souto e Marcinho Guerreiro), il carisma di Fabio Costa in porta, le invenzioni di Mauricio Molina e una macchina da gol come Kleber Pereira davanti: riscoprirlo a più di 32 anni è ingeneroso, avrebbe meritato una carriera più celebrata, e l’ultimo lustro passato a gonfiare reti in Messico lo dimostra. Tutta gente non di primo pelo, che sa barcamenarsi tra le insidie di questo torneo.
San Paolo - Fluminense
SAN PAOLO - Eliminato dal Palmeiras dello stregone Luxemburgo nel campionato Paulista, il San Paolo continua la sua marcia in Libertadores. L’estetica dei suoi match non è mai apprezzatissima ma i passi avanti ci sono, altrimenti non avrebbe eliminato una squadra come il Nacional Montevideo di quest’anno, una delle migliori sorprese del torneo. Più vulnerabile dietro e comunque meno incisiva in fase difensiva (nonostante Alex Silva), la squadra di Muricy ha un potenziale offensivo enorme che ha in Adriano un elemento chiave. La brillantezza va e viene, l’istinto rimane e cresce la voglia di tornare ai vecchi fasti: intanto, piazza gol decisivi. Chiaro che un bell’aiuto giunge da Jorge Wagner, giocatore sopra la media che l’Europa non ha capito e valorizzato per quanto meritava; e dal redivivo Hernanes, giovane di belle speranze che pareva perso e che in questa stagione ha ritrovato una titolarità stabile oltre agli spunti dei bei giorni, quando in molti lo paragonavano a Kakà. Il “derby” brasiliano con il Fluminense ci consegnerà la reale consistenza del Tricolor, che ha sempre nel suo portiere goleador, Rogerio Ceni, il simbolo e l’anima di tutta la squadra.
FLUMINENSE - Ci scommettevano in pochi e invece il Fluminense è ancora vivo. Anzi, la squadra di Renato Portaluppi (lontane le notti romane) ha offerto un buon calcio, almeno nella prima parte della manifestazione. Negli ottavi, è subentrato un futebol un po’ più speculativo: soprattutto, è mancata la stellina Thiago Neves, numero 10 classe 1985 avvicinato da tanti club europei, sonoramente fischiato nell’ultima uscita al Maracanã contro il Nacional di Medellin, eliminato non senza patemi. Iniziato il torneo con il fu fiorentino Leandro Amaral (chi se lo ricorda nella stagione della Viola targata Terim poi Mancini?), poi finito al Vasco, ora l’attacco è sulle spalle di Dodo e Washington (visto anche in Giappone negli Urawa Red Diamonds che sfidarono il Milan nel Campionato del Mondo per Club), ma Renato ha scoperto anche il valore di Cicero in mezzo al campo che regala parecchio equilibrio alla squadra.
Boca Juniors - Atlas
BOCA JUNIORS - Barcolla ma non molla, il Boca Juniors. Criticato continuamente, e spesso a ragione, ritrova più nella celeberrima garra che negli esercizi tattici dell’allenatore Carlos Ischia l’arma per non affondare, in campionato e soprattutto in Libertadores. Nonostante i de profundis il Boca è ancora vivo, e va a vincere al Minerão dopo aver bastonato il Cruzeiro del capocannoniere boliviano (e molto ricercato al di qua dell’Atlantico) Marcelo Moreno alla Bombonera (squalificata nell’occasione per il ferimento di un guardalinee: sarà di nuovo disponibile forse solo in caso di finale). Le firme? Le solite. Il Pa-Pa funziona ancora: Palermo e Palacio. Il cervello rimane Juan Roman Riquelme che, se fisicamente integro, a queste latitudini e in questo sistema fa ampiamente la differenza. Ischia, tecnico cresciuto all’ombra di Carlitos Bianchi (e, pare, proprio da lui consigliato), sperimenta un po’ troppo e con difensori giovani come Maidana e Paletta (di grande prospettiva ma ancora troppo acerbi). Forse non sarebbe il caso: meglio, molto meglio la squadra è andata con Morel (imprescindibile) e Caceres.
ATLAS - Pronosticata fuori già dalla fase a gironi, l'Atlas Guadalajara si è lasciato alle spalle il quotatissimo Colo Colo di (all’epoca) Claudio Borghi e il Boca Juniors. Poi, giunto agli ottavi, gli Zorros han fatto fuori il Lanus del celebrato Diego Valeri oltre che di Lautaro Acosta e Sebastián Blanco. Anima argentina, anzi proprio xeneize: a capo della truppa c’è l’ex giocatore e tecnico azul y oro Miguel Brindisi, davanti Bruno Marioni, sedotto e abbandonato due stagioni fa dalla Bombonera e riscopertosi bomber a Guadalajara, lui che proprio a sud degli Stati Uniti si è costruito la fama di cecchino, tra Pumas e Toluca. Vendetta, tremenda vendetta è l’occasione che ora si presenta ai due ex avvelenati: nei quarti incontreranno proprio il Boca Juniors. Brindisi propone il suo calcio fatto di densità difensiva a oltranza e contropiede. Una mano gliela danno i precisi e potenti lanci del portiere uruguagio Jorge Bava, che rilancia sempre e subito per le punte, adattissime a questa modalità di gioco: a dare una mano a Marioni troviamo Jorge Achucarro e Ulises Mendevil.
San Lorenzo - Liga di Quito
SAN LORENZO - Un autentico miracolo tiene in corsa il San Lorenzo di Ramon Diaz. Sotto di due gol e in nove per le espulsioni di Bottinelli e Rivero negli ottavi al Monumental contro il River Plate di Simeone, trova una doppietta di Gonzalo Bergessio ed è di nuovo in vita. Bergessio fa parte di una colonia di “rimpatriati”, delusi dall’esperienza all’estero e tornati a casa, che comprende anche Daniel Bilos (Saint Etienne e America di Città del Messico) e Andres D’Alessandro (Wolfsburg e Saragozza, più il pesante fardello di Nuovo Diego). Se questi ultimi stanno facendo fatica, lo stesso non si può dire di Bergessio, e il miracolo del Monumental è una fotografia paradigmatica dell’assunto. Dopo un buon passaggio nel disastrato (allora come oggi) Racing Avellneda, di lui si innamorano i portoghesi del Benfica che lo bloccano per cinque anni. Ma in Europa il suo passaggio è etereo (tre presenze) , e l’inversione a U lo riporta in patria, ma al Boedo. Ramon Diaz, che non ha certo fatto della manovra elaborata il suo marchio di fabbrica, ringrazia.
LIGA DI QUITO - Partita come sempre a fari spenti, la Liga di Quito ha piazzato un 6-1 contro l’Arsenal di Sarandi (pessima la campagna della squadra creata da Grondona), che ha messo le cose in chiaro. Giocare ai 2850 metri della capitale ecuadoriana certo aiuta, ma l’organizzazione della Liga fa il resto, anche se l’eliminazione dell’Estudiantes passa pure per il mezzo errore dell’ex Palermo Mariano Andujar nella partita di ritorno, dopo che in cima alle Ande i padroni di casa avevano accumulato due reti di vantaggio. La Liga, che comanda il torneo del suo Paese, ha una mente e un braccio argentino: alla guida della squadra c’è Edgardo Bauza, la fantasia è assicurata da Damian Manso, un passaggio anche in Corsica (Bastia) e in Tracia (Xanthi).
Carlo Pizzigoni
fonte: gazzetta.it
IL CONTINENTE - La Libertadores è affare per duri veri, e arrivare in fondo non significa solo produrre il miglior calcio, ma tenere testa a tutti i fattori extra-calcistici che abbiamo elencato. Oggi ne sono rimaste 8, con le potenze del “Continente” (Brasile, Argentina e Messico) che la fanno un po’ troppo da padrone con 7 rappresentanti. Unica intrusa, la Liga di Quito. Rispetto al’anno scorso, spriscono quindi le cilene (via Borghi, terminerà il ciclo del colo Colo?), le colombiane, la paraguayane e le uruguagie (il Nacional Montevideo meritava però l’accesso).
LE FAVORITE - Otto squadre sopravvissute ai destini ineffabili della Libertadores, quest’anno più ballerini che mai. Le rimonte di America e San Lorenzo su Flamengo e River Plate bastano per un romanzo corposo, e illustrano bene cos’è la Copa. Il pronostico rimane apertissimo, anche se finora le due pauliste Santos e San Paolo hanno offerto sensazione di solidità, pur non offrendo un calcio esteticamente troppo presentabile, specie la squadra di Adriano, che a queste latitudini è giunto proprio per offrire prestazioni degne di nota in copa Libertadores. A queste “favorite” si deve aggiungere il Boca Juniors, che questa competizione l’ha vinta per ben sei volte, l’ultima proprio l’anno scorso grazie a un super Riquelme.
Carlo Pizzigoni
Fonte: Gazzetta.it
Quarti: America - Santos
AMERICA - Per l’America di Città del Messico è una delle stagioni più deludenti della storia: solo il regolamento del campionato messicano, che manda in seconda divisione chi ha la media punti peggiore degli ultimi tre anni, la mantiene nell’élite del calcio del Paese. Poi, il guizzo. Che si legge Maracanazo. Ecco, la portata dell’impresa dell’America non avrà lo stesso peso specifico del Mondiale del ’50 con la sconfitta subita dalla Seleção per mano dell’Uruguay, però i tifosi del Flamengo si ricorderanno a lungo di questi ottavi di finale. Vittoria Rubronegra in terra azteca per 4-2, ritorno a Rio nello stadio dei sogni: 3-0 per i messicani! Il segreto del successo? Guidati da un allenatore ad interim (dimesso Ruben Romano e panchina affidata a Juan Antonio Luna), la differenza l’ha fatta ancora una volta Salvador Cabañas, eletto miglior giocatore del Sudamerica nel 2007, attaccante multifunzionale di straordinaria efficacia: un vero peccato che il Torino, che si era interessato al giocatore nella scorsa estate, non abbia proseguito il corteggiamento.
SANTOS - Emerson Leão è tornato a Vila Belmiro per rinnovare i fasti degli anni d'oro del Santos di Diego e Robinho, che proprio l’ex portiere ha visto crescere. Missione compiuta, almeno per ora, in Libertadores. Nonostante giovani di buona prospettiva Leão va con l’usato sicuro: giocatori di sostanza in mezzo al campo (Rodrigo Souto e Marcinho Guerreiro), il carisma di Fabio Costa in porta, le invenzioni di Mauricio Molina e una macchina da gol come Kleber Pereira davanti: riscoprirlo a più di 32 anni è ingeneroso, avrebbe meritato una carriera più celebrata, e l’ultimo lustro passato a gonfiare reti in Messico lo dimostra. Tutta gente non di primo pelo, che sa barcamenarsi tra le insidie di questo torneo.
San Paolo - Fluminense
SAN PAOLO - Eliminato dal Palmeiras dello stregone Luxemburgo nel campionato Paulista, il San Paolo continua la sua marcia in Libertadores. L’estetica dei suoi match non è mai apprezzatissima ma i passi avanti ci sono, altrimenti non avrebbe eliminato una squadra come il Nacional Montevideo di quest’anno, una delle migliori sorprese del torneo. Più vulnerabile dietro e comunque meno incisiva in fase difensiva (nonostante Alex Silva), la squadra di Muricy ha un potenziale offensivo enorme che ha in Adriano un elemento chiave. La brillantezza va e viene, l’istinto rimane e cresce la voglia di tornare ai vecchi fasti: intanto, piazza gol decisivi. Chiaro che un bell’aiuto giunge da Jorge Wagner, giocatore sopra la media che l’Europa non ha capito e valorizzato per quanto meritava; e dal redivivo Hernanes, giovane di belle speranze che pareva perso e che in questa stagione ha ritrovato una titolarità stabile oltre agli spunti dei bei giorni, quando in molti lo paragonavano a Kakà. Il “derby” brasiliano con il Fluminense ci consegnerà la reale consistenza del Tricolor, che ha sempre nel suo portiere goleador, Rogerio Ceni, il simbolo e l’anima di tutta la squadra.
FLUMINENSE - Ci scommettevano in pochi e invece il Fluminense è ancora vivo. Anzi, la squadra di Renato Portaluppi (lontane le notti romane) ha offerto un buon calcio, almeno nella prima parte della manifestazione. Negli ottavi, è subentrato un futebol un po’ più speculativo: soprattutto, è mancata la stellina Thiago Neves, numero 10 classe 1985 avvicinato da tanti club europei, sonoramente fischiato nell’ultima uscita al Maracanã contro il Nacional di Medellin, eliminato non senza patemi. Iniziato il torneo con il fu fiorentino Leandro Amaral (chi se lo ricorda nella stagione della Viola targata Terim poi Mancini?), poi finito al Vasco, ora l’attacco è sulle spalle di Dodo e Washington (visto anche in Giappone negli Urawa Red Diamonds che sfidarono il Milan nel Campionato del Mondo per Club), ma Renato ha scoperto anche il valore di Cicero in mezzo al campo che regala parecchio equilibrio alla squadra.
Boca Juniors - Atlas
BOCA JUNIORS - Barcolla ma non molla, il Boca Juniors. Criticato continuamente, e spesso a ragione, ritrova più nella celeberrima garra che negli esercizi tattici dell’allenatore Carlos Ischia l’arma per non affondare, in campionato e soprattutto in Libertadores. Nonostante i de profundis il Boca è ancora vivo, e va a vincere al Minerão dopo aver bastonato il Cruzeiro del capocannoniere boliviano (e molto ricercato al di qua dell’Atlantico) Marcelo Moreno alla Bombonera (squalificata nell’occasione per il ferimento di un guardalinee: sarà di nuovo disponibile forse solo in caso di finale). Le firme? Le solite. Il Pa-Pa funziona ancora: Palermo e Palacio. Il cervello rimane Juan Roman Riquelme che, se fisicamente integro, a queste latitudini e in questo sistema fa ampiamente la differenza. Ischia, tecnico cresciuto all’ombra di Carlitos Bianchi (e, pare, proprio da lui consigliato), sperimenta un po’ troppo e con difensori giovani come Maidana e Paletta (di grande prospettiva ma ancora troppo acerbi). Forse non sarebbe il caso: meglio, molto meglio la squadra è andata con Morel (imprescindibile) e Caceres.
ATLAS - Pronosticata fuori già dalla fase a gironi, l'Atlas Guadalajara si è lasciato alle spalle il quotatissimo Colo Colo di (all’epoca) Claudio Borghi e il Boca Juniors. Poi, giunto agli ottavi, gli Zorros han fatto fuori il Lanus del celebrato Diego Valeri oltre che di Lautaro Acosta e Sebastián Blanco. Anima argentina, anzi proprio xeneize: a capo della truppa c’è l’ex giocatore e tecnico azul y oro Miguel Brindisi, davanti Bruno Marioni, sedotto e abbandonato due stagioni fa dalla Bombonera e riscopertosi bomber a Guadalajara, lui che proprio a sud degli Stati Uniti si è costruito la fama di cecchino, tra Pumas e Toluca. Vendetta, tremenda vendetta è l’occasione che ora si presenta ai due ex avvelenati: nei quarti incontreranno proprio il Boca Juniors. Brindisi propone il suo calcio fatto di densità difensiva a oltranza e contropiede. Una mano gliela danno i precisi e potenti lanci del portiere uruguagio Jorge Bava, che rilancia sempre e subito per le punte, adattissime a questa modalità di gioco: a dare una mano a Marioni troviamo Jorge Achucarro e Ulises Mendevil.
San Lorenzo - Liga di Quito
SAN LORENZO - Un autentico miracolo tiene in corsa il San Lorenzo di Ramon Diaz. Sotto di due gol e in nove per le espulsioni di Bottinelli e Rivero negli ottavi al Monumental contro il River Plate di Simeone, trova una doppietta di Gonzalo Bergessio ed è di nuovo in vita. Bergessio fa parte di una colonia di “rimpatriati”, delusi dall’esperienza all’estero e tornati a casa, che comprende anche Daniel Bilos (Saint Etienne e America di Città del Messico) e Andres D’Alessandro (Wolfsburg e Saragozza, più il pesante fardello di Nuovo Diego). Se questi ultimi stanno facendo fatica, lo stesso non si può dire di Bergessio, e il miracolo del Monumental è una fotografia paradigmatica dell’assunto. Dopo un buon passaggio nel disastrato (allora come oggi) Racing Avellneda, di lui si innamorano i portoghesi del Benfica che lo bloccano per cinque anni. Ma in Europa il suo passaggio è etereo (tre presenze) , e l’inversione a U lo riporta in patria, ma al Boedo. Ramon Diaz, che non ha certo fatto della manovra elaborata il suo marchio di fabbrica, ringrazia.
LIGA DI QUITO - Partita come sempre a fari spenti, la Liga di Quito ha piazzato un 6-1 contro l’Arsenal di Sarandi (pessima la campagna della squadra creata da Grondona), che ha messo le cose in chiaro. Giocare ai 2850 metri della capitale ecuadoriana certo aiuta, ma l’organizzazione della Liga fa il resto, anche se l’eliminazione dell’Estudiantes passa pure per il mezzo errore dell’ex Palermo Mariano Andujar nella partita di ritorno, dopo che in cima alle Ande i padroni di casa avevano accumulato due reti di vantaggio. La Liga, che comanda il torneo del suo Paese, ha una mente e un braccio argentino: alla guida della squadra c’è Edgardo Bauza, la fantasia è assicurata da Damian Manso, un passaggio anche in Corsica (Bastia) e in Tracia (Xanthi).
Carlo Pizzigoni
fonte: gazzetta.it
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