29 novembre 2011

Adrian Mutu e il talento che risorge


Fonte: Max


Un rigore alla Panenka in totale scioltezza e uno straordinario destro qualche millimetro sotto l’incrocio dei pali sono due segnali di impotenza e di grandezza. Adrian Mutu, che ha mandato in delirio gli appassionati cesenati e godere tutti gli appassionati veri di calcio per le due perle contro il Genoa, ha certificato che il talento non lo si può nascondere. Lo si può violentare, combatterlo, ferirlo ma non ucciderlo
Così in un pomeriggio insignificante sbuca fuori e il verbo del calcio si reincarna in quel meraviglioso destro che ci racconta di chi poteva diventare Adrian Mutu, su un campo da calcio.
Tecnica, fisico compatto, inventiva, nel 2000 Mircea Lucescu lo consiglia all’amico Massimo Moratti e dalla Dinamo Bucarest il ragazzo rumeno giunge all’Inter, e mostra subito grande qualità. Diventa giocatore vero con l’Hellas Verona sotto la guida di Alberto Malesani, il primo a credere alle doti straordinarie del ragazzo. Il passaggio a Parma è il trampolino di lancio per la Premier. Giunge in un club dove il nuovo proprietario, un plurimiliardario russo spuntato dall’oscura stagione degli “oligarchi” post Eltsin si è messo in testa l’idea meravigliosa di portare alla vittoria una squadra senza storia. Nel Chelsea sta per giungere il protagonista del nuovo ciclo che compirà i sogni di Abramovich, José Mourinho. Tuttavia Mutu, anche sotto la gestione Ranieri, comincia a sentirsi onnipotente anche fuori dai campi di calcio. Il portoghese capisce subito che il ragazzo ha qualche problema di gestione, ne parla col procuratore di Mutu, che in un primo tempo prova a proteggere il ragazzo. Il giocatore intensifica il suo flirt con la polvere bianca che trova sempre alle feste dove ormai è un habitué: al Chelsea si sentono presi in giro, Mourinho è deluso e Abramovich non perdona: Mutu è fuori per sette mesi e riceve una super multa ( che ancora deve pagare).
La seconda vita italiana nasce a Torino e, con la rivoluzione di Calciopoli, prosegue a Firenze, dove ancora mostra la sua onnipotenza tecnica (si interessano a lui anche Barcellona e Real Madrid), ma non si lascia alle spalle quell’insana capacità di mettersi nei guai fuori dal campo. Risse, polemiche, delusioni, che inevitabilmente stoppano la sua carriera ad alti livelli. Il presidente Igor Campedelli crede fermamente in lui e gli offre le chiavi del Cesena di quest’anno, tra risate e condanne: per ora ila scommessa sta pagando.
Non sarà mai, Mutu non sarà più quello che avrebbe potuto essere, ma la perla contro il Genoa ci racconta di un talento che si può sì martoriare ma mai uccidere. E quel talento forse salverà in classifica il Cesena e fuori dal campo un uomo.

28 novembre 2011

Il City, lo Sceicco e il Sistema (che si deve costruire e non si può comprare)

Fonte: Max on line

Lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyn, proprietario del Manchester City, non era presente al San Paolo, nella notte in cui il Napoli ha praticamente escluso la sua squadra dalla Champions League. Avrà visto il match in una delle sue stamberghe che possiede qua e là per il mondo. Uno dei suoi tanti consiglieri gli si sarà accostato all'orecchio per evidenziargli che la scorsa estate era stata montata una trattativa serrata, e conclusa con l'autografo dello sceicco stesso sotto un assegno di 35 milioni di sterline, per un omino argentino che nella partita più importante dell'anno ha giocato meno di dieci minuti.

Ma oltre ad Agüero, ci sarebbe anche il caso di Nasri, che ha trotterellato per il campo giusto una decina di minuti in più, per non parlare dell'ora e mezza di sbadigli di Clichy in panchina. Il ragioniere di casa Mansour, avrà anche aggiunto che un altro omino argentino, la notte del San Paolo non se l'è proprio filata, ed è rimasto a casa a vedere i cartoni animati controllando con la coda dell'occhio il bonifico che riceve settimanalmente dal City e che ammonta a circa 250.000 euro (sic). Ora, Mansour è un tipo tranquillo e riflessivo, uno che studia. E certo avrà notato che i tre tenori napoletani, saranno sì fenomenali, e potrebbero pure rientrare nella prossima lista della spesa che il suo tecnico gli sottoporrà in gennaio; tuttavia, i tre, giocano in un sistema che funziona e che parte da una fase difensiva che comprende un portiere che aveva deciso di chiudere la carriera in Turchia, un “fratellodi”, sempre considerato ( a torto) un raccomandato, uno che ha speso buona parte della sua carriera nel non inarrivabile Piacenza e Salvatore Aronica.

Aronica, quello che in ogni finestra di mercato deve essere sostituito dai Victor Ruiz o dai Fernandez di turno e poi, puntualmente, gioca. Perché Walter Mazzarri, creatore di questo Napoli non è così à la page da subire il nome esotico, e continua ad affidarsi a questo ragazzo, un po' ingobbito nella corsa, che è quello che meglio sa interpretare la sua difesa, già dai tempi di Reggio Calabria, dove lo ha incontrato nel lontano 2006.

Scuola Juve, esordio a Crotone, il palermitano Aronica nonostante il nome con poco appeal, l'età (ultratrentenne) e lo stile, non è per niente un comprimario nel Napoli che sta riuscendo nella storica qualificazione agli ottavi di Champions, così come è stato una vite fondamentale nell'ingranaggio perfetta che Mazzarri ha costruito nella splendida stagione dell'anno scorso in campionato. Non vincono sempre e solo i grandi giocatori, vince un sistema di calcio, ma come l'Amalgama di Massimino, caro Mansour, non si può comprare.

Brasileirao: il Vasco rovina la festa del Corinthians

Si deciderà all’ultima giornata l’emozionantissimo campionato brasiliano 2011. Mentre i tifosi del Corinthians stavano già festeggiando la conquista dello “scudetto” dopo la vittoria contro il Figueirense, con un ultimo sforzo il Vasco, la cui partita era iniziata qualche minuto dopo quella del Timão, riusciva a segnare il gol del definitivo 2-1 al Fluminense, rimanendo a due punti dalla capolista e mantenendo vive le speranze di titolo. I festeggiamenti dei tifosi corinthiani potrebbero però essere solo rimandati: nell’ultima giornata sarà sufficiente un pareggio contro i rivali cittadini del Palmeiras per aggiudicarsi il campionato. A parità di punti, infatti, il primo criterio di disequilibrio per l’assegnazione della corona rimane il numero di vittorie e il Timão ne ha due più dei carioca, che giocheranno loro pure un “derby”, contro gli odiati cugini del Flamengo.

forza di volontà — Il gol che avrebbe potuto siglare il titolo lo segna il nazionale portoghese Liedson. L’ex Sporting beneficia di una grande giocata di Alex, entrato a inizio secondo tempo, che si beve quasi tutta la difesa del Figueirense per poi pescare coi tempi giusti il solissimo attaccante. Il gol libera la gioia dei tanti tifosi del Corinthians giunti all’Orlando Scarpelli di Florianopolis. Nella prima frazione era stata la squadra di casa ad andare maggiormente vicino alla segnatura, ma Julio Cesar, portiere protagonista di questa grande campagna del Timão, riusciva a deviare il tiro sul palo e la squadra di Tite si salvava. La solita, grandissima forza di volontà della probabile squadra campione del Brasile riusciva però a “girare” il match, e la rete di vantaggio apriva lo spazio ai festeggiamenti, poi bloccati dal gol di Bernardo. La giovane mezzapunta scuola Cruzeiro metteva in rete una splendida, e inaspettata, grande giocata di Alecsandro che lo liberava, al 90’ e oltre, a tu per tu con l’ex portiere del Cesena Diego Cavalieri, che riusciva a ribattere la prima conclusione ma non la seconda: la palla scivolava lenta oltre la linea e faceva esplodere l’ala nord dell’Engenhão, dove erano assiepati i tifosi del Vasco.

basso ritmo — Il Gigante iniziava meglio la partita, dopo pochi minuti veniva annullato un gol (regolare) per fuorigioco a Diego Souza: Felipe e Juninho Pernambucano fanno girare alla grande le ripartenze del Vasco, che arriva molto più facilmente al tiro. L’inerzia viene invertita da una gran giocata di Fred, che difende palla al limite dell’area, si gira e esplode un tiro che incoccia il palo a portiere battuto. Il Vasco sbanda un po’ dietro, rischia ma va comunque ancora vicino alla rete con Elton che centra la traversa a pochi passi dalla porta. La seconda parte dell’incontro è cadenzata dal basso ritmo e dalla stanchezza (il Vasco ha anche giocato in settimana la semifinale di Copa Sudamericana contro l’Universidad de Chile). I giocatori con la Croce di Malta sul petto trovano il vantaggio con Alecsandro, ma vengono ripresi a cinque dalla fine da un gran gol di Fred. Poi la rete di Bernardo e il sogno che continua. (continua su Gazzetta.it )

Fluminense - Vasco 1-2

24 novembre 2011

Il portiere Vargas decide al 90esimo il "derby" di Bogotá. Di testa.

Decisivo il portiere. Però non esattamente come lo immagineremmo. Camilo Vargas ha deciso la sentitissima sfida tra Santa Fé e Millinarios, le squadre più famose della capitale colombiana Bogotá. Ma non (solo) con grandi parate. Vargas ha inzuccato prepotentemente dentro la porta del collega, segnando a favore dell'Independiente Santa Fé l'unico gol della partita. E diventandone perpetuo idolo.

23 novembre 2011

La Cina e il Calcio, Camacho non è Matteo Ricci


La Cina e il Calcio, scrivevo questo pezzo prima del definitivo addio ai sogni mondiali per la squadra di Camacho. La difficoltà di non avere affrontato problemi culturali alle radici di questa imprevista debacle.



Il Dragone spiumato. La Cina, se non vuole uscire anzitempo dalle qualificazioni per il Mondiale del 2014, è costretta a fare risultato nei prossimi due matches. Ma se la trasferta col modesto Singapore desta relative preoccupazioni, la partita di venerdì contro l’Iraq (prevista in campo neutro a Doha, Qatar) sarà la più importante della fin qui non esaltante gestione Camacho. L’ex difensore del Real Madrid, che ha firmato per la federazione cinese pochi giorni prima di Ferragosto, ha già subito un tunnel da Zico, convincente CT dell’Iraq: in ottobre a Shenzhen, con una partita poco brasiliana fatta di tanta difesa e qualche ripartenza, il Galinho ha incassato l’intera posta grazie a un solo gol. La Cina, che era già scivolata (2-1) ad Amman contro la Giordania, leader del gironcino dove si qualificano solo in due per la fase successiva, è quindi spalle al muro. Inaspettatamente. Grandi sponsor e FIFA si attendono da tempo l’esplosione di un mercato che ha numericamente un potenziale infinito; quest’anno è nata una competitiva Chinese Super League che ha attirato giocatori di buon livello e, ad esempio, il finanziere Liu Yongzhuo ha voluto per il suo Guangzhou, oggi leader del campionato, Dario Conca, miglior giocatore del campionato brasiliano nel 2010, a cui versa 10,6 milioni di euro l’anno. Senza un risultato importante della Nazionale, però, queste premesse servono a poco.
All’inizio del 2010 l’ex boss del calcio cinese Nan Yong è stato arrestato per corruzione e scommesse illegali hanno compromesso anche il predecessore di Nan, Xie Yalong.
La macchia è stata lavata ma l’idiosincrasia del fenomeno calcio in Cina ha origini molto più profonde: contrappasso beffardo per chi sostiene di averlo inventato, celebrando un gioco diffuso già nell’XI a.C., denominato Tsu-Chu, come l’antesignano del football. José Antonio Camacho ha avuto ampio credito da parte della federazione: quattro anni di contratto e poteri illimitati anche sulle selezioni giovanili. Eppure è l’ex bandiera del Madrid, dopo i xiè xiè, “grazie” in mandarino, dei primissimi giorni (col cinese più o meno ci siamo fermati lì, pare) a denunciare oggi i limiti del calcio made in China: intravedendoli nella mentalità. Dopo l’improvvida, discutibile e non certo gradita, dall’establishment che regge i destini della Cina Popolare, uscita sui difetti della legge del figlio unico, che limiterà pure il problema demografico ma produce ragazzi viziati ed egoisti, il 56enne murciano, parlando coi media di casa, definisce i limiti dei suoi calciatori: poca concentrazione e intensità e “quando devono contrastare pare dicano ‘prego, prima lei’ ”, anche se poi, addolcendo la pillola, sostiene che sono “molto disciplinati”. La Cina è una cultura, una civiltà prima che un Paese: padre Matteo Ricci che la visitò nel ‘500, ne comprese l’unicità e non cercò di cancellare Confucio ma evangelizzò incinesizzando il Vangelo. Se vuole rimanere a lungo a Pechino, Camacho deve seguire le orme del gesuita maceratese e trasformare il ruolo di CT in quello di mediatore culturale-calcistico.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Extra Time - Gazzetta dello Sport dell'8 novembre 2011


Iraq - Cina 1-0

22 novembre 2011

Philipe Coutinho, il sorriso dell'Inter





Fonte: Max

Il sorriso di Philippe Coutinho è davvero un raggio di sole nella bruma che accompagna questa stagione dell'Inter. Succede nella vita di ognuno che il caso, il destino ci proponga una situazione favorevole: al giovane carioca, destinato all'ennesima panchina da Mister Ranieri, è successo nell'ultima domenica a San Siro, essa pure grigia, contro il renitente Cagliari. Lo speaker ha già annunciato “con il numero 10 Wesleyyyyy”, attendendo la risposta che lo stadio riconosce subito in “Sneijder”, la distinta distribuita in tribuna stampa porta in campo l'olandese. E invece dal tunnel esce Coutinho: “Zanetti mi ha avvisato dell'infortunio di Wes, poi Ranieri mi ha detto di cambiarmi.”

Il tecnico non ha nemmeno il tempo per modificare la formazione, il diciannovenne carioca gioca nella posizione preferita di trequartista, e può giocare dinamico, con la velocità di gambe e soprattutto di testa che lo hanno sempre reso un unicum anche nelle selezioni giovanili brasiliane. Philippe, nel deserto tecnico offensivo dell'Inter di questi giorni, dove le combinazioni sono al massimo tra due giocatori e partono spesso da iniziative individuali, evidenzia subito le intuizioni per cui è stimato anche in Patria. La forza di quel sorriso che lo accompagna sempre fuori dal campo rientra nella serenità che all'interno del prato verde non gli fa perdere serenità per una giocata non riuscita: Philippe non si spaventa, sa giocare a un tocco e in profondità, conosce le regole del'uno-due, forse non ancora la fiducia di tutti i suoi compagni, specie di Pazzini, che però sta già iniziando a riconoscerne le doti. L'Inter ha difficoltà ad allargare le maglie della difesa del Cagliari, fatica a trovare la profondità d'azione sui lati e non riesce a sfondare. Nel secondo tempo Coutinho è relegato a sinistra, la posizione che può giocare offensivamente solo se supportato da una squadra che ha velocità d'azione; da fermo il brasiliano è veloce nei primi passi ma non potente e iniziando sempre l'uno contro uno da fermo ha difficoltà a vincerlo con continuità.

Tuttavia, quando l'Inter riparte in contropiede, Coutinho sa giocare negli spazi e sa concludere: quel tiro rasoterra sul palo vicino che dà il 2-0 all'Inter è solo per finissimi intenditori. Poi l'esultanza “lenta”, come un gol sulla spiaggia di Botafogo, davanti alla casa dove è nato e cresciuto. E quel sorriso contagioso, che non fa prigionieri, esattamente come il suo destro. E' finalmente sbocciata una stella?

21 novembre 2011

Il Chino Recoba decide nel recupero il Clasico uruguayo: vince il Nacional

Nel match più sentito dell'Uruguay, Penarol- Nacional, il Bolso completa la rimonta grazie a un rigore al 93' segnato dal Chino Recoba.

18 novembre 2011

Brasileirão: Corinthians allunga e si avvicina al titolo, Vasco bloccato dal Palmeiras

Fonte: Gazzetta.it


Il più imprevisto degli alleati aiuta il Corinthians ad approssimarsi al titolo di campione del Brasile 2011. Gli acerrimi rivali cittadini del Palmeiras, infatti, bloccano sull’1-1 il Vasco da Gama, primo inseguitore del Timão (vincente sul Ceará), che ora possiede il vantaggio di due punti in classifica a sole tre giornate dal termine del torneo.

Il sistema di gioco del Corinthians è in palese crisi da settimane, eppure la forza morale e un po’ di fortuna, stanno aiutando la più tifata squadra di San Paolo nell’ottenre continuamente punti e vittorie. La partita a Fortaleza col Ceará è l’ennesima gara di sofferenza, con il portiere Julio Cesar, specie nella prima parte, decisamente tra i migliori. Il tecnico Tite è costretto a levare una punta, Liedson, per un centrocampista offensivo, Morais, ma riesce, quando sembrava accontentarsi del pareggio, a trovare il gol della vittoria con un altro subentrato, il peruviano Luis “Cachito” Ramirez. I Gaviões da Fiel, la storica torcida corinthiana, lascia il Caldeirão della città capitale dello stato nordestino del Ceará, intonando il coro inequivocabile “é Campeão!” La vittoria finale è sempre più vicina.

Il Vasco, che dopo qualche partita poco convincente aveva trovato nella rimonta in Copa Sudamericana contro l’Universitario una nuova spinta, aveva iniziato la gara di San Paolo contro il Palmeiras con grande determinazione. Dopo poco più di tre minuti è andato in vantaggio grazie a una rete di testa del ragazzo prodigio Dedé, ora anche sempre più goleador e sempre più vicino all’Europa (anche ieri il Pacaembu era pieno di osservatori venuti fin qui per lui). La macchina vascaina insisteva e sfiorava anche il gol della tranquillità. Il Palmeiras però cresceva piano piano, e la necessità di fare punti per evitare spiacevoli preoccupazioni, visto che la fallimentare annata della squadra di Scolari non ha allontanato del tutto il Verdão dalla zona retrocessione, era nafta per le gambe dei padroni di casa. Che trovavano il pareggio con Luan, altro ragazzo dall’enorme potenziale però mai definitivamente espresso. Il Vasco aveva ancora quasi una mezz’ora per ritrovare il vantaggio e non abbandonare la coabitazione in testa ala classifica, ma oltre a una clamorosa occasione con Felipe non andava, e ora è costretto a sperare che il Palmeiras giochi un brutto scherzo al Corinthians, che incontrerà nell’ultima giornata di campionato. (Continua su Gazzetta.it)

16 novembre 2011

Verso Brasile 2014. Argentina corsara a Barranquilla: Messi e il Kun stendono la Colombia

Fonte: Tropico del Calcio - Gazzetta.it

IL GIOCO

Partita non certo da tramandare i posteri, con tanti errori e, specie nel primo tempo, pochissime conclusioni in porta. L'Argentina dopo la baldanza contro la Bolivia, con Pastore, Gago e Alvarez più due punte, organizza un 433 con un centrocampo da combattimento che vede l'insostituibile Mascherano al fianco di Guiñazú e Braña. Sabella vuole un recupero palla alto e l'obiettivo è sostanzialmente raggiunto coi mastini in mezzo: esattamente come con il Venezuela, che pressava anch'esso ultraoffensivo, l'inizio azione dei cafeteros è lenta, inoltre manca un elemento chiave come Fredy Guarin ad aiutare la pulizia della palla in mezzo. Gli attaccanti argentini di dividono un terzo di campo e anche Higuain non ha problemi a spostarsi sui lati, Messi ricomincia a insistere con i tipici (in nazionale) uno contro mille, mentre ritorna per un giorno quel Principito che tutti lodavano ai tempi dell'Estudiantes José Sosa, di gran lunga il migliore in campo, attivo anche in fase di non possesso. Il problema della nazionale argentina, che mantiene il possesso palla, risiede negli ultimi 16 metri, che paiono invalicabili: offensivamente il centrocampo propone quello che è nei piedi dei faticatori (pochissimo) e i terzini sono di qualità limitata, oltre che di scarse letture nelle sovrapposizioni. I Cafeteros scelgono il solito 442 spurio con Aguilar che surroga Guarin e affianca Bolívar. La forza nelle ripartenze e nel gioco di mezza transizione è esaltato sugli esterni dove oltre alla stella James e a Pabón, accompagnano i due terzini di casa nostra, Zuñiga e Armero. Il riferimento centrale, bocciato Teo Gutierrez e ko Falcao, diventa Jackson Martínez, lontano parente di quello apprezzato contro il Venezuela. La Colombia trova il vantaggio grazie a punizione di Pabon deviata da Mascherano, sul finire del primo tempo. Contraddicendo le sue abitudini Sabella cambia subito, e Guiñazú non rientra in campo dopo la sosta per lasciare spazio al Kun Agüero. Offensivamente la squadra migliora, quantomeno fa più paura, ma è lo sciogliersi della Colombia a garantire il successo all'Argentina. Esattamente come contro il Venezuela, verso il 65' la squadra cafetera perde visibilmente le distanze e i fragili equilibri di una squadra che gioca con 4 attaccanti non vengono più rispettati: la squadra si spezza con facilità e regala spazi ampi agli avversari. Due pasticci difensivi, il primo di Yepes, il secondo di reparto con un mancato riequilibrio in una transizione negativa, regalano le due reti all'Argentina, le firmano due svelti di piedi e di testa come Messi e il Kun. Si respira a Bueons Aires, meno, molto meno, specie Alvarez, a Bogotà. Ma In Sudamerica il clima fa in fretta a cambiare.




I GIOCATORI

José Sosa
MIgliore in campo l'ex napoletano. Gli difetta la continuità però ha qualità immense, smarcamento, ricerca della profondità, capacità di inventare la giocata per sè o per il compagno. E' di nuovo, almeno per una sera, il Principito.

Leo Messi
Non funziona come nel Barça, questo è ormai pacifico. Insiste più di una volta in uno contro tutti poco intelligenti, ma è la sua voglia, il suo spirito di sacrificio, il suo impegno massimo che impressionano, per una volta più della sua qualità.

Federico Fernández
Il difensore del Napoli accusa difficoltà dall'inizio, le (rare) volte in cui Colombia entra in area difetta negli uno contro uno in zone pericolose. La titolarità e la fiducia non bastano, l'inesperienza a questa età si paga, meritava forse un'entrata in squadra graduale, ma tra infortuni e penurie generazionali i difensori argentini questi sono...

James Rodríguez
Non la sua migliore partita, ma quando prende palla il ragazzo ex Banfield è sempre pericoloso e le azioni migliori passano sempre dal suo sinistro.

Dorlan Pabón
Il gol nasce da una sua punizione. Eppure la partita avrebbe potuta segnarla anche in altre circostanze: ha elevata qualità e forza fisica ma sbaglia spesso a interpretare le situazioni e ha troppa voglia di autonominarsi salvatore della patria, procedendo a soluzioni velleitarie.

Camilo Zuñiga
La su azione è più continua rispetto a qualla di Armero, ma ha la gravissima colpa di divorarsi un gol clamoroso quando ancora la partita era sull'1-1: dopo una grande giocata, appoggia debolmente il pallone a Romero: un segnale su come fossero schierati nella notte gli dei del calcio...


1- Colombia: David Ospina; Camilo Zuñiga, Mario Yepes, Aquivaldo Mosquera, Pablo Armero; Dorlan Pabón (m.61, Dayro Moreno), Gustavo Bolívar, Abel Aguilar (m.75, Diego Arias), James Rodríguez, Adrián Ramos, Jackson Martínez (m.75, Darwin Quintero). CT: Leonel Álvarez.
2- Argentina: Sergio Romero; Pablo Zabaleta, Federico Fernández, Nicolás Burdisso (m.37, Leandro Desábato), Clemente Rodríguez; Rodrigo Braña, Javier Mascherano, Pablo Guiñazú (m.46, Sergio Agüero);José Sosa, Lionel Messi, Gonzalo Higuaín (m.85, Fernando Gago). CY: Alejandro Sabella.

Gol: 1-0, m.44: Dorlan Pabón. 1-1, m.60: Lionel Messi. 1-2, m.84: Sergio Agüero

14 novembre 2011

Luciano Bianciardi (Grosseto, 14 dicembre 1922 - Milano 14 novembre 1971). Scrittore e profeta

Nella "Vita Agra" di Luciano Bianciardi troviamo il Bar delle Antille, che non è altro che il Bar Jamaica, quello di Brera, all'epoca locale culto della Milano degli artisti e degli intellettuali.
Bianciardi, uno degli ultimi intellettuali di questo Paese, moriva giusto quarant'anni fa. Il nome di questo blog l'ho scelto per ammirazione sconfinata nei suoi confronti.



"...fate il conto di quanti scrittori, giornalisti, pittori, fotografi, lavorano per la pubblicità di qualcosa. Quella pubblicità, guardate bene, che insegna che si ha successo nella vita usando quel lucido da scarpe e quel rasoio elettrico, comparendo bene, presentandosi bene. Appunto perché questa non è la Milano che produce, ma quella che vende e baratta, e in questa società si vende e si baratta proprio presentandosi con il volto ben rasato, le scarpe lucide...Per questo una delle preoccupazioni degli intellettuali è proprio quella di ben comparire, di non fare brutte figure (...) Per questo, qui fra noi, è così frequente la figura dell'Autorevole." Luciano Bianciardi. Dal "Contemporaneo", febbraio 1955

12 novembre 2011

Qualificazioni 2014. Colombia non chiude la gara e il Venezuela pareggia a Barranquilla

Fonte: Tropico del Calcio - Gazzetta.it

Non chiudere le partite è una grave colpa. La Colombia gioca più di un'ora di dominio contro il Venezuela nell'umidità di Barranquilla ma spreca troppo, non riesce a trovare il raddoppio e subisce la rete del Venezuela che ha il merito grande di non abbandonare mai con la testa la partita, altro merito del giovane CT Farías, l'uomo che ha fatto della Vinotinto una Nazionale di Calcio vera. Finisce 1-1.

IL GIOCO

La Colombia di Alvarez trova partita dopo partita una dimensione, una identità chiara. Anche se è il Venezuela ad avere la prima occasione con Moreno, sono i cafeteros a comadare il gioco. Interessante il 442 spurio proposto, con Bolivar e Guarin volantes de contencion, James e Pabon che partono dall'esterno e sono continuamente in movimento alla ricerca di spazi; Jackson Martinez e Teo Gutierrez sono i riferimenti offensivi, rintracciabili sia con la giocata lunga che attraverso il fraseggio palla a terra. C'è movimento e coesione nella Colombia, che ha anche un'ottima transizione difensiva, pur rischiando di spezzarsi in due visto che sostanzialemnte gioca con 4 attaccanti: merito della linea difensiva sempre alta e attenta, che lavora bene di squadra e del sacrificio degli avanti. L'inizio azione dei cafeteros non è veloce, ma è fluido e prende ad accelerare quando si entra nella zona di creazione, buona varietà nelle soluzioni, bravi a cambiare gioco, trovando anche i terzini, specie Armero a sinistra. Il Venezuela è costretto a subire l'iniziativa avversaria, cerca di fare densità in mezzo, per disturbare le giocate di James soprattutto, la linea dietra rimane bassa e concede il tiro da fuori, in uno di questi Guarin piega le mani a Vera e smuove il punteggio. La Vinotinto ha il grande difetto di non riuscire a ripartire con velocità, il palleggio di pulizia del pallone, in avvio di azione, è troppo lento, solo qualche lunga giocata diretta riesce a creare qualche apprensione ai colombiani. Poca roba. Il campo pesante però lascia senza nafta la Colombia dopo un'ora, Alvarez non è reattivo coi cambi, anzi: attende troppo ( o si fida poco dei subentranti), fatto sta che i cafeteros perdono fluidità, aumentano le distanze tra i giocatori, prima esemplari,e il Venezuela guadagna campo e fiducia. La rete del pareggio arriva nel finale, Rondon, subentrato allo spento Fedor, vince l'ennesimo duello aereo con Yepes, Perea è distratto e va in ritardo sulla copertura dell'ex Lecce Feltscher, che indovina l'angolo dell'incolpevole Ospina e permette alla Vinotinto di continuare a sognare, dopo la vittoria contro l'Argentina.




I GIOCATORI

James Rodriguez. Sempre più devastante, migliore in campo. La sua marcatura diventa il vero enigma per i venezuelani, da lui partono sempre giocate interessanti. Comincia da esterno ma sa quando e dove giocare dentro al campo, e ha un sinistro che parla. Futuro crack.

Fredy Guarin. Corre la metà degli altri ma ha un QI calcistico elevatissimo. Sempre grandi letture e un destro che può far viaggiare la palla esattamente dove desidera. Cala fisicamente nel finale.

Teo Gutierrez. Continuano le secche di Teo, si divora una rete sotto porta che tempo fa avrebbe messo nel sonno, partecipa comunque più del solito alal manovra e con buoni movimenti.

Jackson Martinez. Il "Cha cha cha" ha la fisicità necessaria per essere raggiunto anche dalla palla lunga, ma è bravo, anche se mai esteticamente pulito, pure nel dialogo stretto. Ottimo match.

Juan Guerra. La sua entrata in campo, insieme a quella di Rondon, cambia la partita. Guerra è più pulito dell'insolitamente falloso Rincon, in mezzo, davanti alla difesa, velocizza le giocate: è la chiave per il pareggio

Juan Arango. Ennesima grande prestazione del calciatore venezuelano più grande di sempre. Da esterno o da centrocampista puro, cambia poco, le sue giocate sono sempre di qualità.

Renny Vera. Giornata da dimenticare. Sbaglia sul gol, anche se la sventola di Guarin è potente, e ogni intervento è raffazzonato e impreciso: graziato in più di una occasione.

Fernando Amorebieta. L'intesa con Vizcarrondo è buona, i due centrali sono attenti e precisi, coscienti dei loro limiti in costruzione, la delegano, ma dietro sbagliano niente. Nei momenti di grande difficoltà tengono in piedi la baracca.

COLOMBIA - VENEZUELA 1-1

Colombia: David Ospina; Gerardo Vallejo, Amaranto Perea, Mario Yepes, Pablo Armero; Dorlan Pabón (m.76, Cristian Marrugo), Freddy Guarín, Gustavo Bolívar, James Rodríguez (m.91, Dayro Moreno); Jackson Martínez, Teófilo Gutiérrez (m.84, Darwin Quintero). Tecnico: Leonel Álvarez.
Venezuela: Renny Vega; Roberto Rosales, Fernando Amorebieta, Oswaldo Vizcarrondo, Gabriel Cíchero; Tomás Rincón (m.63, Juan Guerra), Angel Flores, César González, Juan Arango, Nicolás Fedor (m.57, Salomón Rondón) e Alejandro Moreno (m.70, Frank Feltscher). Tecnico: César Farías.

Goles: 1-0, m.11: Freddy Guarín. 1-1, m.78: Frank Feltscher.

10 novembre 2011

Mitologica Virada. Il Vasco rimonta l'Universitario e va in semifinale di Copa Sudamericana

Fonte: Tropico del Calcio

Si è giocata nella notte la partita dell'anno, non solo del calcio che appartiene al Latino America. Non tanto per l'importanza storica della partita, era comunque solo un quarto di finale di Copa Sudamericana, ma per quello che si è visto in campo: un match terminato 5-2 sul tabellone e 10 contro 9 in campo, pieno di emozioni, con la squadra di casa che sotto 1-2 rimonta fino alla larga vittoria e al conseguimento del passaggio del turno. Pathos, qualche rissa, un po' di calcioni e tante belle giocate. Il Vasco approda alla semifinale di Copa Sudamericana, ma è giusto stendere un tributo anche all'Universitario, squadra peruviana zeppa di giovani (alcuni potenziali crack) e con una situazione economica deficitaria (i giocatori non vedono stipendi da un semestre) che si è battuta fino alla fine, ha reagito alla grande ma ha pagato la troppa inesperienza.




IL GIOCO

Sconfitto 2-0 in Perù al Vasco non servivano tanti calcoli: era necessario attaccare a testa bassa fin dall'inizio, sfruttando la magica atmosfera di São Januário per intimorire i giovani e giovanissimi ( d'età e/o d'esperienza) dell'Universitario. Pronti via e la squadra di casa sfiora subito più volte la rete (Elton coglie anche un palo), poi trova il gol che pare mettere in discesa la squadra: atterrato Juninho in area, Diego Souza realizza il penalty. L'Universitario si schiaccia troppo sulla linea difensiva, l'inesistente tranquillità non gli consente di eleborare le uscite della palla dal reparto dietro, eppure al primo contropiede trova il pari con il sempre interessante attaccante Ruidiaz. Il Vasco si innervosisce, aumentano le giocate dure e le polemiche, sul finire del tempo un ammonizione per simulazione in area di rigore di Juninho scatena capannelli aciduli per tutto il campo, al rientro in campo Diego Souza e Antonio Gonzalez ne fanno le spese e anticipano la doccia. Lo stadio però insiste, non lascia arrendere i suoi beniamini nemmeno quando il Vasco va addirittura sotto, in apertura di ripresa: un tiro deviato mette fuori causa Fernando Prass e Rabanal vede la sua conclusione infilarsi nell'angolo destro della porta.
Sembra finita, è invece è l'inizio della rimonta, della "Virada", al quale il Gigante sembra tradizionalmente legato: il Vasco necessita di 4 gol per qualificarsi. Il primo lo segna subito Elton. L'espulsione di Rabanal per fallo di reazione di Ffgner agevola il compito al Vasco, che gioca tutto il secondo tempo a una porta soltanto, guidato in mezzo dall'intelligenza superiore di Juninho Pernambucano.
Nella sua migliore partita di sempre Dedé realizza due reti che non dicono ancora nulla sulla sua fantastica prestazione, poi con l'Universitario che barcolla sempre più senza forze chiude la rimonta, a otto dalla fine, Alecsandro. Mitologica Virada. Il Vasco è in semifinale, incontrerà la vincente della sfida tra Liga di Quito e Libertad.

IL GIOCATORE

Dedé

I tanti osservatori giunti dall'Europa saranno rimasti soddisfatti. Dedé (nella foto) ha dimostrato non solo di essere un grande difensore, quello lo aveva fatto intuire da un po' (pur con una maturazione che non si è ancora terminata), ma di essere un vero trascinatore, uno spirito vincente che fa bene sperare per il suo futuro (è del 1988) che in molti ipotizzano di straordinario livello . Questo è il suo trampolino, dopo ieri sera il suo arrivo in Europa è ancora più vicino (e il cassiere del Vasco si frega le mani).

03 novembre 2011

Copa Sudamericana, andata dei quarti: Universitario - Vasco da Gama 2-0

Fonte: Tropico del Calcio


Stupirsi di un risultato inatteso non è per chi segue il calcio sudamericano. Assioma confermato nel quarto di finale tra Universitario e Vasco, giocato nel rimodellato ( e bellissimo) stadio Nacional di Lima, con una magnifica cornice di pubblico. Vince con merito la squadra di casa, e con il 2-0 il congiunto Crema ipoteca le semifinali.



IL GIOCO
Il Vasco giunge nell'ex impero Inca senza il faro Juninho Pernambucano (uscito malconcio dal match contro il San Paolo di domenica passata): un elemento vitale negli equilibri del club, che sa gestire i momenti delicati delle partite. Il Gigante gioca un calcio lento, con una circolazione di palla che non smuove la difesa della U. I Peruviani sono dei fulmini nel ripartire: i giovani del "Chemo" del Solar occupano bene il campo, hanno ottimi tempi anche nei recuperi, ma è il Vasco che difende con troppa approssimazione, mancando di equilibrio e trovandosi troppo spesso in parità numerica nei contropiedi.
Il rigore che sblocca la partiata è generoso, ma è la naturale conseguenza di un match dove il Vasco sbatte contro un muro difensivo, si limita a portare uomini avanti, con limitatissimo movimento senza palla, gioco di uno contro uno continuo e tempi di aperture sugli esterni sempre ritardati, così lascia lo spazio per ripartire agli avversari.
I brasiliani schiacciano gli avversari anche per diversi minuti nell'area di rigore, sprecano qualche occasione e nel secondo tempo sembrano avere aggiustato un paio di situazioni difensive (dove si sente l'assenza di Dedé), ma alla prima occasione buona l'Universitario raddoppia con una giocata classica in transizione, e l'errore del pacchetto arretrato del Vasco, bell'imbucata di Torres per Fano e 2-0. Tra una settimana il ritorno a Rio de Janeiro.



I GIOCATORI

Raúl Ruidíaz. Veloce, brillante: ogni ripartenza è un pericolo per gli avversari, mette dentro un rigore con personalità. La Pulga, classe 1990, farà parte del futuro del Perù calcistico e avrà presto una chance europea.

Edison Flores. L'altro piccoletto che ha fatto impazzire il Vasco nelle ripartenze. Con Andy Polo in panchina è lui il solo rappresentante della classe di ferro 1994. Veloce, grande dribbling, altro che tra poco sarà protagonista in un campo vicino a voi.

Antonio Gonzales. L'anima di questa squadra, volante de recuperacion importante in una squadra che genera in continità ripartenze. Una vita passata con la U, ma a 25 anni potrebbe anche provare un'esperienza all'estero. Chi cerca un centrocampista difensivo di sostanza, può citofonare qui.

Bernardo. Il giovane scuola Cruzeiro è probabilmente il più positivo tra i brasiliani. Pieno di iniziative e voglia, sfiora in diverse occasioni la rete (calcia meravigliosamente una punizione da 25 metri, che esce di pochissimo), e non si tira indietro quando c'è da farsi rispettare.

Diego Souza. L'altra faccia del Vasco, quella nera, nerissima. Velleitario e impotente, come nelle peggiori giornate: qui ci si spiega perché un giocatore del suo fisico e della sua classe non ha mai fatto il salto di qualità.

Tabellino:
Universitario: Luis Llontop; José Mendoza, John Galliquio, Jesús Rabanal, Carlos Galván; Rainer Torres (m.75, Álvaro Ampuero), Antonio Gonzales, Pablo Vitti (m.87, Miguel Ángel Torres), Edison Flores; Raúl Ruidíaz e Johan Fano (m.63, Andy Polo). Allenatore: José ‘Chemo’ del Solar.

Vasco da Gama: Fernando; Fagner, Douglas, Nilton, Julinho (m.85, Marcio Careca); Bernardo, Diego Rosa (m.62, Leandro), Allan, Diego Souza (m.89, Patrick); Felipe Bastos e Alecsandro. Allenatore: Cristovao Borges.

Gol: 1-0, m.36, Ruidías (rig.). 2-0, m.58: Fano.

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