01 giugno 2015

L'alfabeto del Mondiale Under 20





Nomi, giocatori e tante curiosità sulla manifestazione iniziata da pochi giorni in Nuova Zelanda. Altra delizia di Aniello Luciano:

Albiceleste. Nessuno ha vinto in questa categoria quanto l’Argentina (6 volte in 13 partecipazioni). Il gruppo di Humberto Grondona proverà, con buone chance di riuscita, ad incrementare il palmares, sull’onda del Sudamericano. Primo ostacolo proprio un biancoazzurro, Leonardo Pipino, bielsista dichiarato e tecnico del Panama. L’uomo giusto nel momento giusto, sia per testare le ambizioni della mini Selección, sia per l’importanza svolta dal trentasettenne di Boedo nella progressiva crescita del calcio canalero.

Bunjee Jumping. Attrazione turistica del paese (Nevis Highwire Bungy è una delle piattaforme per salto con l’elastico più alte del mondo) e acceleratore di emozioni. Ne sanno qualcosa Deklan Wynne e Clayton Lewis, due membri della formazione locale, che si sono cimentati in una suggestiva gara di palleggi sui tetti della Sky Tower di Auckland. Allo sconfitto un bel tuffo fra le nuvole.




Cento. Tanti sono i calciatori che militano in leghe straniere (504 il totale dei convocati), con gli Stati Uniti in testa (13). L’altra faccia della medaglia Myanmar, Uzbekistan e l’Ucraina di Eduard Sobol (terzino sinistro interessante per struttura fisica e temperamento) e Valeriy Luchkevych (esterno destro messosi in luce con il Dnipro in Europa League), rappresentate da soli ragazzi tesserati per squadre del campionato nazionale.

Dimensione nuova. Con 29 reti in 59 partite nella Liga Nacional honduregna Bryan Róchez sperava che l’impatto con la Major League Soccer fosse snello ed indolore. Così non è stato. Le difficoltà incontrate del talento bicolor, però, sono utili per ricordare che l’età ha il peso ed occorre pazienza. Tanta pazienza. Anche con chi è già una star in miniatura come l’ex centravanti del Real España. I tifosi dell’Orlando City hanno sì mugugnato ma sono stati dopotutto comprensivi. L’occasione per mostrare quanto paghino il tempo e il lavoro è qui servita.

Entusiamo alle stelle per una Nazione poco avvezza ai riflettori, per buona pace di Hobbit e Compagnia dell’Anello. L’evento internazionale ha risvegliato l’interesse dei neozelandesi per uno sport praticato con moderazione per anni, sfruttando i viridi campi non solo per fare da tappeto a lunghe passeggiate o da set cinematografici. L’OFC, la federazione calcistica del continente, si è messa in scia al carro della FIFA e ha sfruttato l’occasione per coinvolgere giovani locali di entrambi i sessi, curiosi e addetti ai lavori con una serie di iniziative di contorno, importanti anche per rendere meno astrusi alcuni concetti del mondo pallonaro. In quest’ottica si colloca il rafforzamento dei corsi per la Licenza B dedicata ai tecnici della Nuova Zelanda e isole vicine, sconosciuta fino al 2012. E partire dall’educazione non può non essere che un passaggio positivo. 
 
Fifa, nel senso di Federazione e di paura. Perché tanta è stata la preoccupazione che lo scandalo che ha investito il mondo del calcio in questi ultimi giorni potesse bloccare la macchina organizzativa di Nuova Zelanda 2015. Jeffrey Webb, presidente della CONCACAF e demiurgo della squadra per l’edizione oceanica, è finito in manette ma si andrà comunque avanti. Per fortuna di chi ama tutto quello che avviene solo ed esclusivamente nel rettangolo verde.

Generazioni a confronto. Maradona, Messi, Van Basten, Burruchaga e Ramón Díaz sono alcuni dei campioni che hanno messo in vetrina le proprie qualità nel mondiale U20. Per rivivere i momenti magici di questo torneo è stato montato un video che non ha bisogno di altre parole. Provare per credere.




Henry del Galles. Per tutti Principe Harry. È stato il reale britannico a dare il metaforico calcio di inizio alla manifestazione, partecipando ad una partita promozionale nella terra dei Kiwi. E stando alle immagini, oltre all’estrazione, anche il tocco di palla è regale.




Italians (don’t) do it better. Per la terza edizione consecutive la Nazionale azzurra U20 guarderà la Coppa del Mondo da casa. Ultima apparizione nel 2009 quando i ragazzi di Rocca chiusero nel peggiore dei modi (3 espulsi, eliminazione ai supplementari contro l’Ungheria) la campagna egiziana. Ci sarà comunque un briciolo di serie A al di là dell’Oceano Indiano. Dal vicentino Jesse Edge (Nuova Zelanda) al cagliaritano Godfred Donsah (Ghana), passando per il duo colombiano Andrés Tello (Juventus) e Alexis Zapata (Udinese) o per il messicano Kevin Méndez, prestato dalla Roma al Perugia. Ma non sono i soli. Bloccati a Fiumicino, invece, gli aquilotti Mamadou Tounkara e Moustapha Seck, in vista della final eight del campionato Primavera.

Licenziamento. Quello toccato a Alexandre Gallo, ct in sella alla Selecao U20 (e U23) da un biennio. La decisione è stato presa dalla CBF a meno di un mese dall’inaugurazione dal mondiale e due giorni dopo la consegna di una pre-lista convocati, nella quale comparivano anche il cagliaritano Caio Rangel e Kenedy, ragazzo d’oro del Fluminense che fa gola al Chelsea. Purtroppo per loro il sostituto di Gallo, Rogério Micale, ha preferito rivolgere lo sguardo altrove (Kenedy è out per una appendicite). Un bene per Malcom, che si apprestava ad andare in ferie ed invece andrà dall’altra parte della Terra con il passo del predestinato. Classe ’97, ruolo trequartista.

Myanmar. Il piccolo stato dell’Asia sudorientale è, al pari di Senegal e Fiji, al debutto nella manifestazione. Quella che può apparire come una squadra sprovveduta è invece un gruppo che, sotto la guida del tedesco Gerd Zeise, ha eliminato nelle qualificazioni Iran ed Emirati Arabi Uniti, prima di portare fino ai supplementari il campione d’Asia U19, il Qatar, anch’egli presente, di diritto, in Nuova Zelanda per fare più che bella figura. Quindi occhio alle asiatiche, da Myanmar (o Birmania che dir si voglia) alla Corea del Nord, ovvero colei che ha steso con un sonoro 5-0 Uzbekistan, altra qualificata, e mandato a casa Iraq e Giappone.

Nuova Zelanda. Paese affascinante come pochi, ricco di bellezze paesaggistiche, tradizioni e miti. Palcoscenico perfetto per chi è alla ricerca di una Terra di Mezzo attraverso la quale trovare la propria via, posizione nel Mondo. Un viaggio nella natura dell’uomo e un rito di iniziazione a più tappe (24 squadre, 6 gironi e 7 piccoli e deliziosi stadi) verso il calcio che conta.

Ottimizzare i tempi. Ci ha pensato la Colombia spostando, con largo anticipo, la preparazione atletica in Australia. Un modo per adattarsi al clima e al fuso orario e saggiare le condizioni della rosa con una serie di amichevoli di rilievo. I più in palla sono sembrati Jarlan Barrera, la cui presenza fra i titolari resta comunque difficile, e Alexis Zapata, altra scoperta del scout dell’Udinese.

Pecora nera. Si chiama Wooliam ed è la mascotte del torneo. Personaggio buffo, reso fenomeno virale attraverso i social network e un concorso, indetto da una nota casa automobilistica coreana, che ha premiato 52 fortunati, uno per ogni partita, provenienti da tutto il mondo. Fra questi anche Talia Chetty: dodici anni, sudafricana di nascita e una passione sfrenata per il calcio. Sarà lei ad accompagnare Wooliam durante Colombia - Qatar.

Qatar. Chi pensa che il primo assaggio di calcio vero l’emirato del Vicino Oriente lo avrà nel mondiale casalingo del 2020 si sbaglia di grosso. E proprio i giovani granata sono l’esempio giusto per indebolire l’impropria tesi. Difatti i qatarioti arrivano in Oceania forti del successo in AFC U19, conquistato con un percorso quasi netto, trascinato dal prolifico Al Saadi. Il giovane attaccante ha già avuto un tête-à-tête con il professionismo, rastrellando qualche presenza con l’Eupen nella seconda divisione belga. Chi sarà il prossimo ad accompagnarlo?

Riscatto. Parola chiave soprattutto per il Brasile, chiamato a cancellare la pessima stagione 2013 (fuori dal lotto delle partecipanti) e lo smacco argentino del recente Sudamericano, chiuso con un poco convincente quarto posto, davanti all’Uruguay. Celeste che farà di tutto per tornare in finale come due anni fa, quando si arrese allo strapotere della Francia di Paul Pogba soltanto ai rigori. Coito punta molto sul talento di Pereiro e Poyet (West Ham) ma confida che Guillermo Cotugno possa dare sicurezza alla retroguardia. Un reparto chiamato agli straordinari anche dal ct del Portogallo. Non prenderle sarà fondamentale come agli Europei U19 2014 (in finale, persa di misura contro la Germania). Al resto penseranno la prima punta André Silva e le frecce sugli esterni Ivo Rodrigues e Gelson Martins.

Sidy nome, Sarr cognome. La FIFA ha dedicato uno piccolo spazio fra le proprie news al centrocampista del Mbour Petite Côte, definendolo nell’occasione “humble hero”, un umile eroe.
Umile come il posto in cui è nato e cresciuto, sulle coste del Senegal, fra strade polverose e baracche di lamiere. Poi l’imponderabile. Due reti sbucate dal nulla, quando ormai tutto sembrava già svanire ai gironi di qualificazione. Risultato ribaltato in extremis (la gara terminerà 4-3, avversario il Congo) e da lì in poi, turno dopo turno, la conquista del Mondiale neozelandese. Ora che ci sono (- Non so nulla della Nuova Zelanda, se non che è lontana – ha scherzato il diciannovenne) perché non provarci? La qualità c’è, la modestia pure.

Tattoo. C’è chi il talento lo riconosce a pelle e chi il talento se l’è fatto imprimere sulla pelle. Provate a chiedere a Gaston Pereiro, sorprendente mancino di Montevideo, che si è tatuato sul braccio destro il volto de El Chino Recoba, idolo di una intera generazione celeste. Il sogno del l’ enganche bolso, però resta sempre quello di giocare al fianco di Cristiano Ronaldo. Sarà già bello per lui superare il turno, cosa per nulla scontata viste le contendenti del girone D: il Messico di Hirving Lozano, campione U20 CONCACAF, la Serbia di Andrija Živkovi , protagonista in Superliga con la maglia del Partizan Belgrado, e il Mali di Adama Traoré, due reti e venti presenze nella Ligue I francese.
 
Unione di sangue. No, non stiamo parlando della fortunata saga di Patricia Briggs ma di discendenze, lignaggio. Una questione familiare così come per casa Rufer. Wynton fu, con Giuseppe Bergomi, uno dei più giovani debuttanti al Mondiale del 1982, capocannoniere della Champions League ‘93/’94 ed è tuttora considerato il miglior giocatore della storia calcistica neozelandese. Suo fratello Shane ha giocato per anni in Svizzera, paese di origine del padre, sfiorando più volte il campionato inglese. Ora tocca ad Alex, figlio di Shane e nipote di Wynton, proseguire nella trasmissione del ‘’sapere’’. 
 
Verevou Iosefo, attaccante delle isole Fiji, si candida ad essere l’elemento di spicco del gruppo selezionato da Ravinesh Kumar. Protagonista, in qualche modo, lo è già stato ma fuori dal campo. Nel luglio del 2014 fu sospeso per motivi disciplinari, insieme ad altri compagni dell’U20, dalla Lami Football Association. Tre anni e una salata multa, poi ridotti. Meglio riservare le energie in altre sedi.

Zelalem. Quando nasci a Berlino, ti scorre nelle vene sangue etiope, ti innamori degli Stati Uniti e finisci per diventare famoso in Inghilterra, può succedere che la geografia diventi un intricato Risiko. Alla fine di una lunga battaglia burocratica (il centrocampista dell’Arsenal ha ottenuto la cittadinanza americana solo il mese scorso e secondo lo statuto della FIFA non avrebbe potuto indossare la maglia a stelle e strisce prima del compimento del ventitreesimo compleanno) i dadi hanno dato ragione all’U.S. Soccer: Gedion Zelalem giocherà per gli yankee. Una manna del cielo per il ct Tab Ramos, costretto a fare a meno (per scelta, è giusto sottolinearlo) a Romain Gall, capocannoniere del campionato nordamericano U20, Amando Moreno e Junior Flores.


@AnielloLuciano

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