16 novembre 2012

Espérance - Al Ahly, il trono d'Africa si assegna domani nella finale di Champions

Dopo l'1-1 in Egitto, domani, allo stadio di Rades, appena fuori Tunisi, si gioca il ritorno della finale di Champions League africana tra Espérance e Al Ahly. Avevo presentato il match prima della gara di andata su Extra Time, l'inserto settimanale sul calcio internazionale della Gazzetta dello Sport.

Un Classico. La finale di Champions africana inizia domenica con l'andata, nello stadio gioiello di Borg El Arab, appena fuori Alessandria, tra l'Espérance di Tunisi e l'Al Ahly. I giallorossi tunisini, campioni in carica e due volte vincitori della Champions, giocano la loro terza finale consecutiva mentre i cairoti detengono il record delle Coppa Campioni del Continente: ben sei illuminano la loro sala trofei. Evidente, non sono due squadre come le altre: e il terreno di gioco non è stato il solo ambito di attività di Espérance e Al Ahly. I tunisini sono stati per anni diretti dal Slim Chiboub il potentissimo cognato di Ben Ali, mentre la storia dei rossi del Cairo si mescola con la politica fin dai tempi di Nasser, presidente onorario del club, e naturalmente non è stata immune al potere tentacolare dell'establishment di Mubarak. Il vento della Primavera araba ha spazzato via i satrapi, ma oggi sembra di cogliere solo un refolo di rinnovamento, nelle società nordafricane. E i due club subiscono questo limbo di incertezza e, pur continuando a vincere in Champions, sono ancora alla ricerca di una vera, nuova identità. L'Al Ahly ha eliminato la sorpresa del torneo, le Sunshine Stars della Nigeria, pareggiando 3-3 a Ijebu Ode e vincendo in casa grazie al solo gol di "Geddo" Nagy. Ha giocato le sue partite senza AbouTrika, mezzapunta talentuosa e controversa: è stato infatti messo fuori rosa per essersi rifiutato di scendere in campo nella gara di Supercoppa egiziana, a suo dire organizzata senza rispettare la memoria dei 74 morti nella tragedia dello stadio di Port Said (molti dei quali tifosi dell'Al Ahly), i cui responsabili non sono ancora stati condannati. Quel massacro ha messo in luce le enormi lacune in termini di sicurezza nell'organizzazione di questo genere di manifestazioni. Prudente e impossibilitato a mostrarsi debole, il nuovo governo del premier Mohamed Morsi, dei Fratelli Musulmani, in altri ambiti fortemente attivo, ha ordinato il posticipo della data di inizio del campionato. La finale di Champions ovviamente si giocherà, però con un numero minimo di tifosi, rispetto ai potenziali 86.000 dello stadio, e ad Alessandria: lontano da Piazza Tahrir e dal turbolento Cairo. E AbouTrika ci sarà, dopo essersi scusato con tutti. L'Al Ahly, tra polemiche degli ultras, manifestazioni di giocatori e campionato bloccato non sembra nemmeno un club di calcio ma anche l'Espérance, che pure ha eliminato i favoriti congolesi del TP Mazembe in semifinale, non vive giorni allegri. Diversi giocatori lasceranno la Tunisia dopo la finale di ritorno (il 18 novembre a Radès): su tutti il grande prospetto Youssef Msakni, che dopo alcuni abboccamenti europei (anche il PSG) ha scelto i dollari facili del Qatar. C'è un aria di smobilitazione generale, la stessa che si vive nel Paese, illusosi durante la Rivoluzione dei Gelsomini e oggi profondamente disorientato, con la Costituzione ancora da approvare e un senso diffuso di opportunità non colta appieno o, peggio, gettata via. C'è il calcio, c'è la Champions, ma non è più come prima, non può esserlo.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: ET Extra Time - La Gazzetta dello Sport @ETGazzetta

L'andata: Al Ahly - Espérance Tunisi 1-1:

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