22 novembre 2012

Derby Allievi. Cerrone e Inzaghi, uguali e differenti

Pura passione per il gioco. I campionati giovanili sono soprattutto questo. Per chi li guarda, ma soprattutto per chi li gioca, per gli attori in campo e in panchina. Il derby tra gli Allievi Nazionali che si giova oggi a Interello, propone figure simbolo dell’amore per il gioco, testimonial perfetti per il calcio giovanile.
Filippo Inzaghi è diventato allenatore quest’anno. Non è venuto tra i giovani a scaldare la panchina: c’è venuto convinto, e lavora seriamente. Nessuno sa se diventerà un grande allenatore, tutto riconoscono però che nel suo breve percorso ha già lasciato un solco: non è questione di idee rivoluzionarie, ma di dialogo e credibilità coi suoi giocatori. Quando propone consigli, spiega le sue idee i ragazzi lo seguono incantati, e non c’è nessuna corsia preferenziale: anche il super talento del giovane Mastour deve aspettare il suo turno.
Salvatore Cerrone è un maestro di calcio e, dimenticate l’allure mediatica, ha la stessa passione per il gioco di Pippo. E’ cresciuto nelle giovanili del Milan (dove ha giocato con Franco Baresi) prima di attraversare tanti campi di serie C. Giocatore di qualità, il meglio però lo probabilmente conservato per la carriera di tecnico. Dopo che Piero Ausilio viene assunto all’inter, come segretario, la diaspora dalla Pro Sesto prosegue con il talent scout Pierluigi Casiraghi e, appunto, con Cerrone. Tutti loro, insieme a Beppe Baresi, Roberto Samaden e Giuliano Rusca, sono le pietre angolari che hanno fatto apprezzare ovunque il settore giovanile nerazzurro. Cerrone ha quasi sempre allenato i Giovanissimi, una categoria molto delicata, dove avviene la prima grande selezione, dove cominciano a forgiarsi i calciatori. Salito di categoria, ha mostrato di saperci fare anche qui, e non solo perché arriva al derby da imbattuto (8 vittorie e un pareggio, fin qui): le sue squadre hanno sempre identità di gioco e ogni suo calciatore cresce, tecnicamente e mentalmente. Lo sa bene Andrea Palazzi, il capitano di questi Allievi. Lui all’Inter c’è da quando tirava i primi calci a una palla: è l’orgoglio di una società sempre più indirizzata verso la creazione in casa dei giocatori. Palazzi fin dai pulcini è un leader, centrocampista di qualità e quantità, ha qualche difficoltà di crescita fisica, ma quando si mettono a posto centimentri e chili, ritrova la titolarità: quando si ha passione, non si molla. Sottoscriverebbe al locuzione anche un suo rivale odierno, Yusupha Yaffa. Nasce nella Gambia, un fazzoletto di terra africana, enclave del Senegal. Arriva a cinque anni in Italia, cambia indirizzo al seguito del padre diverse volte, poi si stabilisce da alcuni zii, a Brescia. Lì lo nota l’Inter ma dopo una serie di difficoltà burocratiche lo tessera il Milan. Non è facile, lontano da casa. Grazie all’amico senegalese Ameth Lo (difensore che proprio domenica ha segnato col Modena il suo primo gol), supera i momenti di difficoltà: vuole diventare un calciatore. Segue alla lettera i consigli di Inzaghi, che lo prende in simpatia e ne esalta le caratteristiche da centravanti: segna a raffica tanto da suscitare l’interesse di osservatori francesi e belgi. Osservatori che oggi gremiranno Interello: circondiamoli di appassionati, si inizia alle 14,30.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta dello Sport - Milano e Lombardia

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