24 marzo 2012

Bielsa: Inter, Italia cosa ci siamo persi! O no?





Cosa ci siamo persi. Marcelo Bielsa, dopo l’improvvisa partenza di Leonardo era stato contattato da Massimo Moratti per sedere sulla panchina dell’Inter: aveva tuttavia già un accordo con il futuro presidente dell’Athletic Bilbao e nei Paesi Baschi era destinato. Al numero uno nerazzurro era giunto solo il messaggio, in stile Bielsa, profondo, elegante e circostanziato, ma non il sì agognato. Un peccato, non solo e non tanto per l’Inter, quanto per il calcio italiano tutto. A Bilbao, Bielsa sta proponendo il calcio esteticamente più gradevole del Vecchio Continente, in Europa League ha appena eliminato il Manchester United (sic), andando a dominare pure a Old Trafford. Ma questo è il meno.

Il personaggio Bielsa è qualcosa che fa bene al calcio, e poi regala aneddoti davvero unici. Uno che “vive e respira futbol”, ma che salta di netto la lettura delle pagine sportive dei quotidiani per quelle di approfondimento e potrebbe raccontare nei dettagli la crisi della scuola pubblica cilena, uno dei tanti argomenti che gli sta a cuore, lui, fratello di un ex ministro della Repubblica Argentina. Se non ci credete potete chiederglielo direttamente, se passate a orari impensabili, di solito la mattina presto, sul lungomare di Las Arenas, nelle vicinanze dell’Hotel Embarcadero, dove ancora abita. Bielsa è unico. Dove è nato, a Rosario, dove ha giocato e allenato, al Newell’s, è un mito inarrivabile, tanto che è titolare del nome dello stadio del club.

Un idolo è anche in Cile, dopo aver portato la Nazionale dove mai era arrivata in un Mondiale. Bielsa è il primo a riconoscere che i risultati sono tutto, però l’aurea mitologica che lo circonda in ogni posto dove va (e oggi quindi anche a Bilbao, dopo un iniziale scetticismo), non dipende da un 3-0 in più o in meno. Perfezionista, esigente, carismatico, all’Inter sarebbe probabilmente l’unico a non perdere il confronto su questi campi con José Mourinho. A cui lo accomuna anche la fede cattolica, vissuta in profondità ma mai esibita, esattamente come nello Special One. Il loro approccio para-scientifico alla professione di tecnico contiene pure un retroterra di fede vissuta anche in maniera preconciliare, miracolistica ma con inserti culturali “progressisti”. Mou è figlio del cattolicesimo ai limite della superstizione del Portogallo ma anche di un Paese che ha respirato l’euforia “socialista” nel dopo Salazar, Bielsa proviene da una borghesia illuminata in un Paese però in cui la Chiesa, al di là di sparute eccezioni, non ha vissuto le stagioni di impegno sociale tra i Settanta e gli Ottanta, nell’America Latina incendiata dalla Teologia della Liberazione.

Ha fatto rumore, nella Spagna che ancora conserva anime distinte, una fortemente anticlericale l’altra al limite del bigottismo, l’ “Enigma Clarisa”. Durante il match contro l’Osasuna, Bielsa ha fatto appiccicare alla panchina un foglio con un oscuro riferimento alle clarisse: “ E’ stato un gesto fatto per provocare felicità, nulla di più.” L’arcano fu svelato giorni dopo: Bielsa, con la moglie, aveva visitato un paio di settimane prima il Convento di Santa Clara, a Guernica, quella di Picasso e del bombardamento nazista. “Sono argentino e alleno l’Athletic, potrei entrare?”, si sarebbe presentato a mezza voce così. Suor Teresa ha svelato il mistero: “ Ci ha detto che una zia monaca ha rafforzato la sua fede, ci ha chiesto di pregare per lui. Ci avrebbe anche ringraziato e salutato dalla sua panchina. Ci ha fatto piacere: ma noi non abbiamo la tv, abbiamo sentito tutto per radio.”

Più di un giocatore perpetua il medesimo ritornello: “mai nessun altro tecnico mi aveva chiesto quello che mi chiede Bielsa”. Eppure gli allenamenti sono vissuti con un bello spirito: in uno di questi, recentemente, dell’Athletic il Loco Bielsa ha chiesto a un bambino che stava in tribuna se poteva scendere e dargli una mano: “mi ha chiesto di ripetere ogni volta a Susaeta di calciare forte i corner”, è l’incredibile resoconto del niño. Bielsa è un riconosciuto Maestro dell’organizzazione di gioco e produttore di un calcio talmente offensivo che pure il Barça, al confronto, pare un gruppo di catenacciari trovatisi la sera prima della partita. Proprio dalla Catalogna BlauGrana, che qualcuno sibila possa essere la sua prossima destinazione, giunge il complimento più pesante: per Guardiola, Bielsa è semplicemente “l’allenatore migliore del mondo”. E il Loco, come gli ha risposto? “Grazie”, stop. Semplicemente unico.


CARLO PIZZIGONI

Fonte: Max

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