01 settembre 2009

Campionato Portoghese 2009/10

Nella tarda primavera del 2005 non erano pochi i detrattori di Giovani Trapattoni, dalle rive del Tago alla terra lusitana tutta. Il tecnico di Cusano Milanino però era riuscito a zittire i chiacchieroni e, prima di sbattere la porta, ha riportato il Benfica sul tetto del Paese: è stato l'ultimo “scudetto” delle Aquile. Da allora, nonostante investimenti importanti per il calcio lusitano, i biancorossi non hanno più nemmeno insidiato il Porto, protagonista di una striscia di quattro successi consecutivi. La frenesia di cambiare, di vincere senza costruire un progetto, ha accecato le Aquile di Lisbona in tutto questo tempo. La promozione a Direttore Sportivo di Rui Costa, avvenuta lo scorso anno, non ha modificato le cattive abitudini: era iniziato un progetto con il tecnico spagnolo Quique Flores che però è stato presto accantonato. Si riparte quest'anno con una scommessa in panchina: Jorge Jesus, capace di regalare ai tifosi dello Sporting Braga, nella passata temporada, un calcio di elevata qualità, è stato portato al Da Luz per ripetere la lezione. Il cinquantacinquenne tecnico è alla prima esperienza in un grande club dopo tanta gavetta nel calcio di provincia portoghese: un risultato che si è ampiamente meritato e che lo ha promosso a nuovo allenatore emergente in un Paese dove certo non mancano tecnici interessati e di grande prospettiva. Già nelle prime uscite la mano di Jorge Jesus si è notata: grande intensità, pressing alto, controllo del gioco, esattamente come a Braga, dove nella scorsa stagione fece bene anche in coppa Uefa. Dovesse riuscire a mantenere lo stesso copione anche al Benfica, che individualmente possiede una qualità tecnica superiore, si leverebbe non poche soddisfazioni. Inoltre, ai già svariati talenti in rosa, pronti a sbocciare come Angel Di Maria o già riconosciuti tipo Aimar, Rui Costa ha aggiunto un'altra infornata di nomi interessanti: Ramires, protagonista nella Confederations Cup col Brasile, Javi Garcia, ventiduenne frettolosamente accantonato al Real Madrid, Keirrison, bomber brasiliano acquistato dal Barcellona e parcheggiato qui, e un “Conejo” Saviola desideroso di riscattarsi. Non dimenticando una rosa di assoluta solidità con Luisao, David Luiz (pronto a esplodere), Oscar Cardozo, Maxi Pereira, Cesar Peixoto (che ha seguito il suo “mister” dal Braga) a cui si aggiunge il rientro di un talento come Fabio Coentrao dopo un anno di prestito al Rio Ave. Riuscirà la dirigenza a mantenere equilibrio durante tutta la stagione e a difendere il proprio allenatore nei momenti di difficoltà? Un interrogativo abituale a Lisbona e assolutamente fuori luogo a Porto. Dove però hanno voluto ricostruire senza aspettare eventuali sconfitte: dopo quattro titoli consecutivi e buone prestazioni nella Champions League si è deciso di voltare pagina, cedendo, sempre di fronte a grandi offerte economiche, gli elementi più rappresentativi di queste ultime affermazioni: Lucho Gonzalez (18 milioni dal Marsiglia) e Lisandro Lopez (24 più bonus dal Lione). In più c'è stato il gran colpo di piazzare l'ottimo Aly Cissokho, acquistato pochi mesi prima dal Vitoria Setubal per qualche centinaio di migliaia di euro, a 15 milioni al Lione, dopo il dietrofront del Milan. In entrata il solito mercato oculato, parco (di milioni) e lungimirante: Fernando Belluschi, dall'Olympiakos, e Diego Valeri, dal Lanus, un paio di anni fa sarebbero costati una cifra spaventosa: arrivano oggi, con formule variegate, a Porto per meno di otto milioni, in totale. A loro si aggiungano Radamel Falcao, l'attaccante colombiano del River Plate, Seba Prediguer del Colon, Alvaro Pereira del Cluj e un centrale di grande avvenire come Maicon, sottratto al Nacional (scuola Cruzeiro, però) per poco più di un milione. Con Bruno Alves e Hulk, i due big rimasti, e non dimenticando un giocatore chiave della scorsa stagione come Fernando, a Jesualdo Ferreira, altro maestro della panchina, viene richiesto un assemblaggio veloce dei nuovi che potrebbe invece non essere così rapido. Tutti questi lavori in corso nelle due big portoghesi potrebbero favorire outsider? Impossibile. Invero lo Sporting, l'unica altra candidata al titolo, ha cambiato pochissimo, aggiungendo il solo Matias Fernandez (unico investimento reale del club: 4 milioni), reduce dal disastro di Villareal, in mezzo al campo per accendere quella scintilla decisiva nel palleggio rimestato e poco produttivo visto durante tutta la scorsa stagione. Una scommessa dalla quota alta, specie se da qui alla fine del mercato non arriverà nessun attaccante oltre al giovane Caicedo (in prestito dal Manchester City) per agevolare il lavoro del brasiliano Liedson (diventato cittadino portoghese e in attesa di una chiamata dal CT Quieroz), da diverse stagioni esclusivo goleador dell'Alvalade. In precampionato si è assistito con meraviglia all'esordio del giovane prodotto della celeberrima Academia Sporting, Daniel Carriço, centrale difensivo dal grande futuro, e a una serie di buone prove di Miguel Veloso, talento che pareva essersi già appassito. Joao Moutinho, Vuckcevic e, quando tornerà dall'infortunio, Izmailov, le altre armi a disposizione del tecnico Paulo Bento, per il quinto anno consecutivo alla guida dei Leoni. Tuttavia restano poche le speranze di titolo per lo Sporting, e praticamente nessuna altrove. Guimarães, Braga, Nacional e il Marítimo di Carlos Carvalhal sono le squadre che probabilmente si giocheranno il campionato “degli altri”, con il quarto posto in palio, ma niente più. La grave crisi finanziaria che sta sminuzzando il futebol portoghese coinvolge maggiormente i club di medio-basso livello: la programmazione è stata sostituita dalla sopravvivenza. Tutto ciò erode anche la base di appassionati che seguivano i piccoli club, e propone orizzonti culturali non proprio rosei per tutto il calcio portoghese. Le risorse futebolistiche di questo Paese sono però storicamente illimitate, e questo triste periodo di vacche magre potrebbe ulteriormente sviluppare le motivazioni di presidente, allenatori e giocatori di provincia: tutto a vantaggio di un movimento che nel passato recente ha creato i Cristiano Ronaldo e i José Mourinho sostanzialmente dal nulla. Da Eusebio in avanti, questi circa dieci milioni di abitanti, con il vento dell'Oceano nei capelli, il sapore del baccalà in bocca e un generale disinteresse da parte di tutto il resto d'Europa, hanno sempre prodotto grande calcio: l'humus per ripartire c'è.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Guerin Sportivo n.34/09

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