25 maggio 2012

Santos e Universidad de Chile, semifinali di rigore

Santos (Bra) – Velez (Arg) 1-0

Dopo l’uno a zero dell’andata il tecnico argentino Ricardo Gareca, il vero scopritore di Javier Pastore e Ricky Alvarez, organizza un 4411 con Cubero sulla linea mediana, Fernandez e Cabral sugli esterni e il “Burrito” Martinez dietro l’unica punta Obolo. Proposta audace e interessante, che regala i suoi dividendi. Le due linee non fanno filtrare nulla, soprattutto si riesce a negare la ricezione a Neymar, costretto ad allontanarsi dalla porta e dalle zone pericolose. In mezzo, perà, illumina Ganso: compassato sì, ma genio del futebol, mette la palla con le mani, dove vuole e con una semplicità e un tempismo degne di un fuoriclasse. La giocata chiave della partita accade al 40′, il portiere argentino Barovero viene espulso per l’uscita kamikaze su Neymar. Velez in dieci, Gareca sceglie di levare l’unica punta Obolo. Il dogma della doppia linea di 4 non viene toccato, Martinez può certamente pressare più di Obolo, ma senza un riferimento offensivo, il Velez diventa piano piano un reale Fortin: la squadra non trova più aria, non esistono pause nelle azioni dei brasiliani. Il Santos si butta avanti in maniera disordinata, con troppa foga, ma senza paura, perché da dietro può costruire senza difficoltà. Il gol per pareggiare la gara di andata lo trova, al 78′, l’ex vascaino Alan Kardec (su cui ha investito il Benfica), grazie a una straordinaria (di nuovo) verticalizzazione di Ganso che trova Leo (i terzini santisti hanno però spinto troppo poco): il giovane attaccante fa quello che meglio sa fare, calciare d’istinto, e trova il fondo della rete facendo esplodere la Vila (Robinho incluso, presente in tribuna). Ai rigori, perfetto il Santos.





Universidad de Chile (Cil) – Libertad (Par) 1-1

Sul blog abbiamo elogiato con continuità l’Universidad de Chile, è certo esteticamente e come proposta di gioco la miglior squadra del subcontinente, e forse stiamo un po’ stretti nella circoscrizione geografica. Andrà in semifinale, anche con merito, ma è giusto elogiare, al termine di una gara terminata ai rigori, e con l’unica differenza di un penalty segnato in più, il Libertad. Il lavoro di Jorge Burruchaga è stato davvero eccellente, e la partita del ritorno a Santiago è stata ancora migliore della già ottima giocata ad Asuncion. La U non trovava spazio, Marcelo Diaz, metronomo della squadra, viene continuamente schermato e reso inefficace in costruzione (ottimo il lavoro anche in fase passiva di Velazquez e Nunez). Roja e Acevedo non hanno la qualità necessaria per pulire l’azione da dietro, così l’Universidad perde di velocità d’azione, perde i tempi che la hanno resa ormai celebre, anche perché davanti gioca una partita sottotono Henriquez. La U non sfonda, si arriva ai rigori. E l’idolo Lorenzetti, dopo la parata di Johnny Herrera, chiude la lotteria e porta la squadra cilena tra le migliori quattro del Sudamerica.



CARLO PIZZIGONI
Fonte: Tropico del Calcio

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