27 ottobre 2010

L'affaire Thiago Silva





L'acquisto di Thiago Silva da parte del Milan nella finestra di mercato invernale di inizio 2009 fu davvero un grande colpo. In primis, tecnico: il centrale brasiliano è il futuro e, grazie alla fiducia di Mano Menezes, nuovo CT verdeoro, pure il presente della Seleçao, dove ormai è stato stabilmente schierato al centro della difesa. Tecnico, veloce, forte di testa, con grandi capacità di impostare il gioco da dietro Thiago Silva rappresenta il prototipo del difensore moderno, a cui si deve unire, nel suo caso, la grande professionalità fuori dal campo. Affare quindi tecnico, ma pure economico. Grazie ai buoni contatti di Leonardo in Brasile e alla prontezza della dirigenza rossonera, il Milan ha firmato un giocatore, che volevano tanti top club europei, ad un cifra appena superiore ai dieci milioni di euro. Un cifra che però non ha mai incontrato le languide casse del Fluminense, società dove Thiago evoluiva in quegli anni, adorato dai tifosi della Rio bene, a cui il Flu è tradizionalmente associato. Infatti, come recitano le carte federali, il Milan ha acquistato il giocatore non dalla società carioca bensì dalla sconosciuta Tombense, che militava nelle divisioni inferiori dei campionati dello stato di Minas. Tutto davvero strano, se pensiamo che per un giocatore di quella levatura il Fluminense non si muove per un rinnovo, accetta supinamente la scadenza del contratto a fine dicembre 2009, rispedisce al mittente tutte le offerte giunte e lo lascia libero di firmare per una società minore. Il Milan, che annuncia urbi et orbi l'acquisto a fine dicembre 2008, però non possiede il posto libero per tesserare un nuovo extracomunitario (“slot” occupati da Shevchenko e Tabaré Viudez). In Lega Calcio solo in data 19 giugno 2009 si certifica il passaggio definitivo di Thiago Silva dalla Tombense al Milan. Ma sono ormai quasi sei mesi che il brasiliano si allena a Milanello, in prestito dal mini club mineiro. I giornali carioca hanno a lungo argomentato riguardo questo affaire (con accuse tra le più varie, spesso pesanti: si è parlato di soldi pagati “in nero”), architettato dal potente procuratore Eduardo Uram, e il giudice Gustavo Farah Correa ha aperto addirittura un'indagine, dato che in tutte queste scatole cinesi, oltre alle casse vuote del Fluminense ci sarebbero pure quelle intonse del fisco brasiliano. Ecco, in questo genere di operazioni fittizie, ci sono pure rischi collaterali..

CARLO PIZZIGONI
FONTE: Calcio GP

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