04 giugno 2013

Soweto regna, Kaizer Chiefs campioni del Sudafrica



Soweto ha rappresentato la speranza del Sudafrica. Calcisticamente parlando, siamo ancora lì.
La Township più celebre nella storia della lotta all’Apartheid festeggia da tempo titoli sportivi. Ma quest’anno, i rumori delle vuvuzela, si sono uditi in una diversa zona del sobborgo di Johannesburg.
Gli Orlando Pirates, la squadra del cuore di Nelson Mandela, che a Soweto ha abitato (oggi la sua casa è un museo), hanno dominato le ultime due stagioni, e si stanno ben comportando nella Champions africana. Il campionato, però, quest’anno lo festeggiano i Kaizer Chiefs, l’altra metà di Soweto: dopo otto stagioni il titolo torna agli AmaKhosi (nomignolo del club: “Capi”, in lingua Zulu), la squadra con più simpatizzanti in tutta l’area meridionale del Continente africano. Fondata negli Anni Settanta da un celebre calciatore sudafricano, Kaizer Motaung, che ha giocato nella NASL, la defunta lega americana, negli Atlanta Chiefs, e si è innamorato di questo nomignolo, “Capi”, nell’accezione rivolta alle guide dei pellerossa ( e infatti il logo del club richiama i nativi americani). Motaung è ancora presidente e proprietario degli AmaKhosi, e ha sopportato le critiche di mala gestione che gli sono piovute addosso in questi anni di sconfitte, mentre i Pirates (dove, tra l’altro, Kaizer ha iniziato la carriera da calciatore) ostentavano trofei. L’appeal dei Chiefs sul pubblico attira sponsor importanti e munifici, una importante compagnia telefonica ha scelto di aggiungere il proprio marchio alle maglie giallonere dei Chiefs : gli investimenti del club su giocatori di grande nome non aveva però prodotto trofei. Tshabalala, Khune, Letsholonyane, Parker, Masilela, Majoro sono lo scheletro della Nazionale sudafricana. Eppure a inizio stagione erano usciti tra i fischi dopo i quattro gol incassati dai Mamelodi Sundowns, che segnavano l’eliminazione dal “Top 8”, il torneo che segna l’abbrivo del calendario calcistico. Il lavoro psicologico del tecnico britannico Stuart Baxter (un giramondo: ha vinto in Giappone e Svezia, ed è stato CT dei Bafana Bafana) è stato fantastico, soprattutto è stata ridisegnata la fase difensiva, e il club ha preso fiducia e coscienza nei propri mezzi e ha vinto anche la coppa nazionale.
La PSL, la lega sudafricana, è la più organizzata e la più ricca dell’Africa (ci fu anche il tentativo di portare qui Alessandro Del Piero, l’anno scorso), ma i trofei continentali latitano nelle bacheche nei club della Rainbow Nation: soli i Pirates, nel ’95, hanno alzato la Champions. Le cause di questo mancato feeling sono certamente tecniche (il calcio sudafricano ha mancato di evolversi, e la parabola deludente dei Bafana Bafana lo certifica) ma c’è dell’altro. I club hanno spesso dato maggior importanza e attenzione alle diverse competizioni nazionali, snobbando quelle della CAF. I rapporti con la confederazione africana non sono proficui, e i Kaizer Chiefs si sono resi protagonisti di un episodio di rottura, rifiutando, nel 2005, di giocare un match di Confederation Cup, la seconda competizione continentale, per privilegiare una gara di campionato. La CAF gli ha inferto una squalifica di cinque anni. Si era vociferato che gli AmaKhosi avrebbero proseguito il braccio di ferro, boicottando la prossima Champions. Tutto è rientrato: “rappresenteremo al meglio il Sudafrica”. La speranza di far tornare grande questo calcio risiede tutta nelle protagoniste del derby di Soweto, l’Evento del calcio sudafricano, che ogni anno riempie l’immenso Soccer City Stadium. I Chiefs vogliono riportarci dentro una Champions.

CARLO PIZZIGONI 
Fonte: Extra Time - Gazzetta dello Sport

 

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