08 settembre 2011

Miralem Pjanić, perla bosniaca a Roma




Fonte: Max on line

È arrivato all’ultimo minuto ma è destinato a lasciare il segno. Miralem Pjanić è stato l’acquisto meno pubblicizzato del mercato della Roma guidato dal DS Walter Sabatini ma è certamente quello di maggior valore.

Ventuno anni di spropositato talento, un piede destro da favola e quella capacità di vedere calcio propria dei geni dei Balcani. Figlio di una famiglia di bosniaci musulmani, nasce proprio durante la sanguinosa guerra slava, viene presto trasportato da papà Fahrudin, giocatore della seconda divisione yugoslava, e mamma Fatima in Lussemburgo, dopo una breve sosta in Germania.

Cresce nel Granducato, senza troppi soldi in tasca ma con la compagnia dei fratelli Mirza e Emina e soprattutto di quell’oggetto sferico con il quale ha subito elevata confidenza. Tira i primi calci al FC Schifflange e frequenta da subito le nazionali giovanili del Granducato: lì lo pescano quelli del Metz, 50 chilometri dalla frontiera lussemburghese e lo portano in una delle terre più appassionate di calcio dell’intera Francia, la Lorena.

Il presidente del club, Carlo Molinari, sulle cui origini c’è poco da discutere, se ne innamora subito, ma all’ombra della splendida cattedrale dedicata a Santo Stefano, in cui anche Marc Chagall volle misurare il suo talento, tutti impazziscono per il suo calcio. A Metz, dove sono passati, tra gli altri, Ribery e Drogba, il calcio lo capiscono: riconoscono che dopo il centro di formazione e una sola stagione nella prima squadra, il giovane bosgnacco, seppure imberbe, appartiene a un altro livello di football.

E infatti arriva il ras del calcio francese, Jean-Michel Aulas, a portarlo a Lione, consegnandogli l’eredità di un simbolo del club lionese come Juninho Pernambucano: la maglia numero 8. Nel frattempo Pjanić sceglie di difendere la maglia della patria natia, optando per la Selezione maggiore della Bosnia: le pratiche per l’ottenimento del passaporto sono però lunghe e, si dice, osteggiate da qualche funzionario che certifica come, nei fatti, la simpatia tra i popoli slavi che hanno partecipato alla guerra deve ancora ritrovarsi.

Si muove Željko Komšić in persona per vidimare il documento: l’attuale presidente della Bosnia Erzegovina, che gode di poca simpatia tra i nostalgici di Franjo Tudjman, “regala” al giovane Miralem il sogno di giocare per la sua patria. Uno così, con una storia così, non si turba per un paio di polemiche su Totti o Luis Enrique, i tifosi giallorossi possono rimanere tranquilli: il gioiello bosniaco è pronto a farli sognare.


Carlo Pizzigoni

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