SPAGNA - OLANDA 1-2 (Iniesta 116')
Vince la Spagna, come da pronostico. Vince la finale, soffrendo non poco l'Olanda che gioca forse qui la sua migliore partita: sicuramente la più ordinata. Van Marwijk abbozza una strategia iniziale perfetta non concedendo mai il gioco tra le linee agli spagnoli. Certo, a mio parere, avvantaggiato dall'assenza di una punta centrale (Torres o Llorente) forte fisicamente, occupando maggiormente i due centrali Heitinga e Mathijsen, due onesti mestieranti che invece hanno fatto un figurone. Bravo van Marwijk, inferiore certamente per qualità e mezzi, a cercare di muovere la partita proponendo idee vere come l'entrata in campo di Elia a sinistra e soprattutto van Der Vaart per de Jong e la riproposizione di una specie di 4141 che aveva funzionato in semifinale contro l'Uruguay. Le occasioni per andare i vantaggio gli arancioni l'hanno avuta, anche evidente, con Robben. E solo essere arrivato a giocarsi una partita che poteva essere decisa da un episodio certifica della bontà del lavoro del CT olandese, fin qui soprattutto agevolato da un tabellone non impossibile. La Spagna vince proponendo una novità calcistica come nessuno, a livello di nazionale, nel football moderno. Una diretta conseguenza del lavoro svolto in questi anni dal Barcellona, a partire dall'era Cruijff in poi. Tuttavia se l'atteggiamento del Barça è volto alla ricerca di un'alternativa credibile pur nella continuità della situazione chiave di possesso palla, la Spagna si è molto avvitata su se stessa, per l'insistenza di del Bosque su tre-centrali-tre (Xavi -immenso, l'uomo chiave di questo tiki-taka-, Xabi Alonso e Busquets) schierati in mezzo al campo. Tante, troppe palle giocate sui piedi e non nello spazio e tentativi di verticalizzazioni elementari, facilmente leggibili. Il coraggio di giocare con tre punte vere (quindi con Villa e Pedrito o Jesus Navas sui lati e un centravanti "fisico" in mezzo) Del Bosque non l'ha mai avuto, piegandosi alla certezza del possesso palla: il piede di Casillas lo ha salvato da una delle sconfitte più imbarazzanti di sempre (da non scordare il lusso di Fabregas in panchina). Epperò ha vinto e osservando la traiettoria di tutto il torneo è sicuramente giusto così.
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12 luglio 2010
08 luglio 2010
Spunti Mondiali: Day 22 & 23
SPAGNA - GERMANIA 1-0 (Puyol 28' st)
Nessuna sorpresa: ha vinto la squadra migliore. Tra campo e panchina difficile non notare una sostanziale differenza fra le due contendenti alla finale Mondiale. La sconfitta non leva nulla allo straordinario torneo di Joachim Loew, che ha dovuto giocare la sfida più delicata anche senza Mueller (assenza pesantissima). Il tecnico tedesco ha allenato proponendo idee fino alla fine, inserendo Trochowski poi la classe di Toni Kroos,partendo con Boateng per poi surrogarlo con Jansen, ma nemmeno la solita ottima partita di Schweinsteiger (che stagione favolosa!) è bastata per avere ragione di una squadra le cui individualità sono di altro livello. Epperò Del Bosque (che ancora non mi persuade con quella formazione con troppi centrocampisti centrali e senza le tre punte vere davanti con Villa e Pedro ai lati) ci aggiunge stavolta qualcosa che risulta alla fine essere decisivo: una pressione medio alta che dà molto fastidio a una squadra che sulla linea difensiva ha trattatori di palla modesti come Friedrich, Lahm e Boateng. L'azione non parte mai fluida e le giocate a uno-due tocchi di Schweinsteiger (quando viene innescato nel giro-palla) non possiedono gli automatismi di un impianto di squadra di club (inevitabilmente). La Germania riesce a difendersi bene con il 4411, Ozil si però accende troppo poco spesso e offensivamente i tedeschi creano quasi nulla (Puyol e Piqué due giganti, altra enorme differenza individuale tra le due squadre). Curioso poi che la partita venga decisa da un calcio piazzato... ma a favore della Spagna, con i "cristoni" teutonici smarriti nella difesa a zona sul calcio d'angolo che si perde Carles Puyol. Del Bosque, dopo il disastro turco (al Besiktas) e l'inattività forzata, dimostra di essere un grande gestore di campioni, anche se la radice del calcio delle Furie Rosse è marcatamente Blau-Grana...
OLANDA - URUGUAY 3-2 ( 1-0 Van Bronckhorst 18', 1-1 Forlan 41', 2-1 Sneijder 70', 3-1 Robben 73', 3-2 Maxi Pereira 92')
Una partita piena di emozioni, fino alla fine, anche se dai contenuti tecnici e tattici modesti, come previsto. Certo ha vinto la squadra coi miglior giocatori. E loro hanno fatto decisamente la differenza, nonostante il fenomenale Forlan (che ha giocato pure da infortunato), mio personale MVP di questo Mondiale. L'Uruguay ha trovato un pertugio nel tabellone e si è inserito, con merito, anche se ha rischiato diverse volte di uscire (clamorosa la partita col Ghana): arrivare fin qui è davvero grasso che cola, vista la modesta proposta di calcio della squadra di Tabarez. L'Olanda ha un potenziale offensivo forse superiore anche a quello degli spagnoli, tuttavia non mi trovano d'accordo le analisi che leggo in giro sul mutamento di atteggiamento rispetto ai Tulipani degli anni '70. La squadra di van Marwijk non è una squadra cinica, pragmatica che mira solo al risultato: se così fosse avrebbe una struttura difensiva che invece non ha nemmeno per sogno. Sicuro, difende con molti uomini che tengono bene la posizione, ma l'analisi tattica della fase difensiva si ferma qui, dato che nemmeno la transizione mi pare risponda a principi chiari. Levato il Brasile, ha avuto un calendario comodo che ha sfruttato benissimo, e quasi mai brillando. Ma i Robben e gli Sneijder non ce li ha nessuno...
05 luglio 2010
Spunti Mondiali: Day 20 & 21
GERMANIA - ARGENTINA 4-0 (Muller 3', Klose 23' st, Friedrich 29', Klose 44' st)
Il massacro di Città del Capo (4-0 finale) che porta la Germania in semifinale ai danni dell'Argentina dice più di una verità. La prima, la più grande riguarda proprio lo spirito del gioco: vince la squadra che interpreta un calcio moderno e organizzato che esalta soprattutto il collettivo. Esce sconfitta, invece, probabilmente l'11 di maggiore talento e qualità, ma che produce un calcio vecchio, sotto ritmo e fatto solo di giocate individuali. Messi, Di Maria, Tevez, Higuain sono tutti grandi giocatori (così come Milito e Aguero seduti in panchina) e tutti in grado di indirizzare, in una situazione, una gara: ma non possono mai, a questo livello, deciderla da soli. Un'altra verità riguarda l'emotività della gara. E' vero che la Germania patisce la personalità dell'Argentina per tutta la fase centrale della partita però, pur non avendo tanti giocatori abituati a queste platee e una età media bassissima (nemmeno 25 anni), rimane concentrata e cosciente su tutto quello che il piano partita prevede. Un'ultima verità dice di un talento, grande, grandissimo pescato da un super tecnico come Louis van Gaal nelle formazioni giovanili del Bayern e buttato nella mischia senza paura: Thomas Muller è stato il protagonista di questo quarto di finale, segnando la rete che ha sbloccato l'incontro e regalando l'assist hockeystico del secondo gol che ha tagliato le gambe all'Argentina. Muller è un grande giocatore perché mette le proprie qualità al servizio della squadra, senza attaccare a testa bassa e bava alla bocca la porta avversaria, come hanno fatto tanti suoi “pari grado” in maglia bianco-azzurra: non è solo una caratteristica, è tutto, è il calcio, almeno quello del 2010.
Joachim Loew ripropone il 4-2-3-1e inizia bene il match trovando immediatamente la rete del l'1-0: punizione da destra, narcolessia diffusa dell'Albiceleste e rete di testa di Muller che anticipa Otamendi. Il vantaggio permette agli uomini in bianco di valorizzare la miglior cosa proposta a questo mondiale, la transizione offensiva, con la squadra che sale con la spaziatura e i tempi corretti arrivando con semplicità al tiro. Il passaggio chiave è sempre un giocata semplice a inizio azione di Schweinsteiger, reinventato centrale di centrocampo sempre dal solito Louis van Gaal in questa stagione al Bayern.
L'Argentina gioca il solito calcio fatto di possesso palla quasi inconcludente poiché non muove la difesa avversaria e si accende quando c'è il passaggio verso Messi che vuole sempre palla nei piedi per provare un uno contro uno (e poi due, tre...) o una verticalizzazione. La Pulce però riceve palla molto distante dall'area di rigore e nemmeno il suo spropositato talento gli permette però di trovare sempre la lettura adeguata. La Germania si difende sempre optando per una densità folta davanti all'area di rigore, con la linea medio alta vicinissima ai due mediani: l'obiettivo è non permettere il gioco tra le linee agli avanti sudamericani, che hanno tutti ottimo uno contro uno e il piede per trovare la porta anche dai 25 metri. Subiscono, soffrono, specie a cavallo della pausa ma rimangono concentrati e non concedono mai una giocata facile.
L'Argentina parte piano nel primo tempo, crea qualcosa e resta a galla più che con l'ordine tattico con la volontà, la celebre “garra”: è certamente questa unione d'intenti il lato più apprezzabile del lavoro di Maradona. Ma da sola non può bastare per una semifinale mondiale, tanto che poi si spegne, di colpo, dopo il secondo gol, l'ennesimo di Klose, che nasce da sinistra sull'asse Muller-Podolski. Diego inserisce Pastore per l'adattato terzino destro Otamendi, spostando Maxi Rodriguez sull'ultima linea: cambia davvero poco. Anzi, liberata dalla paura figlia dell'inesperienza (pecca molto Ozil nei momenti cruciali, a dirla tutta) i tedeschi prendono coraggio e trovano la terza segnatura (grande slalom di Schewinstiger sulla linea di fondo e passaggio-gol per Friedrich) e poi la quarta (ancora Klose). Sono gli ultimi chiodi nella bara di un'idea di calcio morta e sepolta. Va avanti la Germania, con pieno merito. E insieme.
URUGUAY - GHANA 5-3 dcr 1-1 dopo 120'(0-1 Muntari 45', 1-1 Forlan 10'st)
Una partita piena di errori e di difetti tecnici e tattici ma tante, tantissime emozioni. Tutte paradigmaticamente riassunte nell'ultimo minuto di gioco: nell'ultimo match disputato, contro il Ghana. Esterno notte, Soccer City Stadium, Johannesburg. 120' minuto di una partita tiratissima, punizione da destra in un'area ultra
affollata. Carambole continue, poi Stephen Appiah a colpo sicuro: tibia di Luis Suarez che salva sulla linea. Colpo di testa del giovane attaccante del Milan Dominic Adiyiah: doppio avambraccio del Suarez di cui sopra. Rigore e espulsione. Poi, la solita sceneggiatura che non regala nulla all'Africa e il rigore di Asamoah Gyan che scheggia la traversa e si abbandona tra le stelle. Ma mica è finita. Fischio finale dell'arbitro e lotteria dagli undici metri. Fernando Muslera, uno che non un secolo fa mezza Roma, quella bianco-azzurra, voleva incenerire dopo una serata da incubo con 5 gol incassati dal Milan, cancella due rigori ghaneani. La chiusura è da fuochi d'artificio. Il Loco Abreu si presenta in area con il solito capello lunghissimo e regala un cucchiaio leggendario. Liberi tutti: l'Uruguay è in semifinale. La qualità di calcio offerta non è proprio di prim'ordine, ma l'estetica, almeno in tema di futbol, non è mai stata prerogativa dell'Uruguay. Contano i risultati, e a queste altezze la Celeste non
arrivava da quarant'anni (sic). La squadra dispone di un autentico fuoriclasse, Diego Forlan, peccato che nonostante glielo abbiano detto in molti che la sua categoria è quella (a cominciare da sir Alex Ferguson, che lo pescò in Argentina, nell'Independiente, nel lontano 2002) lui ci ha sempre creduto poco. Segna e vede
gioco, ma a 31 anni, anche se fai vincere una Europa League alla squadra più scalcagnata del Continente, l'Atletico Madrid, i riflettori, su di lui, non li accendono più di tanto. Onore al Ghana, ci ha creduto fino alla fine, con una squadra ultra rimaneggiata da infortuni e squalifiche: tutto ciò dimostra che si può, un'africana in cima al mondo, nell'élite, diciamo, ci può benissimo stare...
SPAGNA - PARAGUAY 0-1 (Villa 85')
Spagna avanti come da pronostico e status (pochi dubbi che abbia la miglior rosa del Mondiale), tuttavia non ci si aspettavano tutte queste sofferenze. Il Paraguay difende bene ma la squadra di del Bosque continua a complicarsi la vita non riuscendo a trovare un piano chiaro per entrare nel bunker disegnato da Martino. Non solo, la Spagna ha lasciato anche tante occasioni da rete alla squadra guarani e se Oscar Cardozo non avesse calciato male il rigore del possibile vantaggio non so proprio come gli iberici avrebbero potuto rimontare. Il possesso palla non è mai efficace negli ultimi sedici metri, la Spagna tira pericolosamente in porta troppo poco: gli unici sbocchi credibili rimangono gli spunti di Villa, che parte da sinistra quasi sempre ormai, e le intuizioni di un fenomeno come Iniesta. Un po' poco, specie se si hanno a disposizione tantissime opzioni (a cominciare da un attacco a tre punte, modello Barça, che non si è ancora visto). Però, fin qui, è sufficiente.
BRASILE - OLANDA 1-2 (1-0 Robinho 10', 1-1 Sneijder 8' st, 1-2 Sneijder 23' st)
Più una gara buttata via, nella peggiore delle maniere, dal Brasile che un vittoria netta dell'Olanda. Gli uomini di van Marwijk propongono gli stessi difetti dei primi turni (una qualità individuale modesta in fase difensiva, anche accentuata da rischi presi senza avere le potenzialità di limare i pericoli), però tra i pregi, oltre alle capacità tecniche degli Sneijder e dei Robben, ci aggiungono un equilibrio anche mentale che gli permette di non abbandonare mai la partita. Nemmeno quando il Brasile era padrone del campo: miglior copertura degl spazi, buona transizione offensiva e mancata capacità degli olandesi di levare i punti di riferimento dell'azione verde-oro. Gli olandesi, alla tedesca, non mollano: merito di van Bommel, di suo suocero in panchina, degli elementi che giocano a buoni livelli in Europa, merito di tutti: nel momento in cui il Brasile, dopo aver dominato la partita senza chiuderla, perde la testa, l'Olanda rimane concentrata e attenta, sfrutta le palle da fermo e arriva in semifinale.
Il massacro di Città del Capo (4-0 finale) che porta la Germania in semifinale ai danni dell'Argentina dice più di una verità. La prima, la più grande riguarda proprio lo spirito del gioco: vince la squadra che interpreta un calcio moderno e organizzato che esalta soprattutto il collettivo. Esce sconfitta, invece, probabilmente l'11 di maggiore talento e qualità, ma che produce un calcio vecchio, sotto ritmo e fatto solo di giocate individuali. Messi, Di Maria, Tevez, Higuain sono tutti grandi giocatori (così come Milito e Aguero seduti in panchina) e tutti in grado di indirizzare, in una situazione, una gara: ma non possono mai, a questo livello, deciderla da soli. Un'altra verità riguarda l'emotività della gara. E' vero che la Germania patisce la personalità dell'Argentina per tutta la fase centrale della partita però, pur non avendo tanti giocatori abituati a queste platee e una età media bassissima (nemmeno 25 anni), rimane concentrata e cosciente su tutto quello che il piano partita prevede. Un'ultima verità dice di un talento, grande, grandissimo pescato da un super tecnico come Louis van Gaal nelle formazioni giovanili del Bayern e buttato nella mischia senza paura: Thomas Muller è stato il protagonista di questo quarto di finale, segnando la rete che ha sbloccato l'incontro e regalando l'assist hockeystico del secondo gol che ha tagliato le gambe all'Argentina. Muller è un grande giocatore perché mette le proprie qualità al servizio della squadra, senza attaccare a testa bassa e bava alla bocca la porta avversaria, come hanno fatto tanti suoi “pari grado” in maglia bianco-azzurra: non è solo una caratteristica, è tutto, è il calcio, almeno quello del 2010.
Joachim Loew ripropone il 4-2-3-1e inizia bene il match trovando immediatamente la rete del l'1-0: punizione da destra, narcolessia diffusa dell'Albiceleste e rete di testa di Muller che anticipa Otamendi. Il vantaggio permette agli uomini in bianco di valorizzare la miglior cosa proposta a questo mondiale, la transizione offensiva, con la squadra che sale con la spaziatura e i tempi corretti arrivando con semplicità al tiro. Il passaggio chiave è sempre un giocata semplice a inizio azione di Schweinsteiger, reinventato centrale di centrocampo sempre dal solito Louis van Gaal in questa stagione al Bayern.
L'Argentina gioca il solito calcio fatto di possesso palla quasi inconcludente poiché non muove la difesa avversaria e si accende quando c'è il passaggio verso Messi che vuole sempre palla nei piedi per provare un uno contro uno (e poi due, tre...) o una verticalizzazione. La Pulce però riceve palla molto distante dall'area di rigore e nemmeno il suo spropositato talento gli permette però di trovare sempre la lettura adeguata. La Germania si difende sempre optando per una densità folta davanti all'area di rigore, con la linea medio alta vicinissima ai due mediani: l'obiettivo è non permettere il gioco tra le linee agli avanti sudamericani, che hanno tutti ottimo uno contro uno e il piede per trovare la porta anche dai 25 metri. Subiscono, soffrono, specie a cavallo della pausa ma rimangono concentrati e non concedono mai una giocata facile.
L'Argentina parte piano nel primo tempo, crea qualcosa e resta a galla più che con l'ordine tattico con la volontà, la celebre “garra”: è certamente questa unione d'intenti il lato più apprezzabile del lavoro di Maradona. Ma da sola non può bastare per una semifinale mondiale, tanto che poi si spegne, di colpo, dopo il secondo gol, l'ennesimo di Klose, che nasce da sinistra sull'asse Muller-Podolski. Diego inserisce Pastore per l'adattato terzino destro Otamendi, spostando Maxi Rodriguez sull'ultima linea: cambia davvero poco. Anzi, liberata dalla paura figlia dell'inesperienza (pecca molto Ozil nei momenti cruciali, a dirla tutta) i tedeschi prendono coraggio e trovano la terza segnatura (grande slalom di Schewinstiger sulla linea di fondo e passaggio-gol per Friedrich) e poi la quarta (ancora Klose). Sono gli ultimi chiodi nella bara di un'idea di calcio morta e sepolta. Va avanti la Germania, con pieno merito. E insieme.
URUGUAY - GHANA 5-3 dcr 1-1 dopo 120'(0-1 Muntari 45', 1-1 Forlan 10'st)
Una partita piena di errori e di difetti tecnici e tattici ma tante, tantissime emozioni. Tutte paradigmaticamente riassunte nell'ultimo minuto di gioco: nell'ultimo match disputato, contro il Ghana. Esterno notte, Soccer City Stadium, Johannesburg. 120' minuto di una partita tiratissima, punizione da destra in un'area ultra
affollata. Carambole continue, poi Stephen Appiah a colpo sicuro: tibia di Luis Suarez che salva sulla linea. Colpo di testa del giovane attaccante del Milan Dominic Adiyiah: doppio avambraccio del Suarez di cui sopra. Rigore e espulsione. Poi, la solita sceneggiatura che non regala nulla all'Africa e il rigore di Asamoah Gyan che scheggia la traversa e si abbandona tra le stelle. Ma mica è finita. Fischio finale dell'arbitro e lotteria dagli undici metri. Fernando Muslera, uno che non un secolo fa mezza Roma, quella bianco-azzurra, voleva incenerire dopo una serata da incubo con 5 gol incassati dal Milan, cancella due rigori ghaneani. La chiusura è da fuochi d'artificio. Il Loco Abreu si presenta in area con il solito capello lunghissimo e regala un cucchiaio leggendario. Liberi tutti: l'Uruguay è in semifinale. La qualità di calcio offerta non è proprio di prim'ordine, ma l'estetica, almeno in tema di futbol, non è mai stata prerogativa dell'Uruguay. Contano i risultati, e a queste altezze la Celeste non
arrivava da quarant'anni (sic). La squadra dispone di un autentico fuoriclasse, Diego Forlan, peccato che nonostante glielo abbiano detto in molti che la sua categoria è quella (a cominciare da sir Alex Ferguson, che lo pescò in Argentina, nell'Independiente, nel lontano 2002) lui ci ha sempre creduto poco. Segna e vede
gioco, ma a 31 anni, anche se fai vincere una Europa League alla squadra più scalcagnata del Continente, l'Atletico Madrid, i riflettori, su di lui, non li accendono più di tanto. Onore al Ghana, ci ha creduto fino alla fine, con una squadra ultra rimaneggiata da infortuni e squalifiche: tutto ciò dimostra che si può, un'africana in cima al mondo, nell'élite, diciamo, ci può benissimo stare...
SPAGNA - PARAGUAY 0-1 (Villa 85')
Spagna avanti come da pronostico e status (pochi dubbi che abbia la miglior rosa del Mondiale), tuttavia non ci si aspettavano tutte queste sofferenze. Il Paraguay difende bene ma la squadra di del Bosque continua a complicarsi la vita non riuscendo a trovare un piano chiaro per entrare nel bunker disegnato da Martino. Non solo, la Spagna ha lasciato anche tante occasioni da rete alla squadra guarani e se Oscar Cardozo non avesse calciato male il rigore del possibile vantaggio non so proprio come gli iberici avrebbero potuto rimontare. Il possesso palla non è mai efficace negli ultimi sedici metri, la Spagna tira pericolosamente in porta troppo poco: gli unici sbocchi credibili rimangono gli spunti di Villa, che parte da sinistra quasi sempre ormai, e le intuizioni di un fenomeno come Iniesta. Un po' poco, specie se si hanno a disposizione tantissime opzioni (a cominciare da un attacco a tre punte, modello Barça, che non si è ancora visto). Però, fin qui, è sufficiente.
BRASILE - OLANDA 1-2 (1-0 Robinho 10', 1-1 Sneijder 8' st, 1-2 Sneijder 23' st)
Più una gara buttata via, nella peggiore delle maniere, dal Brasile che un vittoria netta dell'Olanda. Gli uomini di van Marwijk propongono gli stessi difetti dei primi turni (una qualità individuale modesta in fase difensiva, anche accentuata da rischi presi senza avere le potenzialità di limare i pericoli), però tra i pregi, oltre alle capacità tecniche degli Sneijder e dei Robben, ci aggiungono un equilibrio anche mentale che gli permette di non abbandonare mai la partita. Nemmeno quando il Brasile era padrone del campo: miglior copertura degl spazi, buona transizione offensiva e mancata capacità degli olandesi di levare i punti di riferimento dell'azione verde-oro. Gli olandesi, alla tedesca, non mollano: merito di van Bommel, di suo suocero in panchina, degli elementi che giocano a buoni livelli in Europa, merito di tutti: nel momento in cui il Brasile, dopo aver dominato la partita senza chiuderla, perde la testa, l'Olanda rimane concentrata e attenta, sfrutta le palle da fermo e arriva in semifinale.
30 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 18 & 19
BRASILE - CILE 3-0 (Juan 34', Luis Fabiano 38', Robinho 14'st)
Fallita la missione impossibile. Il Cile di Bielsa, dopo un ottimo girone di Qulificazione, si spegna un po' al Mondiale. Soprattutto alcuni uomini chiave sono giunti in Sudafrica con qualche acciacco o problema di troppo. Humberto Suazo è un giocatore chiave e insostituibile, a questo Mondiale non è mai stato lui per l'infortunio occorso prima della rassegna. E senza di lui non è il vero Cile. Male anche Mati Fernandez, relegato in panca nell'ottavo di finale. Con Medel e Ponce fuori, la gara col Brasile era segnata. Bielsa l'ha voluta giocare da Bielsa e la transizione dei verde-oro l'ha ucciso: concedere queste parità numeriche, una volta superata la prima linea di pressione, diventa letale. Epperò c'è da dire, che, al contrario, solo un recupero alto poteva mettere in difficoltà i brasiliani, con le armi a disposizione dei cileni. Difesa perfetta, specie nei due centrali, Lucio e Juan, e equilibrio sempre mantenuto (benissimo Ramires anche da volante) con Luis Fabiano, Kakà e Robinho a giocare negli spazi, e i terzini che spingono con juicio. Nessuna chances per il Cile, che arriva dove due anni fa manco avrebbe immaginato.
SPAGNA - PORTOGALLO 1-0 (Villa 63')
Il Nuovo Portogallo di Queiroz non ce l'ha fatta. A poco serve ricordare le difficoltà iniziali della Spagna, almeno nel primo tempo senza profondità e conclusioni pericolose. Dico Nuovo perché come in queste due ultime partite i lusitani non hanno mai giocato nelle Qualificazioni. Adoro Queiroz però credo si debba dire che questa strategia, se davvero ci si credeva, doveva essere adottata prima (in Portogallo è un tiro al bersaglio sull'allenatore nato in Mozambico). Una strategia, come idea di base, mutuata proprio dall'ultimo Manchester United che il CT del Portogallo ha allenato (anche se figurava Fegurson sulla distinta). Molto è mancato in termini di qualità di squadra però, soprattutto nelle ripartenze. L'alibi dell'assenza di Nani pesa, ma anche l'equivoco che Cristiano debba necessariamente essere l'eroe della patria è sbagliata. Ronaldo è formidabile ma, come tutti, da Messi o Robben in giù, deve essere messo in condizioni di dimostrare il suo valore, come ha fatto allo United e al Madrid. Ad ogni modo, dopo una buona difesa degli spazi, dopo il gol (in fuorigioco) di Villa toccava al Portogallo gestire la palla e lì è probabilmente mancata pure un po' di personalità nei giocatori di secondo piano, a cominciare da Danny, un fantasma rispetto a un anno fa. La Spagna, anche se non è la migliore Spagna di sempre, anzi dimostra in nuce i problemi degli ultimi anni (Europei esclusi), ha quella qualità necessaria (favoloso Villa, importante, anche se troppo celebrata la prestazione di Llorente), ai sedici metri per trovare il gol e la forza fisica per tenere anche la fase di non possesso.
Fallita la missione impossibile. Il Cile di Bielsa, dopo un ottimo girone di Qulificazione, si spegna un po' al Mondiale. Soprattutto alcuni uomini chiave sono giunti in Sudafrica con qualche acciacco o problema di troppo. Humberto Suazo è un giocatore chiave e insostituibile, a questo Mondiale non è mai stato lui per l'infortunio occorso prima della rassegna. E senza di lui non è il vero Cile. Male anche Mati Fernandez, relegato in panca nell'ottavo di finale. Con Medel e Ponce fuori, la gara col Brasile era segnata. Bielsa l'ha voluta giocare da Bielsa e la transizione dei verde-oro l'ha ucciso: concedere queste parità numeriche, una volta superata la prima linea di pressione, diventa letale. Epperò c'è da dire, che, al contrario, solo un recupero alto poteva mettere in difficoltà i brasiliani, con le armi a disposizione dei cileni. Difesa perfetta, specie nei due centrali, Lucio e Juan, e equilibrio sempre mantenuto (benissimo Ramires anche da volante) con Luis Fabiano, Kakà e Robinho a giocare negli spazi, e i terzini che spingono con juicio. Nessuna chances per il Cile, che arriva dove due anni fa manco avrebbe immaginato.
SPAGNA - PORTOGALLO 1-0 (Villa 63')
Il Nuovo Portogallo di Queiroz non ce l'ha fatta. A poco serve ricordare le difficoltà iniziali della Spagna, almeno nel primo tempo senza profondità e conclusioni pericolose. Dico Nuovo perché come in queste due ultime partite i lusitani non hanno mai giocato nelle Qualificazioni. Adoro Queiroz però credo si debba dire che questa strategia, se davvero ci si credeva, doveva essere adottata prima (in Portogallo è un tiro al bersaglio sull'allenatore nato in Mozambico). Una strategia, come idea di base, mutuata proprio dall'ultimo Manchester United che il CT del Portogallo ha allenato (anche se figurava Fegurson sulla distinta). Molto è mancato in termini di qualità di squadra però, soprattutto nelle ripartenze. L'alibi dell'assenza di Nani pesa, ma anche l'equivoco che Cristiano debba necessariamente essere l'eroe della patria è sbagliata. Ronaldo è formidabile ma, come tutti, da Messi o Robben in giù, deve essere messo in condizioni di dimostrare il suo valore, come ha fatto allo United e al Madrid. Ad ogni modo, dopo una buona difesa degli spazi, dopo il gol (in fuorigioco) di Villa toccava al Portogallo gestire la palla e lì è probabilmente mancata pure un po' di personalità nei giocatori di secondo piano, a cominciare da Danny, un fantasma rispetto a un anno fa. La Spagna, anche se non è la migliore Spagna di sempre, anzi dimostra in nuce i problemi degli ultimi anni (Europei esclusi), ha quella qualità necessaria (favoloso Villa, importante, anche se troppo celebrata la prestazione di Llorente), ai sedici metri per trovare il gol e la forza fisica per tenere anche la fase di non possesso.
28 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 17
GERMANIA - INGHILTERRA 4-1 (1-0 Klose 20', 2-0 Podolski 32', 2-1 Upson 37', 3-1 Muller 68', 4-1 Muller 70')
Il gol fantasma che avrebbe decretato il 2-2 in un momento delicato dell'incontro pesa molto. Tuttavia mi pare chiaro come, anche tenendo conto degli organici a disposizione, il vero vincitore sia Joachim Loew. Lasciando perdere la scivolata contro la Serbia la Germania ha mostrato fin qui di avere la più chiara fisionomia di gioco, e anche la più divertente tra le grandi. Soprattutto è una squadra che esalta i valori collettivi. Il tridente d'attacco Podolski, Klose e Muller, con dietro Ozil ha movimenti coordinati e la manovra scorre fluida, iniziata da un sempre splendido Schweinsteiger (e ancora applausi a van Gaal, che lì l'ha inventato quest'anno). Insomma, hanno vinto i migliori. L'Inghilterra ha deluso come e più di altri Mondiali, e le avvisaglie evidenziate nelle gare precedenti erano chiare. La squadra è fragile, ha un possesso palla poverissimo e difensivamente è un disastro, abbandonata anche da giocatori di sicuro affidamento come Terry, il primo responsabile dei buchi occorsi nella zona centrale del campo. Altro grande fantasma di questa manifestazione Wayne Rooney: caviglia in disordine, OK, ma almeno un po' di orgoglio da lui ci si poteva attendere. Capello ha sedato tutto l'ambiente e non c'è stata nemmeno una reazione dopo i 4 gol. Triste davvero.
Il gol fantasma che avrebbe decretato il 2-2 in un momento delicato dell'incontro pesa molto. Tuttavia mi pare chiaro come, anche tenendo conto degli organici a disposizione, il vero vincitore sia Joachim Loew. Lasciando perdere la scivolata contro la Serbia la Germania ha mostrato fin qui di avere la più chiara fisionomia di gioco, e anche la più divertente tra le grandi. Soprattutto è una squadra che esalta i valori collettivi. Il tridente d'attacco Podolski, Klose e Muller, con dietro Ozil ha movimenti coordinati e la manovra scorre fluida, iniziata da un sempre splendido Schweinsteiger (e ancora applausi a van Gaal, che lì l'ha inventato quest'anno). Insomma, hanno vinto i migliori. L'Inghilterra ha deluso come e più di altri Mondiali, e le avvisaglie evidenziate nelle gare precedenti erano chiare. La squadra è fragile, ha un possesso palla poverissimo e difensivamente è un disastro, abbandonata anche da giocatori di sicuro affidamento come Terry, il primo responsabile dei buchi occorsi nella zona centrale del campo. Altro grande fantasma di questa manifestazione Wayne Rooney: caviglia in disordine, OK, ma almeno un po' di orgoglio da lui ci si poteva attendere. Capello ha sedato tutto l'ambiente e non c'è stata nemmeno una reazione dopo i 4 gol. Triste davvero.
27 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 16
URUGUAY - COREA DEL SUD 2-1
(1-0 Suarez 8′, 1-1 Chung-yong Lee 23′, 2-1 Suarez 35’st)
Come pronostico passa la Celeste, ma quanta fatica! L'Uruguay di Tabarez, risistemato dopo la prima uscita con la difesa a tre, ha trovato un certo equilibrio di gioco. Pur senza entusiasmare, anzi, la squadra sudamericana riece meglio a far risaltare l'enorme qualità individuale che possiede. A cominciare da Forlan, vero regista avanzato dell'Uruguay (peccato abbia acquisito questa personalità e consapevolezza solo ora: avrebbe sfondato anche allo United) e Luis Suarez. Passati in vantaggio gli uruguagi hanno gestito male: nel secondo tempo sono risuciti ad andare sotto acnhe la peggiore SudCorea degli ultimi anni. Davvero una delusione, gli asiatici: dopo l'edizione del 2002 ( con Hiddink in panca) erano attesi a una lenta crescita, e invece non solo non sono cresciuti a livello individuale, non producendo giocatori di alto livello, ma hanno sviluppato pochissimo in termini di concetti di squadra. Ieri sono mancati anche in concentrazione e attenzione, specie in ambito difensivo. Vero che i demeriti altrui hanno concesso agli asiatici di controllare il ritmo partita del secondo tempo, ma la pochezza tecnica individuale non gli ha permesso di ottenere qualcosa di più. A ben vedere, si è ripetuto l'ultimo match del girone: solo, gli incredibili errori dei nigeriani hanno consensito alla Corea di arrivare al risultato, Suarez ha concesso meno, e l'Uruguay avanza.
GHANA - USA 2-1 dts (1-0 K. Prince Boateng 5', 1-1 Donovan Rig. 16′ st, 2-1 Gyan 3′ pts)
Un'africana ai quarti! La speranza di tanti è divenuta realtà, grazie al coraggio soprattutto dei giovani ghanesi. Della formazione titolare moltissimi sono attorno ai 20 anni, se non addirittura sotto come Jonathan Mensah, insieme a Inkoom e Dede Ayew campione del mondo under 20 nel passato autunno. Gli USA hanno provato, dopo l'inizio favorevole ai ghanesi con ottima predisposizione al pressing alto (chiave in alcuni passaggi del match), a controllare il ritmo, riuscendovi a cavallo dei due tempi: la mancanza di esperienza ghanese si è fatta sentire soprattutto lì. Eppure la voglia di vincere di questi ragazzi africani è stata ancora una volta decisiva, se è vero che dopo il pari è stato soprattutto il Ghana a giocarsela per davvero, mentre gli USA provavano solo con palloni alti e lunghi alle spalle dei difensori avversari. Il calcio statunitense è sempre più trascinato, sta lentamente sparendo e il laboratorio di cui si parlava anni fa si è dissolto, poco è servito l'aver organizzato un campionato locale e l'arrivo di qualche giocatore straniero di buon livello. Rimane l'entusiasmo, ma un Paese con così tanti praticanti non può produrre una Nazionale così povera.
(1-0 Suarez 8′, 1-1 Chung-yong Lee 23′, 2-1 Suarez 35’st)
Come pronostico passa la Celeste, ma quanta fatica! L'Uruguay di Tabarez, risistemato dopo la prima uscita con la difesa a tre, ha trovato un certo equilibrio di gioco. Pur senza entusiasmare, anzi, la squadra sudamericana riece meglio a far risaltare l'enorme qualità individuale che possiede. A cominciare da Forlan, vero regista avanzato dell'Uruguay (peccato abbia acquisito questa personalità e consapevolezza solo ora: avrebbe sfondato anche allo United) e Luis Suarez. Passati in vantaggio gli uruguagi hanno gestito male: nel secondo tempo sono risuciti ad andare sotto acnhe la peggiore SudCorea degli ultimi anni. Davvero una delusione, gli asiatici: dopo l'edizione del 2002 ( con Hiddink in panca) erano attesi a una lenta crescita, e invece non solo non sono cresciuti a livello individuale, non producendo giocatori di alto livello, ma hanno sviluppato pochissimo in termini di concetti di squadra. Ieri sono mancati anche in concentrazione e attenzione, specie in ambito difensivo. Vero che i demeriti altrui hanno concesso agli asiatici di controllare il ritmo partita del secondo tempo, ma la pochezza tecnica individuale non gli ha permesso di ottenere qualcosa di più. A ben vedere, si è ripetuto l'ultimo match del girone: solo, gli incredibili errori dei nigeriani hanno consensito alla Corea di arrivare al risultato, Suarez ha concesso meno, e l'Uruguay avanza.
GHANA - USA 2-1 dts (1-0 K. Prince Boateng 5', 1-1 Donovan Rig. 16′ st, 2-1 Gyan 3′ pts)
Un'africana ai quarti! La speranza di tanti è divenuta realtà, grazie al coraggio soprattutto dei giovani ghanesi. Della formazione titolare moltissimi sono attorno ai 20 anni, se non addirittura sotto come Jonathan Mensah, insieme a Inkoom e Dede Ayew campione del mondo under 20 nel passato autunno. Gli USA hanno provato, dopo l'inizio favorevole ai ghanesi con ottima predisposizione al pressing alto (chiave in alcuni passaggi del match), a controllare il ritmo, riuscendovi a cavallo dei due tempi: la mancanza di esperienza ghanese si è fatta sentire soprattutto lì. Eppure la voglia di vincere di questi ragazzi africani è stata ancora una volta decisiva, se è vero che dopo il pari è stato soprattutto il Ghana a giocarsela per davvero, mentre gli USA provavano solo con palloni alti e lunghi alle spalle dei difensori avversari. Il calcio statunitense è sempre più trascinato, sta lentamente sparendo e il laboratorio di cui si parlava anni fa si è dissolto, poco è servito l'aver organizzato un campionato locale e l'arrivo di qualche giocatore straniero di buon livello. Rimane l'entusiasmo, ma un Paese con così tanti praticanti non può produrre una Nazionale così povera.
26 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 15
BRASILE - PORTOGALLO 0-0
Almeno un'ora di partita vera, calcioni inclsui, poi il pareggio ha accontentato tutti, e ottavi di finale per entrambe le squadre. Queiroz prova un sitema di gioco di contentimento e ripartenza con Cristiano ronldo centravanti e Danny e Duda(!) in appoggio sui lati. Molta attenzione in mezzo, con Pepe al ritorno davanti alla difesa (che propone Ricardo Costa a destra, e siamo al terzo terzino in quella zona in tre partite), manca forse un po' di personalità nel ripartire ma la strada è quella giusta, specie con l'orizzonte che dice Spagna. Ancora benissimo Fabio Coentrao terzino sinistro: oh ma questo fino all'annoscorso ha sempre fatto l'ala sinistra (applausi soprattutto a Jorge Jesus, che l'ha trasformato)! Dunga fa un po' di turnover, prova Julio Baptista e Nilmar (anche lui bel sottovalutato), prova a vincere con le solite armi ma un punto va ben istess: attento quando vede sopra le righe Felipe Melo, e lo cambia proma di un eventuale rosso.
CILE - SPAGNA 1-2 (1-0 Villa 24', 2-0 Iniesta 37', 2-1 Millar 2'st)
La disparità di qualità in campo poteva distruggere il match, specie dopo l'ingiusta espulsione di Estrada. Il risultato del match della Svizzera (ottimo mondiale, nonostante tutto), bloccato sul pari, ha convinto anche gli spagnoli a rallentare nel finale, però il Cile ha ampiamente fatto il suo e merita la qualificazione. Il lavoro di Bielsa è favoloso, desolante ci sia lo scopre solo oggi ma tant'è: la coperta però è corta, senza Suazo il Cile fatica troppo a trovare la via della rete. E ieri ha molto pesato anche la squalifica di Carmona: la fase di recupero palla, per riottenerla e giocarla al ritmo desiderato è la fase chiave dei cileni, e il reggino è stato uno scudiero fedelissimo in tutta la fase di qualificazione. Quello che impressiona è davvero la personalità di giocare sempre la palla: dare a Bielsa quel che è di Bielsa. Spagna sorniona ma qualitativamente superiore: i primi due gol sono un regalo, la squadra di Del Bosque si limita poi a controllare, il tempo delle battaglie deve ancora iniziare.
Almeno un'ora di partita vera, calcioni inclsui, poi il pareggio ha accontentato tutti, e ottavi di finale per entrambe le squadre. Queiroz prova un sitema di gioco di contentimento e ripartenza con Cristiano ronldo centravanti e Danny e Duda(!) in appoggio sui lati. Molta attenzione in mezzo, con Pepe al ritorno davanti alla difesa (che propone Ricardo Costa a destra, e siamo al terzo terzino in quella zona in tre partite), manca forse un po' di personalità nel ripartire ma la strada è quella giusta, specie con l'orizzonte che dice Spagna. Ancora benissimo Fabio Coentrao terzino sinistro: oh ma questo fino all'annoscorso ha sempre fatto l'ala sinistra (applausi soprattutto a Jorge Jesus, che l'ha trasformato)! Dunga fa un po' di turnover, prova Julio Baptista e Nilmar (anche lui bel sottovalutato), prova a vincere con le solite armi ma un punto va ben istess: attento quando vede sopra le righe Felipe Melo, e lo cambia proma di un eventuale rosso.
CILE - SPAGNA 1-2 (1-0 Villa 24', 2-0 Iniesta 37', 2-1 Millar 2'st)
La disparità di qualità in campo poteva distruggere il match, specie dopo l'ingiusta espulsione di Estrada. Il risultato del match della Svizzera (ottimo mondiale, nonostante tutto), bloccato sul pari, ha convinto anche gli spagnoli a rallentare nel finale, però il Cile ha ampiamente fatto il suo e merita la qualificazione. Il lavoro di Bielsa è favoloso, desolante ci sia lo scopre solo oggi ma tant'è: la coperta però è corta, senza Suazo il Cile fatica troppo a trovare la via della rete. E ieri ha molto pesato anche la squalifica di Carmona: la fase di recupero palla, per riottenerla e giocarla al ritmo desiderato è la fase chiave dei cileni, e il reggino è stato uno scudiero fedelissimo in tutta la fase di qualificazione. Quello che impressiona è davvero la personalità di giocare sempre la palla: dare a Bielsa quel che è di Bielsa. Spagna sorniona ma qualitativamente superiore: i primi due gol sono un regalo, la squadra di Del Bosque si limita poi a controllare, il tempo delle battaglie deve ancora iniziare.
25 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 13 & 14
GHANA - GERMANIA 0-1 (Ozil 15'st)
Alla fine passano entrambe ma la partita del dentro o fuori, specie per i tedeschi, che avevano iniziato il match con il peso della sola vittoria come risultato utile, ha molto condizionato le due squadre. Nella prima fase molto meglio il Ghana, con l'ormai consolidato 4411 (bello vedere il giovanissimo Jonathan Mensah, un 90, titolare al fianco dell'omonimo più noto, al centro della difesa)e i soliti problemi ai sedici metri. Manca un attaccante-finalizzatore e pure se Asamoah Gyan si sbatte e aiuta certo la manovra. il dato che vede le Black Stars in rete esclusivamente su calcio di rigore è eloquente. L'altro campione del mondo under 20, "Dede" Ayew, figlio del grande Abedì Pelé ogni giorno cresce e appare a tutti come ci si stia trovando di fronte a un predestinato: non ha la tecnica del padre ma la volontà e la personalità per emergere anche ad alto livello. La Germania, favolosa alla prima uscita, gioca invece molto titubante. Assente per squalifica Klose, Loew sceglie Cacau, mettendogli Muller più vicino. La squadra è come al solito molto bene messa in campo, Ozil accende e spegne, ha però paura, tanta, troppa paura e questo è un pessimo segnale per il futuro. Forse però, avere di fronte una big come l'Inghilterra, potrebbe azzerare le responsabilità e far giocare più linberi di testa la Germania. La qualità c'è.
ITALIA - SLOVACCHIA 2-3 (0-1 Vittek 25′, 0-2 Vittek 28′ st, 1-2 Di Natale 35′ st , 1-3 Kopunek 43′ st, 2-3 Quagliarella 46′ st)
Due anni di lavoro per arrivare fin qui, eliminati da Nuova Zelanda e Slovacchia, il peggio del peggio di questi Mondiali. Il tutto con un ambiente da "Grazie Marcello" e un presidente di Federazione che non ha esitato un attimo a cacciare, due anni fa, Donadoni, colpevole di aver perso contro la squadra più forte del Mondo, ai rigori, nell'ultimo Europeo. Richiamare Lippi è stata una follia bella e buona: oggi è chiaro a tutti. E non è solo una questione di uomini, per battere la Slovacchia basta anche la terza fila della Serie A: è mancata la voglia, l'intensità: non ha funzionato la testa, in primis. Lippi non è riuscito a entrare sotto pelle ai giocatori, veniva da anni di inattività e ormai predicava invece di discutere e analizzare. I prodromi erano evidenti da tempo (magari non si preventivava una disfatta di tali proporzioni) ma la Federazione e la Stampa hanno preferito rimanere sotto ricatto di un tecnico che aveva vinto il Mondiale, l'aria del "occhio a cosa dite, che noi siamo i campioni" ha finito per penalizzare proprio gli azzurri. Passa la Slovacchia, una squadra meno che mediocre ( e Miroslav Stoch è stato in panchina fino ad adesso? Mah...) che ha approfittato della pochezza dell'Italia e del girone: troveranno l'Olanda.
Alla fine passano entrambe ma la partita del dentro o fuori, specie per i tedeschi, che avevano iniziato il match con il peso della sola vittoria come risultato utile, ha molto condizionato le due squadre. Nella prima fase molto meglio il Ghana, con l'ormai consolidato 4411 (bello vedere il giovanissimo Jonathan Mensah, un 90, titolare al fianco dell'omonimo più noto, al centro della difesa)e i soliti problemi ai sedici metri. Manca un attaccante-finalizzatore e pure se Asamoah Gyan si sbatte e aiuta certo la manovra. il dato che vede le Black Stars in rete esclusivamente su calcio di rigore è eloquente. L'altro campione del mondo under 20, "Dede" Ayew, figlio del grande Abedì Pelé ogni giorno cresce e appare a tutti come ci si stia trovando di fronte a un predestinato: non ha la tecnica del padre ma la volontà e la personalità per emergere anche ad alto livello. La Germania, favolosa alla prima uscita, gioca invece molto titubante. Assente per squalifica Klose, Loew sceglie Cacau, mettendogli Muller più vicino. La squadra è come al solito molto bene messa in campo, Ozil accende e spegne, ha però paura, tanta, troppa paura e questo è un pessimo segnale per il futuro. Forse però, avere di fronte una big come l'Inghilterra, potrebbe azzerare le responsabilità e far giocare più linberi di testa la Germania. La qualità c'è.
ITALIA - SLOVACCHIA 2-3 (0-1 Vittek 25′, 0-2 Vittek 28′ st, 1-2 Di Natale 35′ st , 1-3 Kopunek 43′ st, 2-3 Quagliarella 46′ st)
Due anni di lavoro per arrivare fin qui, eliminati da Nuova Zelanda e Slovacchia, il peggio del peggio di questi Mondiali. Il tutto con un ambiente da "Grazie Marcello" e un presidente di Federazione che non ha esitato un attimo a cacciare, due anni fa, Donadoni, colpevole di aver perso contro la squadra più forte del Mondo, ai rigori, nell'ultimo Europeo. Richiamare Lippi è stata una follia bella e buona: oggi è chiaro a tutti. E non è solo una questione di uomini, per battere la Slovacchia basta anche la terza fila della Serie A: è mancata la voglia, l'intensità: non ha funzionato la testa, in primis. Lippi non è riuscito a entrare sotto pelle ai giocatori, veniva da anni di inattività e ormai predicava invece di discutere e analizzare. I prodromi erano evidenti da tempo (magari non si preventivava una disfatta di tali proporzioni) ma la Federazione e la Stampa hanno preferito rimanere sotto ricatto di un tecnico che aveva vinto il Mondiale, l'aria del "occhio a cosa dite, che noi siamo i campioni" ha finito per penalizzare proprio gli azzurri. Passa la Slovacchia, una squadra meno che mediocre ( e Miroslav Stoch è stato in panchina fino ad adesso? Mah...) che ha approfittato della pochezza dell'Italia e del girone: troveranno l'Olanda.
23 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 12
NIGERIA - COREA DEL SUD 2-2 (1-0 Uche 12', 1-1 Lee Jung Soo 37', 1-2 Park Chu Young 3'st, 2-2 Yakubu - Rig.- 24'st)
Il gol sbagliato, qui sopra, spiega tanto, non tutto ma tanto, dell'eliminazione della Nigeria. Tolta la Maledizione di qualche sciamano (ma io non la escluderei del tutto), mi pare paradigmatico questo errore. Alla Nigeria manca sempre quel poco di attenzione, predisposizione, cultura di fare tutto ma proprio tutto per bene: è una questione di particolari. La Nigeria, che già aveva gettato al vento il match con la Grecia, domina sotto tutti i punti di vista il primo tempo coi sudcoreani eppure alla fine, sui particolari si è perso tutto: un 2-2 frutto di due errori difensivi su calci piazzati. Poi, non soffre praticamente mai né tatticamente né fisicamente la velocità altrui, però i propri limiti sui particolari dannouna chance ai sudcoreani. Sono convinto che la Nigeria rimane potenzialmente una grande squadra, anche così, anche oggi che non ha la classe dei JJ Okocha, mancano le virgole per competere ad alto, anche se ancora a nonaltissimo livello. manca sempre quel poco, e assumendo un allenatore a pochi mesi dal Mondiale il gap non lo colmi.
22 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 11
CILE - SVIZZERA 1-0 (Gonzalez 75')
+ Dopo aver sprecato tanto e poi rischiato nel finale la beffa del pareggio il Cile somma la seconda vittoria nel girone, anche questa col minimo scarto. Eppure la partita non è riassumibile né nel numero di occasioni da gol o, peggio, nella percentuale di possesso palla. E il Cile, che ha condotto nelle due diverse categorie, non può essere totalmente soddisfatto dell'andamento del match, anche se il salto a livello mentale, la voglia di vincere è davvero l'atout della gestione Bielsa.
La Svizzera gioca un'altra splendida partita difensiva, copia carbone della prima uscita vittoriosa contro la Spagna. Nemmeno l'espulsione di Behrami (piuttosto severa), che lascerà i rossocrociati per un'ora in inferiorità numerica, ha scalfito il fortino svizzero, anche se ne ha limitato le ripartenze. La Svizzera ha creato pochissimo ma non era questo il primo obiettivo di Hitzfeld, che ha costruito probabilmente la miglior difesa di questo mondiale: una squadra compatta e alta che elimina il gioco tra le linee ed è prontissima ai raddoppi sugli esterni, soprattutto finche sono resistite le energie. Visti anche gli uomini a disposizione e il poco tempo per lavorare il tecnico tedesco ha compiuto certo un capolavoro, tante squadre di livello superiore è meglio facciano il tifo affinché escano gli elvetici: potenzialmente è una squadra talmente rognosa che darebbe fastidio a tutti.
+ Del Cile rimane la voglia ma anche troppe concessioni. Se, soprattutto con l'entrata in campo di Valdivia (Suazo è troppo indietro di condizione), la squadra ha comunque proposto soluzione ottime palla al piede (intelligente anche la carta Gonzalez sulla fascia di Beausejour), la Roja ha concesso troppo nelle transizioni: se si pressa con la veemenza dei primi secondi di perdita del pallone, l'ultima linea del 3313 deve rimanere più alta, eliminare gli spazi per la transizione altrui. La Svizzera ieri giocava in 10 eppure ha sempre fatto male, le poche volte in cui è ripartita, la Spagna, se il Cile continua con questi errori, farà mille volte più male. Per ora, comunque, due partite e due vittorie per Bielsa, all'atto della sua assunzione, ci avrebbero scommesso in pochi (noi, senza falsa modestia, eravamo tra quelli).
PORTOGALLO - COREA DEL NORD 7-0 (30′ pt R.Meireles, 9′ st Simao, 12′ st H.Almeida, 16′ st Tiago, 36′ st Liedson, 42′ st Cristiano Ronaldo, 44′ st Tiago)
Quando una partita termina con questo punteggio perdono un po' tutti, a cominciare dalla credibilità della competizione. Tuttavia, il massacro non è arrivato per merito di un Portogallo irresistibile, tutt'altro. Nella prima parte della partita gli uomini di Queiroz, che ha rinunciato a Danny e Liedson, oltre che a Deco, nell'11 iniziale, hanno mostrto i difetti di sempre. Per una volta, però, c'è stato quel minimo di velocità in più nella circolazione che ha promosso alcune azioni pericolose, merito anche del Tiago pre Juve che finalmente si è rivisto. La transizione difensiva è stata un tormento e i nordcoreani, dal basso della loro pochezza, hanno pure rischiato il vantaggio. Trovato il gol grazie a un bell'inserimento senza palla di Meireles, pescato da Tiago, il Protogallo ha gestito sufficientemente bene, e i coreani nel secondo tempo sono andati nel totale pallone: abbandonato l'atteggiamento difensivo coerente ( ma non immune da pecche, anzi) hanno comnciato ad attaccare in maniera scriteriata. Una roba imbarazzante, tanto che i lusitani senza ricorrere a strategie ricercate, ma solo per merito delle notevoli qualità individuali dei suoi giocatori, hanno esibito un'azione da rete a ogni attacco, fermandosi poi a 7. La speranza portoghese è che i nordcoreani non entrino in campo con lo spirito garibaldino anche contro gli ivoriani: se fanno 90' così la Costa d'Avorio può andare in doppia cifra e insidiargli la differenza reti.
+ Dopo aver sprecato tanto e poi rischiato nel finale la beffa del pareggio il Cile somma la seconda vittoria nel girone, anche questa col minimo scarto. Eppure la partita non è riassumibile né nel numero di occasioni da gol o, peggio, nella percentuale di possesso palla. E il Cile, che ha condotto nelle due diverse categorie, non può essere totalmente soddisfatto dell'andamento del match, anche se il salto a livello mentale, la voglia di vincere è davvero l'atout della gestione Bielsa.
La Svizzera gioca un'altra splendida partita difensiva, copia carbone della prima uscita vittoriosa contro la Spagna. Nemmeno l'espulsione di Behrami (piuttosto severa), che lascerà i rossocrociati per un'ora in inferiorità numerica, ha scalfito il fortino svizzero, anche se ne ha limitato le ripartenze. La Svizzera ha creato pochissimo ma non era questo il primo obiettivo di Hitzfeld, che ha costruito probabilmente la miglior difesa di questo mondiale: una squadra compatta e alta che elimina il gioco tra le linee ed è prontissima ai raddoppi sugli esterni, soprattutto finche sono resistite le energie. Visti anche gli uomini a disposizione e il poco tempo per lavorare il tecnico tedesco ha compiuto certo un capolavoro, tante squadre di livello superiore è meglio facciano il tifo affinché escano gli elvetici: potenzialmente è una squadra talmente rognosa che darebbe fastidio a tutti.
+ Del Cile rimane la voglia ma anche troppe concessioni. Se, soprattutto con l'entrata in campo di Valdivia (Suazo è troppo indietro di condizione), la squadra ha comunque proposto soluzione ottime palla al piede (intelligente anche la carta Gonzalez sulla fascia di Beausejour), la Roja ha concesso troppo nelle transizioni: se si pressa con la veemenza dei primi secondi di perdita del pallone, l'ultima linea del 3313 deve rimanere più alta, eliminare gli spazi per la transizione altrui. La Svizzera ieri giocava in 10 eppure ha sempre fatto male, le poche volte in cui è ripartita, la Spagna, se il Cile continua con questi errori, farà mille volte più male. Per ora, comunque, due partite e due vittorie per Bielsa, all'atto della sua assunzione, ci avrebbero scommesso in pochi (noi, senza falsa modestia, eravamo tra quelli).
PORTOGALLO - COREA DEL NORD 7-0 (30′ pt R.Meireles, 9′ st Simao, 12′ st H.Almeida, 16′ st Tiago, 36′ st Liedson, 42′ st Cristiano Ronaldo, 44′ st Tiago)
Quando una partita termina con questo punteggio perdono un po' tutti, a cominciare dalla credibilità della competizione. Tuttavia, il massacro non è arrivato per merito di un Portogallo irresistibile, tutt'altro. Nella prima parte della partita gli uomini di Queiroz, che ha rinunciato a Danny e Liedson, oltre che a Deco, nell'11 iniziale, hanno mostrto i difetti di sempre. Per una volta, però, c'è stato quel minimo di velocità in più nella circolazione che ha promosso alcune azioni pericolose, merito anche del Tiago pre Juve che finalmente si è rivisto. La transizione difensiva è stata un tormento e i nordcoreani, dal basso della loro pochezza, hanno pure rischiato il vantaggio. Trovato il gol grazie a un bell'inserimento senza palla di Meireles, pescato da Tiago, il Protogallo ha gestito sufficientemente bene, e i coreani nel secondo tempo sono andati nel totale pallone: abbandonato l'atteggiamento difensivo coerente ( ma non immune da pecche, anzi) hanno comnciato ad attaccare in maniera scriteriata. Una roba imbarazzante, tanto che i lusitani senza ricorrere a strategie ricercate, ma solo per merito delle notevoli qualità individuali dei suoi giocatori, hanno esibito un'azione da rete a ogni attacco, fermandosi poi a 7. La speranza portoghese è che i nordcoreani non entrino in campo con lo spirito garibaldino anche contro gli ivoriani: se fanno 90' così la Costa d'Avorio può andare in doppia cifra e insidiargli la differenza reti.
21 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 10
BRASILE - COSTA D'AVORIO 3-1 (Luis Fabiano 25', 2-0 Luis Fabiano 6'st, 3-0 Elano 16'st, 3-1 Drogba 34' st)
+ Ennesima prova di solidità del Brasile di Dunga. La Seleçao mantiene un controllo emotivo prima che tecnico sulla partita, non va mai in difficoltà e ha la pazienza e la virtù di trovare con semplicità i gol. Non sempre riesce a essere compatto, specie quando è ancora col risultato in bilico si spezza più volte in due tronconi ma è una situazione altamente accettabile se i sei giocatori difendenti sono della qualità dei brasiliani (è poi chiaro che per attaccare una difesa chiusa si deve correre il rischio della transizione non sempre in superiorità numerica). Non ha la qualità della Spagna ma ad ora ha mostrato maggiore solidità rispetto alle concorrenti per il titolo finale.
+ Dopo la discreta prova dell'esordio il Grande Comitato che gestisce la Costa d'Avorio (non penserete sia Eriksson a "fare la formazione"?) ripropone ancora Aruna Dindane dall'inizio e curiosamente Gervinho in panchina. Non è comunque solo una questione di uomini, gli ivoriani attuano sì una buona prova difensiva ma, una volta sotto, non ripartono con la necessaria convinzione pur avendone tutti i mezzi. Drogba è ampiamente limitato dal tutore al braccio ed è commovente anche solo la sua presenza, e anche il suo gol, che si spera possa servire almeno per la differenza, sempre che l'ultima gara tra Brasile e Portogallo sia vera.
ITALIA - NUOVA ZELANDA 1-1 (0-1 Smeltz 7', 1-1 Iaquinta 29')
Che anche solo col carisma non si possa vincere questa partita è abbastanza desolante. La Nuova Zelanda è una formazione meno che mediocre, che non ha un piano difensivo degno di questo nome ( se non quello di chiudersi in area ma mi pare non possa essere contemplato in un piano strategico), commette una serie di errori, individuali e collettivi, non accettabili a questi livelli, eppure riesce a subire una sola rete contro i Campioni del Mondo, per giunta su rigore generoso. L'Italia di Lippi muta più volte sistema ma rimane con una intensità bassa, specie nelle situazioni di pressing: una squadra come la Nuova Zelanda deve sentirsi sempre sotto pressione, e invece riesce a resistere pur con dei mezzi insufficienti. Hai problemi di fluidità di gioco, ok: ma con gli All Whites non può e non deve esere un problema la posizione di Marchisio o la struttura delle linee di gioco, sebbene abbiano una loro importanza. In un tipo di partita del genere è fondamentale tenere continuamente sotto pressione l'avversario scarso, arrivo a dire anche al di là dell'organizzazione specifica del pressing e degli equilibri in campo: meglio, vista la mala parata, inserire anche 5 punte e continuamente martellare palla dentro invece che tenere inutili giocatori dietro la linea della palla, contro una squadra incapace anche solo di pensare contropiede. Sono partite da vincere con l'energia e la voglia, cercando di fare pesare l'enorme differenza di esperienza e carisma. L'Italia è addirittura quasi timida ottenendo uno dei peggiori risultati della sua storia ai Mondiali: il primo lavoro di Lippi deve essere quello sulla testa dei giocatori.
+ Ennesima prova di solidità del Brasile di Dunga. La Seleçao mantiene un controllo emotivo prima che tecnico sulla partita, non va mai in difficoltà e ha la pazienza e la virtù di trovare con semplicità i gol. Non sempre riesce a essere compatto, specie quando è ancora col risultato in bilico si spezza più volte in due tronconi ma è una situazione altamente accettabile se i sei giocatori difendenti sono della qualità dei brasiliani (è poi chiaro che per attaccare una difesa chiusa si deve correre il rischio della transizione non sempre in superiorità numerica). Non ha la qualità della Spagna ma ad ora ha mostrato maggiore solidità rispetto alle concorrenti per il titolo finale.
+ Dopo la discreta prova dell'esordio il Grande Comitato che gestisce la Costa d'Avorio (non penserete sia Eriksson a "fare la formazione"?) ripropone ancora Aruna Dindane dall'inizio e curiosamente Gervinho in panchina. Non è comunque solo una questione di uomini, gli ivoriani attuano sì una buona prova difensiva ma, una volta sotto, non ripartono con la necessaria convinzione pur avendone tutti i mezzi. Drogba è ampiamente limitato dal tutore al braccio ed è commovente anche solo la sua presenza, e anche il suo gol, che si spera possa servire almeno per la differenza, sempre che l'ultima gara tra Brasile e Portogallo sia vera.
ITALIA - NUOVA ZELANDA 1-1 (0-1 Smeltz 7', 1-1 Iaquinta 29')
Che anche solo col carisma non si possa vincere questa partita è abbastanza desolante. La Nuova Zelanda è una formazione meno che mediocre, che non ha un piano difensivo degno di questo nome ( se non quello di chiudersi in area ma mi pare non possa essere contemplato in un piano strategico), commette una serie di errori, individuali e collettivi, non accettabili a questi livelli, eppure riesce a subire una sola rete contro i Campioni del Mondo, per giunta su rigore generoso. L'Italia di Lippi muta più volte sistema ma rimane con una intensità bassa, specie nelle situazioni di pressing: una squadra come la Nuova Zelanda deve sentirsi sempre sotto pressione, e invece riesce a resistere pur con dei mezzi insufficienti. Hai problemi di fluidità di gioco, ok: ma con gli All Whites non può e non deve esere un problema la posizione di Marchisio o la struttura delle linee di gioco, sebbene abbiano una loro importanza. In un tipo di partita del genere è fondamentale tenere continuamente sotto pressione l'avversario scarso, arrivo a dire anche al di là dell'organizzazione specifica del pressing e degli equilibri in campo: meglio, vista la mala parata, inserire anche 5 punte e continuamente martellare palla dentro invece che tenere inutili giocatori dietro la linea della palla, contro una squadra incapace anche solo di pensare contropiede. Sono partite da vincere con l'energia e la voglia, cercando di fare pesare l'enorme differenza di esperienza e carisma. L'Italia è addirittura quasi timida ottenendo uno dei peggiori risultati della sua storia ai Mondiali: il primo lavoro di Lippi deve essere quello sulla testa dei giocatori.
20 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 9
CAMERUN - DANIMARCA 1-2 (1-0 Eto'o 10', 1-1 Bendtner 34', 2-1 Rommedahl 16'st)
Nell'anno che segnava il 50esimo anniversario del Camerun libero ci si aspettava altro dai Leoni Indomabili, male sia in Coppa d'Africa che ai Mondiali, addirittura eliminati dopo due partite con avversari modesti e alla portata come Giappone e Danimarca. Il Camerun di Le Guen è un laboratorio strano, una manifattura non ancora completa piena di idee non ancora realizzata o irrealizzabili tout court. Anche ieri Le Guen ha dimostrato di volere allenare, di avere buone idee, come la pressione alta organizzata con blitz alla ricerca della palla e la ripartenza verticale, un possesso palla orizzontale a due-tre tocchi corti prima del cambio campo e del cross immediato, ma aleggia sempre un senso di indeterminatezza sui Leoni Indomabili, di cantiere e i due gol dei danesi sono lì implacabili a dimostrarlo: il primo un lancio di 50 metri di Kjaer che taglia il campo con Ekotto che lo legge malissimo e in mezzo Bassong (pessimo Mondiale per il difensore del Tottenham) che si fa anticipare da Bendtner, il secondo una transizione difensiva da manicomio che termina con l'uno contro uno in area di Rommedahl contro Makoun. Crudele per Le Guen che in Africa ci è venuto non per fare vacanza come altri, ma il calcio può essere crudele e se la squadra non ha ancora un'identità precisa: nonostante coraggio e buona volontà (palesate anche ieri), nel football si perde. Crudele anche per Eto'o che accendeva la luce a ogni tocco di palla, ma come ha imparato lui pure quest'anno all'Inter si vince solo con una squadra, e i Leoni non lo sono ancora. Volere e non potere, il Camerun è già fuori, le lacrime a fine match di Aboubakar, giovane (1992) e interessante leoncino (che il Valenciennes ha già messo sotto contratto, pescandolo direttamente al Coton Sport in Camerun), sono quelle di tutti.
Nell'anno che segnava il 50esimo anniversario del Camerun libero ci si aspettava altro dai Leoni Indomabili, male sia in Coppa d'Africa che ai Mondiali, addirittura eliminati dopo due partite con avversari modesti e alla portata come Giappone e Danimarca. Il Camerun di Le Guen è un laboratorio strano, una manifattura non ancora completa piena di idee non ancora realizzata o irrealizzabili tout court. Anche ieri Le Guen ha dimostrato di volere allenare, di avere buone idee, come la pressione alta organizzata con blitz alla ricerca della palla e la ripartenza verticale, un possesso palla orizzontale a due-tre tocchi corti prima del cambio campo e del cross immediato, ma aleggia sempre un senso di indeterminatezza sui Leoni Indomabili, di cantiere e i due gol dei danesi sono lì implacabili a dimostrarlo: il primo un lancio di 50 metri di Kjaer che taglia il campo con Ekotto che lo legge malissimo e in mezzo Bassong (pessimo Mondiale per il difensore del Tottenham) che si fa anticipare da Bendtner, il secondo una transizione difensiva da manicomio che termina con l'uno contro uno in area di Rommedahl contro Makoun. Crudele per Le Guen che in Africa ci è venuto non per fare vacanza come altri, ma il calcio può essere crudele e se la squadra non ha ancora un'identità precisa: nonostante coraggio e buona volontà (palesate anche ieri), nel football si perde. Crudele anche per Eto'o che accendeva la luce a ogni tocco di palla, ma come ha imparato lui pure quest'anno all'Inter si vince solo con una squadra, e i Leoni non lo sono ancora. Volere e non potere, il Camerun è già fuori, le lacrime a fine match di Aboubakar, giovane (1992) e interessante leoncino (che il Valenciennes ha già messo sotto contratto, pescandolo direttamente al Coton Sport in Camerun), sono quelle di tutti.
19 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 8
INGHILTERRA - ALGERIA 0-0
Dopo una prova mediocre contro gli States l'Inghilterra fa il bis, anzi, riesce a fare pure peggio. La cosa che, al di là dell'aspetto tattico-strategico, salta agli occhi è l'incredibile serie di errori individuali della squadra di Capello, oltre che l'assoluta mancanza di spirito in giocatori, come Rooney, che fanno di questo spirito la benzina di ogni giocata. Collettivamente non andiamo certo meglio, con l'enorme spazio tra le linee e la difficile coesione tra i reparti: tutto ciò rende farraginosa, a scatti, la manovra, nemmeno esaltata dalle poche transizioni, quasi tutte mal giocate. Può essere un blocco mentale per l'enorme pressione cui sono sottoposti da mesi ormai staff tecnico e giocatori da parte di stampa e tifosi?
L'idea di Capello, con un 442 variabile e Gerrard che parte da sinistra per teoricamente concludere al centro, non è male di per sè: solo non esiste un movimento collettivo e individuale coerente per ottenere giocate che possono mandare in difficoltà la difesa. Non c'è la coordinazione di movimento negli spazi adeguata per una linea a 4 con Lampard, Barry e Lennon (o Wright-Phillips), potenzialmente devastante per inserimenti e finalizzazione, anche da fuori area, specie dietro un attaccante come Rooney. L'utilizzazione di Heskey, in campo anche per dare un'opzione in più, quella aerea, non trova però molto costrutto: il giocatore dell'Aston Villa è generoso nei recuperi, ma non possiede le caratteristiche fisiche e forse anche le doti di lettura necessarie per giocare in questa sistema di inserimenti e molto movimento (supposto). Benino l'Algeria, benissimo il trio di centrali difensivi con Bougherra, Yahia e Halliche, praticamente perfetti nelle chiusure e bravi a non abbassare eccessivamente la linea. Belhadj ha spinto abbastanza a sinistra ma senza un attaccante vero, di ruolo, l'Algeria non ha mai trovato con regolarità la profondità e ai 20 metri si è un po' spenta, provando giocare palla a terra e con combinazioni che non hanno fatto molto male agli inglesi.
Dopo una prova mediocre contro gli States l'Inghilterra fa il bis, anzi, riesce a fare pure peggio. La cosa che, al di là dell'aspetto tattico-strategico, salta agli occhi è l'incredibile serie di errori individuali della squadra di Capello, oltre che l'assoluta mancanza di spirito in giocatori, come Rooney, che fanno di questo spirito la benzina di ogni giocata. Collettivamente non andiamo certo meglio, con l'enorme spazio tra le linee e la difficile coesione tra i reparti: tutto ciò rende farraginosa, a scatti, la manovra, nemmeno esaltata dalle poche transizioni, quasi tutte mal giocate. Può essere un blocco mentale per l'enorme pressione cui sono sottoposti da mesi ormai staff tecnico e giocatori da parte di stampa e tifosi?
L'idea di Capello, con un 442 variabile e Gerrard che parte da sinistra per teoricamente concludere al centro, non è male di per sè: solo non esiste un movimento collettivo e individuale coerente per ottenere giocate che possono mandare in difficoltà la difesa. Non c'è la coordinazione di movimento negli spazi adeguata per una linea a 4 con Lampard, Barry e Lennon (o Wright-Phillips), potenzialmente devastante per inserimenti e finalizzazione, anche da fuori area, specie dietro un attaccante come Rooney. L'utilizzazione di Heskey, in campo anche per dare un'opzione in più, quella aerea, non trova però molto costrutto: il giocatore dell'Aston Villa è generoso nei recuperi, ma non possiede le caratteristiche fisiche e forse anche le doti di lettura necessarie per giocare in questa sistema di inserimenti e molto movimento (supposto). Benino l'Algeria, benissimo il trio di centrali difensivi con Bougherra, Yahia e Halliche, praticamente perfetti nelle chiusure e bravi a non abbassare eccessivamente la linea. Belhadj ha spinto abbastanza a sinistra ma senza un attaccante vero, di ruolo, l'Algeria non ha mai trovato con regolarità la profondità e ai 20 metri si è un po' spenta, provando giocare palla a terra e con combinazioni che non hanno fatto molto male agli inglesi.
18 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 7
MESSICO - FRANCIA 0-2 (Hernandez 63', Blanco -Rig.- 80')
+ Ormai non è più questione di Domenech, è la Francia tutta, ieri era, che è sparita. Per quanto discutibili, alcune volte incomprensibili, le scelte del CT francese finalista quattro anni fa, la Francia non può essere questa. Gli undici schierati in campo non mancano di ordine, il 4231 con quel fior di giocatori ci può anche stare, anzi, la qualità è elevatissima, ma è lo spirito che non c'è più. La squadra manca di anima, al di là degli indubbi meriti dei messicani. Gli uomini in blu accompagnavano la palla ai 20 metri e da lì cercavano improbabili giocate individuali a difesa schierata. Una volta persa palla salivano alti a pressare disordinati lasciando parità numerica alla linea difensiva indietreggiante ( che cercava pure azioni di fuorigioco senza senso: vedi la paradigmatica azione della prima rete realizzata dal Chicharito). La Francia ha sempre fatto fatica in questi due anni, ma mai è scesa così in basso, al di là delle scelte di uomini, in una squadra dove il livello medio è molto alto, indiscutibilmente.
+ Il Messico difensivamente deve essere probabilmente rivisto, però in situazione di possesso palla ha fatto grandi cose. Merito anche del coraggio di Aguirre, che torna sugli scudi dopo i begli anni a Pamplona. Bellissima la fase di transizione e anche la difesa a avversario schierato. Il "Vasco" non tiene Giovani dos Santos e Vela molto larghi ma in una posizione intermedia che può sfruttare la funzione di riferimento offensivo di Franco e soprattutto i due campioncini tagliano diagonalemnte il campo alle spalle dei due centrocampisti centrali francesi, Toulalan e Diaby, mandando continuamente in crisi la linea difensiva dei Bleus. Interessante anche la posizione del Guille Franco, mai solo profonda, e attiva anche nel fare gioco per i compagni, con l'accompagnamneto dei laterali Osorio e Salcido ad allargare ancora di più la voragine davanti alla difesa francese diventata ormai un colabrodo e sempre in ritardo nelle chiusure.
+ Ormai non è più questione di Domenech, è la Francia tutta, ieri era, che è sparita. Per quanto discutibili, alcune volte incomprensibili, le scelte del CT francese finalista quattro anni fa, la Francia non può essere questa. Gli undici schierati in campo non mancano di ordine, il 4231 con quel fior di giocatori ci può anche stare, anzi, la qualità è elevatissima, ma è lo spirito che non c'è più. La squadra manca di anima, al di là degli indubbi meriti dei messicani. Gli uomini in blu accompagnavano la palla ai 20 metri e da lì cercavano improbabili giocate individuali a difesa schierata. Una volta persa palla salivano alti a pressare disordinati lasciando parità numerica alla linea difensiva indietreggiante ( che cercava pure azioni di fuorigioco senza senso: vedi la paradigmatica azione della prima rete realizzata dal Chicharito). La Francia ha sempre fatto fatica in questi due anni, ma mai è scesa così in basso, al di là delle scelte di uomini, in una squadra dove il livello medio è molto alto, indiscutibilmente.
+ Il Messico difensivamente deve essere probabilmente rivisto, però in situazione di possesso palla ha fatto grandi cose. Merito anche del coraggio di Aguirre, che torna sugli scudi dopo i begli anni a Pamplona. Bellissima la fase di transizione e anche la difesa a avversario schierato. Il "Vasco" non tiene Giovani dos Santos e Vela molto larghi ma in una posizione intermedia che può sfruttare la funzione di riferimento offensivo di Franco e soprattutto i due campioncini tagliano diagonalemnte il campo alle spalle dei due centrocampisti centrali francesi, Toulalan e Diaby, mandando continuamente in crisi la linea difensiva dei Bleus. Interessante anche la posizione del Guille Franco, mai solo profonda, e attiva anche nel fare gioco per i compagni, con l'accompagnamneto dei laterali Osorio e Salcido ad allargare ancora di più la voragine davanti alla difesa francese diventata ormai un colabrodo e sempre in ritardo nelle chiusure.
17 giugno 2010
Marcelo Bielsa, CT del Cile pronto a stupire
“Un giorno mi piacerebbe allenare in Svizzera, in un Paese dove il calcio è solo calcio, niente di più.”
In una rara intervista di più di un lustro fa Marcelo Bielsa, attuale a CT del Cile, sceglieva come pietra di paragone la tranquillità rossocrociata come antidoto della sua vita totalizzante: “Penso futbol, parlo di futbol, studio futbol e non posso continuare così, sarebbe meglio, un giorno, moderarmi.” L’allenatore che proprio la Svizzera troverà di fronte ai prossimi Mondiali, sopporta una patologia chiamata calcio, conseguenza probabile di un retroterra educativo e formativo che di solito non accompagna la crescita degli allenatori. Un fratello, Rafael, ministro della Repubblica Argentina sotto il presidente Nestor Kirchner, una sorella, Maria Eugenia, lei pure impegnata in politica e Marcelo un uomo che più di un suo giocatore, insonne, scovava all’alba nel foyer dell’albergo a leggere i giornali, con la sola eccezione le pagine sportive. Perché “chi sa solo di calcio, non sa niente calcio”, come recita José Mourinho, un altro innovatore, destinato come Bielsa, come i Sacchi e i van Gaal, accomunati dal non essere stati giocatori di livello, a creare una frattura in un mondo del calcio che da sempre sposa, a larga maggioranza, una mentalità conservatrice che delega il tecnico al ruolo di mero distributore di undici maglie.
Figlio di una contraddizione tutta argentina, Bielsa nasce, nel 1955, lontano da Buenos Aires, nella borghesia illuminata di Rosario, esattamente come “Che” Guevara (sportivamente più attratto dal rugby). Mescola snobismo alla Borges, attenzione alle classi più umili tutta peronista e impegno civile sul campo (si veda il suo ruolo nel recente terremoto cileno) e ha sviluppato una metodologia di lavoro e un concetto di calcio estremo, claustrofobico e immaginifico come un racconto di Cortazar e definito in un 3-3-1-3 assolutamente originale e “seducente” come ebbe a dire Pep Guardiola, da sempre ammiratore dell’attuale CT cileno e suo ospite a Buenos Aires dove rimase “rapito dalle sue idee innovative.” Il modello-Bielsa non ha un riferimento chiaro e unico nel passato, rifugge dalla sterile divisione tra pro Menotti e pro Bilardo, sempre attiva nel suo Paese, ammira l’Ajax che gestì Louis van Gaal ma non ha mai lavorato in Europa (salvo qualche settimana all’Espanyol prima di essere messo sotto contratto dall’Argentina, dove ha vinto un’Olimpiade) e propone un concetto di football moderno elaborato in maniera originale: “Ero un pessimo giocatore, e ho capito che per diventare un bravo allenatore dovevo studiare educazione fisica. Non mi interessava la ginnastica in sé ma è una materia che tratta il movimento del corpo umano, e il calcio è movimento e riconoscimento degli spazi.” A questo ci aggiunge capacità di leadership notevoli. Kily Gonzales, esterno di lusso e due volte finalista di Champions col Valencia di Hector Cuper, la semplifica con un’immagine: “ avete mai visto Ortega rincorrere un difensore? solo in nazionale con Marcelo, uno che ha piegato alle sue convinzioni gente come Batistuta, Simeone e Sensini...” Uomo di pochi compromessi intellettuali e sportivi Bielsa raccoglie l’unanimità solo tra i tifosi del Newell’s Old Boys, il team rosarino - di cui è tifoso pure Messi - dove ha iniziato la carriera di allenatore, vinto un titolo e sfiorato una Libertadores con un gruppo di ragazzotti. In Sudafrica vorrebbe un’avventura del genere, alla guida dei giovani cileni.
CARLO PIZZIGONI
FONTE: CORRIERE DEL TICINO
In una rara intervista di più di un lustro fa Marcelo Bielsa, attuale a CT del Cile, sceglieva come pietra di paragone la tranquillità rossocrociata come antidoto della sua vita totalizzante: “Penso futbol, parlo di futbol, studio futbol e non posso continuare così, sarebbe meglio, un giorno, moderarmi.” L’allenatore che proprio la Svizzera troverà di fronte ai prossimi Mondiali, sopporta una patologia chiamata calcio, conseguenza probabile di un retroterra educativo e formativo che di solito non accompagna la crescita degli allenatori. Un fratello, Rafael, ministro della Repubblica Argentina sotto il presidente Nestor Kirchner, una sorella, Maria Eugenia, lei pure impegnata in politica e Marcelo un uomo che più di un suo giocatore, insonne, scovava all’alba nel foyer dell’albergo a leggere i giornali, con la sola eccezione le pagine sportive. Perché “chi sa solo di calcio, non sa niente calcio”, come recita José Mourinho, un altro innovatore, destinato come Bielsa, come i Sacchi e i van Gaal, accomunati dal non essere stati giocatori di livello, a creare una frattura in un mondo del calcio che da sempre sposa, a larga maggioranza, una mentalità conservatrice che delega il tecnico al ruolo di mero distributore di undici maglie.
Figlio di una contraddizione tutta argentina, Bielsa nasce, nel 1955, lontano da Buenos Aires, nella borghesia illuminata di Rosario, esattamente come “Che” Guevara (sportivamente più attratto dal rugby). Mescola snobismo alla Borges, attenzione alle classi più umili tutta peronista e impegno civile sul campo (si veda il suo ruolo nel recente terremoto cileno) e ha sviluppato una metodologia di lavoro e un concetto di calcio estremo, claustrofobico e immaginifico come un racconto di Cortazar e definito in un 3-3-1-3 assolutamente originale e “seducente” come ebbe a dire Pep Guardiola, da sempre ammiratore dell’attuale CT cileno e suo ospite a Buenos Aires dove rimase “rapito dalle sue idee innovative.” Il modello-Bielsa non ha un riferimento chiaro e unico nel passato, rifugge dalla sterile divisione tra pro Menotti e pro Bilardo, sempre attiva nel suo Paese, ammira l’Ajax che gestì Louis van Gaal ma non ha mai lavorato in Europa (salvo qualche settimana all’Espanyol prima di essere messo sotto contratto dall’Argentina, dove ha vinto un’Olimpiade) e propone un concetto di football moderno elaborato in maniera originale: “Ero un pessimo giocatore, e ho capito che per diventare un bravo allenatore dovevo studiare educazione fisica. Non mi interessava la ginnastica in sé ma è una materia che tratta il movimento del corpo umano, e il calcio è movimento e riconoscimento degli spazi.” A questo ci aggiunge capacità di leadership notevoli. Kily Gonzales, esterno di lusso e due volte finalista di Champions col Valencia di Hector Cuper, la semplifica con un’immagine: “ avete mai visto Ortega rincorrere un difensore? solo in nazionale con Marcelo, uno che ha piegato alle sue convinzioni gente come Batistuta, Simeone e Sensini...” Uomo di pochi compromessi intellettuali e sportivi Bielsa raccoglie l’unanimità solo tra i tifosi del Newell’s Old Boys, il team rosarino - di cui è tifoso pure Messi - dove ha iniziato la carriera di allenatore, vinto un titolo e sfiorato una Libertadores con un gruppo di ragazzotti. In Sudafrica vorrebbe un’avventura del genere, alla guida dei giovani cileni.
CARLO PIZZIGONI
FONTE: CORRIERE DEL TICINO
Spunti Mondiali: Day 6
CILE - HONDURAS 1-0 (Beausejour 34')
...e finalmente arrivò Bielsa. Il Cile vince una partita al Mondiale dopo quasi 50 anni, con il punteggio che poteva essere anche più netto, visti gli errori di mira, specie nel secondo tempo, però si candida a sorpresa del torneo. Protagonista di tutto, ovviamente, il Loco Bielsa, e la sua teoria di calcio moderna, fatta di pressione, ripartenze e organizzazione anche a difesa schierata. Senza il centravanti Suazo, il CT cileno opta per il Mago Valdivia in posizione di 9: scelta ottima dato che l'ex Palmeiras ha buone intuizioni tra le linee e tanta qualità, anche se in fase di conclusione non è il Chupete. Durante le qualificazioni Bielsa ha alternato due moduli, il 4213 con Millar volante insieme a Carmona, e il celebre 3313: ieri ha optato inizialmente per il primo e nel secondo tempo ha fatto scivolare Vidal da terzino sinistro a centrocampista con l'inserimento di Jara al lato di Medel e Ponce sull'ultima linea, a 3, davanti a Bravo. Bene Mati Fernandez dietro le tre punte, in cui ha brillato l'udinese Sanchez, destinato a una carriera prestigiosa. Onorevole la prova dell'Honduras, migliore rispetto alle ultime uscite; cerca di rimanere compatto, di pressare in mezzo e di ripartire quando può, la qualità è quella che è, ma certo non è rimasto passivo.
SVIZZERA - SPAGNA 1-0 (Gelson 52')
Una sorpresa, prima o poi, doveva pur arrivare, e la prima protagonista dell'evento è sicuramente la Svizzera, che stende i favoriti spagnoli all'esordio. Hitzfeld, senza Frei e Behrami, sceglie il 4411 con la fisicità di Derdyok, dietro l'unica punta Nkufo: il segreto della vittoria è comunque, nell'atteggiamento difensivo, la grande attenzione, e la compattezza che ha tolto la fluidità necessaria in mezzo ai maestri di palleggio spagnoli. La palla è girata, anche con discreta velocità, ma la Spagna non ha mai trovato l'imbucata centrale, proprio per il traffico organizzato dagli elvetici. Il problema è che per aprire gli spazi, quando ci si trova davanti un blocco unito e basso, in mezzo è necessario trovare profondità sui lati, quindi "spostare la difesa": il che non significa, come invece hanno fatto con continuità gli spagnoli ieri nel secondo tempo (nel primo le fasce sono state un po' troppo dimenticate), cercare l'uno contro uno (o contro due) sulle fasce (ieri Jesus Navas), per crossare. E' ovvio che nessuna difesa può compattarsi sui lati, sceglie sempre di farlo al centro, cercando di coprire le avanzate esterne: l'idea è quella di girare la palla velocemente, anche davanti all'area altrui e cambiare poi lato, "attaccare" la profondità sulle fasce per muovere la difesa, ed eventualemnte tornare al centro - dove per forze ci deve essere spazio, se le due linee si sono mosse - e trovare una verticalizzazione: è in questo centro-lato-centro-lato che i buchi si creano, e la elevatissima qualità dei passatori spagnoli può metterti davanti alla porta senza difficoltà. Ieri è successo troppo raramente e l'attenzione e l'organizzazione di Hitzfeld hanno avuto la meglio.
URUGUAY - SUDAFRICA 3-0 (Forlan 24', Forlan -Rig- 80', A.Pereira 93')
La qualità fa spesso la differenza e in campo, ieri sera, la differenza era spropositata fra le due squadre in campo. Poi si è aggiunta l'ennesima grande prova di Forlan, come e più del primo match, suggeritore e vero creatore di gioco per la squadra charrua: l'attaccante dell'Atletico è stato piazzato in posizione più arretrata rispetto a Suarez e con il movimento di Cavani ad agevolarlo maggiormente. Ottima la scelta di Alvaro Pereira a metacampo, in un centrocampo solido completato dalle doti di corsa di Perez e Arevalo. Le diverse opzioni a disposizione di Tabarez per una volta sono state sfruttate al meglio, onore comunque a Parreira: più di quello che è stato costruito si poteva poco, tra l'altro con le cattive lune del Pienaar di questo periodo.
...e finalmente arrivò Bielsa. Il Cile vince una partita al Mondiale dopo quasi 50 anni, con il punteggio che poteva essere anche più netto, visti gli errori di mira, specie nel secondo tempo, però si candida a sorpresa del torneo. Protagonista di tutto, ovviamente, il Loco Bielsa, e la sua teoria di calcio moderna, fatta di pressione, ripartenze e organizzazione anche a difesa schierata. Senza il centravanti Suazo, il CT cileno opta per il Mago Valdivia in posizione di 9: scelta ottima dato che l'ex Palmeiras ha buone intuizioni tra le linee e tanta qualità, anche se in fase di conclusione non è il Chupete. Durante le qualificazioni Bielsa ha alternato due moduli, il 4213 con Millar volante insieme a Carmona, e il celebre 3313: ieri ha optato inizialmente per il primo e nel secondo tempo ha fatto scivolare Vidal da terzino sinistro a centrocampista con l'inserimento di Jara al lato di Medel e Ponce sull'ultima linea, a 3, davanti a Bravo. Bene Mati Fernandez dietro le tre punte, in cui ha brillato l'udinese Sanchez, destinato a una carriera prestigiosa. Onorevole la prova dell'Honduras, migliore rispetto alle ultime uscite; cerca di rimanere compatto, di pressare in mezzo e di ripartire quando può, la qualità è quella che è, ma certo non è rimasto passivo.
SVIZZERA - SPAGNA 1-0 (Gelson 52')
Una sorpresa, prima o poi, doveva pur arrivare, e la prima protagonista dell'evento è sicuramente la Svizzera, che stende i favoriti spagnoli all'esordio. Hitzfeld, senza Frei e Behrami, sceglie il 4411 con la fisicità di Derdyok, dietro l'unica punta Nkufo: il segreto della vittoria è comunque, nell'atteggiamento difensivo, la grande attenzione, e la compattezza che ha tolto la fluidità necessaria in mezzo ai maestri di palleggio spagnoli. La palla è girata, anche con discreta velocità, ma la Spagna non ha mai trovato l'imbucata centrale, proprio per il traffico organizzato dagli elvetici. Il problema è che per aprire gli spazi, quando ci si trova davanti un blocco unito e basso, in mezzo è necessario trovare profondità sui lati, quindi "spostare la difesa": il che non significa, come invece hanno fatto con continuità gli spagnoli ieri nel secondo tempo (nel primo le fasce sono state un po' troppo dimenticate), cercare l'uno contro uno (o contro due) sulle fasce (ieri Jesus Navas), per crossare. E' ovvio che nessuna difesa può compattarsi sui lati, sceglie sempre di farlo al centro, cercando di coprire le avanzate esterne: l'idea è quella di girare la palla velocemente, anche davanti all'area altrui e cambiare poi lato, "attaccare" la profondità sulle fasce per muovere la difesa, ed eventualemnte tornare al centro - dove per forze ci deve essere spazio, se le due linee si sono mosse - e trovare una verticalizzazione: è in questo centro-lato-centro-lato che i buchi si creano, e la elevatissima qualità dei passatori spagnoli può metterti davanti alla porta senza difficoltà. Ieri è successo troppo raramente e l'attenzione e l'organizzazione di Hitzfeld hanno avuto la meglio.
URUGUAY - SUDAFRICA 3-0 (Forlan 24', Forlan -Rig- 80', A.Pereira 93')
La qualità fa spesso la differenza e in campo, ieri sera, la differenza era spropositata fra le due squadre in campo. Poi si è aggiunta l'ennesima grande prova di Forlan, come e più del primo match, suggeritore e vero creatore di gioco per la squadra charrua: l'attaccante dell'Atletico è stato piazzato in posizione più arretrata rispetto a Suarez e con il movimento di Cavani ad agevolarlo maggiormente. Ottima la scelta di Alvaro Pereira a metacampo, in un centrocampo solido completato dalle doti di corsa di Perez e Arevalo. Le diverse opzioni a disposizione di Tabarez per una volta sono state sfruttate al meglio, onore comunque a Parreira: più di quello che è stato costruito si poteva poco, tra l'altro con le cattive lune del Pienaar di questo periodo.
16 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 5
BRASILE - COREA DEL NORD 2-1 (1-0 Maicon 55', 2-0 Elano 72', 2-1 Ji Yun-nam 89')
Esordio d'autorità di una delle favorite del Mondiale, il Brasile. Niente di che la vittoria sui commoventi nord-coreani, con un primo tempo giocato sotto ritmo e un secondo più fluido. Vero che il gol arriva per una intuizione di Maicon, ma è evidente che la squadra di Dunga ha tante possibilità e ieri ha giocato senza forzare più di tanto. Mescola qualità brasiliana e equilibrio "europeo" l'11 in verde-oro: è una squadra costruita forse più per giocare le ripartenze ma sa allargare il gioco e ha gli uomini per giocare con scambi stretti contro una difesa chiusa, dietro poi è piuttosto sicura con Lucio e Juan. A oggi, ancora troppo indietro Kakà e non in palla Luis Fabiano. Controllo del match e della partita totale, ma il coraggio, la forza di volontà dei coreani è stato alla fine premiato con un gol. Per un esordio, più che sufficiente.
COSTA D'AVORIO - PORTOGALLO 0-0
+ Su Eriksson, che ha giocato la prima amichevole il 30 maggio, taumaturgo in grado di modificare in pochi giorni la testa dei giocatori ivoriani, rivolgetevi altrove. Direi più così: posti davanti alle loro responsabilità, per una volta, la Selephanto ha risposto (anche senza Drogba in campo dall'inizio). E' l'eccezione che avrebbe dovuto essere la regola in questi anni. Ottime comunque la scelta di puntare sul più sicuro e attento Zokora dietro, al fianco del compagno di squadra di gioventù, a Sol Beni, Kolo Touré, e interessante la scelta di Eboué nel centrocampo a 3 del 433 ivoriano. Aruna Dindane è la storia di questo paese calcistico, ed è una tassa da pagare, perché ad oggi non merita proprio la maglia da titolare: evidentemente gli equilibri di spogliatoio devono essere rispettati anche così. Lo staff del CT svedese sceglie di avere grande densità davanti alla difesa: la squadra è compatta, stretta nei tre centrali di centrocampo e con gli attaccanti attenti anche sul lato debole, per un eventuale ribaltamento che il Portogallo gioca poco. Finalmente ha giocato da squadra( giocando così avrebbe vinto tutto in Continente in questi anni invece deludenti): mancano un po' le ripartenze, anche se è ovvio che Gervinho debba partire dall'inizio.
+ Giusto riconoscere alla Costa d'Avorio i meriti maggiori, quindi non andrei pesante sul Portogallo, che pure ha giocato in linea con le uscite di questi anni: malino. Comunque il giro palla della Selecçao non è stato velocissimo ma certamente eseguito con attenzione, e non ha mai concesso ripartenze pericolose agli ivoriani. Giocare contro squadre così chiuse rappresenta sempre un problema, per tutti. I ragazzi di Queiroz potevano pressare forse un po' più alto cercando maggiormanete la riconquista e la ripartenza, specie con un uomo come Cristiano, letale in queste situazioni, ma in fin de conti, con la prossima partita da giocare contro la Nord Corea, il pareggio ieri ha rappresentato un piccolo vantaggio. Alla fine pari giusto, partita bloccata e sola grande intuizione individuale il fenomenale palo di Cristiano, su una giocata che poteva cambiare l'inerzia del match.
Analisi di Jorge Jesus e Paulo Sergio
SLOVACCHIA - NUOVA ZELANDA 1-1 ( 1-0 Vittek 50′, 1-1 Reid 93′)
Modestia allo stato puro, la Slovacchia anche sotto le aspettative non elevatissime che nutrivo nei compagni di Hamsik. I neozelandesi hanno limiti evidenti, giocano però un calcio do stile britannico senza paura e con entusiasmo, meritavano almeno il pari che hanno ottenuto in extremis.
Esordio d'autorità di una delle favorite del Mondiale, il Brasile. Niente di che la vittoria sui commoventi nord-coreani, con un primo tempo giocato sotto ritmo e un secondo più fluido. Vero che il gol arriva per una intuizione di Maicon, ma è evidente che la squadra di Dunga ha tante possibilità e ieri ha giocato senza forzare più di tanto. Mescola qualità brasiliana e equilibrio "europeo" l'11 in verde-oro: è una squadra costruita forse più per giocare le ripartenze ma sa allargare il gioco e ha gli uomini per giocare con scambi stretti contro una difesa chiusa, dietro poi è piuttosto sicura con Lucio e Juan. A oggi, ancora troppo indietro Kakà e non in palla Luis Fabiano. Controllo del match e della partita totale, ma il coraggio, la forza di volontà dei coreani è stato alla fine premiato con un gol. Per un esordio, più che sufficiente.
COSTA D'AVORIO - PORTOGALLO 0-0
+ Su Eriksson, che ha giocato la prima amichevole il 30 maggio, taumaturgo in grado di modificare in pochi giorni la testa dei giocatori ivoriani, rivolgetevi altrove. Direi più così: posti davanti alle loro responsabilità, per una volta, la Selephanto ha risposto (anche senza Drogba in campo dall'inizio). E' l'eccezione che avrebbe dovuto essere la regola in questi anni. Ottime comunque la scelta di puntare sul più sicuro e attento Zokora dietro, al fianco del compagno di squadra di gioventù, a Sol Beni, Kolo Touré, e interessante la scelta di Eboué nel centrocampo a 3 del 433 ivoriano. Aruna Dindane è la storia di questo paese calcistico, ed è una tassa da pagare, perché ad oggi non merita proprio la maglia da titolare: evidentemente gli equilibri di spogliatoio devono essere rispettati anche così. Lo staff del CT svedese sceglie di avere grande densità davanti alla difesa: la squadra è compatta, stretta nei tre centrali di centrocampo e con gli attaccanti attenti anche sul lato debole, per un eventuale ribaltamento che il Portogallo gioca poco. Finalmente ha giocato da squadra( giocando così avrebbe vinto tutto in Continente in questi anni invece deludenti): mancano un po' le ripartenze, anche se è ovvio che Gervinho debba partire dall'inizio.
+ Giusto riconoscere alla Costa d'Avorio i meriti maggiori, quindi non andrei pesante sul Portogallo, che pure ha giocato in linea con le uscite di questi anni: malino. Comunque il giro palla della Selecçao non è stato velocissimo ma certamente eseguito con attenzione, e non ha mai concesso ripartenze pericolose agli ivoriani. Giocare contro squadre così chiuse rappresenta sempre un problema, per tutti. I ragazzi di Queiroz potevano pressare forse un po' più alto cercando maggiormanete la riconquista e la ripartenza, specie con un uomo come Cristiano, letale in queste situazioni, ma in fin de conti, con la prossima partita da giocare contro la Nord Corea, il pareggio ieri ha rappresentato un piccolo vantaggio. Alla fine pari giusto, partita bloccata e sola grande intuizione individuale il fenomenale palo di Cristiano, su una giocata che poteva cambiare l'inerzia del match.
Analisi di Jorge Jesus e Paulo Sergio
SLOVACCHIA - NUOVA ZELANDA 1-1 ( 1-0 Vittek 50′, 1-1 Reid 93′)
Modestia allo stato puro, la Slovacchia anche sotto le aspettative non elevatissime che nutrivo nei compagni di Hamsik. I neozelandesi hanno limiti evidenti, giocano però un calcio do stile britannico senza paura e con entusiasmo, meritavano almeno il pari che hanno ottenuto in extremis.
15 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 4
ITALIA - PARAGUAY 1-1 (Alcaraz 39', De Rossi 63')
L'esordio italiano era contro l'unica squadra degna del girone e un pari accontenta entrambe. Sull'idea che sento un po' ovunque circa la conduzione totale del match da parte dell'Italia non sono essattamente d'accordo: controllare una partita non significa solo avere la palla tra i piedi. Più che altro è condurre il ritmo partita e possedere i vantaggi territoriali nelle zone pericolose. Ecco, se partiamo da qui, non è che il Paraguay, almeno finché aveva benzina è andato sotto con gli Azzurri, anzi. L'Italia è rimasta incapace di offrire un calcio fluido, ha pescato quello che il Paraguay gli ha concesso, spesso le fasce: ma gli uomini di Martino non hanno mai sofferto: io ho registrato solo tiri telefonati da fuori e uno solamente, pericoloso, di Montolivo. A proposito dell'uomo di Caravaggio, rimango perplesso della sua posizione centrale in quel 4231: non delle sue capacità e potenzialità, quanto dei benefici che può dare a questa squadra giocando lì. Non ha sempre ritmi di giocare per velocizzare l'azione e tutto viene appesantito se Marchisio è costretto a evoluire dietro la punta, lui che è sì un incursore ma non "vede" calcio in anticipo come una mezzapunta. Manca quindi profondità e verticalizzazioni veloci, un po' meglio è andata con le due punte, ma proprio un po', tanto che Villar non è mai stato impensierito. E' dunque chiave il recupero del miglior Pirlo per proseguire al meglio nel Mondiale.
Bene il Paraguay, almeno finché ha pressato in mezzo: è rimasto compatto ha concesso qualcosa sugli esterni senza mai soffrire, ha trovato il gol su calcio da fermo (sempre ben preparati dal Tata Martino) e ne ha preso uno per un errore di Villar in uscita, un errore non da lui, specie a questo livello. Buonissima la fase di pressione immediata dopo la perdita del pallone, che ha inibito il contro gioco di questa Italia con poca qualità. Male invece davanti: se i due attaccanti, specie Valdes, hanno contribuito e bene alla fase di pressione, sono mancate però le loro giocate nelle ripartenze e non possedendo qualità in mezzo è chiave il ruolo delle punte, che devono pulire l'apertura e giocare per gli inserimenti. Un punto e una buona figura cercava Martino, e ora ha davanti due squadri mediocri per passare il turno.
OLANDA - DANIMARCA 2-0 (Hagger -Autorete- 46', Kuyt 85')
Fa paura l'Olanda davanti, può trovare il gol in ogni momento con la qualità individuale dei suoi interpreti. Manca e totalmente, di squadra: pare un paradosso, per la storia della squadra arancione, eppure è la fotografia del match con la Danimarca. Palla condotta sempre al piede, poco movimento davanti, pochissimo dinamismo e accompagnamento esterno coi tempi sbagliati, disgraziata transizione difensiva, che ha concesso anche qualche occasione a una Danimarca non esattamente irresistibile. Soprattutto quest'ultimo punto è da risolvere per il CT olandese, giocando sempre palla al piede, e centralmente, con van der Vaart che quasi si scontra con Sneijder per quanto giocano lo stesso spazio, la squadra rimane disordinata sul campo e i difensori soffrono se devono giocare negli spazi larghi. L'entrata in campo di Elia sulla sinistra ha sistemato le cose in fase offensiva (in attesa di Robben), buona idea anche quello squarcio di minuti con van Persie a sinistra e van der Vaart al centro. Vittoria comunque meritata, e Danimarca che dopo il gol non riesce proprio a cambiare strategia di gioco.
GIAPPONE - CAMERUN 1-0 (Honda 39')
Gettare in campo un pugno di giovanissimi esordienti e sperare. Choupo-Moting e Matip hanno sì doti ma pochissima esperienza, e poi la linea di difesa con i giocanissimi Nkoulou e Bassong, con Mbia improvvisato terzino destro: erano necessari questi rischi, Le Guen? Va bene la fiducia nei giovani, ma insomma... E poi questo gioco palla a terra del Camerun non riesce più a ritrovarsi dopo i buoni esperimenti dell'inizio di mandato dell'allenatore francese: pure ieri la densità medio bassa del Giappone ha ostruito senza difficoltà la farraginosa manovra camerunense. Eto'o gioca esterno e non può incidere troppo a questo ritmo basso: è sempre 1 contro 3, e quando entra bene nell'azione i compagni non hanno la stessa cura del pallone e peccano nella qualità della rifinitura. Malissimo, per l'ennesima volta in questa stagione, Makoun. Il Giappone trova il gol su calcio da fermo e gestisce bene le ripartenze, mantenere la posizione difensiva è l'unico mantra per portarli alla vittoria in questo match (salvo casi episodici: azione di Eto'o sulla destra e traversa di Mbia): ci riescono e guadagnano i tre punti.
L'esordio italiano era contro l'unica squadra degna del girone e un pari accontenta entrambe. Sull'idea che sento un po' ovunque circa la conduzione totale del match da parte dell'Italia non sono essattamente d'accordo: controllare una partita non significa solo avere la palla tra i piedi. Più che altro è condurre il ritmo partita e possedere i vantaggi territoriali nelle zone pericolose. Ecco, se partiamo da qui, non è che il Paraguay, almeno finché aveva benzina è andato sotto con gli Azzurri, anzi. L'Italia è rimasta incapace di offrire un calcio fluido, ha pescato quello che il Paraguay gli ha concesso, spesso le fasce: ma gli uomini di Martino non hanno mai sofferto: io ho registrato solo tiri telefonati da fuori e uno solamente, pericoloso, di Montolivo. A proposito dell'uomo di Caravaggio, rimango perplesso della sua posizione centrale in quel 4231: non delle sue capacità e potenzialità, quanto dei benefici che può dare a questa squadra giocando lì. Non ha sempre ritmi di giocare per velocizzare l'azione e tutto viene appesantito se Marchisio è costretto a evoluire dietro la punta, lui che è sì un incursore ma non "vede" calcio in anticipo come una mezzapunta. Manca quindi profondità e verticalizzazioni veloci, un po' meglio è andata con le due punte, ma proprio un po', tanto che Villar non è mai stato impensierito. E' dunque chiave il recupero del miglior Pirlo per proseguire al meglio nel Mondiale.
Bene il Paraguay, almeno finché ha pressato in mezzo: è rimasto compatto ha concesso qualcosa sugli esterni senza mai soffrire, ha trovato il gol su calcio da fermo (sempre ben preparati dal Tata Martino) e ne ha preso uno per un errore di Villar in uscita, un errore non da lui, specie a questo livello. Buonissima la fase di pressione immediata dopo la perdita del pallone, che ha inibito il contro gioco di questa Italia con poca qualità. Male invece davanti: se i due attaccanti, specie Valdes, hanno contribuito e bene alla fase di pressione, sono mancate però le loro giocate nelle ripartenze e non possedendo qualità in mezzo è chiave il ruolo delle punte, che devono pulire l'apertura e giocare per gli inserimenti. Un punto e una buona figura cercava Martino, e ora ha davanti due squadri mediocri per passare il turno.
OLANDA - DANIMARCA 2-0 (Hagger -Autorete- 46', Kuyt 85')
Fa paura l'Olanda davanti, può trovare il gol in ogni momento con la qualità individuale dei suoi interpreti. Manca e totalmente, di squadra: pare un paradosso, per la storia della squadra arancione, eppure è la fotografia del match con la Danimarca. Palla condotta sempre al piede, poco movimento davanti, pochissimo dinamismo e accompagnamento esterno coi tempi sbagliati, disgraziata transizione difensiva, che ha concesso anche qualche occasione a una Danimarca non esattamente irresistibile. Soprattutto quest'ultimo punto è da risolvere per il CT olandese, giocando sempre palla al piede, e centralmente, con van der Vaart che quasi si scontra con Sneijder per quanto giocano lo stesso spazio, la squadra rimane disordinata sul campo e i difensori soffrono se devono giocare negli spazi larghi. L'entrata in campo di Elia sulla sinistra ha sistemato le cose in fase offensiva (in attesa di Robben), buona idea anche quello squarcio di minuti con van Persie a sinistra e van der Vaart al centro. Vittoria comunque meritata, e Danimarca che dopo il gol non riesce proprio a cambiare strategia di gioco.
GIAPPONE - CAMERUN 1-0 (Honda 39')
Gettare in campo un pugno di giovanissimi esordienti e sperare. Choupo-Moting e Matip hanno sì doti ma pochissima esperienza, e poi la linea di difesa con i giocanissimi Nkoulou e Bassong, con Mbia improvvisato terzino destro: erano necessari questi rischi, Le Guen? Va bene la fiducia nei giovani, ma insomma... E poi questo gioco palla a terra del Camerun non riesce più a ritrovarsi dopo i buoni esperimenti dell'inizio di mandato dell'allenatore francese: pure ieri la densità medio bassa del Giappone ha ostruito senza difficoltà la farraginosa manovra camerunense. Eto'o gioca esterno e non può incidere troppo a questo ritmo basso: è sempre 1 contro 3, e quando entra bene nell'azione i compagni non hanno la stessa cura del pallone e peccano nella qualità della rifinitura. Malissimo, per l'ennesima volta in questa stagione, Makoun. Il Giappone trova il gol su calcio da fermo e gestisce bene le ripartenze, mantenere la posizione difensiva è l'unico mantra per portarli alla vittoria in questo match (salvo casi episodici: azione di Eto'o sulla destra e traversa di Mbia): ci riescono e guadagnano i tre punti.
14 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 3
GHANA - SERBIA 1-0 (Gyan -R- 85')
+ Prima vittoria africana nel Mondiale, meritata per quello che si è visto, anche se giunta solo per una pazzia di Kuzmanovic che a 5 dalla fine tocca la palla di mano in area di rigore, su un angolo. Benissimo il Ghana, avesse un po' più di qualità davanti e magari Essien in mezzo al campo potrebbe ambire a diventare una vera sorpresa del torneo. Resta l'organizzazione di gioco, resta un 4231 con l'udinese Asamoah a dare equilibrio interno alle proposizioni sui lati di Tagoe e del giovane e volenteroso Ayew. Centro-lato-movimento-sovrapposizione: ottimo l'equilibrio anche per l'atteggiamento dei terzini. Una squadra vera, al contrario della Serbia, dove si salva il solo Jovanovic. Il 442 di Antic non ha né idea né ritmo: qualche giocata in transizione sul finale di partita, e niente più. Visto il talento a disposizione, la delusione vera del Mondiale, ma non è una novità.
GERMANIA - AUSTRALIA 4-0 (Podolski 8′ pt, Klose 26′ pt, Thomas Muller 23′ st, Cacau 25′ st)
+ Appare la prima candidata alla vittoria finale, la Germania, la miglior squadra vista finora senza nessun dubbio. Squadra organizzata col 4231 che ha elevata qualità di circolazione di palla e movimenti definiti per arrivare ai sedici metri e concludere. Molto bene anche nella fase di pressione appena persa palla, che ha impedito le ripartenze agli avversari. Unico limite, forse, l'attenzione che devono avere nel rimanere compatti, giocando con soli due centrocampisti ed esterni che sono più che altro attaccanti. Favolosa la partita di Ozil, grande movimento tra le linee e in profondità, accompagnato da elevatissima qualità nelle scelte e nella pratica. Molto bene Schweinsteiger, la vera grande scoperta del genio di van Gaal, in questa stagione: il giocatore ha tutto per diventare un ottimo centrale, cresce di giorno in giorno nella lettura delle situazioni di gioco, può diventare il nuovo Ballack. Bene anche Muller, insomma i meriti di van Gaal si vedono anche nella Germania di Loew.
+ Australia vittima più della compattezza e della qualità altrui che dei propri limiti. La densità davanti alla difesa è buona così come la pressione in quella zona di campo, riducendo al limite gli spazi tra le linee. Verbeek non è sprovveduto, non va alto nella pressione perché riconosce i difetti della sua linea difensiva e il pericolo di
concedere troppo spazio alle spalle dei suoi difensori, ma i movimenti senza palla e la qualità degli Ozil e dei Muller, provoca lo stesso inevitabili buchi dietro. Poi subentra la frustrazione e il poker di gol.
SLOVENIA - ALGERIA 1-0(Koren 79')
Nessuno che vuole farsi male, a perderci è però solo l'Algeria, che fa intravedere un minimo di potenzialità senza definirle (qualche appoggio sugli esterni, specie a sinistra Belhadj). Non vuole rischiare nulla e alla fine viene beffata da un tiro dal limite di Koren per una Slovenia che non si capisce bene come ha fatto a eliminare la Russia di Hiddink, con questa poverta tecnica e tattica. Saadane ha ormai perso la bussola, è da mesi che cambia continuamente formazione e questa strategia conservativa non ha pagato.
+ Prima vittoria africana nel Mondiale, meritata per quello che si è visto, anche se giunta solo per una pazzia di Kuzmanovic che a 5 dalla fine tocca la palla di mano in area di rigore, su un angolo. Benissimo il Ghana, avesse un po' più di qualità davanti e magari Essien in mezzo al campo potrebbe ambire a diventare una vera sorpresa del torneo. Resta l'organizzazione di gioco, resta un 4231 con l'udinese Asamoah a dare equilibrio interno alle proposizioni sui lati di Tagoe e del giovane e volenteroso Ayew. Centro-lato-movimento-sovrapposizione: ottimo l'equilibrio anche per l'atteggiamento dei terzini. Una squadra vera, al contrario della Serbia, dove si salva il solo Jovanovic. Il 442 di Antic non ha né idea né ritmo: qualche giocata in transizione sul finale di partita, e niente più. Visto il talento a disposizione, la delusione vera del Mondiale, ma non è una novità.
GERMANIA - AUSTRALIA 4-0 (Podolski 8′ pt, Klose 26′ pt, Thomas Muller 23′ st, Cacau 25′ st)
+ Appare la prima candidata alla vittoria finale, la Germania, la miglior squadra vista finora senza nessun dubbio. Squadra organizzata col 4231 che ha elevata qualità di circolazione di palla e movimenti definiti per arrivare ai sedici metri e concludere. Molto bene anche nella fase di pressione appena persa palla, che ha impedito le ripartenze agli avversari. Unico limite, forse, l'attenzione che devono avere nel rimanere compatti, giocando con soli due centrocampisti ed esterni che sono più che altro attaccanti. Favolosa la partita di Ozil, grande movimento tra le linee e in profondità, accompagnato da elevatissima qualità nelle scelte e nella pratica. Molto bene Schweinsteiger, la vera grande scoperta del genio di van Gaal, in questa stagione: il giocatore ha tutto per diventare un ottimo centrale, cresce di giorno in giorno nella lettura delle situazioni di gioco, può diventare il nuovo Ballack. Bene anche Muller, insomma i meriti di van Gaal si vedono anche nella Germania di Loew.
+ Australia vittima più della compattezza e della qualità altrui che dei propri limiti. La densità davanti alla difesa è buona così come la pressione in quella zona di campo, riducendo al limite gli spazi tra le linee. Verbeek non è sprovveduto, non va alto nella pressione perché riconosce i difetti della sua linea difensiva e il pericolo di
concedere troppo spazio alle spalle dei suoi difensori, ma i movimenti senza palla e la qualità degli Ozil e dei Muller, provoca lo stesso inevitabili buchi dietro. Poi subentra la frustrazione e il poker di gol.
SLOVENIA - ALGERIA 1-0(Koren 79')
Nessuno che vuole farsi male, a perderci è però solo l'Algeria, che fa intravedere un minimo di potenzialità senza definirle (qualche appoggio sugli esterni, specie a sinistra Belhadj). Non vuole rischiare nulla e alla fine viene beffata da un tiro dal limite di Koren per una Slovenia che non si capisce bene come ha fatto a eliminare la Russia di Hiddink, con questa poverta tecnica e tattica. Saadane ha ormai perso la bussola, è da mesi che cambia continuamente formazione e questa strategia conservativa non ha pagato.
13 giugno 2010
Spunti Mondiali: Day 2
ARGENTINA - NIGERIA 1-0 (Heinze)
+ Rispetto alla vigilia l'Argentina di Maradona aggiunge un attaccante in più, Tevez, sposta Jonas Gutierrez sulla linea difensiva e "organizza" un 4312 dove Messi da "enganche", ispiratissimo, distrugge la partita. La scelta di far giocare la Pulga lì mi pare l'unica cosa interessante, la gestione in generale se possibile aumenta i miei dubbi su Maradona CT: la fascia destra è potenzialemnte un colabrodo, con Jonas che non sa difendere, e Veron che, pur essendo l'uomo che ha percorso più chilometri (finché è stato in campo), non ha la predisposizione al raddoppio. Solita Argentina made in Diego, con un difendente un po' ovunque come Mascherano davanti alla linea e la fantasia (per non dire la disorganizzazione) davanti. Messi, soprattutto, ma anche il movimento di Tevez oggi bastano, domani chissà.
+ Così come ho molto apprezzato l'approccio di Lagerback alla realtà nigeriana (senza puzza sotto il naso e con disponibilità piena), sono rimasto molto sorpreso dall'atteggiamento della squadra in campo, totalmente deludente. Un 442 classico e statico, con tanto di concessione di enormi spazi tra le linee, dove Messi è andato a nozze: nessun cambio di strutturazione per tutto il match. E poi le tante transizioni concesse. Chi attacca male, difende male: la Nigeria sa poco cosa fare palla al piede ed è oltremodo disordinata, quando la fase di possesso si tramuta in fase di non possesso la squadra è messa male e la qualità argentina non fa fatica a farti male. L'obiettivo principe, oggi, era difendere bene, da lì nasceva tutto, e invece è stata la solita Nigeria degli ultimi anni, con Lagerback, finora, è cambiato poco.
INGHILTERRA - STATI UNITI 1-1 (1-0 Gerrard, 1-1 Dempsey)
+ La papera di Green ha cambiato totalmente l'inerzia della partita, il difetto della squadra di Capello è stato quello di faticare ad adeguarsi, non riuscendo a trovare il gol del vantaggio che gli avrebbe dato una meritata vittoria. Tanti, troppi gli errori degli inglesi negli ultimi 16 metri, anche se la partita sostanzialmente l'hanno controllata dall'inizio alla fine. Stati Uniti ormai classici di questi lustri: tanta corsa, modeste letture tattiche e non elevatissima qualità: il loro Mondiale era fermare gli inglesi, la soddisfazione l'hanno avuta.
SUDCOREA - GRECIA 2-0 (1-0 Lee Jung-soo, 2-0 Park Ji-sung)
+ Buona partita della Corea del Sud che controlla sempre il match. Bene nelle transizioni, sia offensive che difensive, i coreani faticano troppo con la linea dietro, che alcune volte si abbassa troppo e non coi tempi giusti, portandosi in area di rigore gli attaccanti avversari, ma i greci non ne aprofittano. Proprio questa debolezza coreana prova ad essere esplorata da Rehaggel, che ha però davvero poco da tutti e con il ritmo partita che possiede non ha una chance di ribaltare il match, che giustamente termina con la vittoria degli asiatici.
+ Rispetto alla vigilia l'Argentina di Maradona aggiunge un attaccante in più, Tevez, sposta Jonas Gutierrez sulla linea difensiva e "organizza" un 4312 dove Messi da "enganche", ispiratissimo, distrugge la partita. La scelta di far giocare la Pulga lì mi pare l'unica cosa interessante, la gestione in generale se possibile aumenta i miei dubbi su Maradona CT: la fascia destra è potenzialemnte un colabrodo, con Jonas che non sa difendere, e Veron che, pur essendo l'uomo che ha percorso più chilometri (finché è stato in campo), non ha la predisposizione al raddoppio. Solita Argentina made in Diego, con un difendente un po' ovunque come Mascherano davanti alla linea e la fantasia (per non dire la disorganizzazione) davanti. Messi, soprattutto, ma anche il movimento di Tevez oggi bastano, domani chissà.
+ Così come ho molto apprezzato l'approccio di Lagerback alla realtà nigeriana (senza puzza sotto il naso e con disponibilità piena), sono rimasto molto sorpreso dall'atteggiamento della squadra in campo, totalmente deludente. Un 442 classico e statico, con tanto di concessione di enormi spazi tra le linee, dove Messi è andato a nozze: nessun cambio di strutturazione per tutto il match. E poi le tante transizioni concesse. Chi attacca male, difende male: la Nigeria sa poco cosa fare palla al piede ed è oltremodo disordinata, quando la fase di possesso si tramuta in fase di non possesso la squadra è messa male e la qualità argentina non fa fatica a farti male. L'obiettivo principe, oggi, era difendere bene, da lì nasceva tutto, e invece è stata la solita Nigeria degli ultimi anni, con Lagerback, finora, è cambiato poco.
INGHILTERRA - STATI UNITI 1-1 (1-0 Gerrard, 1-1 Dempsey)
+ La papera di Green ha cambiato totalmente l'inerzia della partita, il difetto della squadra di Capello è stato quello di faticare ad adeguarsi, non riuscendo a trovare il gol del vantaggio che gli avrebbe dato una meritata vittoria. Tanti, troppi gli errori degli inglesi negli ultimi 16 metri, anche se la partita sostanzialmente l'hanno controllata dall'inizio alla fine. Stati Uniti ormai classici di questi lustri: tanta corsa, modeste letture tattiche e non elevatissima qualità: il loro Mondiale era fermare gli inglesi, la soddisfazione l'hanno avuta.
SUDCOREA - GRECIA 2-0 (1-0 Lee Jung-soo, 2-0 Park Ji-sung)
+ Buona partita della Corea del Sud che controlla sempre il match. Bene nelle transizioni, sia offensive che difensive, i coreani faticano troppo con la linea dietro, che alcune volte si abbassa troppo e non coi tempi giusti, portandosi in area di rigore gli attaccanti avversari, ma i greci non ne aprofittano. Proprio questa debolezza coreana prova ad essere esplorata da Rehaggel, che ha però davvero poco da tutti e con il ritmo partita che possiede non ha una chance di ribaltare il match, che giustamente termina con la vittoria degli asiatici.
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