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27 febbraio 2013

Liga. Crollo Barça, Mourinho corsaro al Camp Nou

Il Barcellona non c’è più. Nella semifinale di Copa del Rey, Mourinho passeggia al Camp Nou vincendo, dopo l’1-1 dell’andata, 3-1 sul campo dei rivali di sempre, e qualificandosi così per la finale, dove attende la vincente di Atletico-Siviglia
Doppio Ronaldo e Varane: tutto meritato, per una squadra che in classifica è distante ben sedici punti dai Blaugrana, oggi attraversati da un crisi profonda. In campo ci vanno sostanzialmente gli stessi uomini, ma la guida tecnica rispetto solo a un anno fa è mutata e, quel che è peggio, continua a mutare. Dopo l’addio di Guardiola, ecco il suo vice Vilanova, che abbandona per problemi di salute; tocca a Jordi Roura e Aureli Altimira, con la supervisione di Tito. Anche il Barça che pareva andare a memoria, evidentemente ha pagato questa instabilità. E ha ridato vita a un Madrid che torna a essere una squadra: al netto di diversi errori individuali, il Real si è dimostrata però compatta difensivamente e molto attenta e concentrata: mourinhana, per una volta in stagione.
Per l’ex osservatore Jordi Roura solo Pinto al posto di Valdes in porta: i giocatori di movimento solo gli stessi che hanno perso a San Siro col Milan in Champions (confermato pure il 4-3-3). Lo spirito pare diverso, almeno nei primi minuti, con Leo Messi che va vicino alla segnatura dopo un minuto. Il Barça è voglioso di riscattarsi, ma è troppo carico emotivamente, attacca ma è poco lucido. Non sempre ordinato in fase offensiva, pecca parecchio anche nel pressing alto, il vero marchio di fabbrica di Guardiola. Il Real Madrid riesce a ripartire. Tre passaggi in verticale: da manuale l’azione che porta Cristiano uno contro uno di fronte a Piqué, in area: mister Shakira lo stende (penalty chiaro), e al 13’ Ronaldo porta in vantaggio i Blancos dagli undici metri. Il Barça attacca a testa bassa, ma produce poco. Mourinho riesce a posizionare con abilità le sue pedine: molta attenzione a coprire le zone pericolose, leva tutte le sponde davanti all’area, anticipando le situazioni dei rivali (ottimo Khedira, bene Varane, schierato con Sergio Ramos in mezzo). I Blaugrana continuano con il refrain delle proteste dopo un contatto in area tra Xabi Alonso e Pedro e sono veramente pericolosi solo in una occasione, al 39’, con Messi, che su punizione aggira la barriera ma non trova di un soffio l’angolo basso.
Il Real Madrid, schierato col 4-2-3-1 e Higuain riferimento offensivo, conclude poche ripartenze per errori individuali ma concettualmente ha in mano la partita, con una uscita di palla quasi sempre pulita e frequenti cambi di gioco ad allargare il campo. Il Barcellona non riesce a organizzare una pressione credibile, non trova le ricezioni classiche, e al di là di una pressione continua, raramente conclude in porta; alimenta pericolo solo con delle mischie, dovute all’incedibile numero di giocatori attorno alla palla. Tropo poco. In compenso difende male le ripartenze, e una di queste è fatale. Di Maria, sfiancatosi anche con un lavoro difensivo, si trova ancora uno contro uno con un difensore, Puyol perde equilibrio dopo una finta dell’argentino che conclude, Pinto para ma Ronaldo mette dentro la ribattuta. 2-0 al 57’. Sotto di due reti, Roura propone il cambio già effettuato a San Siro, fuori Fabregas, dentro una punta, stavolta tocca a David Villa. Ed esattamente come al Meazza, questo intervento dalla panchina non produce effetto. Varane di testa sigilla la rete del 3-0, dopo un corner (prodotto da un’altra transizione veloce): il francese corre a festeggiare abbracciando il mentore Mourinho, spiato in tribuna dall’amico Alex Ferguson, prossimo rivale di Champions. Con molti minuti di anticipo diversi tifosi blaugrana, senza vedere il 3-1 di Jordi Alba all’89’, abbandonano pensierosi e preoccupati il Camp Nou: la squadra di Guardiola pare sparita

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta

 

10 dicembre 2012

Liga. Real Madrid rimonta e vince a Valladolid

Vince 3-2 (doppietta di Ozil) a Valladolid il Real Madrid di José Mourinho, gioca un discreto calcio, soprattutto ci mette convinzione e voglia. Ma dietro manca ancora la concentrazione giusta e, nonostante un dominio piuttosto netto, gli uomini dello Special One devono sudarseli tutti questi tre punti che li pongono a meno otto dal Barcellona, in attesa della partita dei catalani col Betis a Siviglia.



Mourinho sceglie di partire con Callejon, esterno alto, e il canterano Nacho, terzino sinistro, nel suo abituale 4-2-3-1. Prova a comandare da subito il gioco, ma va immediatamente sotto. Al primo corner del Valladolid, marcatura superficiale in area, Casillas per niente reattivo e dopo un pasticcio nel mucchio, mette dentro l’angolano Manucho. Non sono passati nemmeno sette minuti. Il regalo viene restituito pochi minuti più tardi dal Pucela: errore in uscita di palla di Balenziaga, intercetta Callejon che mette in mezzo dove Benzema a porta sguarnita non può sbagliare. Il Madrid prende campo, ma lascia l’ennesimo gol su errore difensivo. Terzo corner del Valladolid, ennesima dormita di Casillas con Sergio Ramos che perde il duello con Manucho, che mette dentro il gol del 2-1 al 22’. Il ragazzo che aveva impressionato Sir Alex Ferguson in una coppa d’Africa, tanto da portarselo immediatamente a Manchester (dove però mai si integrò), dimostra di avere i numeri per giocare a buon livello nella Liga. Zona chiave la fascia destra del Valladolid, con Rukavina e Ebert, ma alla mezz’ora i padroni di casa perdono il tedesco per infortunio, si abbassano troppo e subiscono la pressione del Madrid. I Viola-bianco difendono con elevata densità, giocando parecchio per l’intercetto sulle linee di passaggio dei rivali, inoltre l’dea del tecnico Djukic è che i tre alle spalle di Manucho levino spazio a Xabi Alonso in costruzione. La squadra di Mourinho insiste molto nella zona centrale e poco, pochissimo sugli esterni: Il Valladolid inibisce la ricerca dei giocatori che trovano la profondità esterna davanti e lasciano l’appoggio semplice alla poca qualità che i terzini del Madrid possono offrire. Però proprio una delle tante giocate centrali, regala al Madrid il pareggio. Favolosa combinazione tra Ozil e Benzema: azione individuale del tedesco che va a a cercare la in area con l’ex Lione.  Benzema restituisce di tacco il dai e vai, e Ozil insacca. Golazo pochi attimi prima del fischio che manda le squadre al riposo. Mourinho deve allargare lo spazio di gioco e dal primo minuto del secondo tempo inserisce subito Di Maria, spostando Callejon a terzino, e finalmente sfida il freddo di Valladolid e si alza dalla panchina. Dopo alcuni minuti di predominio Blancos, la partita diventa un susseguirsi di transizioni, anche se il Madrid è molto più pericoloso: clamorosa la rete annullata a Sergio Ramos, per fuorigioco inesistente, al 64’. Gli uomini di Mourinho non si arrendono, e la pressione monta, esce Arbeloa, dentro Modric e Xabi Alonso scala a difensore centrale con Sergio Ramos a destra. Meritato il vantaggio al 72’, favolosa pennellata mancina, ancora di Ozil, su punizione da destra. I madridisti sfiorano in più occasioni il poker (più di una occasione per Cristiano), Varane sostituisce Benzema e riequilibra il sistema di gioco di Mourinho. Finale senza preoccupazioni.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta.it

26 novembre 2012

Real Madrid quasi fuori: va KO a Siviglia col Betis




Abdica il Madrid? Brutta sconfitta per il Real in quel di Siviglia. La squadra di José Mourinho perde 1-0 contro il Betis, giocando un brutto calcio, e rimane lontanissimo, a otto punti, dal Barcellona che domani va a sfidare il Levante a Valencia.
Il Real Madrid inizia la partita con un buon ritmo, e riesce a sviluppare una buona transizione, rendendosi pericoloso in un paio di occasioni.  A difesa schierata fa però enorme fatica a trovare appoggi interni nello sviluppo della manovra. I padroni di casa reduci dalla brutta sconfitta contro i cugini del Siviglia (5-1) sono attentissimi nelle coperture e lasciano solo l’ex Madrid Juan Carlos ad appoggiare l’unico attaccante Ruben Castro, che cerca ricezioni sempre lateralmente, spesso nella zona di Arbeloa. Proprio da una pressione offensiva sulla sinistra, a seguito di un fallo laterale, nasce il primo tiro in porta del Betis: Di Maria rinvia male la palla, che giunge tra i piedi di Beñat al limite dell’area, eluso Khedira il basco trova l’angolo basso alle spalle di Iker Casillas. 1-0 al 17’. Il vantaggio è una iniezione di fiducia per gli andalusi, che raddoppiano le forze difensivamente e pungono in qualche contropiede (Iker è spettacoloso al 22’ su Ruben Castro). Raramente pericoloso il Real, a cui viene pure annullato, giustamente (fuorigioco), un gol a Benzema, poco ispirato stasera. Il Madrid prova a rimanere tranquillo senza lasciarsi prendere dalla frenesia, ma il ritmo si abbassa troppo, davanti non si accende mai Ozil tra le linee (unica eccezione alla mezz’ora: Di Maria va vicino al pareggio). Proprio il giocatore di origine turca rimane negli spogliatoi insieme al connazionale Khedira, all’inizio del secondo tempo: dentro Kakà e Modric.
Mourinho è nervoso e cerca disperatamente una reazione d’orgoglio dai suoi, che iniziano la ripresa con, almeno, maggiore intensità. Vanno vicino al pareggio in più di una occasione, con Ronaldo (58’) e Kakà (gran tiro da fuori, perfetto anche qui Adrian al 61’), il Betis di Pepe Mel, è costretto ad abbassarsi ma non perde concentrazione e sa essere lucido nelle ripartenze, in cui sfiora il raddoppio in più di una situazione. L’assalto finale del Madrid produce qualche mischia pericolosa in cui Adrian dimostra sicurezza. Il Real sabato sera gioca il derby contro l’Atletico: una gara già da ultima spiaggia per il campionato di Mourinho, che a fine partita va sportivamente a congratularsi con gli avversari e con Pepe Mel. Per lui,  una bella rivincita dopo la sconfitta pesante col Siviglia. Ma i taccuini saranno tutti per José, ancora una volta.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta.it

14 novembre 2012

Liga. Messi meglio di Pelé: Barça ok col Maiorca

Il Barça torna il Barça ma non è più il Barça. Vince a Maiorca 4-2, ma lascia diverse perplessità ai suoi esigenti ma affezionati tifosi in tutto il mondo. Quello che è certo è che Messi ha scritto di nuovo la storia: con 76 gol nel 2012 ha battuto il record di reti segnate in un anno solare. Superando nientemeno che Pelé, lasciato a 75 reti. Una leggenda.

L’inizio di gara è ottimo. Joaquin Caparros, tecnico del Maiorca, avrà maledetto gli astri che hanno deciso di allinearsi in settimana, permettendo il successo storico del Celtic contro il Barcellona. Dura bissare l’impresa. Il club delle Baleari ci prova con una partita difensiva, onesta e attenta, e forse avrebbe meritato maggiore fortuna. Tito Vilanova ritrova finalmente Piqué nella linea a 4 dietro, con Busquets riportato davanti alla difesa, Xavi e Fabregas liberi di inventare, Tello preferito a Pedro, David Villa a lottare con i centrali lasciando spazio a destra a Dani Alves. Il 4-4-2 di Caparros cerca di limitare le sponde interne micidiali dei catalani, facendo allargare il gioco ai blaugrana e rallentandolo sensibilmente. E’ anche pericoloso il Maiorca: l’attaccante israeliano Tomer Hemed è il primo, di testa, sugli sviluppi di un corner, a sfiorare la modifica del tabellino: bravo Victor Valdes in tuffo al 20’.

Proprio però una disattenzione su un raddoppio centrale (fallo di José Martì) regala al Barcellona una punizione dal limite. Tutti si attendono Messi, Aouate dispone una barriera extra large e non vede partire il destro di Xavi, che si deposita alle sue spalle. Ferito, il Maiorca ha un calo mentale sul finire della prima frazione e prende due gol in un due minuti: prima papera clamorosa di Aouate su conclusione centrale di Messi, poi bella giocata di Tello.  Il Barça non sembra più il Barça per la flemma con cui rientra in campo. Il calo di concentrazione generale dei catalani ridà spinta al pubblico sempre caloroso del Son Moix. Segnano Pereira (55’), dopo un brutto errore in uscita di Mascherano e, per un chiaro mani di Busqets in area, Victor Casadesus su rigore (58’). Il match si riapre, il Barcellona sbanda dietro, ma non ne approfitta il Maiorca che buca due clamorose ripartenze molto interessanti. E viene punito. Proprio su una ripartenza. Sul tiro di Messi è però irregolare la posizione di Alexis Sanchez: l’ex udinese è in fuorigioco e ostruisce la visuale al numero uno avversario. Nel finale, prima sostituzione della stagione per Mascherano: Vilanova inserisce Bartra per i minuti finali, che tutto sommato scivolano via senza troppi sussulti e il Barça tenta la fuga

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta.it

Maiorca - Barcellona 2-4

Maiorca, 2: Aouate; Ximo (Marc Fernández, m.81), Geromel, Conceiçao, Bigas; Nsue, Martí (Fontás, m.73), Pina, Pereira; Víctor e Hemed (Alfaro, m.46)
FC Barcelona, 4: Víctor Valdés; Dani Alves, Piqué, Mascherano (Marc Bartra, m. 83), Jordi Alba (Montoya, m.86); Busquets, Xavi, Cesc Fábregas; Messi, Villa (Alexis, m.65) e Tello 

04 novembre 2012

Liga. Barça liquida la pratica Celta: è di nuovo primo in classifica in solitaria

Una fiesta.
Forse per rendere omaggio al piccolo Thiago il primogenito di Messi, nato ieri, Barcellona e Celta organizzano un party anche divertente al Camp Nou. Unica non invitata: la Fase Difensiva. Vince il Barça, ovviamente, un Barça nettamente superiore (3-1 il finale che poteva pure essere più ampio) ma un Barça lontano dalla perfezione di un tempo.
Nella perenne ricerca di trovare un equilibrio, dopo gli infortuni di Piqué e Puyol, uno affianco all’altro nella tribuna dello stadio catalano, Tito Vilanova organizza un 3-4-3 piuttosto azzardato. Mascherano è al centro della linea difensiva che prevede anche Jordi Alba e Adriano, i quali rimangono liberi di accompagnare l’azione, a turno: il solo Busquets a riequilibrare. Un guazzabuglio che coinvolge anche Xavi, spesso fuori posizione, e di cui però non approfitta pienamente il Celta, se non in un paio di contropiedi. Offensivamente il Barça non ha difficoltà anche perché la squadra galiziana sceglie la densità difensiva ma priva totalmente di aggressività. I Blaugrana cambiano gioco sugli esterni, trovano l’appoggio centrale, dialogano sostanzialmente come e quando vogliono. Il gol è questione di mira: prima sbagliano Fabregas e Messi, al 20’ Adriano mette dentro un assist di Pedro che termina un’azione cominciata proprio dall’ex Coritiba. La festa è appena cominciata. L’allegra difesa catalana è totalmente priva di equilibrio e concede l’ennesimo contropiede, che stavolta il Celta, squadra che ha fatto esordire, da giocatore, Tito Vilanova, trova il pareggio. Valdes devia una conclusione di Alejandro Lopez, ma Mario Bermejo anticipa tutti e pareggia: è solo il 24’. Due minuti dopo ancora vantaggio Barça: David Villa pesca il taglio verticale di Iniesta, la difesa collassa totalmente sull’uomo con la palla, ma senza la necessaria aggressività, e Don Andres trova in mezzo all’area il Guaje, che nessun avversario ha seguito. Il festival dell’errore difensivo prosegue, ma gli attacchi non riescono a capitalizzare. Tito mette fine alla sperimentazione e all’inizio della seconda frazione concede finalmente fiducia al giovane centrale Bartra, costruendo un logico e razionale 4-3-3 in cui ogni uomo gioca nella sua posizione naturale (Busquets si era abbassato nell’ultima parte del primo tempo). Una combinazione spettacolare tra David Villa e Jordi Alba è alla base del gol della sicurezza per il Barça, realizzato dal catalano: 3-1 al 61’ . Cala l’intensità, cala la concentrazione: Messi prova a fare un regalo personale a Thiago, e anche il Celta si scuote un po’ davanti: la rete non si muoverà più. Piccolo spavento finale per un allungamento innaturale della gamba di Messi, ma è solo un fastidio. Applausi per tutti e fine della rappresentazione.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta.it


Barcellona - Celta 3-1 (1-0, m. 21: Adriano. 1-1, m. 24: Mario Bermejo. 2-1, m. 26: Villa. 3-1, m. 61: Jordi Alba)

FCB: Víctor Valdés; Adriano (Alves, m. 39), Mascherano, Alba; Busquets, Cesc (Bartra, m. 46), Xavi, Iniesta; Pedro, Messi, Villa (Alexis Sánchez, m. 78).
Celta: Javi Varas; Mallo, Jonathan Vila, Túñez, Roberto Lago; Augusto (Toni, m. 87), Oubiña, Krohn-Deli, Alex López (Park, m. 80), Bermejo (De Lucas, m. 67) y Aspas.




31 ottobre 2012

Copa del Rey. Alaves - Barça 0-3. Ma il Mendizorroza per una notte torna in massima serie

Fonte: Gazzetta.it



Inizia dai sedicesimi di finale il cammino del Barcellona in Copa del Rey, e inizia naturalmente con una vittoria, stavolta per 3-0, ai danni dell’Alaves. I blau-grana si presentano a Vitoria senza, tra gli altri, Messi e Xavi: Tito Vilanova, fedele al suo 4-3-3, ritrova dopo un mese Dani Alves, e in mezzo lancia Sergi Roberto (classe 1992, naturalmente prodotto della Masia) al fianco di Busquets e Iniesta. Davanti, Fabregas riferimento centrale pronto ad aprire il gioco per gli uno contro uno sugli esterni di David Villa e Alexis Sanchez.
L’Alaves, che tempo fa respirava l’aria delle competizioni europee, è sprofondata in Segunda B, il terzo livello del campionato spagnolo, ma non ha perso l’affetto dei propri tifosi. Il Mendizorroza è una bolgia, e lo spettacolo visivo è altrettanto coinvolgente, con un mosaico che copre l’intero stadio. Non è per niente disprezzabile nemmeno la proposta calcistica della squadra basca: nessuna “palla lunga e pedalare”, certo un 4-4-2 difensivo con le linee vicine, ma anche eleganti uscite di palla dalla difesa, non abituali in squadra di divisioni così basse.
Dura 39’ minuti la resistenza basca, peraltro senza eccessivi patimenti. Un recupero in mezzo al campo dell’esordiente Sergi Roberto inizia l’azione che indirizzerà la gara: la palla giunge ad Iniesta che trova in verticale David Villa, la difesa sbaglia la copertura, e il Guaje si gira e infila dal limite dell’area il portiere avversario. L’azione del raddoppio inverte i fattori assistman-goleador: dopo un recupero di Fabregas su un errore in disimpegno dell’Alaves, David Villa pesca Iniesta che con un tiro a giro tranquillizza i tifosi culè: sono passati cinque minuti nella ripresa.
Da lì in poi è la solita esibizione del Barça, che con il freno a mano porta a casa l’ennesima vittoria della stagione, sigillata a due minuti dalla fine da Fabregas, che mette dentro di testa un cross dalla destra di Dani Alves.

Alaves - Barcellona 0-3 (Villa 39', Iniesta 50', Fabregas 87')

Alavés: Urtzi; Oscar Rubio, Agustín, Javi Hernández, Manu García; Jaume, Beobide; Guzmán, Jonan (Sendoa, m. 71), Barahona (Luismi, m. 71); Viguera (Sergio Llamas, m. 81).
Barcelona: Pinto; Alves, Bartra, Mascherano, Montoya; Sergi Roberto, Busquets (Song, m. 54); Iniesta (Dos Santos, m. 75), Villa (Tello, m. 69), Fabregas,  Alexis
 CARLO PIZZIGONI


28 ottobre 2012

Liga. Il Barça passeggia a Vallecas

 Fonte: Gazzetta.it



La pericolosa trasferta di Vallecas, si tramuta in una tranquilla passeggiata per il Barça. Vincono 5-0 i Blaugrana, in casa del Rayo, grazie a una partita perfetta nella sua fase di gestione. Non luccica più il futbol del Barcellona, che in alcuni momenti gioca anche un calcio speculativo, ma questa capacità di leggere i momenti della partita, di scegliere la marcia adeguata alla bisogna, fa ancora più paura a tutti gli avversari della Liga.

Fa fatica a entrare in partita il Barcellona, e non riesce quasi mai a costruire l’azione da dietro.Tito Villanova propone Song davanti alla difesa e Sergi Busquets sulla linea dietro al fianco di Adriano (riproposto centrale), con Montoya e Jordi Alba sugli esterni. Xavi è costretto troppo spesso ad abbassarsi per pulire la costruzione, rallentata dalla buona pressione organizzata dal Rayo. I padroni di casa riescono a guadagnare la palla oltre la metà campo, ma ai sedici metri non finalizzano con pericolosità. La squadra di Vallecas propone sempre un calcio di limpidezza sopraffina, ha un’uscita di palla da dietro esteticamente apprezzabile, ma manca sempre un po’ di punch nel suo futbol. Le preziose giocate di Leo Baptistao e di un ispirato José Carlos non portano a nessun esito felice.
Anticipando le giocate blaugrana con molto coraggio, il Rayo evita che il Barça giochi il solito palleggio estenuante e produttivo e comando il ritmo di gioco. Alla prima occasione buona, però, l’inerzia della gara cambia definitivamente.
Un clamoroso errore del “Chori” Dominquez, in fase di uscita di palla, lascia scoperta la linea difensiva: Fabregas è bravo a riconquistare palla e dai trentacinque metri trova il taglio di David Villa che tiene dietro il recupero difensivo e mette dentro l’1-0. E’ il 20’, e lo spirito del Rayo è già KO. I vallecanos hanno troppo calcio nella testa per smettere di giocare, ma sono meno sicuri e meno convinti e, al di là di qualche estemporanea situazione, non riescono a impensierire Valdes. E’ anzi il Barcellona che va vicino al raddoppio, prima con Fabregas e poi con Messi.
L’inizio del secondo tempo non aumenta l’autostima del Rayo: dopo tre minuti arriva il secondo gol del Barça. Montoya si fa trenta metri di scatto sulla fascia destra per andare a prendere il suggerimento di Pedro, accorcia il passo, alza la testa e pesca Messi in mezzo all’area, libero grazie al solito dono della capacità di smarcamento. Dal centro dell’area Leo segna la rete numero 72 del suo 2012. Dopo il doppio svantaggio una reazione di nervi del Rayo c’è, la carica non a caso arriva dall’uomo con maggiore garra dei biancorossi, Javi Fuera, che sfiora il palo di Valdes con una conclusione da fuori. Il Barça sceglie la modalità gestione e con un ritmo appena più accelerato il Rayo ci prova con forze fresche (dentro Lass, Ronni Nielsen e l’ex Palermo Fran Vazquez): fuoco fatuo. un paio di ripartenze del Barça mettono al tappeto i padroni di casa. Jordi Alba serve l’assist per il gol, in spaccata, di Xavi (79’), Pedro regala a Fabregas la palla del 4-0, chiude ancora Messi a due minuti dalla fine, col destro. Attesa domani la replica della co-capolista Atletico Madrid, in casa contro l’Osasuna.

CARLO PIZZIGONI



02 ottobre 2012

Liga. Il Barça si salva di fronte a un ottimo Siviglia

L’aggiusta, ancora una volta, nel finale il Barça. I gol al 89’ di Fabregas e al 92’ di Villa danno una vittoria (3-2) al Barcellona contro un grande Siviglia. Ma è una vittoria poco limpida, segnata chiaramente da almeno un paio di errori arbitrali. Molto discutibili i fischi di Antonio Miguel Mateu Lahoz che è frettoloso nell’espellere Medel e valuta male un fallo di mano nell’azione del 2-2 di Fabregas. Sono tre punti, ma il Barça non esce certo brillando da Siviglia. 


L’ambiente al Sanchez Pizjuan è sempre fantastico e l’inno del Siviglia cantato a squarciagola da tutto lo stadio è qualcosa di unico: carica la squadra ma non le toglie lucidità. Il tecnico Michel, scudiero di Butragueno nel Madrid anni Ottanta, sa che i primi venti minuti sono importanti col Barcellona e investe soprattutto sull’attenzione a non concedere spazi. Il Barcellona, che alle assenze storiche di Piqué e Puyol, somma quelle pesantissime, dell’ultimo minuto di Iniesta e Adriano, prova con le ricezioni centrali e, con la velocità di pensiero e di esecuzione, di rompere il muro biancorosso. Fabregas parte sulla linea mediana ed è bravo a trovare lo smarcamento e a rifinire la migliore azione blaugrana: Xavi-Cesc -Messi che trova l’angolo basso dove però Palop ci arriva: è il 13'. Il Siviglia difende con tanti uomini ma sa ripartire: l’uomo chiave è lo svizzero-croato Rakitic, che è libero nel ricevere il passaggio di apertura e molto bravo nella conduzione della transizione. Proprio su questa situazione il Siviglia trova il gol del vantaggio. Song, schierato difensore centrale al fianco di Mascherano, erra ancora una volta nella lettura di una situazione e si trova fuori posizione nella transizione del 26’, ancora una volta gestita da Rakitic: il fantasista trova Medel che va al tiro, il rimpallo finisce si piedi di Trochowski che brucia di sinistro Victor Valdes. 

Il 4-3-3 del Barça, con Messi assistito da Pedro e Alexis Sanchez, reagisce con volontà ma sempre in maniera disordinata, per limitare le ripartenze di Rakitic Tito Vilanova sposta Busquets nella posizione di Xavi. Col vantaggio sul tabellone il Siviglia guadagna anche quello in campo: la possibilità di trovare lucidamente con il gioco diretto a Negredo, un centravanti che spalle alla porta è un vero portento e fisicamente non soffre i due centrali avversari. Solo da una situazione di sovrapposizione di Jordi Alba viene fuori pulita e per poco i blaugrana non pareggiano: Maduro si immola sulla conclusione di Messi e il Siviglia esce tra gli applausi del suo pubblico. Bravo Michel a creare una squadra che sa leggere i momenti della partita, sa quando è necessario difendere anche con tanti uomini, e sa riconoscere il tempo in cui appoggiare maggiormente gli avanti. Inizia coi fuochi d’artificio nel secondo tempo. Un passaggio di costruzione di Busquets a Messi, che si era abbassato molto, viene facilmente letto da Medel, verticalizzazione del cileno e uno contro uno vinto con troppa semplicità da Negredo su Song: tocco sotto e 2-0 sull’uscita di Victor Valdes. 

Cinque minuti dopo, al 53’, accorcia le distanze Fabregas con una sventola da fuori dopo una sponda di Pedro. La partita è davvero tirata, spettacolare e aperta e il Siviglia finalmente si gode un Jesus Navas ispirato, e un appoggio a sinistra che fa molto male al Barça. Spettacolo rovinato a venti minuti dalla fine dall’arbitro, che diventa malauguratamente il protagonista della gara: Medel è ingenuo, appoggia la testa su Fabregas che finge di essere colpito duramente: espulsione per il cileno. La partita cambia ancora punteggio, e c’è un altro errore del fischietto: l’azione del gol di Fabregas che fissa il punteggio sul 2-2 nasce da un mani chiaro di Thiago: Michel esplode e viene allontanato dal campo. La tensione e la rabbia obnubila la mente dei giocatori del Siviglia che si fanno sorprendere al 93’ dal Guaje Villa. Inizia una settimana impegnativa che prosegue con la trasferta a Lisbona per incontrare il Benfica e termina domenica sera con il SuperClasico contro il Real Madrid. Non basterà questo Barcellona per ottenere un buon risultato.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta.it

26 settembre 2012

Benzema-Cristiano, il Madrid si riaccende

Fonte: Gazzetta.it

 
Riaccesa la luce. Dopo le polemiche per il sabotaggio-guasto all'impianto di illuminazione che ha costretto il rinvio dell’incontro al giorno successivo, comincia con le luci del tramonto madrileno la gara tra Rayo Vallecano e Real Madrid. E per gli uomini di Mourinho è una lenta rinascita: non una gara perfetta, ma una vittoria netta (2-0 il finale) e tre punti importanti, dopo lo sconcertante inizio di di campionato.
L’ex tecnico dell’Inter reintegra Sergio Ramos sulla linea difensiva, gli mette Pepe al fianco, Arbeloa e Marcelo ai lati. Davanti Modric viene provato da 10 con alle spalle Essien e Xabi Alonso, in aggiunta al solito trio delle meraviglie Cristiano-Benzema-Di Maria. Inizio sottoritmo, poi una vera e propria meraviglia illumina la gara. Il gol del vantaggio madridista è una vera delizia, a cominciare dal passaggio di apertura della transizione: un tacco al volo di Marcelo. Cristiano attende il taglio profondo di Di Maria che riceve a sinistra, trova il fondo e pesca in mezzo Benzema. appoggio di destro e palla che rotola naturalmente nella rete: è il 13'. Segue un quarto d’ora perfetto del Madrid, adeguate le spaziature tra i reparti, ordinata la fase di pressing (in cui c’è coinvolgimento unanime), perfette le tempistiche delle ripartenze. I Blancos (stavolta Azulados, per la trasferta) arrivano diverse volte in porta, le occasioni migliori sono per Di Maria (parità numerica coi difensori, fuori il sinistro sul palo lungo) e Modric (bravo il portiere Ruben nell’uno contro uno).
Poi si spegne la luce: ma stavolta non c’è sabotaggio, ma un calo di concentrazione poco uso nelle squadre di Mourinho. Il Rayo riprende in mano la partita, lanciando un bel segnale psicologico, che aiuterà anche in futuro. Alza il ritmo, aumenta l’intensità: cambia la partita, che ricomincia con una porta sola. Alla mezz'ora clamoroso doppio salvataggio del Madrid: prima ci pensa Iker su testa di Delibasic, poi di petto, regolarmente, è Xabi Alonso a salvare sulla linea la conclusione di Casado. Finisce alla grande il primo periodo il Rayo, in cui è necessario segnalare l’intraprendenza di Leo Baptistao, attaccante brasiliano classe 1992 di grande prospettiva. La seconda parte ricomincia con qualche errore di troppo nella fase difensiva del Madrid (allucinante un retropassaggio di Arbeloa che rischia l'autorete) e una buona pressione, ma più confusa, del Rayo. Al Real fischiano un fuorigioco folle in un contropiede uno contro zero di Benzema, e un ulteriore taglio profondo di Cristiano pescato da Di Maria è all’origine del rigore che darà il 2-0 e la sicurezza al Madrid, anche se mancano venti minuti al termine. C’è il tempo per qualche esercizio di stile in contropiede degli uomini di Mourinho, per un vizioso contrasto del pur ottimo Lass (lui pure un 1992) che lascia lo scarpino in un contrasto e rischia di far veramente male alla testa di Pepe e per un errore a porta vuota di Cristiano.



Assegnati i tre punti al Real Madrid, non si spengono le polemiche sul rinvio della partita. Il tifo caldo rayista, i Bukaneros, rifiutano le accuse di sabotaggio mosse loro da diversi organi di stampa (il movente sarebbero l’alto prezzo dei biglietti). Il Rayo continua a sostenere che ci sono stati ben 57 tagli ai cavi dell’illuminazione, anche se ancora non si capisce quando ciò sarebbe avvenuto, e come mai solo poche ore prima dell’inizio della gara ci si sarebbe accorti del sabotaggio. Una commissione indagherà, il danno di immagine al movimento spagnolo rimane: stasera è l’ultima preoccupazione di Mourinho e dei tifosi del Real Madrid.

CARLO PIZZIGONI