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20 febbraio 2012

Muriel e Cuadrado, a Lecce nascono stelle





Serse Cosmi, a fine match arriva trafelato e un po’ zoppicante davanti alle telecamere, rivendicando una sorta di primogenitura e annunciando la nascita di due nuove stelle del firmamento calcistico. Si tratta dei due ragazzi colombiani che hanno deciso, con gol e giocate decisamente di un livello superiore, la sfida salvezza tra Lecce e Siena: Luis Muriel e Juan Cuadrado.

L’attaccante ha segnato il primo gol e ha prodotto una giocata alla Ronaldo procurandosi il rigore della sicurezza, Cuadrado ha messo in mostra un coast-to-coast concluso con un elegante pallonetto finito in fondo alla rete. I due ragazzi vivono questa stagione salentina in attesa di ritornare all’Udinese, il club che ha la proprietà del loro cartellino. Entrambi sono stati pescati in Colombia dagli osservatori di Pozzo, ed entrambi sono cresciuti attraverso il percorso costruito ad hoc dagli ottimi uomini dell’Udinese.

Cuadrado è arrivato in Italia nel 2009 e ha giocato solo spezzoni a Udine: giocatore di tanta corsa, a Udine hanno ritenuto giusto fargli fare esperienza in un club dove potesse giocare tanti minuti, così da accumulare fiducia e confidenza nelle sue enormi qualità fisiche e, ma qui stiamo ancora lavorando, riconoscere le diverse situazioni di gioco, mantenendo sempre la concentrazione giusta per tutto il match.

Muriel è un ragazzo che il sito di Max ha presentato in anteprima al pubblico italiano, diversi mesi fa. Lo avevamo scelto perché aveva già fatto intravedere giocate interessanti: pescato in Colombia, l’Udinese lo aveva portato in Europa ma lo aveva fatto cresce nel Granada, l’altra squadra di proprietà dei Pozzo, giunto nella massima divisione proprio quest’anno. L’idea comune è quella di farli maturare poco alla volta e, almeno nel caso di Muriel, beniamino di questo sito, è possibile che ci potremmo trovare di fronte ad un altro Alexis Sanchez. A Udine sono abituati a gestirli, i talenti. Così come il Niño Maravilla, oggi titolarissimo del Barcellona al fianco di Messi, era stato scovato giovanissimo in Cile e gli si era costruita una carriera che prevedeva una serie di step graduali, la possibilità di crescere con calma, fino a esplodere, così sarà per Muriel e Cuadrado. Che oggi vivono tranquilli a Lecce, si ritrovano a mangiare le arepas in casa del maggiore dei due (Cuadrado ha 23 anni, Muriel solo 20) e costruiscono, con calma, il loro futuro di stelle.

CARLO PIZZIGONI

Fonte: Max

22 dicembre 2011

[Analisi - San Siro dal Vivo] Inter - Lecce 4-1

Davanti a una partita in cui una squadra è protagonista di 4 pali, 4 segnature e un numero amplissimo di occasioni da rete, potrebbe esserci poco da dire, nulla da approfondire. Proviamo a trovare spunti da un match a senso unico.

Iniziamo dal Lecce. Vedere questo tipo di attenzione, prima che schieramento difensivo in serie A è sconfortante. Uomini continuamente persi, anche in zone pericolose, raddoppi bucati e fuori tempo, distanze casuali tra uomini e reparti. La squadra di Cosmi, che indubbiamente possiede qualità in alcune zone del campo, secondo me registra l'andazzo di questa serie A, sempre meno competitiva e interessante da tanti punti di vista.

Poi, l'Inter. Ranieri, dopo alcuni periodi di più o meno sperimentazione, è tornato alla piattaforma del 442, che storicamente è il sistema - con tutte le modifiche e gli adattamenti del caso - che più gli ha dato soddisfazioni. Un sistema che sente suo e che riesce bene a trasmettere ai giocatori ( successe lo stesso a Roma). L'Inter è indubbiamente più solida e più convinta, giocando il 442. Il primo tempo, giocato (finalmente) con un ottimo sostegno dei laterali, fa sempre un po' di fatica ad abbandonare un'eccessiva impostazione orizzontale, in più un giocatore chiave come Forlan (tornato titolare dopo il brutto infortunio) fa fatica a coordinarsi con il movimento della squadra e viene trovato e innescato raramente nella zona pericolosa tra la difesa e il centrocampo leccese. Dopo il gol subito (gran rete di Muriel, che conferma la crescita che lo porterà a diventare un giocatore importante: in Colombia al Mondiale under 20 abbiamo scommesso su di lui), è necessario aumentare il ritmo, sfrutta bene gli esterni e l'Inter inizia un tiro al bersaglio verso la porta di Gabrieli. Segna solo una rete con Pazzini, ma costruisce tantissimo, senza subire nulla, anche grazie all'ennesima prestazione monstre di Zanetti, schierato interno di centrocampo a fianco di Thiago Motta: l'Inter ha sostanza in mezzo, recupera palla sempre altissima e il Lecce è contato in piedi.

Il secondo tempo inizia con una doppia sorpresa: il Lecce non modifica né uomini né impostazione difensiva ( entra Piatti per Olivera, ma poco cambia come atteggiamento) e l'Inter cambia modulo e giocatori: fuori Faraoni e Forlan e dentro Cambiasso e Milito, e ritorno al 4312 di ottobre. In questa fase di partita l'Inter trova sì la rete del 2-1 con Milito (bella verticalizzazione di Alvarez nel deserto della difesa del Lecce) ma inizia a subire sugli esterni, specie a destra (Quadrado), e in transizione dove d'incanto le distanze, oltre a non ritrovare più la palla alta, si perdono e si ricreano quelle falle di inizio campionato. Dopo un paio di reti divorate da Corvia e co. Ranieri ritorna precipitosamente al 442, mettendo Obi a sinistra ( surrogato Pazzini: Alvarez dietro Milito). Il Lecce è però mentalmente tornato in partita, e qualche situazione da gol la confeziona anche dopo il 3-1 di Cambiasso, segnato appena dopo il ritorno al 442 con una bella discesa del positivo Nagatomo a sinistra ( oltre al consueto bouquet di errori leccesi).

Chiude il match Alvarez, dopo l'ennesimo spunto del giapponese a sinistra, il pubblico infreddolito e non numeroso inneggia il "vi vogliamo così". Per Ranieri la conferma che col 442 la squadra, almeno qui in Italia, in questa serie A, è competitiva e può arrivare lontano: al ritorno di Sneijder si vedrà.




INTER: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo; Faraoni , Zanetti, Thiago Motta, Alvarez; Forlan (dal 1’ s.t. Milito), Pazzini (dal 27’ s.t. Obi). (Castellazzi, Cordoba, Coutinho, Castaignos). All. Ranieri.
LECCE: Gabrieli; Oddo, Tomovic, Ferrario; Cuadrado, Giacomazzi, Obodo (dal 30’ s.t. Pasquato), Olivera (dal 1’ s.t. Piatti), Brivio; Muriel (dall’8’ s.t. Corvia), Di Michele. (Turbacci, Diamoutene, Bergougnoux, Grossmuller). All. Cosmi

MARCATORI: Muriel (L) al 19’, Pazzini (I) al 34’ p.t.; Milito al 4’, Cambiasso al 28’, Alvarez al 36’ s.t.

20 settembre 2011

Inler, il (mezzo) turco-napoletano


Fonte: Max on line



Se il Napoli è oggi la squadra con più appeal d’Italia non è solo merito dei tre tenori davanti, Hamsik, Lavezzi e il bomber Cavani. La certezza che la squadra di Mazzarri sia competitiva ad alto livello in Europa, dopo il pareggio a Manchester contro il City plurimiliardario di Roberto Mancini, è dovuta anche al fatto che è arrivato un nuovo direttore d’orchestra in mezzo al campo, il (mezzo) turco napoletano Gökhan Inler.
Niente però atteggiamento sopra le righe alla Totò, Inler fuori dal campo è una persona fin troppo seria, tanto che per animare la conferenza stampa di presentazione il presidente Aurelio de Laurentiis gli ha messo in testa una maschera da leone.
Avranno sorriso su a Olten, nel nord della Svizzera, dove nacque il movimento letterario più celebre della storia elvetica contemporanea, con Friedrich Dürrenmatt e Max Frisch. A Olten lo conoscono Gökhan, lo hanno visto crescere: figlio di una famiglia turca, esultarono quando giovanissimo era quasi certo il suo passaggio al Fenerbahce di Istanbul. E invece Inler rimase in Svizzera, e grazie alla Svizzera si è affermato: dopo essere stato scartato dal Basilea è Lucien Favre a scoprirlo e lanciarlo nello Zurigo. Favre, probabilmente il miglior allenatore della Svizzera dei nostri lustri (sta facendo un lavoro eccezionale anche al Borussia Mönchengladbach, quest’anno), tira fuori da Inler il meglio da questo ragazzo taciturno, introverso, (troppo) sensibile, incline all’apatia ma dai mezzi tecnici fenomenali.
Il sangue turco, l’educazione (anche sportiva) svizzera ha sortito un mix unico, da maneggiare con cura: soprattutto da sollecitare con i giusti toni. A Udine lo hanno scovato prima di tutti, allo Zurigo, dove giocava con Dzemaili (ora suo compagno al Napoli) e con il più talentuoso di tutti Margairaz, che come da copione si è perso, e lo hanno gestito in maniera perfetta, stimolandolo quando era il caso, costruendo anche moralmente il giocatore. La scelta della Nazionale ha un po’ deluso tanti fratelli turchi, Inler ha preferito la Svizzera, quando quasi tutti i giocatori con doppio passaporto (da Kuzmanovic a Rakitic) sceglievano di allontanarsi da Berna. Chi si attendeva da Inler un proclama, dopo questa preferenza, non lo conosce: “ehm, veramente ho scelto chi mi ha chiamato prima!” Gökhan Inler è un centrocampista che sa fare tutto e lo sa fare bene, è un cristallo da lucidare costantemente e con cura, brillerà, e con lui il Napoli.

10 maggio 2010

[San Siro] Inter - Chievo 4-3. Spunti

L'ultima partita a San Siro l'Inter la gioca sul velluto, si distrae solo sul 4-1, quando arriva la pioggia e lo stadio si accende per qualche minuto grazie al gol del Cagliari a Roma: lascia due gol, poi controlla fino alla fine.

CIRCOLAZIONE INTER. Il Chievo, già salvo e con la testa in vacanza, schiera una difesa a 5 ma non ci mette l'intensità necessaria per infastidire il possesso palla dell'Inter. Resta, tuttavia, la circolazione palla dell'Inter sempre molto fluida (movimento di palla e uomini sempre ben coordinata), un leit motiv ricorrente, specie nelle gare casalinghe, a dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, della modifica del piano di gioco sviluppato quest'anno da José Mourinho (continuamente oggetto dei cori d'affetto dello stadio), che ha cambiato rispetto all'anno scorso 5-6 giocatori dell'undici iniziale.

PIANO DI GIOCO. L'Inter è partita ieri con un 433. I centrali difensivi hanno sbadigliato non poco, mentre i terzini hanno avuto continuo appoggio alla manovra: nella prima ora di gioco splendido Maicon, poi ha tirato il fiato, mentre a sinistra Zanetti ha lavorato per la "pulizia" della circolazione bassa: un compito che raramente e per diversi motivi ha svolto in carriera: gli ultimi venti minuti ha provato qualche sgroppata palla al piede; bravissimo anche nell'accompagnare il pressing offensivo della squadra, accorciando sulla palla e recuperando palloni importanti, grazie alla sua forza, oltre la linea di metacampo. I tre di centrocampo sono sì partiti in linea ma hanno via via disegnato un "triangolo" in campo, con un uomo sempre più avanzato e due a riequilibrare, che ha aiutato circolazione di palla e attacco alla linea difensiva (numerosi gli inserimenti): sempre attenti, poi, nella copertura dei terzini che avanzavano. Davanti, i tre attaccanti sono partiti larghi ma hanno più volte cambiato posizione, con un Milito molto disponibile anche ad andare sul lato. Interessante il ruolo di Eto'o, più volte nella parte di suggeritore dietro le punte, ruolo che il suo QI calcistico, sviluppato anche in tanti anni di Barcellona, gli permette ampiamente di svolgere.



Inter (4-3-3): Julio Cesar; Maicon, Materazzi, Samuel, Zanetti; Stankovic, Cambiasso, Thiago Motta (11'st Muntari); Eto'o, Milito (Mariga 46'st), Balotelli (19'st Pandev). A disposizione: Toldo, Chivu, Mariga, Quaresma, Arnautovic. All.: Mourinho

Chievo (5-3-2): Sorrentino; Sardo, Frey N., Mantovani, Scardina (30' st Ariatti), Jokic; Luciano, Rigoni (1'st Bentivoglio), Marcolini; Granoche (17'st Abbruscato), Pellissier. A disposizione: Squizzi, Moro, Iori, De Paula. All.: Di Carlo

Gol: 11'pt aut. Thiago Motta, 12'pt aut.Mantovani, 34'pt Cambiasso, 39'pt Milito, 6'st Balotelli, 14'st Granoche, 30'st Pellissier

26 aprile 2010

[San Siro] Inter - Atalanta 3-1. Spunti

Reduce dall'impresa di martedì scorso nella quale aveva messo sotto la squadra più forte del mondo, il Barça, l'Inter, in attesa del ritorno al "Camp", riesce a trovare i tre punti che le permettono di tornare in testa alla classifica di campionato. Vittima, stavolta, è l'Atalanta che non approfitta appieno di un avvio legittimamente non intenso degli uomini di Mourinho: trova il gol ma si fa rimontare con troppa facilità, e una volta sotto i bergamaschi non hanno nemmeno la forza per provarci.

SALITA E DISCESA INTERISTA. Pronti-via, l'Inter è già sotto: dopo cinque minuti un errore di Materazzi sulla linea difensiva permette a Tiribocchi di palesarsi davanti a Julio Cesar e a scuotere la rete alle spalle del brasiliano. Il Tir sfiora anche il secondo gol, pochi minuti dopo, di testa. Le tossine della partita di Champions fanno fatica a essere prontamente eliminate ma l'Inter non ha scelta, si deve rimettere in carreggiata, se non vuole finire fuori dalla corsa-Scudetto. La rete atalantina dà una scossa agli interisti che ritrovano le (residue) energie rimaste in corpo grazie al gol pescato su un contropiede lineare (Eto'o-Sneijder-Milito) epperò favorito da un errore di Bianco. Lì comincia una situazione più facile da gestire mentalmente per gli uomini di Mourinho (che deve rinunciare alla spinta di Maicon a destra, all'opzione Pandev davanti e vuole dare qualche minuto di riposo a Cambiasso e Thiago Motta) che riescono a pescare le residue energie nel serbatoio e ad organizzare un break dove trovano il gol del 2-1 con un'azione ben costruita e finalizzata da Mariga, anche se l'ultimo tocco è di Muntari (buona la prova del kenyano, almeno finché gioca davanti alla difesa: discreta gestione della palla e buoni tempi di pressing).

L'ATALANTA. Il cratere in cui si sono imbucati i bergamaschi è soprattutto mentale. L'Atalanta ha offerto una prova disarmante, specie se si considera l'iniziale vantaggio, che in linea teorica avrebbe dovuto raddoppiare le energie. Invece, gambe dure, paura generalizzata, difficoltà di organizzare una minima manovra. Poche luci: Tiribocchi che si batte in mezzo ai centrali interisti e qualche spunto di Valdes, che trova tuttavia la fascia ostruita dall'ennesima prova maiuscola di Javier Zanetti. Da fuori è facile suggerire soluzioni: perché Valdes mai nel centro del gioco, perché rilanciare oggi Doni, perché non da subito Amoruso? Ma è ovvio che se un allenatore sceglie un immutabile 442 di questo tipo (e un'esecuzione piatta e una lentezza disarmante in tutte le situazioni di gioco) ha problemi interni che riguardano più la mente dei giocatori e non trova e non cerca soluzioni tattiche per modificare il vento. Infatti, la società ha individuato in un tecnico "da spogliatoio" come l'indigeno Mutti l'ultima scialuppa di salvataggio per questa stagione, dopo il black out con Gregucci e Conte. In casa col Bologna, domenica prossima, la Dea si deve scuotere: Padoin, Guarente, Ferreira Pinto devono giocare un'altra partita, rispetto a quella proposta a San Siro.

GESTIONE INTER. Una volta ripreso il comando dell'inerzia del match, l'Inter ha cercato di gestirlo, provando magari a risparmiare qualche energia fisica. Mentalmente, in serie A, devi sempre esserci (rischio: prendere gol come quello di Tiribocchi), specie in queste ultime partite. All'inizio del secondo tempo Cambiasso surroga Sneijder (mezzo infortunato e a cui, forse, viene concessa l'opportunità di un break), con Mariga che va centro-destra e Stankovic dietro le punte. La gestione della palla è però insufficiente, anche se l'Atalanta non crea molto, più che altro per demeriti propri. Mourinho non è soddisfatto, si lamenta più volte con Stankovic, che poi sostituisce con Thiago Motta: il brasiliano ex Barça è la chiave per l'immediato miglioramento della circolazione di palla, il terzo gol (sberla da fuori di Chivu) per il definitivo rilassamento: gli ultimi minuti sono per un voglioso Arnautovic che gioca con intensità e voglia e sfiora più volte la soddisfazione del gol.




Inter (4-3-1-2): Julio Cesar; Zanetti, Cordoba, Materazzi, Chivu; Mariga, Stankovic (24' st Thiago Motta), Muntari; Sneijder (1' st Cambiasso); Milito (35' st Arnautovic), Eto'o. A disp. Orlandoni, Lucio, Quaresma, Samuel. All. Mourinho.

Atalanta (4-4-1-1): Coppola; Capelli, Bianco, Manfredini, Peluso; Ferreira Pinto (12' st Ceravolo), Guarente, Padoin, Valdes (11' st Amoruso); Doni (26' st Radovanovic), Tiribocchi. A disp. Rossi, Bellini, De Ascentis, Chevanton. All. Mutti.

Gol: 1-0 5' pt Tiribocchi, 1-1 24' pt Milito, 2-1 35' pt Mariga, 3-1 33' st Chivu.

17 aprile 2010

[San Siro] Inter - Juventus 2-0. Spunti

Bella e importante vittoria per l'Inter in una partita che per quello che è accaduto in questi anni è più di una partita, e l'equilibrio del risultato fino a un quarto d'ora dalla fine ha acceso ancora di più la tensione in campo e sugli spalti di San Siro, denutrito del pienone per ragioni di sicurezza.

IL PRIMO TEMPO. L'approccio alla partita è tutto juventino, giro-palla convinto con Diego come punto di riferimento degli appoggi e ricerca di conclusione da fuori area. Zac sceglie il rombo e le due punte e chiede a Diego di abbassarsi sul lato debole a palla persa per mantenere una copertura in ampiezza del campo. Nessun grande pericolo ma buon avvio per la squadra di Zaccheroni, che però si scioglie troppo presto: al 20' l'Inter ha già preso possesso dell'inerzia della partita e ha concluso verso la porta di Buffon con Sneijder (punizione), Thiago Motta da fuori e Lucio (deviazione del braccio di Zebina, ritenuta forse involontaria). I nerazzurri conducono il gioco ma non riescono a trovare con continuità la profondità e non hanno mai transizioni importanti, né primarie né secondarie. Sneijder non entra mai in partita, zoppica di tanto in tanto e, nonostante le diverse opzioni previste e messe in atto che il modulo dei tre attacanti (movimento di palla e uomini), l'ultimo passaggio è sempre impreciso e il controllo della tre-quarti non produce però pericolosità nei 16 metri finali.

L'ESPULSIONE DI MOMO E LE SCELTE DI ZAC. Il rosso per doppio giallo a Sissoko non muta l'inerzia del match epperò pone una scelta rilevante a Zaccheroni: mantenere un assetto offensivo chiedendo il sacrificio ai tre giocatori d'attacco o inserire un centrocampista di copertura e fare densità in mezzo al campo? Zac non osa, forse le condizioni fisiche e emotive della sua squadra gli fanno sembrare la permanenza di Diego-Iaquinta-Del Piero con la squadra in inferiorità numerica un azzardo troppo grande. Inserisce Polusen che va centro-sinistra con Marchisio che surroga a destra la posizione del maliano: rombo con Iaquinta unica punta. Così si condanna a una difesa ad ad oltranza, anche perché, specie nella ripresa la Juve accompagna la fase offensiva con un solo centrocampista, mantenendo bassa la linea difensiva (anche forse per non concedere transizioni prepotenti ai nerazzurri: le pochissime che lasciano sono pericolosissime: Eto'o calcia alto su un uscita di Buffon). Cannavaro e Chiellini fanno una buona partita in mezzo, anche perché la copertura in mezzo al campo funziona: rimane il fatto che non producendo nulla offensivamente e non lavorando per guadagnare campo non manda mai in apprensione l'avversario, e in questa stuazione all'Inter devi concedere palle gol. I nerazzurri non sono precisi sotto porta (In specie Milito) e mancano il gol del vantaggio. Che trovano però a un quarto d'ora dal 90' con una magia di Maicon, molto presente nella gara fin dal principio anche perché raramente costretto sulla difensiva dagli avversari.

GLI ERRORI E GLI ALIBI DELL'INTER. Giocare sempre, essere impegnati continuamente, in ogni competizione, con un calendario folle che non presenta sconti, fisici e soprattutto mentali, è un alibi certamente per la scarsa brillantezza degli uomini di Mourinho, che pur controllando la partita non riescono a cambiargli il passo. In più, le occasioni che creano sono sprecate malamente. Paradigmatica la prova di Milito, che sbaglia gol che metteva nel sonno a inizio stagione: stanchezza fisica o mentale, o entrambe? L'accoppiata Thiago Motta regista nella prima fase dell'azione e Sneijder assist-man al limite dell'area non funziona proprio per una generale mancanza di spunto: i movimenti ci sono, le combinazioni anche ( bravissimo come sempre Eto'o nelle letture delle situazioni, seppur non agevolato dalla posizione di esterno) ma manca il passaggio importante pre-finalizzazione. In più il muro della Juventus è impressionante fisicamente: Felipe Melo - Sissoko - Marchisio e poi Puolsen hanno solidità e gamba, e ci aggiungono una grande concentrazione in fase di non possesso. Dura per tutti. L'ingresso di Balotelli non produce il cambio emotivo del match che Mourinho spesso trova nelle sue sostituzioni: Mario gioca un discreto match, andandosi a prendere botte e palloni sulla destra ma non produce molto(da fermo invece regala una punizione favolosa, e quasi perfetta: la traversa gli nega l'ennesimo gol alla Juve). E' abbastanza comunque pe ri tre punti per il nuovo sorpasso alla Roma, in attesa del derby capitolino la pressione ora è tutta giallorossa.




INTER (4-2-3-1): Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Thiago Motta (1' st Stankovic), Cambiasso, Eto'o, Snejder (44' st MuntarI), Pandev (10' st Balotelli), Milito (21 Orlandoni, 2 Cordoba, 23 Materazzi 89 Arnautovic). All.Mourinho

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Zebina, Cannavaro, Chiellini, Grosso, Sissoko, Felipe Melo, Marchisio (32' st Salihamidzic), Diego, Del Piero (42' Pt Poulsen), Iaquinta (27' st Amauri) (13 Manninger, 29 De Ceglie, 33 Legrottaglie, 16 Camoranesi). All.Zaccheroni

Gol: 75' Maicon, 91' Eto'o

13 aprile 2010

[San Siro] Milan -Catania 2-2. Spunti

Ennesima occasione persa dal Milan per avvicinare la vetta. Il pari in rimonta dei rossoneri sul Catania è condito da diversi ingredienti: una non giustificabile apatia iniziale e il successivo desiderio di riprendere in mano la partita. Anche se montano i segnali negativi nell'ambiente rossonero, dai fischi del pubblico al inguaggio del corpo di alcuni giocatori che non giocano esattamente con la bava alla bocca...

PRIMO TEMPO
. Dopo un paio di combinazioni rossonere a inizio gara il Catania guadagna l'inerzia del match e la mantiene per tutto il primo tempo. Il 433 di Mihajlovic abbassa tantissimo gli esterni d'attacco Izco e Mascara, a formare praticamente un centrocampo foltissimo, pronto a ripartire (ma i terzini rimangono bloccatissimi) utilizzando i tagli di Maxi Lopez in profondità. Biagianti e soprattutto Ricchiuti sono pieni di iniziative e hanno la gamba e la qualità per fare male alla transizione difensiva del Milan che è poca cosa per modalità e tempi di rientro. Il Milan gioca a un ritmo bassissimo, fatica a trovare sbocchi: l'attacco è una serie infinita di uno contro uno da fermo con il Catania che non fatica a portare i raddoppi necessari anche sul lato (bravo comunque Alvarez), segnatamente quello di Ronaldinho, poco incisivo e stranamente approssimativo nel ricamo. Seedorf è in giornata negativa, Pirlo è spesso impreciso e forse stanco, Borriello non vince un duello individuale contro Spolli e Terlizzi e Huntelaar offre qualche giocata di sponda, prova a dialogare ma non trova la posizione e minuto dopo minuto scompare letteralmente dal campo.

ADRIAN RICCHIUTI
. La maggiore sorpresa del primo tempo, che eleva la qualità delle ripartenze del Catania è certamente quella rappresentata dalla posizione di Ricchiuti. Sulla qualità, palla al piede, del ragazzo di Lanus nessuno ha mai avuto dubbi, qualcuno in più sulla continuità della sua concentrazione durante il match e la volontà di sacrificarsi. Invece Ricchiuti gioca un'ora da favola da centrocampista: è motivatissimo, vuole palla, va nello spazio e segna un gran gol, di testa, in rimorchio dopo una buona transizione offensiva rosso-azzurra e un buon assist di Maxi Lopez. Ma non ha difficoltà nel rientrare sotto la linea della palla una volta persa, e ci aggiunge tackle cattivi, da argentino vero. MVP a San Siro, dopo l'esordio in A a trent'anni.

LEO E IL MILAN. Leonardo prova a rimanere in partita: è forse uno dei pochi a crederci ancora. La sua squadra parte bene nel secondo tempo e ha il merito e la fortuna di trovare immediatamente il gol che rimette in gioco il pubblico. Prova a giocarsi le sue carte, inserendo anche il dinamismo di Flamini senza perdere Ambrosini (retrocesso a difensore centrale) e le quattro punte con Mancini e Dinho sulle fasce e Inzaghi e Borriello centrali. Il centravanti campano trova due bei gol che salvano almeno la faccia al Diavolo.

SINISA E LA RIMONTA. Mihajlovic gioca un esimio primo tempo: controlla la gara senza difficoltà e raggiunge addirittura due gol di vantaggio, meritatamente. Nel secondo non riesce però a trovare una linea di condotta chiara per la sua squadra. Il suo Catania entra troppo scarico e disattento nella seconda parte, nei primi minuti, decisivi poi per definire le sorti del match. Surroga Carboni con Biagianti davanti alla difesa con l'inserimento di Ledesma (che si divora il gol del 3-2) ma in generale finisce per venire aggredito dalla partita, che non resce più a ribaltare. La sua squadra arretra troppo e, levato Ricchiuti, rinuncia praticamente a ripartire. Il tecnico serbo è sempre un passo indietro nel match rispetto al Leonardo del secondo tempo e sceglie di chiudere con la difesa a tre centrali solo dopo la rete del pareggio di Borriello, che subisce con in area quasi la parità numerica. In generale nel secondo tempo il Catania perde di identità e vanifica il gran lavoro della prima frazione.





MILAN (4-2-1-3): Dida; Abate, Thiago Silva, Favalli (18' st Flamini), Antonini; Pirlo, Ambrosini; Seedorf (30' st Mancini); Ronaldinho, Borriello, Huntelaar (30' st Inzaghi). A disp. Roma, Zambrotta, Kaladze, Gattuso. All. Leonardo.

CATANIA (4-3-3): Andujar; Alvarez, Spolli, Terlizzi, Capuano; Ricchiuti (27' st Delvecchio), Carboni (16' st Ledesma), Biagianti; Izco (38' st Potenza), Maxi Lopez, Mascara. A disp. Campagnolo, Bellusci, Morimoto, Russo. All. Mihajlovic.

Gol: pt 12' Maxi Lopez, 43' Ricchiuti; st 2' Borriello, 35' Borriello

25 marzo 2010

[San Siro] Inter - Livorno 3-0. Spunti

La partita contro il Livorno per la capolista Inter arrivava in un momento delicato: i nerazzurri erano in evidente flessione in campionato (probabilmente complice la "malattia" che si è sviluppata in società per la Champions, che assorbe un mucchio di energie nervose ) e dovevano assolutamente ottenere i tre punti. Vero che ottenere tre punti col Livorno di queste lune non rappresenta un impresa titanica, ma in queste gare in cui hai tutto da perdere c'è sempre un po' di preoccupazione e allerta. In aggiunta c'era da ovviare alle assenze di Sneijder e Milito (oltre che del "ribelle" Balotelli).

DIFFICOLTA' INIZIALI INTER. Il 3-0 finale è un risultato rotondo e meritato ma non condanna in toto la prova del Livorno, che a inizio match, almeno per mezz'ora, gioca un calcio produttivo fatto di contenimento e ripartenze ispirate. Gli uomini di Cosmi accompagnano con ordine i ribaltamenti e si trovano non meno di tre volte davanti alla porta: imprecisi, precipitosi, però vivi. Di Gennaro, Danilevicius, Pulzetti, l'accompagnamento di Raimondi: il Livorno ci prova e la densità difensiva dà fastidio alla circolazione di palla dell'Inter. Fino all'uno -due di Eto'o, c'è partita.

DUE ANIME. L'Inter è un progetto non ancora definito, completo. Soprattutto, non è ancora avvenuto il mutamento da una squadra abituata a giocare molto spesso diretto verso le punte a un'altra che deve fare gioco palla a terra per arrivare alla porta. Nell'Inter ci sono ancora due anime. C'è paradigmaticamente il rilancio lungo di Materazzi o Cordoba e le sbracciate di Eto'o che indica ai compagni di giocare palla rasoterra. I nerazzurri vogliono, devono fare girare il pallone e nei primi minuti l'ordine di scuderia è rispettato, ma alle prime difficoltà ritornano le vecchie abitudini, ci si rifugia nel gioco diretto verso le punte, ma Eto'o, schierato centravanti, è assolutamente inutile se il primo principio di gioco è questo.

LA PROVA DI MOTTA. Si ha un bel dire della lunghezza della panchina dell'Inter: a centrocampo, levato Sneijder, che però dovrebbe giocare più avanzato, i nerazzurri hanno un solo giocatore che può indirizzare i tempi di gioco, Thiago Motta. Ieri, giocando contro una squadra che faceva densità ma non usciva altissimo per aggredire alzando i ritmi, Motta ha giocato un grande match, coronato da due assist, in occasione del primo e del terzo gol. Sa pulire l'inizio dell'azione, staccandosi dalla linea di centrocampo e abbassandosi quasi sulla linea dei deifensori e trova i tempi per cercare la profondità con qualità grazie al suo bel sinistro.

IL 433. Formazione quasi obbligata per José Mourinho, epperò buone risposte davanti: Eto'o centravanti trova due grandi gol e Quaresma una partita di sostanza. Il portoghese corre, ricama il giusto e mette ottime palle in mezzo, prova pure a concludere e San Siro gli tributa una serie di applausi. La mancanza di uomini chiave come Sneijder e Milito obbliga a un ruolo più attivo i centrocampisti: di Motta si è detto, Zanetti accompagna maggiormente l'azione, con e senza palla. Maicon gioca un match tranquillo, ma quando si accende è devastante, Chivu rientra dopo il grave infortunio e non può essere al top. Cordoba - Materazzi al centro concedono più di qulache sbavatura, e pure Julio Cesar non pare concentratissimo, per questa gara però è sufficiente. Anche perché dopo il 2-0 il Livorno si spegne e i cambi di Cosmi non riescono ad invertire l'inerzia, la mezz'ora finale è puro garbage time: si guarda già al week end.




INTER (4-3-3) Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Materazzi, Chivu (dal 31' s.t. Samuel); J. Zanetti, Cambiasso (dal 19' s.t. Mariga), T. Motta (dal 24' s.t. Muntari); Pandev, Eto'o, Quaresma (Toldo, Lucio, Arnautovic). All. Mourinho.

LIVORNO (3-5-1-1) Rubinho; Perticone, Rivas, Knezevic (dal 19' s.t. Diniz); Raimondi, E. Filippini (dal 1' s.t. Vitale), Prutsch, Pulzetti, Pieri; Di Gennaro (dal 6' s.t. Tavano); Danilevicius. (Bardi, Lignani, Lucarelli, Bellucci). All. Cosmi.

Gol: Eto'o al 36' e al 41' p.t.; Maicon al 16' s.t.

08 marzo 2010

[San Siro] Inter - Genoa 0-0. Spunti

Brutto pareggio in casa per l'Inter: non dà il (definitivo?) scossone al campionato e soprattutto gioca una partita abulica, senza intensità contro una squadra attenta in fase difensiva e nulla più. Mourinho certo non sarà soddisfatto, anche dell'atteggiamento di certi suoi giocatori: le partite si vincono con voglia e dedizione, non le regala nessuno.

LE DIFFICOLTA' DELL'INTER. Fuori Motta per infortunio e Cambiasso per squalifica Mourinho sceglie il 4231, con Pandev in campo e Eto'o in panchina. In mezzo Muntari e Stankovic a far circolare la palla e Zanetti sulla linea dei terzini. La sfera gira ma cambia lato troppo lentamente, e quasi mai l'Inter è pericolosa nei 16 metri: sulla fascia non riescono gli uno contro uno e non c'è sovrapposizione convinta (Maicon svogliato a dir poco), i tagli diagonali dei tre attaccanti vengono sempre presi bene dalla difesa genoana (che sceglie una linea bassa e molto densa): anche Milito, quando si sposta a destra per andare a caccia della palla che gli arriva diretta dalle retrovie dopo il movimento di Balotelli (tipica situazione di quest'anno dei nerazzurri), fa molta fatica a tenere il pallone: spesso viene anticipato e in generale non crea pericolosità anche perché legge male i raddoppi e non riesce a bucarli. Pandev è molto impreciso, Balotelli fumoso e con l'atteggiamento del fuoriclasse "arrivato" (ma i fuoriclasse arrivati alla Messi e alla Cristiano Ronaldo non hanno per la verità questo atteggiamento), Sneijder, in netto calo di forma, è più volte schermato dal'uscita di un difensore dalla linea: giocando sostanzialmente a 5 dietro Gasperini sceglie infatti di far uscire Bocchetti o Papasthatopoulos anche fino ai 25-30 metri per braccare l'olandese di Utrecht. L'Inter non ha la velocità di azione e di testa per trovare, centralmente l'alternativa, anche per una costante imprecisione negli scarichi che sanno tanto di poca concentrazione e lucidità. Il ritmo basso finisce per intorbidire ogni attacco, anche se difensivamente l'Inter non concede nulla con Lucio e Samuel sempre attenti.

LA DIFESA GENOANA. Gasperini diventa per una volta Fascetti: blocco medio basso grande attenzione alla marcatura e accompagnamento della ripartenza con pochi uomini. L'arma letale dei rossoblu di qualche tempo fa, la fase di transizione condotta a mille all'ora, è sparita dalla script: si cerca l'unica punta Suazo sul passaggio di apertura e si prova ad accompagnarlo con un ribaltamento controllato, molto controllato. Rarissime le sovrapposizioni dei due terzini Criscito e Rossi e anche i due attaccanti esterni, Sculli e Mesto, hanno più compiti di contenimento che di ripartenza: l'ex Reggina ha però una buona gamba ed è certamente il più convinto quando si ribalta l'azione: prova anche un bel tiro da fuori. La densità difensiva e l'estrema attenzione dei tre centrali dietro fa il resto: un punto cercava il Genoa per ritrovare tranquillità e un punto ha trovato, meritatamente.

L'ULTIMO ASSALTO
. Poca intensità nel primo tempo ma, stranamente, Mourinho non "attacca" la partita come fa di solito: i nerazzurri rientrano in campo con gli stessi undici e sostanzialmente poco cambia rispetto ai primi 45 minuti. Entra Eto'o perché Pandev è davvero un'ombra ma ci vuole il "trasferimento" del tecnico portoghese nella parte della tribuna più vicina al campo per spingere all'assalto finale, che produce le prime conclusioni pericolose verso la porta dell'Inter. Buona anche la prova di Quaresma a sinistra (con l'Inter che prova il 424, con Sneijder e Zanetti in mediana), l'unico che produce un po' di vivacità nella manovra, riesce a bucare diversi raddoppi genoani e a metter alcune palle interessanti: si ingarbuglia quando deve concludere, però forse avrebbe meritato più minuti, specie in una partita con un ritmo così basso.

IL PROBLEMA DEL CENTROCAMPO. All'Inter manca in mezzo al campo un giocatore che sa trovare i ritmi giusti della partita e che riesce a smistare palloni, sul corto e sul lungo, con massicce dosi di razionalità. Manca sicuramente un Pirlo ma basterebbe un Ledesma, e quando Sneijder è giù di tono e ben marcato è necessario, come nella partita contro il Chelsea, la presenza in campo di un giocatore come Thiago Motta. L'ex genoano, che ha brillato poco in questa prima parte di stagione interista, è però l'unico possiede caratteristiche adatte a una partita che prevede l'attacco a un "fortino". Stankovic è frenetico, Muntari avrebbe capacità di calcio (anche ieri, nonostante diversi errori, è l'unico che sapeva dare pale pulite in verticale) ma non sempre rimane lucido quando è pressato, Zanetti è eroico, intenso, fisico ma non possiede doti di regia, anzi... Con Cambiasso fuori e comunque grandissimo nella fase di interdizione più che in quella di costruzione(segnatamente non riconosce a dovere i tempi di gioco), l'Inter è "costretta" al tridente con Sneijder per avere pià opzioni quando attacca una squadra che fa tanta densità difensiva. La supposta profondità della panchina dell'Inter ha vuoti notevoli, altroché. L'intervento sul prossimo mercato credo debba andare anche in questa direzione.



Inter (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, J.Zanetti; Stankovic (30′ st Quaresma), Muntari (13′ st Cordoba); Balotelli, Sneijder, Pandev (12′ st Eto’o); Milito. A disp.: Toldo, Materazzi, Mariga, Arnautovic. All.: Mourinho (squalificato: in panchina Baresi)

Genoa (3-4-3): Amelia; Papasthatopoulos, Moretti, Bocchetti; Rossi, Milanetto, Zapater, Criscito; Mesto, Suazo (8′ st Jankovic; 22′ st Palladino), Sculli (17′ st Palacio). A disp.: Scarpi, Tomovic, Kharja, Juric. All.: Gasperini

22 febbraio 2010

[San Siro] Inter - Sampdoria 0-0. Spunti

Commentare una partita che si gioca per buona parte 11 contro 9 (e poi 10 contro 9) significa commentare un unicum, però anche questa situazione creatasi a San Siro nella notte del carnevale ambrosiano offre diversi spunti di lettura.
L'Inter ne esce ancora più compattata come gruppo: difende e riesce a ripartire in 9, è più pericolosa degli intimoriti avversari e, soprattutto, cementa un monolite in cui squadra e tifoseria paiono remare tutti compatti verso un obiettivo. Gli applausi a fine partita ( anche l'inedita panolada di solidarietà con la squadra e il suo allenatore, inchiodato al seggiolino fino all'espulsione di Samuel)non valgono tre punti ma dovrebbero essere un buon viatico per la partita di mercoledì col Chelsea: c'è voglia di riscatto, di dimostare la propria forza a chi si attende un passo falso dei nerazzurri nella competizione che negli ultimi anni ha regalato solo delusioni.

UNDICI CONTRO UNDICI: La prima mezz'ora del match è molto equilibrato. Il 442 di Delneri è però molto più efficace quando l'Inter difende a difesa schierata: la Samp è ampia con Semioli e Guberti larghi, Cordoba e Samuel spesso non anticipano i due attaccanti sampdoriani Pazzini e Pozzi, ciò innesca una serie di sponde e di inserimenti che premiano le incursioni di Poli soprattutto, che riesce ad effettuare l'unico tiro pericoloso nello specchio della porta di Julio Cesar. La Samp si esalta nell'attacco controllato ma non è mai pericolosa in transizione, anzi, quando deve ripartire veloce è parecchio imprecisa e si susseguono palle gettate malamente in tribuna. L'Inter riesce a portare un decente possesso palla ma non è mai abbastanza "cattiva" negli ultimi venti metri, dove si fa la differenza. Gli uomini di Mourinho sono ordinati nella circolazione, forse un po' lenti nel cambio di gioco ma sempre equilibrati, tanto da non andare mai in difficoltà sulle ripartenze blucerchiate. Poi, le espulsioni in serie dei due centrali di difesa Samuel e Cordoba cambia tutto.

UNDICI CONTRO NOVE: Nell'estrema difficoltà l'Inter ancora una volta si esalta. I nerazzurri si riorganizzano in un 431 con Milito solo davanti, Cambiasso scivolato in difesa a far coppia con Lucio, e Sneijder, Stankovic e Eto'o centrocampisti: nessun cambio conservativo, anche così Mourinho la partita credeva di poterla vincere e la squadra si è accodata alle visioni del mister portoghese. I tre in mezzo fanno un lavoro fenomenale, encomiabile, enorme (e che si metta a disposizione così uno che ha vinto da protagonista due Champions dicono del valore della squadra che viene prima di tutti i singoli), gestiscono una grande fetta di campo con intelligenza e sono bravi a raddoppiare nelle zone pericolose: buonissime anche le letture di Lucio e Cambiasso che escono quando devono sui tiratori frontali, sono attenti a trascinare la linea, a non subire palle dentro e non concedono mai la profondità. I cross sampdoriani sono tutti telefonati, buoni per le braccia di Julio Cesar o per la testa di Lucio. I ragazzi di Delneri deludono: propongono un giro palla lento che non fa per nulla male alla difesa e vanno poco e male sulle fasce (poche sovrapposizioni e quelle poche coi tempi sbagliati). Soprattutto, paiono a disagio: paradigmatica la situazione in cui, su un corner per l'Inter, in area di rigore ci sono 3 nerazzurri e 11 (undici) sampdoriani. Temono la beffa, che quasi si materializza dopo una palla di Pandev per Eto'o che però può concludere solo con potenza (la sfera gi resta un po' "sotto") e non "piazzare": Storari attento e sicuro ci arriva bene. Paradossalmente la Samp si scuote dopo l'espulsione ingenua di Pazzini, anche se non riesce mai a creare un'azione credibile e pericolosa: troppa paura, Palombo reclama calma ai compagni ma non c'è la necessaria lucidità e poi troppa, esasperante lentezza nelle giocate. La squadra di Mourinho è fenomenale, non rinunciando mai nemmeno alla fase offensiva, appena può: Milito e Sneijder devono poi uscire perché mercoledì e il Chelsea incombono, senza questo impegno avrebbero giocato il tempo necessario probabilmente per vincere la partita, che l'Inter, incredibilmente, meritava anche. Questo è il messaggio che esce da San Siro, una squadra che può tanto, compatta, unita: ora l'esame più duro, con un'altra squadra solida come quella diretta da Ancelotti: è ancora tempo di lotta.




Inter (4312): Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Samuel, J.Zanetti; Stankovic, Cambiasso, Muntari (35′ Lucio); Sneijder (36′ st T.Motta); Milito (26′ st Pandev), Eto’o.
A disposizione: Toldo, Mariga, Khrin, Quaresma.
Allenatore: Mourinho

Sampdoria (442): Storari; Zauri , Gastaldello, Lucchini, Ziegler; Semioli (39′ st Padalino), Palombo, Poli (33′ st Tissone), Guberti (11′ st Mannini); Pozzi, Pazzini.
A disposizione: Guardalben, M.Rossi, Accardi, Scepovic.
Allenatore: Delneri

14 febbraio 2010

[San Siro] Milan - Udinese 3-2. Spunti

Ritorna alla vittoria in casa il Milan dopo qualche passo falso. Lo fa contro un'Udinese davvero spenta a livello agonistico: se vuole salvarsi dovrà tirare fuori maggiore determinazione e cattiveria nei prossimi mathc.

MILAN. Leonardo riparte dal doppio mediano, riesce a controllare il ritmo partita e a rischiare pochissimo, nonostante il 3-2 finale. Mancini largo a destra è solo un cammeo, meno di dieci minuti e dopo un paio di scatti torna ai box sostituito da Pato che se innescato a dovere è un'occasione da gol che cammina. In mezzo si rivede Huntelaar, segna due gol dei suoi, da uomo d'area, anche se incide poco nella manovra. L'inizio del match fotografa la partita: i rossoneri sono vogliosi, aggrediscono la partita, anche rischiando uno sbilanciamento di troppo nonostante il doppio mediano: però dimostrano voglia. E nella prima parte del tempo si gioca a una porta sola: ci sono gli inserimenti di Ambrosini (ancora una volta tra i migliori), l'accompagnamento dei terzini (Favalli a sinistra meglio quando attacca, dietro tiene in gioco Di Natale sul gol del 3-2 che poteva riaprire il match ed è più volte eccessivamente disinvolto nella fase di costruzione iniziale perdendo palle potenzialmente pericolose). Ronaldinho illumina con l'apertura del gol del 2-0 per Pato e comunque rimane sempre in partita grazie a un ritmo di gioco basso che lo agevola non poco: viene raramente anticipato e, quando parte uno contro uno su Isla, si beve pure il raddoppio. Iniziando a sinistra (pochi minuti a destra prima del cambio con Beckham) ha il piede per far tutto ciò che desidera con la qualità che nessuno può mettere in dubbio. Dietro, preoccupa il fastidio muscolare di Thiago Silva (comunque buona la prova di Bonera, che ha preso il posto del brasiliano convocato da Dunga per la Seleçao) e Nesta cammina ancora un po' sulle uova: non è recuperato al 100% e in qualche sbavatura si nota, ma la sua presenza è comunque importante. Un po' sottotono Pirlo, anche se la gara più importante arriva martedì prossimo con lo United.

UDINESE. Grossa delusione: il ritrovare una squadra con tutti questi valori tecnici impelagata nella lotta per la retrocessione ha una motivazione chiara: mancanza di determinazione. E la gara di San Siro fotografa bene questo aspetto. Il piano partita dei bianconeri prevede un blocco difensivo medio basso per tentare la ripartenza veloce, ma lo sviluppo manca in primis di concretezza. La squadra di De Biasi esegue, ma non sembra credere molto a quello che fa, e comunque manca totalmente di cattiveri agonistica nei sedici metri. A ciò si aggiunga un nervosismo esplicito di più di un uomo della rosa, a cominciare dal capitano Di Natale per terminare con Inler: prova davvero sconcertante quella del mediano elvetico, piazzato centrocampista centrale (D'Agostino è out) nel 433 iniziale: sbaglia appoggi semplici, buca raddoppi elementari e in generale mostra cattive letture di gioco. Sostituito, trova a testa bassa lo spogliatoio senza passare per la panchina. Meglio Lodi, poi addirittura dentro Geijo per un 4213 con Pep largo a sinistra. L'Udinese parte con un 433 abbastanza schiacciato con Di Natale e Alexis Sanchez dediti anche alla copertura. Nella ripresa Floro Flores scivola dalla posizione centrale a quella di esterno sinistro del centrocampo, lasciando Di Natale davanti ma molto, quasi tutto è vanificato dall'atteggiamento, tra il poco determinato e il disattento, l'insicuro. Piovono gli errori in fase di transizione e la partita non cambia mai ritmo anche se il pressing del Milan è solo sporadico e certo non ostacola l'arrivo dei friulani ai 20 metri: poi lì ci devi mettere del tuo, e a Udine oggi non c'è la testa giusta. Tuttavia, l'estrema qualità della rosa permette all'Udinese di rimanere in partita e, teoricamente, anche di avere qualche chances per ottenere un punto. Ma ci credono troppo poco e il Milan non regala nulla. O De Biasi cambia andazzo o in Friuli rischiano grosso.



Milan: Dida; Abate, Nesta, Thiago Silva (40′ Bonera), Favalli; Gattuso, Pirlo, Ambrosini; Mancini (13′ Pato), Huntelaar, Ronaldinho (76′ Beckham). All. Leonardo

Udinese: Handanovic; Isla, Coda, Zapata, Pasquale; Sammarco (71′ Pepe), Inler (61′ Lodi), Asamoah; Sanchez, Floro Flores (71′ Geijo), Di Natale. All. De Biasi

Reti: 7′ e 57' Huntelaar (M), 39′ Pato (M), 46′ Floro Flores (U), 57′ Huntelaar (M), 86′ Di Natale (U)

08 febbraio 2010

[San Siro] Inter - Cagliari 3-0. Spunti

Ulteriore passo avanti della nuova Inter di José Mourinho dopo la rivoluzione estiva e l'addio ad Ibrahimovic. Una crescente consapevolezza permette ai nerazzurri di gestire e riconoscere i momenti chiave della partita, dominandola sostanzialmente dall'inizio alla fine.

INTER. Stavolta infatti, l'Inter non chiama un pressing ultraoffensivo ma con Pandev (favoloso davvero, ieri: elogi anche dal suo tecnico) che gioca trequartista nella zona di Conti e con l'attenzione di Eto'o e Milito disturba l'inizio dei ribaltamenti del Cagliari (rallentati e quindi resi inoffensivi) e riesce a sfondare con ripartenze efficaci, specie a destra (paradigmatico il primo gol con la discesa di Zanetti). Con tali ripartenze l'Inter riesce ad arrivre al tiro con estrema continuità, sia con gli avanti, sia nella mezza transizione e l'inserimento dei rimorchi (Thiago Motta). I primi 25 minuti sono di totale controllo del match, favoriti anche dal punteggio (subito anche il secondo gol: di testa Samuel, Canini perde la marcatura sul corner), e si sviluppa anche un buon gioco palla a terra senza concessioni ai sardi. Un minimo rilassamento favorisce un paio di ripartenze rossoblu e in una di questa il Cagliari era anche andato in gol, poi annullato erroneamente (il tocco per Matri era del nerazzurro Santon, non di un compagno). Nel secondo tempo una combinazione dei tre attaccanti nello stretto consente a Milito di piantare il terzo gol che rende l'ultima porzione del match un allenamento agonistico, svolto però con molta attenzione dai nerazzurri che provano per qualche minuto anche Thiago Motta trequartista e inseriscono il neo-acquisto Mariga, all'esordio in campionato. Grandi elogi di Mourinho (applausi e pollice alzato) per una chiusura sul lato debole di Santon, a fine partita l'allenatore portoghese dirà: " è una cosa importante, l'anno scorso questa cosa Santon non 'avrebbe fatta: si può e si deve sempre migliorare."

CAGLIARI. Partire con un 2-0 sul groppone a San Siro non è certo facile, e Allegri a fine partita proverà a trovare l'aspetto positivo della gara dei suoi nella volontà, anche sul 3-0 di giocare la palla e provare a segnare, pur riconoscendo l'impossibilità di portare a casa punti contro questa Inter. Solito 4312 del Cagliari con Jeda al posto dello squalificato Cossu ma diverse difficoltà a ripartire velocemente come al solito. In più la transizione difensiva ha lasciato parecchio a desiderare: la palla non viene mai fermata e l'Inter, che entra immediatamente in partita, approfitta di queste mancanze per indirizzare la partita. Qualche incertezza di troppo per Dessena schierato terzino destro, più volte saltato nell'uno contro uno da Eto'o e in ritardo su Milito nella chiusura in occasione del terzo gol. Sarà anche vero che il Cagliari ci ha provato fino all'ultimo ma la convinzione è stata davvero relativa e il risultato mai in bilico.




INTER (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Samuel, Santon; Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta (dal 30' st Mariga); Pandev; Milito (dal 38' st Balotelli), Eto'o (15' st Muntari). (Toldo, Materazzi, Krhin, Quaresma). All. Mourinho.

CAGLIARI (4-3-1-2): Agazzi; Dessena, Canini, Astori, Agostini; Biondini (dall'11' st Barone), Conti, Lazzari; Jeda (dal 38' st Nainggolan), Nené (dal 15' st Larrivey), Matri. (Vigorito, Ariaudo, Marzoratti, Parola). All. Allegri.

GOL: Pandev al 7', Samuel al 20' p.t.; Milito al 2' s.t.

27 gennaio 2010

[San Siro] Inter -Milan 2-0. Spunti

La partita molto attesa spesso delude. Stavolta, per fortuna, non è andata così: la sfida fra la capolista e l'aspirante provoca emozioni continue in uno stadio finalmente pieno e partecipe. L'incontro lo vince l'Inter, il cui piano partita viene sviluppato fedelmente nonostante l'espulsione di un giocatore chiave come Sneijder al 25' (applauso verso l'arbitro).

IDENTITA' MILAN. La superiorità numerica permette al Milan di giocare un partita di possesso palla più evidente ma le difficoltà dei giocatori Leonardo emergono anche in questa fase, tanto che la cosiddetta ricerca di equilibrio, trovata più che ricercata dopo gli stop di Pato e Seedorf e gli innesti di Gattuso e Beckham, leva identità a una squadra che aveva trovato, con il 4213, punti e entusiasmo. Vero che la sconfitta interna col Palermo aveva minato un po' le prospettive di tale modulo, però l'evoluzione in un sistema più razionale ha fatto perdere molto al Milan, specie in una partita contro una prima della classe. Vero, è anche questione di uomini: Pato e Seedorf sono insostituibili nella rosa del Milan, però l'inserimento di un doppio mediano non ha funzionato e i rossoneri non hanno trovato identità.

DIFFICOLTA' ROSSONERE. Il "duplo-pivot" (come lo chiamerebbe Mourinho) non ha portato equilibrio al Milan. La fase di transizione non è mai stata gestita a dovere: un recupero, non necessariamente alto, dell'Inter era una automatica azioen pericolosa. Non solo la transizione primaria o il contropiede, anche in una fase intermedia né Ambrosini né, soprattutto, Gattuso hanno mai trovato la posizione adeguata, bucando raddoppi, perdendo uomini e in generale concedendo sempre un vantaggio ai nerazzurri in zone e momenti delicati. Certo, non c'è stato aiuto dei terzini, disordinati nella fase di non possesso e solo vogliosi di appoggiare l'azione offensiva (e anche qui, tranne qualche interessante sovrapposizione a sinistra con le combinazioni Antonini- Ronaldinho, c'è stata confusione). Abate poi ha combinato un disastro nel primo gol, aggiustando la palla per Milito, e perdendo spesso la linea: ci sta che anche abbia pagato in termini mentali una partita così importante. Davanti, Borriello lotta ma Samuel e Lucio sono attenti e chiuso nella morsa, spalle alla porta combina poco (trova qualcosa nella seconda parte, quando sfiora il gol di testa); Ronaldinho non incide nella manovra anche se è l'unico a far davvero paura a Julio Cesar, con un tiro dal limite dell'area finito fuori di poco: spreca il rigore concesso da Rocchi nel finale, che poteva riaprire parzialemnte il match.

I MERITI DELL'INTER. I nerazzurri, nonostante un centrocampo cerottato, partono col rombo in mezzo al campo con Cambiasso davanti alla difesa e Muntari a sinistra (Santon, terzino)e giocano una partita favolosa: nei primi 25 minuti la dominano rimanendo compatti e ripartendo sempre con voglia di far male e pericolosità. Sneijder fa un lavoro fantastico anche in fase di non possesso, levando tranquillità al facitore di gioco Pirlo. Egualmente gran match di Pandev che non solo segna il gol del 2-0 ma ci aggiunge un assist sul primo (favolosa giocata "a memoria", senza guardare, alla ricerca della profondità di Milito), e un palo nel secondo tempo (minuto 60) che toglie definitivamente la tranquillità al Milan. Grande anche la squadra di Mourinho dopo l'espulsione, vero che, specie all'inizio del secondo tempo, soffre l'uomo in meno, cerca la densità difensiva medio-bassa e riparte meno ma non abbandonano mai mentalmente la partita (grandissimo match di Javier Zanetti, da vero capitano), tutti rimangono concentrati e concedono solo qualche mischia agli avversari. La vogliono vincere e riescono a veicolare la rabbia per l'arbitraggio considerato indecente verso un'energia positiva.

IL FUTURO DEL MILAN. Se José Mourinho comanda la partita dall'inizio alla fine, anche quando soffre, con piani chiari e definiti, Leonardo va più volte in difficoltà, denunciando forse qualche insicurezza nella gestione: non ci sono mosse per arginare la disarmante transizione difensiva, non aggredisce la partita, magari cercando di renderla più emotiva (il cambio di Seedorf non incide, Huntelaar entra all'80' e Inzaghi si guarda la partita dalla panca). Cerca di trovare ampiezza, creando superiorità sui lati, ma coi cross in mezzo non crea tantissimo (e allora perché non inserire prima l'attaccante olandese?). Ora è al bivio: mantenere il modulo così com'è o cercare di tornare alla spregiudicatezza di qualche giornata fa? Per far punti con avversari di meno consistenza potrebbe bastare l'equilibrio attuale, oppure "il re è nudo" e gli avversari, anche se con meno qualità dell'Inter, hanno imparato la lezione? Importante vedere, su una base di 4-5 match, anche quale sarà la reazione emotiva della squadra.



Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Santon; Zanetti, Cambiasso, Muntari (43'st Cordoba); Sneijder, Milito (36'st Balotelli), Pandev (21'st Thiago Motta). All.Mourinho

Milan: Dida; Abate, Thiago Silva, Favalli, Antonini (32'st Jankulovski); Gattuso (1'st Seedorf), Pirlo, Ambrosini (35'st Huntelaar); Beckham, Borriello, Ronaldinho. All.Leonardo

Reti: 10'pt Milito, 21'st Pandev

12 gennaio 2010

[San Siro] Inter - Siena 4-3

Match incredibile vinto dall'Inter capolista contro il Siena ultimo in classifica grazie a una buona dose di fortuna ma anche con tanta tanta voglia dei nerazzurri. La voglia, la determinazione resta un fattore decisamente importante in una squadra, e la squadra di Mourinho ne ha dimostrata parecchia in una partita in cui è stata certo inferiore da molti punti di vista agli avversari meno quotati.

INTER. Continua l'emergenza per infortuni assortiti ma la squadra di Mourinho va. I nerazzurri ripropongono il 4231 con Thiago Motta e Stankovic in mediana, Sneijder, Pandev e Quaresma dietro Milito, che si accende esclusivamente in occasione del gol del pareggio. Dietro, un mezzo disastro, con Lucio che perde uomni in area e Cordoba che non riesce ma ad anticipare Maccarone: a ciò si aggiunge un Maicon abulico e svogliato, mai decisivo quando deve spingere e con la solita incostanza in fase passiva. Zanetti terzino sinistro è l'unico a salvarsi, anche se Reginaldo lo mette più volte in difficoltà. La squadra di Mourinho non trova sbocchi, la manovra è lenta, Thiago e Stankovic la rallentano e il solo Sneijder riesce a trovare gli smarcamenti e i pertugi per servire gli avanti. I nerazzurri sono troppo spesso costretti a giocare lungo a causa della pressione del Siena e non trovano mai la misura giusta per il gioco diretto: elevatissimo il tasso di imprecisione nelle aperture e nei cambi di gioco. I due mediani, sono spesso messi male in fase di transizione difensiva: esempio paradigmatico il primo gol di Maccarone, nato da una bella ripartenza senese. Dopo il 2-2 del primo tempo, Mourinho riorganizza la truppa con Samuel terzino sinistro (gli infortuni la fanno da padrone, in questo periodo, nell'Inter) e il rombo in mezzo. Tuttavia, al rientro in campo, dopo pochi attimi Stankovic dà forfait e, in mancanza di alternative, si ritorna al 4231 con Arnautovic, alla prima vera chance (poco convincente, anche se con parecchi alibi). Sotto ancora nel risultato nel secondo tempo, Mourinho è costretto ("non vorrei mai gettare i bambini nel fuoco, ma la situazione me lo impone..." dirà poi il portoghese) a far entrare un altro giovane, Stevanovic e a strutturare un 4132 con poco equilibrio e solo un eccellente Zanetti a copertura della difesa. L'intuizione di spostare Samuel centravanti è la chiave del match: l'argentino guadagna la punizione poi trasformata da un super Sneijder (favoloso, non abbandona mai la partita mentalmente e si prende tutte le responsabilità non nascondendosi mai) e segna una rete da vero centravanti sul bell'assist di Pandev (ancora indietro di condizione). "Difficoltà fisica, tecnica e tattica, complimenti ad Alberto e al Siena" dirà in conferenza stampa Mourinho, però altri 3 punti.

SIENA. Grande Malesani. Ha completamente ribaltato la situazione a Siena. La squadra non solo è super organizzata ( in fase di non possesso la miglior squadra vista a San Siro quest'anno) ma è anche convinta di quello che fa, e il materiale non è esattamente di prim'ordine. Eppure il 433 con Reginaldo e Jajalo sugli esterni al fianco di un Maccarone superlativo per movimenti e gol (fosse un po' più convinto in un paio di occasioni nel secondo tempo, i bianconeri avrebbero certo festeggiato a fine gara) è padrone del campo e non rinuncia mai a ripartire, con tanti giocatori che appoggiano la manovra. Benissimo il centrocampo in entrambe le fasi con Codrea davanti alla difesa e Ekdal e Vergassola ai lati (si sono cambiati un paio di volte la posizione, con lo svedese, in gol, che parte a sinistra e finisce il match a destra) e attenta anche la difesa con Cribari e, soprattutto, Brandao: Rosi terzino destro è una spina nel fianco continua per l'Inter mentre Del Grosso è bravo a tenere la posizione e l'equilibrio della linea. Pressing ordinato e efficace e ripartenza secca: tutto fatto bene. La convinzione è l'arma in più del Siena, c'è da augurarsi per Malesani (uno che merita davvero) che nonostante l'incredibile sconfitta i suoi sappiano mantenere per tutto il girone di ritorno questa attitudine: a maggio festeggerebbero la salvezza.




INTER (4-2-3-1): Julio Cesar, Maicon, Lucio, Cordoba, J.Zanetti, Stankovic (1' st Arnautovic), Thiago Motta (21' st Stevanovic), Quaresma (1' st Samuel), Sneijder, Pandev, Milito. (Toldo, Donati, Crisetig, Alibec). All.: Mourinho.

SIENA (4-3-3): Curci (1' st Pegolo), Rosi, Cribari, Brandao, Del Grosso, Vergassola, Codrea, Ekdal (36' st Jarolim), Reginaldo (26' st Fini), Maccarone, Jajalo. (Rossi, Terzi, Paolucci, Calaio'). All.: Malesani.

Gol: nel pt 18' Maccarone, 24' Milito, 36' Sneijder, 37' Ekdal; nel st 20' Maccarone, 43' Sneijder, 47' Samuel.

07 gennaio 2010

[San Siro] Milan - Genoa 5-2 - Spunti

GENERALE. Nemmeno l'handicap iniziale di un rigore sbagliato e di un gol subito leva le certezze di un Milan che col Genoa vince passeggiando e di goleada. A San Siro c'è una squadra che crede in quello che fa e un'altra più simile a un ectoplasma, soprattutto senza quel ritmo e quell'intensità che ne avevano fatto una delle squadre più interessanti del campionato, tempo fa.

MILAN. Senza Pato e Seedorf e con Beckham e Gattuso la squadra di Leonardo è più equilibrata, specie nella transizione difensiva dove non va mai in difficoltà pur attaccando anche con inserimenti dei mediani: soprattutto Ambrosini (ieri uomo chiave della partita) si presenta molte volte in area. Eppure la linea difensiva condotta da Thiago Silva e Nesta non soffre quasi mai nelle transizioni primarie. Differentemente da alcune uscite recenti, quando il contropiede altrui e l'alto ritmo spezzavano in due la squadra (che comunque poteva anche restituire benefici davanti, vedi gli uno contro uno di Pato e Ronaldinho senza coperture), il Milan va un minimo in difficoltà solo nella parte centrale del primo tempo, quando il Genoa gira palla a difesa schierata: in questa situazione nasce il gol di Sculli. Ma è solo una parentesi in una partita dominata dove i rossoneri controllano ritmo e inerzia del match. Ronaldinho largo a sinistra mette palle interessanti nonostante la marcatura di Rossi, Borriello dà sponde e profondità alla squadra (notevole l'assist per l'inserimento di Ambrosini nell'azione del secondo rigore) e va in rete due volte (una segnatura splendida, in girata, è viziata da una posizione di offside, ma è solo il 4-1...). Pirlo fa il pendolo oscillando in una posizione centrale dalla zona di difesa a una più avanzata e offrendo sempre un appoggio di qualità ai compagni, esattamante come Beckham, a destra, schierato al posto dell'infortunato Pato.

GENOA. La squadra di Gasperini è un disastro, appare in stato di shock. Non solo non tiene il solito ritmo elevato ma non è mai coordinata quando va a pressare, si fa continuamente bucare perché il pressing diventa esercizio individuale. In sostanza, i rossoblu non sono una squadra e nonostante il vantaggio non hanno la capacità nemmeno mentale di stringere i denti e difendere l'uno a zero. L'uscita di Moretti azzoppa il reparto dietro con Criscito riciclato sul centro-sinistra nella difesa a 4 (e l'entrante Modesto piazzato terzino): il terzo gol del Milan con la linea che si alza verso la palla e l'ex difensore della Juve che accompagna, tenendolo in gioco, Borriello è la sintesi paradigmatica del match. Gasperini a fine match evidenzia l'assenza di Bocchetti, pesante sì ma che non può giustificare una prestazione di squadra del genere. L'innesto di un attaccante mobile come Suazo, schierato al centro del tridente che comprendeva Palacio e Sculli, può venire buono in futuro a patto che l'honduregno venga servito sul taglio e non schiena alla porta in posizione di boa. In fase attiva l'unico dinamico nei tre di centrocampo (molto stretti nella disposizione)è il non giovanissimo Milanetto, mentre Mesto si accende troppo poco nella partita e Juric è decisamente sotto tono: ma sono tutti giocatori che vengono esaltati dal ritmo elevato, passeggiando non hanno una chance, specie con i rossoneri. E infatti finisce male male.




MILAN (4-3-3): Dida; Abate, Nesta, Thiago Silva, Antonini; Gattuso, Pirlo (Flamini dal 20' s.t.), Ambrosini; Beckham (Jankulovski al 31' s.t.), Borriello (Huntelaar dal 21' s.t.), Ronaldinho. (Storari, Kaladze, Favalli, Inzaghi). All. Leonardo

GENOA (4-3-3): Amelia; Rossi, Biava, Moretti (Modesto dal 38' p.t.), Criscito; Mesto (Zapater dal 16' s.t.), Milanetto, Juric; Palacio, Suazo (Crespo dal 36' s.t.), Sculli. (Scarpi, Esposito, Tomovic, Fatic). All: Gasperini

Gol: Sculli (G) al 25', Ronaldinho (M) su rigore al 32', Thiago Silva (M) al 38' p.t.; Borriello (M) al 3' e al 15', Huntelaar (M) su rigore al 29', Suazo (G) al 34' s.t.

21 dicembre 2009

[San Siro] Inter - Lazio 1-0 - Spunti

Freddo, freddo, freddo. Difficile proporre calcio di alto livello a certe temperature, il match è stato senz'altro condizionato. Tuttavia la differenza di condizione psicologica è apparsa evidente, soprattutto col passare del tempo la Lazio si è quasi arresa, lasciando sostanzialmente trascorre il tempo nell'ultima mezz'ora, invece di aggredire la partita: non un bel segnale anche se la qualità della rosa dovrebbe tenerla fuori dalla lotta per la retrocessione in cui, per ora (la classifica parla chiaro), è impegnata.

INTER. La squadra di Mourinho ripropone il rombo con Stankovic vice Sneijder e la felice intuizione di Muntari terzino sinistro. Se non impegnato in compiti difensivi intensi ( e ieri Lichsteiner si è visto poco, specie nella prima parte) il ghanese ha corsa, calcio e intensità per giocare da quella parte: anzi, è molto più funzionale alla squadra di un esterno difensivo, fa gioco, accompagna la manovra, può essere una risorsa importante specie in questo genere di partite. Dopo 25 minuti è però out ed è surrogato da Zanetti che va a sinistra con l'ingresso di Vieira. L'Inter ha già segnato grazie a una bella transizione offensiva condotta da Stankovic e conclusa da Samuel Eto'o. Da quel momento l'imperativo della squadra diretta dall'allenatore portoghese è il controllo del ritmo della gara, cosa che riesce perfettamente. Accelerazioni e decelerazioni del ritmo gara vengono gestite da un centrocampo formato da elementi "posizionali" e con buon senso tattico: Cambiasso, Vieira e Thiago Motta (quest'ultimo elogiato a chiare lettere da Mourinho a fine partita proprio per la sua funzione di metronomo). Un po' di pressing alto contribuisce a recuperi in fase offensiva, non sempre seguiti da verticalizzazioni immediate per le punte, un po' perchè manca il principe di tale situazione, Sneijder, e un po' proprio perché non si voleva alzare il ritmo di un partita totalmente controllata (parate di routine di Julio Cesar, concentrate nella fase centrale della partita: chiusura prima frazione-inizio secondo tempo). Il ritmo non elevato limita il potenziale dei due attaccanti, sempre costretti a uno contro uno (con raddoppio) che partono in situazione da fermo e senza grande appoggi esterni, se non sporadicamente con Maicon, che però preferisce la palla al piede che la sovrapposizione (almeno ieri gli girava così...). Milito è pescato alcune volte in area ma non gli riescono le giocate e conclude poco e male verso la porta. Forse nella prima parte del secondo tempo l'Inter si abbassa troppo ma la densità difensiva non offre alla Lazio sbocchi interessanti e i nerazzurri non rischiano praticamente nulla. Mourinho sceglie di chiudere con tre centrali (ultimi minuti dentro Materazzi al fianco di Cordoba e Lucio, ieri perfetto e voglioso) per evitare di subire le palle buttate alte in area.

LAZIO. Ballardini ripropone Kolarov interno al fianco di Baronio e Del Nero esterno sinistro nel 3421. La squadra palleggia molto basso e cerca lo sbocco sulle due mezzepunte (più attivo Meghni di Mauri, inconcludente per 90 minuti) che appoggiano il primo passaggio in verticale dell'azione. Pochi i lanci diretti verso l'unica punta Rocchi, eppure in quelle poche occasioni (concentrate nel finale del primo tempo) la difesa interista va leggermente in apprensione. Preso il gol nel primo quarto d'ora (ingenuità di Del nero che prova a giocare il pallone, invece di concludere l'azione, con la squadra mal schierata) la Lazio fa un'immensa fatica negli ultimi 16 metri dell'Inter, complice anche l'assenza di un uomo chiave come Zarate, squalificato. Non concede molto lo schieramento con tre centrali (Radu, il migliore, insieme a Stendardo, centrale, e Siviglia) però la manovra, a cui questi difensori proprio non partecipano, ha pochi sbocchi laterali e non trova "uscite" credibili e pericolose. Poi, con il passare del tempo, nonostante i cambi (male Julio Cruz, poco incisivi Firmani e Makinwa) perde anche di convinzione, lasciando inoperoso Julio Cesar. Ballardini resta comunque vincolato al 3421 per tutta la gara, cambia le pedine ma non riesce a dare una sterzata alla gara. Kolarov ha corsa e piede per giocare in mezzo anche se deve ancora crescere in sicurezza in posizione di centrale di centrocampo (che in linea teorica gli dà anche più possibilità di arrivare al tiro, arma fenomenale del serbo), riportato sulla fascia con l'ingresso di Firmani, appoggia male a centro l'ultima mezza occasione biancoceleste.

P.S.: Interessante dichiarazione post partita di Ballardini, uomo che quando parla di calcio, se opportunamente solleticato, è spesso originale: "l'unica squadra che sta a livello fisico e tecnico dell'Inter, in questo campionato, è la Roma".




INTER: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Cordoba, J.Zanetti, Thiago Motta, Cambiasso, Muntari (26' Vieira), Stankovic, Eto'o (86' Balotelli), Milito (88' Materazzi). A disp.: Toldo, Donati, Khrin, Suazo. All.: Mourinho.
LAZIO: Muslera, Siviglia, Stendardo, Radu, Lichtsteiner, Baronio, Kolarov, Del Nero (80' Makinwa), Meghni (58' Cruz), Mauri, Rocchi (80' Firmani). A disp.: Berni, Diakite, Cribari, Scaloni. All.: Ballardini

Gol: 14' Eto'o

30 novembre 2009

[San Siro] Inter - Fiorentina 1-0 - Spunti

Alla fine vince la squadra che maggiormente cerca la vittoria, anche se a dieci minuti dal termine della partita, una grande giocata di Gilardino, che controlla spalle alla porta, supera in pallonetto i due marcatori Lucio e Samuel, e si presenta davanti a Julio Cesar centrando il palo, poteva stravolgere tutto lo spartito orecchiato fin lì e portare i tre punti alla Fiorentina.

FIORENTINA. Eppure fin lì la squadra di Prandelli aveva fatto poco. Vero che, senza Mutu e con Jovetic in panchina (il tecnico alla fine dirà che nemmeno con un'iniezione di antidolorifico potente il montenegrino era in grado di scendere in campo), con Santana a supporto dell'unica punta, e Marchionni out dopo un quarto d'ora (dentro Jorgensen) la potenzialità offensiva della squadra viola non poteva che essere limitata. Limitata, non nulla: la Fiorentina non riesce ad appoggiarsi sulla punta: Gila è ricercato direttamente ma dietro ma è spesso anticipato, Vargas, l'unica arma d'attacco credibile è disinnescata dall'attenzione di Zanetti e mai servita coi tempi giusti. Il peruviano si limita a qualche conclusione velleitaria da fuori, Montolivo lo imita nei risultati. In generale la squadra di Prandelli si rende un minimo pericolosa, senza tuttavia trovare giocate realmente pericolose, con qualche contropiede estemporaneo. In mezzo né Zanetti né Montolivo hanno i giusti tempi di pressione e nei raddoppi sono spesso in ritardo, l'Inter riesce a trovare l'appoggio alla punta o all'esterno con relativa facilità, la Viola è quasi sempre troppo bassa e lascia troppo campo. Prandelli alla fine accetta questa inerzia e prova comprensibilmente a strappare un punto. L'uscita di Dainelli, non al meglio, surrogato da De Silvestri, con lo spostamento di Comotto in mezzo (in panchina non ci sono altri centrali) toglie ulteriore sicurezza al centro della difesa: l'irruenza dell'ex terzino del Torino fa il resto: cerca ingenuamente la palla su Milito e trova solo le gambe.

INTER. Il rilancio di Quaresma (grande gara del portoghese, finalmente) permette all'Inter di avere un ulteriore sbocco offensivo che allarga le già non strettissime maglie della difesa viola. Il non sempre puntuale raddoppio dei centrocampisti fiorentina lascia lo spazio per il dribbling all'ex Porto che indovina giocate in serie producendo continua pericolosità. Mourinho parte con un 4231 piuttosto spurio con Eto'o che inizia a sinistra, Stankovic in impostazione e Muntari in grande e proficua pressione centrale in fase di non possesso e continuo inserimento dal lato debole quando la palla è dell'Inter. Sia in fase di transizione controllata che a difesa schierata (l'ampiezza di Quaresma è ricercata con giocate lunghe dirette, e potrebbe essere cercata maggiormente) l'Inter trova sempre la profondità e la conclusione. Gli attaccanti sbagliano qualche controllo, qualche uno-due non finisce come dovrebbe e quasi mai la conclusione è precisa ma l'Inter è padrone del campo, ritrova la sicurezza dopo la magra del Camp Nou, e arriva ai 16 metri con facilità (Kroldup e Dainelli non anticipano quasi mai). Dietro, salvo l'occasione di Gilardino, non va mai in sofferenza, a metacampo la pressione di Muntari in zona alta e di Cambiasso e Stankovic più dietro rallentano tutti i ribaltamenti viola, che non arrivano mai a uno sbocco offensivo credibile, né sull'ex centravanti milanista, né su Vargas. Con la Viola sempre più arroccata e sempre più disordinata nel pressing, continuano le giocate in profondità dell'Inter, Thiago Motta, entrato per Muntari, pesca Milito in area e l'ex attaccante genoano è abile nella ricerca del rigore, che c'è tutto, e nella successiva realizzazione. Eto'o, decisamente non in palla e con qualche blocco psicologico forse dovuto a un problema fisico che si trascina da mesi, si divora il gol del 2-0 a tu per tu con Frey. Nel dopo partita la curiosità dei media è stimolata dall'assenza di Balotelli, confinato in tribuna da Mourinho.




INTER: Julio Cesar; J. Zanetti, Lucio, Samuel, Chivu; Stankovic, Cambiasso, Muntari (dal 28' s.t. T. Motta); Quaresma (dal 28' s.t. Mancini), Milito (dal 41' s.t. Vieira), Eto'o. (Toldo, Cordoba, Materazzi, Krhin). All. Mourinho.

FIORENTINA: Frey; Comotto, Dainelli (dal 31' s.t. De Silvestri), Kroldrup, Gobbi; Montolivo, C. Zanetti; Marchionni (dal 18' p.t. Jorgensen), Santana (dal 40' s.t. Castillo), Vargas; Gilardino. (Avramov, Pasqual, Babacar, Jovetic). All. Prandelli.

Gol: Milito su rigore al 40' s.t.

23 novembre 2009

[San Siro] Milan - Cagliari 4-3 - Spunti

GENERALE: A metà primo tempo, dopo una serie di azioni che certificavano un dominio piuttosto netto del Cagliari, in molti si sono chiesti se davvero poteva funzionare il modulo di Leonardo con tre attaccanti piuttosto statici, molto celebrato nel fin esettimana. In due minuti, in chiusura di primo tempo, un corner e una verticalizzazione conclusa da un gran destro di Pato, il Milan ha ritrovato il definitivo vantaggio. La domanda rimane la stessa: questa struttura che porta a un forte disequilibrio in campo, a una squadra spesso spaccata in due, lunga e che vive sostanzialmente di tanti uno contro uno, può funzionare? Intanto, funziona, se si dà retta ai risultati. Poi c'è la considerazione che affiora dalle dichiarazione dei protagonisti milanisti: "non ci sono alternative a questo modulo". Non è esattamente una dichiarazione di fede cieca e di assoluta convinzione in quello che si sta facendo ma finché si mettono punti in classifica...

MILAN: I rossoneri iniziano pianissimo però trovano il gol al primo affondo: palla in area per Borriello, spalle alla porta, con Marchetti che esce per coprire chissà cosa e si trova fuori posizione quando Seedorf riceve la palla-assist dell'attaccante e smuove la rete. Il vantaggio non indirizza il match, dato che il Cagliari alza i ritmi di gioco, cercando sempre la ripartenza veloce e organizzata. Il Milan ha una transizione difensiva deficitaria, anche perché gli attaccanti se ne disinteressano completamente: in questa fase del match i sardi sono padroni del campo, realizzano due gol e ne sfiorano altri. Il Milan barcolla ma non abbandona il modulo: si cerca di cambiare il lato con un solo passaggio per provare l'uno contro uno di Pato o Ronaldinho ( su cui Allegri spende un difensore di ruolo come Canini), c'è l'appoggio centrale di Borriello, applauditissimo. Pirlo pesca i tre davanti con relativa facilità, e con Ambrosini prova a mantenere un minimo di equilibrio. Rientrato nel secondo tempo, con il vantaggio sul tabellone, il Milan gioca buoni venti minuti, mantenendo una linea difensiva alta (Kaladze - male sulla prima rete - gioca al posto di Nesta, con Thiago Silva che va sul centro-destra) e una squadra un po' più compatta: si riprende l'inerzia del match più psicologicamente che per un reale vantaggio tattico-strategico. E anche se rischia in qualche ripartenza di troppo (ma non con la continuità del primo tempo), alla fine porta a casa i tre punti senza troppa sofferenza, anche risistemandosi nel finale con un abbozzato 442 che prevede il giovane Strasser in mezzo e Inzaghi davanti.

CAGLIARI: La squadra di Allegri ha avuto un grande match point nel primo tempo: padrona del campo, poteva segnare almeno un'altra rete, minando così la fiducia del Milan. Invece Matri, che fa sì un grande movimento, protegge palla e aiuta la squadra, non è esattamente un cecchino davanti alla porta e Jeda non è ispiratissimo (ma Nené, 5 gol in pochissimi minuti, anche ieri a segno, proprio non può giocare dall'inizio per Allegri?) e il terzo gol non arriva. Nel secondo tempo il Cagliari non ha la stessa convinzione dei primi 45 minuti, e il risultato non arriva anche se in qualche ripartenza addirittura gioca situazioni di parità numerica al limite dell'area rossonera: pure qui, però, Matri non riesce a trovare lo spunto giusto né letture interessanti.
4312 per Allegri con Canini a destra in marcatura su Ronaldinho e Agostini a sinistra che prova a spingere per portare qualche metro indietro Pato. A centrocampo Conti sotto controllo, Biondini solità quantità e Dessena gioca un primo tempo pieno di iniziative, esattamente come un ottimo Lazzari: segna il secondo gol (sul lato debole il Milan, con questa disposizione, concede sempre tantissimo, dato che non ha un esterno di chiusura) e alimenta diverse ripartenze. Ha un sinistro educatissimo e buonissime capacità di lettura, anche fantasia nella giocata, proprio non si riesce a trovargli un posto in modo che possa giocare con più continuità?





MILAN (4-2-1-3): Dida; Oddo, Thiago Silva, Kaladze, Zambrotta; Pirlo, Ambrosini; Seedorf (25' st Abate); Pato (38' st Strasser), Borriello (31' st Inzaghi), Ronaldinho. (Storari, Favalli, Antonini, Huntelaar). All.: Leonardo.

CAGLIARI (4-3-1-2): Marchetti; Canini (25' st Pisano), Lopez, Astori, Agostini; Dessena, Conti, Biondini (17' Nenè); Lazzari; Jeda, Matri (36' st Larrivey). (Lupatelli, Brkljca, Parola, Barone). All.: Allegri.

Gol: Seedorf (M) al 5', Matri (C) al 9', Lazzari (C) al 30', Borriello (M) al 38', Pato (M) al 40' p.t.; Ronaldinho (M) su rigore al 16', Nenè (C) al 24' s.t.

09 novembre 2009

[San Siro] Inter - Roma 1-1

Da San Siro.

GENERALE: Partita molto povera di contenuti, quasi trascinata fino al 90'. L'Inter reduce dalla trasferta di Kiev e da un comodo vantaggio in campionato piazza solo una serie di accelerazioni di intensità in tutta la partita, la Roma si limita a controllare e, come nel match a San Siro contro il Milan, riparte poco e male. Entrambe le squadre perdono un'opportunità ghiottissima: l'Inter non può ancora gestire, visto che siamo solo a Novembre e i periodi bui arriveranno anche per gli uomini di Mourinho in campionato, la Roma ha una classifica altamente deficitaria e dovrebbe puntare a raccimolare più punti possibili, approfittando, come ieri sera, di avversari molli e poco motivati.

INTER: L'idea di Mourinho di cambiare qualche uomo rispetto a Kiev ci sta. Vieira davanti alla difesa fa il suo, Muntari (parte a destra e termina il primo tempo a sinistra invertendosi con Motta) è il più propositivo della linea mediana (Stankovic trequartista non in vena) utilizzando il suo sinistro per diversi cambi gioco e per qualche verticalizzazione (una, favolosa, mette Milito davanti alla porta ma stasera il centravanti argentino proprio non c'è). C'è un generale stato di poca intensità in campo, la palla si muove, gira anche ai venti metri, cambia lato ma la manovra è troppo lenta, forse un po' di stanchezza mentale. Anche una serie di appoggi malamente errati (Motta poco presente: è lui a non temporeggiare e a far partire il primo contropiede di Vucinic, chiuso poi da Lucio) e giocate ritardate accreditano l'ipotesi della stanchezza: Eto'o gioca spesso largo e se la palla lo raggiungesse coi tempi giusti il camerunense (uno dei pochi presenti mentalmente anche se non al 100% fisicamente: per il resto bene solo Javier Zanetti, schierato terzino sinistro) potrebbe scardinare l'attenta linea giallorossa, specie a sinistra, dove Riise fu letteralmente seppellito da Pato nel match con il Milan. Il gol è l'ennesima, piccola imperfezione che vive Julio Cesar in questa stagione. Il 4231 (Thiago Motta, poi Cambiasso, e Stankovic davanti alla difesa) del secondo tempo è subito produttivo (1-1 e gran gol di Eto'o) ma si spegne presto e nonostante alcune buone situazioni create in zona centrale, merito di iniziative di Sneijder, le conclsuioni verso la porta non arrivano. Balotelli è pochissimo ispirato, lo testimonia la ciabattata volgare, non da lui (con quei piedi, in più era sul destro), su una delle azioni meglio costruire dai nerazzurri. Il dopo partita è piuttosto tranquillo per José Mourinho: una brutta prestazione, per il tecnico portoghese, un breve inciampo che tutto sommato ci può stare in una lunga maratona come il campionato.

ROMA: Vero che le assenze, specie quella di Totti e, dietro Juan e Burdisso, pesano molto. Ma il 4411 di Claudio Ranieri (con Brighi che parte esterno destro, prima di tornare in centro copo l'infortunio di De Rossi) convince solo a metà. Il bicchiere mezzo pieno è dato dall'attenzione e dalla cura della fase difensiva: soprattutto l'attenzione, Mexes non ha passaggi a vuoto, anche perché ben protetto, e il raddoppio sui lati è sempre eseguito coi tempi giusti, favorito anche dalla lentezza del giro-palla dell'Inter. Le ripartenze, invece, proprio non funzionano. Non c'è velocità, non ci sono aperture credibili, non c'è supporto: la Roma preferisce non scoprirsi e all'azione offensiva mancano sempre i rimorchi. Menez dietro la punta Vucinic gioca un ottimo match, quando riceve è il vero pericolo per l'Inter, anche perché crea dal niente, saltando l'uomo, mettendo palle in profondità, calciando verso la porta: non si comprende appieno il motivo della sua sostituzione, in un momento di stanca poi del match e, soprattutto, non con un giocatore che ha opzioni offensive come Guberti o Julio Baptista, ma con Tonetto, reduce da un fastidioso infortunio. Molto positivo invece l'ingresso di Okaka, che accomoda l''azione della Roma, e il gioco diretto verso la giovane punta, che ha fisico per reggere l'anticipo dei due centrali dell'Inter, è produttivo: il baby arriva anche vicino al gol con una bella conclusione. Certo, Ranieri non è mai stato un tecnico intraprendente, ma più un cultore dell'equilibrio: sempre e dovunque; probabile che in un momento come questo sia il primo obiettivo per una squadra allo sbando come la Roma del Dopo Spalletti, ieri però avesse cercato con più determinazione la vittoria forse forse avrebbe dato una scossa importante alla stagione della sua squadra.



INTER (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti; Muntari (dal 1’ s.t. Sneijder), Vieira (dal 1’ s.t. Balotelli), Thiago Motta (dal 19’ s.t. Cambiasso); Stankovic; Milito, Eto’o. (Toldo, Cordoba, Chivu, Mancini). All. Mourinho.

ROMA (4-4-1-1): Julio Sergio; Motta, Andreolli, Mexes, Riise; Brighi, De Rossi (dal 33’ p.t. Faty), Pizarro, Perrotta; ; Menez (dal 30’ s.t Tonetto); Vucinic (dal 23’ s.t. Okaka). (Lobont, Cassetti, Baptista, Guberti). All. Ranieri.

MARCATORI: Vucinic (R) al 13’ p.t.; Eto’o (I) al 3’ s.t.

01 novembre 2009

[San Siro] Milan - Parma 2-0 - Spunti

1- GENERALE. Molto importante la vittoria del Milan: in una partita molto povera di conclusioni pericolose verso la porta, era necessario capitalizzare sulle poche occasioni capitate. I rossoneri l'hanno fatto e portano a casa ancora tre punti.

2- MILAN - Leonardo ripropone il tridente. Pato a destra, Ronaldinho a sinistra e Borriello in mezzo. Seedorf a supporto dei tre e in mediana Pirlo, in buonissima forma fisica, e Gattuso. La squadra va raramente in affanno, anche senza l'aiuto del rientro degli attaccanti che, quando lo eseguono, pare più estemporaneo che preparato. Le situazioni più pericolose sono frutto di contropiedi ben gestiti, con la palla scaricata immediatamente verso le punte: Ronaldinho e Pato possono permettersi anche l'uno contro due (o tre) sugli avversari, specie nei sedici metri, uscendo vincenti dalla contesa. Proprio in campo aperto il Milan trova il gol decisivo: palla scaricata a sinistra su Ronaldinho (con Zaccardo insolitamente fuori posizione) con Della Fiore che evita di farsi puntare e attende un raddoppio che giunge però tardi, da Panucci, in zona pericolosa, al limite dell'area: raddoppio che arriva frontale, leggibile, Dinho non ha difficoltà a "tagliarlo" con una palla che mette Borriello davanti alla porta. L'"interesse" a sinistra di Lucarelli su Pato lascia molta libertà a Oddo, che ha buona corsa e buon senso dell'inserimento ma sballa tanti cross, e il pubblico lo becca non poco.

3- PARMA - Guidolin riscopre la linea a 4 dietro con i terzini bloccatissimi (Zaccardo a destra e Lucarelli a sinistra) e il rombo in mezzo al campo con Dzemaili incursore dietro il movimento di Paloschi e Bojinov. Un rombo senza grandi sbocchi dato che praticamente non ha sostegno esterno e fa fatica ad appoggiarsi sulle punte: Paloschi non vince un duello individuale in mezzo e Bojinov è poco (e male) servito quando va sull'esterno sinistro, dove c'è Antonini, un terzino adattato e quindi molto più attaccabile. Il risultato della manovra gialloblu si spegne su una serie di tiri dai venti metri quasi sempre presi male: solo Dzemaili, centrocampista di grande potenza ma limitato nella lettura di gioco offensivo e non grande passatore, azzecca la conclusione sotto la traversa ma un grandissimo Dida (ancora sicurissimo) evita il gol che sarebbe stato quello del vantaggio per gli uomini di Guidolin. Di interessante (sulla carta) il Parma mostra un pressing offensivo ma i recuperi della palla sono pochissimi: è molto efficace Pirlo quando si abbassa per aiutare i centrali a "pulire" la palla e a servire gli avanti. L'uscita di Bojinov e Dzemaili (poi di uno spento Galloppa) e l'inserimento di Amoruso e Lanzafame (più Budel) costruisce un 442 razionale e che mette un pochino in difficoltà il Milan, specie a sinistra con la mezzapunta controllata dalla Juve: poca roba, anche per raccattare un punticino.

4- RONALDINHO e IL RITMO - Se il Milan controlla il ritmo partita e può permettersi di tenere in partita Ronaldinho, qualche occasione la trova sempre. Ieri due assist per il brasiliano: in conto ci sono anche tante palle perse ma se la difesa è attenta e piazzata (e non subisce ribaltamento immediato e veloce) non fanno certo male alla squadra. Ronaldinho riceve ormai sempre sui piedi, è un "bersaglio " piuttosto semplice da identificare per chi deve anticiparlo, però il Gaucho è efficace anche nella difesa della palla. Poi, palla al piede, rimane sublime: o lo si anticipa o anche il raddoppio, specie se male eseguito, come nel match in questione, può essere più deleterio che vantaggioso.



MILAN (4-2-3-1): Dida; Oddo, Thiago Silva, Kaladze, Antonini (7' s.t. Zambrotta); Gattuso (29' s.t. Ambrosini), Pirlo; Pato, Seedorf (37' s.t. Flamini), Ronaldinho; Borriello. (Roma, Favalli, Inzaghi, Huntelaar). Allenatore: Leonardo.

PARMA (4-3-1-2): Mirante; Zaccardo, Dellafiore, Panucci, A. Lucarelli; Morrone, Lunardini, Galloppa (31' s.t. Budel); Dzemaili (16' s.t. Amoruso); Bojinov (25' s.t. Lanzafame), Paloschi. (Pavarini, Castellini, Paci, Zenoni). Allenatore: Guidolin.

RETI: 12' p.t. Borriello; 48' s.t. Borriello