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08 febbraio 2007

[recap] Juventud de America - Sudamericano sub 20

Sempre Brasile, ma non più Brasile. E’ l’onda verde oro ad agitarsi sotto la coppa “Juventud de America”, il torneo continentale under 20 quest’anno svoltosi non senza complicazioni in Paraguay, ma i crismi della vittoria in stile futebol bailado devono essere ricercate altrove. Inoltre, se è vero, che negli ultimi lustri le squadre brasiliane sono cresciute anche tatticamente, certo non lo hanno dimostrato in questo torneo portato a casa grazie a feroci ripartenze, volontà, grande attenzione nelle situazioni di palla ferma e qualche lampo limpidissimo di talento dei suoi interpreti. Su tutti, l’annunciato Alexandre Pato, di due anni sotto il par richiesto per la partecipazione (credeteci: è un 1989), ha sonnecchiato per diverse parti del torneo ma ha esploso, di tanto in tanto, accelerazioni palla al piede e colpi di testa da lasciare di sale gli astanti, l’incisione del tabellino viene di conseguenza. Sintetizzo: assolutamente completo, questo menino dell’Internacional che ha fatto cadere in deliquio tutto il Vecchio Continente. Certo, deve esser più presente nel match e deve essere maggiormente collaborativo con la squadra, però la carta d’identità è dalla sua. Il classico 4222 brasiliano ha mostrato altre gemme, a cominciare dal capitano, Lucas. Già stella nascente nell’ottimo campionato del Gremio, comparso a dismisura nelle tabelle del calciomercato dei giornali, anche di casa nostra, Lucas è un buon interditore che ha un fiuto del gol smisurato (alla fine chiuderà la classifica marcatori a 4, solo un gol meno di Pato e tre del capocannoniere Cavani): buono nell’inserimento senza palla, è esiziale nelle mischie derivanti da calci d’angolo o punizioni. Molto bene anche il terzino sinistro Carlinhos, facilità di calcio invidiabile e buon fisico, il portiere Cassio, incredibilmente eletto titolare solo nel girone finale, e la mezzapunta Tcho, cambio di direzione elegante e efficace e bel tiro secco, schierata sempre col contagocce dal non impeccabile Nelson Rodrigues. Si qualifica per le olimpiadi di Pechino (erano solo due i posti disponibili) anche l’Argentina, e anche qui, Eupalla, dio breriano del football, ci ha messo del suo. A differenza del Brasile, Hugo Tocalli, storico collaboratore di José Pekerman, è alla continua ricerca di un’identità che trova solo a tratti. Continua a modificare la difesa( benino Cahais e Fazio, appena firmato dal Siviglia), ha la fortuna di scovare il baby attaccante Mouche, grande movimento e buona educazione con la palla, ma non trova un equilibrio definitivo. Ever Banega, super talento del Boca (“ha la mia stessa filosofia di gioco, anche se siamo un po’ diversi” dirà Fernando Gago, a cui il giovane bostero è stato già paragonato), baricentro basso, grande controllo di palla e inventiva superiore, incide parecchio anche se non riesce ad accendere tutta la squadra, profondamente delusa dalle prestazioni Moralez, speranza del Racing Avellaneda. Ottime prestazioni di Ismael Sosa e di Di Maria, entrambi con evidente talento e buon fisico che, con un affinamento calibrato, possono mirare a palcoscenici molto illuminati. Sono Cile e Uruguay, qualificatesi comunque per il mondiale di categoria che si disputerà a luglio in Canada, le squadre a cui tocca il rammarico maggiore. Entrambe hanno sviluppato un buon calcio, hanno messo in mostra buoni giocatori, ma ingenuità colossali gli hanno impedito il traguardo più prestigioso. L’Uruguay, addirittura, ha perso la qualificazione a Pechino nel recupero dell’ultima partita con i cugini del Rio de La Plata. Una disdetta, anche se le ultime apparizioni della Celeste sembravano le pallide copie di quelle ostentate a inizio torneo. Esegesi: si sono fermati davanti Cavani, l’ottimo esterno dell’Udinese Juan Surraco, forse eccessivo nella ricerca dell’uno contro uno, e l’ingegno di Gerardo Vonder Putten; la garra e la voglia nel reparto difesa e recupero non è mancata mai (menzione d’onore per il centrale difensivo Martín Cáceres e per il centrocampista Mathías Cardaccio). Buon torneo anche per la Rojita del Niño Maravilla, Alexis Sánchez, anch’esso controllato dall’Udinese: nella stagione con il Colo Colo gli è stato rimproverato un egoismo che qui ha mostrato piuttosto contenuto, buon segno. L’altra mezzapunta cilena, Mathías Vidangossy, ha mostrato spunti pregevoli e l’ottenimento del passaporto comunitario (è di origine italiana) dovrebbero fargli salutare le Ande molto presto. Molto bene pure il centrocampista Dagoberto Currimilla, corsa ma anche qualità, e il portiere Cristopher Toselli, anche se a brillare è stata la squadra nel suo equilibrato 3421, rivoluzionato solo nell’harakiri finale contro il Paraguay. I padroni di casa hanno evidenziato, se non qualità, molta voglia, addirittura eccessiva quella di Montiel (lui pure adottato dal Friuli e già battezzato in serie A) che nella partita decisiva contro il Brasile ha sfiorato più volte l’espulsione e una volta coltala si è tolto la maglia e l’ha scaraventata per terra inveendo contro l’arbitro. Ultima nota per la Colombia campione uscente, partita benissimo (2-1 all’Argentina nell’esordio), è crollata nel girone finale dove ha racimolato la miseria di un punto. In maglia gialla da segnalare una delle più belle realtà del torneo, la mezzapunta Juan Pablo Pino, gran controllo di palla, velocità, fisico, fantasia e tiro: è già in Europa.

CARLO PIZZIGONI

Fonte: Guerin Sportivo

20 gennaio 2007

[recap - Under 20] Argentina - Brasile 2-2

E' cominciato ieri il girone finale del campionato under 20 sudamericano. Il super classico era tra le gare di inaugurazione. Brasile e Argentina arrivavano allo scontro con diversi inciampi, decisamente confermati nel match che li ha visti contro: i verde - oro giocano veramente male, con continua ricerca della palla lunga, la squadra di Hugo Tocalli, fin troppo criticato, a mio giudizio, ha invece delle amnesie lunghe minuti, in cui perde un'identità che in altri frangenti della partita dimostra di possedere. Così il primo tempo scivola via deludente con l'Albiceleste che è tornata alla difesa a tre dopo la partita contro l'Uruguay e il Brasile che trova il vantaggio col solito Luiz Adriano, autore dello storico gol nel Campionato del Mondo per Club nella finale col Barcellona. Il secondo tempo si incendia immediatamente e, soprattutto grazie all'Argentina, ci lascia un piacere nell'osservarlo. Se Moralez, il gioiellino del Racing, continua il suo trottare per il campo senza illuminazioni, salgono di colpi Mouche, vera rivelazione del torneo per gli uomini in bianco azzurro, e soprattutto Ismael Sosa, che conferma tutte le belle parole già spese su di lui dopo il debutto nell'Independiente. Il Brasile è costretto a giocare di rimessa, ed è poco preparato a farlo. Molti contropiedi vengono gestiti male e spesso l'accusato numero uno è Alexandre Pato, ancora una volta deludente, che mescola voglia di strafare ad atti di inaccettabile egoismo che si traduce in poca capacità di lettura del gioco. I ragazzi di Tocalli soffrono veramente tanto su palla inattiva, un po' perché dotati di meno fisico dei brasiliani ma soprattutto per una mancanza di concentrazione mista a paura: il secondo gol del Brasile, quello del definitivo pareggio, è frutto di un bel intervento di respinta in area di Lucas dopo una punizione di Alexandre Pato non proprio irresistibile ma che mette in difficoltà il portiere Romero, non esattamente una sicurezza. Il centrocampo argentino sovrasta quello altrui (bene Sanchez, benino Yacob) e gli avanti riescono a trovare le giocate per mettere in difficoltà il Brasile: una vittoria sarebbe meritata per le tante occasioni create. Tocalli non se la sente di rinunciare a Moralez, fuori per squalifica nell'ultimo match con l'Uruguay, così che l'ottimo Di Maria, riportato sul banco, può solo sostituire Sosa, di cui è la copia, a piede invertito: prova anche a rilanciare Aban, ma l'esperimento non riesce: Mouche può considerarsi, da qui alla fine, sicuro del posto e forse il Boca, proprietario del cartellino, interverrà per frenare il suo prestito in Ecuador. Il Brasile sceglie, antistoricamente, il fisico alla tecnica e fa bene perché l'entrata di Fabiano Oliveira (che surroga lo spento Pato), davanti, stante il costante lancio diretto dalla difesa alle punte (questo giustifica anche la partita sotto tono del terzino Carlinhos), è decisamente funzionale e mette in difficoltà la difesa dell'Argentina, in cui ancora non brilla capitan Cahais, ma che trova una capocciata su calcio d'angolo che dà il vantaggio ai suoi. Male ancora Willian, discreta prova di Leandro Lima che però ci aveva abituato meglio anche se ormai è acclarato che il giocatore c'è. Negli altre match grandi prove di Uruguay (3-1 ai padroni di casa del Paraguay), che conferma il buon campionato mostrato fin qui, e del Cile, che sorprendemntemente affonda la Colombia sotto cinque gol.

ARGENTINA - BRASILE 2-2

Gols: Luiz Adriano, 27', Sosa, 34', Cahais, 12' del secondo tempo, Lucas, 14'

BRASILE
4222 Cássio, Amaral, Eliezio, Thiago Heleno e Carlinhos; Roberto, Lucas, Leandro Lima e Willian (Danilinho); Alexandre Pato (Fabiano Oliveira) e Luiz Adriano (Tchô)
Técnico: Nélson Rodrigues

ARGENTINA
3412 Romero, Mercado, Fazio, Cahais; García, Yacob, Sánchez e Acosta; Moralez (Insúa); Mouche (Abán) e Sosa (Di Maria)
Técnico: Hugo Tocalli