Visualizzazione post con etichetta Reading. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Reading. Mostra tutti i post

14 novembre 2011

Luciano Bianciardi (Grosseto, 14 dicembre 1922 - Milano 14 novembre 1971). Scrittore e profeta

Nella "Vita Agra" di Luciano Bianciardi troviamo il Bar delle Antille, che non è altro che il Bar Jamaica, quello di Brera, all'epoca locale culto della Milano degli artisti e degli intellettuali.
Bianciardi, uno degli ultimi intellettuali di questo Paese, moriva giusto quarant'anni fa. Il nome di questo blog l'ho scelto per ammirazione sconfinata nei suoi confronti.



"...fate il conto di quanti scrittori, giornalisti, pittori, fotografi, lavorano per la pubblicità di qualcosa. Quella pubblicità, guardate bene, che insegna che si ha successo nella vita usando quel lucido da scarpe e quel rasoio elettrico, comparendo bene, presentandosi bene. Appunto perché questa non è la Milano che produce, ma quella che vende e baratta, e in questa società si vende e si baratta proprio presentandosi con il volto ben rasato, le scarpe lucide...Per questo una delle preoccupazioni degli intellettuali è proprio quella di ben comparire, di non fare brutte figure (...) Per questo, qui fra noi, è così frequente la figura dell'Autorevole." Luciano Bianciardi. Dal "Contemporaneo", febbraio 1955

25 novembre 2008

Giorgio Manganelli

Carissima Angiola,
(...) eccoci ora davanti a qualcosa di nuovo ed ignoto; qualcosa di più difficile di qualsiasi altra esperienza, una terribile e abbagliante prova, un fuoco che oscilla tra il calore e l'ustione, una assenza che fa sì che tutti i nostri sguardi siano in essa confitti, una scomparsa che è intensa come una apparizione, un silenzio che ci dice tutte le parole che nella vita sono state alluse; la scomparsa di Renzo, del tuo, del mio caro dolcissimo Renzo, ha scatenato in noi tutti:; in tutti coloro che lo hanno avuto vicino, una coscienza d'amore che ci ha svelato a noi stessi ; non sapevo, molti non sapevano di essere così vicini alla sorgente originaria dell'amore, di quell'amore che tutti gli altri imitano e ripetono. Così, quel posto che doveva restare vuoto, quell'assenza umana è stata colamta da un impetuoso, doloroso e dolcissimo atto d'amore: una restituzione quale mai ho vista giacché quell'amore che abbiamo consegnato a colui che ne era il signore era quello che egli aveva saputo creare e far crescere in tanti che senza saperlo pagavano il oro dovuto tributo a questo re in incognito senza sudditi che non lo fossero (...)
Quale terribile ricchezza ci ha non lasciato ma consegnato; e l'ha fatto silenziosamente e insieme pacatamente; ma ora noi siamo angosciati perché sappiamo quanto sia difficile questo dono, quale angoscioso privilegio; ma pur sempre in primo luogo privilegio. La sua scomparsa ha moltiplicato la coscienza dell'amore che egli aveva generato e che gli veniva portato; ma ora questo amore, come è consentito e comandato a ciascuno di noi, deve essere vissuto, usato, amato cresciuto, come se la lingua in cui ci era consentito di esprimerlo fosse ora dichiarata inidonea, ed un'altra ci venisse subitamente proposta, che dobbiamo imparare, e che impareremo, giacché il contrario è l'afasia e la perdita dell'amore. Bisogna educare il nostro orecchio di terra a cogliere i messaggi infiniti e indiretti che a noi giungono per un lungo e istanteneo itinerario; bisogna resistere alla tentazione del dolore.

Giorgio Manganelli, Circolazione a più cuori. Lettere familiari, Aragno, 2008

29 settembre 2008

Libro su José Mourinho






MOURINHO. PENSIERI E PAROLE DI UN ALLENATORE MOLTO SPECIALE


E' uscito nelle librerie un nuovo testo su José Mourinho. L'ho curato insieme a Giancarlo Padovan. Mourinho si racconta attraverso le sue parole. Tutto Mourinho frase per frase, citazione dopo citazione, battute mordaci e uscite sarcastiche, dichiarazioni e provocazioni, massime e minime.

Questo libro, oltre a raccogliere le sue esternazioni note e meno note, si incarica di spiegare «the Special One»: l’uomo di fascino, l’allenatore di successo, lo sportivo innovatore, il manager moderno. Quello che ha vinto una Champions League, una Coppa Uefa, due campionati in Portogallo, due in Inghilterra, e che adesso ha in mano l’Inter.

Controverso e poco etichettabile – come emerge dalla breve biografia nel volume –, Mourinho parla di sé, della sua filosofia di vita e di gioco, dello spirito che lo anima, e tocca in profondità il mondo del calcio, ma finisce per tratteggiare anche la società di oggi: sistemi, rapporti, valori.

Ne emerge un modello-Mourinho sconosciuto ai più e, soprattutto, estraneo al convenzionale, sempre in agguato di fronte al nuovo e al diverso.

Prefazione di Gino e Michele
Cairo Editore. 10 euro

23 settembre 2007

[reading] Pär Lagerkvist

E' profondamento bello il romanzo "Barabba" di Lagerkvist.
Così il poeta svedese racconta la morte del protagonista. Capolavoro.

(...) Barabba rimase un'altra volta solo. Rimase solo per tutti i giorni che trascorsero nel carcere. Appartato e disgiunto dagli altri. Li udì cantare i loro inni traboccanti di fede e discorrere pieni di fiducia della loro morte e della vita eterna che li attendeva. Soprattutto, dopo che fu pronunciata la sentenza, parlarono molto di questo. Erano sempre fiduciosi, non vi era in loro ombra di dubbio. Barabba ascoltava, ma immerso nei suoi pensieri. Anche lui meditava su quello che lo attendeva. Si ricordava dell'uomo del Monte Uliveto, quello che aveva diviso con lui il pane e il sale, e che era morto da un pezzo. E che sogghignava dal suo teschio, nella tenebra eterna.
Furono fatti uscire e condotti alla crocifissione. Erano incatenati a due a due ma, poiché non erano in numero pari, toccò a Barabba l'ultimo posto della fila e non fu incatenato con altri. Fu così, per un caso. E fu pure appeso, da solo, fuori della fila delle croci. C'era molta gente, e ci volle parecchio tempo prima che tutto fosse terminato. Ma gli uomini crocifissi parlavano continuamente fra loro, pieni di fiducia e di speranza. Con Barabba non parlava nessuno.
Al calar della sera, gli spettatori, stanchi di attendere, già se n'erano andati. E d'altra parte tutti, là, erano morti. Barabba soltanto era ancora confitto, ed era vivo. Quando sentì appressarsi la morte, della quale aveva sempre avuto tanta paura, disse nell'oscurità, come se parlasse con essa "A te raccomando l'anima mia", ed esalò lo spirito.

Pär Lagerkvist "Barabba", Jaca Book, 1998

08 aprile 2007

[reading] Dietrich Bonhoeffer

Oggi è Pasqua. Domani, 9 Aprile, ricorre il triste anniversario della morte del teologo, attuata nel campo di Flossenbuerg, per mano dei nazisti e per volere diretto di Adolf Hitler. Bonhoeffer, resistente in prima persona all'inferno di quel tempo, scrive alcune poesie dal carcere di Tegel dove è rinchiuso per aver attivamente partecipato al putsch del 20 luglio che prevedeva l'assassinio del Fuhrer.
Il componimento "Passato", poeticamente il più riuscito, è diretto alla fidanzata Maria, ma evidentemente delle letture possono e devono essere sovrapposte. Eccone un breve estratto illuminante, e a mio parere bellissimo.


Passato

...Vorrei respirare il profumo del tuo essere,

vorrei assorbirlo, restare in esso,

come in un caldo giorno d'estate i fiori carichi invitano le api

e le inebriano;

come i nottambuli di ligustri s'ubriacano;

ma un brusco colpo di vento distrugge profumo e fiori.

E io sto come un folle

Davanti a ciò che è svanito, che è passato...


Da: D. Bonhoeffer "Resistenza e Resa. Lettere e altri scritti dal carcere" Queriniana, 2002

29 gennaio 2007

[reading] Primo Levi

Il tramonto di Fossoli

Io so cosa vuol dire non tornare
A traverso il filo spinato
ho visto il sole scendere e morire;
ho sentito lacerarmi la carne
le parole del vecchio poeta:
"Possono i soli cadere e tornare:
a noi, quando la breve luce è spenta,
una notte infinita è da dormire"

Primo Levi
7 febbraio 1946

17 dicembre 2006

[reading] Lettera di Giacomo

Questa settimana si legge la Lettera di Giacomo dalle Epistole Cattoliche del Nuovo Testamento, uno dei testi più belli e meno conosciuti (e poco letti) del Canone della Bibbia.


(...) sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira. Perché l'ira dell'uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò, deposta ogni impurità e ogni resto di malizia, accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime. Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi. Perché se uno ascolta soltanto e non mette in pratica la parola, somiglia a un uomo che osserva il proprio volto in uno specchio: appena s'è osservato, se ne va, e subito dimentica com'era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana. Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo.
Cap.I vv. 19 -27

Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa.
Cap.II vv. 14-17

E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, le vostre vesti sono state divorate dalle tarme; il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si leverà a testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete gozzovigliato sulla terra e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza.
Cap.V vv. 1-6

03 giugno 2006

[reading] Stig Dagerman

Questa settimana al bar si legge Stig Dagerman.


[...]In equilibrio su un'asse sottile. Vedo la mia vita minacciata da due forze: da un lato dalle bocche avide dell'eccesso, dall'altro dall'amarezza avara che si nutre di se stessa. Ma io mi rifiuto di scegliere tra l'orgia e l'ascesi, anche se il prezzo dev'essere un tormento continuo. A me non basta sapere che ogni cosa può essere scusata in nome della legge del servo arbitrio. Ciò che cerco non è una scusa per la mia vita, ma il contrario di una scusa: l'espiazione[...]

(da "Il nostro bisogno di consolazione", ed.it. Iperborea)

31 marzo 2006

[reading] Elie Wiesel

Oggi al bar si legge "Il giorno", il grande romanzo di Wiesel.

"Pensavo: bella notte per dire addio agli imbroglioni, alle costanti che diventano incertezze, agli ideali che implicano il tradimento, al mondo in cui non c'è più posto per l'umano, alla storia che si avvia alla distruzione dell'anima e non verso l'ampliamento dei suoi poteri!"

***

"Per lei, Amleto non era che un romantico e la domanda che si poneva troppo semplicistica. Il problema non è essere o non essere. Ma essere e non essere. Capita che l'uomo viva mentre muore, che rappresenti la morte ai vivi e qui incomincia la tragicità."

08 marzo 2006

[reading] Stendhal

Al bar questa settimana si legge "La Certosa di Parma" nella versione Garzanti di Emilio Tadini.

A volte la sua violenta immaginazione le impediva di rendersi conto della realtà, ma Gina non si lasciava mai andare a quelle volontarie illusioni che derivano dalla mancanza di coraggio. Era prima di tutto una donna in buona fede con se stessa.

(...)

"Ma non vi rendete conto che mi state proponendo una cosa assolutamente immorale?" disse Gina
"Non più di quanto lo sia tutto quello che si fa alla nostra corte e in tante altre. Il potere assoluto ha questo di comodo, che santifica tutto agli occhi della gente. Dov'è il ridicolo, se nessuno se ne accorge?"

20 febbraio 2006

[reading] Thomas Merton

Questa settimana al Bar si leggono le opere di uno dei più grandi uomini del nostro tempo.

La luna è più pallida di un'attrice, e ti piange, New York;
cercando di vederti attraverso i ponti a brandelli,
e si china per udire il timbro falso
della tua voce troppo raffinata
i cui canti non si odono più!
(...)
Come sono state distrutte, come sono crollate,
quelle grandi e possenti torri di ghiaccio e d'acciaio,
fuse da quale terrore e da quale miracolo?
Quali fuochi, quali luci hanno smembrato,
nella collera bianca della loro accusa,
quelle torri d'argento e d'acciaio?
...
Le ceneri delle torri distrutte si mescolano ancora alle volute del fumo,
velando le tue esequie nella loro bruma;
e scrivono il tuo epitaffio di braci:
Questa fu una città
che si vestiva di biglietti di banca...
...era senza cuore come un taxi,
aveva occhi altocoturnati talvolta blu come il gin,
e li inchiodava, ogni giorno della sua vita
sul cuore dei suoi sei milioni di poveri.
Ora è morta nel terrore d'una improvvisa contemplazione,
annegata nelle acque del proprio pozzo avvelenato.
(1947)


da Thomas Merton, Immagini per un'apocalisse: Nelle rovine di New York in Poesie, Garzanti, Milano 1962

*Sul comodino non può mancare "La montagna dalle sette balze" di Merton.

02 gennaio 2006

[reading] Charles Baudelaire

Albatros

Spesso per divertirsi, uomini d'equipaggio
catturano degli àlbatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, compagni indolenti di viaggio,
il solco della nave, sopra gli abissi amari.

Li hanno appena posati,
sopra i legni dei ponti. Ed ecco quei sovrani dell'azzurro, impacciati,
le bianche grandi ali,
ora penosamente come fossero remi, strascinare, affannati

L'alato viaggiatore, com'è maldestro e fiacco
lui, prima così bello, com'è ridicolo, ora.
c'è uno che gli afferra con una pipa il becco
c'è un altro che mima lo storpio che non vola.

Al Principe dei Nembi, il Poeta somiglia,
abita la tempesta e dell'arciere ride
esule sulla terra in mezzo a ostili grida
con l'ali da gigante nel cammino s'impiglia

(Traduzione, splendida, di Antonio Prete. C. Baudelaire, "I fiori del male", Universale Feltrinelli)

31 dicembre 2005

[reading] Iosif Brodskij

Fuga in Egitto II

Nella grotta (una qualunque, ma pur sempre
un tetto! meglio di quattro muri ad angolo retto)
là, dunque, per tutti e tre c'era tepore:
e di paglia e di stracci si sentiva l'odore.

Era di paglia il letto. Mentre fuori la bufera
di neve trebbiava la sabbia con furore.
E, memori di come si macina il grano, mulo
e bue assonnati si rigiravano pian piano.

Maria pregava; rombando il falò divampava.
Giuseppe accigliato guardava la fiamma.
Il bambino, ancora troppo piccino
per qualunque altra cosa, si appisolava.

Un altro giorno ormai dietro le spalle -
con tutte le sue angosce e le ansietà:
ed Erode a incitare le spietate soldataglie:
di un altro giorno piu' vicina ancora l'eternità.

Per loro tre la notte era tranquilla.
Il fumo, non volendo recar disturbo alcuno,
si affrettava nel vano della porta. Solo il bue
(o il mulo?) nel sonno respirava forte.

La stella guardava dalla soglia.
E l'unico tra loro che sapeva
cosa mai in quello sguardo si celava,
era il bambino, che però taceva.


Iosif Brodskij

11 dicembre 2005

[reading] Giorgio Caproni

Questa settimana, al bar, si rilegge la raccolta di Giorgio Caproni.


CONSIDERAZIONE

Il sesso. La partita
domenicale.
La vita
così è risolta.
Resta
(miseria d’una sorte!)
da risolver la morte.

da "Il muro della terra"

19 novembre 2005

[reading] John Donne

Questa settimana, al bar, si legge John Donne "Poesie amorose, poesie teologiche", nella splendida traduzione di Cristina Campo.

" Sfascia il mio cuore, Dio in tre persone;
(...)
Divorziami, scioglimi, spezza il nodo,
rapiscimi, imprigionami: se tu
non mi incateni non sarò mai libero,
casto mai se tu non mi violenti."

11 novembre 2005

[reading] José Saramago

Questa settimana, al bar, si legge "L'anno della morte di Ricardo Reis" di José Saramago.

L'incipit: "Qui il mare finisce e la terra comincia. Piove sulla città pallida, le acque del fiume scorrono limacciose di fango, la piena raggiunge gli argini. Una nave scura risale il flusso tetro, è la Highland Brigade che va ad attraccare al molo di Alcantara."