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11 febbraio 2008

Coppa d'Africa - La Finale

Fonte: Gazzetta.it

EGITTO CAMERUN 1-0

Contro ogni pronostico di inizio torneo, l’Egitto, con pieno merito, bissa il successo di due anni fa e si conferma campione continentale. Il gol decisivo, dopo una gara condotta dal primo minuto, giunge al 76’ dopo una colossale fesseria di Rigobert Song, passato come una meteora anche dal nostro campionato, anni fa a Salerno, che controlla male una palla, si fa infastidire dal pressing di Zidan, cerca un fallo che non esiste si fa sottrarre la sfera dall’attaccante dell’Amburgo che la porge a AbouTrika davanti alla porta: lì finisce il sogno del Camerun.
I Faraoni hanno mostrato in questa Coppa d’Africa il calcio più razionale e organizzato, un 3-4-1-2 che il c.t. Shehata non ha mai modificato, impreziosendolo solo con l’inserimento dei singoli, in primis capitan Hassan, squalificato nei primi due match e piano piano introdotto tra i titolari; medesimo discorso può essere fatto per AbouTrika, in non eccelse condizioni fisiche a inizio torneo Shehata l’ha utilizzato prima da arma tattica a partita in corso poi l’ha schierato negli undici e proprio lui, dopo il pressing di Zidan e l’errore di Song, ha firmato il gol vittoria per l’Egitto. Gestione perfetta, quindi, fuori e dentro il campo, l’allenatore dei Faraoni ha dominato pure l’ultima partita, con le solite armi del pressing e delle ripartenze negli spazi, l’appoggio degli esterni, Fathi e Moawed sempre puntuali, e una difesa molto attenta guidata dal miglior portiere africano, il trentacinquenne El Hadary.
Il Camerun sceglie la solita strategia tutto muscoli e attesa, sperando in una giocata dei suoi miglior giocatori, in primis Eto’o, capocannoniere del torneo con 5 gol ma non sugli standard elevatissimi a cui ha abituato tutti. Otto Pfister, l’allenatore dei Leoni Indomabili, spera anche in qualche ripartenza di Nkong (eroe della semifinale) di Epalle o di Emana, ma nessuno è all’altezza e il più talentuoso, il centrocampista del Tolosa, buca in pieno il match: mai decisivo, è spesso protagonista di errori grossolani, che la sua tecnica non ammetterebbe: la tensione, forse, lo ha messo k.o., mentre è stata una botta al ginocchio a escludere dopo appena 15 minuti una delle rivelazioni del torneo, Alexander Song, già in dubbio prima dell’incontro. L’Egitto che comandava abbastanza chiaramente la partita non riusciva però a smuovere il tabellino, i Leoni Indomabili venivano più volte contati in piedi ma non crollavano, spesso per merito delle parate di Carlos Kameni, fenomenale in un paio di uno contro uno contro gli attaccanti avversari. Quando molti si preparavano per i supplementari, ecco la ricordata papera di Song, a dire il vero una delle anime della sua squadra per tutto il torneo, e sul carro che porta la Coppa ci sale, ancora una volta, l’Egitto.

IL MIGLIORE - Tutti bene nell’Egitto, dal generoso Zaki all’elegante autore del gol decisivo AbouTrika, passando per capitan Hassan, recuperatore di palla e ottimo play maker, che con questa vittoria probabilmente saluta l’Europa e a fine anno lascia Bruxelles, dove gioca (Anderlecht), per il ritorno in Patria. Chi probabilmente compie la strada inversa è il miglior giocatore del torneo Hosni Abd Rabo, in forza all’Ismaily ma prossimo a un rientro nel calcio del Vecchio Continente dove non lo hanno ancora apprezzato a dovere (il suo precedente soggiorno, a Strasburgo, è stato tutt’altro che piacevole). Qui, tra la sorpresa di molti osservatori che scrivevano, scrivevano, è stato il vero trascinatore della sua squadra. Centrocampista ventitreenne dall’ottima tecnica e dall’eccellente lettura delle situazioni di gioco, ha anche grandi doti di inserimento e anche oggi ha sfiorato il gol centrando il palo a seguito di un’incornata prodotta dopo un’introduzione dal lato debole. Lo rivedremo presto dalle nostre parti.

CARLO PIZZIGONI
Dal sito della Gazzetta

Tabellino:
Camerun: Kameni, Geremi, Tchato, Song, Atouba, Song Billong (Binya 16), Mbia, Epalle (M'Bami 65), Emana (Idrissou 56), Nkong, Eto'o.

Egitto: El Hadari, Mohamed, Hany Said, Gomaa, Fathi, Hassan, Hosny Abd Rabou, Moawad, Aboutrika (Ibrahim Said 89), Moteab (Zidan 60), Zaki (Shawky 84).


Goals: Aboutrika 76.

08 febbraio 2008

Coppa d'Africa - Day 15

Fonte: Gazzetta.it

GHANA - CAMERUN 0-1

E' il Camerun la prima finalista di questa coppa d’Africa. A un Ghana coraggioso, però appesantito da pressioni, infortuni e squalifiche, non riesce l’ennesimo miracolo. Così, davanti al proprio pubblico potrà giocare solo per il gradino più basso del podio.
I Leoni Indomabili ritrovano al momento giusto, cioè nella scorsa partita dei quarti e in questa semifinale, l’orgoglio che da sempre contraddistingue questa squadra, che per molto tempo è stato il vessillo calcistico dell’intero continente. Il c.t. Otto Pfister ripropone il doppio mediano davanti alla difesa e, ancora, Mbia e Alexander Song gli regalano una partita "monstre" per quantità e equilibrio tattico: raddoppiano e recuperano una moltitudine di palloni, rallentando oltremodo la macchina ghanese. Emana e Job devono dare manforte a Eto’o che però viene disinnescato molto spesso da un fenomenale Essien, proposto sulla linea difensiva per ovviare alla squalifica di capitan Mensah.
La tensione è altissima, il Ghana prepara bene il match, mette Quincy dietro l’unica punta Agogo, e prova Dramane e il figlio di Abedì Pelè sui lati. Le azioni più pericolose sono dei padroni di casa, ma senza un attaccante di valore (fuori uso anche l’Udinese Asamoah) Leroy, che le ha tentate tutte per mascherare la mancanza di un finalizzatore credibile, deve sperare di "trovare" un gol. Non arriverà, ed è questo limite invalicabile che chiude la porta ai comunque ottimi ghanesi. I Leoni invece "pescano" il gol decisivo a 20' dalla fine, grazie a un fenomenale contropiede, la loro arma più affilata, concluso dal più sconosciuto degli eroi possibili: Alain Nkong, centrocampista dell’Atlante (eh sì, un camerunese in Messico…) poco preso in considerazione da Otto Pfister.
Il finale è bruttino con qualche sceneggiata di troppo di Kameni (miracolosi un paio di suoi interventi in precedenza) e Rigobert Song: follia pura, invece, quella di Bikey che piazza uno spintone che solleva da terra un "barelliere", arrivato in campo per portare fuori lo pseudo-infortunato Song: per lui c’è il rosso e l’addio alla finale.
IL MIGLIORE - La linea mediana è il simbolo della rocciosa resistenza camerunese: su tutti si eleva Alexander Song, nipote del capitano dei leoni, Rigobert. Classe 1987, pescato da Wenger in Corsica nel Bastia un anno e mezzo fa pressa, il piccolo Song recupera palloni e ha la forza di rilanciare l’azione. Le sue letture difensive fanno già salivare il tecnico alsaziano dei Gunners, che lo ha ceduto in prestito al Charlton regalandogli la possibilità di giocare di più. Tornato all’Arsenal ha ora poco spazio, ma è solo questione di tempo. Lui e Denilson ('88), due fenomenali prospetti in mezzo al campo, certificano ancora una volta l’ottimo lavoro della società londinese. L'unico peccato è che si ritrovino nella stessa squadra di Fabregas, che è un veterano per capacità ma la cui carta d’identità segnala sinistramente la data di nascita 4 maggio 1987…
LA CURIOSITA' - Sulle tribune grande festa di colori e suoni. Bellissimo poi l’abbraccio tra Roger Milla, simbolo del calcio camerunese e africano, e Stephen Appiah, anima del centrocampo ghanese che non ha potuto partecipare a questa coppa d'Africa per infortunio. Molti scommettono che sarebbe finita diversamente con lui in campo…

Carlo Pizzigoni

EGITTO - COSTA D'AVORIO 4-1
Fonte: Gazzetta.it

Come ogni bella competizione che si rispetti, è arrivata la sorpresa. L'Egitto fa fuori i favoriti ivoriani e accede alla sua seconda finale consecutiva. Sorpresa sì, anche se l'Egitto aveva disputato un ottimo torneo, ma vittoria meritata.
Faraoni concreti, che subito cercano densità nella propria metacampo, pronti a ripartire con Motaeb, Zaki e Aboutrika. Parte dalla panchina Zidan, ancora in recupero dopo l'infortunio. La Costa d’Avorio fa fatica a costruire gioco. ma lo controlla, anche se trova poca ampiezza, quindi pertugi, a causa della limitata spinta dai terzini Eboué e Boka che appoggiano l’azione ma non cercano il fondo. Il vero crollo psicologico arriva al primo gol egiziano, seguente a un calcio d’angolo: tiro di Fathi, deviato da Kalou e Copa superato. Lì si spegne la luce. La Costa d’Avorio smette di giocare per attaccare con una serie di uno contro uno, che qualche azione la producono, ma esclusivamente per la qualità dei singoli, e il gioco non decolla. Poche combinazioni, poco movimento, preoccupazione che monta per l’ordinato pressing egiziano e, altra tegola psicologica prima che tecnica, l’infortunio del portiere Copa. Comincia poi a salire sul proscenio El Hadary, portiere over 30 di grande valore, che inanella una serie di interventi che profumano di miracoloso e anche Drogba, protagonista di un gran duello con Gomaa (marcatura a uomo sul centravanti del Chelsea), viene sempre fermato poco prima della gioia. Nel secondo tempo, l’approccio ivoriano è più razionale, ma c’è sempre Hadary a dire no. Keita riaccende le speranze con un supergol da fuori area, ma un altro contropiede beffa gli ivoriani che hanno precipitato il rientro di Kolo Touré, palesemente fuori condizione e poco tranquillo negli interventi, e rischiato il fratello Yaya in non perfette condizione fisiche. Il 3-1 è il crollo definitivo, poi si chiude a 4. Egiziani perfetti in mezzo al campo, Hassan e Hosny (ancora una volta fantastica la sua Coppa) sugli scudi: ottime le distanze tra i reparti e perfetti i raddoppi quando gli ivoriani calavano le loro azioni individuali. La Selephanto che di fortuna ne ha pure poca, nonostante rimanga la squadra migliore dell’Africa non riesce a dimostrarlo mai fino in fondo: urge uno psicologo, l'Egitto ne ha uno di grande valore, e allena pure con raziocinio, bravo Hassan Shehata.
IL MIGLIORE - Tranne il missile terra-aria di Keita, El Hadary stasera ha preso davvero tutto. Sicuro sulle uscite, sempre attento, il numero uno dell’Al Ahly, classe 1973, ha dimostrato anche stasera il suo valore, tecnico e mentale: vero monumento. Nella passata coppa d'Africa, sempre con la Costa d'Avorio, però in finale, parò i rigori decisivi per vincere il torneo. Anche in quel caso bloccò Drogba.
LA CURIOSITA' - Ancora Zaki: stasera due gol decisivi, due anni fa, pescato dal nulla da Shehata (che surrogò Mido, con conseguente sceneggiata dell'ex Roma) decise la semifinale con il Senegal con una sua rete. Spiccò, lui classe 1983 che proveniva da un piccolo club egiziano, il volo verso la Russia, ma durò poco al Lokomotiv. Lo Zamalek lo ha riportato a casa e, a quanto pare, al caldo funziona bene.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta


Tabellini:
Costa d'Avorio: Barry "Copa" (Loboue 37), Boka, Toure, Eboue, Meite, Toure Yaya, Zokora, Kalou (Bakari Kone 60), Drogba, Dindane (Arouna Kone 79), Keita.

Egitto: El Hadari, Mohamed, Hany Said, Gomaa, Fathi, Hosni Abd Rabou, Hassan, Moawad (Fathallah 77),Aboutrika, Moteab (Zidan 69), Zaki (Ibrahim Said 86).

Goals: Fathi 12, Zaki 62, 67, Aboutrika 90. Keita (CDI) 63.

***

Ghana: Kingson, Sarpei, Pantsil, Addo, Annan, Draman, Ayew (Barusso 86), Essien, Agogo, Muntari, Quincy (Baffour 61).

Camerun: Kameni, Geremi, Song, Bikey, Atouba, Emana (Binya 77), Song Billong, Mbia, Job (Nkong 62), Eto'o, Idrissou (Epalle 46).

Goal: Nkong 71.

05 febbraio 2008

Coppa d'Africa - Day 14

Fonte: Gazzetta.it


EGITTO - ANGOLA 2-1

La solidità dell’Egitto mette sotto la concretezza dell’Angola, che esce dalla coppa d'Africa rinfrancando la consapevolezza che, almeno a livello continentale, se la può giocare con tutte le big. Sono dunque i Faraoni ad accedere alle semifinali dopo un primo tempo molto equilibrato e una ripresa in cui hanno sostanzialmente controllato il match. Solita difesa a tre dell’Egitto che però riesce poco a creare in mezzo (Hosni e Shawki controllati) ma ha grande partecipazione degli esterni, la vera chiave di questo incontro. Il 4-2-2-2 dell’Angola è equilibrato, praticamente non concede nulla nelle zone centrali e riparte con due stantuffi come Ze Kalanga (ancora positiva la sua prova) e Maurito. Davanti cercano di dare una mano Flavio, tatticamente più accorto, e Manucho, che si assenta per alcuni tratti, ma richiama l’attenzione pochi minuti dopo il gol dell’Egitto su rigore (ancora a segno Honsi). Il neo centravanti del Manchester United mette a terra un rilancio, si separa dal difensore grazie al suo possente fisico ed esplode col sinistro un tracciante che si insacca sotto la traversa: un gol capolavoro e l’ennesima conferma della bontà della scelta di Ferguson e Queiroz. L’Egitto però ha più soluzioni offensive, anche se manca la stella Zidan. Aboutrika parte dal primo minuto dietro i confermati Motaeb e Zaki e sale di colpi di minuto in minuto fino al dominio totale di partita e palla nella seconda frazione della partita. Il gol che decide la qualificazione è l’ennesima incursione sulla fascia di Ahmed Fathi: il suo cross è bucato da tutti e colpisce il petto di Zaki, appostato sul secondo palo. Casuale, goffa e bruttina, ma rete che vale un posto nelle prime quattro del Continente: l’Egitto si conferma, e ora, senza nulla da perdere,si gioca tutto contro i favoritissimi ivoriani.
IL MIGLIORE - L’eleganza di Aboutrika, i suoi colpi di esterno meriterebbero sempre la sottolineatura ma stavolta spazio ai comprimari: sono stati gli esterni Moawad (gioca in Egitto nell’Ismaily) e, soprattutto, Fathi (un 23enne sprecato per il campionato del Kuwait) che hanno "allargato" la difesa angolana e l’hanno poi messa in condizione di soccombere. Il gioco, a onore dell’ottimo lavoro del c.t. Shehata, giungeva sui lati dopo una serie di movimenti di uomini e palla che determinava spaziature vantaggiose. I polmoni di Moawad e Fathi han fatto il resto.
LA CURIOSITA’ - L’Egitto che funziona ha fondamenta solide. La sua difesa a tre unitamente al suo portiere El Hadary è il segreto di Pulcinella della serenità di tutta la squadra. Il meno atteso della linea, che oltretutto ci gioca al centro e la comanda, si chiama Hani Said e parla benissimo italiano. Già, perché nel nostro Paese il difensore ora, pure lui, all’Ismaily ci è cresciuto. Scoperto e portato in Europa dal Bari (dove si parlava benissimo di lui), ha poi attraversato Messina e Fiorentina senza lasciare traccia ed ha oltrepassato il Mediterraneo dopo la toccata e fuga in Belgio, nel Mons squadra che ha diversi contatti con l’Italia (ora ci giocano l’ex interista Pistone e Mirri). A vederlo in campo così sicuro, avranno contribuito tanti tecnici di casa nostra. Una piccola soddisfazione.
Carlo Pizzigoni

CAMERUN - TUNISIA 3-2 (dts)Fonte: Gazzetta.it

La coppa d’Africa di quest’anno è abbastanza chiaramente superiore per emozioni, contenuti e spettacolo rispetto alle ultime due edizioni. Il quarto di finale di stasera tra Camerun e Tunisia certifica l’assunto. Fantastico match vibrante, combattuto, con tante giocate di qualità e le Aquile di Cartagine impallinate nel primo tempo che rimontano due gol a un Camerun partito a mille e piano piano limitatosi a contenere. In avvio, il miglior Camerun visto finora in questa coppa d’Africa: finalmente attento e ordinato. Accantonato il rombo, ecco il 4-2-3-1 per il c.t. dei Leoni Indomabili, Otto Pfister. Rilancio per Jean Makoun, che gioca dietro all’unica punta Eto’o con Emana largo a destra e Idrissou a sinistra. In interdizione due mediani giovanissimi: il piccolo Song (classe 1987) e Mbia (1986), quest’ultimo autore di testa del gol che sblocca l’incontro, poi bissato da un bel calcio di punizione dello specialista Geremi. Tunisia che accusa la veemenza camerunese e risponde come può in contropiedi gestiti da Chikhaoui e Ben Saada, ed è proprio il giocatore del Bastia a trovare il sette, lui pure su punizione, e a modificare l’inerzia della partita che diventa tunisina (c’è un’incredibile traversa di Dos Santos e una paratona di Kameni) anche se il Camerun ancora non lascia il campo con la testa. Il secondo tempo abbassa i ritmi e favorisce la minor vigoria dei tunisini, che rispettano distanze e equilibrio tra i reparti finendo però per essere pericolosi soprattutto grazie a un super finale di partita di Chikhaoui, che ha uno scatto d’orgoglio da grande giocatore e imbastisce anche da solo azioni pericolose, fino poi a trovare il gol del pareggio che porta ai supplementari. I Leoni smettono di giocare, provano a gestire, ma un episodio li favorisce: trovano il gol in apertura di over time ancora con Mbia, dopo una dormita della retroguardia biancorossa. Dopo, solo bagarre. Cartago delenda est.
IL MIGLIORE - Stephane Mbia è uno dei combattenti nel fortino Camerun del secondo tempo: pressa, riconquista palla, corre continuamente: insieme al piccolo Song è il più virtuoso nel clima di battaglia che si viene a creare, dopo che Pfister rinuncia ad armare gli artigli di Eto’o. Mbia pesca per ben due volte il jolly, trovando, lui, poco avvezzo alla finalizzazione, i due gol decisivi per riportare i Leoni Indomabili a ruggire. Una notte da ricordare per questo poco più che ventenne centrocampista cresciuto alla Kadji Academy Sport di Douala (la stessa di Eto’o), dove l’ha ben pescato il Rennes.
LA CURIOSITA’ - La maledizione continua per i tunisini: sono quarant’anni che non riescono a battere i Leoni Indomabili. Prosegue la striscia, anche se stasera se la sono giocata alla pari e, specie nel secondo tempo, avrebbero meritato anche qualcosa di più.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:

Egitto: El Hadari, Gomaa, Hani Said, Mohamed, Fathi, Moawad (Fathallah 65), Aboutrika (Ibrahim Said 90), Abd Rabou, Shawky, Moteab, Zaki (Hassan 71).

Angola: Lama, Airosa, Kali, Marques, Yamba Asha, Macanga, Gilberto, Ze Kalanga (Mateus 72), Manucho, Maurito (Mendonca 46), Flavio (Edson 84).

Goals: Abd Rabou 23 pen., Manucho (A) 27, Zaki 38.

***

Tunisia: Kasraoui, Haggui (Ben Fredj 39), Jaidi, El Bekri, Felhi, Nafti (Jemaa 71), Mnari, Traoui, Ben Saada, Chikhaoui, Santos (Chermiti 86).

Goals:
Cameroon: Kameni, Song, Bikey, Atouba (Tchato 108), Geremi, Emana (Epalle 62), Makoun (Binya 65), Song Billong, Mbia, Eto'o, Idrissou.


Goals: Mbia 19, Geremi 27,Ben Saada 35, Chikhaoui 81. Mbia 92.(ts)

04 febbraio 2008

Coppa d'Africa - Day 13

Fonte: Gazzetta.it

GHANA - NIGERIA 2-1


E’ meritatamente il Ghana la prima semifinalista della coppa d’Africa. Scesa in campo con diversi uomini non al top della forma per problemi fisici, andata in svantaggio nel primo tempo e alla fine in dieci nell’ultima mezz’ora per l’espulsione del capitano John Mensah (a seguito di un fallo terminale su un giocatore che aveva una chiara occasione da gol): non si sono fermati davanti a nulla le Black Stars, continuando a giocare, al massimo della vigoria, il loro calcio, che ha pochi sbocchi offensivi e che cercava gli uno contro uno di Muntari e Quincy sulle fasce per sfondare. La Nigeria capitola nonostante le chiare situazioni di vantaggio che il campo mostrava: vantaggio sul tabellone per un rigore sacrosanto che, paradigmaticamente, esprimeva la filigrana della partita: l’impossibilità dei difensori centrali Addo e Mensah di "tenere" Yakubu, fisicamente e tecnicamente superiore. Vogts, che aveva scelto un 4-3-3 prudente con Uche e Odemwingie attaccanti esterni ma molto pronti a rinculare e a dare una mano al centrocampo, Mikel a lanciare gli avanti e Olofinjana e Etuhu con esclusivi compiti di copertura, sceglieva l’esclusiva arma del contropiede, limitato dai recuperi non troppo frequenti e soprattutto troppo "bassi" della sua linea mediana. Verrà processato dalla stampa e dalla federazione nigeriana, però, soprattutto per la sua apatia durante la fase della superiorità numerica: mezz’ora in cui lui non cambia nulla nonostante l’uomo in più, accondiscendendo addirittura ai ritmi del Ghana e non approfittando della sua lunghissima panchina, specie di quella deputata alla parte offensiva. Si è offerto agli episodi, e ha dovuto soccombere a un’invenzione di Muntari che si inseriva e liberava davanti alla porta il centravanti Junior Agogo: 2-1 a pochi minuti dal termine e esplosione finale del Ohene Djan di Accra.
IL MIGLIORE - Lo andava ripetendo da tempo José Mourinho, lo ha ribadito stasera: Michael Essien è proprio un grandissimo. Segna sul finire del primo tempo un gol di testa decisivo che tiene vivo il Ghana. Recupera e riparte, poi, dopo l’espulsione del compagno di Mensah, rileva dall’ex Cremonese fascia e ruolo: si sistema in mezzo alla difesa e non sbaglia un intervento. Senza parole.
LA CURIOSITA’ - Michael Essien non gioca centrale difensivo per merito di Mourinho, come spesso si ascolta: egli nasce difensore, al Bastia, che lo aveva prelevato in Ghana dopo un ottimo Mondiale under 17. Essien faceva la spola tra terzino e centrale, a seconda delle opportunità, e quasi per caso viene spostato a centrocampo. Dove entusiasma subito tanto da attirare le attenzioni di diversi osservatori: i più lesti sono gli uomini di Jean Michel Aulas, presidente del Lione, che si accordano immediatamente con la squadra corsa per un cifra vicino ai 12 milioni di euro. In riva al Rodano si merita il soprannome di Le Bison ed è lì che lo pesca Mourinho che lo vuole nel suo Chelsea, a qualsiasi cifra: 38 milioni di euro è la spesa del cartellino che fa ululare di sorpresa i poco attenti ai progressi di questo splendido giocatore. Oggi più che mai decisivo.
Carlo Pizzigoni


COSTA D'AVORIO - GUINEA 5-0

Fonte: Gazzetta.it

L’atteggiamento della Costa d’Avorio è sempre quello un po’ strafottente, da primi della classe, quali in realtà sono. Giocano in scioltezza, con quel pizzico di superficialità che lascia aperta la partita per più di un’ora. Poi, passa Drogba a sigillare, e a chiudere il match, anche se poi arriva anche la doppietta di Kalou (prima entra in porta col pallone dopo aver fatto fuori il portiere, poi approfitta di un assist di Yaya Toure) e il timbro finale di Baky. La Guinea, senza la sua anima, Pascal Feindouno, in tribuna per squalifica, fa quello che può: copre, pressa e riparte. L’unica arma credibile rimane Fode Mansare, che sulla sinistra ci mette cuore e potenza e qualche grattacapo lo crea. I guineani provano anche le maniere forti, affondando tackle e allargando gomiti ma non ricavano molto di più ed escono comunque a testa alta da questa manifestazione. Selephanto ancora con Zokora al posto dell’infortunato Kolo Toure e Romaric in mezzo insieme a Yaya: vogliono tenere un ritmo controllato e trovare il buco giusto, che pesca poi quel decatleta prestato al calcio di Keita, sgroppata, finta di cross e sberla sul primo palo. Per l’attaccante del Lione un classico: il portiere avversario Kemoko Camara non se l’aspetta e fa un figura bruttina. La partita si apre in due ma gli ivoriani si accontentano di qualche accelerata: sufficiente per mandare a casa la Guinea e per far paura a tutte quelle rimaste.
IL MIGLIORE - Spaiare il risultato, in partite come questa, dove la superiorità di una squadra è piuttosto netta, è un merito importante. Rimanendo zero a zero, subentra spesso nervosismo: il gol di Keita ha posto in discesa la passeggiata della Costa d’Avorio. Keita ha avuto il merito di metterci più "punch" dei compagni e non è un caso abbia per primo firmato il tabellino. Esterno del 4-4-2, si è continuamente proposto sulla fascia destra e a fine attacco è tornato senza fiatare nella sua posizione dietro la linea della palla. In questa Costa d’Avorio piena di giocatori eleganti, l’irruenza di Keita non va sottovalutata.
LA STORIA - Abdul Kader Keïta ne ha viste tante. Passato poco ivoriano: niente Academie, come la maggior parte dei compagni, né scuole calcio in Francia o settori giovanili di prestigio dell’Esagono. Keita l’arrivo nella Champions col Lione, e prima col Lille, se l’è sudato tutto, e ha fatto la gavetta tra Tunisia, Emirati Arabi e Qatar. Poi, l’intuizione del Lilla che lo porta nel nord francese e ne fa un giocatore vero: un attaccante esterno che distrugge le difese partendo dai lati grazie a una fisicità prorompente. Inquadrato tatticamente (ora non ha difficoltà a giocare da quarto centrocampista nel 4-4-2, come stasera: il fisico gli permette anche questo) diventa devastante nei sedici metri per velocità, progressione ed è molto migliorato in precisione il suo destro.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

03 febbraio 2008

Coppa d'Africa - Speciale Costa d'Avorio

Fonte: Giornale del Popolo - Lugano

C’è una rivoluzione del calcio africano che sta prendendo forma, l’abbiamo intravista in questa Coppa d’Africa, ma proverà ad esplodere nel 2010 in Sudafrica. Ha i colori verdi e arancio della Costa d’Avorio e un’anima che viene da lontano. E’ il 1993 quando Jean Marc Guillou arriva all’aeroporto Houphouet Boigny di Abidjan, per incontrare Roger Ouegnin: insieme danno il via alla più fruttuosa scuola calcio dell’Africa. Guillou era un centrocampista francese estroso (partecipò, con l’ovvio 10 sulle spalle, al Mondiale del 1978 in Argentina) che voleva mettere alla prova le sue poco ortodosse idee sul calcio, Roger Ouegnin era (ed è) il presidente dell’Asec, la squadra più amata di Abidjan e della Costa d’Avorio. L’idea comune: costruire una nuova primavera calcistica africana. Guillou, però, abiura il concetto stesso di scuola calcio e distrugge i canoni che vigevano allora su queste strutture: vuole qualcosa di realmente nuovo e diverso. Passa giornate ad osservare i ragazzi africani, organizza partitelle in tutti gli anfratti del Paese, ricerca ragazzi adatti alla sua “Accademia, un nome che richiama la musica e il talento.” Nel 1994 i primi 26 ragazzi sono accolti nel pensionato, a Sol Beni: lì potranno studiare, dormire, mangiare e ovviamente apprendere su campi d’erba vera e curata l’arte del football, naturalmente Guillou style: tutti allenamenti con la palla, per affinare la tecnica di base, nozioni di tattica sui generis ma scarsa attenzione alla preparazione atletica. I nomi di quei ragazzi? Copa, Kolo Touré, Zokora, Tiene, Boka, Aruna Dindane, metà della squadra che ha giocato in questi giorni la coppa d’Africa. Buona parte del resto della rosa ha partecipato alle successive generazioni (nel 1996, nel 1998 e nel 2000) della Academie Mimosas, come venne poi chiamata: già, anche gli Yaya Touré, i Romaric, gli Eboué, i Kalou hanno seguito il medesimo percorso e sono lì, oggi, al fianco di Drogba. Moltissimi altri sono poi discreti-buoni-ottimi giocatori che portano il marchio dell’Academie in giro per l’Europa calcistica, maggiore o minore che sia. La storia dell’Academie ha un passaggio centrale, che pare un romanzo: i ragazzini dell’Academie mettono sotto, nella Supercoppa d’Africa, giocata nel febbraio del 1999, l’Esperance di Tunisi, una delle squadre più note del Continente Nero, zeppa di veterani. Quel capolavoro era però l’inizio della fine. Arrivarono dall’Europa le richieste per i migliori talenti: Kolo Touré e Aruna Dindane presero il volo per l’Europa. “Finanzieremo l’Academie coi proventi delle loro cessioni”. Il rapporto Guillou – Ouegnin si incrina, il francese ormai guarda all’Europa, l’ivoriano vuole fare dell’Asec la squadra più vincente d’Africa. Le strade si dividono, Guillou prova a costruire un’enclave ivoriana in quel di Beveren: ha buoni risultati sul campo ma critiche e addirittura accuse di “schiavismo”: abbandona. Oggi, l’esperienza della prima Academie prosegue distinta in varie realtà, che si ignorano. Ouegnin ha proseguito l’Academie Mimosas all’Asec, Guillou ne ha fondate altre in Costa d’Avori ma pure in giro per il mondo, un collaboratore del francese, il brasiliano Carlos, guida “Ivoire Académie” con i finanziamenti di un uomo d’affari pakistano proprietario di una squadra di serie B belga, l’Olympique Charleroi.

CARLO PIZZIGONI

01 febbraio 2008

Coppa d'Africa - Day 12

Fonte: Gazzetta.it

ANGOLA-TUNISIA 0-0 - Non si fanno male Angola e Tunisia, e con uno 0-0 poco spettacolare accedono entrambe ai quarti. Diverso approccio: gli angolani, già qualificati, schierano tutti i titolari, giocano a sprazzi con ampi brani di partita sotto ritmo. Mentre i tunisini attuano un ampio turn over dalla metà campo in avanti facendo finalmente esordire Amine Chermiti. La giovane speranza tunisina, reduce da due giornate di squalifica, è il giocatore che va più vicino al gol nelle prime giocate del match, fallendo un’occasione colossale.La partita si trascina poi stancamente con il 4-2-2-2 degli angolani che non alza mai il pressing. Si moltiplicano, dividendosi tra le due squadre, i lanci lunghi a cercare direttamente le punte (bella la lotta tutta fisica tra Manucho e Jaidi). Qualche accelerazione, una traversa per il fantasista dell’Esperance di Tunisi, Kamel Zaiem, ma la testa è rivolta alle prossime sfide dei quarti: gli angolani prendono l’Egitto, per le Aquile di Cartagine c’è il Camerun.
IL MIGLIORE - Ottima ancora la partita di Ze Kalanga. Parte laterale ma dietro le punte trova parecchie volte l'appoggio. Quando i movimenti sono ben concordati nella transizione veloce dell’Angola (la fase più pericolosa della squadra di Gonçalves), Manucho e Flavio gli liberano spazio, così l’ex campione di Romania con la Dinamo Bucarest può andare al tiro. Poco razionale ma dotato di forza importante, Ze Kalanga riesce a produrre una quantità enorme di scatti in una partita a cui aggiunge una discreta finalizzazione. Partito dalla panchina, in questa Coppa è riuscito a guadagnarsi il posto da titolare proprio per le sue sfuriate sulla fascia o in mezzo al campo. In Portogallo è costretto a giocare da attaccante nel sempre più derelitto Boavista, che si barcamena nella metà bassa della classifica. Partendo da dietro è molto più efficace.

SENEGAL-SUDAFRICA 1-1
- Abbandona mestamente la Coppa d’Africa, pareggiando con il Sud Africa (gol di Henri Camara al 13' e Van Heerden al 36'), anche il Senegal, per l’ennesima volta in preda a una serie di guerre interne, sostanzialmente mai cessate dopo l’incredibile exploit dei Mondiali nippo-coreani. Pare sia tutto finito con l’addio di Bruno Metsu, il tecnico francese che li aveva portati fin lì. Henry Kasperczak, polacco cresciuto come tecnico in Francia, pareva essere l’erede adatto: se n’è fuggito dopo due partite giocate molto male… E stasera il "capo popolo" Diouf si è pure accomodato in panchina. Incredibile che con il talento individuale a disposizione si debba ottenere così poco, serve una decisa sterzata, inevitabilmente dovrà arrivare anche da smottamenti in Federazione. . Il Sudafrica ha fatto piccoli ma significativi passi in avanti in questo torneo. Il c.t. Carlos Alberto Parreira, che ha voluto un calcio molto "brasiliano" con palla a terra, combinazioni a più giocatori e azione strutturata, può essere moderatamente soddisfatto e in questo ultimo match i Bafana Bafana avrebbero pure meritato la vittoria, soprattutto per le maggiori occasioni da gol prodotte. Ora, davanti, hanno l’obiettivo del Mondiale casalingo, un onore e un onere, in questi due anni devono crescere ancora, ma le fondamenta sembrano essere poste.

Carlo Pizzigoni

Dal sito della Gazzetta.

Tabellini:

Tunisia: Kasraoui, Haggui, Ben Fredj, Zouaghi, Jaidi (Felhi 74), Nafti, Zaiem (Ben Dhifallah 67), Mnari, Mikari, Jemaa (Chikhaoui 80), Chermiti.

Angola: Lama, Airosa (Loco 69), Kali, Yamba Asha, Marques, Macanga, Maurito (Mateus 59), Gilberto, Ze Kalanga (Mendonca 84), Flavio, Manucho.

***

Senegal: Coundoul, Diatta, Diawara, Ibrahima Faye, Abdoulaye Faye, Sall, Diop (Gueye 52), Ba, Kamara (Sougou 82), Niang (Papa Waigo 59), Camara.

Sudafrica: Josephs, Masilela, Mokoena, Morris, Moon (Davids 80), Modise, Tshabalala, Moriri (Chabangu 71),Van Heerden, Dikgacoi, Zuma (Fanteni 90).

Goals: Van Heerden 14. Camara 37.

31 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 11

Fonte: Gazzetta.it

CAMERUN-SUDAN 3-0 - Il c.t. del Camerun Pfister ripresenta il centrocampo a rombo con il piccolo Song davanti alla difesa per supportare un creatore di gioco dietro le punte come Emana e Mbami e Epalle ai lati. Emana non è una mezzapunta classica, si sta adattando a giocare in questo ruolo ma i risultati sono sorprendenti: quando la palla giunge nei suoi paraggi, qualcosa succede, e per il deserto tattico offerto fino dal Camerun è già un passo avanti. Il Sudan ci mette buona volontà, ma tatticamente e tecnicamente la formazione dell'est africano è ancora molto indietro. Il Camerun impiega quasi mezz’ora a tirare in porta e a procurasi un mezzo rigore a cui l'arbitro aggiunge l'altra metà: segna Eto’o dal dischetto e sblocca una partita in cui la manovra lenta e i continui uno contro uno fanno da leit motiv dei Leoni. Eto'o ha il marchio dei fuoriclasse, ma non ancora le prestazioni in questa Can, eppure riesce a segnare un'altra rete in chiusura di match e a "intimorire" la difesa sudanese che riesce a confezionarsi un meraviglioso e grottesco autogol su rimpallo, di nuca, chiudendo sostanzialmente la partita già nella prima frazione.

IL MIGLIORE - E' ancora Emana l’interruttore dello spento gioco del Camerun. La sua presenza in campo e la conformazione della linea mediana costringe Pfister a “sedere” in panchina il metronomo del Lille Jean Makoun, aggiungendo il fiato e il tackle del piccolo Song, Di M’bami e Epalle: ma sono equilibri molto fievoli, anche se finora hanno prodotto tre punti pur se con formazioni notevolmente inferiori al Camerun. Bella sorpresa il nipote del capitano Rigobert, classe 1987 che l’Arsenal ha pescato in Corsica per crescerlo nel proprio settore giovanile(quest’anno la prima esperienza al Charlton, in prestito). Debuttante con la maglia dei Leoni Indomabili in questa Can ha mostrato subito presenza, sangue freddo e buon riconoscimento dei tempi di gioco.

EGITTO-ZAMBIA 1-1 - Basta un punto all’Egitto per conquistare il primo posto nel girone e sperare in un quarto più abbordabile. Continua il lento recupero per Aboutrika,che anche in questo match parte dalla panchina per poi disputare mezz’ora, e probabilmente sarà, proprio con questa formula, un’arma importante nella mani del CT Shehata nelle prossime partite. Zambia che conferma il solito gioco sbarazzino e qualche buona individualità come l’attaccante del Brondby Chris Katongo, anche oggi in rete per fissare l'1-1 finale.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:

Camerun: Kameni, Geremi, Song, Bikey, Atouba (Tchato 46), M'Bami,Epalle (Essola 76), Song Billong, Emana (Tomou 57), Eto'o, Job.

Sudan: Elmuiz Abdalla, Bakhit (Tahir Osman 54), El Tayeb, Ali Elkhidir, Yousif Hado, Kuku, Lado, Karar, El Bashir, Kamal Tambal (Hassan 77), Agab Sido (Babiker 62).

Goals: Eto'o 28 pen, Ali Elkhidir 34 og, Eto'o 90.

***

Egitto: El Hadari, Mohamed, Hany Said, Moawad, Gomaa, Fathi, Abd Rabou, Shawky, Hassan (Aboutrika 60), Moteab (Ibrahim Said 77), Zaki (Zidan 60).

Zambia: Mweene, Musonda, Himonde, Mwanza (Kampamba 30), Hachilensa, Chansa (Kalaba 77), Bakala, Felix Katongo, Christopher Katongo, Jacob Mulenga (Phiri 65), Chamanga.

Goals: Zaki 15. Christopher Katongo 88.

30 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 10

Fonte: Gazzetta.it

COSTA D'AVORIO-MALI 3-0 - Il rullo compressore della Costa d’Avorio impressiona e prosegue la sua inesorabile corsa,non si impietosisce e non lascia nemmeno un golletto che avrebbe preservato nel torneo il Mali, che invece deve abbandonarlo a causa della differenza reti, in favore della fortunata Nigeria. Senza lo squalificato Diarra e con Sissoko e Kanouté a mezzo servizio, il Mali cerca con la forza della disperazione un sogno che si ferma sulla traversa colpita di Dramane Traorè al 67. minuto. Tutto finisce lì. Il CT delle Aquile Jodar aveva provato la difesa a tre e un folto centrocampo a cinque che permetteva a Seydou Keita, unico maliano sui suoi abituali standard, di sganciarsi e di andare al tiro, soluzione classica e di norma foriera di buoni risultati. Per il resto, ritmo troppo basso e poco sbocco sulle fasce anche per il 442 aggressivo degli ivoriani che pur giocando con qualche rincalzo hanno mostrato l’annunciata profondità della propria panchina. Drogba davanti con Arouna Kone, all’esordio in questa CAN, come Romaric, “Chico “Tiene (vice Boka a sinistra) e Emerson Fae largo a destra e 15 minuti del bomber del Werder Sanogo (che segna il gol del 3-0): tutti autori di un’ottima prova.
Il MIGLIORE - Lo sperimentale asse centrale della difesa ivoriana con Zoro e Zokora ha chiuso ogni varco, ha dato il proprio contributo in fase di costruzione (ottimi gli impulsi del centrocampista del Tottenham) e di realizzazione (rete dell’ex difensore del Messina). Zoro, che non ha mai giocato in patria, con Sonetti e Zeman ha giocato al centro della retroguardia (ottimo il suo affiatamento con Luca Fusco) prima di essere spostato sul lato destro nel prosieguo della sua carriera. Zokora nasce proprio difensore centrale e nell’Academie, la scuola di calcio dove si sono formati la maggior parte dei nazionali ivoriani, giocava in coppia con Kolo Touré proprio al centro della retroguardia. Ogni giocatore dell’Academie , per volontà del creatore della stessa, Jean Marc Guillou, adotta, “alla brasiliana”, un nomignolo: per Zokora fu Maestro da subito, per le sue capacità di lettura del gioco, anche oggi confermate.

NIGERIA-BENIN 2-0 - Si salva, con poco merito, la Nigeria che in un partita combattuta riesce ad avere ragione per due a zero del Benin già eliminato e si qualifica per i quarti dove sfiderà il Ghana. Berti Vogts rimescola nuovamente la squadra e dal “sorteggio” tra gli attaccanti stavolta la spuntano Utaka (poi sostituito da Obinna), Uche, Odemwingie e Yakubu. Proprio il gol del centravanti dell’Everton fa tirare un sospiro di sollievo al tecnico tedesco fissando, all’84’, il risultato sul 2-0, dopo il gol sblocca-risultato di Obi Mikel a inizio secondo tempo.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:
Costa d'Avorio: Barry, Eboue, Zokora, Zoro, Tiene, Fae, Romaric,Toure Yaya, Keita (Bakari Kone 59), Arouna Kone, Drogba (Sanogo 75).

Mali: Mahamadou Sidibe, Adama Coulibaly (Diallo 47), Kante, Tamboura, Sammy Traore, Drissa Diakite, Keita, Djibril Sidibe, Toure (Dissa 60), Kanoute (Mohamed Sissoko 46), Dramane Traore.

Goals: Drogba 10, Zoro 54, Sanogo 86

***

Nigeria: Ejide, Yobo, Nwaneri, Shittu, Taiwo, Etuhu (Eromoigbe 74), Uche, Obi Mikel, Utaka (Obinna 52), Odemwingie (Afolabi 90), Yakubu.

Benin: Amoussou, Gaspoz, Adenon, Chrysostome, Adjamossi (Ogunbiyi 46), Boco, Ahoueya, Oketola, Sessegnon (Maiga 84), Omotoyossi, Oumar Tchomogo.

Goals: Obi Mikel 53, Yakubu 86.

29 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 9

Fonte: Gazzetta.it


GHANA-MAROCCO 2-0
La conferma del Ghana mette fuori dai giochi il Marocco, eliminato insieme alla Namibia dalla Coppa. Vincono due a zero i padroni di casa, meritatamente, ma hanno anche la fortuna di segnare al primo credibile tiro in porta, grazie a un’invenzione della coppia Muntari-Essien, con colpo sotto e assist dell’ex Udinese (autore pure del gol del 2-0 definitivo) e rete del centrocampista del Chelsea. Senza lo squalificato Kingston, il c.t. Leroy sposta Quincy a destra, Muntari a sinistra e Annan a coprire le scorribande di Essien, incursore principe e autore di una magnifica prova a tutto campo. L’allenatore del Ghana disegna una linea a 4 in mezzo perché teme il 4-3-3 marocchino con le sovrapposizioni del laterale destro Chretien e Hadji e Aboucherouane pronti a rinculare dall’attacco per rinfoltire la zona mediana e a ripartire velocemente per dare manforte a Chamakh. Da loro (oltre che dal panchinaro Sektioui) dovevano arrivare le maggiori soddisfazioni del Marocco, le giocate che elevavano i Leoni dell’Atlante al rango di pericolosa outsider, ma, fatta eccezione per il primo match in cui Alloudi ha messo dentro tre gol prima di infortunarsi e non tornare più, hanno profondamente deluso, mostrando sì tecnica, ma poca voglia di vincere. E non basta un gol annullato sull’1-0, forse buono, per raccontare del tracollo della squadra di Henri Michel.
IL MIGLIORE - Spaventosa la partita di Essien: libero di sganciarsi, palla al piede o senza, taglia a fette la difesa marocchina che non lesina pure le cattive maniere pur di fermarlo. Si inventa bomber per supplire alla solita inconsistenza in fase di finalizzazione degli attaccanti ed è il primo a consolare Asamoah, dopo le conclusioni del centravanti dell’Udinese finite sempre nel modo sbagliato. La fascia di capitano è sul braccio del difensore Mensah, ma l’anima della squadra è piuttosto riconoscibile.

GUINEA-NAMIBIA 1-1
Senza il proprio faro, Pascal Feindouno, espulso nel match precedente e out anche nella prossima partita, fa un enorme fatica la Guinea che non riesce nemmeno a mettere sotto la Namibia (1-1 il finale), che così guadagna il primo punto della manifestazione e una soddisfazione che accompagnerà il ritorno a casa. Buon per i guineani che hanno sostanzialmente archiviato la pratica vincendo col Marocco nella partita precedente. Gol di Youla dopo più di un’ora di gioco e pareggio nel finale di Brian Brendell, al suo secondo gol in questa Coppa.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Ghana: Kingson, Sarpei, Addo, Pantsil, Mensah, Gyan (Baffour 88), Annan, Essien, Muntari, Quincy (Draman 89), Agogo (Ayew 83).

Marocco: Lamyaghri, Chretien, El Kaddouri, Ouaddou, Erbate, Kharja (Sektioui 46), Safri, Kabous (Kissi 90), Hadji, Aboucherouane (Zerka 55), Chamakh.

Goals: Essien 26, Muntari 46.

***

Guinea: Kemoko Camara, Ibrahima Sory Camara, Bobo Balde, Kalabane, Jabi, Mansare (Correa 85), Bangoura, Sacko, Bah, Soumah (Sylla 69), Youla (Karamoko Cisse 75).

Goals:

Namibia: Mbaha, Toromba, Gariseb, Piennar, Benjamin, Risser, Ngatjizeko, Brendell, Swartbooi (Kambonde 74), Katupose (Bester 46), Kaimbi (Pineas 64).


Goals: Youla (G) 62. Brendell (N) 81.

28 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 8

Fonte: Gazzetta.it


ANGOLA-SENEGAL 3-1
La voglia, la costanza dell’Angola alla fine viene premiata, e adesso il Senegal è nei guai e potrebbe anche non bastare una vittoria nell’ultimo match del girone con il Sud Africa. Angola che ha meno talento individuale dei senegalesi ma molta più applicazione: mentalmente non lasciano mai la partita, sono sempre equilibrati in campo, sanno cosa fare: non è un caso il loro approdo al Mondiale tedesco in luogo di altri squadroni africani. In più, quest’anno è esploso Manucho (doppietta per lui oggi) e il problema della siccità offensiva d’un tempo è risolto. Senegal che invece va a strappi: inizia cercando direttamente le punte che devono aprire il gioco, va in vantaggio a seguito di un calcio piazzato, le combinazioni palla a terra aumentano, ed è un bel vedere scambiare uomini come Niang, Diouf e Diomansy Camara: ma non azzannano la partita, e i cali di concentrazione risultano fatali nella seconda parte dove incassa tre gol e non riesce più a scuotersi.
IL MIGLIORE - E’ ancora Manucho a riaggiustare la rotta delle Antilopi: prima con un bel colpo di testa dopo un ottimo movimento, poi d’opportunismo in mischia. In più lotta, dà la carica ai compagni e si muove con raziocinio e spirito di sacrificio. Capisce che i compagni si aspettano da lui la scossa, e gliela regala. Bella presa del Manchester United che non ha avuto paura di rischiare e potrebbe fare scuola per tante altre big d’Europa.
LA CURIOSITA' - Dopo un’ottima partita esce sconfitto stasera ma ha sicuramente un bel avvenire pieno di rivincite Moustapha Bayal Sall, nome nuovo del calcio senegalese e prospetto molto interessante. Intenditore, fisicamente più che prestante (195 cm per 90 chili), ottimo senso della posizione e buone letture in fase difensiva. "Fregato" da un procuratore norvegese che gli sottopose un contratto capestro da cui si è potuto liberare solo pagando con una squalifica che gli impedisce di giocare per il Saint Etienne, la squadra che più ha creduto in lui dopo un provino al Marsiglia, impressionata dal giocatore ma poco pronta a firmarlo.


TUNISIA-SUDAFRICA 3-1

Troppo solida questa Tunisia per il Sud Africa, che qui in Ghana ci è venuto soprattutto con l’obiettivo di costruire una squadra importante per i prossimi mondiali casalinghi del 2010. Partita chiusa nel primo tempo con tre reti, la Tunisia è sempre la stessa: tutti dietro la palla e ripartenze veloci, coperture adeguate e pochi rischi in fase di contenimento. Il gioco troppo "prudente" criticato da alcuni appassionati tunisini, è ormai un marchio di fabbrica che continua a portare risultati, all’ombra di Cartagine. L’opera di ringiovanimento di Lemerre aggiunge però qualità davanti e in mezzo al campo con le scorribande di Chikhaoui, stasera in netta crescita rispetto alla prima uscita. Stasera ottimo anche Ben Saada, autore di una segnatura. Sudafrica ingenuo ma volenteroso: Parreira vuole iniziare dalle fondamenta il suo lavoro e oppone al gioco speculativo dei rivali, palla a terra, velocità, inserimenti: tutto ancora da perfezionare, nella speranza che gli interpreti crescano un po’, però qualcosa si vede ed è meritato il gol del definitivo tre a uno segnato da Pienaar a fine match. I Bafana Bafana sono ancora un cantiere ma hanno una direzione di lavoro, non poco: vedremo dove li porterà, qui in Ghana hanno sperimentato, domani non basterà la presenza.
IL MIGLIORE - Due gol e un palo per Dos Santos (oltre a un incredibile errore sotto porta), ma la forza della Tunisia targata Lemerre è la compattezza. Dietro rischiano sempre pochissimo e il simbolo di questa solidità è il capitano e centrale del Birmingham, Radhi Jaidi.
LA CURIOSITA’ - Francileudo Silva dos Santos non è il vostro tipico nome tunisino. Infatti, il bomber tutto sostanza della Tunisia, gracile, non troppo tecnico ma con un sensibilissimo fiuto per il gol, in riva al Mediterraneo ci è arrivato nel 1998, dopo che lo Standard Liegi l’aveva scoperto nel Sampaio Correa, squadra di riferimento del Maranhao, stato del Nordest brasiliano non esattamente fucina di talenti della Seleçao. Ultimamente, però, da questa terra, centro del reggae made in Brazil e della Capoeira, è spuntato il talento di Guillherme, classe 1988, super prospetto del Cruzeiro, già in odore di Europa.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:
Senegal: Sylva, Guirane (Sougou 84), Beye, Diawara, Abdoulaye Faye, Sall, Mendy (Gueye 63), Diop, Diouf, Niang, D.Camara (H.Camara 70).

Angola: Lama, Airosa, Marques, Kali, Yamba Asha, Gilberto (Mateus 83), Macanga, Ze Kalanga, Manucho (Loco 88), Maurito (Dede 72), Flavio.

Goals: Abdoulaye Faye (S) 20.Manucho 50, 67, Flavio 78.

***

Tunisia: Kasraoui, Haggui, Mikari, Ben Fredj, Jaidi, Ben Saada, Nafti, Mnari (Zouaghi 75), Traoui, Chikhaoui (Jemaa 80), Santos (Ben Dhifallah 66).


Sudafrica: Josephs, Masilela (Evans 62), Mokoena, Morris, Mhlongo, Moon, Modise, Pienaar, Chabangu (Van Heerden 46), Zuma, Fanteni (Mphela 60).

Goals: Santos 8, Ben Saada 32, Santos 34. Pienaar (S) 87.

27 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 7

Fonte: Gazzetta.it

CAMERUN-ZAMBIA 5-1
LA PARTITA - Risorge il Camerun, rifila cinque gol allo Zambia dopo la brutta batosta contro l’Egitto, ma non è tutto oro quello che luccica. Nella prima fase della partita, infatti, i Leoni Indomabili pressano alto (buona l’intenzione di Pfister di inserire Emana dietro le punte Eto’o e Job), ma lo Zambia riesce lo stesso a ripartire, anche se finalizza poco. Un calcio di punizione di Geremi, finito in rete per l’errore di posizionamento del portiere zambiano, porta in vantaggio il Camerun e inaugura una serie incredibile di regali della difesa dei Chipolopolo, che si ritrovano sotto di tre gol senza aver subito azioni strutturate dei rivali. Un mani in area allunga il tabellino dei Leoni indomabili (Eto’o su rigore) e un’altra follia difensiva lascia a Job il gol, ma la seconda frazione è tutta per lo Zambia (gol di Chris Katongo: meritatissimo), con il Camerun sceso in campo solo per far presenza. La vittoria larga spegne tuttavia qualche polemica e regala la tranquillità necessaria prima del match col Sudan.
IL MIGLIORE - Schierato stavolta dal primo minuto, Achille Emana, passione di Pantaleo Corvino, è l'uomo chiave della partita. Pressa e regala assist al bacio per i compagni proprio giocando dietro le punte, come faceva ai tempi del Valencia: società nella quale è cresciuto. Venticinque anni, centrocampista del Tolosa da diversi anni, come ha mostrato oggi può senza problemi bene evoluire nei sedici metri decisivi. Pensare che può giocare anche da difensore centrale. Polivalente. E pronto per una grande squadra.
LA CURIOSITA' - Messo sotto dall’Egitto, il c.t. Otto Pfister e Ngweha Ikouam, suo assistente, hanno pensato a come ristrutturare il centrocampo, oggetto principale degli allenamenti di questi giorni. Numerose le prove, che hanno coinvolto tutti i giocatori del ruolo, provati in diverse posizioni e con le più varie strutturazioni. Fatto fuori Makoun già prima della fine del primo tempo coi Faraoni, Pfister ha scelto il piccolo Song davanti alla difesa e riscoperto Emana trequartista, rilanciando M’bami.

EGITTO-SUDAN 3-0

LA PARTITA - Vittoria larga ma maglietta sudata a fine match per gli egiziani conto i “cugini” del Sudan. Shehata sceglie la stessa formazione del primo match, rinunciando così al rientrante Ahmed Hassan (era squalificato, subentrerà nella ripresa), capitano e miglior giocatore della scorsa edizione della Coppa, vinta proprio dagli egiziani. Il 3-4-3 dei Faraoni, però, va più a intermittenza rispetto a quello ammirato nella prima uscita: c’è una maggior ricerca del lancio lungo per non scoprirsi dietro e un recupero della palla troppo basso. Zidan e Emad, i due attaccanti più di movimento, solo a tratti riescono a segnare la partita coi loro scambi a terra, e c’è meno appoggio dalle fasce, specie di Sayed Mohawwad, ottimo contro il Camerun. Il Sudan ci mette voglia e buona volontà, tatticamente è ancora acerbo ma ha grande corsa e fisicità in ogni zona del campo, riesce anche ad andare al tiro alcune volte senza però creare granché. Apre Honsi Abd Rabou su rigore, nel secondo tempo chiude il match una doppietta di AbouTrika, sempre più sulla via della miglior condizione: potrà venire comodo più avanti nel torneo, dove l’Egitto pone la propria candidatura autorevole al bis consecutivo.
IL MIGLIORE - Partono ancora da Honsi le migliori giocate dell’Egitto. Centrocampista di sostanza, ex grande promessa, vede gioco, sa inserirsi e si mette al servizio della squadra in copertura quando serve. Al secondo rigore consecutivo segnato (il primo, nel match scorso con il Camerun), e anche stavolta con la ripetizione dell’esercizio. Giocatore che sta attirando le attenzioni di molti osservatori.
LA STORIA - Nel 1959 si scontravano in finale (anche se l’Egitto aveva il nome di Repubblica Araba Unita per la “fusione” con la Siria per il sogno panarabo di Nasser), oggi si ritrovano dopo tanti anni e con storie calcistiche opposte. L’Egitto è campione d’Africa in carica mentre il Sudan sta cercando di ricostruire il movimento calcistico (oltre al Paese). Proprio il c.t. egiziano dei Faraoni, Shehata, prima dell’inizio del torneo esaltava il balzo in avanti dei Falconi del Deserto: “Negli ultimi anni il calcio sudanese ha fatto enormi passi avanti, e sono ancora in crescita, vedrete tra qualche anno.”

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:

Camerun: Kameni, Binya (Nkong 63), Song, Atouba, Bikey, M'Bami (Makoun 67), Geremi, Emana (Idrissou 77), Song Billong, Eto'o, Job.

Zambia: Mweene, Nketani (Himonde 38), Musonda, Mwanza, Hachilensa, Chansa, Bakala (Njovu 83), Felix Katongo, Jacob Mulenga, Christopher Katongo, Chamanga (Sunzu 64).

Goals: Geremi 28, Job 32, 82, Emana 44, Eto'o 66 (pen)Christopher Katongo (Z) 90.

***

Egitto: El Hadari, Fathallah (Hassan 56), Hany Said, Fathi, Moawad, Gomaa, Abd Rabou, Shawky, Zidan (Aboutrika 56), Moteab, Zaki (El Mohamady 80).

Sudan: Elmuiz Abdalla, El Tayeb, Ali Elkhidir, Eldin Ahmed Gibril (Ali Idris Farah 47), Kuku, Yousif Hado, Lado, Karar, Bader Eldin Abdalla, Kamal Tambal (Hameed Amari 60), Babiker (Agab Sido 81).

Goals: Abd Rabou 29 pen, Aboutriaka 78, 83.

26 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 6

Fonte: Gazzetta.it

COSTA D'AVORIO-BENIN 4-1
Nemmeno la supponenza d’inizio partita frena la Costa d’Avorio, poco concentrata e consapevole della propria superiorità. Se lo può permettere, dato che rifila quattro gol (Drogba, Yaya Touré, Keita e Aruna Dindane) a un volenteroso Benin che poco può (qualche ripartenza e un gol al novantesimo dell’ottimo attaccante Omotoyossi). Gerard Gili, c.t. degli Elefanti, per una partita contro una squadra che mira essenzialmente a difendersi abbandona la linea a tre dietro, proposta contro la Nigeria, e schiera un 4-2-3-1 molto offensivo, con i quattro giocatori d’attacco (Drogba, Kalou, Aruna Dindane e il Keita del Lione) in grado di fare la differenza anche con le loro giocate individuali. Non rinuncia a pressare alto, e proprio un recupero di Yaya Touré oltre la metà campo dà il là al primo gol di Drogba e alla goleada. Un solo neo, ma bello grande: l’infortunio di Kolo Touré, fosse serio ci sarebbe di che preoccuparsi.
IL MIGLIORE - Tutti bene tra gli Elefanti. Aruna Dindane, riesce però a sommare un gol e due pali, oltre che una partita convincente. Gioiello della prima sfornata dell’Academie, che comprendeva anche Kolo Touré e Zokora, è sempre stato il giocatore più amato in patria e per lungo tempo ad Abidjan lo preferivano (e una larga fetta di appassionati lo preferisce ancora) a Drogba. Buone stagioni all’Anderlecht, poi offerte sfumate in Inghilterra per le esose richieste dei bianco-malva, che lo hanno ceduto anni dopo in Francia al Lens in un momento di grande frizione tra il club di Bruxelles e l’attaccante.
LA CURIOSITA’ - Kolo fornisce l’assist del secondo gol al fratello Yaya. Originari della zona nord della Costa d’Avorio sono cresciuti non assieme nella celeberrima Academie (il creatore della struttura, Jean Marc Guillou consigliò direttamente a Wenger il difensore) che ha sede ad Abidjan la città più importante del Paese, all’estremo sud. I due potevano riunirsi anche all’Arsenal dove Kolo gioca da anni: due le opportunità per Yaya , la prima volta non convinse Wenger per l’atteggiamento un po’ troppo presuntuoso (il contrario della morigeratezza di Kolo) che esibì al provino, poi, quando giocava in Grecia, l’offerta dei londinesi non convinse l’Olympiacos, che lo spedì al Monaco. Poi arrivò il Barça prima del’Inter.

NIGERIA-MALI 0-0
Basterà un pareggio nel prossimo match con la Costa d’Avorio per qualificare il Mali ai quarti di finale, escludendo così la Nigeria dalle prime otto del torneo. Non facile ma possibile, e anche meritato, dopo il pareggio a reti bianche di stasera. Ennesima sconcertante prestazione della Nigeria di Vogts, che si limita a far girare gli attaccanti a disposizione della sua rosa, tra l’altro scontentandoli tutti, e a indicare il lancio lungo per le punte. Rare sovrapposizioni, limitate combinazioni a terra in fase di costruzione del gioco: tutti limiti già visti e mai corretti. Mali bene a centrocampo, piuttosto sicuro anche dietro e 4-1-3-2 che, se non elimina i problemi di finalizzazione, evidenzia una squadra più compatta, con grande ordine e buona spaziatura tra i reparti. Ultimi venti minuti con più frenesia e opportunità per entrambe le squadre di schiodare lo 0-0: poca mira e un punto a testa.
IL MIGLIORE - Il centrocampo del Mali è di altissima qualità. La leadership e le doti di recuperatore di palla di Diarra coprono le scorribande di Keita, sempre pericoloso con inserimenti e tiro da fuori, e la freschezza nelle ripartenze di Momo Sissoko e Amadou Sidibe. Il quasi centrocampista della Juve ha facilità di corsa ottimo controllo di palla e sa stare in campo, Jodar ha ridisegnato la squadra per comprenderlo nell’11 titolare. A 23 anni folle liberarsi di questo giocatore, buon per la squadra di Ranieri.
LA CURIOSITA’ - Ha preso un incrociatore e non ha ancor dimostrato si saperlo condurre. Dopo l’imbarcata con la Scozia, Berti Vogts rischia di fare una figura pessima anche sotto l’Equatore. Partite sempre poco convincenti, mai un progetto tattico definito, continui cambi che più che regalare opportunità a tutti minano la stabilità e le certezze del gruppo. In tutto ciò, il tedesco è riuscito solo a lamentarsi del fatto che “in questa federazione c’è poca organizzazione.” Molti ad Abuja sostengono che, se fosse migliore, Vogts sarebbe su un’altra panchina… Ha ancora una partita per convincerli del contrario.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:
Costa d'Avorio: Boubacar Barry, Emmanuel Eboue, Abdoulaye Meite, Kolo Toure (Lahore Gohouri, 45),Arthur Boka, Yaya Toure, Didier Zokora, Aruna Dindane, Didier Drogba (Boubacar Sanogo, 66), Salomon Kalou, Abdul Keita (Kouassi Yao, 75).

Benin: Rachad Chitou, Khaled Adenon, Damien Chrysostome (Noel Seika, 66), Stephane Sessegnon, Alain Gaspoz (Mouritala Ogounbiyi, 50), Romuald Boco, Razack Omotoyossi, Oumar Tchomogo, Anicet Adjamossi, Seidah Tchomogo (Abou Maiga, 58), Jocelin Ahoueya (Wassiou Oladikpikpo, 82).

Goals: Drogba 40, Toure (Yaya) 44, Keita 52, Dindane, Omatoyossi (B) 90

***

Nigeria: Ejide, Yobo, Taiwo, Nwaneri, Shittu, Obi, Olofinjana, Odemwingie (Uche 58), Obinna (Makinwa 84), Yakubu, Martins (Utaka 46).

Mali: Mahamadou Sidibe,Diamoutene,Kante, Adama Coulibaly,Tamboura, Amadou Sidibe (Dembele 86), Diarra, Keita, Mohamed Sissoko (Drissa Diakite 82), Kanoute, Dramane Traore (Diallo 74).

25 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 5

Fonte: Gazzetta.it

GHANA-NAMIBIA 1-0
Non rischia praticamente nulla il Ghana nel match contro la poco competitiva Namibia, ma è poco bene augurante che la vittoria sia arrivata, nonostante la grande mole di gioco, solo per uno striminzito gol (Junior Agogo al 41’). Il Ghana è perfetto fino alla conclusione, varia le combinazioni palla a terra, con buona sincronia di movimenti, alla ricerca diretta delle punte (Agogo ancora obiettivo delle aperture di centrocampo e difesa), ha giocatori con ottime doti di inserimento e "sparo" (Essien, Muntari), sa usare le fasce anche se l’ex olandese Quincy dovrebbe essere più concreto, però fa una fatica tremenda a finalizzare, e questo non è mai un buon segno. Certo, le Black Stars potranno anche arrivare fino in fondo (e la solidità del gruppo spinge in tale direzione), ma quando gli avversari avranno nomi e potenziali differenti da quelli di stasera, lo sforzo da profondere per ottenere il massimo risultato sarà notevole.
IL MIGLIORE - Claude Leroy ha inventato Manuel Agogo punto di sbocco della squadra: le caratteristiche, fisiche soprattutto di "Junior" (180 cm e magliette xl) erano adatte per "aprire" il gioco di una squadra che doveva avere più varietà rispetto a quella tutta (e solo) corsa dei mondiali tedeschi. Quindi, Agogo: cresciuto in Inghilterra, nello Sheffield Wednesday , ha girato parecchio sottobosco britannico prima di fare un salto negli USA, journey-man pure laggiù, con tre squadre in due anni e poi ritorno ad Albione. Diverse annate nelle periferie con tre anni al Bristol Rovers e dal 2006 al Nottingham Forest (precipitato dalle Coppe Campioni di Brian Clough – fine Settanta- all’attuale League One, la C inglese).
LA CURIOSITA’ - È In condizioni migliori l’erba del campo Ohene Djan di Accra. Claude Leroy era imbufalito dopo il match inaugurale, avendo trovato un prato indecente: "Con tutti gli sforzi che si sono fatti in questi tempi e i soldi spesi per quest'impianto, trovare uno scempio del genere è difficile da digerire" aveva detto. "Abbiamo giocato il torneo delle “4 Nazioni” e l’erba era perfetta, l’abbiamo poi ritrovata in questo stato, con il pallone che non rotola. Speriamo che di qui alla fine vada meglio. Però è un vero peccato, soprattutto per questa gente, che ha lavorato tanto e bene in questi anni e deve essere mortificato dalla leggerezza di pochi irresponsabili".

GUINEA-MAROCCO 3-2
Risorge la Guinea, mette sotto per 3-2 il Marocco e guadagna molte chance di qualificazione, dato che nell’ultimo match incontrerà la non irresistibile Namibia. La partita è molto godibile fin da subito e non ha un padrone certo almeno fino a secondo tempo inoltrato, quando il vantaggio dei guineani va oltre il gol. La velocità d’esecuzione del tridente marocchino è meno efficace rispetto alla prima uscita, anche perché manca Alloudi, autore di una tripletta nel match inaugurale e uscito ammaccato per qualche durezza di troppo dei namibani, e il suo sostituto Zerka ci mette molta volontà ma poco costrutto. La forza della Guinea risiede nella guida del suo leader Pascal Feindouno, che beffa il portiere marocchino e indirizza la partita nel primo tempo, grazie a un calcio di punizione dal lato corto dell’area che la mezzapunta del Saint Etienne indirizza sul primo palo invece che verso i compagni.
Modificato il tabellino, l’esplosività di Fodé Mansare largo a sinistra viene comoda per le ripartenze dei guineani e soprattutto il Marocco denuncia poca fisicità in mezzo al campo, e il muro del Syli National non va più giù. Sektioui sbaglia partita, Hadji e Chamakh non riescono a incidere: d’un tratto ci si accorge dell’assenza di un bomber vero, che Michel non trova nemmeno coi cambi. Feindouno si fa cacciare per un fallo di reazione e lascia il fortino guineano agli assedi marocchini per venticinque minuti: c’è solo il tempo per accorciare le distanze con il difensore Ouaddou, ma la vittoria rimane della Guinea.
IL MIGLIORE - Il carisma di Feindouno è indubbio, le sue giocate decidono il match, dato che dopo il primo gol piazza il rigore del terzo gol. Peccato per l’espulsione, meritata e poco intelligente: non da lui.
LA CURIOSITÀ - Mansare ha distrutto fisicamente la retroguardia marocchina, e finalmente dà segni di vita Bangoura, giocatore della Dinamo Kiev dal talento cristallino, ma dalla poca applicazione: scompare un po’ troppo frequentemente dalla partita, stavolta invece firma il secondo, decisivo gol della sua nazionale. Entrambi sono cresciuti da giovanissimi nel settore giovanile del piccolo Gazelec di Ajaccio, oggi sparito dalle mappe del calcio francese d’élite.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

24 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 4

Fonte: Gazzetta.it

TUNISIA-SENEGAL 2-2

Primo tempo che premia la razionalità e l’ordine dei tunisini che vanno in vantaggio grazie a un bel diagonale di Jemaa e poi gestiscono un Senegal che fa fatica a rimettersi in carreggiata. Piano piano però, il Senegal riesce a scovare il ritmo giusto, non perde la testa (anche se certi atteggiamenti polemici di Diouf innervosiscono i compagni) e soprattutto trova con il giovane Baya Sall un gol nel recupero che cambia la direzione del match.
La perfetta Tunisia dei primi 45 minuti mostra tutti i suoi limiti quando è costretta a fare la partita e non solo a giocare negli spazi. In più, il nuovo assetto dei
Leoni della Teranga, che prevede il tridente con l’ingresso di Henri Camara che affianca Diouf e Niang, dà molto più fastidio all’ottima linea a 4 delle Aquile di Cartagine diretta da Jaidi. La maggior generosità dei senegalesi è premiata da un gol in mischia dell’ex Modena Diomansy Camara: la Tunisia, che soffre il centrocampo molto fisico e potente degli avversari, riesce a trovare il pareggio grazie a una sventola da fuori di Traoui che coglie dormiente il portiere del Lille, Silva.
IL MIGLIORE - Recupera palloni, cerca di impostare senza forzare la giocata, mantiene la calma , trova il gol del pareggio: il ventunenne Baya Sall mostra le sue qualità. D’accordo, il fisico non si insegna (195 cm, spalle larghe e coordinazione sono un bel dono dall’Altissimo) epperò le doti di maturità che tanti gli attribuiscono e che hanno spinto il Saint Etienne a “rubarlo” ai norvegesi dell’IK Start cominciano a fare bella mostra. Da seguire.
LA CURIOSITÀ - Ottime giocate anche quelle del terzino sinistro Wissem El Bekri, bravo a pescare Jemaa nell’azione del primo gol e continuamente pronto ad accompagnare l’azione della Tunisia. Bekri gioca nell’Esperance di Tunisi ma è nato e cresciuto in Francia da genitori maghrebini. Si è distinto nel suo paese natale per essersi imposto nel piccolo club del Chateauroux, con cui arrivò, nel 2004, pur militando nella serie B francese (Ligue 2), fino alla finale di Coppa di Francia, persa poi in finale col PSG. L’anno dopo attraversò il Mediterraneo.

SUDAFRICA-ANGOLA 1-1
Più che l’organizzazione, poté la voglia. Se l’inizio educato del Sudafrica, con giocate palla a terra e movimenti sincronici, aveva prodotto poco e si era sgonfiato presto sotto i colpi dei contropiedi angolani, un secondo tempo disordinato, a tratti disarmante (sembrava essere tornati a l’era pre Parreira della confusione assoluta), porta in dote al Sudafrica, grazie a un gran tiro da fuori di van Heerden, un punticino prezioso e l’entusiasmo di proseguire il progetto che il CT brasiliano sta costruendo giorno dopo giorno. L’Angola sorniona doveva approfittare maggiormente degli spazi lasciati dai Bafana Bafana, ma l’atteggiamento oltremodo contenitivo, fatto di contropiedi con pochissimi “rimorchi” attivi, quindi esclusivamente di solo soluzioni primarie o gestione del pallone senza affondare, non ha pagato come altre volte.
IL MIGLIORE - Flavio, attaccante dell’Al Ahly è davvero un bel giocatore, una specie di Rocchi minore: bravo anche a controllare palla, bene al tiro e grande uomo assist: stupendo il controllo e l’assist per il gol angolano di Manucho. Con un fisico più importante l’Egitto non l’avrebbe nemmeno visto, anche se sotto le piramidi, grazie alla sua QI calcistico, si è tolto più di una soddisfazione.
LA CURIOSITA’ - Primo gol della manifestazione per Manucho, appena acquistato dal Manchester United. Classe ’83, alto, longilineo, dinoccolato, ha grande forza fisica, segna (oggi grande colpo di testa in anticipo con perfetta coordinazione) e sa giocare spalle alla porta. Scommessa di Ferguson che su consiglio del lusofono suo secondo Carlos Queiroz l’ha pescato direttamente dall’Africa portoghese.

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:

Tunisia: Kasraoui, Haggui, El Bekri, Jaidi, Felhi, Mnari, Zouaghi (Ben Dhifallah 80), Traoui, Santos (Zaiem 63), Jemaa (Mikari 86), Chikhaoui.
Senegal: Sylva, Diawara, Abdoulaye Faye, Beye, Guirane, N'Doye (Diop 63), Sall, Mendy (Camara 61), Kamara, Niang (Gueye 88), Diouf.

Goals T: Jemaa 9, Traoui 82.
Goals S: Sall 45, Kamara 66.

***

Sudafrica: Josephs, Masilela, Morris, Moon, Mokoena, Tshabalala (Chabangu 46), Pienaar (Van Heerden 71), Modise, Mhlongo, Moriri (Fanteni 46), Zuma.
Angola: Joao Lama, Airosa (Loco 89), Yamba Asha, Kali, Marques, Figueiredo (Ze Kalanga 64), Macanga, Gilberto, Mendonca (Edson 73), Flavio, Manucho.

Goals: Manucho 29, van Heerden 87

23 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 3

ZAMBIA-SUDAN 3-0
Fonte: Gazzetta.it
Lo Zambia si impone sul Sudan, il risultato (3-0) mente un po’ però nelle proporzioni. Zambia che parte forte e arriva subito al gol con una bella combinazione Mulanga-Chamango che fa secco il poco reattivo portiere sudanese. Poi scontro tra due stili di gioco differenti con lo Zambia impegnato a tenere altissimo il ritmo, anche a costo di più di un errore di precisione, e Sudan che predilige giocare a ritmi bassi con appoggi frequenti e corti prima della verticalizzazione. I sudanesi spaventano più volte la difesa zambiana, ma sono poco precisi. Secondo tempo spezzato in due dalle reti dello Zambia (in gol Mulanga e Katongo), fiducia dei sudanesi sotto i tacchi e risultato che si gonfia a dismisura e oltre i meriti dei Chipolopolo.
IL MIGLIORE - Felix Katongo esce alla distanza, ma nel primo tempo l’azione del capitano Clive Hachilensa è determinante per abbattere muro e certezze difensive dei Falconi del Deserto. Hachilensa è una lama che fende la fascia destra sudanese, ha buona tecnica e bel tempo di inserimento . Ha giocato nel freddissimo, specie per lui, campionato finlandese dove non ha impiegato molto a divenire idolo del club di Mariehamn, nelle isole Aland.
LA CURIOSITÀ - La musica e le danze accompagnano ogni partita della CAN. In questa occasione non sono mancate le fanfare: distinzione delle squadre che hanno avuto, come lo Zambia, una colonizzazione inglese (celebre è la truppa di fiati che segue la Nigeria). Le nazioni francofone lasciano invece più spazio agli strumenti a percussione. Insomma, il ritmo, anche sulle tribune, non manca mai.
EGITTO-CAMERUN 4-2
Brutto tonfo del Camerun nell’esordio in coppa d'Africa: viene asfaltato sotto 4 gol dell’Egitto. Il risultato (4-2) rispecchia l’andamento della partita, sostanzialmente già chiusa nel primo tempo con gli egiziani in vantaggio di tre gol.
Linea a tre dietro, Shawky e Hosni a dirigere pressing e operazioni in mezzo, buona spinta sulle fasce in fase di accompagnamento della transizione e contropiede - quando possibile - perfetto con grande movimento delle tre punte Zidan, Zaki e Emad anche a difesa schierata: l’Egitto non sbaglia nulla e umilia un Camerun lento e prevedibile, che gioca senza idee.I Leoni Indomabili si limitano a lanciare lungo e ad aspettarsi qualcosa di Eto’o che pecca in personalità, ma a cui francamente non si può chiedere di partire da fermo a trenta metri dalla porta e di decidere la partita… Il Camerun fa sempre meno paura, si intestardisce ad attaccare a testa bassa individualmente. Il c.t. Pfister prova già nel primo tempo con le sostituzioni, escludendo Makoun, ma è l’organizzazione generale che manca e le responsabilità sono anche sue: non è accettabile che i "nomi" (anche giovani e interessanti: nella seconda parte ha esordito il Song "giovane", Alex, un ’87 di proprietà dell’Arsenal) che mette in campo il Camerun rendano così male. Le critiche che monteranno da stasera non lo aiuteranno certo.Mohamed Zidan sbaglia un gol nella prima azione del match, ma ha la gamba giusta e la tecnica necessaria per affondare nella difesa ballerina del Camerun. Testa matta, litigò con Tardelli rifiutando la nazionale e sperimentando la possibilità di giocare per la Danimarca, dove allora evoluiva (nel Midtjylland), prima di arrivare in Germania (ora è all’Amburgo). Nemmeno con l’attuale c.t. Shehata le pubbliche relazioni sono inizialmente andate benissimo, poi, per fortuna dell’Egitto, tutto è andato a posto.
LA STORIA - Vedere giocare certe ottime partite a Hosni continua a far pensare alla sua gioventù (anche se ora ha solo 24 anni), quando tutti gli pronosticavano un futuro da grandissimo. Emissari europei avevano bussato alla porta dell’Ismaily subito dopo il Mondiale under 20 del 2003 negli Emirati: pare ci provarono anche club italiani, tra cui la Juve. Non se ne fece nulla e, addirittura, alla prima esperienza in Francia deluse enormemente, e tornò in Egitto senza rimpianti. Pronto per il viaggio di ritorno?

Carlo Pizzigoni
Dal sito della Gazzetta

Tabellini:
Sudan: Elmuiz Abdalla, Bakhit, Ali Elkhidir, Eldin Ahmed Gibril, Lado, Karar, El Bashir (Ali Idris Farah 80), Bader Eldin Abdalla, Ahmed (Yousif Hado 24), Kamal Tambal, Agab Sido (Babiker 57).
Zambia: Mweene, Nketani, Musonda, Mwanza, Hachilensa, Bakala, Kalaba, Felix Katongo, Jacob Mulenga, Phiri (Mayuka 70), Chamanga (Clifford Mulenga 83).
Goals: Chamanga 2, Jacob Mulenga 51, Felix Katongo 60.


Egitto: El Hadari, Fathallah, Moawad (Mohamed 90), Gomaa, Hany Said, Fathi, Hosni Abd Rabou, Shawky, Zidan (El Mohamady 68), Moteab, Zaki (Aboutriaka 60).
Camerun: Kameni, Geremi, Song, Bikey, Atouba, Makoun (Binya 38), N'Guemo (Emana 46), Epalle, Mbia (Song Billong 46), Idrissou, Eto'o.
Goals E: Hosni Abd Rabou 14 pen, Zidan 16, 45, HosniAbd Rabou 82.
Goals C: Eto'o 51, 90 pen.

22 gennaio 2008

Coppa d'Africa - Day 2

Fonte: Gazzetta.it

MAROCCO – NAMIBIA 5-1
Passeggia alla prima uscita, il Marocco. Mette sotto 5-1 la Namibia, cenerentola del girone e forse del torneo, senza sudare granché, anche perché dopo la prima verticalizzazione è già avanti uno a zero. Le marcature si susseguono, c’è il tempo anche di far gioire qualche decina di tifosi giunti in Ghana dalla Namibia per il gol del 2-1, ma la partita rimane sotto controllo anche se qualche smagliatura il 4-2-3-1costruito da Henri Michel ce l’ha. E proprio il tecnico francese la intravede, consumando le poche parole che regala ai suoi solo incitando alla ricostituzione della linea di centrocampo dopo ogni attacco. Trio delle meraviglie (Sektioui–Hadji -Alloudi) dietro Chamakh che funziona, ma a illuminarlo è il nome meno noto: Alloudi. Namibia che fa il suo, non si difende con ordine e attacca con volontà, ma la generosità porta in dono il primo gol del torneo, che sarà un’esperienza breve ma intensa per un calcio che sta tentando di costruirsi.
Il migliore - Soufiane Alloudi, 24 anni, segna tre gol che chiudono subito la partita, prima di venire azzoppato da un paio di interventi duri e pilota molti osservatori sulle sue tracce: gioca negli Emirati agli ordini dell’ex c.t. del Camerun, Schaefer.
La curiosità - Bella prova in mezzo al campo di Kabous, l’altro giocatore che proviene dal campionato del Golfo. Recupera palloni, regala equilibrio al centrocampo, non tira indietro al gamba quando c’è da “far legna”. Anche sotto i pozzi di petrolio ci sono calciatori all’altezza.
COSTA D’AVORIO – NIGERIA 1-0
La Costa d’Avorio si aggiudica meritatamente il primo scontro tra titani di questa Coppa d’Africa. Il c.t. degli Elefanti, Gili, vuole un 3-4-3 che offre la possibilità di pressare a Zokora e Yaya Touré e di spingere ai due terzini Eboué e Boka, senza lasciare la difesa condotta da Kolo Touré in parità numerica con gli avversari. Risultati egregi, almeno finché gli ivoriani tengono alto il ritmo della gara. La Nigeria è attendista oltre misura e quando aspetta raramente è pericolosa, eccezion fatta per i missili da fuori area di Taiwo, che preoccupano non poco l’incerto Copa. Martins a sinistra, Yakubu al centro e Utaka a destra, con dietro Kanu, servono a poco se sono continuamente costretti a rientrare o a giocare spalle alla porta. Mikel può far poco. L’equilibrio è poi rotto nel secondo tempo da una giocata di Salomon Kalou, più incisivo del leader carismatico del team e suo compagno nel Chelsea, Didier Drogba, ancora un po’ indietro di condizione dopo l’infortunio.
Il migliore - Zokora si ritrova magicamente nella sua Costa d’Avorio dopo le magre londinesi di questi mesi. Gioca con personalità, pressa, propone, incita, dà suggerimenti: il Tottenham è proprio lontano.
La curiosità - Salomon Kalou questa partita non doveva nemmeno giocarla se le autorità olandesi un paio d’anni fa gli avessero sottoscritto il passaporto olandese come voleva Marco Van Basten, c.t. degli Orange, e grande estimatore del giocatore portato al Feyenoord dal fratello Bonaventure. Non superò l’esame di lingua e "restò" ivoriano. In patria molti non lo volevano più tra gli Elefanti: il talento ha poi messo d’accordo tutti.
MALI-BENIN 1-0
Esordio vincente per il Mali, ma quanta fatica! Nonostante la presenza di Kanouté, la formula offensiva del Mali non funziona. Keita e Diarra in mezzo al campo non riescono a velocizzare l’azione, hanno l’appoggio sull’esterno esclusivamente del sorprendente Amadou Sidibe ( ragazzo dell’86 molto interessante, gioca ancora in Mali) e il gioco stagna al centro. Si arriva anche ai sedici metri, ma si conclude spesso da fuori area, unica soluzione credibile al momento. Urge fantasia. Il Benin si difende facendo densità dietro, non riesce ad innescare Omotoyossi in contropiede, ma fisicamente tiene botta e nei minuti finali dice la sua e rischia di pareggiare.
Il migliore - Frederic Kanoute ha il merito di cercare il tiro da fuori non trattenuto dal portiere avversario che dà il la al rigore, nonché della trasformazione dello stesso. Non è al meglio ma cerca almeno di razionalizzare le giocate, senza grandi risultati soprattutto per la scarsa assistenza altrui.
La curiosità - Alain Gaspoz, svizzero con sangue del Benin nelle vene, ha registrato la sua migliore stagione nel 1997 sotto Albertino Bigon al Sion. Ne è passato di tempo. Aveva già detto addio al calcio ma è stato richiamato perché la sua esperienza faceva comodo: peccato sia stato proprio lui, e pure con ingenuità non degna della sua carta d’identità (che scrive 1970), ad atterrare Dramane Traoré nell’azione del rigore. Meglio, molto meglio Damien Chrysostome che, anche se con un po’ di ruvidezza, ha tenuto a bada i mostri sacri del Mali: i tifosi e gli amici di Casale, dove gioca, nella nostra serie D, saranno contenti.
Carlo Pizzigoni

Dal sito della Gazzetta