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31 maggio 2010

[Amichevole] Paraguay - Costa d'Avorio 2-2

Amichevole pre-mondiale a Thonon-Les-Bains, in Alta Savoia per Costa d'Avorio e Paraguay. 2-2 il risultato finale, con il recupero dei Guarani nella fase finale di un incontro che gli Elefanti hanno gestito benino per più di un'ora. Siamo ancora agli esperimenti in vista di Sudafrica 2010. Vediamo in sintesi cosa va e cosa non va.

COSTA D'AVORIO

Bene:

+ 433 pare lo scehma scelto da Eriksson, frequente l'appoggio sugli esterni, inzialmente Kalou e Aruna ma dovrà trovarsi un posto per Gervinho.

+ in mezzo prova di personalità di Yaya Touré, con Drogba (abbastanza positivo), il vero allenatore della squadra, anche in campo dove dirige i compagni di reparto: discrete prove di blitz di pressing alto, con il contributo degli attaccanti. (Il parere di Eriksson, QUI)

Male:

- Quando la palla gira sulla linea difensiva c'è ancora poca sicurezza e la manovra fa fatica a iniziare.

- Fuori Kolo Touré la difesa ha sbandato non poco con Zokora e Bamba. Chi sarà il prescelto a fianco di Kolo?

PARAGUAY

Bene:

+ Discreto accompagnamento sulle fasce in fase di possesso e buona densità difensiva in fase di non possesso, negli ultimi minuti si è allungata anche la linea di pressione, buona idea.

+ Con Roque Santa Cruz e Barrios (entrati a 20' dalla fine) la squadra è finalmente pericolosa davanti, trova gli appoggi e si muove meglio. E ieri mancavano Oscar Cardozo e Valdez...

Male:

- La linea difensiva è disattenta, soffre sulle palle da fermo e in generale non ha una condotta chiara né coordinata col centrocampo. Lasciando in balia il povero (e grande) Justo Villar. ( ne parla anche il Tata Martino, a fine match, QUI)

- Prima dell'ingresso di Santa Cruz e Barrios la squadra non ha mai trovata la profondità.

30 dicembre 2009

Rumo ao CAN 2010 - Verso la Coppa d'Africa in Angola




Il 10 gennaio 2010 inizia la Coppa d'Africa (partita inaugurale: il Malawi contro i padroni di casa dell'Angola). Proviamo a seguire come ci arriveranno le contendenti, giorno dopo giorno. Un cammino in vista della prossima CAN, che si svolgerà in Angola.

Vediamo i gironi:

Gruppo A: ANGOLA, MALI, MALAWI, ALGERIA

Gruppo B: COSTA D'AVORIO, BURKINA FASO, GHANA, TOGO

Gruppo C: EGITTO, NIGERIA, MOZAMBICO, BENIN

Gruppo D: CAMERUN, GABON, ZAMBIA, TUNISIA.



AMICHEVOLE DI IERI:
L'Egitto campione in carica ha pareggiato 1-1 col Malawi: QUI i gol del match.

RASSEGNA STAMPA:
* Poca tranquillità tra le fila della Costa d'Avorio. Il tecnico Vahid Halilhodzic molto nervoso.

* Il capitano dell'Angola, André Makanga, dà forfait per infortunio

* Ancora violente polemiche sull'interista Sulley Muntari, lasciato a casa dal Ghana.

* Egitto: Aboutrika non ci sarà

29 luglio 2009

[Champions Preliminari] Preview Sporting - Twente

E' iniziato ieri il terzo turno dei preliminari di Champions, tra l'altro con lo Sparta Praga che seppelisce il Panathinaikos: 3-1 il finale, sarà caldo l'Olimpico di Atene al ritorno...
Tra i match clou di oggi, quello tra i portoghesi dello Sporting e gli olandesi del Twente. Di seguito, una breve presentazione delle due squadre.

Sporting
Non arrivano nel migliore dei modi i Leoni dell'Alvalade a questo turno preliminare, passaggio chiave per le casse sempre deserte del club di Lisbona. La prime uscite del time di Paulo Bento non sono certo state sfolgoranti: lo Sporting è ancora un cantiere, non a caso continuano ad arrivare giocatori: l'ultimo, Felipe Caicedo, in prestito dal Manchester City è stato convocato per stasera ma ha giusto fatto le foto di presentazione e qualche palleggio coi compagni, un po' poco per essere quella spalla di Liedson che i biancoversi cercano da tempo. Proprio l'attaccante brasiliano, ma ormai portoghese (tanto che il CT Carlos Queiroz ci ha fatto più di un pensierino...), rimane l'unica certezza di una squadra che ha sempre meno i mezzi economici per competere con le altre due big del Paese. La scommessa del mercato si chiama Mati Fernandez, giunto dal Villareal. Messo ai margini dal connazionale Pellegrini Mati cerca in Portogallo il rilancio ed è già fonte di discussione a Lisbona: dietro le punte o esterno del 442? Paulo Bento opterà per il centrocampo a rombo quindi Mati giocherà dietro a Liedson e Helder Postiga. Giubilato Romagnoli, l'allenatore ha provato anche Joao Moutinho da rifinitore con esiti discreti in fase di non possesso ma non esaltanti con la palla tra i piedi, specie per una squadra che non riesce a trovare una transizione credibile, almeno finora. Miguel Veloso (sempre nella lista dei possibili partenti) si gioca il posto con Rochemback, ma potrebbero essere entrambi nell'11 di partenza e per l'ex stella delle giovanili dello Sporting c'è anche l'opzione sulla fascia sinistra (favorito Caneira), una delle maggiori pecche della rosa dello Sporting, priva di esterni credibili (l'unico di ruolo sarebbe Leandro Grimi...). Peserà l'assenza di Izmailov, ma c'è fiducia in Vuckcevic e nel giovane Pereirinha. Recuperato Anderson Polga in mezzo alla difesa, davanti a Rui Patricio (atteso a un anno di conferme), giocherà insieme all'ennesimo talento uscito dall'Academia Sporting, Carriço, centrale di belle speranze.
CARLO PIZZIGONI


Twente
Il forte dubbio della passata stagione, Steve McClaren, si è trasformato nella certezza di quella attuale. Il tecnico inglese ha superato a pieni voti l’approccio con la realtà olandese, e il Twente riparte proprio di lui per ri-programmare una squadra privatasi di tre elementi fondamentali quali Arnautovic (passato all’Inter), Elia (Amburgo) e Braafheid (Bayern Monaco). I soldi incassati sono però stati spesi con giudizio e il progetto dei Tukkers, pur non privo di qualche ovvia incognita, risulta intrigante. Il modulo rimane il 433, con l’esperto Sander Bosckher tra i pali davanti ad una linea difensiva che prevede al centro i confermati Peter Wisgerhof e Franco Texeira Douglas (molto interessante questo centrale brasiliano classe 88 calcisticamente cresciuto in Olanda) supportati a destra da Nicky Kuiper (89), arrivato dal Vitesse per sostituire Braafheid, e a sinistra da Slobodan Rajkovic (89), talento serbo del Chelsea che ha prolungato il proprio prestito nel Twente proprio perché stimolato, parole sue, dalle opportunità professionali offerte da un ambiente in costante crescita. La mediana a tre è rimasta immutata rispetto allo scorso anno: a destra l’incontrista Cheik Tiotè (86), a sinistra Theo Janssen e il suo mancino tagliato, al centro l’esperto Kenneth Perez in qualità di playmaker. La grande novità è rappresentata dal nazionale iracheno Nashat Akram, campione d’Asia del 2007 e astro nascente (anche se è un 84) del calcio del Medio Oriente. Può giocare da numero 10 oppure interno. Il tridente d’attacco poggia sul fiuto del gol del confermato Blaise Nkufo, i cui anni iniziano però ad essere 34, ragion per cui è arrivato dal De Graafschap il frizzante Luuk de Jong (90), che ha già “testato” lo scorso anno, da titolare, i campi della Eredivisie. Volti nuovi invece per le fasce: a destra c’è il nazionale sudafricano Bernard Parker (86), arrivato dal Thanda Royal Zulu via Stella Rossa e recentemente visto all’opera con buon profitto nella Confederations Cup; sul lato opposto la novità si chiama Bryan Ruiz Gonzalez (85), nazionale costaricano prelevato dal Gand, con la cui maglia nell’ultima stagione è entrato nella top 11 della Jupiler Pro League. Tre giovanissimi infine scalpitano in panchina: la punta ghanese Ransford Osei (90), in prestito dal Maccabi Haifa, l’ala slovacca Miroslav Stoch, in prestito dal Chelsea, e l’esterno di centrocampo croato Dario Vujicevic (90), promosso dalle giovanili, dove ha fatto sfracelli. Una storia già sentita per un certo Marko Arnautovic.
ALEC CORDOLCINI

28 luglio 2009

[Preview 1] Inizia il torneo Apertura in Messico

E' iniziato nel week end il torneo Apertura in Messico. Il Campionato messicano è uno dei tornei più importanti e senz'altro il torneo più "danaroso" del Latino America, non a caso diversi talenti che l'Europa non considera, o non considera abbastanza, viaggiano per il Messico. Non ci sono solo le cheerleaders al fianco dei campi da gioco a segnalare che qui siamo appena sotto l'impero USA: il torneo è organizzato all'americana, quasi fosse un campionato professionistico a stelle e strisce. Le 18 squadre sono divise in tre gironi ma tutte si incontrano. Le prime due di ogni gruppo (più le migliori terze) accedono direttamente ai playoffs (chiamati "Liguilla") che assegnano il titolo.
Oggi analizziamo il primo gruppo.

Chivas di Guadalajara
Stadio: Jalisco (60.000 posti)
La stella: Alberto Medina (centrocampista)
La sorpresa: Edgar Mejía (difensore)
Allenatore: Francisco Ramírez
Obiettivo: titolo
I Chivas vanno al risparmio: nessun acquisto in quest'ultimo mercato (addio a Jared Borgetti), anche se si era speso tanto l'anno scorso e, comunque, i giocatori di qualità ci sono, a cominciare da Omar Arellano davanti. A cui si aggiungono Medina, Mejía, il portiere Michel, il difensore Ponce e l'eterno capitano Morales.

Atlas
Stadio: Jalisco (60.000 posti)
La stella: Daniel Osorno (attacante)
La sorpresa: Darío Botinelli (mezzapunta)
Allenatore: Ricardo La Volpe
Obiettivo: semifinali Liguilla
Torna dopo otto anni a Guadalajara Ricardo La Volpe, tecnico estremo ma sempre interessante. La squadra è appena sotto le big, grazie anche alla volontà di Osorno che è voluto tornare "a casa" per chiudere la sua carriera e a Botinelli e Vidrio, reduci da un buon Clausura. Dal Villareal arriva Mariano Barbosa: quand'era al Banfield, prima della disastrosa esperienza europea, era il poriere di maggior prospettiva d'Argentina, e forse del Sudamerica: a 24 anni ha il tempo per rifarsi.

Toluca
Stadio: Nemesio Díez (27.000 posti)
La stella: Sinha (centrocampista)
La sorpresa: Francisco Vidal (difensore)
Allenatore: José Manuel "Chepo" de la Torre
Obiettivo: titolo
Quasi invariata la squadra dopo la buona attuazione nello scorso Clausura (uscita ai quarti). Sinha rimane il cervello dela squadra, il portiere Cristante l'anima e il cileno Mancilla il bomber davanti. Dolorosissima la perdita del paraguayano Paulo da Silva, leader della difesa, accasatosi in Inghilterra, al Sunderland.

San Luis
Stadio: Alfonso Lastras Ramírez (35.000 posti)
La stella: Eduardo Coudet (centrocampista)
La sorpresa: Michael Orozco (centrocampista)
Allenatore: Luis Américo Scatolaro
Obiettivo: Liguilla
Continuano le migrazioni tra il San Luis e il Necaxa, i due club di proprietà del network Televisa: stavolta però molti tornano ai "Gladiadores", a cominciare dal'immarcescibile "Chacho" Coudet, che però ha un anno in più... Davanti ci si affida alla coppia Tressor Moreno - Alfredo Moreno.

Indios di Ciudad Juárez
Stadio: Olímpico Benito Juárez (22.300 posti)
La stella: Edwin Santibáñez (centrocampista)
La sorpresa: Alain N'Kong (mezzapunta)
Allenatore: Héctor Hugo Eugui
Obiettivo: salvezza
Partiti con l'obiettivo minimo della salvezza gli Indios l'hanno scorso sono addirittura giunti in semifinale, eliminando il Toluca. Difficile che il sogno si ripeta, ma c'è ancora voglia di soprendere a Ciudad Juarez. Riportato in Messico il camerunese Alain N'Kong, autore del gol (assist del neo interista Samuel Eto'o)che nella semifinale dell'ultima Coppa d'Africa ha messo alla porta i padroni di casa del Ghana.

Gallos Blancos di Querétaro
Stadio: Corregidora (40.785 posti)
La stella: Carlos Bossio (portiere)
La sorpresa: Emilio López (mezzapunta)
Allenatore: Héctor Medrano
Obiettivo: salvezza
Questa neopromossa prova a mescolare un po' di esperienza (l'arrivo dal Lanus di Bossio, ad esempio) e qualche prestito raccattato qua e là per evitare la retrocessione in Segunda: dura.

18 giugno 2009

[Preview] Egitto

Fu vera gloria? Tutto d'un colpo l'Egitto è venuto fuori: possibile che col Brasile la squadra del traballantissimo Hassan Shehata (che aveva già presentato le dimissioni alla federazione ben prima della Confederations Cup) ha finalmente trovato quegli equilibri che ricerca da mesi?

L'Egitto ha iniziato il gironcino finale di qualificazione ai Mondiali in maniera imbarazzante: un pari al Cairo con lo Zambia e una sconfitta netta in Algeria. Una doccia freddissima per i tifosi dei Faraoni che, prova le ultime due coppe d'Africa vinte, avevano l'abitudine ad osservare la solidità di squadra come marchio di fabbrica. E invece nulla. Tante occasioni concesse agli avversari, squadra spesso squilibrata, bruttissima transizione difensiva. In assoluto stupisce l'assenza di continua pressione in mezzo al campo, un must dei precedenti Egitti di Shehata, finito sulla panchina dei Faraoni quasi per caso ma poi arrichitala con i due fregi delle Coppe d'Africa vinte.


Pur avendo sfiorato, e forse meritato, la vittoria col Brasile, questi difetti si sono però rivisti: la fortuna di aver giocato a un ritmo bassissimo ha agevolato invece la possibilità di mostrare una qualità tecnica individuale e di squadra mai elevata come in questa generazione. Stiamo assistendo a una trasformazione verso una squadra diversa, che tiene molto più palla, che la gioca più orizzantalmente, che propone più uomini in fase offensiva? Difficile che questa possa essere il futuro della squadra allenata da un sergente di ferro come Shehata. Probabile però un mix, un'evoluzione. Che però non si può essere trovato tutto d'un colpo.

Difesa: El Hadary, odiato in patria per la sua fuga in Svizzera, ha forse fatto il suo tempo, ma alle spalle non ha nessun reale rivale, almeno alla sua altezza. La linea a tre è retta bene da Said (visto giovanissimo pure in Italia), che ha buone letture, e ha un uomo di forza ed esperienza come Gomaa, oltre alla novità "Uka" Said . I due esterni, Fahty e Moawad, giocatori di grandissima corsa, sono uomini importantissimi nell'economia della squadra, anche in fase offensiva.

Centrocampo: In mezzo al campo una figura chiave, per personalità e capacità tattica, come Ahmed Hassan non può avere però un ricambio vero, e infatti nonostante l'evidente calo di rendimento rimane nel gruppo e gioca spesso. Insostituibile anche Hosny Abd Rabou (grande giocatore, passato anche nell'Europa minore - Francia- ma mai realmente adattatosi e che ora butta il tempo nel campionato degli Emirati: il cartellino è però dell'Ismaily, la squadra che ha sorprendentemente conteso quest'anno il titolo all'invincibile Al Ahly), le palle passano tutte da lui e il QI calcistico dell'individuo è davvero sopramedia. Shwaky, del Boro, dà parecchia sostanza.

Attacco: Aboutrika è il giocatore egiziano degli ultimi quindici anni: classe inarrivabile, bella corsa, tecnica, uno snobismo che lo estranea anche per più minuti dal match e una generale sensazione di distacco. In assenza di Amr Zaki (scoperto proprio da Shehata nella Coppa d'Africa del 2006), grande chance per Zidan, che ha buonissima tecnica e che è alla ricerca di una maggiore semplicità nella giocata.

19 maggio 2009

[Uefa] Preview Finale

Nella cornice dello stadio Şükrü Saracoğlu di Istanbul, si giocherà domani sera una finale inedita di Coppa Uefa, l'ultima che porterà questo nome visto che Michel Platini ha già battezzato “Europa League” la nuova competizione che ospiterà la parte meno nobile dell'élite continentale. Ad alzare la Coppa saranno i tedeschi del Werder Brema, sicari prima del Milan poi dell'Udinese, o gli ucraini dello Shakhtar Donetsk, che in semifinale hanno eliminato i connazionali della Dinamo Kiev: conosciamo meglio queste squadre.

Shakhtar Donetsk. L'idea di un calcio organizzato non si è certo modificata nella testa di un “teorico” come Mircea Lucescu, una vita al Brescia e una fugace apparizione senza fortuna all'Inter: è invece cambiata nell'ultimo anno, e moltissimo, la struttura della sua squadra, che ha finalmente raggiunto la platea che ricercava dopo cinque anni di lavoro. Lasciato partire Brandao, destinazione Marsiglia, il tecnico romeno ha promosso in fase offensiva un quartetto di giovani e talentuosi brasiliani che ha forgiato al suo credo calcistico nelle precedenti stagioni: Ilsinho, Jadson e Fernandinho dietro l'ex compagno di Pato all'Internacional, Luiz Adriano. Se non in rari casi (vedi l'ottavo di finale contro i russi del CSKA, dove ha organizzato il 442) Lucescu ha sempre proposto un 4231 con due terzini propositivi come il capitano Darijo Srna e una linea mediana di contenimento che dovrebbe comprendere Igor Duljaj e Olexiy Gai.
Werder Brema. La squadra più pazza d'Europa, con equilibri instabili e la chance di subire gol o di farne in serie con la medesima facilità. Poca continuità in campionato, quindi, e alti e bassi in Europa dove è uscita dalla Champions (pur dominando a San Siro) per poi riscattarsi in Uefa. Il 4312 sbarazzino di Thomas Schaaf manca però, in questa partita decisiva, dell'uomo chiave, quel Diego, prossimo juventino, squalificato in semifinale, che ha disintegrato con gol e invenzioni le difese di mezzo continente. Forse nessuna squadra di medio-alto livello in Europa dipende più da un singolo giocatore come il Werder, anche per le caratteristiche del giocatore desideroso, per rendere al meglio, di sentire sempre il cuoio tra i piedi. Schaaf dovrebbe scegliere il 442 in questa sfida, alla ricerca di maggiori equilibri e confidando nella solidità di Frings, Baumann e Niemeyer in mezzo e nelle invenzioni del giovane talento Özil. Out per infortunio anche il centrale della nazionale tedesca Mertesacker.

Mircea Lucescu (1945). Apprezzato per uno dei Brescia migliori di sempre (ci giocò gente come Gheorghe Hagi), Lucescu ha credito illimitato in patria dove ha retto, e bene, anche la Nazionale (ora in mano al figlio Razvan), traghettatore per Lippi all'Inter, è ancora molto stimato in società. Nel 2004 subisce il fascino dei soldoni dell'oligarca ucraino Rinat Akhmetov mettendoli però al servizio di un'idea di squadra: acquisti intelligenti e di qualità, lasciando ad altri figurine da botteghino. Dopo i titoli nazionali è finalmente pronto per l'alloro continentale come giusto coronamento del progetto.
Thomas Schaaf (1961). La sua storia, come calciatore e allenatore, è solo bianco-verde. Da giocatore ha iniziato nelle giovanili del Werder, prima di disputare quasi trecento partite in prima squadra. Poi il ritiro e l'incarico di crescere le future generazioni Grün-Weissen, nel 1999 l'occasione della panchina della prima squadra portata anche al titolo (nel 2004, anno d'oro del centravanti over-size Ailton, decisivo anche per la conquista della coppa nazionale) e che non ha ancora lasciato. L'obiettivo è di portare nell'estremo nord della Germania il secondo trofeo europeo, dopo la Coppa Coppe del 1992, firmata dall'attuale DS Klaus Allofs e dal più grande calciatore neozelandese della storia, Wynton Rufer.

03 dicembre 2008

AFF Suzuki Cup (ex Tiger Cup): preview









Inizia venerdì la settima edizione della Tiger Cup, la competione per nazionali del Sud Est Asiatico (ASEAN la Federazione internazionale di riferimento) da quest'anno sponsorizzata Suzuki. Ospitano Indonesia e Thailandia.

Breve rassegna delle partecipanti:

GRUPPO A

INDONESIA

La stampa locale riconoscerebbe esclusivamente la vittoria, e non solo perché è, insieme ai thailandesi, nazione ospitante. Una delle favorite. Radja Nainggolan, il centrocampista del Piacenza classe '88 nato e cresciuto in Belgio ma di padre indonesiano, sarebbe ancora in tempo per scegliere la nazionale A del Paese di Suharto. La vedo dura.

Ranking FIFA: 132º

CT: Benny Dolo, indigeno, ha sostituito il bulgaro Ivan Kolev. Cultore della preparazione fisica-atletico.

STELLA: Bambang Pamungkas (1980). Attaccante. Passaggio anche nelle serie inferiori olandesi (stretto il legame Indonesia-Paesi Bassi anche nel calcio). Scattante, non altissimo ma buono di testa.


SINGAPORE

Hanno vinto le ultime due edizioni (tre in totale). Singapore ha anche la Lega più organizzata della zona e una squadra giovane molto interessante.

Ranking FIFA: 136º

CT: Radojko Avramovic, serbo molto amato qui, dal 2003 sulla panchina dei Leoni.

STELLA: Lionel Lewis(1982). Portiere. Riconosciuto come uno dei migliori portieri del Sudest, ha effettuato diversi provini anche in Europa.


MYANMAR


Ha vinto la Royal Challenge Cup (mini competizione con Indonesia e Bangladesh), organizzata in casa. La struttura calcistica di questo Paese, notoriamente attraversato da diversi problemi extra calcistici, è in mano a una truppa di brasiliani.

Ranking FIFA: 158º

CT: Marcos Falopa, brasiliano giramondo.

STELLA: Soe Myat Min (1982). Mezzapunta. A 15 anni giocava coi migliori del suo Paese, a 20 è stato nominato capitano della sua nazionale. Una superstar per il Sudest. Miglior giocatore dell'ultima Royal Challenge Cup.

CAMBOGIA

Uno dei paesi con meno tradizioni e mezzi di tutto il football mondiale. Passare il turno sarebbe un capodanno.

Ranking FIFA: 182º

CT: Prak Sovannara, cambogiano assunto in estate.

STELLA: Teab Vathanak. C'è qualche cronaca che narra di lui...


GRUPPO B


THAILANDIA


Nostri favoriti. Giocano in casa e hanno la selezione migliore. L'arrivo sulla panchina di Peter Reid, già nazionale inglese e coach in Premier, denota anche la voglia di emergere della federazione siamese. Un paese calcisticamente in cammino, serio (vedi anche la nascita di scuole calcio vere).

Ranking FIFA: 116º

CT: Peter Reid, inglese. Ha programmi ambiziosi e idee chiare. Il suo contratto, firmato nel settembre del 2008, è quadriennale: il sogno è la qualificazione ai mondiali del 2014.

STELLA: Terathep Winothai (1985). Attaccante. Nome interessante, ha esperienze nelle giovanili di Crystal Palace e Everton. L'anno scorso capocannoniere del torneo thailandese, è arrivato in Belgio, giocherà nel Lierse, seconda divisione.


MALESIA


Eliminata nella scorsa stagione, ai rigori, in semifinale, dai rivali storici di Singapore, medita riscatto. Per alcuni potrebbe essere la sorpresa del torneo, ma la rosa non sembra profondissima e di qualità.

Ranking FIFA: 151º

CT: B. Sathianathan. Malese. Grande esperto di calcio, super appassionato non solo di football asiatico, ha lavorato molto bene con i giovani.

STELLA: Mohd Norhafiz Zamani Misbah (1981). Difensore. Giocatore con più presenze tra i convocati, ha ricevuto diversi elogi dai tecnici delle squadre europee che hanno giocato la prestagione in Asia.

VIETNAM

Paese che ha molta passione per il calcio. Fanatismo che esige buoni risultati anche alla propria nazionale.

Ranking FIFA: 159º

CT: Henrique Calisto. Criticatissimo allenatore portoghese. Dopo una carriera di secondo piano in Patria ha allenato in Vietnam. Con la Nazionale finora ha avuto poca fortuna.

STELLA: Le Cong Vinh (1985). Attaccante. Per tre volte eletto miglior giocatore del Campionato Vietnamita. Veloce, è un attaccante di livello continentale.

LAOS


L'obiettivo unico è passare il turno, non si può chiedere di più a una squadra che ha un'età media bassissima (solo 5 giocatori maggiori di 25 anni!).

Ranking FIFA: 162º

CT: Valeri Vdovin. Russo. Primo allenatore straniero della federazione laotiana, deve cercare di costruire con i giovani che ha a disposizione. Crescere, è la parola chiave.

STELLA: Lois Syamate(1981). Centrocampista. Capitano della Nazionale, è nato in Francia e cresciuto nel football d'Oltralpe (Paris Fc e Metz). Ora è in Uzbekistan.

16 novembre 2008

Champions Africa - preview

Fonte: Gazzetta.it


Si assegna domani pomeriggio la Champions League africana. Dopo il due a zero dell'andata, gli egiziani dell'Al Ahly, vincitori del trofeo continentale per due volte negli ultimi tre anni, sono naturali favoriti contro la sorpresa del torneo: i camerunesi del CotonSport di Garoua.
Tra il primo match e l'attesa del secondo sono state più le polemiche che i rilievi tecnici a consumare l'inchiostro della stampa interessata. Il clima dello Stadio Internazionale del Cairo è notoriamente caldo grazie anche alle performance degli Ultra Ahlawi, supporter accesissimi del team cairota, e tutto ciò ha finito per pesare anche nell'economia della partita con i meno esperti “Cottoniers” assolutamente paralizzati nei primi quindici minuti, quelli decisivi ai fini del risultato viste le segnature di Wael Gomaa e dell'angolano Flavio Amado. Le successive, sontuose giocate di due tra i giocatori migliori del Continente, Abou Treika e Ahmed Hassan, tornato in Egitto dopo la convincente carriera europea tra Turchia e Belgio (una delle poche cose da salvare nell'ultimo Anderlecht), non hanno modificato il tabellone, che ancora regala qualche speranza ai camerunensi.
DISPETTI - Tuttavia, i rimpianti del men che quarantenne allenatore del CotonSport, Alain Ouombleon Guedou, cresciuto in Francia da famiglia ivoriana nel settore giovanile del Nantes ( i suoi amici migliori rimangono i compagni di squadra di allora, Claude Makelele e Patrice Karembeu: l'ex sampdoriano è passato recentemente in Camerun a fare gli auguri al club di Garoua), sono ancora tanti. Vero, i suoi poulain non erano preparati a un impatto scenico simile, ma qualcosa non ha davvero funzionato nei giorni immediatamente precedenti alla partita. L'arrivo al Cairo è stato traumatico, con i giocatori trattenuti per quasi tre ore all'aeroporto della capitale egiziana, e "liberati" dopo il pagamento di 50 dollari a testa. Poi, una serie di contrattempi fastidiosi che hanno finito per minare la tranquillità della squadra bianco-verde: non ultimo l'attesa dell'OK per assaggiare il campo della finale alla vigilia, stop poi superato ma dopo estenuanti e continue richieste. Non felicissima nemmeno l'uscita del plurivincente tecnico dell'Al Ahly, il portoghese Manuel José, che si attendeva un arbitraggio di parte della terna data l'origine del Presidente della Federazione Africana, il potentissimo camerunense Issa Hayatou. La punizione da cui scaturisce il primo gol cairota elimina ogni dubbio. E il lusitano a fine match ha preferito parlare di opportunità sprecate dai suoi piuttosto che di fischietti.
RAPPRESAGLIE - Le autorità egiziane rimandano al mittente almeno un parte delle accuse, dividendo le colpe con le ambasciate coinvolte nell'organizzazione e una serie di contrattempi indipendenti dalla loro volontà. Qualche scusa, comunque, è arrivata. Anche se non ha spento le polemiche. Parte della stampa egiziana, timorosa di rappresaglie che in effetti potrebbero qua e là verificarsi, è attentissima a rilevare disfunzioni o mancanze nell'organizzazione di queste ore. Alcuni ci aggiungono il mai estintosi complesso di superiorità verso l'Africa Nera, promuovendo le solite campagne sulla mancanze di infrastrutture adeguate: alberghi, campi di allenamento e così via.
PREMIO - Garoua, nord del Paese, città che ha dato i natali al primo presidente del Camerun, Ahmadou Ahidjo (prima della gestione "paternalistica" di Paul Biya, attuale padrone del Paese, dalla democrazia ormai sempre più affievolita), si sta rimettendo a nuovo per l'evento. Anche se i pregiudizi non si eliminano con l'aspirapolvere e l'olio di gomito. Il CotonSport, a cui il Ministro dello Sport del Paese, ha promesso un premio di circa 3 milioni di Franchi CFA (4500 euro a testa), arriva alla partita della vita senza il suo capitano, Eboa Ngomna ma con il vice capocannoniere dell'intero torneo, Daouda Kamilou, ventenne attaccante del Niger (curiosamente nell'équipe di Garoua ci sono altri quattro giocatori provenienti dalla nazione a nord della Nigeria, famosa per i Tuareg). Attaccante da tenere d'occhio, visto che qui se ne intendono: l'anno scorso nella squadra camerunese si è imposto la giovanissima punta Alex Nimely (classe 1991), firmata poi dal Manchester City

CARLO PIZZIGONI

Dal sito della Gazzetta dello Sport

19 giugno 2008

Portogallo - Germania

PREVIEW
Portogallo - Germania

Probabile la Germania abbandoni il campo al Portogallo. Finora ha condotto il ritmo, ma è difficile impossibile che prevalga nel possesso.

Difensivamente il Portogallo cercherà di mantenere la superiorità nella zona centrale, forzando i tedeschi sui lati. Questo perché la Germania tenta di mantenere i suoi giocatori e le giocate decisive tra le linee.
Come attaccano i tedeschi? Uno degli attaccanti (probabile la coppia Klose - Podolski con Gomez escluso: finora l'ha vista poco il centravanti dello Stoccarda)si abbassa per creare un appoggio. L'esterno sinistro (se gioca: Schweinsteiger), lascia la fascia per assalire la zona interna. Anche Ballack attacca verticalmente la zona centrale
Lì ha vinto la Croazia: Kovac, sgravato nel 4141 da continui supporti offensivi,è sempre andato in pressione sul giocatore che prendeva la zona tra le linee, senza però
seguirlo nei tagli profondi. Così deve fare il centrale portoghese Petit. Sto anche pensando, come suggeriscono alcuni siti portoghesi, che Scolari potrebbe mettere dall'inizio o a partita in corso un centrale di centrocampo più fisico e stanziale come Fernando Meira, centrale difensivo ma più volte provato in questo
ruolo). I centrali di difesa Pepe e Carvalho non devono concedere lo spazio davanti a loro, continuando ad accorciare. Sempre come fece la Croazia con l'unica punta, l'ottimo Olic, Nuno Gomes non deve andare troppo profondo ma dare fastidio a Frings in mezzo, a cavallo della linea di metacampo.

La zona centrale sarà importante anche per la fase di attacco del Portogallo. Un attaccante tedesco cercherà di aiutare sicuramente Ballack e Frings, ma i lusitani han tanti giocatori che possono giocare sulla fasce ( in più uno come Deco, che gioca gli spazi), portando fuori posizione i centrali e creando situazioni di disequilibrio favorevoli(anche col movimento di Nuno Gomes). Il Portogallo, inoltre, deve far pagare
alla Germania ogni sovrapposizione di Lahm, appena possibile ribaltare l'azione nella zona che il terzino del Bayern ha lasciato sguarnita per spingersi in avanti.

LA PARTITA
La Germania va avanti e, al di là, dell'errore dell'arbitro che non vede una chiara irregolarità nel terzo gol (spinta di Ballack su Paulo Ferreira prima del colpo di testa vincente), anche con merito. Il Portogallo torna nell'abisso dell'era Pre-Scolari: si riscopre immatura, rispolvera l'etichetta peggiore che il calcio lusitano ha mantenuto per tanto tempo: "tanto rumore per nulla". Eppure è ingiusto liquidare l'Europeo dei portoghesi in questo modo, ed è anche un peccato che Deco, miglior giocatore della manifestazione, fin qui, debba tornare a casa (fantastica la sua apertura che spezza in due la difesa tedesca nel gol dell'1-2).

Complimenti però a Loew, sorprende con un 4231 (con Rolfes e Hizlsperger in mediana poco dietro Ballack, ad occuparsi dgli inserimenti di Deco e Joao Moutinho) molto attento e per i primi 20 minuti i portoghesi ci capiscono veramente poco. Il tecnico tedesco vuole levare la centralità e l'efficacia del possesso palla portoghese.
Anzi, fa di più: si prende l'inerzia della partita e costringe i portoghesi a rincorrere. Tuttavia la capacità di Joao Moutinho e di Deco di giocare negli spazi liberi e la volontà dei mediani tedeschi di non andare fuori zona, riconsegna la partita ai portoghesi, che sfiorano il gol ma... gettano le basi per il gol tedesco: il movimento di Ballack e Klose leva Petit e Pepe dalle zone delle operaziioni lasciando il solo Bosingwa in copertura su Podolski, che compie una bella giocata sulla sinistra. Forse anche un non precisissima posizione di Ricardo Carvalho ma soprattutto un'errore in chiusura sul lato debole di Paulo Ferreira, che non crede alla percussione del polacco e si lascia sfuggire Schweinsteiger (anticipo sul primo palo), muove il punteggio. A segnare la partita concorrono però l'infortunio di Joao Moutinho (surrogato da Raul Meireles, buono il suo match) e un calcio di punizione frontale con la solita indecisione di Ricardo e una difesa a zona che non convince proprio: gol del 2-0 di Klose.

Il Portogallo prova il 442, la Germania fatica tremendamente a controllare le combinazioni in velocità unite ai movimenti senza palla dei lusitani, ma il gol che accorcia le distanze non viene bissato. Errori di imprecisione, fretta, insicurezza: tutto crolla addosso ai portoghesi che prospettavano un'altra aprtita e no riescono a reagire, in primis Cristiano Ronaldo che regala solo accelerazioni. Poi la furbata di Klose e il gol di Helder Postiga che regala qualche minuto di speranza, ma la serata non è quella giusta.

A questi livelli, i dettagli contano, i portoghesi si sono messi nella posizione di farli diventare decisivi quindi, dopo i peana del primo turno, arrivano le pernacchie. Funziona così.

Carlo Pizzigoni

12 maggio 2008

Libertadores - quarti di finale

La chiamano “Champions del Sud America”, ma il paragone non regge. La Libertadores offre sì il miglior calcio del continente, come succede da noi con il torneo di metà settimana, però rispetto alla giostra dell’Uefa ci sono meno lustrini e più sostanza. Ecco, solo le trasferte basterebbero per distinguere le due competizioni, e non solo per le distanze, che sono abbissali (dal Messico alla Terra del Fuoco è lunga…). Giocare in altura, poi passare al livello del mare, e soprattutto sfidare in stadi mitici e capienti squadroni che ti accolgono senza scopiazzare Haendel, ma con cori non proprio da educande.
IL CONTINENTE - La Libertadores è affare per duri veri, e arrivare in fondo non significa solo produrre il miglior calcio, ma tenere testa a tutti i fattori extra-calcistici che abbiamo elencato. Oggi ne sono rimaste 8, con le potenze del “Continente” (Brasile, Argentina e Messico) che la fanno un po’ troppo da padrone con 7 rappresentanti. Unica intrusa, la Liga di Quito. Rispetto al’anno scorso, spriscono quindi le cilene (via Borghi, terminerà il ciclo del colo Colo?), le colombiane, la paraguayane e le uruguagie (il Nacional Montevideo meritava però l’accesso).
LE FAVORITE - Otto squadre sopravvissute ai destini ineffabili della Libertadores, quest’anno più ballerini che mai. Le rimonte di America e San Lorenzo su Flamengo e River Plate bastano per un romanzo corposo, e illustrano bene cos’è la Copa. Il pronostico rimane apertissimo, anche se finora le due pauliste Santos e San Paolo hanno offerto sensazione di solidità, pur non offrendo un calcio esteticamente troppo presentabile, specie la squadra di Adriano, che a queste latitudini è giunto proprio per offrire prestazioni degne di nota in copa Libertadores. A queste “favorite” si deve aggiungere il Boca Juniors, che questa competizione l’ha vinta per ben sei volte, l’ultima proprio l’anno scorso grazie a un super Riquelme.
Carlo Pizzigoni
Fonte: Gazzetta.it

Quarti: America - Santos

AMERICA - Per l’America di Città del Messico è una delle stagioni più deludenti della storia: solo il regolamento del campionato messicano, che manda in seconda divisione chi ha la media punti peggiore degli ultimi tre anni, la mantiene nell’élite del calcio del Paese. Poi, il guizzo. Che si legge Maracanazo. Ecco, la portata dell’impresa dell’America non avrà lo stesso peso specifico del Mondiale del ’50 con la sconfitta subita dalla Seleção per mano dell’Uruguay, però i tifosi del Flamengo si ricorderanno a lungo di questi ottavi di finale. Vittoria Rubronegra in terra azteca per 4-2, ritorno a Rio nello stadio dei sogni: 3-0 per i messicani! Il segreto del successo? Guidati da un allenatore ad interim (dimesso Ruben Romano e panchina affidata a Juan Antonio Luna), la differenza l’ha fatta ancora una volta Salvador Cabañas, eletto miglior giocatore del Sudamerica nel 2007, attaccante multifunzionale di straordinaria efficacia: un vero peccato che il Torino, che si era interessato al giocatore nella scorsa estate, non abbia proseguito il corteggiamento.

SANTOS - Emerson Leão è tornato a Vila Belmiro per rinnovare i fasti degli anni d'oro del Santos di Diego e Robinho, che proprio l’ex portiere ha visto crescere. Missione compiuta, almeno per ora, in Libertadores. Nonostante giovani di buona prospettiva Leão va con l’usato sicuro: giocatori di sostanza in mezzo al campo (Rodrigo Souto e Marcinho Guerreiro), il carisma di Fabio Costa in porta, le invenzioni di Mauricio Molina e una macchina da gol come Kleber Pereira davanti: riscoprirlo a più di 32 anni è ingeneroso, avrebbe meritato una carriera più celebrata, e l’ultimo lustro passato a gonfiare reti in Messico lo dimostra. Tutta gente non di primo pelo, che sa barcamenarsi tra le insidie di questo torneo.

San Paolo - Fluminense

SAN PAOLO - Eliminato dal Palmeiras dello stregone Luxemburgo nel campionato Paulista, il San Paolo continua la sua marcia in Libertadores. L’estetica dei suoi match non è mai apprezzatissima ma i passi avanti ci sono, altrimenti non avrebbe eliminato una squadra come il Nacional Montevideo di quest’anno, una delle migliori sorprese del torneo. Più vulnerabile dietro e comunque meno incisiva in fase difensiva (nonostante Alex Silva), la squadra di Muricy ha un potenziale offensivo enorme che ha in Adriano un elemento chiave. La brillantezza va e viene, l’istinto rimane e cresce la voglia di tornare ai vecchi fasti: intanto, piazza gol decisivi. Chiaro che un bell’aiuto giunge da Jorge Wagner, giocatore sopra la media che l’Europa non ha capito e valorizzato per quanto meritava; e dal redivivo Hernanes, giovane di belle speranze che pareva perso e che in questa stagione ha ritrovato una titolarità stabile oltre agli spunti dei bei giorni, quando in molti lo paragonavano a Kakà. Il “derby” brasiliano con il Fluminense ci consegnerà la reale consistenza del Tricolor, che ha sempre nel suo portiere goleador, Rogerio Ceni, il simbolo e l’anima di tutta la squadra.

FLUMINENSE - Ci scommettevano in pochi e invece il Fluminense è ancora vivo. Anzi, la squadra di Renato Portaluppi (lontane le notti romane) ha offerto un buon calcio, almeno nella prima parte della manifestazione. Negli ottavi, è subentrato un futebol un po’ più speculativo: soprattutto, è mancata la stellina Thiago Neves, numero 10 classe 1985 avvicinato da tanti club europei, sonoramente fischiato nell’ultima uscita al Maracanã contro il Nacional di Medellin, eliminato non senza patemi. Iniziato il torneo con il fu fiorentino Leandro Amaral (chi se lo ricorda nella stagione della Viola targata Terim poi Mancini?), poi finito al Vasco, ora l’attacco è sulle spalle di Dodo e Washington (visto anche in Giappone negli Urawa Red Diamonds che sfidarono il Milan nel Campionato del Mondo per Club), ma Renato ha scoperto anche il valore di Cicero in mezzo al campo che regala parecchio equilibrio alla squadra.

Boca Juniors - Atlas


BOCA JUNIORS - Barcolla ma non molla, il Boca Juniors. Criticato continuamente, e spesso a ragione, ritrova più nella celeberrima garra che negli esercizi tattici dell’allenatore Carlos Ischia l’arma per non affondare, in campionato e soprattutto in Libertadores. Nonostante i de profundis il Boca è ancora vivo, e va a vincere al Minerão dopo aver bastonato il Cruzeiro del capocannoniere boliviano (e molto ricercato al di qua dell’Atlantico) Marcelo Moreno alla Bombonera (squalificata nell’occasione per il ferimento di un guardalinee: sarà di nuovo disponibile forse solo in caso di finale). Le firme? Le solite. Il Pa-Pa funziona ancora: Palermo e Palacio. Il cervello rimane Juan Roman Riquelme che, se fisicamente integro, a queste latitudini e in questo sistema fa ampiamente la differenza. Ischia, tecnico cresciuto all’ombra di Carlitos Bianchi (e, pare, proprio da lui consigliato), sperimenta un po’ troppo e con difensori giovani come Maidana e Paletta (di grande prospettiva ma ancora troppo acerbi). Forse non sarebbe il caso: meglio, molto meglio la squadra è andata con Morel (imprescindibile) e Caceres.

ATLAS - Pronosticata fuori già dalla fase a gironi, l'Atlas Guadalajara si è lasciato alle spalle il quotatissimo Colo Colo di (all’epoca) Claudio Borghi e il Boca Juniors. Poi, giunto agli ottavi, gli Zorros han fatto fuori il Lanus del celebrato Diego Valeri oltre che di Lautaro Acosta e Sebastián Blanco. Anima argentina, anzi proprio xeneize: a capo della truppa c’è l’ex giocatore e tecnico azul y oro Miguel Brindisi, davanti Bruno Marioni, sedotto e abbandonato due stagioni fa dalla Bombonera e riscopertosi bomber a Guadalajara, lui che proprio a sud degli Stati Uniti si è costruito la fama di cecchino, tra Pumas e Toluca. Vendetta, tremenda vendetta è l’occasione che ora si presenta ai due ex avvelenati: nei quarti incontreranno proprio il Boca Juniors. Brindisi propone il suo calcio fatto di densità difensiva a oltranza e contropiede. Una mano gliela danno i precisi e potenti lanci del portiere uruguagio Jorge Bava, che rilancia sempre e subito per le punte, adattissime a questa modalità di gioco: a dare una mano a Marioni troviamo Jorge Achucarro e Ulises Mendevil.

San Lorenzo - Liga di Quito


SAN LORENZO - Un autentico miracolo tiene in corsa il San Lorenzo di Ramon Diaz. Sotto di due gol e in nove per le espulsioni di Bottinelli e Rivero negli ottavi al Monumental contro il River Plate di Simeone, trova una doppietta di Gonzalo Bergessio ed è di nuovo in vita. Bergessio fa parte di una colonia di “rimpatriati”, delusi dall’esperienza all’estero e tornati a casa, che comprende anche Daniel Bilos (Saint Etienne e America di Città del Messico) e Andres D’Alessandro (Wolfsburg e Saragozza, più il pesante fardello di Nuovo Diego). Se questi ultimi stanno facendo fatica, lo stesso non si può dire di Bergessio, e il miracolo del Monumental è una fotografia paradigmatica dell’assunto. Dopo un buon passaggio nel disastrato (allora come oggi) Racing Avellneda, di lui si innamorano i portoghesi del Benfica che lo bloccano per cinque anni. Ma in Europa il suo passaggio è etereo (tre presenze) , e l’inversione a U lo riporta in patria, ma al Boedo. Ramon Diaz, che non ha certo fatto della manovra elaborata il suo marchio di fabbrica, ringrazia.

LIGA DI QUITO - Partita come sempre a fari spenti, la Liga di Quito ha piazzato un 6-1 contro l’Arsenal di Sarandi (pessima la campagna della squadra creata da Grondona), che ha messo le cose in chiaro. Giocare ai 2850 metri della capitale ecuadoriana certo aiuta, ma l’organizzazione della Liga fa il resto, anche se l’eliminazione dell’Estudiantes passa pure per il mezzo errore dell’ex Palermo Mariano Andujar nella partita di ritorno, dopo che in cima alle Ande i padroni di casa avevano accumulato due reti di vantaggio. La Liga, che comanda il torneo del suo Paese, ha una mente e un braccio argentino: alla guida della squadra c’è Edgardo Bauza, la fantasia è assicurata da Damian Manso, un passaggio anche in Corsica (Bastia) e in Tracia (Xanthi).

Carlo Pizzigoni

fonte: gazzetta.it

17 gennaio 2008

Coppa d'Africa 2008

E' in linea la presentazione delle 16 squadre che disputeranno la Coppa d'Africa che ho redatto per La Gazzetta.

Lo trovate QUI, sul sito on line www.gazzetta.it

02 luglio 2007

[preview] Mondiale Under 20


Lo spot che un TV cilena dedica all'avvenimento



Il domani è adesso. “Ma quale esperienza, qui non siamo in gita premio, l’Argentina va al Mondiale under 20 in Canada per vincere, e vincere bene.” Così parlò Julio Grondona, presidentissimo della Federcalcio Argentina. Registriamo le due indicazioni: nessuna vetrina, questa è una competizione vera, e si deve sputare sangue per vincere. Secondo rilievo: l’Albiceleste deve vincere e, senza mezzi termini, se leggiamo i nomi non possiamo non considerarla la favorita. In una squadra che poteva benissimo schierare Leo Messi, impegnato però diversi chilometri più a sud nella Copa America, e che deve rinunciare a Gonzalo Higuaín, gli attaccanti saranno Sergio Agüero dell’Atletico Madrid e Mauro Zárate, “ragazzini” che hanno assaggiato da mo’ i campi delle serie maggiori e hanno già dimostrato di poter fare la differenza ad altissimo livello. Il Kun, un tipino che ha esordito in Primera Division con l’Independiente battendo ogni record riguardante l’età, 15 anni, (è arrivato prima di un certo Diego Armando), è già partito per l’Europa con le credenziali giustificate da 24 milioni di Euro, sottoscritte dall’Atletico Madrid. Ma il talento non finisce certo qui. Ci saranno giocatori come Ever Banega, titolare del Boca Juniors, Damián Escudero del Vélez, Angel Di Maria del Rosario Central e Pablo Piatti, lanciato dal Cholo Simeone all’Estudiantes. Hugo Tocalli, una vita al fianco di José Pekerman a lanciare giovani, ora tornato, dopo l’amara esperienza del mondiale tedesco in cui aveva seguito il suo mentore, ad occuparsi delle selezioni che meglio conosce, deve trovare l’assetto adatto. Tocalli, non solo per la sua esperienza ma anche per le sue capacità di uomo di campo e di stratega tattico, non ha paura di soluzioni spurie, non ricerca nessuna coperta di Linus (leggi: moduli predefiniti) perché nei giovani crede molto, anche sulle loro capacità di lettura, il talento farà il resto. Dici Mondiale e non puoi non dire Brasile. Sebbene la Seleção agli ordini di Nélson Rodrigues non presenti un calcio bailado, anzi diciamo pure che offre spettacoli miseri e frequentissimi brani di anarchia, però risulta spesso crudelmente concreta. E i pezzi da novanta, ovviamente, non mancano. Primo fra tutti, naturalmente, Alexandre Pato dell’Internacional, già obiettivo di svariate squadre dell’Europa che conta. Suo partner d’attacco potrebbe anche essere il suo rivale “cittadino” Carlos Eduardo, del Gremio. Anzi, l’ala gremista della città, che è più numerosa, sottolinea come “il loro” ha ricevuto più attenzione da parte del CT Dunga e che quindi dovrebbe ricevere maggior pubblicità. Non gli credete. Sempre davanti, altri due pezzi forti: Jô del Cska e Luiz Adriano, già compagno di Pato nell’Inter e reduce da un complicato e poco brillante finale di stagione con lo Shaktar, in Ucraina. In mezzo al campo, ma col solito fiuto del gol che lo attirerà nelle vicinanze dell’area, Lucas, firmato dal Liverpool dopo il corteggiamento di Milan e Inter. Attenzione anche a Renato Augusto del Flamengo. Precettato, e libero finalmente di spingere dopo la stagione con Capello, pure il terzino sinistro Marcelo. La risposta europea alle potenze sudamericane, in attesa che il Portogallo si svegli da un letargo poco giustificabile (gli uomini per fare bene ci sarebbero, vedi Bruno Gama), è senz’altro la Spagna. L’ossatura è quella dei reduci dell’Europeo under 19, stravinto, medesimi saranno anche i canoni del gioco: possesso palla e esterni larghi. E proprio sugli esterni, grande qualità: a destra ballottaggio Toni Calvo (grande talento senza fronzoli del Barça)- Iriome (Tenerife, ha esordito quest’anno in Segunda), a sinistra Marcos (esploso al Villareal)- Diego Capel (del Siviglia, talento ma qualche pasticcio di troppo), coi primi due favoriti. Seconda punta, la gemma Juan Mata, che il Real Madrid, alla ricerca del nome esotico, ha perso in favore del Valencia. Giocatore capace di cambiare il match con un paio di giocate deve essere più continuo ma i numeri ci sono. Il posto dell’altro attaccante se lo giocano Adrian Lopez (begli scampoli al Deportivo) e Bueno, pure lui al Castilla, la squadra B del Madrid, allenata da Michel che vedrà in questa rassegna canadese la presenza di suo figlio Adrian, centrocampista di belle speranze. La Spagna ha grande solidità difensiva, grazie alla linea a 4 dietro guidata da Piqué, talento scippato dal Manchester alle giovanili del Barça e ora impegnato al Saragozza, e ai due centrali di centrocampo Javi Garcia (Castilla) e Suarez, che ha contribuito alla bella stagione del Valladolid, fresca promossa nella massima serie spagnola.
Le sorprese ad alto livello potrebbero essere Messico, Cile e Uruguay, curiosi di vedere il Canada ( e il “nostro” Andrea Lombardo, giovanili Atalanta ora al Toronto FC) , che ha organizzato magnificamente l’evento – qui è anni che chiedono, inascoltati, le Olimpiadi avendo adeguate strutture in più città - mentre qualcosa di pirotecnico potrebbe venire fuori più dall’Africa che dall’Asia. Il gruppo del Tri che vinse il Mondiale under 17 nel 2005, mettendo sotto 3-0 il Brasile (che però aveva perso Anderson per infortunio), vuole altre soddisfazioni. I nomi dei messicani cominciano a circolare anche in Europa: su Giovanni Dos Santos nel Barcellona (quest’anno però il suo Barça B è retrocesso in terza divisione) e Carlos Vela, al Salamanca ma di proprietà dell’Arsenal, scommettono in tanti. A questi si aggiunga César Villaluz del Cruz Azul. Sospeso fino all’ultimo il destino del Cile che poteva perdere i due giocatori di maggior caratura, Alexis Sánchez (al Colo Colo ma già dell’Udinese) e Arturo Vidal, appena acquistato dal Bayer Leverkusen. Il CT della nazionale maggiore Nelson Acosta voleva portarli con sé in Copa America, fortunatamente dissuaso da stampa e collaboratori. L’Uruguay di Gustavo Ferrín deve recuperare fisicamente Edison Cavani per puntare in alto, anche se la squadra, a partire dal difensore già firmato dal Villareal Martín Cáceres e dal centrocampista di rottura Cardaccio (buona la sua Libertadores col Nacional), rimane solida. Ultima curiosità: Freddy Adu, presentato con troppo anticipo su copertine prestigiose come nuovo re del calcio mondiale (è del 1989), è il capitano della nazionale USA, dove gioca anche il sampdoriano Gabriel Ferrari.

CARLO PIZZIGONI
(Ha collaborato Valentino Tola di Calciospagnolo)

Fonte: Guerin Sportivo


13 giugno 2007

[preview] Finale Libertadores: Boca - Gremio

Sarà come al solito un’autentica bolgia, questa notte, la Bombonera. Si gioca la finale di andata di Copa Libertadores tra Boca Juniors e Gremio, e il più impressionante stadio d’Argentina rappresenterà certamente un fattore importante. Il Boca, giunto in finale eliminando la squadra sorpresa del torneo, il Cucuta, non effettuerà variazioni nell’undici titolare: Caranta in porta, difesa a quattro con la scelta di Morel al fianco di Diaz e Clemente Rodriguez a sinistra ( Silvestre in panchina) e solito rombo a metacampo con il piccolo e giovane Banega davanti alla difesa e Ledesma e Neri Cardozo ad appoggiare Riquelme. Davanti, il movimento di Palacio e il cecchino Martin Palermo. Molti i misteri legati alla formazione dei brasiliani. Mano Menezes potrebbe rischiare sulla linea difensiva l’ex di turno, Rolando Schiavi, già panchinato da molto tempo dal sergente di ferro dei gauchos del Brasile. Il lungo difensore argentino conosce bene i suoi ex compagni ma la sua affidabilità rimane limitata, come potrebbero testimoniare i tifosi dell’Hercules di Alicante che l’anno passato l’hanno visto trotterellare per il campo senza costrutto. Poi rappresenterebbe una scommessa che Menezes non crediamo voglia compiere nella partita chiave della stagione. Sicuramente in campo l’altro argentino del gruppo, Sebastian Saja, portiere che ha trascorsi italiani (a Brescia nel 2004). Per il Gremio (arrivato in Argentina con un ritardo mostruoso per problemi all’aereo Varig), squadra equilibrata capace di accelerazioni improvvise, il centrocampo sarà il reparto chiave. Il promettente Lucas (corteggiato da Liverpool, Milan e Inter) ha perso il posto per un infortunio e non è più rientrato mercé lo splendido lavoro di Sandro Goiano in aggiunta al paraguayo Sergio Gavilan. I due mediani fanno uno splendido lavoro di rottura e rilancio e con loro il Gremio ha difficilmente penato. Davanti, attenzione al nuovo astro nascente del calcio brasiliano Carlos Eduardo, già interrogato da Carlos Dunga e interpellato da alcuni club europei: si temeva un forfait per infortunio ma gli ultimi allenamenti sembrano aver allontanato ogni dubbio sul suo impiego. Al suo fianco ballottaggio Tuta – Douglas con l’ex Venezia (fu protagonista dell’incredibile gol “non voluto” nella sfida tra lagunari e Bari…) favorito. In panca, con meno probabilità di vedersi faccia a faccia “La Doce” (la mitica tifoseria del Boca), c’è anche Amoroso, ex di Udinese, Parma e Milan. Nella semifinale con il Santos, squadra più quotata che però ha bucato completamente il match di andata all’Olimpico di Porto Alegre, il gol decisivo, insieme a un’ottima partita, è stato realizzato da Diego Souza, talento sempre sul punto di esplodere ma che mai ha completamente persuaso, il cui cartellino è stato ritirato tempo fa dal Benfica. In mezzo al campo sarà molto importante la capacità di sacrificio di Tcheco, giocatore tecnico ma di grande temperamento che ha già detto di non temere il pubblico di Buenos Aires. La pressione della Bombonera ne ha stritolati tanti. Vedremo.

CARLO PIZZIGONI

12 aprile 2007

[preview] Tippeligaen 2007

Introdurre e seguire un campionato vinto dalla stessa squadra per quattordici volte negli ultimi quindici anni può apparire poco elettrizzante, ma talvolta questi tornei minori fungono da comodo rifugio per chi, di tanto in tanto, vuole staccare un po’ la spina e disintossicarsi dallo spettacolo (a tratti bellissimo, a tratti soporifero) del calcio-business della Champions League, della Premiership, della Liga e via dicendo. In Norvegia non ci sono né grandi campioni, né tantomeno portafogli gonfi, e il calcio è letteralmente diviso in due; da una parte c’è il Rosenborg, dall’altra tutte le altre squadre. Per il club di Trondheim è sufficiente disputare una stagione appena discreta per potersi mettere in tasca il titolo, visto che la sparuta concorrenza crolla inesorabilmente alla distanza, leggi la fine dell’estate, e quando quasi per miracolo accade di leggere un nome nuovo nell’albo d’oro della Tippeligaen (anno 2005, Vålerenga), significa che il Rosenborg è incappato in un’annata nero pece. Quest’anno per i Troillongan (i figli dei Troll) si parte con il bilancio in rosso e con una squadra con più di un punto interrogativo, ma lo status di super-favoriti rimane d’obbligo; le novità sono rappresentate dall’arrivo di due centrocampisti ivoriani, Didier Ya Konan e il 18enne Abdoulrazak Traorè, per il resto tutto continua a ruotare attorno alla grinta di Roar Strand (37 primavere a febbraio), alle parate del canadese Lars Hirschfeld, alla geometrie dello slovacco Marek Sapara e alle reti di Steffan Iversen, a cui quest’anno dovrebbe essere affiancato con maggiore continuità l’ex meteora del Lecce Yssouf Konè, limitato finora da una serie di problemi fisici. La vera incognita è rappresentata però dalla panchina, con il nuovo allenatore Knut Tørum (l’anno scorso era il vice di Per Mathias Høgmo, dimessosi a fine ottobre e ritiratosi dal calcio) che dovrà dimostrarsi in grado di reggere la pressione di un ambiente condannato a vincere.

L’avversario più quotato per il Rosenborg rimane il Vålerenga, club di Oslo la cui dirigenza sta pazientemente tentando di far diventare una società d’elite, almeno nel calcio norvegese. La squadra naviga nelle parti alte della Tippeligaen da un abbondante triennio, nel 2005 è arrivato il titolo nazionale, ma la strada da percorrere è ancora lunga se il tuo miglior attaccante (Iversen), reduce da una grande stagione, ti lascia non per qualche campionato europeo di livello ma per il tuo rivale numero uno, il Rosenborg appunto. Persi Ardian Gashi, Magne Hoseth e Tore Andrè Flo (quest’ultimo finito al Leeds, ma nessuno lo rimpiangerà), sono arrivati Jørgen Jalland (rientrato dopo l’esperienza in Russia con il Rubin Kazan) e soprattutto il polacco Sebastian Mila, duttile elemento di centrocampo da porre accanto a Christian Grindheim, capitano (a 24 anni) e leader della squadra destinato in tempi brevi a fare le valigie con destinazione Inghilterra. Davanti, con Rune Lange, Jan-Derek Sørensen (capocannoniere dell’ultima Royal League) e Morten Borre, ci sono esperienza e potenza, ma manca freschezza atletica, qualità di cui invece non difetta il Lillestrøm, squadra per la quale sembra davvero essere arrivato il momento della piena maturazione. Dei “canarini” si è parlato spesso in questi ultimi anni come di un club molto attento ai giovani, tosto e arcigno ma privo del pragmatismo necessario per centrare il bersaglio grosso. Una squadra insomma più da coppa che da campionato, difficile da affrontare in una partita secca, poco continua nell’arco di un’intera stagione. Ci si aspetta molto dalla mezzapunta tunisina Karim Essediri, acquistata dal Rosenborg, e dal colosso canadese Olivier Occean, rapidamente eclissatosi dopo i bagliori iniziali, ma quest’anno il pezzo forte del club siede in panchina e si chiama Tom Nordlie, l’artefice del miracolo Start (dall’Adeccoligaen, la seconda divisione, alla Coppa Uefa in due anni); giovane e ambizioso, per il Lillestrøm sarebbe stato difficile trovare un condottiero migliore. Infine la quarta e ultima “pretendente”, il Brann, capolista lo scorso anno fino a poche giornate dalla fine salvo poi crollare verticalmente, squadra che propone un calcio veloce, piacevole ma anche parecchio dispendioso. Ripetere l’annata 2006 non sarà semplice, ma la dirigenza non ha lasciato nulla di intentato acquistando dal Rosenborg l’ex promessa (mai pienamente mantenuta) Jan Gunnar Solli, seguito anche dal Milan qualche anno fa, e il bizzoso Ardian Gashi, genio e sregolatezza (nel 2005 si fece due settimane di prigione per eccesso di velocità) in versione norvegese. Da seguire le prestazioni di Håkol Opdal, eletto miglior portiere del campionato norvegese la passata stagione.

Due parole sulle possibili rivelazioni; lo Start di Kristiansand ha salutato a gran voce il ritorno alla base del centrocampista Kristofer Hæstad, artefice principale della splendida annata 2005 (la squadra lottò, da neopromossa, fino all’ultima giornata per il titolo, ottenendo comunque la qualificazione alla Coppa Uefa) ma talento bruscamente ridimensionato dal fallimento dell’esperienza con il Wigan, durata appena tre mesi. Gli anni sono 23, il tempo per ripartire perciò non gli manca, e la doppietta all’esordio in casa dell’Aalesund fa ben sperare. Il Tromsø, salvatosi lo scorso anno sul filo di lana, riparte al solito dalle reti della vecchia volpe Ole Martin Årst, ex bomber di Anderlecht, Gand e Standard Liegi, ma c’è anche la novità del nazionale costaricano Douglas Sequeira, terzino-incursore di fascia che ha già avuto un assaggio di calcio europeo con le maglie di Feyenoord e Kalrsrhue. L’arma segreta dei Gutan (i ragazzi) è però l’Alfheim Stadion, luogo gelido e ventoso (il Tromsø è il club più a nord d’Europa) in cui nessuno ama andare a giocare. Infine per uno Stabæk che punta molto sulla vena realizzativa dello svedese Daniel Nannskog, capocannoniere dell’ultima Tippeligaen, c’è un Lyn che si coccola il gioiellino Chinedu Obasi Ogbuke, attaccante nigeriano classe ’86 (seguirà le orme del connazionale Obi Mikel, che ha fatto litigare Chelsea e Manchester United?), ingaggiando nel contempo Matias Almeyda, visto per anni in Italia (Lazio, Parma, Inter, Brescia), e Josè Oscar Flores, entrambi ritirati dall’attività agonistica, oltre che la vecchia bandiera del Rosenborg Ståle Stensaas. A quando l’arrivo di Stan Collymore e Dino Baggio? In coda rischiano Odd Grenland (unica nota lieta la permanenza di Per Nilsson, miglior difensore della Tippeligaen 2006), Fredrikstad, Aalesund e Sandefjord, mentre diversi addetti ai lavori stanno tenendo gli occhi puntati sulla matricola Strømsgodset, fresca di festeggiamento per il centenario della fondazione del club e pronta a dar fastidio a molti. Daranno una mano alla squadra di Drammen, meno di 8mila spettatori di media, gli ex nazionali Espen Johnsen, Øyvind Leonhardsen e Andrè Bergdølmo, più la punta svedese Mattias Andersson, miglior realizzatore della scorsa Adeccoligaen.

ALEC CORDOLCINI