1- GENERALE. Molto importante la vittoria del Milan: in una partita molto povera di conclusioni pericolose verso la porta, era necessario capitalizzare sulle poche occasioni capitate. I rossoneri l'hanno fatto e portano a casa ancora tre punti.
2- MILAN - Leonardo ripropone il tridente. Pato a destra, Ronaldinho a sinistra e Borriello in mezzo. Seedorf a supporto dei tre e in mediana Pirlo, in buonissima forma fisica, e Gattuso. La squadra va raramente in affanno, anche senza l'aiuto del rientro degli attaccanti che, quando lo eseguono, pare più estemporaneo che preparato. Le situazioni più pericolose sono frutto di contropiedi ben gestiti, con la palla scaricata immediatamente verso le punte: Ronaldinho e Pato possono permettersi anche l'uno contro due (o tre) sugli avversari, specie nei sedici metri, uscendo vincenti dalla contesa. Proprio in campo aperto il Milan trova il gol decisivo: palla scaricata a sinistra su Ronaldinho (con Zaccardo insolitamente fuori posizione) con Della Fiore che evita di farsi puntare e attende un raddoppio che giunge però tardi, da Panucci, in zona pericolosa, al limite dell'area: raddoppio che arriva frontale, leggibile, Dinho non ha difficoltà a "tagliarlo" con una palla che mette Borriello davanti alla porta. L'"interesse" a sinistra di Lucarelli su Pato lascia molta libertà a Oddo, che ha buona corsa e buon senso dell'inserimento ma sballa tanti cross, e il pubblico lo becca non poco.
3- PARMA - Guidolin riscopre la linea a 4 dietro con i terzini bloccatissimi (Zaccardo a destra e Lucarelli a sinistra) e il rombo in mezzo al campo con Dzemaili incursore dietro il movimento di Paloschi e Bojinov. Un rombo senza grandi sbocchi dato che praticamente non ha sostegno esterno e fa fatica ad appoggiarsi sulle punte: Paloschi non vince un duello individuale in mezzo e Bojinov è poco (e male) servito quando va sull'esterno sinistro, dove c'è Antonini, un terzino adattato e quindi molto più attaccabile. Il risultato della manovra gialloblu si spegne su una serie di tiri dai venti metri quasi sempre presi male: solo Dzemaili, centrocampista di grande potenza ma limitato nella lettura di gioco offensivo e non grande passatore, azzecca la conclusione sotto la traversa ma un grandissimo Dida (ancora sicurissimo) evita il gol che sarebbe stato quello del vantaggio per gli uomini di Guidolin. Di interessante (sulla carta) il Parma mostra un pressing offensivo ma i recuperi della palla sono pochissimi: è molto efficace Pirlo quando si abbassa per aiutare i centrali a "pulire" la palla e a servire gli avanti. L'uscita di Bojinov e Dzemaili (poi di uno spento Galloppa) e l'inserimento di Amoruso e Lanzafame (più Budel) costruisce un 442 razionale e che mette un pochino in difficoltà il Milan, specie a sinistra con la mezzapunta controllata dalla Juve: poca roba, anche per raccattare un punticino.
4- RONALDINHO e IL RITMO - Se il Milan controlla il ritmo partita e può permettersi di tenere in partita Ronaldinho, qualche occasione la trova sempre. Ieri due assist per il brasiliano: in conto ci sono anche tante palle perse ma se la difesa è attenta e piazzata (e non subisce ribaltamento immediato e veloce) non fanno certo male alla squadra. Ronaldinho riceve ormai sempre sui piedi, è un "bersaglio " piuttosto semplice da identificare per chi deve anticiparlo, però il Gaucho è efficace anche nella difesa della palla. Poi, palla al piede, rimane sublime: o lo si anticipa o anche il raddoppio, specie se male eseguito, come nel match in questione, può essere più deleterio che vantaggioso.
MILAN (4-2-3-1): Dida; Oddo, Thiago Silva, Kaladze, Antonini (7' s.t. Zambrotta); Gattuso (29' s.t. Ambrosini), Pirlo; Pato, Seedorf (37' s.t. Flamini), Ronaldinho; Borriello. (Roma, Favalli, Inzaghi, Huntelaar). Allenatore: Leonardo.
PARMA (4-3-1-2): Mirante; Zaccardo, Dellafiore, Panucci, A. Lucarelli; Morrone, Lunardini, Galloppa (31' s.t. Budel); Dzemaili (16' s.t. Amoruso); Bojinov (25' s.t. Lanzafame), Paloschi. (Pavarini, Castellini, Paci, Zenoni). Allenatore: Guidolin.
RETI: 12' p.t. Borriello; 48' s.t. Borriello
01 novembre 2009
31 ottobre 2009
Mondiale under 20 - Analisi tecnica del torneo
La prima volta. Almeno una volta nella vita, tutti, con più o meno convinzione, l'abbiamo detto: il futuro del calcio è in Africa. Salvo pentirci, rilanciare di nuovo, esprimere sani dubbi e via così. Oggi, sgombrati vaticini e analisi teoriche, abbiamo un primissimo effetto pratico: il Ghana ha vinto il Mondiale under 20, mai una squadra africana aveva raggiunto tale traguardo. Prodromi per realizzare l'ultimo, definitivo passo nella storia del calcio, finalmente? Forse. Rimanendo al dato oggettivo possiamo con certezza affermare che la generazione del Ghana sarà assolutamente competitiva, specie fondendosi con l'attuale che malissimo non è, da Michael Essien in giù. Interessante anche valutare che non solo i giovani africani hanno battuto il Brasile in finale (ai rigori), ma anche il come: giocando con la testa e con la voglia di vincere incanalata esclusivamente verso energia positiva. Niente mattane, niente giocate sconsiderate nella partita decisiva, e nei momenti decisivi della stessa. Meglio che negli ottavi dove il team guidato da Sellas Tetteh aveva faticato col Sudafrica, meglio che nei quarti dove aveva concesso troppo ai sudcoreani, meglio che in semifinale dove ha fatto rientrare maldestramente in partita l'Ungheria, dopo aver letteralmente dominato per 45 minuti. Giocare con i superfavoriti del torneo, per di più con un uomo in meno per più di un'ora, concedendo pochissimo a una batteria di fuoco come quella verde-ora significa prima di tutto essere cresciuti sotto il profilo della mentalità e dell'attenzione. E poi ci vuole il talento. La copertina se la prende Dominic Adiyiah, centravanti capocannoniere (otto gol senza rigori) e eletto miglior giocatore del torneo: gioca in una squadra di retrovia norvegese (Fredrickstad), ancora per poco. Bello ricordare come il suo compagno di banco, all'Anglican High School di Kumasi, sia il ragazzo che in questo Mondiale gli ha fornito assist decisivi e movimenti importanti: Ransford Osei, forse più atteso di Adiyiah ma autore, lui pure, di un torneo davvero notevole. Complimenti anche al professore di ginnastica della scuola cristiana di Kumasi che per primo ha intuito il valore della coppia. Dietro loro ha agito Andre Ayew, cognome importante (è il figlio di un idolo nazionale, Abedì Pelé, visto anche noi anni fa) e una voglia di emergere e di vincere che, siamo sicuri, lo porterà a una carriera superiore anche a quella del celebre babbo, che aveva il triplo del talento ma non lo stesso atteggiamento in campo. In mezzo, due autentiche rivelazioni del torneo, Mohammed Rabiu, pescato già dalla Sampdoria, un Vieira in costruzione, e Emmanuel Agyemang-Badu che come punto di riferimento ha invece il connazionale Essien, poco sopra l'uno e settanta, mastino, grandi letture, possibilità di giocare in più ruoli (in finale si è adattato difensore centrale con ottimi risultati) anche se il meglio lo dà a centrocampo con pressing, ripartenze e leadership: gli spagnoli del Recreativo Huelva lo hanno avuto per le mani ma lo hanno rispedito in Ghana, ora stanno facendo carte false per riaverlo, ma sarà dura. Bene, molto bene anche dietro con il generale della difesa Jonathan Mensah a dirigere le operazioni e due terzini di spinta davvro interessanti, il già conosciuto Samuel Inkoom, quest'anno a Basilea, e il laterale sinistro David Addy, fisico, corsa e piede da tenere d'occhio: le loro ottime prestazioni hanno forzatamente relegato in panchina un super talento come Daniel Opare, stella del Mondiale under 17 in Corea del Sud, nel 2007, e attualmente al Real Madrid. Non male nel torneo e decisivo in finale il portiere Daniel Agyei. Non meno talento poteva proporre il Brasile, anzi. E' mancata in parte la gestione tecnica (Rogerio CT da rivedere) e in generale un manovra con più profondità: troppo possesso palla effimero ai venticique metri e poche conclusioni pericolose: ai quarti si è salvata all'88' con la Germania, meglio messa in campo e più quadrata, ma non sempre un colpo del singolo può girarti il match. E tra i singoli quello che maggiormente ha brillato è stato certamente Giuliano, tecnica, fisico, creatività e buon guizzo ai sedici metri, con possibilità di giocare anche in mediana per il tackle che possiede: fatto e finito per i palcoscenici europei, anche i più prestigiosi. A sprazzi bene il genio di Alex Teixeira, attaccante esterno del Vasco dal grande calcio e dall'elevata pericolosità dai sedici metri in giù, e qualche lampo di Douglas Costa, un prospetto favoloso che fatica a imporsi come giocatore a tutto tondo. Alan Kardec ha fatto discretamente bene, mostrando una sicura crescita rispetto all'anno scorso ma nel momento decisivo, in finale, non l'ha mai vista e le poche opportunità che gli sono capitate le ha fallite miseramente. Molto meglio in fase difensiva i giovani brasuca: il centrale difensivo Rafael Toloi non ha sbagliato quasi nulla, ben spalleggiato da Dalton, bravo il portiere Rafael. Douglas a destra e Diogo sull'altra fascia hanno assicurato spinta continua, in mezzo al campo Souza ha disputato un grande campionato, proteggendo la difesa e offrendo anche inserimenti offensivi. Il Mondiale ha anche offerto la resurrezione dell'Ungheria, che ha chiuso al terzo posto, tornando alla vita calcistica dopo diversi lustri. Una dorsale che prevede il portiere Gulacsi, il centrocampista Vladimir Koman (proprietà Samp, in prestito al Bari) e il centravanti Nemeth, già rapito da Benitez e spedito a farsi le ossa in Grecia, all'AEK, propone un oroscopo decisamente positivo per questa generazione. Bene come al solito la Germania, zeppa di defezioni, ottime prove dell'Uruguay (anche qui il futuro pare davvero interessante: Coates e Lodeiro su tutti) e grande Mondiale per l'Italia di Rocca (ne parliamo a parte), hanno deluso notevolemente Spagna e Nigeria. Gli iberici ormai sono all'ennesimo fallimento nei tornei giovanili, dove tempo fa dominavano. La squadre, come quella impegnata in questo Mondiale, sono piene di talento (Dani Parejo, Fran Merida, Aron), ma raramente mostrano un calcio convincente e redditizio, specie nei momenti delicati: dopo un buon girone eliminatorio le piccole Furie Rosse sono state messe sotto dall'agonismo degli azzurrini di Rocca.
CARLO PIZZIGONI
L'ITALIA
Bisognerebbe guardare un po' meglio in casa propria. E avere fiducia. L'ottimo lavoro di mister Francesco Rocca ci dimostra come anche in Italia si può scovare buoni giocatori, basta avere attenzione e pazienza. Partiti per l'Egitto senza i big della generazione del Novanta e dintorni (bloccato alla fine anche Poli, uno dei cardini della squadra che all'Europeo under 19 aveva fatto bene e si era qualificata per questi Mondiali), si è faticato a ingranare ma alla fine la bontà delle intuizioni di Rocca è apparsa evidente: un match capolavoro contro la Spagna, tra le favorite del torneo, e uno quasi perfetto con l'Ungheria, dove solo qualche ingenuità ci ha accompagnato all'uscita del torneo. Tra i singoli, da evidenziare le accelerazioni e le giocate di Mattia Mustacchio (la Fifa l'ha inserito tra i top ten del Mondiale), il senso tattico e la grinta di Marco Calderoni e le buone prove di Andrea Mazzarani e Giacomo Bonaventura, oltre alle “certezze” Vincenzo Fiorillo e Silvano Raggio. Non è stata una nazionale di potenziali fuoriclasse, questo è certo, ma la voglia di non mollare, l'energia e il coraggio di questi ragazzi dimostrano che la tecnica non è la sola cosa che fa la differenza in questo sport. Ultima nota: perdere un tecnico valido come Francesco Rocca sarebbe per la Federazione davvero un delitto e, visto che ci siamo, vediamo anche di ritoccargli l'ingaggio: 38.000 euro annui per il lavoro che ha compiuto in questi anni (finalista all'Europeo, non dimentichiamolo) è davvero una miseria, viste le cifre che girano...
CARLO PIZZIGONI
Fonte: GUERIN SPORTIVO , N.43/09
30 ottobre 2009
[San Siro] Inter - Palermo 5-3 - Spunti
1- GENERALE Una partita che chiude il primo tempo sul 4-0 e ritorna ad essere viva nel secondo è più di una partita. Errori, trascuratezza, rilassatezza mescolate a grandi giocate. Una gara che ha proceduto a strappi.
2- Funziona ancora la transizione dell'Inter, favolosa quella difensiva, buona quella offensiva, grazie anche a un giocatore criticatissimo a San Siro, Sulley Muntari, che ha buona capacità di corsa e sacrificio e un calcio naturale col suo sinistro di elevata qualità, specie sul lungo. L'Inter allunga un pressing medio-alto a inizio azione, non sempre perfetto ma comunque efficace e la palla del Palermo, inizialmente schierato con un ibrido 3412, non esce quasi mai pulita, e soprattutto è lenta.
3- Mario Balotelli produce un numero considerevole di giocate di qualità, nel primo tempo è protagonista nelle azioni di tutte le reti: rigore procurato, gol, gol, assist. L'atteggiamento è però quello di sempre: la pantomima sul rigore è paradigmatica, si affianca polemicamente a Eto'o perché desidera calciare il penalty, va ad abbracciare il camerunense per ultimo con un colpo di teatro. La concentrazione va e viene, meglio: forse il suo modo di intendere la partita è questo, sui generis, ci entra e ci esce quando lo sente, e va accettato: Mourinho è in modalità carota.
4- Zenga ne ha viste tante. Merita più di tanti altri la panchina di serie A. E' creativo, e molto flessibile. Il suo Palermo manca molto di intensità in mezzo, dove schiera Bresciano e Fabio Simplicio, opta per la qualità ma viene sopraffatto. Molto meglio nel secondo tempo, quando toglie Melinte, inserisce la vivacità di Abel Hernandez davanti e allarga Migliaccio a sinistra costruendo una linea a 4 dietro. Non molla la partita, e ha ragione. Zenga è un allenatore che cerca di esaltare la lettura del singolo giocatore: meno metodicità e più pensiero libero dell'atleta, che deve riconoscere la situazione, il tutto in una struttura di squadra, chiaro: è un allenatore moderno e da palcoscenici d'élite. Riuscendo a ottenere la disponibilità di Miccoli, Cavani e Pastore, tutti più o meno atipici, è riuscito a costruire una macchina che funziona e che può arrivare alla conclusione con continuità e qualità.
5- Sul 4-2 l'Inter prende paura. In una transizone difensiva dopo un calcio d'angolo, Zanetti e Cordoba rimangono sui propri uomini, non scambiano la posizione (invertita: il capitano è centrale, perché è delegato alla copertura sui corner e il veloce ribaltamento del Palermo gli ha imposto la marcatura del rosanero più pericoloso, cioè quello davanti all'area). L'azione si prolunga e, con Maicon che rientra lentamente (ha calciato il corner), rimane Cordoba laterale. Assurdo: nel senso che non c'è la tranquillità per cambiare l'uomo, anche se l'azione non è così veloce e pericolosa. Incredibile, la paura, per una squadra che ha governato, dominato la partita per un tempo. E' qui, forse, il vero problema dell'Inter anche in Champions, il momento di difficoltà non gestito con personalità. Nel momento critico, col Palermo, esce la voglia di vincere, la "raça" di Maicon, che devasta la difesa del Palermo e riequilibra la partita con una serie di discese che inibiscono la tranquillità dei rosanero. Così l'Inter riacciuffa la partita, e il quinto gol non ha caso viene da una giocata del terzino del Brasile che coglie al centro dell'area Milito che stavolta non può sbagliare, dopo una partita (uno spezzone: ha sostituito Balotelli all'inizio del secondo tempo) molto sottotono, zeppa di appoggi errati, tuttavia comprensibile: era al primo match dopo il rientro.
Inter(4312): Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Samuel, Chivu (46' Santon); Zanetti, Cambiasso, Muntari; Stankovic; Eto’o (74' Motta), Balotelli (48' Milito). All. Mourinho
Palermo (3412): Sirigu; Kjaer, Goian, Migliaccio; Cassani, Simplicio (40’ Nocerino), Bresciano, Melinte (46' Hernandez); Pastore (38’ Bertolo); Cavani, Miccoli. All. Zenga
Reti: Eto’o (I) su rigore al 7’, Balotelli (I) al 33’ e al 42’, Eto’o (I) al 43 p.t.; Miccoli (P) al 3’, Hernandez (P) al 16’, Miccoli al 22’, Milito (I) al 38’ s.t.
2- Funziona ancora la transizione dell'Inter, favolosa quella difensiva, buona quella offensiva, grazie anche a un giocatore criticatissimo a San Siro, Sulley Muntari, che ha buona capacità di corsa e sacrificio e un calcio naturale col suo sinistro di elevata qualità, specie sul lungo. L'Inter allunga un pressing medio-alto a inizio azione, non sempre perfetto ma comunque efficace e la palla del Palermo, inizialmente schierato con un ibrido 3412, non esce quasi mai pulita, e soprattutto è lenta.
3- Mario Balotelli produce un numero considerevole di giocate di qualità, nel primo tempo è protagonista nelle azioni di tutte le reti: rigore procurato, gol, gol, assist. L'atteggiamento è però quello di sempre: la pantomima sul rigore è paradigmatica, si affianca polemicamente a Eto'o perché desidera calciare il penalty, va ad abbracciare il camerunense per ultimo con un colpo di teatro. La concentrazione va e viene, meglio: forse il suo modo di intendere la partita è questo, sui generis, ci entra e ci esce quando lo sente, e va accettato: Mourinho è in modalità carota.
4- Zenga ne ha viste tante. Merita più di tanti altri la panchina di serie A. E' creativo, e molto flessibile. Il suo Palermo manca molto di intensità in mezzo, dove schiera Bresciano e Fabio Simplicio, opta per la qualità ma viene sopraffatto. Molto meglio nel secondo tempo, quando toglie Melinte, inserisce la vivacità di Abel Hernandez davanti e allarga Migliaccio a sinistra costruendo una linea a 4 dietro. Non molla la partita, e ha ragione. Zenga è un allenatore che cerca di esaltare la lettura del singolo giocatore: meno metodicità e più pensiero libero dell'atleta, che deve riconoscere la situazione, il tutto in una struttura di squadra, chiaro: è un allenatore moderno e da palcoscenici d'élite. Riuscendo a ottenere la disponibilità di Miccoli, Cavani e Pastore, tutti più o meno atipici, è riuscito a costruire una macchina che funziona e che può arrivare alla conclusione con continuità e qualità.
5- Sul 4-2 l'Inter prende paura. In una transizone difensiva dopo un calcio d'angolo, Zanetti e Cordoba rimangono sui propri uomini, non scambiano la posizione (invertita: il capitano è centrale, perché è delegato alla copertura sui corner e il veloce ribaltamento del Palermo gli ha imposto la marcatura del rosanero più pericoloso, cioè quello davanti all'area). L'azione si prolunga e, con Maicon che rientra lentamente (ha calciato il corner), rimane Cordoba laterale. Assurdo: nel senso che non c'è la tranquillità per cambiare l'uomo, anche se l'azione non è così veloce e pericolosa. Incredibile, la paura, per una squadra che ha governato, dominato la partita per un tempo. E' qui, forse, il vero problema dell'Inter anche in Champions, il momento di difficoltà non gestito con personalità. Nel momento critico, col Palermo, esce la voglia di vincere, la "raça" di Maicon, che devasta la difesa del Palermo e riequilibra la partita con una serie di discese che inibiscono la tranquillità dei rosanero. Così l'Inter riacciuffa la partita, e il quinto gol non ha caso viene da una giocata del terzino del Brasile che coglie al centro dell'area Milito che stavolta non può sbagliare, dopo una partita (uno spezzone: ha sostituito Balotelli all'inizio del secondo tempo) molto sottotono, zeppa di appoggi errati, tuttavia comprensibile: era al primo match dopo il rientro.
Inter(4312): Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Samuel, Chivu (46' Santon); Zanetti, Cambiasso, Muntari; Stankovic; Eto’o (74' Motta), Balotelli (48' Milito). All. Mourinho
Palermo (3412): Sirigu; Kjaer, Goian, Migliaccio; Cassani, Simplicio (40’ Nocerino), Bresciano, Melinte (46' Hernandez); Pastore (38’ Bertolo); Cavani, Miccoli. All. Zenga
Reti: Eto’o (I) su rigore al 7’, Balotelli (I) al 33’ e al 42’, Eto’o (I) al 43 p.t.; Miccoli (P) al 3’, Hernandez (P) al 16’, Miccoli al 22’, Milito (I) al 38’ s.t.
29 ottobre 2009
[Mondiale u17] Italia - Corea del Sud 2-1
Seconda vittoria in due partite per l'Italia under 17. Ennesima grande prova di volontà, dove brillano le diverse qualità individuali dei nostri insieme, però, a diverse lacune nella conduzione delle giocate: nel 4312 riproposto dal CT di Pasquale Salerno è mediocre il fraseggio, poco accompagnamento sulle fasce, mai continuo e di squadra il pressing. Due cambi a inizio partita, fuori i meno convincenti nel match con l'Algeria, Stephan El Shaarawy e Simone dell'Agnello, dentro l'autore del gol decisivo nella partita contro i nordafricani, Federico Carraro, e il suo compagno di club (Fiorentina) Pietro Iemmello, attaccante.
Subito grande fatica. La Corea del Sud domina il primo tempo, il 4141 costruito dal CT Lee è decisamente efficace e produttivo: pressa molto bene medio-alto e ribalta ottimamente l'azione con ripartenze appoggiate sui lati e arriva facile alla conclusione. La traversa, due volte, e il portiere Perin, molto attento, salvano gli azzurrini soprattutto nel primo quarto d'ora. Ma la manovra della squadra di Salerno, proprio non decolla, non c'è proprio ritmo nelle giocate, gli attaccanti si muovono poco e male, le verticalizzazioni dei centrocampisti sono spesso forzate e fuori tempo, si moltiplicano gli uno contro uno improduttivi, non c'è pressing organizzato. Un'ingenuità di Camilleri (allarga il braccio e la palla gli sbatte appena sotto la spalla) regala il rigore ai coreani che trovano il meritato vantaggio con Jin Su.
Nel secondo tempo rimangono negli spogliatoi proprio Camilleri e Devitis, surrogati da Mannini e Scialpi. La partita cambia a seguito di un calcio d'angolo: testa di Camporese e rete del pari, non meritatissimo in quanto a gioco prodotto. MA non finisce qui: una straordinaria giocata di tacco di Carraro, nettamente il più positivo e propositivo degli azzurrini, pure nel primo tempo, libera Iemmello che è pronto a trovare la battuta e il fondo della rete. L'entusiasmo coreano si affievolisce, com'è naturale, anche se diverse imprecisioni, specie nelle transizioni difensive dell'Italia, regalano l'opportunità di chiudere col segno X il match. Invece, sempre Perin e la non elevata qualità tecnica individuale degli asiatici, ci salvano: Italia che bissa la vittoria con l'Algeria ed è già qualificata per gli ottavi.
Subito grande fatica. La Corea del Sud domina il primo tempo, il 4141 costruito dal CT Lee è decisamente efficace e produttivo: pressa molto bene medio-alto e ribalta ottimamente l'azione con ripartenze appoggiate sui lati e arriva facile alla conclusione. La traversa, due volte, e il portiere Perin, molto attento, salvano gli azzurrini soprattutto nel primo quarto d'ora. Ma la manovra della squadra di Salerno, proprio non decolla, non c'è proprio ritmo nelle giocate, gli attaccanti si muovono poco e male, le verticalizzazioni dei centrocampisti sono spesso forzate e fuori tempo, si moltiplicano gli uno contro uno improduttivi, non c'è pressing organizzato. Un'ingenuità di Camilleri (allarga il braccio e la palla gli sbatte appena sotto la spalla) regala il rigore ai coreani che trovano il meritato vantaggio con Jin Su.
Nel secondo tempo rimangono negli spogliatoi proprio Camilleri e Devitis, surrogati da Mannini e Scialpi. La partita cambia a seguito di un calcio d'angolo: testa di Camporese e rete del pari, non meritatissimo in quanto a gioco prodotto. MA non finisce qui: una straordinaria giocata di tacco di Carraro, nettamente il più positivo e propositivo degli azzurrini, pure nel primo tempo, libera Iemmello che è pronto a trovare la battuta e il fondo della rete. L'entusiasmo coreano si affievolisce, com'è naturale, anche se diverse imprecisioni, specie nelle transizioni difensive dell'Italia, regalano l'opportunità di chiudere col segno X il match. Invece, sempre Perin e la non elevata qualità tecnica individuale degli asiatici, ci salvano: Italia che bissa la vittoria con l'Algeria ed è già qualificata per gli ottavi.
[Champions Asia] Fuori i Nagoya Grampus: finale Al Ittihad - Pohang Steelers
Questo gol capolavoro di Kenyu Sugimoto serve solo per l'onore: i suoi Nagoya Grampus, la squadra allenata dal mitico Dragan "Pixie" Stojkovic, perdono anche il ritorno (2-1, ancora in gol l'interessante tunisino Amine Chermiti, in prestito dall'Herta) della semifinale di Champions asiatica contro i sauditi dell'Al Ittihad, già vincitore per 6-2 all'andata (3 gol negli ultimi 10 minuti di gioco, ma gara dominata dai giallo-neri).
La finale della massima competizione per club dell'Asia sarà quindi tra i sauditi e i Pohang Steelers, sudcoreani (che hanno eliminato in semifinale l'Umm Salal del Qatar). Gara unica il 7 novembre.
28 ottobre 2009
Christian Vieri al Botafogo di Ribeirão Preto?

Nessun ritiro. Mancherebbero solamente le visite mediche per chiudere definitivamente la trattativa. Per l'agente Frank Assunção non ci dovrebbero essere però problemi: Bobo Vieri diventerà un giocatore del Botafogo. Non della squadra di Garrincha e Nilton Santos, naturalmente, ma del Botafogo di una ridente cittadina dell'Interior Paulista, Ribeirão Preto (città che ha dato i natali allo juventino Diego, tra l'altro). Gioca le competizioni della federazione Paulista e se tutto verrà confermato Vieri sarà pronto per il prossimo torneo 2010.
Il mio pezzo completo su Gazzetta.it
27 ottobre 2009
[Mondiale u17] Argentina - Germania 1-2
Ancora un passaggio a vuoto della Germania. Dopo la rimonta clamorosa subita dalla Nigeria nel primo match del girone, i ragazzi di Pezzaiuoli, andati in vantaggio quasi subito col celebrato Mario Goetze, subiscono l'uno-due nel secondo tempo da parte dell'Argentina. Vero che il rigore del pari può essere considerato dubbio (Mustafi pare toccare prima la palla) e il gol che la vedrà alla fine soccombere è una disattenzione di Basala, la Germania comincia a soffrire l'Albiceleste anche nel primo tempo. Ribatte con alcune combinazioni centrali, ha qualche occasione (disgraziato nel posizionamento e nelle uscite, oggi, il portiere biancoazzurro Martinez) ma subisce troppo l'iniziativa degli avversari. Ispirato Araujo, nella seconda parte sale di colpi anche l'altro talento offensivo dei giocatori del "Tata" Brown, Villalva: continui i pericoli per il non sempre sicuro Ter Stegen. Match molto vivace, come spesso si è visto in questo inizio di mondiale, con nessuna dele due squadre che riescono con continuità a governarne il ritmo. Vince però la squadra che ha mostrato maggiore intraprendenza.
Girandola di emozioni anche nell'altra partita del pomeriggio con la Svizzera che infila la seconda vittoria consecutiva, mettendo stavolta sotto l'ottimo Giappone (4-3 il finale): doppietta di Seferovic, che sbaglia però un rigore. Due gol, inutili, anche per il nipponico di maggior talento, Takumi Miyayoshi.
Partite della sera:
Messico - Brasile 1-0 (70' Basulto)
Nigeria - Honduras 1-0 (55' Abdul AJAGUN)
26 ottobre 2009
Matthaeus nuovo allenatore del Racing? No, arriva Claudio Vivas

La voce girava da giorni sarà Lothar Matthaeus a sostituire Ricardo Caruso Lombardi sulla panchina dell'Academia? Rodolfo Molina, il presidente del Racing, cercava uno shock, l'ha ottenuto. Ora però vedremo come funzionerà dal punto di vista tecnico. Juan Barbas rimarrà al fianco dell'ex centrocampista dell'Inter. Molina ha promesso anche quattro acquisti di peso per il prossimo Clausura. Sempre più sconcertante la situazione per questo inarrivabile club. Nonostante tutto: Vamo Acade.
UPDATE: Lothar pare si sia rimangiato la parola. Dopo l'abbandono dell'avventura col tecnico tedesco, finalmente un progetto serio: sarà Claudio Vivas, già assistente di Marcelo Bielsa, a guidare l'Academia. Il progetto di Vivas comprende diversi piani con il potenziamento delle strutture giovanili, vera (e unica) forza del club di Avellaneda. Vivas cerca il rilancio dopo il poco felice esordio sulla panchina dell'Argentinos Juniors nell'ultimo torneo Clausura, chiuso con l'abbandono della Paternal dopo quindici giornate.
24 ottobre 2009
Inizia il Mondiale under 17 in Nigeria
Comincia oggi in Nigeria il Mondiale under 17, dove sarà impegnata anche l'Italia.
Match di oggi:
Brasile - Giappone
BRASILE: Se il CT Lucho Nizzo trovo subito l'equilibrio di questa squadra sarà difficile trovare una seria candidata a batterla. Tanto che al già ottimo gruppo del Sudamericano under 17 si è aggiunto il super talento di Neymar. La linea a 4 dietro, retta dal capitano, l'ottimo Gerson, è l'unica cosa certa. Soprattutto davanti c'è l'imbarazzo della scelta, con l'opzione dell'interista Coutinho, più Felipinho, Willen o Wellington Silva.
GIAPPONE: Dovrebbe essere un'ottima generazione, questa, per i nipponici. Ragazzi Takumi Miyayoshi, Kenyu Sugimoto e Takashi Usami sono il futuro ad alto livello del calcio giapponese. Miyayoshi può giocare come centravanti o da seconda punta e vede benissimo la porta. Takashi Usami è invece il vero leader e cervello della squadra.
Svizzera - Messico
SVIZZERA: inseriti in un girone di ferro i rossocrociati dovrebbero essere la Cenerentola del gruppo, anche se qualche arma possono metterla in campo. La linea difensiva del 442 è retta da Frédéric Veseli, dell'Academy del Manchester City, ma il meglio i biancorossi lo offrono davanti con la coppia Bem Khalifa e Seferovic. Nassim Bem Khalifa è la vera promessa del calcio svizzero, quasi 190 centimentri, vede bene la porta e si muove con naturalezza in tutto il fronte d'attacco.
MESSICO: quattro anni fa scuotevano il calcio giovanile mondiale portando alla ribalta talenti come Vela, Giovani Dos Santos, Héctor Moreno e César Villaluz e superando il Brasile in finale. L'obiettivo è ripetersi, anche se sarà dura. Mancherà il miglior talento di questa generazione, Martín Galván, sospeso per indisciplina... Toccherà a Victor Mañon, che ha esordito nella massima serie messicana a 15 anni, non farlo rimpiangere. César Ibáñez, probabilmente il giocatore di miglior prospettiva di questa nazionale, può giocare diversi ruoli della difesa e del centrocampo e sarà uomo chiave del 4312 del CT José Luis Gonzalez China.
Nigeria - Germania
Organizzazione tedesca, ormai la miglior scuola giovanile del Vecchio Continente, contro entusiasmo nigeriano. Occhi puntati su: Stanley Okoro, stella dell'Heartland, squadra approdata alla finale della Champions Africana, e, ne abbiamo già parlato nel pezzo sull'Europeo di categoria: Reinhold Yabo, Bienvenue Basala-Mazana, Lennart Thy e Mario Götze.
Argentina - Honduras
Match di oggi:
Brasile - Giappone
BRASILE: Se il CT Lucho Nizzo trovo subito l'equilibrio di questa squadra sarà difficile trovare una seria candidata a batterla. Tanto che al già ottimo gruppo del Sudamericano under 17 si è aggiunto il super talento di Neymar. La linea a 4 dietro, retta dal capitano, l'ottimo Gerson, è l'unica cosa certa. Soprattutto davanti c'è l'imbarazzo della scelta, con l'opzione dell'interista Coutinho, più Felipinho, Willen o Wellington Silva.
GIAPPONE: Dovrebbe essere un'ottima generazione, questa, per i nipponici. Ragazzi Takumi Miyayoshi, Kenyu Sugimoto e Takashi Usami sono il futuro ad alto livello del calcio giapponese. Miyayoshi può giocare come centravanti o da seconda punta e vede benissimo la porta. Takashi Usami è invece il vero leader e cervello della squadra.
Svizzera - Messico
SVIZZERA: inseriti in un girone di ferro i rossocrociati dovrebbero essere la Cenerentola del gruppo, anche se qualche arma possono metterla in campo. La linea difensiva del 442 è retta da Frédéric Veseli, dell'Academy del Manchester City, ma il meglio i biancorossi lo offrono davanti con la coppia Bem Khalifa e Seferovic. Nassim Bem Khalifa è la vera promessa del calcio svizzero, quasi 190 centimentri, vede bene la porta e si muove con naturalezza in tutto il fronte d'attacco.
MESSICO: quattro anni fa scuotevano il calcio giovanile mondiale portando alla ribalta talenti come Vela, Giovani Dos Santos, Héctor Moreno e César Villaluz e superando il Brasile in finale. L'obiettivo è ripetersi, anche se sarà dura. Mancherà il miglior talento di questa generazione, Martín Galván, sospeso per indisciplina... Toccherà a Victor Mañon, che ha esordito nella massima serie messicana a 15 anni, non farlo rimpiangere. César Ibáñez, probabilmente il giocatore di miglior prospettiva di questa nazionale, può giocare diversi ruoli della difesa e del centrocampo e sarà uomo chiave del 4312 del CT José Luis Gonzalez China.
Nigeria - Germania
Organizzazione tedesca, ormai la miglior scuola giovanile del Vecchio Continente, contro entusiasmo nigeriano. Occhi puntati su: Stanley Okoro, stella dell'Heartland, squadra approdata alla finale della Champions Africana, e, ne abbiamo già parlato nel pezzo sull'Europeo di categoria: Reinhold Yabo, Bienvenue Basala-Mazana, Lennart Thy e Mario Götze.
Argentina - Honduras
22 ottobre 2009
Mondiale under 20 - Due letture
L'Egitto di oggi è una camminata sul confine della modernità. Fuori e dentro il Cairo International Stadium, teatro delle ultime sfide del Mondiale di calcio under 20, ci sono poche certezze come se la cappa di calore, inquinamento, rumore che copre la capitale egiziana rendesse tutto meno limpido, meno decifrabile. Tutto. Il futuro di un Paese dove il padre padrone, Hosni Mubarak, sta lentamente spegnendosi senza trovare una nuova guida forte che sappia accompagnare un Paese gonfio di inquietudini e dubbi (civili, religiosi, politici); e il futuro di uno sport, il football, che potrebbe oggi avere preso una sterzata decisa verso un nuovo padrone, l'Africa. Il Ghana alza per la prima volta nella storia la coppa del Mondo giovanile, battendo, dopo supplementari e rigori, nientemeno che un Brasile zeppo di talento, e per di più giocando per più di un'ora in dieci uomini contro undici. Favola africana, realtà. Il Ghana vince con la forza di volontà e la testa, perché la tecnica fine a se stessa non conta più nel calcio d'oggidì. Miglior giocatore e miglior marcatore due anni fa, alla stessa competizione, fu tale Sergio Agüero, oggi nell'élite del calcio europeo. Quest'anno è toccato a Dominic Adiyiah, centravanti agile, scattante e con elevatissimo fiuto del gol (otto in totale nella manifestazione mondiale) del Fredrikstad (prima divisione norvegese), anche se i suoi giorni a rimirare i fiordi termineranno tra poco. Diversi anni fa, Adiyiah e Ransford Osei, oggi al Twente, erano la coppia d'attacco che incamerava coppette e targhe ricordo per la Anglican Senior High School di Kumasi, oggi i loro uno-due li riservano al mondo, che si chiede ancora se stavolta sarà la volta buona per l'Africa. Il tecnico ghanese, Sellas Tetteh, commosso fino alle lacrime,celebra l'avvenimento ammonendo che stavolta sarà diverso e al Mondiale sudafricano, il primo del Continente Nero, chi vorrà vincere dovrà prestare attenzione anche alle big d'Africa. “Siamo in un periodo di transizione, come sempre”, scriveva sarcastico Ennio Flaiano tempo fa contro i permanenti profeti del cambiamento in arrivo. Eppure stavolta sentiamo di essere vicino al confine. Interessante è capire in che senso e con quali modalità interverrà il cambiamento, e fine a quale profondità attecchirà, per durare. Il Ghana venuto ai Mondiali almeno nel lotto dei favoriti, aveva appiccicata l'etichetta del “vediamo cosa combinano per farsi eliminare” e invece si sono dimostrati forti mentalmente, soprattutto nei momenti più delicati, nella finalissima, e in special modo nelle situazioni di estrema difficoltà hanno letto nel modo migliore la partita, dimostrando di credere fino in fondo in se stessi. Finalmente. Il sacrificio e la voglia di vincere di Andre Ayew, che con la metà del talento paterno (geni del genio Abedì Pelé) farà certamente una carriera migliore del predecessore, la grande intelligenza calcistica di ragazzi come Emmanuel Agyemang-Badu (flash del giovane Essien), Jonathan Mensah e Mohamed Rabiu (già bloccato dalla Sampdoria) testimoniano delle certezze del futuro ghaneano ad alti livelli. Quando? E' sapere leggere il segno dei tempi la sfida decisiva della modernità, anche quando si ciarla di football. L'esempio del Ghana ci sottopone l'ennesimo processo. Finirà come le altre volte? Noi crediamo di no.
CARLO PIZZIGONI
“O Brasil dominou !” mi grida rabbioso un giornalista del Paese del Carnevale, e del Futebol. Epperò, se dominare significa tenere la palla senza trovare sbocchi credibili, girarla lentamente, concludere poco, e soprattutto male, verso i tre legni dell'ottimo portiere ghanese Daniel Agyei, allora è tempo di riscrivere il vocabolario del calcio. Il Brasile con un uomo in più viene sconfitto meritatamente in finale, però mostra che la fucina di talenti, il serbatoio inesauribile di materiale calcistico ruota ancora attorno a Rio de Janeiro, oramai sotto i riflettori per l'incredibile assegnazione delle Olimpiadi del 2016, le prime nella storia del Sudamerica. Ad esaltarci, sotto il cielo perennemente torbido del Cairo la solita qualità verde-oro, a cominciare dal prossimo crack, Giuliano, centrocampista offensivo dell'Internacional, che deve il suo nome alla passione del babbo per gli spaghetti western dell'attore italiano Giuliano Gemma. Serio, timorato di Dio, fisicamente “piazzato” e coi piedi da brasiliano, Giuliano ha tutto per sfondare ad altissimo livello tra qualche anno. Ottimi anche il difensore centrale Rafael Toloi, il portiere Rafael, il terzino sinistro Diogo, il mediano Souza, la mezzapunta Alex Teixeira. Il Brasile non ha dominato, ma finché un pallone rotolerà su un prato verde, c'è e ci sarà sempre, a tutti i livelli. La storia può deviare, cambiare, ma non si può riscrivere, e la storia di questo gioco porta la maglia giallina.
CARLO PIZZIGONI
FONTE: CORRIERE DEL TICINO del 20 ottobre 2009
CARLO PIZZIGONI
“O Brasil dominou !” mi grida rabbioso un giornalista del Paese del Carnevale, e del Futebol. Epperò, se dominare significa tenere la palla senza trovare sbocchi credibili, girarla lentamente, concludere poco, e soprattutto male, verso i tre legni dell'ottimo portiere ghanese Daniel Agyei, allora è tempo di riscrivere il vocabolario del calcio. Il Brasile con un uomo in più viene sconfitto meritatamente in finale, però mostra che la fucina di talenti, il serbatoio inesauribile di materiale calcistico ruota ancora attorno a Rio de Janeiro, oramai sotto i riflettori per l'incredibile assegnazione delle Olimpiadi del 2016, le prime nella storia del Sudamerica. Ad esaltarci, sotto il cielo perennemente torbido del Cairo la solita qualità verde-oro, a cominciare dal prossimo crack, Giuliano, centrocampista offensivo dell'Internacional, che deve il suo nome alla passione del babbo per gli spaghetti western dell'attore italiano Giuliano Gemma. Serio, timorato di Dio, fisicamente “piazzato” e coi piedi da brasiliano, Giuliano ha tutto per sfondare ad altissimo livello tra qualche anno. Ottimi anche il difensore centrale Rafael Toloi, il portiere Rafael, il terzino sinistro Diogo, il mediano Souza, la mezzapunta Alex Teixeira. Il Brasile non ha dominato, ma finché un pallone rotolerà su un prato verde, c'è e ci sarà sempre, a tutti i livelli. La storia può deviare, cambiare, ma non si può riscrivere, e la storia di questo gioco porta la maglia giallina.
CARLO PIZZIGONI
FONTE: CORRIERE DEL TICINO del 20 ottobre 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)