C’è un quartetto formato da Atletico Mineiro, Vasco, Corinthians e San Paolo, che comanda la classifica del Brasileirão, a punteggio pieno, dopo la seconda giornata di campionato. L’inizio è sempre in sordina, e non sempre i titolari scendono in campo: ai club che sono impegnati in settimana in altre competizioni come la Copa do Brasil (Vasco e Coritiba) e la Libertadores (Santos), si aggiungono quelli i cui giocatori sono attivi in amichevoli internazionali. Il “match degli assenti” dell’Engenhão tra Botafogo (senza gli uruguagi Abreu e Arévalo, sconfitti dalla Germania 2-1 a Sinsheim) e Santos (out Neymar e tutti i big) lo vincono i carioca padroni di casa grazie alla rete di Fabio Ferreira. Mezzo Vasco è sufficiente per battere l’America al São Januario.
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30 maggio 2011
24 maggio 2011
21 maggio 2011
Il Porto di Villas Boas vince l'Europa League
Al Porto sono proprio bravi. Pochi giorni fa hanno vinto l’ennesima coppa internazionale, l’Europa League, spolverando una sala trofei che fa invidia a tante big del Vecchio Continente e comprende, tra gli altri, due Champions League e due Coppe Intecontinentali. Trofei vinti senza l’appeal del blasone né con i quattrini dell’annoiato sceicco di turno ma solo con la capacità di fare calcio, di sapere individuare potenziali talenti in tutto il mondo, di scegliere, soprattutto, gli uomini giusti. Nel gennaio dell’anno passato si stava consumando il matrimonio tra lo Sporting Lisbona e André Villas Boas reduce dalla prima esperienza da allenatore-capo sull’Academica di Coimbra: tre mesi in cui l’ex assistente storico di José Mourinho aveva fatto intravedere grandi cose. La leggenda narra che il presidente del Porto, Pinto da Costa, protagonista di tutte le vittorie dei Dragoni negli ultimi trent’anni (è titolare dello scranno dal 1982), lo abbia chiamato e convinto ad aspettare la chance nella sua città. Dom Luís André de Pina Cabral e Villas Boas è infatti figlio della buona società portense. Di più: ha sangue blu nella vene, di derivazione lusitana ma anche inglese. La nonna, Margaret Neville Kendall, nuora del visconte di Golhomil, è quella che gli ha insegnato la lingua d’Albione. Che è venuta davvero comoda per assecondare la vera passione del rampollo aristocratico: il calcio.
Giovincello, André attendeva l’ascensore al fianco di Bobby Robson, all’epoca tecnico del Porto, la squadre del cuore di Villas Boas. Sciolta l’emozione, con un inglese fluente e una dose massiccia di faccia tosta l’attuale allenatore del Porto ha suggerito a Robson come utilizzare al meglio il suo idolo, l’allora attaccante Domingos. Non l’omonimo, proprio l’allenatore attuale dello Sporting Braga che ha conteso l’Europa League a Villas Boas: pare la sceneggiatura di un film da cassetta, e invece è tutto vero, lieto fine incluso. Robson rimane sorpreso dall’acume e dalla sfacciataggine e lo invita al campo d’allenamento dei Dragoni. Dopo intere giornate a divertirsi con Championship Manager, il gioco al computer che simula la gestione di una squadra di calcio, suo passatempo preferito, comincia così, nemmeno maggiorenne, la carriera di André Villas Boas. L’ereditiero aristocratico ci mette tutto se stesso nel nuovo “lavoro”, collabora a vario titolo con diverse selezioni giovanili dei Dragoni e da mascotte che era si trasforma in pupillo. E’ già in nuce un allenatore del Nuovo Millennio, istruito come deve essere un erede di una famiglia nobile, affabulatore aggraziato e profondo, attento alle scienze sociali e a quelle motorie, oltre che innamorato del possesso palla. “Chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio”, avrebbe sentenziato, alcuni lustri più tardi, José Mourinho, che lo prende con sé quando Pinto da Costa setaccia il mercato allenatori e sceglie l’uomo di Setubal per il Porto. Coi Dragoni lo Special One vince tutto, replica parecchi successi al Chelsea, in Inghilterra, e all’Inter, sempre con al fianco Villas Boas che al video analizza gli avversari di turno situazione per situazione, evidenziando i punti deboli. Piccoli capolavori che non sono tangenziali ai successi di Mourinho. “ José diventerà il più grande allenatore della storia del calcio - dirà l’appena ribattezzato “Principezinho” -, io voglio però seguire la mia ambizione”, così si dividono le strade. L’ambizione lo aveva portato a inviare, ventenne, un curriculum che mentiva sull’età alle Isole Vergini: “hai perso 9-0 con le Bermuda e vuoi fare l’allenatore?”, lo canzonava Mourinho, impegnato diversi anni più tardi a contrattare per lui l’uscita dall’Inter e a regalargli suggerimenti via sms nei primi mesi dell’avventura portoghese all’Academica.
Oggi non ne ha più bisogno e anzi, per quel che è possibile, cerca di affrancarssi dal pesante e inevitabile accostamento. Simili nella metodologia di lavoro (riassunti per brevità nella formula “ Periodização Táctica”, la base dei nuovi tecnici lusitani), con caratteri in qualche modo paragonabili, figli però di un Portogallo diverso (il Post Salazar e l’apertura all’Europa) e di una classe sociale distante (la piccola borghesia mourinhana contro l’aristocrazia) Mourinho e Villas Boas sono entrambi il prodotto di un club che sbaglia assai raramente, e che due giorni fa ha incamerato l’ennesimo trofeo. Non l’ultimo, forse sempre con André al comando.
CARLO PIZZIGONI
Fonte: Corriere del Ticino
18 maggio 2011
[Preview] Finale EL. Domingos vs Villas-Boas
Cosa faranno stasera i due tecnici per vincere la finale di Europa League?
Giochiamola in anticipo evidenziando brevemente alcune situazioni del match:
Porto di Villas-Boas:
1- Circolazione di palla veloce, per arrivare sui lati e promuovere gli uno contro uno degli esterni d'attacco (Hulk e Varela/James Rodriguez)
2 - Gioca Varela o James? Con Varela più ampiezza di gioco, con James maggior partecipazione al gioco tra le linee e in costruzione. Punterei su Varela proprio per aprire i laterali e "abbassare" il Braga, utilizzando la qualità di lettura dei centrocmpisti per gli inserimenti in mezzo
3- Pressione della linea difensiva e su Hugo Viana in mezzo (maggior qualità di uscita della palla): tentavio di recuperare alto il pallone.
Braga di Domingos:
1- Copertura di Alain e Paulo Cesar sui terzini del Porto e capacità di essere più rapidi dei due biancoblu appena riconquistata palla e partita la transizione offensiva.
2- Condizionare, rallentare, sporcare la circolazione di palla del Porto nellaprima fase di costruzione. Deve essere brava la linea difensiva a interpretare i momenti di pressione medio-alta della squadra per non trovarsi fuori posizione.
3- Salina e/o Lima devono coprire Fernando in modo da coinvolgere nella costruzione i difensori centrali del Porto, condizionandoli ad allargarsi: così che possano nascere spazi per una ripartenza veloce in caso di recupero palla.
Le dichiarazioni pre-partita:
Andre Villas-Boas. FC Porto
Domingos Paciencia. Sporting Braga
Giochiamola in anticipo evidenziando brevemente alcune situazioni del match:
Porto di Villas-Boas:
1- Circolazione di palla veloce, per arrivare sui lati e promuovere gli uno contro uno degli esterni d'attacco (Hulk e Varela/James Rodriguez)
2 - Gioca Varela o James? Con Varela più ampiezza di gioco, con James maggior partecipazione al gioco tra le linee e in costruzione. Punterei su Varela proprio per aprire i laterali e "abbassare" il Braga, utilizzando la qualità di lettura dei centrocmpisti per gli inserimenti in mezzo
3- Pressione della linea difensiva e su Hugo Viana in mezzo (maggior qualità di uscita della palla): tentavio di recuperare alto il pallone.
Braga di Domingos:
1- Copertura di Alain e Paulo Cesar sui terzini del Porto e capacità di essere più rapidi dei due biancoblu appena riconquistata palla e partita la transizione offensiva.
2- Condizionare, rallentare, sporcare la circolazione di palla del Porto nellaprima fase di costruzione. Deve essere brava la linea difensiva a interpretare i momenti di pressione medio-alta della squadra per non trovarsi fuori posizione.
3- Salina e/o Lima devono coprire Fernando in modo da coinvolgere nella costruzione i difensori centrali del Porto, condizionandoli ad allargarsi: così che possano nascere spazi per una ripartenza veloce in caso di recupero palla.
Le dichiarazioni pre-partita:
Andre Villas-Boas. FC Porto
Domingos Paciencia. Sporting Braga
17 maggio 2011
16 maggio 2011
06 maggio 2011
Crolla il Palmeiras in Copa do Brasil: disastro firmato Felipe Scolari
Fonte: Tropico del Calcio
Nei quarti di finale di andata di Coppa del Brasile giocati nella notte si evidenzia un risultato storico e che apre a una probabile rivoluzione: il Coritiba batte 6-0 il Palmeiras. Apatico, senza idee il Verdao guidato dall'ormai criticatissimo Felipe Scolari si è arresa senza combattere. Questa Waterloo giunge dopo una serie di delusioni che comprendono lo scorso Brasileirao e il Campionato Paulista 2011 e che ormai pongono l'ex CT di Brasile e Portogallo come principale imputato della situazione. A fronte di un super stipendio di circa 4 milioni di euro Scolari non è mai riuscito a dare una identità precisa al Palmeiras, e se è vero che durante il percorso di costruzione è stato corretto regalargli alcuni alibi, adesso pare logico paghi tutto il conto. Nelle altre partite della Coppa, sconfitta casalinga, ma rimediabile, del Flamengo con il Cearà, pareggio per il Vasco con l'Atletico Paranaense (2-2) e vittoria di misura del San Paolo sull'Avaì (1-0). Ritorno dei quarti di finale settimana prossima, ma al Palmeiras stanno pensando ad altro, ormai: Arnaldo Tirone, presidente del club, ha già organizzato un incontro col suo tecnico, le strade si divideranno?
Nei quarti di finale di andata di Coppa del Brasile giocati nella notte si evidenzia un risultato storico e che apre a una probabile rivoluzione: il Coritiba batte 6-0 il Palmeiras. Apatico, senza idee il Verdao guidato dall'ormai criticatissimo Felipe Scolari si è arresa senza combattere. Questa Waterloo giunge dopo una serie di delusioni che comprendono lo scorso Brasileirao e il Campionato Paulista 2011 e che ormai pongono l'ex CT di Brasile e Portogallo come principale imputato della situazione. A fronte di un super stipendio di circa 4 milioni di euro Scolari non è mai riuscito a dare una identità precisa al Palmeiras, e se è vero che durante il percorso di costruzione è stato corretto regalargli alcuni alibi, adesso pare logico paghi tutto il conto. Nelle altre partite della Coppa, sconfitta casalinga, ma rimediabile, del Flamengo con il Cearà, pareggio per il Vasco con l'Atletico Paranaense (2-2) e vittoria di misura del San Paolo sull'Avaì (1-0). Ritorno dei quarti di finale settimana prossima, ma al Palmeiras stanno pensando ad altro, ormai: Arnaldo Tirone, presidente del club, ha già organizzato un incontro col suo tecnico, le strade si divideranno?
02 maggio 2011
Titolo Carioca al Flamengo di Ronaldinho. Finale del Campionato Paulista tra Santos e Corinthians
Fonte: Tropico del Calcio
Il Flamengo del capitano Ronaldinho è Campione Carioca 2011. Il time rubronegro vince così il titolo dello stato di Rio de Janeiro battendo stavolta in finale della taça Rio il Vasco (dopo aver conquistato la Taça Guanabara, la prima parte del campionato). Sotto gli occhi del CT della Seleção Mano Menezes, Vasco - Fla rimane un match molto bloccato con poche occasioni da rete: dopo lo 0-0 dei regolamentari si decide tutti ai rigori, e tre tiratori scelti della squadra rinnovata da Ricardo Gomes, Bernardo, Fellipe Bastos e Elton calciavano fuori il loro penalty. Il titolo conseguito dalla squadra di Vanderlei Luxemburgo è il 32esimo della sua storia.
Nel campionato Paulista la finale sarà invece tra Santos e Corinthians. Il Timão riesce ad avere ragione del Palmeiras solo ai rigori finali, dopo una partita con pochi spunti e troppi calci e polemiche. Il carrinho di Danilo su Liedson dopo 24 minuti lascia il Verdão in inferiorità numerica e trasforma la partita già nervosa dall'inizio in una battaglia, persa di mano dall'arbitro e terminata 1-1 al 90'. Il Palmeiras si ritrova in vantaggio con una rete di Leandro Amaro, ma subisce anche l'alontamento del proprio tecnico, il vulcanico Felipe Scolari che ne ha per tutti, arbitro e avversario di panchina. Il pareggio del Corinthians giunge al 20' della ripresa con Willian, poi nei rigori decide l'errore di João Vito, che manda in finale il Timão. Molto più godibile l'altra semifinale, tra San Paolo e Santos, le squadre migliori di questo campionato Paulista. In poche settimane Muricy Ramalho è riuscito a dare un maggiore equilibrio al Peixe, la squadra possiede una sua identità e difensivamente regge. Il San Paolo gestisce il possesso palla, proponendosi con un inedito 442, ma le ripartenze del Santos sono subito pericolose e dopo due minuti Neymar coglie un palo clamoroso in contropiede. Il Tricolor sfiora in alcune occasioni il gol del vantaggio ma sono le accelerazioni di Neymar a spaccare in due la partita nella seconda frazione. I gol che segnano il 2-0 finale e gelano il Morumbi portano la firma di Elano (all'11esimo centro in campionato) e Paulo Henrique Ganso, proprio su assist di Neymar. Osservati speciali Casemiro, schierato davanti alla difesa da PC Carpegiani, e Ganso: il primo gioca una partita molto solida, recupera palloni in quantità, effettua qualche buon lancio e diversi inserimenti in zona offensiva e viene poi sostituito quando il San Paolo deve inserire una boa davanti come Fernandao, Ganso si prende diverse pause ma il suo score segnala un assist e un gol. La finale del campionato Paulista si disputerà su due gare: l'andata a Pacaembu domenica prossima e il ritorno a Vila Belmiro il 15 maggio.
Il Flamengo del capitano Ronaldinho è Campione Carioca 2011. Il time rubronegro vince così il titolo dello stato di Rio de Janeiro battendo stavolta in finale della taça Rio il Vasco (dopo aver conquistato la Taça Guanabara, la prima parte del campionato). Sotto gli occhi del CT della Seleção Mano Menezes, Vasco - Fla rimane un match molto bloccato con poche occasioni da rete: dopo lo 0-0 dei regolamentari si decide tutti ai rigori, e tre tiratori scelti della squadra rinnovata da Ricardo Gomes, Bernardo, Fellipe Bastos e Elton calciavano fuori il loro penalty. Il titolo conseguito dalla squadra di Vanderlei Luxemburgo è il 32esimo della sua storia.
Nel campionato Paulista la finale sarà invece tra Santos e Corinthians. Il Timão riesce ad avere ragione del Palmeiras solo ai rigori finali, dopo una partita con pochi spunti e troppi calci e polemiche. Il carrinho di Danilo su Liedson dopo 24 minuti lascia il Verdão in inferiorità numerica e trasforma la partita già nervosa dall'inizio in una battaglia, persa di mano dall'arbitro e terminata 1-1 al 90'. Il Palmeiras si ritrova in vantaggio con una rete di Leandro Amaro, ma subisce anche l'alontamento del proprio tecnico, il vulcanico Felipe Scolari che ne ha per tutti, arbitro e avversario di panchina. Il pareggio del Corinthians giunge al 20' della ripresa con Willian, poi nei rigori decide l'errore di João Vito, che manda in finale il Timão. Molto più godibile l'altra semifinale, tra San Paolo e Santos, le squadre migliori di questo campionato Paulista. In poche settimane Muricy Ramalho è riuscito a dare un maggiore equilibrio al Peixe, la squadra possiede una sua identità e difensivamente regge. Il San Paolo gestisce il possesso palla, proponendosi con un inedito 442, ma le ripartenze del Santos sono subito pericolose e dopo due minuti Neymar coglie un palo clamoroso in contropiede. Il Tricolor sfiora in alcune occasioni il gol del vantaggio ma sono le accelerazioni di Neymar a spaccare in due la partita nella seconda frazione. I gol che segnano il 2-0 finale e gelano il Morumbi portano la firma di Elano (all'11esimo centro in campionato) e Paulo Henrique Ganso, proprio su assist di Neymar. Osservati speciali Casemiro, schierato davanti alla difesa da PC Carpegiani, e Ganso: il primo gioca una partita molto solida, recupera palloni in quantità, effettua qualche buon lancio e diversi inserimenti in zona offensiva e viene poi sostituito quando il San Paolo deve inserire una boa davanti come Fernandao, Ganso si prende diverse pause ma il suo score segnala un assist e un gol. La finale del campionato Paulista si disputerà su due gare: l'andata a Pacaembu domenica prossima e il ritorno a Vila Belmiro il 15 maggio.
30 aprile 2011
Thiago Silva: caduta, rinascita e consacrazione del migliore difensore del mondo

Le nottate di Ronaldinho. Il cliché del brasiliano sempre pronto a festeggiare danza
nel pregiudizio di tanti. Non lo scalfiscono nemmeno prove inoppugnabili che la realtà ci fornisce ogni maledetto week end. Se il Milan ha già pronti i preparativi per lo festa scudetto lo deve in buona parte a un’anima silenziosa come Thiago Silva, architrave del Milan di Massimiliano Allegri. Le sue chiusure in velocità esaltano San Siro come e più delle rabonas di Ronaldinho, in fase di costruzione, poi, si illumina il suo piede da centrocampista. Anzi, considerando le proprietà prestipedatorie di Gattuso, Van Bommel, Flamini, Boateng, uomini chiave della metacampo del Milan casciavitt che sta dominando in Italia quest’anno, il destro del carioca è qualcosa che vale oro. Lo dicono anche e soprattutto i dati statistici: nella prima parte di campionato i flussi di gioco (i passaggi eseguiti con maggiore continuità) stimavano la direttrice diretta Thiago- Ibrahimovic come la più frequente, ma i numeri non raccontano ancora tutto; per evidenziare la bontà dei tempi con cui i passaggi giungevano allo svedese basta ricordare che nel rosario blasfemo dello svedese non figura mai, a differenza di tantissimi che quest’anno hanno indossato il rossonero, il nome del il brasiliano, anzi.
La continuità di questo Milan, difensivamente imperforabile vive con la tranquillità di Thiago Silva, dentro e fuori dal campo. Una serenità che nasce dal carattere introverso, dall’educazione e da un ospedale moscovita.
Nel 2004 il Porto arriva, come spesso capita, prima di tanti club sul giocatore: decide di portarlo subito in terra lusitana per testarlo, insieme ad altri brasiliani di belle speranze come Diego e Luis Fabiano. E’ l’anno che deve segnare la ricostruzione dei Dragoni dopo la vittoria della seconda Champions League della sua storia: José Mourinho va a a costruire la storia del Chelsea, tanti giocatori obbediscono a super offerte di top club europei. Pinto da Costa, presidentissimo dei bianco-blu scommette su Gigi Delneri, tecnico che col Chievo ha stupito tanti appassionati e addetti ai lavori. La scommessa naufraga subito: i Dragoni vivono la peggiore stagione della loro storia recente, con tre cambi di panchina. Thiago Silva non si ambienta, gioca solo nella squadra riserve, il freddo e l’umidità della città del nord portoghese gli provocano spesso raffreddore e febbre, e la sottovalutazione di queste condizioni lo segnano. Riconosciuto l’andazzo poco favorevole il Porto acconsente alle richieste della Dinamo Mosca e gli affida il difensore in prestito. Per Thiago è la porta dell’inferno: nella capitale russa il suo fisico già segnato dalle intemperie portoghesi, crolla: si ammala di tubercolosi. “La città era brutta - racconta oggi il difensore -, faceva freddo e io mi sono ammalato. Sono stato in ospedale per sei mesi. Ero dieci chili sopra il mio peso. In ospedale nessuno voleva mangiare ed erano tutti magri, magri come il mio attuale compagno Antonini. Io invece avevo sempre fame". Una fame nervosa e compulsiva, provocata da una situazione che Thiago comprende poco e inconsciamente non riesce ad accettare: “mi hanno messo in isolamento, vedevo solo l’infermiera che veniva a farmi le punture: non diceva una parola, io non parlavo la sua lingua e dopo aver ingurgitato pillole di ogni colore, tornavo a giocare alla play o rimanevo ore e ore su internet, avevo un blocco psicologico che mi impediva di fare un passo, e ingrassavo.” Nel 2005 Thiago ha 21 anni, fino a qualche mese prima non era mai uscito dal suo paese, e ora si trova dentro un letto di ospedale a migliaia di chilometri lontano da casa. E’ finita, si dice più volte. E invece quelle corsie illuminate dal neon sono la sua palestra di vita. Guardarsi con sincerità dentro, specie nei momenti di difficoltà, stimola una confessione da cui si esce uomini nuovi, si riesce dare valore a tante piccole cose che prima sembravano nascoste, lontane. Nasce un nuovo Thiago Silva: la forza interiore che dimostra oggi si è formata in quei giorni: “il dottore che mi ha curato mi ha detto alla fine che ho davvero rischiato tanto.” Andare a spezzarsi la schiena sul lavoro insieme al fratello? Meglio riprovare col calcio, visto lo spropositato talento a disposizione, anche se i primi provini non vanno bene. La rinascita avviene nella sua città, a Cidade Maravilhosa, Rio de Janeiro, il Fluminense gli offre una chance: in poco tempo diventa l’idolo della torcida (a cui è ancora legatissimo) e quando decide di tornare a confrontarsi col grande calcio europeo a Laranjeiras, quartiere generale del club, scorrono davvero tante lacrime. Pantaleo Corvino, DS della Fiorentina, è il primo a prendere contatti, lo blocca l’Inter con il talent scout Pierluigi Casiraghi, sono però i buoni uffici di Leonardo con uno dei procuratori più potenti del Paese, Eduardo Uram, a portarlo nel gennaio del 2009 al Milan per 12 milioni di euro, un affare che ogni week end diventa più incredibile. Thiago Silva dimostra subito un approccio da professionista e un grande legame con la società: già nel giro della Seleção si accontenta di svolgere esclusivamente allenamenti dato che è irricevibile il tesseramento stante i posti da extracomunitario occupati da Shevchenko e Tabaré Viudez. Attende sei mesi, ma dopo un paio di settimane a Milanello hanno subito capito di avere per le mani un fuoriclasse. Un nuovo Kakà, dentro e soprattutto fuori dal campo, meno fanatico (religioso) epperò ugualmente innamorato della famiglia: unica debolezza realmente carioca, il nome del primo figlio battezzato Isago, mescolando Isabella, la mamma, e Thiago. Per il secondogenito, nato da pochi giorni, si è virato su Iago. Niente trenini nei locali: Thiago Silva “carioca da gema”, come dicono laggiù, carioca purissimo, le notti folli le spende cambiando pannolini, magari riesce anche a modificare certi cliché inviolabili.
CARLO PIZZIGONI
Fonte: GdP - Lugano
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