14 settembre 2009

[Svizzera] Bellinzona - Basilea 2-3

Sfida salvezza imprevedibile alla vigilia (il Basilea era solo tre punti sopra il Bellinzona nono in classifica), e match pimpante che ha mostrato gli attuali pregi (pochi) e difetti (molti) delle due compagini. Partiamo dai renani, prossimi avversari della Roma in Europa League. La loro arma migliore è il ritmo, da tenere più basso possibile, in modo tale da sfruttare al meglio la fisicità di molti suoi elementi (Huggel, Streller, Atan). Accade così nel primo tempo, che vede il Basilea in vantaggio di due reti con il minimo sforzo; destro al volo dall’interno dell’area, dopo sei minuti di gioco, del liberissimo Huggel, tap-in vincente di Stocker (difesa ticinese ancora allegra) su cross dalla destra di Carlitos. Il Bellinzona spinge poco e male; una pacchia per i renani. La musica cambia nella ripresa, quando mister Schällibaum muta l’assetto tattico dei granata inserendo una punta (Ciarrocchi) a sostegno di Lustrinelli, passando così dal 4231 al 442. Nasce un nuovo Bellinzona, arruffone ma anche generoso, capace di pressare e ripartire. Se attaccato in velocità il Basilea appare molto vulnerabile; lento il reparto arretrato, macchinosa la mediana, costretta ad affidarsi all’estro di Carlitos, unico giocatore della squadra in possesso dello spunto giusto per scombinare un po’ le carte, per far ripartire la manovra. Ma il pur valido esterno destro, difficile da contrastare quando parte in velocità, è spesso costretto a fare tutto da solo lanciandosi in elettrizzanti, ma poco efficaci, coast to coast. Del resto in avanti ci sono un pachidermico Streller e un Frei che finisce la benzina dopo una quarantina di minuti. Il forcing del Bellinzona produce l’1-2 di Ciarrocchi, ed a cinque minuti dalla fine arriva il meritato pareggio di Hima, a cui in precedenza era stato annullato un gol per un dubbio fuorigioco. Nei minuti finali si rivela tutta l’inesperienza e l’ingenuità dei ticinesi, che si gettano in avanti a testa bassa alla ricerca dell’impresa, sprecano due situazioni di tre contro tre prima di subire un contropiede, con difesa altissima, che porta un Mangiarratti proteso in un disperato recupero ad abbattere Streller in area di rigore. Il nazionale svizzero, azzoppato, non rientra in campo, Huggel trasforma un rigore pesantissimo per la classifica (e il morale) della propria squadra. Tra i renani molto bene il classe 91 Shaqiri, un torello schierato esterno sinistro basso che ha corso, randellato e coperto per novanta minuti. Nel Bellinzona continuano a non convincere le scelte di Schällibaum. Schiera giocatori fuori ruolo (La Rocca a centrocampo), insiste con un’unica punta (Lustrinelli, che sgobba e sgomita ma poco può contro i giganti di mister Fink), e il reparto arretrato rimane troppo soggetto ad improvvisi cali di concentrazione. Difficilmente di questo passo il mister mangerà il panettone a Natale. Tra le note positive il centrocampista Yacine Hima, che canta e porta la croce (non è una novità per questo bravo interno di origini algerine nato a Lione), e Andrea Russotto, qualità tecniche nettamente superiori alla media, con l’unico difetto che a volte si compiace un po’ troppo delle proprie qualità. E la ricerca ostinata del numero a volte va a scapito della fluidità di manovra. Però il giocatore c’è e va sfruttato, come trequartista alle spalle delle punte oppure come esterno destro in un rombo. La salvezza dei ticinesi, che già dopo nove giornate appare un discorso privato tra loro e l’Aarau, passa dai suoi piedi.

ALEC CORDOLCINI


MVP. Origini albanesi-kosovare ma cittadinanza svizzera per Xherdan Shaqiri, nazionale elvetico under-18 prodotto dal vivaio del Basilea. Nel giro della prima squadra dal gennaio 2009, ha debuttato alla prima della Axpo Super League 2009/2010, in trasferta a San Gallo. Baricentro basso, esplosivo nel breve, rude nel contrasto ma non cattivo, bravo in fase difensiva nel frenare l’irruenza nell’uno contro uno, dove mostra buona maturità tattica. In campo internazionale ha già raccolto presenze in Europa League. Fink da titolare lo schiera terzino sinistro, mentre quando parte dalla panchina viene proposto in posizione più avanzata, al posto di Carlitos o di Stocker. Miglior giocatore nella Nike Cup under-15 del 2007.

Bellinzona (4-2-3-1): Zotti 6; Thiesson 5, Mangirratti 4.5, Lima Sola 6, Mihoubi 6 (Rivera sv); Hima 7, La Rocca 5 (Kalu 5.5); F. Feltscher 4 (Ciarrocchi 6.5), Russotto 6.5, Gashi 5; Lustrinelli 5.5.

Basilea (4-4-2): Costanzo 6; Inkoom 4.5, Abraham 5.5, Atan 6.5, Shaqiri 7; Carlitos 7, Huggel 7, Gelabert 6, Stocker 6; Frei 5.5 (Chipperfield 6), Streller 6 (Safari sv).

Marcatori: 6’ Huggel (0-1); 32’ Stocker (0-2); 54’ Ciarrocchi (1-2); 85’ Hima (2-2); 90’ rigore Huggel (2-3).

Stadio Comunale di Bellinzona, 13 settembre 2009.

[San Siro] Inter - Parma 2-0

Da San Siro:

Cosa mi è piaciuto dell'Inter? Il gol di Eto'o è una favola: vale tanto esattamente come il suo movimento e i tre recuperi in fase di non possesso. I rischi in zona difensiva sono stati limitatissimi, buona la fase di transizione difensiva. Vieira ha fatto il suo davanti alla difesa, le gambe non gireranno come una volta, il cervello calcistico rimane però di qualità superiore. La fase offensiva col 433, l'ingresso di Balotelli e il ripiegamento sulla linea dei centrocampisti di Sneijder (a sinistra), ha generato più opportunità e situazioni interessanti.

Cosa mi è piaciuto del Parma?Attenti a raddoppiare sugli esterni, la densità difensiva ha più o meno funzionato, concedendo solo situazioni "sporche" all'Inter. Biabiany ha proposto buone accelerazioni e un appoggio continuo alla manovra, sulla sinistra: forte fisicamente, tecnicamente di livello, buona inventiva. Ottima la prova di Mariga in mezzo al campo, corsa, tackle, concentrazione: giocatore interessante.




Cosa non mi è piaciuto dell'Inter? Nel primo tempo, a parte qualche accelerazione, il ritmo è stato troppo basso e soprattutto in mezzo è mancata intensità (la linea difensiva era troppo bassa, pure), meglio nella seconda parte col 433. La transizione offensiva è troppo controllata, e non si sviluppa quasi mai. Tanti gli appoggi errati di Milito, probabilmente non in palla per il cambio di fuso. Male, senza giustificazioni, Thiago Motta, rischia anche il rosso per un fallo stupido e inutile.

Cosa non mi è piaciuto del Parma? Poco l'accompagnamento della squadra alla fase offensiva. Vero che c'erano Zaccardo davanti alla difesa e Lucarelli terzino sinistro ma i centrocampisti potevano e dovevano osare di più: il solo Morrone si è proposto in area. Paloschi è rimasto isolato, ci ha messo impegno ma non ha trovato nemmeno uno spunto per concludere pericolosamente verso Julio Cesar.

10 settembre 2009

[Qualificazioni Mondiali] Concacaf: Crisi Costarica, vincono USA e Messico

Nella partita più importante della terzultima giornata dell'Esagonale finale delle Qualificazioni ai Mondiali dell'area Concacaf (Centro e NordAmerica), il Messico di Javier Aguirre, grazie a una buona prestazione e a un rigore, riesce metter sotto l'Honduras e a scalvalcare in classifica proprio i Catrachos, ora terzi.



Grazie a un gol del neo acquisto del Livorno Ricardo Clark, dopo più di un'ora di gioco, gli USA riescono a sfangarla a Trinidad e restano in testa alla classifica. Le ultime partite, contro Honduras e Costarica, potranno essere affrontate con il vantaggio della classifica. Costarica che perde in Salvador, terza sconfitta consecutiva che rovina i piani di una squadra che pareva essere già qualificata per Sudafrica 2010 e che ora rischia addirittura il quarto posto, incalzato proprio dai salvadoregni.

Classifica (a due partite dal termine): USA 16 punti, Messico 15, Honduras 13, Costarica 12, Salvador 8, Trinidad 5.

Trinidad - USA 0-1

El Salvador - Costarica 1-0

08 settembre 2009

Catania: Pablo Barrientos e Nicolas Spolli

Pablo Barrientos

Sul talento di Pablo Barrientos, mezzapunta appena acquistata dal Catania, dubbi non ce ne sono. Basta sfogliare anche i Guerin d'annata che lo segnalano protagonista: nel Sudamericano under 20 del 2005 era degno scudiero di quel Leo Messi che si stava presentando al Mondo e da giovanissimo (ora ha 24 anni) dispensava classe al lato del Pocho Lavezzi in un San Lorenzo davvero gradevole. Nel 2006 i russi si erano già messi in testa di dominare il calciomercato e, precipitatisi a caccia di campioncini in Sudamerica, avevano incontrato il gradimento anche del “Pitu”, desideroso di provare l'avventura europea. Barrientos è l'ennesima vittima di un calcio non ancora pronto per inglobare talenti in erba: l'avventura all'FC Mosca non decolla praticamente mai, il ragazzo nato in Patagonia è autore anche di buoni match ma non digerisce del tutto il futbol russo. Desiderosi di non perdere tutto il capitale investito l'FC Mosca nel 2008 decide di prestare Barrientos al club d'origine, per dargli una scossa e rianimarlo. L'aria del Boedo, il quartiere dove è nato il tango e dove sorge il San Lorenzo, fa ritrovare gli spunti di un tempo al “Pitu”: Miguel Angel Russo lo mette all'esterno sinistro del suo 442 e il Ciclon torna a giocarsela per il titolo, sfiorandolo: arriva a pari punti con Boca e Tigre nella classifica finale ed esce sconfitto dallo spareggio a tre. Barrientos torna a dribblare come un tempo e ricomincia ad avere intuizioni geniali su un campo verde. Tutto però finisce nella nuova stagione, un maledetto 22 febbraio 2009: Pablo si frantuma il crociato e, a conferma del suo ruolo chiave nel club, il San Lorenzo precipita in Libertadores e in campionato. Senza quel brutto infortunio, a causa del quale Barrientos non ha ancora assaggiato il debutto col Catania, la sua quotazione non sarebbe certo rimasta bloccata attorno ai quattro milioni di euro, la cifra investita dal presidente Pulvirenti per portarlo sotto l'Etna. C'è il dubbio legato al tempo di recupero completo, nemmeno un'incertezza sulla qualità: si raccomanda pazienza, il “Pitu” non deluderà.

CARLO PIZZIGONI


Nicolas Spolli

Nicolas Spolli, difensore centrale appena giunto a Catania, meritava da tempo una chance. Tanti buoni campionati nel Newell's Old Boys, dall'esordio nel 2005 fino a ieri, hanno sollevato più di un interesse in Europa e nel resto del Latino America. Diligente, con buon senso della posizione e tanta cattiveria agonistica, Spolli era sui taccuini di tanti osservatori che ricercavano un difensore solido per la propria squadra. Lo Monaco, che lo seguiva da tempo, ha sottoposto l'offerta giusta alla Lepra, il nomignolo che identifica il Newell's in Argentina. Dura tuttavia per Spolli lasciare quei colori che vive da sempre come una seconda pelle: nato a cinquanta chilometri da Rosario, Nicolas ha sempre adorato il rosso-nero Newell's: entrato nelle giovanili della squadra per cui fa il tifo anche Leo Messi, rosarino purosangue, ha ottenuto il posto da titolare appena Sebastián Dominguez è volato in Brasile per condividere il progetto Corinthians (che prevedeva anche Tevez e Mascherano ed è finito malissimo). Alto (192 cm), meglio sulle palle alte e nelle letture che nel disimpegno, non ha più abbandonato la linea difensiva della Lepra negli ultimi quattro anni, giocando indifferentemente a 4 o a 3 dietro. L'ultimo campionato Clausura, disastrosa per la Lepra, lo ha giocato in una difesa a tre (a destra) voluta dal tecnico Nestor Sensini per mantenere un minimo di equilibrio difensivo: senza soverchi risultati. L'ex Udinese e Parma assicura però che la mentalità e la disponibilità di Spolli possono far comodo al Catania. C'è da fidarsi.

CARLO PIZZIGONI


Fonte: Guerin Sportivo

07 settembre 2009

[Qualificazioni Mondiali] Concacaf: Ok Messico, Usa e Honduras

Il Salvador di De Los Cobos fa soffrire gli USA, che però riescono a rimontare e ottengono i tre punti che gli permettono di tornare in testa all'Esagonale finale. Gli uomini di Bradley approfittano del passo falso del Costarica, sconfitto da un Messico veramente e finalmente convincente. Bene anche l'Honduras, vince con Trinidad e divide il trono di capoclassifica con gli USA. Sono praticamente rimaste quattro squadre per tre posti, divise da un punto, quindi già da mercoledì notte inizia un mini spareggio di tre partite.

USA - El Salvador 2-1

Costarica - Messico 0-3

Honduras - Trinidad 4-1

[Qualificazioni Mondiali] Africa: Ghana qualificato, Costa d'Avorio quasi

Il Ghana è la prima squadra africana a qualificarsi per il Mondiale sudafricano: vincendo 2-0 (gol di Muntari e Essien)contro il Sudan è ormai irraggiungibile, nelle due partite che ancora mancano, per il deludente Mali. Agli ivoriani di Didier Drogba manca solo un punto per la matematica qualificazione dopo il 5-0 di ieri contro il Burkina Faso (sconfitto a Ouagadougou 3-2).



Molto più equilibrati i restanti tre gironi, da cui usciranno le ultime tra qualificate:

Nel Gruppo 2 Oussama Darragi ha segnato al 90' il gol del definitivo 2-2 che può portare la Tunisia a Sudafrica 2010 e lasciare clamorosamente fuori la Nigeria. Alle Aquile di Cartagine manca solo la partita casalinga col Kenya e la trasferta in Mozambico: se non perdono punti ci sono.

Nel Gruppo 3 vincono, a fatica, sia l'Algeria capoclassifica che l'Egitto. Il distacco tra le due squadre rimane di tre punti, anche se, dopo il turno di metà ottobre, le due squadre a novembre si troveranno di fronte al Cairo, e lì si deciderà tutto.

Nel Gruppo 1 si riprende il Camerun del nuovo corso Le Guen: vince in un Gabon follemente scosso dalle appena terminate elezioni che hanno confermato il potere al clan Bongo. Decidono i gol di Achille Emana e di Eto'o. Il 9 settembre si gioca il "ritorno" della partita: se i Leoni Indomabili dovesse bissare il successo guadagnerebbero la prima posizione del gruppo e tutti i favori del pronostico per arrivare ai Mondiali.

PLUS: Alcune immagini dagli incontri africani

03 settembre 2009

Guardiola catechizza i suoi

Sono terminati i tempi regolamentari nella finale di Supercoppa Europea tra Barcellona e Shakhtar. Prima di inziare i supplementari c'è lo spazio per qualche consiglio. Ecco quelli di Pep Guardiola:

02 settembre 2009

Palermo: Nico Bertolo e Javier Pastore

NICOLAS BERTOLO

Quando nel 2006 Alfio Basile accettò l'incarico di selezionatore dell'Argentina lasciando il Boca Juniors, alla Bombonera pensarono che il nuovo allenatore, Ricardo Lavolpe, reduce da un gran Mondiale col Messico, doveva puntare forte sui giovani. Tecnico molto preparato ma fumantino e troppo rivoluzionario per l'ambiente bostero, Lavolpe finì presto i suoi giorni al Boca. Tuttavia, nell'intervallo di tempo in cui guidò la squadra più nota d'Argentina regalò diverse opportunità ai tantissimi talenti che il club “azul y oro” produce senza soluzione di continuità. Uno di questi ragazzi era Nicolás Bertolo, nuovo acquisto del Palermo. Classe 1986, centrocampista moderno, di corsa e di cervello, Bertolo piacque molto e subito per il suo dinamismo. La Controrivoluzione al Boca fece però cadere anche la testa di Nico: per lui si prospettò un prestito al Nacional di Montevideo. Il fatto che in Uruguay si ricordino ancora di lui mostra come il suo carisma e la sua disponibilità al sacrificio, doti apprezzatissime in tutta l'area del Rio de La Plata, sono indiscutibilmente sopramedia. Il Nacional non può confermarlo e Nico torna in patria. Marchiato al Boca, si accasa al Banfield. Nel club del sud bonaerense, che lanciò in passato anche Javier Zanetti, Bertolo scopre anche virtù realizzative che lo mettono in cima a tanti bloc notes di scouts europei. Prima Burruchaga, poi Falcioni, due ottimi allenatori a cui piace sviluppare un calcio propositivo, trovano un'arma importante in Bertolo: copre con giudizio la sua zona e ha grandi doti di inserimento. Falcioni soprattutto, giocando col 4312, impiega Nico nel ruolo in cui può dare di più, parte da centrocampo, a destra, recupera palloni e arriva spesso al tiro. Zenga ha previsto proprio questo sistema di gioco...

CARLO PIZZIGONI


JAVIER PASTORE

Javier Pastore è il talento più intrigante sbarcato in Italia in questo ultimo mercato. In poco meno di un metro e novanta vive tanta sapienza calcistica: la stagione appena terminata, nell'Huracan di Angel Cappa, è qualcosa più di una rivelazione. Eppure questo diamante, classe 1989, è rimasto nascosto fino all'anno scorso. Nel Globo, prima dell'arrivo dell'ex assistente di Cesar Menotti, se lo filavano in pochi e meno ancora al Talleres, società di Cordoba in cui “Huesito” è cresciuto e della quale è tifosissimo fin da piccolo. Eppure la stagione favolosa dell'Huracan, marchiata Pastore-Bolatti - De Federico, ha soprattutto nel giocatore voluto da Zamparini l'elemento più futuribile: a fronte dell'altezza Pastore è giocatore di costruzione, d'ordine e di finalizzazione. Ha grandi doti di lettura, con e senza palla, e non ha difficoltà a partire palla al piede o a farsi trovare smarcato: completa e equilibra naturalmente un trio con un centravanti mobile come Cavani e un brevilineo come Miccoli, abile nello stretto e veloce nella conclusione in porta. Zenga deve tuttavia organizzare il resto della squadra per valorizzare questo terzetto e per ora ha preso spunto proprio da quell'Huracan che vedeva De Federico (appena acquistato dal Corinthians) e Pastore dietro una punta, di norma Federico Nieto, passato dalle nostre parti (Hellas Verona, stagione 2006/07) senza lasciare grandi tracce. Molti hanno accostato il giovane talento argentino a Kakà, vedendolo forse partire palla al piede: ma Pastore non ha quel tipo di accelerazioni in campo aperto e quel talento fisico, piuttosto è un giocatore alla Lucho Gonzalez, anch'esso transitato dall'Huracan prima di affermarsi al River Plate, in Europa e in Nazionale. E' più intelligente che istintivo,sa fare un po' di tutto in campo e sa farlo bene. Manca un po' di esperienza, ma se prosegue sul viatico intrapreso quest'anno e non ha problemi di adattamento, a breve se lo contenderanno le big d'Europa (che si erano già interessate a lui, prima del blitz di Zamparini), a meno che a Palermo non arrivi davvero lo scudetto...

CARLO PIZZIGONI


Fonte: Guerin Sportivo

01 settembre 2009

Tre gol del week end

1- La scuola calcio del Boca Juniors produce effetti anche ad anni e (a migliaia di chilometri) di distanza: Franco Cangele del Kayserispor.

2- Già detto e ribadito, è sottovalutato il nuovo brasiliano del Lione, Bastos. Dimostra anche col Nancy.

3- Bell'inizio di Enzo Maresca nella sua nuova avventura al Pireo: a Larissa fissa il risultato sul 2-0 per il suo Olympiakos.

Citazione per Roger del Vitoria Bahia: i colpi li ha sempre avuti...

PLUS. La Partita: Benfica - Vitoria Setubal 8-1. Prendere o lasciare, è la nuova creatura (superoffensiva) di Jorge Jesus

Campionato Portoghese 2009/10

Nella tarda primavera del 2005 non erano pochi i detrattori di Giovani Trapattoni, dalle rive del Tago alla terra lusitana tutta. Il tecnico di Cusano Milanino però era riuscito a zittire i chiacchieroni e, prima di sbattere la porta, ha riportato il Benfica sul tetto del Paese: è stato l'ultimo “scudetto” delle Aquile. Da allora, nonostante investimenti importanti per il calcio lusitano, i biancorossi non hanno più nemmeno insidiato il Porto, protagonista di una striscia di quattro successi consecutivi. La frenesia di cambiare, di vincere senza costruire un progetto, ha accecato le Aquile di Lisbona in tutto questo tempo. La promozione a Direttore Sportivo di Rui Costa, avvenuta lo scorso anno, non ha modificato le cattive abitudini: era iniziato un progetto con il tecnico spagnolo Quique Flores che però è stato presto accantonato. Si riparte quest'anno con una scommessa in panchina: Jorge Jesus, capace di regalare ai tifosi dello Sporting Braga, nella passata temporada, un calcio di elevata qualità, è stato portato al Da Luz per ripetere la lezione. Il cinquantacinquenne tecnico è alla prima esperienza in un grande club dopo tanta gavetta nel calcio di provincia portoghese: un risultato che si è ampiamente meritato e che lo ha promosso a nuovo allenatore emergente in un Paese dove certo non mancano tecnici interessati e di grande prospettiva. Già nelle prime uscite la mano di Jorge Jesus si è notata: grande intensità, pressing alto, controllo del gioco, esattamente come a Braga, dove nella scorsa stagione fece bene anche in coppa Uefa. Dovesse riuscire a mantenere lo stesso copione anche al Benfica, che individualmente possiede una qualità tecnica superiore, si leverebbe non poche soddisfazioni. Inoltre, ai già svariati talenti in rosa, pronti a sbocciare come Angel Di Maria o già riconosciuti tipo Aimar, Rui Costa ha aggiunto un'altra infornata di nomi interessanti: Ramires, protagonista nella Confederations Cup col Brasile, Javi Garcia, ventiduenne frettolosamente accantonato al Real Madrid, Keirrison, bomber brasiliano acquistato dal Barcellona e parcheggiato qui, e un “Conejo” Saviola desideroso di riscattarsi. Non dimenticando una rosa di assoluta solidità con Luisao, David Luiz (pronto a esplodere), Oscar Cardozo, Maxi Pereira, Cesar Peixoto (che ha seguito il suo “mister” dal Braga) a cui si aggiunge il rientro di un talento come Fabio Coentrao dopo un anno di prestito al Rio Ave. Riuscirà la dirigenza a mantenere equilibrio durante tutta la stagione e a difendere il proprio allenatore nei momenti di difficoltà? Un interrogativo abituale a Lisbona e assolutamente fuori luogo a Porto. Dove però hanno voluto ricostruire senza aspettare eventuali sconfitte: dopo quattro titoli consecutivi e buone prestazioni nella Champions League si è deciso di voltare pagina, cedendo, sempre di fronte a grandi offerte economiche, gli elementi più rappresentativi di queste ultime affermazioni: Lucho Gonzalez (18 milioni dal Marsiglia) e Lisandro Lopez (24 più bonus dal Lione). In più c'è stato il gran colpo di piazzare l'ottimo Aly Cissokho, acquistato pochi mesi prima dal Vitoria Setubal per qualche centinaio di migliaia di euro, a 15 milioni al Lione, dopo il dietrofront del Milan. In entrata il solito mercato oculato, parco (di milioni) e lungimirante: Fernando Belluschi, dall'Olympiakos, e Diego Valeri, dal Lanus, un paio di anni fa sarebbero costati una cifra spaventosa: arrivano oggi, con formule variegate, a Porto per meno di otto milioni, in totale. A loro si aggiungano Radamel Falcao, l'attaccante colombiano del River Plate, Seba Prediguer del Colon, Alvaro Pereira del Cluj e un centrale di grande avvenire come Maicon, sottratto al Nacional (scuola Cruzeiro, però) per poco più di un milione. Con Bruno Alves e Hulk, i due big rimasti, e non dimenticando un giocatore chiave della scorsa stagione come Fernando, a Jesualdo Ferreira, altro maestro della panchina, viene richiesto un assemblaggio veloce dei nuovi che potrebbe invece non essere così rapido. Tutti questi lavori in corso nelle due big portoghesi potrebbero favorire outsider? Impossibile. Invero lo Sporting, l'unica altra candidata al titolo, ha cambiato pochissimo, aggiungendo il solo Matias Fernandez (unico investimento reale del club: 4 milioni), reduce dal disastro di Villareal, in mezzo al campo per accendere quella scintilla decisiva nel palleggio rimestato e poco produttivo visto durante tutta la scorsa stagione. Una scommessa dalla quota alta, specie se da qui alla fine del mercato non arriverà nessun attaccante oltre al giovane Caicedo (in prestito dal Manchester City) per agevolare il lavoro del brasiliano Liedson (diventato cittadino portoghese e in attesa di una chiamata dal CT Quieroz), da diverse stagioni esclusivo goleador dell'Alvalade. In precampionato si è assistito con meraviglia all'esordio del giovane prodotto della celeberrima Academia Sporting, Daniel Carriço, centrale difensivo dal grande futuro, e a una serie di buone prove di Miguel Veloso, talento che pareva essersi già appassito. Joao Moutinho, Vuckcevic e, quando tornerà dall'infortunio, Izmailov, le altre armi a disposizione del tecnico Paulo Bento, per il quinto anno consecutivo alla guida dei Leoni. Tuttavia restano poche le speranze di titolo per lo Sporting, e praticamente nessuna altrove. Guimarães, Braga, Nacional e il Marítimo di Carlos Carvalhal sono le squadre che probabilmente si giocheranno il campionato “degli altri”, con il quarto posto in palio, ma niente più. La grave crisi finanziaria che sta sminuzzando il futebol portoghese coinvolge maggiormente i club di medio-basso livello: la programmazione è stata sostituita dalla sopravvivenza. Tutto ciò erode anche la base di appassionati che seguivano i piccoli club, e propone orizzonti culturali non proprio rosei per tutto il calcio portoghese. Le risorse futebolistiche di questo Paese sono però storicamente illimitate, e questo triste periodo di vacche magre potrebbe ulteriormente sviluppare le motivazioni di presidente, allenatori e giocatori di provincia: tutto a vantaggio di un movimento che nel passato recente ha creato i Cristiano Ronaldo e i José Mourinho sostanzialmente dal nulla. Da Eusebio in avanti, questi circa dieci milioni di abitanti, con il vento dell'Oceano nei capelli, il sapore del baccalà in bocca e un generale disinteresse da parte di tutto il resto d'Europa, hanno sempre prodotto grande calcio: l'humus per ripartire c'è.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Guerin Sportivo n.34/09