16 giugno 2006

[dialoghimondiali] Argentina Serbia 6-0

Avevo pensato dopo la brutta partita con la Costa d'Avorio che lo spettacolo sarebbe comunque venuto presto, ma questi hanno davvero esagerato. Quella di oggi è la vera Argentina, quella del memorabile 3-1 al Brasile del Monumental, anche se ovviamente verranno avversari più duri. Tutti a magnificare il Brasile dopo la Confederations Cup, ma io ho sempre pensato che seppure con meno talento in assoluto ( ma di pochissimo, perchè Riquelme-Messi-Tevez-Crespo non son poi così peggio di Ronaldinho-Kakà-Adriano-Ronaldo, anzi quasi quasi...)l'Argentina sia più giovane, più fresca e molto molto più squadra. Poi uno con la facilità di gioco di Messi non esiste in nessun pianeta, e non lo dico certo per la partita di oggi, che per lui era un allenamento... Palleggio strepitoso da una parte all'altra del campo e a parte la base difensiva formata dai 3 più Mascherano, tutti partecipano si scambiano posizioni e dialogano con assoluta eleganza. Infine, comunque andrà, io sarò sempre con Pekerman, un maestro: non ero d'accordo su Zanetti( anche se piuttosto che fargli fare la riserva era meglio non portarlo ), ma tutte le altre scelte denotano una chiarezza d'idee e un coraggio mirabili: da sottolineare come abbia chiamato per questo mondiale 8 dico 8 fra trequartisti e punte ! E poi questa squadra l' ha costruita lui negli anni con le nazionali giovanili: Riquelme, Saviola etc., e anche Maxi, un giocatore che ammetto di non aver mai amato particolarmente, ma del quale è palese l'utilità per la squadra.
VALENTINO TOLA

La grande sorpresa è la Serbia, protagonista di una prestazione davvero indecente. Pekerman ha certamente riconosciuto una squadra che gli poteva dare meno grattacapi rispetto alla Costa d'Avorio e ha tolto Cambiasso per un giocatore a tutto campo come Lucho Gonzalez, poi la fortuna ha voluto che il Cuchu schierato a destra (sic) abbia preso le consegne dell'ex Huracan e, differentemente dalla prima partita, ha provato l'inserimento trovando uno stupendo gol. Maxi sempre prezioso ( come Lucho sa svolgere tutti i compiti e la porta la vede), bene Sorin, ma secondo me premiati ed esaltati oltre i loro pur grandi meriti. D'accordo che Petkovic voleva aspettare e il primo, inquietante gol (con i difensori immobili), lo ha messo in ginocchio ma la domanda è: cosa voleva fare con due prime punti poco incisive lontano dalla porta, almeno inserisci un contropiedista o uno Ljuboja che sa almeno manovrare! Probabile che la formazione sia stata concepita col bilancino dopo le polemiche per la convocazione-non convocazione del figlio e che diversi pezzi grossi dello spogliatoio dovevano in qualche modo giocare. Ma al Mondiale qualcosa si doveva preparare. Sorprendersi per le giocate di Messi e Tevez, come ho sentito da certi commentatori, è al limite del ridicolo.
CARLO

15 giugno 2006

[dialoghimondiali] Ecuador Costarica 3-0

Contentissimo per questo Ecuador. Già ho un debole per le squadre che attuano questo "futbol de toque"( anche se, quando è troppo lento, diventa stucchevole ), ma gli uomini di Suarez sono finora la rivelazione assoluta di questo mondiale. Stupenda la loro partita di oggi. Non sono fenomeni, ma sono compattissimi e palleggiano con un'eleganza, una precisione e una sicurezza ammirabili. Il centrocampo è la chiave: aiutato anche dai due attaccanti, ruba molti palloni, con Castillo perfetto, alla Makelele, e Edwin Tenorio che è bravo anche ad aprire il campo col suo destro. La difesa con loro respira molto, e così il "monumento" Hurtado può sfoggiare il suo piazzamento e Giovanny Hernandez la sua fisicità. Poi ci sono i movimenti dei finti esterni, come visto anche con la Polonia, sempre supportati dai terzini ( De la Cruz ottimo mondiale ): Mendez, completo e perfetto negli insermenti, oltrechè dotato di un destro notevole, mentre Valencia è più estroso e dribblatore ( il Villarreal ha la vista lunga ). C.Tenorio e Tin Delgado sempre al servizio della squadra. Resta impressa un' azione alla fine del primo tempo sciupata da Delgado: circa un minuto di scambi e triangolazioni precisissime negli spazi stretti.
Costa Rica saluta il Mondiale: non analfabeta dal punto di visto tecnico, ma eccessivamente mansueta e priva di accelerazioni.
VALENTINO

14 giugno 2006

[dialoghimondiali] Spagna Ucraina 4-0

D'accordo che è solo la prima partita ( forse è pure meglio partire male in un mondiale), d'accordo che l'avversario si è rivelato inconsistente, ma non posso che essere impressionato dall'esordio della "mia" Spagna. Spettacolare, perfetta, non ha sbagliato una virgola. Magnifica circolazione del pallone, grande aggressività a centrocampo, difesa alta aggressiva che ha azzeccato praticamente tutti i fuorigioco ( nel quarto stupendo gol c'è tutto Puyol, giocatore di reattività rara ). Poi movimenti continui dei tre attaccanti che non hanno dato nessun punto riferimento, hanno incrociato, giocato al primo tocco a grandi velocità. In più, il punto critico della vigilia, il gioco sulla fasce( si temeva una squadra imbottigliata al centro tipo Real Madrid )non è mancato, perchè oltre allo svariare delle punte, le avanzate dei terzini son state puntuali e costanti, soprattutto un grande Sergio Ramos, che invece che un centrale adattato è sembrato quasi un'ala. Tutti hanno giocato sopra la media, ma se bisogna scegliere i migliori vada per Xavi e Torres.
Per l'Ucraina si può leggere il mio commento sulla Polonia: a volte queste squadre somigliano fra loro in maniera inquietante. Nota solo per Shevchenko, che sembra proprio doversi tirare su.
VALENTINO

Cioè volete raccontarmi che questi sono gli eredi della Dinamo Kiev? Una partita ripugnante e nel primo tempo l'esclusivo lancio lungo senza logica e senza strategia. La Spagna ha davvero straripato, e ha centrocampo ha qualità elevatissima, in campo (dominantE Xavi, finalmente ripresosi) e in panca (Fabregas e Iniesta). Il tridente mobile davanti, con posizionI non esclusive non è una novità, ma per parecchie squadre è ancora, incredibilmente, tabù. Puyol è una sicurezza da tempo. Se mentalmente reggono (i dubbi ci sono) sono da corsa.
CARLO

[dialoghimondiali] Francia Svizzera 0-0

Con Behrami purtroppo out (l'unico che potrebbe dare quelle sferzate sulla fascia per accendere il gioco) Kuhn sceglie, con Barnetta a destra, il più esperto e affidabile Wicky, rispetto al pallino Gygax e affianca Streller a Frei. Bene come al solito Magnin e Degen ma si poteva sperare in qualcosa di più contro una Francia che sceglie due attaccanti piazzati sugli esterni (Wiltord e Ribery, mai visto così male come ieri)e Henry al centro con conseguente panca di Trezeguet. Il dilemma è sempre d'attualità ma se i terzini riescono a spingere e a rientrare mi giocherei Zidane dietro a due punte, gettando all'aria tanti equilibri per avere qualità e carisma e sperando nelle letture difensive di Makelele e dei centrali. La stampa incalza Domenech che è già spalle al muro, ma il girone dei francesi dovrebbe consentire recuperi in tempi brevi.
CARLO


Aleggia sulla Francia un’aria logora, pesante. Il Wiltord di ieri ha fatto rimpiangere la mancata convocazione di Giuly, che nel 4-2-3-1 dei galletti ci sarebbe stato a meraviglia. Ribery davvero sotto tono, ma anche Henry con il Blues appare un giocatore dimezzato rispetto all’Arsenal, e così il migliore è risultato essere il solito Makelele, oltre ovviamente a Barthez. Pienamente d’accordo con il giudizio sulla Svizzera, a cui è mancata solamente un pizzico di fantasia. Ottima la difesa, di grande sostanza il centrocampo, l’attacco meglio dall’ingresso di Gygax, anche perché Frei appare ancora lontano da una condizione di forma ottimale. Pensare che gli svizzeri possano vincere il girone non è fantasia…
ALEC CORDOLCINI


Passando a parlare della Svizzera: ma quale capolavoro? Lui stesso, e intendo Köbi Kuhn, oggi in conferenza stampa è parso piuttosto deluso, esprimendo cioé sentimenti lontanissimi da quelli evidenziati in occasione dei due precedenti pareggi contro gli stessi francesi. Domenech ha mostrato di non avere alcuna idea - o di avere idee confuse - in merito al potenziale di una squadra da tempo imborghesitasi a dismisura. E allora la Svizzera doveva approfittarne. Entrata in campo timida e contratta, la nazionale rossocrociata ha faticato a guadagnare metri e a spingersi oltre il sole che la tormentava nella sua metà campo. Faceva caldissimo a Stoccarda, e doversi difendere da quella luce che batteva con punte vicine alla quarantina di gradi non era certo facile. La sensazione è stata quella comunque che la Svizzera sentisse un po' di pressione, una tensione dovuta alla giovane età di molti suoi giocatori ma anche al fatto di essersi trasformata, di colpo, soprattutto in patria, in una delle due favorite del girone. Da tempo, forse da decenni, forse da sempre, la Svizzera non partiva verso una manifestazione così importante spinta da così tante aspettative. A volte si parla, spesso a sproposito, di "febbre" del tifo, ecco, in Svizzera in questa occasione si è creata una vera e propria febbre, una mania. Lo dimostra il fatto che al Gottlieb Daimler Stadium ci fossero nettamente più tifosi elvetici che non francesi. Il colpo d'occhio faceva venire i brividi, anche per via di quella luce così bassa e tagliata, bruciante. Io ho seguito l'intero primo tempo con i crampi allo stomaco - difficile dimenticarsi nel cassetto la passione, e poi perché doverla per forza dimenticare? - poi mi sono passati con l'entrata in campo di Gygax al posto di Streller. Questa mossa ha vivacizzato la Svizzera, anche perché si sono smosse le acque appiattite da uno schema che non lasciava nulla alla fantasia. Tra l'altro proprio l'inventiva è la caratteristica di cui più si sente la mancanza in casa rossocrociata. Si sperava in un recupero miracoloso di Hakan Yakin, prima scartato da Kuhn, poi ripescato per via dell'infortunio di Vonlanthen, ma il fantasista dello Young Boys ormai pare davvero essere giunto al conteggio delle ultimissime pallottole. Un veterano, un po' come il deludente Zizou visto ieri. Non avendo uomini in grado di creare dal centro del campo, anche perché a Vogel e Cabanas ormai non si chiede che interdire e raddoppiare, si sperava in una botta di fantasia dalle fasce, con Barnetta e Behrami. Barnetta ha giocato ma sneza riuscire a dare costanza alla sua esplosività, mentre per quanto concerne Behrami, forse siamo destinati a vederlo giocare soltanto a sprazzi in questi Mondiali. Ha un principio di pubalgia che lo infastidisce parecchio e in questi giorni è parso piuttosto abbattuto. Valon al di là delle apparenze è un ragazzo molto riflessivo e sensibile, era partito per i Mondiali convinto di spaccare le montagne ma questo fastidio proprio non se lo aspettava. Oggi l'ho visto allenarsi con il resto della squadra, era dinamico come sempre, ma poi se n'è andato alla fine zoppicante. Vedremo! In tutti i casi è indispensabile. Dicevo di Gygax: spesso criticato, ieri ha vivacizzato la manovra offensiva elvetica, sino a quel momento eccessivamente farraginosa. In tutti i casi, Gygax o non Gygax, quello di ieri aveva tutta l'aria di un "biscottone" anticipato, nulla di concordato o di voluto, ci mancherebbe, ma sicuramente quel pareggio era il risultato che poteva accontentare entrambe le nazionali. Il fatto infine che pretendiamo sempre di più da questa Svizzera, è indicativo della nuova posizione che la nazionale rossocrociata si è guadagnata in quest'ultimo biennio, grazie soprattutto all'esplosione di talenti importanti, come Senderos (a parte un liscio, ieri perfetto), Djourou, Barnetta, Behrami e altri ancora che premono per trovare spazio.
PAOLO GALLI


Già da un po' la Francia non mi trasmette sensazioni positive. Sulla carta è una delle più attrezzate, ma l'insieme mi sembra alquanto appesantito. Manovra appesantita, prevedibilissima. Il discorso più scottante è quello su come le individualità si inseriscono in questo contesto: Henry, notizia non nuova, si trova peggio che con l'Arsenal e con Trezeguet si trova male; Ribery, che può essere l'unica sorpresa è partito malaccio; Makelele è sempre perfetto, Vieira si deve riprendere, ma in generale sembrano coprire meno campo rispetto a qualche tempo fa; i terzini in fase offensiva non mi convincono per nulla; infine, affidare quasi tutto ancora una volta a Zidane non può essere più la via giusta. Son d'accordo, Carlo: 4-3-1-2.
La Svizzera è una delle più organizzate del Mondiale: tatticamente perfetta ( emblematico Vogel), ma gli manca lo spunto negli ultimi 30 metri. Mettiamola così, difficilmente potrà vincere una partita immeritatamente.
VALENTINO

[dialoghimondiali] Italia Ghana 2-0

Troppo inconsistente questo Ghana. A centrocampo non è stato inferiore all'Italia, ma l'Italia è micidiale in attacco e sicura in difesa. Purtroppo siamo alle solite: i due là davanti hanno fatto movimento ma non si son resi pericolosi neanche alla lontana. Grande Essien, però ho la sensazione che spesso tiri in porta tanto per tirare. Io troverei il modo di far giocare Appiah più accentrato, sarebbe più pericoloso. Primo tempo buona Italia, poi ha fatto pesare la sua concretezza, anche se pure contro un Ghana spuntato, nel secondo tempo stava incappando nel vizio ricorrente di rinculare sempre più, non fare possesso-palla e incoraggiare il Ghana, rischiando il golletto in mischia. Per fortuna Kuffour ha tolto le castagne dal fuoco.
VALENTINO

La prima parte della partita dell'Italia mi è parsa buona, specie nelle situazioni che iniziavano con spalle alla porta delle punte. Bravissimo Perrotta, ma i suoi tempi dell'inserimento li avevamo notati anche prima di Spalletti. Mi è piaciuto Pirlo in fase di non possesso con alcuni blitz di pressing giocando sulle linee di passaggio della lenta manovra ghanese. A centrocampo lampi di Essien e Appiah, e predominio territoriale per circa metà partita ma non è così che può fare male il Ghana (che in altre occasioni ci ha persuaso giocando quasi esclusivamente sulle ripartenze), anche se l'arretramento continuo della squadra di Lippi ha prodotto situazioni ad alto rischio in area e forse un rigore per gli africani ci stava. Per giocare difesa (direi sicura) e contropiede va benissimo Iaquinta che ricordo squassante, proprio in queste situazioni, all'Alvalade nei preliminari di Champions' League che autorizzavano euforia per una stagione poi finita maluccio tra infortuni e pasticci societari in cui è stato coinvolto.
CARLO

13 giugno 2006

[dialoghimondiali] Argentina Costa d'Avorio 2-1

La vittoria dell'Argentina è stata difficile e importante, anche perché ottenuta con la Costa d'Avorio, che ha proposto, finora, il miglior calcio di squadra.
Vanderlei Luxemburgo "O Globo" 13.6.2006


Elefanti solo imprecisi sotto porta. Qualitativamente superiori a metà campo hanno avuto troppo poco dalla fascia destra con Eboué, insolitamente timido. Yayà Tourè ha scherzato Cambiasso e Mascherano, davvero bloccatissimi. Finalmente bene anche Zokora dopo un mese di partite sotto tono. La catena di sinistra Boka - Akalé per potenza e tecnica può mettere in difficoltà chiunque e forse si poteva insistere di più da quelle parti. Kalou discreto ma come al solito con limitatissime dosi di testosterone: per me molto meglio Aruna che dovrebbe sempre partire dal lato e arrivare sul fondo: non avesse avuto continui problemi muscolari e disgrazie familiari assortite durante quest'anno sarebbe partito titolare dal primo match. Se si vuole proseguire col 4411 non ci sono alternative a Keita sula destra, fisicamente immenso ma troppo confusionario e responsabile di un errore sotto porta che avrebbe cambiato la partita. Ammiro la coppia Gili-Michel per aver rischiato molto con Arouna Kone e Baky, ma al posto del primo avrei provato Romaric. Argentina che non mi ha persuaso per niente. Troppo attendista, dietro un grande Ayala ha giostrato alla perfezione chiudendo in maniera sublime uno stop e tiro di Drogba. Riquelme ha ricamato calcio ma ha avuto pochi palloni e soprattutto pochi uomini a cui distribuirli una sua illuminazione ha permesso il due a zero. Misteriosa l'esclusione di Tevez e centrocampo poco propositivo con Maxi impegnato in continui lavori di copertura e Lucho Gonzalez in panca.
CARLO


Raramente in questi ultimi anni ho visto così costretta a soffrire e a difendersi. Nel primo tempo gli Elefanti hanno giocato nettamente meglio: Maestro e Yaya Touré, superbo, sono stati impressionanti, hanno marciato su ritmi davvero insostenibili per l'Argentina. Mascherano e Cambiasso hanno perso la battaglia e l' Argentina non ha avuto il suo consueto possesso palla. Però mentre la Costa d'Avorio, anche per un po'di sfortuna, non concretizza, l'Argentina capitalizza al massimo e mostra tutta l'arte dei suoi attaccanti: nel primo gol da opportunista di Crespo, e soprattutto nel secondo magnifico gol, un capolavoro di visione di gioco e scaltrezza di Riquelme e Saviola, che in un sola immagine mostra il meglio del repertorio dei due. La Costa d'Avorio cala per forza di cose nel secondo tempo e tutto sembra doversi stabilizzare ma i cambi di Michel pagano e Drogba riapre la partita, ma l'Argentina resiste. Giudizio più che positivo per la Costa d'Avorio: grande velocità e alta qualità. I migliori, come detto Zokora e Yaya Tourè, oltre a Drogba. Positivo l'innesto di Bakari Koné, luci e ombre per Dindane: una scossa la dà, ma certi suoi egoismi sono da schiaffi. bene Kolo ha spinto poco Eboué. Qualcuno parlerà d'ingenuità sul secondo gol preso, ma in realtà se ne può parlare solo in parte, perchè Saviola è stato micidiale. L'Argentina, l'abbiamo detto, si è adattata a una partita difensiva: oltre a Saviolita, il migliore, ottimi Burdisso e soprattutto Ayala, a dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che Pekerman è adulto e responsabile, a differenza di quello che pensano alcuni in Argentina e in Italia. Lo spettacolo verrà, ne sono sicuro.
VALENTINO

[dialoghimondiali] Ecuador Polonia 2-0

Ho fatto gran tifo per l'Ecuador: non riesco a capire perchè
tutti i soloni davano strafavorita la Polonia: modestissima. L' Ecuador non
è una squdra di fenomeni, però almeno sono un bel blocco, hanno una buona
qualità tecnica media e trattano il pallone con rispetto. Non sanno alzare i
ritmi, ma ieri hanno avuto la partita in discesa dopo l'1-0, e si son potuti
così dedicare all' unico gioco che conoscono, stile 3000 metri di Quito. Mi
è piaciuta la difesa, tranne il portiere, i terzini hanno accompagnato
benissimo il gioco( Reasco poi mi piace molto, ance se più a destra) e i
finti esterni hanno incrociato bene ( più Mendez che Valencia), come nel
secondo gol. La Polonia gioca un'altro sport: Smolarek poi è interessante ma
un po' troppo fumoso.
VALENTINO

Ero dalla parte della Polonia e sono rimasto anch'io sconcertato dalla pochezza. La velocità delle qualificazioni è un lontanissimo ricordo. Smolarek, così, serve a poco. O si cambia o si va a casa.
CARLO

[dialoghimondiali] Germania Costarica

lo spirito offensivo di questa Germania è
apprezzabile. Poi il binario di sinistra funziona che è un piacere. Lahm è
uno che mi esalta da tempo, adoro questi giocatori sfrontati, soprattutto
quando fanno i terzini ! Costa Rica ci metteva un' ora a far transitare il
pallone dalla sua area fino alla metà campo, e nel mentre se la faceva
rubare. Inoltre è l' unica squadretta che sostanzialmente si disinteressa
della difesa: hai mai visto pressing a metà campo o marcature rigide in
difesa. Mi aveva lasciato questa sensazione anche nel 2002, dove però
giocava meglio in attacco ( memorabile il 5-2 col Brasile ).
VALENTINO

D'accordo sullo spirito ma mi pare ci sia troppa anarchia, che può anche essere vincente con un altro atipico come Ballack, ma a me convince poco. La linea di difesa e quella di centrocampo sono troppo allegre e mai coordinate: prendessero un gol e andassero magari sotto, come reagirebbero? Il Costarica non mi è dispiaciuto, invece. Tenuto conto che qualitativamente è una delle rose più povere del lotto, ha provato a controllare il ritmo e quando c'era l'occsione a fare male.
CARLO

06 giugno 2006

[salastampa] ¿España?

Interessante articolo di Segurola sulla Spagna, dal País di ieri.


Poco antes del Mundial de Estados Unidos, Menotti se refirió a un problema básico de la selección española. "Es un equipo que tiene que decidir si es toro o torero", dijo. La imagen resultaba perfecta. No se podía explicar con menos palabras un asunto que desde entonces ha requerido largos debates. ¿Qué estilo tiene la selección? ¿A qué juega? ¿Cómo debe jugar? ¿Por qué no hay manera de solucionar una dificultad que trastorna a entrenadores, jugadores, periodistas y aficionados? Se han sucedido opiniones de toda clase. Algunos, como Cruyff, atendieron al lado sociopolítico. "España es un país de países, y cada país tiene una manera de entender el fútbol", comentó en un magnífico diálogo con Jorge Valdano. También hace mucho tiempo de aquello, pero la idea de ninguna manera es descabellada.

España ha sido tribal para muchas cosas. Para el fútbol, más que ninguna. La Liga es un mosaico de estilos, y eso multiplica su atractivo frente a otros campeonatos más monótonos. Es una Liga, además, donde las estrellas extranjeras marcan la diferencia más que en ninguna otra. Y es una competición que no ampara a los mejores futbolistas jóvenes. España ha producido excelentes selecciones juveniles, con éxitos constantes en los últimos 15 años. El equipo olímpico ganó en Barcelona 92 y fue segundo en los Juegos de Sydney. Se han conquistado Campeonatos Mundiales sub 20. Se ha vencido en los Europeos sub 21. Han proliferado selecciones ganadoras de cadetes y juveniles. Todo eso no ha servido para que España haya saltado al primer plano donde cuenta: en los Mundiales. Los equipos españoles prefieren a los jóvenes argentinos o brasileños que a sus propias canteras. "Los chicos suramericanos llegan a la Liga con 100 partidos profesionales a sus espaldas", apunta Valdano. Es cierto. Y por el camino, se ponen todos los obstáculos para que la selección tenga el aire indefinido que no poseen brasileños, italianos, alemanes, ingleses o argentinos. Son países con una vieja cultura futbolística que se traduce en una manera de hacer las cosas. Pueden variar las tácticas, pero esencialmente son reconocibles porque remiten a sus selecciones de toda la vida. España es un país tan apasionado por el fútbol como aquellos, pero le ha faltado cultura propia. Quizá la raíz cultural se encontraba en la fiesta de los toros. Quizá la larga dictadura de Franco añadió un elemento más a la mordaza: en un país donde no se podía debatir sobre nada, el fútbol tampoco se escapaba a esa prohibición implícita. Si ha habido alguna clase de estilo, de rasgo propio, ha sido en los clubes. Eso significa un mosaico muy difícil de armonizar.

Son muchas las trabas que ha encontrado la selección para adquirir un perfil propio y un cierto consenso a su alrededor. Ahora estamos en la misma situación. El partido frente a Egipto lo reflejó perfectamente. Fueron dos tiempos, dos equipos, dos maneras de entender el juego. Una fue cautelosa, con Senna y Albelda en el medio campo, con Cesc sorprendido en medio de un equipo al que no entiende. Cesc es un futbolista de asociaciones que necesita gente que se le asocie. ¿Quiénes? ¿Senna, Albelda? ¿Torres y Villa, que le quedan a kilómetros de distancia y que están para otra cosa, para el remate y el gol? El segundo tiempo fue otro equipo diferente, más creativo, más atractivo, más ofensivo, con más riesgos defensivos y con la gente que remite al Barça. Allí estaban Cesc, Xavi, Xabi Alonso y Reyes, que cada vez apunta más a segundo delantero y no a extremo. De alguna manera, la selección reflejaba dos mundos opuestos que también se observan en la Liga: el Valencia y el Barça, la tendencia a la cautela y al espíritu dominador. El diagnóstico de Menotti quedó muy claro.

Luis Aragonés tendrá que decidir. Encontrará partidarios y detractores en cualquier caso, pero es necesario que no haya dudas. Por lo general, no son los equipos aventureros los que ganan los Mundiales. Hay demasiadas pruebas de ello. El problema es que la selección no cuenta con la clase de futbolistas que le permite un juego cauteloso. No hay grandes defensas, ni jugadores de gran presencia física, ni genios de la táctica. Nadie se imagina a España conquistando el Mundial con el equipo del primer tiempo. Seguramente tampoco con el de la segunda parte. Y como la mezcla parece imposible, las sensaciones son preocupantes. Quizá haya que hacerse otra pregunta. Si el título se antoja casi imposible ¿cómo debe caer la selección? Tiene dos opciones: la cautelosa o la aventurera. Al seleccionador le toca decidir.

03 giugno 2006

[reading] Stig Dagerman

Questa settimana al bar si legge Stig Dagerman.


[...]In equilibrio su un'asse sottile. Vedo la mia vita minacciata da due forze: da un lato dalle bocche avide dell'eccesso, dall'altro dall'amarezza avara che si nutre di se stessa. Ma io mi rifiuto di scegliere tra l'orgia e l'ascesi, anche se il prezzo dev'essere un tormento continuo. A me non basta sapere che ogni cosa può essere scusata in nome della legge del servo arbitrio. Ciò che cerco non è una scusa per la mia vita, ma il contrario di una scusa: l'espiazione[...]

(da "Il nostro bisogno di consolazione", ed.it. Iperborea)