07 giugno 2013

Neymar al Barça: prodromi di rivoluzione?




La regola del Tre. 1973: Cruyff. 1983: Maradona. 1993: Romario. 2003: Ronaldinho ( più il debutto di Messi). Oggi, 2013: Neymar. La stagione che comprende questo numero è feconda in casa Barcellona: arrivano sempre fuoriclasse. Stavolta però, potrebbe segnare una vera rivoluzione.

Aggiungere Neymar a Messi in BlauGrana potrebbe non essere così complicato, però significa rivoluzionare la struttura della squadra.
Tito Vilanova  ha idee di gioco più concrete e meno visionarie rispetto ai predecessori. Dovrà solo ridimensionare il tiki taka, anche perché un plus dell’ex Santos è quella di sapere dialogare coi compagni, però è necessario accantonare l’idea del “falso nueve”, che costringerebbe il brasiliano a rincorse e obblighi tattici eccessivi. E invece Neymar, con il suo sorriso e la voglia di divertire e divertirsi in campo, è giunto in Catalogna anche far riemergere il carattere smart del club.

La Rivoluzione è infatti necessaria anche dal punto di vista mediatico, per un Barça, reduce da una stagione europea un po’ smorta. E’ anche questo il motivo per cui la dirigenza catalana ha anticipato i tempi e ha evitato che Neymar perdesse ancora tempo giocando in un Santos che non sa più dove andare, dopo la vittoria della Libertadores, nel 2011.

C’è bisogno di rilucidare il BlauGrana, il sorriso di Neymar già brilla.

Fonte: Sky Speciale Calciomercato

04 giugno 2013

Soweto regna, Kaizer Chiefs campioni del Sudafrica



Soweto ha rappresentato la speranza del Sudafrica. Calcisticamente parlando, siamo ancora lì.
La Township più celebre nella storia della lotta all’Apartheid festeggia da tempo titoli sportivi. Ma quest’anno, i rumori delle vuvuzela, si sono uditi in una diversa zona del sobborgo di Johannesburg.
Gli Orlando Pirates, la squadra del cuore di Nelson Mandela, che a Soweto ha abitato (oggi la sua casa è un museo), hanno dominato le ultime due stagioni, e si stanno ben comportando nella Champions africana. Il campionato, però, quest’anno lo festeggiano i Kaizer Chiefs, l’altra metà di Soweto: dopo otto stagioni il titolo torna agli AmaKhosi (nomignolo del club: “Capi”, in lingua Zulu), la squadra con più simpatizzanti in tutta l’area meridionale del Continente africano. Fondata negli Anni Settanta da un celebre calciatore sudafricano, Kaizer Motaung, che ha giocato nella NASL, la defunta lega americana, negli Atlanta Chiefs, e si è innamorato di questo nomignolo, “Capi”, nell’accezione rivolta alle guide dei pellerossa ( e infatti il logo del club richiama i nativi americani). Motaung è ancora presidente e proprietario degli AmaKhosi, e ha sopportato le critiche di mala gestione che gli sono piovute addosso in questi anni di sconfitte, mentre i Pirates (dove, tra l’altro, Kaizer ha iniziato la carriera da calciatore) ostentavano trofei. L’appeal dei Chiefs sul pubblico attira sponsor importanti e munifici, una importante compagnia telefonica ha scelto di aggiungere il proprio marchio alle maglie giallonere dei Chiefs : gli investimenti del club su giocatori di grande nome non aveva però prodotto trofei. Tshabalala, Khune, Letsholonyane, Parker, Masilela, Majoro sono lo scheletro della Nazionale sudafricana. Eppure a inizio stagione erano usciti tra i fischi dopo i quattro gol incassati dai Mamelodi Sundowns, che segnavano l’eliminazione dal “Top 8”, il torneo che segna l’abbrivo del calendario calcistico. Il lavoro psicologico del tecnico britannico Stuart Baxter (un giramondo: ha vinto in Giappone e Svezia, ed è stato CT dei Bafana Bafana) è stato fantastico, soprattutto è stata ridisegnata la fase difensiva, e il club ha preso fiducia e coscienza nei propri mezzi e ha vinto anche la coppa nazionale.
La PSL, la lega sudafricana, è la più organizzata e la più ricca dell’Africa (ci fu anche il tentativo di portare qui Alessandro Del Piero, l’anno scorso), ma i trofei continentali latitano nelle bacheche nei club della Rainbow Nation: soli i Pirates, nel ’95, hanno alzato la Champions. Le cause di questo mancato feeling sono certamente tecniche (il calcio sudafricano ha mancato di evolversi, e la parabola deludente dei Bafana Bafana lo certifica) ma c’è dell’altro. I club hanno spesso dato maggior importanza e attenzione alle diverse competizioni nazionali, snobbando quelle della CAF. I rapporti con la confederazione africana non sono proficui, e i Kaizer Chiefs si sono resi protagonisti di un episodio di rottura, rifiutando, nel 2005, di giocare un match di Confederation Cup, la seconda competizione continentale, per privilegiare una gara di campionato. La CAF gli ha inferto una squalifica di cinque anni. Si era vociferato che gli AmaKhosi avrebbero proseguito il braccio di ferro, boicottando la prossima Champions. Tutto è rientrato: “rappresenteremo al meglio il Sudafrica”. La speranza di far tornare grande questo calcio risiede tutta nelle protagoniste del derby di Soweto, l’Evento del calcio sudafricano, che ogni anno riempie l’immenso Soccer City Stadium. I Chiefs vogliono riportarci dentro una Champions.

CARLO PIZZIGONI 
Fonte: Extra Time - Gazzetta dello Sport

 

21 maggio 2013

L'Inter e una stagione Strama



Andrea Stramaccioni è una anomalia del calcio italiano. Non solo perché a nemmeno 40 anni si è seduto sulla panchina dell’Inter.

Non per caso Strama ha ricevuto apprezzamenti da Bruno Conti, che lo ha allevato alla Roma, e da Arrigo Sacchi, che lo vorrebbe in Federazione. E’ bravo e preparato, ha grandi doti. Non si entra nello spogliatoio dell’Inter da debuttante ottenendo immediatamente stima e disponibilità, non si vince allo Juventus Stadium mettendo in campo tre attaccanti puri e sperimentando situazioni di gioco che hanno messo in difficoltà Conte e la sua truppa schiacciasassi.

Strama è un’anomalia anche perché incontrate le difficoltà, con infortuni a catena e incipiente crisi di risultati, ha continuato ad allenare. La maggior parte dei tecnici di esperienza, si sarebbe sistemato sottocoperta, avrebbe proposto un sistema chiaro e definito, anche un banale 4-4-2 senza fronzoli. E avrebbe portato la nave in porto.

Senza ambizione e profonda autostima non si arriva all’Inter a 36 anni. Ma non è per questo che Stramaccioni ha scelto la via più complicata.
E’ proprio la sua forma mentale, la sua idea di calcio che non glielo permetteva. Nella Primavera ha sperimentato le più moderne proposte calcistiche, specie in allenamento, per poi affidarsi alla concretezza di un trequartista come Daniel Bessa per sviluppare il suo attacco. Lo stesso percorso ha fatto in prima squadra, incurante pure delle resistenze ambientali sulla difesa a tre (trovando il miglior Ranocchia che si sia visto in nerazzurro). Allenare, Lavorare, Proporre: Strama è questo. L’esperienza dice che qualche volta è necessario altro.

Raggiunto il secondo posto ha commesso forse l’errore di sentirsi già completamente la squadra in mano. I convincimenti nei giocatori non erano abbastanza radicati, e una serie di infortuni in ruoli chiave (Milito per tutti) ha destabilizzato la squadra, che non ha più risposti ai suoi stimoli, ed è affondata. In maniera anomala e totale.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Sky - Speciale Calciomercato


28 aprile 2013

Knudsen e l'Inter giovane che verrà


Finalmente. Un fastidioso infortunio muscolare ha ritardato l'esordio di Morten Knudsen con la maglia dell'Inter: ora il danese tesserato in gennaio è pronto e sarà in campo nello spareggio contro la Roma. Classe 1995, Knudsen aveva impressionato tutti nel torneo “Michele Pierro” di Latina, riservato alle nazionali, nel 2010, dove era stato eletto miglior giocatore, nonostante al suo fianco giocasse il talento dell'Ajax Viktor Fischer, di un anno più anziano di Morten. L'Inter aveva anticipato la concorrenza e aveva trovato subito l'accordo con il Midtjylland, la squadra danese che lo ha cresciuto. Capelli rosso fuoco e pelle chiarissima, centrocampista di qualità e quantità, Knudsen è un ottimo lettore di gioco, è abile con entrambi i piedi e non disdegna la conclusione da fuori: punta forte su di lui la società nerazzurra. Che è pronta a inserire nuovi giocatori alla già nutrita pattuglia di giovani di qualità che si è costruita in casa ( sei ragazzi degli Allievi Nazionali, Di Marco, Lomolino, Sciacca, Palazzi, Steffè e Bonazzoli sono a Coverciano, nell'Italia under 17 che sta preparando l'Europeo di categoria: la quasi totalità ha vestito la maglia dell'Inter già dai pulcini). Trattative avanzatissime per il difensore senegalese Nouha Cissè dell'Etoile Lusitana ( e altri suoi compagni stanno effettuando test a Interello), per lo spagnolo Pau de la Fuente, per il portiere rumeno Radu e per il talento belga Senna Miangue, tutti del 1997, più il francese Bakayoko (1998) e si parla anche di due brasiliani. L'Inter si gioca oggi la possibilità di partecipare alle prossime finali Primavera, ma ha già programmato il suo futuro.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta dello Sport - Edizione Milano e Lombardia

25 aprile 2013

Botta, il momento giusto



Giocate così, Jonathan era solito farle al Cruzeiro. L’Inter lo acquistò, l’anno dopo il suo trasferimento al Santos dove ha visto più l’infermeria di Vila Belmiro rispetto al campo. La speranza era di ritrovarsi quello che era stato eletto miglior laterale del Brasileirao.

Su Rubén Botta, talento offensivo del Tigre già elogiato da Stramaccioni, l’Inter è invece arrivata nel momento di ascesa. In settimana, con due suoi gioielli contro il Libertad, Botta ha portato il “Matador” dove non era mai stato: agli ottavi di Copa Libertadores.

Ragazzino dell’Argentina profonda, di San Juan, alterna i campi dell’Alianza all’officina di nonno Pepe: a 11 anni viene cooptato dal sistema giovanile del Boca Juniors. Non lega con l’ambiente bosteros: ha un carattere forte, che oggi si vede anche in campo, e si trasferisce al Tigre, dove proprio un simbolo del Boca, Diego Cagna, lo impone come titolare.

Un paio di giocate spettacolari e il suo manager gli propone la Lettonia. Ma il Mar Baltico e quel mondo sono difficili da digerire a 18 anni: a Ventspils non vede il campo e torna a casa, al Tigre. Più feroce e forte di prima, si impone nel futbol argentino. A 23 anni è maturato Botta, e stavolta l’Inter è arrivata prima della definitiva sbocciatura e lo porta a casa a parametro zero.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Sky - Speciale Calciomercato



19 aprile 2013

Jherson Vergara dal Sub20 al Milan





Continua l’opera di ringiovanimento, all’insegna della qualità, del Milan: è Jherson Vergara il nome nuovo per la difesa rossonera. Colombiano classe 1994, è stato uno dei protagonisti dell’ultimo Campionato Sudamericano under 20, dove si è imposto pur giocando sotto età e ha segnato la rete decisiva nella sfida contro il Paraguay, che ha assegnato il titolo ai “cafeteros”. Difensore centrale di grande fisico (quasi un metro e novanta), Jherson ha attraversato tutte le nazionali cafeteros, a partire dall’under 15 ed era stato avvicinato da diversi club stranieri, anche italiani: il Milan ha anticipato tutti e dovrebbe chiudere per un cifra attorno ai due milioni di euro. Vergara gioca nell’Universitario di Popayán, una squadra che milita nella Serie B colombiana e vive un momento di grave crisi economica. Nell’ultima giornata il club del Cauca, la regione prossima alla frontiera con l’Ecuador, non ha potuto schierare la squadra titolare negli ultimi turni di campionato: il mancato pagamento degli stipendi ha innescato uno sciopero dei maggiori giocatori del club.
Autorità e sponsor locali si stanno attivando per ristabilire una situazione di normalità. L’Universitario è un club giovane, è nato due anni fa, raccogliendo i diritti sportivi dei Centauros di Villavicencio ma Vergara ha iniziato la sua carriera nel Quindío. Le tre società sono più o meno direttamente gestite da Hernando Ángel Montaño, ultrasessantenne impresario valluno, una specie di santone - talent scout del futbol colombiano, specialmente dell’area occidentale del Paese.  C’è anche il suo zampino nel trasferimento in Europa di Vergara, che è però soprattutto frutto delle grandi prestazioni messe in mostra in Argentina, al Sudamericano under 20 dove i ragazzi della Colombia hanno stravinto il torneo, trascinati dal pescarese Juan Fernando Quintero. Nel 4-2-3-1 organizzato dal CT Carlos “Piscis” Restrepo, Vergara ha giocato nel consueto ruolo di centrale difensivo di destra, al fianco del talentuoso Deivy Balanta. Bravo e veloce nelle chiusure, buono di testa e nell’uno contro uno difensivo grazie al suo fisico strutturato e potente, deve migliorare nella fase di costruzione della manovra. Al Milan avrà maestri adeguati per affinare anche questo fondamentale.


CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta dello Sport

09 aprile 2013

Piccoli Faraoni crescono, bene: è pieno di talenti l'Egitto campione under 20




L'Egitto batte il Ghana ai rigori nella finale di Orano, in Algeria, e conquista il suo quarto campionato africano under 20. Tanto equilibrio nella finale, con due reti giunte solo su rigore: hanno trasformato dagli undici metri il centrocampista dei Faraoni Saleh Gomaa, eletto, forse un po' troppo generosamente, miglior giocatore del torneo, e l'ottimo terzino sinistro Jeremiah Arkorful, uno degli elementi che hanno mostrato maggiore qualità nella competizione. Qualità che non è mancata nemmeno nella terza classificata, la Nigeria, che ha battuto nella finalina un discreto Mali: Umar Aminu, attaccante delle giovani Super Aquile, ha vinto il titolo cannonieri con quattro reti. L'Egitto, guidato da Rabie Yassin, amato ex terzino sinistro dell'Al Ahly (c'era anche a Italia 90, coi Faraoni), che oggi in tanti reclamano al posto dell'americano Bradley alla guida della nazionale maggiore, ha evidenziato tanta compattezza. Vincendo tutte le partite grazie a un atteggiamento sempre equilibrato tra i reparti e a giocatori di sostanza come il capitano Ramy Rabia (Al Ahly), il portiere Mossad Awad (uno dei tanti elementi dell'Ismaily qui in Algeria) e Mahmoud Kahraba, giocatore offensivo di enorme prospettiva che pare già vicinissimo al Marsiglia.
Il CT ghanese, Sellas Tetteh, già campione con gli africani al mondiale Under 20 di Egitto 2009, ha anche stavolta un gran numero di ragazzi di talento che faranno bene alla competizione continentale che si giocherà in Turchia a partire dal 21 giugno. Davanti ha mostrato fiuto del gol Ebenezer Assifuah, dietro grande pulizia negli interventi e buone letture del capitano Lartey, in mezzo diversi lampi di talento di Clifford Aboagye, che l'Udinese ha già portato in Friuli. Oltre alle critiche all'Algeria padrona di casa (nemmeno un gol segnato), i media locali hanno dato molta eco alla (eterna e infida) polemica sui sospetti circa l'età di alcuni giocatori, innescata da Sebastian Migné, CT del Congo, frustrato dopo la sconfitta netta contro la Nigeria. Migné non ha potuto nulla, sul campo, segno che dietro alle tre big, e solo con l'eccezione del Mali (che ha mostrato buone individualità come il difensore Keita e il centrocampista Adama Marico), c'è molto poco.


CARLO PIZZIGONI
Fonte: Extra Time - La Gazzetta dello Sport

28 marzo 2013

Qualificazioni Mondiali 2014 - La Nuova Africa





C’è un’aria nuova e giovane nel calcio africano. Il recente campionato continentale, disputato in Sudafrica, aveva certificato un generale livellamento tecnico e la vittoria era andata a una Nigeria completamente rinnovata. E molto giovane. Le partite di qualificazione al Mondiale disputate nel week end, confermano la tendenza. Ai tempi della Decolonizzazione, anni Sessanta, quando l’Africa sembrava rinascere, uno dei Paesi guida del movimento era la Tanzania del celebre Presidente Julius Nyerere, uno dei Grandi del Continente. Oggi, almeno calcisticamente, sta nascendo una nuova Tanzania, e l’entusiasmo del nuovissimo stadio Nazionale di Dar-es-Salaam lo garantisce: i cinquantamila presenti hanno gioito per la vittoria netta (3-1) contro il Marocco, una grande d’Africa ormai decaduta. A siglare le reti della vittoria della squadra guidata da un tecnico danese non troppo noto, Kim Poulsen, sono stati Thomas Ulimwengu e Mbwana Samata, due ragazzi nati rispettivamente nel ’93 e nel ’92. Entrambi stanno crescendo nel TP Mazembe, una delle squadre più ricche d’Africa, che ne ha intuito il talento e li ha portati in Congo già nel 2011. La Tanzania tallona nella classifica del gruppo C i giganti della Costa d’Avorio, facili vincitori della Gambia. Grande euforia, anche se uno stadio non certo moderno, pure ad Addis Abeba. Dopo una partita giocata costantemente nella metacampo avversaria, l’Etiopia ha sconfitto il Botswana per merito di una rete nel finale di Getaneh Kebede. Il ragazzo, nato nel ’92, è uno dei tanti talenti under 25 di una squadra giovanissima che aveva già fatto bene in Coppa d’Africa. Alla CAN tornava dopo 31 anni di buio assoluto, dopo averne vinta una nel 1962, e aveva mostrato giocatori interessanti come Saladin Said, classe 1988, poi acquistato dai belgi del Lierse. L’Etiopia comanda il gruppo A davanti al Sudafrica e sogna addirittura Brasile 2014. Ha smesso si sognare il Mondiale, dopo aver abbandonato la Nazionale Spagnola con cui ha giocato nelle selezioni giovanili, ma Emilio Nsue è oggi un eroe nel Paese di suo padre: la Guinea Equatoriale. Lo stadio di Malabo scandiva il suo nome dopo l’emozionante sfida contro Capo Verde, vinta 4-3: il ragazzo classe ’88 in forza al Maiorca aveva appena siglato una tripletta al suo debutto con la Nzalang Nacional. Uno scherzo del destino per lui che aveva sempre rifiutato le chiamate della squadra oggi allenata da Andoni Goikoetxea (quello che rischiò di chiudere anzitempo la carriera di Maradona in un lontano Barça-Athletic) e per uno che è sempre stato accusato di segnare poco (infatti ha mutato il ruolo originario di attaccante in quello di jolly tuttofare). Chi invece davanti alla porta sbaglia poco è Gabadin Mhango: nato nel 1992 è una macchina da gol nel campionato del Malawi, sogna l’Europa e ha segnato domenica la rete della vittoria della sua Nazionale contro la Namibia. La confidenza con il gol lo ha fatto ribattezzare Gabadinho, alla brasiliana. Meriterebbe un appellativo di quel genere anche Francis Kahata, 21enne che col suo Kenya ha pennellato una punizione davvero degna di Zico, nell’1-1 contro la Nigeria. I campioni d’Africa si sono salvati grazie alla rete nel recupero di Oduamadi, ’90 ex Primavera Milan oggi al Varese. La Nigeria ha giocato comunque una discreta gara, costruendo diverse occasioni da rete: può essere soddisfatto il CT Keshi. Meno, Claude Leroy, che dopo lo 0-0 interno del suo Congo con la Libia, ha presentato le dimissioni.




CARLO PIZZIGONI
Fonte: Extra Time - La Gazzetta dello Sport





 
Tanzania - Marocco 3-1



 
Guinea Equatoriale - Capo Verde 3-1




 
Nigeria - Kenya 1-1


17 marzo 2013

Inizia la Champions d'Africa - Una storia da Sétif

Inizia in questo week end la Champions d'Africa. Di seguito un mio pezzo di presentazione, apparso su Extra Time, inserto di calcio internazionale della Gazzetta dello Sport

Si accende la musica nella Champions League Africana. Esauriti i preliminari, si giocano sabato le partite d'andata del primo turno. La competizione più prestigiosa del continente, vinta l'anno passato dagli egiziani dell'Al Ahly, ha una formula particolare. Ci sono prima due turni con gare di andata e ritorno, per scremare l'elevato numero di squadre, poi inizia la fase a gironi che sceglierà le semifinaliste. Quest'anno, come forse poche volte in passato, il lotto delle favorite è piuttosto ampio, anche per motivi extracalcistici, che in Africa hanno notevole peso.
Nel gruppo delle potenziali outsider c'è sicuramente la squadra algerina del Sétif. L'Entente Sportive Sétifienne, spesso abbreviata ESS o ES Sétif, nasce in una città simbolo della resistenza algerina alla Francia quattro anno prima della Liberazione, avvenuta nel 1962. I maggiori successi sono però concentrati nelle ultime due decadi. Ha contribuito a raggiungerli anche un tecnico italiano, Giovanni Dellacasa, ex di Cremonese e Bellinzona, che telefonicamente ci racconta della sua esperienza a Sétif, nel 2011.
“ C'è grande seguito popolare, molta pressione, perché i tifosi ti danno tanto e giustamente pretendono. Il potenziale è ottimo, nella mia squadra c'erano giocatori che potevano senza difficoltà misurarsi in Europa. Ho un grande ricordo di quella avventura dal punto di vista sportivo - continua Dellacasa -, ci chiamavano il Barcellona d'Algeria, per come giocavamo, peccato poi sia intervenuta la dirigenza a rovinare tutto. Sono in attesa da un paio d'anni dei miei soldi...”
Buona parte di quella dirigenza invisa al tecnico italiano è però cambiata, c'è un nuovo presidente e anche un nuovo allenatore. Il 53enne francese Hubert Velud si considera un sopravvissuto. Era il Commissario Tecnico del Togo alla Coppa d'Africa giocata in Angola nel 2010, quando un gruppo di terroristi separatisti della Cabindia attaccarono il pullman dove viaggiava la Nazionale degli Sparvieri. Morirono tre persone, Velud fu uno dei nove feriti. “ Sono fortunato ad essere vivo, e in Algeria vivo l'esperienza migliore della mia carriera,” Dopo l'attentato l'allenatore era tornato in patria per allenare il Créteil, poi di nuovo in Africa, in Marocco e Tunisia, prima della chance al Sétif, dove ha lavorato benissimo ed è ora al comando della classifica con sette punti di vantaggio sulla seconda, a sette turni dal termine. Pur essendo campioni uscenti, non molti scommettevano sulla squadra di Sétif. “Le idee non ci mancano, ma abbiamo l'ottavo budget del torneo – ricorda Velud -, mentre ci sono club come l'USMA che pagano i giocatori 30.000 euro al mese...”
In Algeria è infatti sceso in campo Ali Haddad, patron del gruppo ETRHB,  un colosso nel campo della costruzione di infrastrutture. Secondo l'autorevole rivista “Jeune Afrique” Haddad è uno dei cento uomini che contano nel Continente. Sul finire del 2010 è diventato presidente dell'USM di Algeri. I titoli non sono però ancora arrivati e nell'ultima stagione Haddad ha ulteriormente allargato i cordoni della fornitissima borsa, promettendo stipendi fuori mercato e ingaggiando un tecnico francese di grande esperienza come Rolland Courbis, sconfitto col suo Marsiglia nel lontano 1999 dal Parma di Malesani nella finale di Coppa Uefa. Le idee di un sopravvissuto funzionano però meglio.

CARLO PIZZIGONI

08 marzo 2013

NextGen. Inter sconfitta dall'Arsenal, ma la filosofia sui giovani prosegue e Patrick Olsen...

L’Inter Primavera gioca un gran match contro l’Arsenal ma viene sconfitta 1-0 e dice addio alla Next Generation Series, il più importante torneo giovanile continentale. Eppure i motivi per sorridere sono tanti. “ Sono contento per l’ottima prestazione dei ragazzi - ha detto a fine gara il tecnico nerazzurro Daniele Bernazzani - abbiamo fatto un primo tempo super, siamo un po’ calati sul finire della gara senza però concedere nulla se non un tiro da fuori. In Europa abbiamo sempre fornito prestazioni del genere, oggi siamo anche andati oltre il solito standard elevato, ora però dobbiamo guardare avanti e produrne delle altre anche quando non incontriamo l’Arsenal...” Il campo pesante, la pioggia che non ha regalato nessuna tregua, pareva un tempo britannico, anche per la partecipazione di un pubblico che, nonostante la giornata inclemente, si aggirava attorno al migliaio di persone, con la solita presenza di dirigenti e di procuratori, più o meno famosi. Eppure ad adattarsi meglio alla gara è stata l’Inter, nonostante la prestanza fisica dei ragazzi dell’Arsenal, alcuni dei quali hanno maturato già presenze in Premier e in Champions League. Ha ragione Roberto Samaden, responsabile del Settore Giovanile dell’Inter, quando afferma che anche oggi “il vivaio nerazzurro, nonostante le difficoltà culturali che esistono in Italia sui ragazzi, è stato all’altezza della giustamente nota Academy dell’Arsenal.” Il destro da fuori area di Yennaris al 69’, l’unica palla gol degli inglesi, esclude l’Inter dalla NextGen, ma non cancella l’ottimo lavoro del Settore Giovanile nerazzurro né intacca la filosofia delle scelte che ci sono state in questa stagione, complicata dall’inevitabile riduzione degli investimenti a tutti i livelli.
I padroni del centrocampo di inizio competizione, Alfred Duncan e Marco Benassi, hanno intrapreso il loro percorso tra i grandi con un impatto notevole che fa ben sperare, il primo a Livorno, l’altro con Stramaccioni. Hanno lasciato spazio a Lorenzo Tassi, classe ’95, che ieri ha mostrato come può accompagnare le giocate di qualità alla determinazione e al lavoro difensivo, e Patrick Olsen. Nato a Copenaghen nel ‘94 prelevato a inizio stagione dal Brondby, Olsen oggi ha giocato la sua miglior partita in nerazzurro, conquistando palloni, palesando il giusto agonismo e mostrando anche buone letture di gioco. Ha attraversato tutte le selezioni giovanili danesi, ma ad Interello ha fatto un po’ fatica ad ambientarsi: differente modi di intendere il calcio fuori e dentro il campo, e poi un Paese profondamente diverso dal suo, a cominciare dalla lingua che è sempre una barriera complessa da superare. Impegnato spesso in trasferte con la Nazionale ci ha messo un po’ per ingranare, oggi però sembra che i 650mila euro investiti dall’Inter siano davvero un ottimo investimento.

CARLO PIZZIGONI
Fonte: Gazzetta dello Sport - Edizione Milano e Lombardia