30 dicembre 2008

[note] Gilberto Gil - "Drão"


Discover Gilberto Gil!





Drão!
O amor da gente
É como um grão
Uma semente de ilusão
Tem que morrer pra germinar
Plantar nalgum lugar
Ressuscitar no chão
Nossa semeadura
Quem poderá fazer
Aquele amor morrer
Nossa caminhadura
Dura caminhada
Pela estrada escura...

Drão!
Não pense na separação
Não despedace o coração
O verdadeiro amor é vão
Estende-se infinito
Imenso monolito
Nossa arquitetura
Quem poderá fazer
Aquele amor morrer
Nossa caminhadura
Cama de tatame
Pela vida afora

Drão!
Os meninos são todos sãos
Os pecados são todos meus
Deus sabe a minha confissão
Não há o que perdoar
Por isso mesmo é que há de haver mais compaixão
Quem poderá fazer
Aquele amor morrer
Se o amor é como um grão
Morre, nasce trigo
Vive, morre pão
drão!
drão!

E' il favoloso pezzo scritto da Gilberto per la sua ex moglie, Sandra (Drão)

Messico: Toluca campione

Un campionato diviso in due con Apertura e Clausura con stagione regolare e play off, deciso poi nella finale ai rigori. Il Messico di questi lustri, ormai travolto dalla cultura statunitense pure nello sport, ha scelto nella celebrazione dei testa a testa, che stimolano l'evento (anzi l'Evento) il modo per assegnare il titolo. Niente noiosi campionati piene di gare inutili. No, tre gironi preliminari, con le migliori che si battagliano in andata e ritorno nella Liguilla, perché pur copiando con la carta carbone la struttura dei campionati professionistici degli yankee (per non parlare delle cheerleaders a bordo campo), rimane sempre la forma da salvare... Essia. Così, quindi, come nella migliore tradizione statunitense, l'importante è arrivare nella forma migliore quando si entra nella Liguilla. Concetto che bene rende proprio il campionato Apertura del Toluca, che dai rigori della finalissima è uscito campione e che invece non aveva brillato granché nella stagione regolare. Ecco, la formula farà storcere il naso ai più però sicuramente in questa occasione ha regalato sorprese e suspense fino all'ultimo minuto e il titolo si è deciso all'ultima palla, manco fosse un match di baseball. Tra le sorprese la rinascita del Cruz Azul, probabilmente la terza squadra per tifosi nel Paese, dopo America e Chivas Guadalajara, che quest'anno sembrava così destinata a ritornare a capo dell'impero azteco, una volte fatto fuori l'Atlante di Cancun, uno dei dominatori della fase a gironi. E vai con le rotative: dopo il dominio degli anni Settanta la “Maquina Cementeria” (il club fu fondato da un impresa di cemento a Hidalgo, poi si trasferì nella capitale) tornerà nel ruolo che gli compete (lo ha fatto solo una volta da allora, nel 1997)! Essì, perché la Cementeria per investire investe: in squadra si trovano elementi esperti come Gerardo Torrado e giovani prospetti come Villaluz (la terza stella del Messico dei giovani rampanti campioni del Mondo under 17, dopo Carlos Vela – Arsenal - e Giovani Dos Santos – Tottenham, quest'ultimo decisamente precipitato nella trasferta inglese), tutta gente da Tri, la nazionale messicana ora guidata da Eriksson. Eppure per un motivo o per un altro la Maquina chiude sempre la stagione piena di rimpianti. Come stavolta: forse spossati, più mentalmente che fisicamente, per la semifinale nel sud del Messico, e probabilmente abbastanza (pure troppo) sicuri di mettere sotto senza eccessivi patemi il Toluca, gli uomini di Benjamin Galindo hanno preso due diretti in 22 minuti che nemmeno uno dei tanti pugili di queste parti, e ce ne sono stati di grandissimi, avrebbe saputo incassare: 2-0 in meno di mezz'ora e favolosa partita del capitano del Toluca Paulo Da Silva. Sì, quel Paulo da Silva che fa fischiare le orecchie in Laguna: il nostro ha giocato, proveniente dal Perugia dei Gaucci (2 match), sette scampoli di partita nella stagione 2000/2001 nel Venezia ed è passato per Cosenza, toccata e fuga, prima del ritorno a casa, in Paraguay. Poi, la chiamata dei pesos messicani. Eccoci, solita figura da cementari, illudono e poi... E via col refrain. Il ritorno poi il Toluca lo doveva giocare sul suo campo, il Nemesio Diez, che qui soprannominano la Bombonera per il baccano che accompagna la squadra di casa. Pronostico chiuso, anche perché la squadra orchestrata in mezzo al campo dal brasiliano naturalizzato Zinha fa della solidità la sua arma migliore. Insomma... Il Cruz Azul, che ama sorprendere, gioca una partita favolosa, anche rimanendo in dieci, rimonta i due gol di svantaggio e si gioca tutto ai rigori. Il protagonista diventa il portiere argentino Hernan Cristante, 39 anni suonati, al “Diablo” da dieci anni, quest'anno segnalatosi per aver battuto il record di imbattibilità , 746 minuti, che durava da 14 anni nel futbol messicano. Dopo 12 rigori trasformati va sul dischetto Almzan del Toluca, legnata direttamente sulla traversa ma, solita sfiga cementera, schiena del portiere Yosgart e rete. Tiro successivo, Cristante si getta a sinistra e devia il pallone calciato da Alejandro Vela. Toluca Campeon e il “Chepo” De La Torre sugli scudi, è lui l'autore del miracolo, l'allenatore che ha dato la svolta decisiva alla squadra e che, riconosciamolo, ha pure portato un po' di fortuna a Toluca De Lerdo, il nome completo della nuova città dei campioni, anche se certo c'è più convinzione ora rispetto agli anni di José Pekerman. L'ex CT dell'Argentina, mago delle giovanili e un po' meno mago quando gli han messo in mano la Formula Uno della nazionale maggiore in Germania nell'ultimo Mondiale, ha sì il merito di aver costruito questa squadra (è giunto in Messico nella primavera del 2007) e di averla sempre portata alla Liguilla, ma nessuno ha mai percepito quello spirito di battaglia che è esistito invece in questo campionato Apertura. Poi, va da sé, Quetzal, il serpente piumato venerato dagli aztechi, simbolo del ciclico risorgere della vita dalla morte, quest'anno si è posato sulla spalla di De La Torre. E il Toluca ha volato altissimo.

CARLO PIZZIGONI

Fonte: Guerin Sportivo

29 dicembre 2008

[Mondo Brevi] Gohi Bi al Charlton


Cyriac Gohi Bi è stato eletto miglior giocatore e premiato col Pallone d'Oro ivoriano. Il talento dell'Asec, classe 1990, anche miglior marcatore del campionato ivoriano con 21 gol, giocherà da gennaio nel Charlton, team che possiede una partnership con i gialloneri di Abidjan.

28 dicembre 2008

Suzuki Cup (ex Tiger Cup): vince il Vietnam

Dopo la vittoria a Bangkok, il Vietnam, probabilmente il Paese con maggiore passione per il calcio del Sudest, strappa un pareggio ad Hanoi e vince la Suzuki Cup.

Semifinali:


Vietnam - Singapore 0-0
Singapore - Vietnam 0-1 (Nguyen Quang Hai 74')

Indonesia - Thailandia 0-1 (Teerasil Dangda 6')
Thailandia - Indonesia 2-1 (Teerathep Winothai 73', Ronnachai Rangsiyo 89'- autorete Chonlatit Jantakam 9')

Finali:


Thailandia - Vietnam 1-2 (Ronnachai Rangsiyo 75' - Nguyen Vu Phong 39', Le Cong Vinh 42')

Vietnam - Thailandia 1-1 (Le Cong Vinh 90'+3'- Teerasil Dangda 21')

27 dicembre 2008

[Mondo brevi] Flu scassinato

A Larajeiras volevano continuità, così va letta la conferma di René Simões, il tecnico che ha risollevato il Fluminense nell'ultima parte di campionato, evitando guai seri dopo l'ubriacatura della Libertadores, persa in finale con Renato Gaucho in panchina. Ok, via Thiago Silva. Ora in blocco partono il centravanti Washington, capocannoniere della squadra, Junior Cesar, l'interessante esterno vera rivelazione della Libertadores, e il centrocampista Arouca, anima della squadra da diversi anni: tutti fanno rotta su San Paolo, sponda Morumbi. Col Flu che non mette in tasca nemmeno un real. Complimenti al presidente Roberto Horcades, bell'esempio di gestione. Poi ci si lamenta che a Rio non si vince nulla...
A proposito di Rio, col Vasco retrocesso, Madson, una delle poche note liete dell'anno (insieme a Alex Teixeira)del Gigante da Colina, si accasa al Santos.

24 dicembre 2008

Il Boca vince il titolo Apertura

Il Boca vince lo spareggio a tre con Tigre e San Lorenzo e artiglia il 23esimo titolo nazionale della sua storia.

La mia analisi su Gazzetta.it


Il gol di Lazzaro nell'ultimo match tra Tigre e Boca

21 dicembre 2008

Manchester United - Liga di Quito 1-0: United Campione




FONTE: Gazzetta.it


Nel prossimo febbraio l'Inter di José Mourinho incontrerà i nuovi campioni del Mondo. Nella finale di Yokohama, non senza difficoltà, il Manchester United batte la Liga de Quito 1-0 e diventa la prima squadra inglese a vincere il Mondiale per Club, la nuova competizione voluta dalla Fifa per sostituire la Coppa Intercontinentale.
FONDAMENTALE - Vince lo United di sir Alex Ferguson, all'ennesimo trofeo della sua carriera, grazie a un gol di Wayne Rooney su assist di Cristiano Ronaldo, ma il merito è tutto del centravanti inglese che, al 73', si allarga sulla parte corta dell'area, riceve dal Pallone d'Oro, e fulmina il portiere con un bel diagonale sul palo lungo. I Red Devils giocano praticamente tutto il secondo tempo con un uomo in meno per l'espulsione di Vidic (gomitata a Bieler dopo pochi minuti della ripresa, brutto gesto ma non eccessivamente violento) e il tecnico scozzese dimostra molto senso pratico proprio in questa fase: nonostante abbia sostanzialmente dominato il primo tempo, non si fa ingolosire dall'assenza di attaccanti veri della Liga ma inserisce immediatamente il giovanissimo nordirlandese Evans al fianco di Ferdinand e non ingarbuglia il suo 4-4-2 che diventa così 4-4-1 perché a lasciare il campo è Tevez. Confermate quindi le due linee di 4 con in mezzo Carrick e Anderson (gran partita del brasiliano, classe '88, il Gremio meno di tre anni fa lo vendeva per sei miseri milioncini) a pressare e a costruire gioco.
TATTICA - La partita è la ricerca continua degli spazi di una squadra con l'altra, la Liga, interessata solo a non concederne e attentissima pure a non lasciarsi sorprendersi alle spalle: quindi linea difensiva bassa degli ecuadoriani e densità davanti all'area. Il Manchester comincia forte, aggredisce alto, riuscisse a segnare nel primo tempo indirizzerebbe chiaramente e forse definitivamente il match, spreca qualche occasione, prova qualche tiro da fuori ma non riesce a far cadere il muro davanti al “Pancho” Cevallos, buone parate col solito stile non convenzionale. Cristiano Ronaldo parte a sinistra ma finisce poi a destra, regala parecchi “oooh” alla platea ma nessuna conclusione pericolosa anche se mette Park davanti alla porta a fine prima parte con un bell'assist sprecato malamente dal sudcoreano. Non c'è ovviamente ricerca diretta delle due punte, Rooney e Tevez, che combattono e si muovono proprio nel ventre della difesa ecuadoriana, ma lo United tenta continuamente col possesso palla di trovare gli spazi per le giocate dei suoi uomini migliori, esplorando anche le fasce.
BLOCCATI - La Liga difende compatta ai venticinque metri con l'imperativo di non lasciare gli uno contro uno, isolando il solo Claudio Bieler davanti, che non la vede mai, e prova ad affidare al “Piojo” Manso, favoloso match il suo, ritmi e tempi dell'attacco: la mezzapunta argentina, recuperata dal “Paton” Bauza ai livelli dei suoi esordi nel Newell's, fa il possibile, compie anche giocate importanti, aperture sugli esterni (poco in giornata sia Bolanos che Neicer), qualche conclusione, nella prima occasione del match, dopo tre minuti, offre a Campos una palla da spingere solo in porta, che invece il difensore ecuadoriano non inquadra. Nel secondo tempo c'è qualche iniziativa in più della Liga, maggior controllo della palla e vere conclusioni che sporcano i guanti a Van der Sar, ma gli ecuadoriani non vogliono cambiare ritmi e inerzia della partita, anche con l'uomo in più.
FINALE - Edgardo Bauza evidentemente pensa che l'unica chance di vittoria passi per una partita sottoritmo: aumentare i tempi di gioco può “spezzare” la sua squadra e concedere situazioni favorevoli agli avversari, la cui maggiore qualità farebbe senz'altro male. Gli ultimi attacchi, un po' disordinati, con troppi errori negli appoggi e poca fantasia nelle giocate certificano l'assunto precedente e confermano che arrivare fin qui è stato davvero un miracolo per i Centrales. Minuti finali per il capitano Phil Neville, in rappresentanza della vecchia guardia del club (Giggs e Scholes in panchina) e per un briciolo di sofferenza in più per meglio assaporare la vittoria finale. Davanti a un grande del Manchester United che fu, Bobby Charlton, in tribuna, si celebra ancora una volta la creatura di Ferguson: una dinastia di trionfi in poco più di ventanni di conduzione tecnica del Signore di Glasgow. Una squadra, da oggi, ancora di più, nel mito.

CARLO PIZZIGONI

20 dicembre 2008

[note] Cassia Eller - "Por enquanto"


Discover Cássia Eller!



Mudaram as estações
E nada mudou
Mas eu sei
Que alguma coisa aconteceu
Está tudo assim tão diferente...

Se lembra quando a gente
Chegou um dia a acreditar
Que tudo era prá sempre
Sem saber
Que o pra sempre
Sempre acaba...

Mas nada vai
Conseguir mudar o que ficou
Quando penso em alguém
Só penso em você
E aí então estamos bem...

Mesmo com tantos motivos
Prá deixar tudo como está
E nem desistir, nem tentar
Agora tanto faz
Estamos indo de volta prá casa...

(Testo e Musica di Renato Russo)

18 dicembre 2008

Manchester United - Gamba Osaka 5-3

Fonte: Gazzetta.it

Il Manchester United come da pronostico rifila 5 gol al Gamba Osaka (subendone 3) e vola alla finale del Mondiale per Club che disputerà domenica contro gli ecuadoriani della Liga di Quito. Tutto previsto, sì ma non nel senso che è stato sostanzialmente un massacro. Previsto, invece, perché si ribadisce la crescita tattica, definitiva, del calcio extra europeo (i giapponesi hanno giocato un'ottima partita e tenuto benissimo il campo), e soprattutto la reale differenza tra “noi e loro”: la qualità negli ultimi sedici metri. Lo United, senza Berbatov e con Rooney all'inizio in panchina, schiera Carlitos Tevez, Cristiano Ronaldo e Nani davanti, con Anderson e Ryan Giggs in appoggio: gente che non necessita di movimenti fissi o lineari, ma incredibili interpreti nella lettura degli spazi che la difesa concede, e favolosi giocatori per uno contro uno o assist al bacio.
GOL - Vero, i gol che smuovono il tabellino arrivano entrambi da calcio da angolo (primo gol di Vidic, secondo di un Cristiano Ronaldo che già reclama tutti i flash dello stadio, zeppo di gente partecipante), ma le azioni che hanno prodotto i tiri dalla bandierina sono l'applicazione pratica di quanto esposto: mezze transizioni in cui i giapponesi possono anche raddoppiare con ordine e metodo per sollecitare l'errore avversario ma finiscono per soccombere sempre, anche ottenendo l'obiettivo di rimanere in superiorità numerica nelle zone della palla. In sostanza, la qualità dello United può produrre occasioni da gol in qualunque situazione. Si aggiunga anche la disabitudine del Gamba, e in generale di tutte le squadre della periferia calcistica del Mondo (a cui evidentemente non appartiene l'élite del Sudamerica), ad affrontare squadre di questa qualità offensiva, una disabitudine che si paga anche mentalmente, con la paura di far brutta figura in ogni uno contro uno e di prendere il gol a ogni attacco convinto.
RIPARTENZA - Il tecnico della squadra giapponese, Akira Nishino, prepara bene la ripartenza: la gioca soprattutto sulla sinistra, dove schiera il brasiliano Lucas, tecnicamente tra i miglior della squadra, e la sovrapposizione del giovane Michihiro Yasuda, ma il Gamba vuole controllare il ritmo, giocare la palla, cercare di farla girare, attaccando in maniera ordinata così da ottenere una squadra sempre corta e una transizione difensiva equilibrata. A orchestrare i giapponesi il piede destro e la bella testa calcistica di Yasuhito Endō, da cui passano sostanzialmente tutti i palloni della manovra della squadra di Osaka e che impegna severamente più volte Van der Sar con un paio di sberle da fuori area, prima di segnare il rigore a partita non più in bilico.
RIPRESA - Il secondo tempo regala venti minuti con la medesima sceneggiatura del primo e una serie di fuochi d'artificio a cavallo del 75', accorcia strameritatamente le distanze il Gamba con Masato Yamazaki, ma nell'azione successiva lo United riallunga sul 3-1 col neo entrato Rooney. Qui i giapponesi crollano mentalmente, le tossine fisiche accompagnano la caduta, e viene fuori tutta la distanza qualitativa tra le due squadre: diventa un tiro al bersaglio e in pochi minuti i gol dello United diventano cinque (Fletcher e ancora Rooney i marcatori). Finisce con l'ultimo scatto orgoglio del Gamba che accorcia sul 3-5, col penalty di Endō e un bel destro di Hashimoto ben pescato da un assist di Lucas. Tanti gol, emozioni: meritati applausi finali per tutti.

CARLO PIZZIGONI