17 novembre 2008

Champions Africa: Al Ahly campione

Fonte: Gazzetta.it


L'Al Ahly vince la sua sesta Champions League Africana, la terza negli ultimi quattro anni. La squadra egiziana pareggia infatti per 2-2 nel ritorno della finale contro il Coton Sport, dopo essersi imposta per 2-0 nella prima partita al Cairo. Vincere così tanto certamente aiuta, e questa, più di altre, è stata la vittoria dell'esperienza.
ESPERIENZA - Dopo la buona prova dell'andata, l'Al Ahly è scesa in Camerun col chiaro obiettivo di addormentare il match: solito 3-5-2 dai ritmi bassi, gestione della palla, attenzione alle coperture e concentrazione sulle palle da fermo. La prima fase della partita è andata proprio in questa direzione, anche se il Coton Sport arriva più volte al tiro da fuori. La linea difensiva degli egiziani si abbassa troppo e Manuel Josè, il tecnico portoghese alla guida dell'Al Ahly (per lui quarta Champions, vero record), chiede esclusiva densità davanti all'area di rigore: si lascia al Coton Sport la gestione fino ai 25-30 metri poi li si aggredisce e si tenta di ripartire in contropiede. La fase di possesso palla è gestita invece molto meglio, con Ahmed Hassan a dettare tempo e movimenti alla squadra. E proprio l'ex Anderlecht indirizza la partita, mettendo in rete, in girata, un angolo ben calciato da Barakat: è la prima vera conclusione verso la porta della squadra egiziana e l'Al Ahly, al 37', va in vantaggio.
RIMONTA - I ragazzi del mister ivoriano Alain Ouomblen, schierati con un propositivo 4-2-3-1, ricominciano però a giocare il loro calcio, cercando di "muovere" il blocco difensivo egiziano, con movimenti senza palla, accompagnamento dei laterali e cambi di gioco, e bucando il muro con palle in profondità. Nel recupero del primo tempo un'azione insistita sulla destra scatena una mischia in mezzo all'area risolta da Abdoul Karim Lassina, centrocampista nato in Niger nel 1987 dai grandi mezzi fisici, corsa elegante, bella confidenza con la palla e dal favoloso sinistro.
GIOVANISSIMI - Il secondo tempo vede ancora il Coton Sport attaccare a testa bassa, le occasioni da gol fioccano:Oumar Sanda, Jacques Zoua, Daouda Kamiloua vanno a turno vicini o vicinissimi alla rete del vantaggio: è più volte bravo il portiere Amir Abdel Hamid, una vita all'Al Ahly da riserva di El Hadary, numero uno storico della Nazionale dei Faraoni fuggito in Svizzera a inizio anno. All'ora di gioco Ahmed Hassan è costretto ad uscire per infortunio e la gestione della palla per l'Al Ahly diventa sempre più complessa. Ormai, siamo alla più classica delle "metacampo da vendere", si gioca a una sola porta, con il piccolo stadio di Garoua che pare saltare insieme agli scatenati tifosi di casa. Il meritato vantaggio arriva grazie a un colpo di testa Baba Ousmaila, l'ennesimo giovanissimo di questa squadra camerunese (è del 1986): il più “vecchio” in campo per il Coton Sport è di gran lunga Minka N'Nouck, che ha 29 anni, gli altri sono massimo venticinquenni!
A TOKYO! - Gli egiziani vengono contati in piedi ma non crollano; anzi, a fine match Mohamed Shady fissa la parità su rigore correttamente assegnato: c'è sconforto, comprensibile ma ingiustificato, tra i ragazzi del Coton Sport che invece hanno inscenato un miracolo raggiungendo la finale e mettendo seriamente in difficoltà una corazzata del Continente come l'Al Ahly, che ancora una volta fa le valigie Tokyo, e al Mondiale per Club vorrebbe sognare qualcosa di più del terzo posto già conquistato nel 2006.
PACE FATTA - Dopo le feroci polemiche del pre partita da segnalare come la cerimonia della consegna del trofeo si sia svolta in mezzo al campo da gioco senza nessun problema, con il presidente della Federazione Africana di Calcio, il camerunese Issa Hayatou, che ha consegnato la Coppa ai vincitori. Viste certe premesse, una vittoria per tutti.

CARLO PIZZIGONI



16 novembre 2008

Lunedì 17 - Libreria dello Sport - Milano

Appuntamento a cui sono tutti invitati:


Lunedì 17 novembre ore 18,00 alla Libreria dello Sport di Milano, presentazione del libro "MOURINHO - Pensieri e parole di un allenatore molto speciale" con Giancarlo Padovan, Roberto Beccantini, Nicola Cecere e Carlo Pizzigoni.

Libreria dello Sport

Champions Africa - preview

Fonte: Gazzetta.it


Si assegna domani pomeriggio la Champions League africana. Dopo il due a zero dell'andata, gli egiziani dell'Al Ahly, vincitori del trofeo continentale per due volte negli ultimi tre anni, sono naturali favoriti contro la sorpresa del torneo: i camerunesi del CotonSport di Garoua.
Tra il primo match e l'attesa del secondo sono state più le polemiche che i rilievi tecnici a consumare l'inchiostro della stampa interessata. Il clima dello Stadio Internazionale del Cairo è notoriamente caldo grazie anche alle performance degli Ultra Ahlawi, supporter accesissimi del team cairota, e tutto ciò ha finito per pesare anche nell'economia della partita con i meno esperti “Cottoniers” assolutamente paralizzati nei primi quindici minuti, quelli decisivi ai fini del risultato viste le segnature di Wael Gomaa e dell'angolano Flavio Amado. Le successive, sontuose giocate di due tra i giocatori migliori del Continente, Abou Treika e Ahmed Hassan, tornato in Egitto dopo la convincente carriera europea tra Turchia e Belgio (una delle poche cose da salvare nell'ultimo Anderlecht), non hanno modificato il tabellone, che ancora regala qualche speranza ai camerunensi.
DISPETTI - Tuttavia, i rimpianti del men che quarantenne allenatore del CotonSport, Alain Ouombleon Guedou, cresciuto in Francia da famiglia ivoriana nel settore giovanile del Nantes ( i suoi amici migliori rimangono i compagni di squadra di allora, Claude Makelele e Patrice Karembeu: l'ex sampdoriano è passato recentemente in Camerun a fare gli auguri al club di Garoua), sono ancora tanti. Vero, i suoi poulain non erano preparati a un impatto scenico simile, ma qualcosa non ha davvero funzionato nei giorni immediatamente precedenti alla partita. L'arrivo al Cairo è stato traumatico, con i giocatori trattenuti per quasi tre ore all'aeroporto della capitale egiziana, e "liberati" dopo il pagamento di 50 dollari a testa. Poi, una serie di contrattempi fastidiosi che hanno finito per minare la tranquillità della squadra bianco-verde: non ultimo l'attesa dell'OK per assaggiare il campo della finale alla vigilia, stop poi superato ma dopo estenuanti e continue richieste. Non felicissima nemmeno l'uscita del plurivincente tecnico dell'Al Ahly, il portoghese Manuel José, che si attendeva un arbitraggio di parte della terna data l'origine del Presidente della Federazione Africana, il potentissimo camerunense Issa Hayatou. La punizione da cui scaturisce il primo gol cairota elimina ogni dubbio. E il lusitano a fine match ha preferito parlare di opportunità sprecate dai suoi piuttosto che di fischietti.
RAPPRESAGLIE - Le autorità egiziane rimandano al mittente almeno un parte delle accuse, dividendo le colpe con le ambasciate coinvolte nell'organizzazione e una serie di contrattempi indipendenti dalla loro volontà. Qualche scusa, comunque, è arrivata. Anche se non ha spento le polemiche. Parte della stampa egiziana, timorosa di rappresaglie che in effetti potrebbero qua e là verificarsi, è attentissima a rilevare disfunzioni o mancanze nell'organizzazione di queste ore. Alcuni ci aggiungono il mai estintosi complesso di superiorità verso l'Africa Nera, promuovendo le solite campagne sulla mancanze di infrastrutture adeguate: alberghi, campi di allenamento e così via.
PREMIO - Garoua, nord del Paese, città che ha dato i natali al primo presidente del Camerun, Ahmadou Ahidjo (prima della gestione "paternalistica" di Paul Biya, attuale padrone del Paese, dalla democrazia ormai sempre più affievolita), si sta rimettendo a nuovo per l'evento. Anche se i pregiudizi non si eliminano con l'aspirapolvere e l'olio di gomito. Il CotonSport, a cui il Ministro dello Sport del Paese, ha promesso un premio di circa 3 milioni di Franchi CFA (4500 euro a testa), arriva alla partita della vita senza il suo capitano, Eboa Ngomna ma con il vice capocannoniere dell'intero torneo, Daouda Kamilou, ventenne attaccante del Niger (curiosamente nell'équipe di Garoua ci sono altri quattro giocatori provenienti dalla nazione a nord della Nigeria, famosa per i Tuareg). Attaccante da tenere d'occhio, visto che qui se ne intendono: l'anno scorso nella squadra camerunese si è imposto la giovanissima punta Alex Nimely (classe 1991), firmata poi dal Manchester City

CARLO PIZZIGONI

Dal sito della Gazzetta dello Sport

14 novembre 2008

11 novembre 2008

Vasco - Santos 1-0



Importantissima vittoria del Vasco al Sao Januario col Santos. La situazione in fondo alla classifica, a quattro giornate dalla fine, ora è la seguente: SANTOS 40 punti, ATLETICO PARANAENSE 38, VASCO, FLUMINENSE E NAUTICO 37, PORTUGUESA 36, FIGUEIRENSE 35, IPATINGA 31.

Nel prossimo turno il Vasco va al Minerao con l'Atletico, il Flu ha la Portuguesa al Maracana, il Figueira gioca in casa della capolista San Paolo, il Nautico in casa col Cruzeiro. Poi Ipatinga-Sport, Atl. Paranaense-Vitoria.

Il Mondo che segna - 8/9 novembre

ARGENTINA

Arsenal - Boca Juniors 0-1

River Plate - Huracan 3-3

Estudiantes - Independiente 1-0


San Lorenzo - Gimnasia Jujuy 2-1

Tigre - Colon 2-2


San Martin - Racing 0-2


Tutti i gol della giornata

BRASILE

Palmeiras - Gremio 0-1

Cruzeiro - Fluminense 1-0


Botafogo - Flamengo 0-1

Portuguesa - San Paolo 2-3



Tutti i gol della giornata


Europa

SPAGNA

Real Madrid - Malaga 4-3

Barcellona - Valladolid 6-0


Villareal - Almeria 2-1

Getafe - Valencia 0-3

Siviglia - Recreativo Huelva 1-0


ITALIA

Inter - Udinese 1-0

Bologna - Roma 1-1

Napoli - Sampdoria 2-0

Lazio - Siena 3-0

Lecce - Milan 1-1

Chievo - Juventus 0-2


INGHILTERRA

Arsenal - Manchester United 2-1 (1-0, 2-0, 2-1 )

West Ham - Everton 1-3

Liverpool - West Bromwich 3-0


GERMANIA

Schalke - Bayern 1-2

Amburgo - Borussia Dortmund 2-1

Karlsruhe - Bayer Leverkusen 3-3

FRANCIA

Monaco - Lione 0-1


Bordeaux - Auxerre 2-0 (1-0, 2-0 )

Grenoble - Marsiglia 0-3 (0-1, 0-2 , 0-3 )

TURCHIA

Fenerbahce - Galatasaray 4-1

10 novembre 2008

ANALISI LIVE: Inter - Udinese (da San Siro)

PIU'

1- L'Udinese sa gestire ottimamente palla. Quando comincia l'azione i tre centrocampisti si stringono e si cerca l'appoggio laterale fino al cambio gioco o la verticalizzazione per la punta. Che viene effettuato spesso da Gaetano D'Agostino, ieri senza paura contro il pressing ultraoffensivo dell'Inter. Onore al merito di Alberto Malesani che, come ha correttamente ricordato anche mister Marino, ha posto l'ex Roma in quella posizione al centro del campo.

2- Buona la partita di tutta la linea dietro dell'Udinese, bravi Coda e Domizzi in mezzo, bene anche Ferronetti e Lukovic, specie in fase di contenimento anche per i raddoppi dei centrocampisti e, qualche volta (con Pepe), pure delle punte, reggono bene pure l'uno contro uno; il serbo prova anche a ribaltare l'azione con buoni anticipi e proposizione, specie nella prima parte del secondo tempo.

3- L'inter dietro non rischia nulla, i difensori giocano alto, Samuel e Cordoba vanno per l'anticipo quando possono, di testa non sbagliano un intervento.

4- Funziona in fase di contenimento il pressing ultra offensivo dei tre centrocampisti (ottima prova di Javier Zanetti) non sempre supportati dalle punte. Non hanno però la stessa facilità nel ribaltare l'azione e nel trovare le punte: un po' di lentezza e una spaziatura non sempre ottimale.




MENO

1- Ribadisco, male la fase di transizione dell'Inter per tempi e spazi. Poca partecipazione e poca collaborazione.

2- Addirittura peggio l'Udinese. Non riesce a costruire le sue solite ripartenze. Solo Quagliarella ci prova da fuori, ma non è la solita squadra di Marino. Stuzzicato da un giornalista friulano in conferenza stampa sulla posizione, inedita, di Floro Flores a sinistra, Marino ha spiegato la scelta (Di Natale out, Sanchez affaticato) e ha poi elogiato la prova del suo attaccante che doveva anche infastidire Maicon.

3- Ibrahimovic ha sbagliato davvero tanto, spesso perdendosi in giocate effimere e concettualmente errate. Probabilmente poco supportati dai centrocampisti (scarsissimi gli inserimenti senza palla), gli attaccanti ci mettono pure del loro nel complicarsi la vita. Male Balotelli, Male Cruz (gol escluso, ovviamente), qualche spunto per Obinna, entrato con voglia di fare e determinazione: sua l'azione individuale da cui nasce il calcio d'angolo e sua la battuta.

4- Fuori Muntari, in mezzo al campo l'Inter non ha grandi passatori, soprattutto nei cambi di gioco. Quando le squadre raddoppiano a centrocampo fa fatica a cambiare lato.

03 novembre 2008

ANALISI LIVE: Milan-Napoli (da San Siro)

PIU'

1- Il Napoli difende molto basso, crea densità ai sedici metri ed è molto aggressivo in quell'area. La difesa è ben protetta, Iezzo si fa sempre trovare pronto.

2- Walter Gargano è davvero un bel giocatore. Aggredisce, tampona e non ha difficoltà a impostare anche nel traffico. Non riesce trovare la via della porta, ma calcia talmente bene, destro e sinistro, che i gol arriveranno a completare il repertorio. Lavezzi continua a proporsi ma non sempre è bene innescato.

3- Il Milan interpreta bene il secondo tempo con l'uomo in più. Buone le letture dei due difensori centrali (Favalli e Bonera), discreto l'appoggio dei terzini. Davanti Kakà e Ronaldinho, non sempre brillantissimi, giocano a ridosso dell'unica punta, nel secondo Dinho va esterno a sinistra.

4- Marco Borriello non ripete per intero le buone prestazioni delle partite precedenti (qualche anticipo di troppo subito) ma offre sempre quel contributo di fisicità di cui difficilmente, almeno ora, il Milan può fare a meno.



MENO

1- Il Napoli non riparte mai in velocità, non accende in maniera consona l'arma letale Lavezzi. Difende basso e la transizione è lentissima, pressa solo sotto i venti metri.

2- Reja prova a strappare un punto ma anche il DG Pierpaolo Marino, coi soliti toni moderati, avanza perplessità sull'atteggiamento. Il Napoli poteva fare molto meglio, è mancato qualcosa a livello mentale. La gestione in 10 contro 11 ha convinto ancora meno. Espulso Maggio, Reja va a 4 dietro con Aronica terzino sinistro al posto di uno spento Hamsik (anche limitato da un problema fisico): e ci sta perché Santacroce a destra non sa spingere ma annulla Ronaldinho e chiude a chiave quella zona di campo, da dove non arrivano pericoli. Una volta infortunato il neo-azzurro però Reja sceglie di inserire Pazienza e spostare Mannini terzino destro: cambia la partita in termini di pericolosità: i pericoli arrivano tutti da lì. Compresa la punizione da cui scaturisce l'autorete di Denis.

3- Il Milan sceglie di ripartire molto lentamente, nel primo tempo fatica a trovare appoggi credibili, si limita a tiri da fuori. Kakà non spinge la transizione come al solito e il Milan si affida ai soli uno contro uno, ma funziona poco.

28 ottobre 2008

ANALISI LIVE: Inter - Genoa (da San Siro)

PIU'

1- L'Inter comincia con buona spaziatura, si creano alcune situazioni di uno contro uno in zone pericolose ma c'è poca capacità di sfruttarle.

2- Il Genoa ha molto dal pressing in mezzo al campo, Thiago Motta, Juric e Rossi , soprattutto. I due esterni, Sculli e Mesto, rientrano molto: c'è coordinazione, raddoppio e copertura in ogni uscita sulla palla.


3- Biava, Ferrari, Papastathopoulos sanno aggredire sul passaggio d'apertura, non permettono la giocata, reggono l'uno contro uno e spesso riescono a portare l'uomo sul raddoppio ( bene anche quando il greco si allarga a destra contro Quaresma).



4- Milito è bravo nella difesa della palla, sa spendersi anche lontano dalla porta, dove però produce solo giocate lineari. Ai sedici metri, fronte alla porta è comunque un pericolo: grande facilità nel calciare, anche da fermo.


MENO

1- Il secondo tempo dell'Inter è il contrario del primo: spazi sovraffolati, poco movimento, troppi giocatori d'attacco passivi e stagnanti sulla linea della difesa.

2- La scarsa capacità di appoggiare del centrocampo nerazzurro, spinge la squadra di Mourinho alla ricerca diretta degli attaccanti, ma il Genoa è pronto e non va mai in parità numerica. Poco pressing ultraoffensivo dell'Inter (primo tempo solo 5 recuperi nell'altrui metacampo, e quasi tutti dei difensori), quindi manovra che fa fatica a ripartire.

3- Il Genoa vuole controllare la propria transizione offensiva ( chi attacca in maniera ordinata è sempre pronto a difendere equilibrato), arriva ai sedici metri anche con un certa facilità, almeno fino a quando rimane in 11, ma trova pochi spazio per imbucare il pallone in area e spesso è costretto a tirare da fuori. Non sfruttatissimo il lavoro degli esterni, dove invero si erano buttati bene i difensori